Nabucodonosor II

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Nabucodonosor II
Disco in onice con iscrizione di Nabucodonosor II
Disco in onice con iscrizione di Nabucodonosor II
Re di Babilonia
Nascita ca 634 a.C.
Morte ca 562 a.C.

Nabucodonosor II (634 a.C. ca – 562 a.C. ca) fu un sovrano babilonese che regnò dal 604 a.C. fino alla morte avvenuta nel 562 a.C.

Secondo e più importante dei re della dinastia neo-babilonese, Nabucodonosor salì al trono alla morte del padre Nabopolassar e sottomise il regno di Giuda, deportando gli ebrei in Babilonia e distruggendo il tempio di Salomone.

Si dedicò alla ristrutturazione di Babilonia, pavimentando strade, ricostruendo templi e scavando canali. È accreditato della costruzione dei giardini pensili, una delle sette meraviglie del mondo antico.

L'ascesa e le vittorie[modifica | modifica wikitesto]

Nabucodonosor II fu il re babilonese forse più noto in ogni tempo anche per aver conquistato e distrutto Gerusalemme e il suo tempio, evento riportato anche nella Bibbia.

Si dimostrò un valido condottiero fin da prima di divenire re: nel 604 a.C. sconfisse l'esercito egiziano presso Karkemish causandone gravi perdite, inseguì i superstiti che si diedero alla fuga e li uccise. Alla morte del padre, subito dopo tale battaglia, tornò a Babilonia (agosto-ottobre del 605 a.C.) per ascendere al trono ed esservi incoronato ufficialmente nell'aprile del 604 a.C. Nei suoi primi dieci anni di regno, quasi annualmente, compì estese campagne militari nella zona di Hattu e fece raccolte di pesanti tributi che usò poi per finanziare le sue campagne militari e per l'edificazione delle imponenti opere di difesa e di abbellimento della città di Babilonia.

Fonti archeologiche[1] narrano della sua conquista di Ascalona, nel suo primo anno di regno (novembre-dicembre 604 a.C.). Distrusse la città e se ne tornò a Babilonia nel gennaio-febbraio del 603.

Durante il suo secondo anno di regno assediò un'altra città, ma lacune nella fonte non permettono di comprendere di quale si tratti. Dopo circa 4 anni del suo regno, nel 601 a.C., Nabucodonosor fece del regno di Giuda, retto dal re Ioiachim, un suo vassallo. Forte di questo vassallaggio, che non lo avrebbe stretto fra due fuochi nemici, attaccò l'Egitto. Gli Egiziani lo seppero per tempo e prepararono una forte contro offensiva, ma l'esito fu ugualmente disastroso per entrambi gli eserciti. Nabucodonosor dovette tornare quasi sconfitto in patria. Compì poi un'incursione contro i paesi dell'Arabia, durante il suo sesto anno di regno, nella prima parte del 598 a.C. Ne ricavò un considerevole bottino[2].

Nell'ottobre del 597 a.C., domò la ribellione di Ioiachim, suo vassallo da tre anni. Probabilmente, proprio all'inizio dell'assedio dei babilonesi, lo stesso Ioiachim morì, dopo undici anni di regno. Nabucodonosor conquistò la città nel gennaio-febbraio del 597 e fu artefice della prima deportazione del popolo ebraico (marzo 597). Fra i deportati in quell'occasione vi furono, oltre allo stesso re Ioiachin, il profeta Daniele, allora giovanissimo, e i notabili della città. Dopo aver messo Mattania, zio di Ioiachim, sul trono di Gerusalemme col nome di Sedecia, Nabucodonosor II tornò a Babilonia. Gerusalemme e il suo tempio, stavolta, furono risparmiati.

