Lucifero

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Una scultura rappresentante Lucifero conservata nella cattedrale di San Paolo a Liegi (Belgio)

Lucifero nella tradizione popolare indicherebbe un ipotetico essere incorporeo di natura eminentemente maligna e come tale potenzialmente assai pericoloso per l'umanità ed il creato.

Il termine luciferismo indicherebbe invece l'adorazione e la devozione a tale entità.

Secondo i principali filoni teologici del giudaismo e del cristianesimo questa entità sarebbe perfettamente assimilabile alla figura di Satana.

Origine e significato[modifica | modifica wikitesto]

Il termine significa letteralmente "Portatore di luce", in quanto tale denominazione deriva dall'equivalente latino lucifer, composto di lux (luce) e ferre (portare), sul modello del corrispondente greco phosphoros (phos=luce, pherein=portare), e in ambito sia pagano che astrologico esso indica la cosiddetta "stella del mattino", cioè il pianeta Venere che, mostrandosi all'aurora, è anche identificato con questo nome. Nella corrispondenza tra divinità greche e romane l'apparizione mattutina del pianeta Venere era impersonificata dalla figura mitologica del dio greco Phosphoros e del dio latino Lucifer. Analogamente in Egitto Tioumoutiri era la Venere mattutina. Nell'antico Vicino Oriente, inoltre, la "stella del mattino" coincideva con Ishtar per i Babilonesi, Astarte per i Fenici e Inanna per i Sumeri.

In ambiti dell'occultismo e dell'esoterismo, infine, Lucifero sarebbe invece un detentore di sapienza inaccessibile all'uomo comune.

Lucifero nella mitologia greco-romana[modifica | modifica wikitesto]

Lucifero o Lucifer è una divinità della luce e del mattino della mitologia romana, corrispondente alla divinità greca della luce: Eosforo ("Portatore dell'Aurora") o Fosforo ("Portatore della luce"), nome dato alla "Stella del mattino", era figlio di Eos (dea dell'Aurora) e del Titano Astreo e fu padre di Ceice (Ceyx), re di Tessaglia, e di Dedalione.

Nella religione greco-romana[modifica | modifica wikitesto]

Mentre del culto di Lucifero come divinità legata a Venere non abbiamo traccia, esistevano culti dedicati a divinità definite "Lucifere" (cioè Portatrici di Luce) come Diana e Giunone[1]. Oltre a queste, tra le Divinità Maschili Solari più conosciute che ritroviamo nel pantheon greco-romano vi è Apollo, di cui un epiteto era Phosphoros (ΦΑΕΣΦΟΡΟΣ in lettere greche)[2], che tradotto in latino è Lucifer, Lucifero appunto.

Nella letteratura giudaica extra-biblica[modifica | modifica wikitesto]

Nel giudaismo le antiche divinità planetarie dei popoli mesopotamici, fra cui Ishtar (=Venere=Lucifero) o Marduk (=Giove), furono considerati demoni, cioè angeli decaduti. Secondo una tradizione extra-biblica riportata nel libro di Enoch essi furono precipitati nel deserto di Dudael e conficcati sotto un cumulo di pietre. L'enigmatica figura di Azazel, citato nel Levitico, sarebbe uno di loro e corrisponderebbe al dio di Edessa Azizo o alla dea sud-arabica al-Uzzah, entrambi personificazioni del pianeta Venere[3].

Anche la Jewish Encyclopedia afferma che l'identità fra Sataniel (Satana) ed Helel (Lucifero) risale già a un secolo prima dell'era cristiana, quando alcuni scritti ebraici, come il Secondo Libro di Enoch e la Vita Adam et Evae, interpretarono un passo di Isaia e uno di Ezechiele nello stesso senso adottato in seguito dai Padri della Chiesa, riferendolo cioè al racconto della Caduta degli Angeli capeggiati dall'arcangelo Samhazai (o Samyaza, cioè "ladro del Cielo"), che sarebbe appunto altro nome di Sataniel.

Nell'Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Satana.

Lucifero (in ebraico הילל o helel, in greco φωσφόρος, in latino lucifer) è il nome classicamente assegnato a Satana dalla tradizione giudaico-cristiana in forza dell'interpretazione prima rabbinica e poi patristica di un passo di Isaia. Più precisamente, Lucifero è considerato essere il nome di Satana prima che Dio lo facesse precipitare dal Cielo. Mentre Michele sarebbe il capo delle schiere angeliche, Lucifero/Satana sarebbe il riferimento degli angeli ribelli e precipitati negli Inferi.

Nella Vulgata, cioè la versione in latino della Bibbia, il termine lucifer è utilizzato nell'Antico Testamento solo quando il profeta Isaia lo applica al re di Babilonia, la cui caduta è oggetto dell'ironia del profeta[4]. I Padri della Chiesa tennero conto del frequente accostamento di Babilonia al regno del peccato, dell'idolatria e della perdizione sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento[5], nonché dei quattro sensi delle Scritture, e identificarono il Lucifero di Isaia con il Satana di Giobbe e dei Vangeli.

