Metempsicosi
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La metempsicosi è la trasmigrazione dell'anima dopo la morte in un altro corpo.
Va distinta dalla reincarnazione che prevede un processo anche per il corpo che invece qui viene visto semplicemente come "la prigione dell'anima" e quindi la stessa vita corporea come punizione.
Nacque con la confessione religiosa dell'orfismo e fu proposta per la prima volta da Pitagora e successivamente fu adottata da quasi tutti i membri della scuola pitagorica. I pitagorici ritenevano che l’anima fosse di origine divina e che quindi il corpo fosse una sorta di prigione, dalla quale essa si poteva liberare dopo aver passato alcune vite via via sempre migliori, fino alla purificazione (catarsi). Quindi ci si poteva anche reincarnare in animali, la cui carne per questo motivo non si poteva mangiare. I pitagorici ritenevano che la vita del matematico fosse quella più vicina alla purificazione, e alla sua fine l’anima sarebbe ritornata di origine divina e libera. In questa "teoria" quindi la scienza assume un significato molto importante poiché essa viene vista come un valore per affinare l'anima e condurre l' uomo al sapere e alla liberazione dal bisogno di ricadere nella materia al fine di conoscerla.
Empedocle nelle Purificazioni riprenderà la dottrina orfico-pitagorica della metempsicosi. Questa dottrina è presente nel poema epico di Publio Virgilio Marone, Eneide, nel libro XV delle Metamorfosi di Ovidio e anche in alcuni dialoghi platonici.