Domò poi con mano ferma una ribellione, anche militare, in Babilonia, durante il suo decimo anno di regno, trucidando di sua mano molti dei militari ribelli e rendendosi perciò un re fortemente apprezzato. Conquistò anche Tiro (dopo aver distrutto Gerusalemme nell'ottobre del 587 a.C.) cingendo d'assedio la città per 13 anni (forse nel 586/585-572 a.C.). Alla fine il re di Tiro si arrese, ma lasciò senza bottino di guerra il re babilonese e si rifugiò con i beni della città sulla parte isolana, che sarà poi conquistata solo più tardi da Alessandro Magno. In una successiva campagna contro l'Egitto, probabilmente tra il 567 e il 566 a.C.), nel domare una nuova ribellione di Tiro, poté rifarsi del bottino perso in occasione del precedente assedio.

La distruzione di Gerusalemme[modifica | modifica wikitesto]

Nabucodonosor visto da William Blake.

A seguito di una ennesima rivolta degli Israeliti, che strinsero un patto d'alleanza con gli Egiziani, durante il governo di Sedecia, nominato governatore di Gerusalemme nove anni prima dallo stesso Nabucodonosor II, i Babilonesi assediarono nuovamente la loro capitale Gerusalemme. L'accerchiamento si protrasse fino all'undicesimo anno di Sedechia. Un tentativo di intervento dell'alleato egiziano a favore di Giuda fu vanificato. I babilonesi tolsero solo momentaneamente l'assedio, respinsero in Egitto l'esercito che veniva in soccorso e ripresero l'assedio, che si concluse nel 587 a.C. con l'apertura di una breccia nelle mura e con la conseguente distruzione del Tempio e delle mura della città.

Religione e lavori pubblici[modifica | modifica wikitesto]

A prescindere dalla non confermata conversione biblica al dio degli Ebrei narrata nel libro di Daniele (4, 31-34), il re Nabucodonosor era particolarmente devoto a Marduk, il principale dio di Babilonia, e a lui attribuiva il merito delle sue vittorie. Abbellì il tempio di Marduk e quelli di numerose altre divinità babilonesi. L'immagine d'oro che eresse nella Pianura di Dura era forse indirettamente dedicata a Marduk, ma certamente voleva esaltare la sua brama di fama e gloria (Daniele 4, 29-30). Inoltre faceva molto affidamento sulla divinazione per decidere le sue mosse strategiche.

Molta importanza sembra che fosse data da Nabucodonosor al leone, come simbolo di forza probabilmente, osservabile nelle diverse raffigurazioni simboleggiate da una falce (simbolo anche del Leone) tenuta in mano. Figure di tale animale sono evidenziate dai bassorilievi dei 120 leoni a dimensione naturale, lunghi 2,3 metri (60 per ogni lato) che sono sui muri della via della processione dell'Akitu, la via principale di Babilonia alla quale si accedeva dalla famosa porta di Ishtar, restaurata e conservata nel Pergamonmuseum di Berlino.[3]

A Nabucodonosor II si deve anche il restauro di Babilonia e il completamento delle mura di difesa iniziate da suo padre Nabopolassar che la resero la città più fortificata dell'antichità. Sotto il suo regno furono realizzati anche i giardini pensili, una delle sette meraviglie del mondo antico, come regalo alla regina Amytis, originaria della Media.[4] Si tratta di un tentativo di comunicare con le divinità, studiando appunto le stelle, e rappresentavano il "sentirsi piccoli" di fronte al divino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il BM. 21946, alla riga 18 frontale
  2. ^ Il testo dice anche: "depredò i loro animali e dèi"
  3. ^ Sono, inoltre, state realizzate al Vorderasiatisches Museum delle ricostruzioni sia dell'Akitu, sia della porta stessa, ricostruzione alta 14 metri (contro i probabili 23 metri della porta reale).
  4. ^ Babilonia giace su una piana a circa 25 metri s.l.m. con le montagne disposte quasi a nord.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Petra Eisele, Babilonia, storia di una mitica città dell'antichità, Arnoldo Mondadori, Milano 1983
  • D. Arnaud, Nabucodonosor II. Re di Babilonia, Salerno Editore, Roma 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re di Babilonia Successore
Nabopolassar 604-562 a.C. Amil-Marduk