In effetti alcune frasi del profeta sembrano troppo forti per descrivere la rovina di un semplice re:

« Negli inferi è precipitato il tuo fasto,
la musica delle tue arpe;
sotto di te c'è uno strato di marciume,
tua coltre sono i vermi.
Come mai sei caduto dal cielo,
Lucifero, figlio dell'aurora?
Come mai sei stato messo a terra,
signore di popoli?
Eppure tu pensavi:
Salirò in cielo,
sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
dimorerò sul monte dell'assemblea,
nelle parti più remote del settentrione.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all'Altissimo.
E invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle profondità dell'abisso! »   (Isaia 14,11-15)
La caduta di Lucifero, illustrazione di Gustave Doré per il poema Paradiso perduto di John Milton

Vi è un altro passo dell'Antico Testamento, che viene tradizionalmente interpretato come un riferimento a Lucifero (il cui nome, però, non compare). Nel libro del profeta Ezechiele Dio biasima la caduta del principe di Tiro dal suo originario stato di perfezione e di santità, oltre che di alleanza col popolo ebraico. Il messaggio rivolto al "re di Tiro" contiene espressioni che possono applicarsi anche a Satana.

« Tu eri un modello di perfezione,
pieno di sapienza,
perfetto in bellezza.
Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa;
io ti posi sul monte santo di Dio,
e camminavi in mezzo a pietre di fuoco.
Perfetto tu eri nella tua condotta,
da quando sei stato creato,
finché fu trovata in te l'iniquità.
Crescendo i tuoi commerci
ti sei riempito di violenza e di peccati;
io ti ho scacciato dal monte di Dio
e ti ho fatto perire, cherubino protettore,
in mezzo alle pietre di fuoco. »   (Ezechiele 28,12.14-16)

Si osservi che questo principe anonimo è chiamato cherubino[6], mentre in Isaia coloro che vedono la rovina di Lucifero si chiedono soltanto: “È questo l’uomo che agitava la terra?” (Isaia|14:16-17). Il riferimento, dunque, all'angelo caduto è ancora più esplicito.

I principali fautori dell'interpretazione patristica sono San Girolamo[7], Tertulliano[8], Origene, nonché San Gregorio Magno, San Cipriano di Cartagine, San Bernardo di Chiaravalle e Sant'Agostino di Canterbury, che concordano tutti -almeno per quanto riguarda le linee essenziali- nell'affermare l'originario stato angelico di Satana e dei suoi demoni, la caduta dal Cielo dovuta alla loro superbia e al loro desiderio di usurpare Dio e infine la loro causalità efficiente nell'aver tentato l'uomo e nell'aver dunque introdotto la morte e il male (metafisico, morale e fisico) nella Creazione, che di per sé era perfetta. Tutto ciò troverebbe conferma dal passo dell'Apocalisse ove si legge:

« E ci fu una battaglia nel Cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel Cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù: fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli. »   (Apocalisse 12,7-9)

Si pensi inoltre alle parole di Cristo stesso, che implicitamente riconosce l'identità dell'Angelo caduto come Satana quando afferma:

« Io vedevo Satana cadere dal Cielo come la folgore. »   (Luca 10,18)

Si potrebbero moltiplicare i riferimenti evangelici o comunque scritturali in cui Satana e il suo esercito vengono chiamati «angeli».[9][10]

Come culmine e compimento della tradizione patristica, anche Tommaso d'Aquino accetta l'identificazione di Lucifero con Satana e anzi dimostra che solo a partire da tale identificazione si può mostrare la chiara origine del cosiddetto mysterium iniquitatis[11][12], posto che per il Cristianesimo il nome Lucifero rimane solo indicazione di ciò che il diavolo era in origine ma che ora non è più, dato che tale nome sarebbe appunto stato cancellato dal Cielo e ora lo si dovrebbe chiamare solamente Satana o più genericamente Nemico.

Il Lucifero gnostico[modifica | modifica wikitesto]

La Tentazione e la Caduta di Eva, di William Blake

Accanto alla tradizione teologica e letteraria riguardo Lucifero si sviluppò, già nei primi tempi di fioritura e di espansione delle dottrine cristiane, una corrente gnostica che tentò la reinterpretazione della figura luciferina in chiave salvifica e liberatrice per l'uomo dalla tirannia del Dio Creatore. Secondo tale dottrina, che ha radici tanto nel Marcionismo quanto nel Manicheismo[13], il serpente/Lucifero descritto nel Genesi sarebbe colui che ha indotto l'uomo alla conoscenza, la scientia boni et mali, e dunque all'elevazione dell'uomo a divinità, pur contro la volontà del Dio supremo che avrebbe voluto invece mantenere l'uomo quale suo suddito e schiavo, cioè quale essere inferiore.

In tale dottrina il nome Satana scompare quasi del tutto in favore del nome Lucifero, che viene interpretato alla lettera come "Portatore di luce" e viene perciò eletto quale salvatore dell'uomo. Tutto ciò è in evidente antitesi con la concezione classica del Cristianesimo, secondo la quale invece l'aspetto luminoso di Satana è solo un mascheramento e uno strumento di seduzione. È San Paolo il primo a ricordare che:

« anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere. »   (2 Corinzi 11,14-15)

Comunque l'idea di Lucifero come principio positivo nonché il suo accostamento alla figura di Prometeo saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nell'Illuminismo[14], nella Massoneria[15], nel Rosacrocianesimo[16], nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake[17]. Tra gli autori italiani è interessante ricordare l'inno a Satana del Carducci e il poema Lucifero di Mario Rapisardi.

In tempi più recenti si ritrovano richiami a Lucifero nella teosofia di Madame Blavatsky e nella sua contemporanea derivazione New Age inaugurata da Alice Bailey[18][19]; in ultimo certo si può aggiungere a tale lista anche il cosiddetto transumanesimo[20], nonché i movimenti neopagani radunati sotto al nome di Wicca[21][22].

Si può notare come una certa critica storico-filosofico contemporanea veda nell'ONU e nei suoi fondamenti ideologici una malcelata forma di venerazione del Lucifero gnostico, ammettendo che proprio la New Age sarebbe il sostrato ideologico delle Nazioni Unite.[23][24][25][26][27][28]

Tutta questa enorme cultura, la cui matrice luciferica è rimasta sempre più o meno celata, può essere compendiata nel termine luciferismo (o luciferianesimo) inteso come controparte del satanismo, ove quest'ultimo accetta l'identificazione di Lucifero e Satana e anzi venera proprio l'aspetto tenebroso e demoniaco di Lucifero/Satana, mentre la visione luciferiana usualmente non accetta tale identificazione oppura l'accetta solo per risolvere l'aspetto satanico nell'aspetto luciferino (cioè l'aspetto tenebroso nell'aspetto luminoso). Posto che satanismo e luciferismo non si oppongono l'uno all'altro, il culto di Lucifero come entità spirituale oppure più semplicemente come simbolo ideale ha come presupposti teologico-filosofici l'identità fra Dio e Sophia (la Sapienza)[29] e dunque la divinità della luce di conoscenza nell'uomo[30], nonché infine la benignità essenziale di qualsiasi entità che sia Portatore di luce, cioè portatore di conoscenza. Secondo tale visione dunque Cristo e Lucifero o sono figure complementari oppure sono addirittura la stessa persona in due aspetti e momenti diversi, per cui il Satana che compare nei Vangeli sarebbe stato anche il tentatore di Lucifero all'inizio dei tempi (il che presuppone la non-identità fra Lucifero e Satana). Tutto ciò rimane però senza basi teologiche o scritturali, esclusa una libera interpretazione in cui un principio delle filosofie orientali quale la complementarità di Bene e Male è eretto a criterio di lettura di un testo che non appartiene all'Oriente e che fondamentalmente non condivide tale principio[31].A tale proposito il Magistero ecclesiale avverte i cristiani con le parole di San Paolo:

« Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto di angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale, senza attenersi al Capo, da cui tutto il corpo (...) progredisce nella crescita che viene da Dio. »   (Colossesi 2,18-19)

Scriveva inoltre riguardo a ciò il teologo Tomas Tyn[32]:

« Cari fratelli l'agire di Dio è davvero come una spada a due tagli. Lo so che è facilissimo oggi essere attratti da quel movimento intellettuale pseudopacifista che non ama le spade di nessun tipo e men che meno la spada di Dio. Però è così: Dio con la spada della sua onnipotente parola ha tagliato le tenebre dalla luce. (...) Vedete la gnosi, la ribellione umana che segue la ribellione satanica, perché il primo gnostico è Satana, consiste in questo: non riconoscere la nostra differenza da Dio, non riconoscere che la luce è separata dalle tenebre, essa vuol mescolare la luce con le tenebre, capite. »
(Omelia su Maria Santissima in tempo pasquale)

Lucifero nel Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "Lucifero" compare nel Nuovo Testamento solo per indicare la stella del mattino e in senso traslato Cristo, la cui futura seconda venuta in terra segnalerà l'inizio di un mondo nuovo di luce:

2 Pietro 1:19
"et habemus firmiorem propheticum sermonem cui bene facitis adtendentes quasi lucernae lucenti in caliginoso loco donec dies inlucescat et lucifer oriatur in cordibus vestris."
La Nuova Diodati: "Noi abbiamo anche la parola profetica più certa a cui fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori."

Nell'Apocalisse Cristo stesso si definisce "stella radiosa del mattino" (22,16) e promette la "stella del mattino" come ricompensa per chi persevera nelle buone opere (2,28). Nei primi secoli della Chiesa, quindi, il nome Lucifer è stato considerato un titolo di Cristo: per esempio nell'inno Carmen aurorae, o come un nome adatto per i bambini cristiani. Vedi San Lucifero, il vescovo di Cagliari (morto 370).

Lucifero nel neopaganesimo[modifica | modifica wikitesto]

Il Sigillo di Satana, un sigillo considerato magico e utilizzato occasionalmente dai satanisti

Dianus o Lucifero è un dio della Vecchia Religione, fratello, figlio e consorte della dea Diana, Signore della Luce e del Mattino.

Lucifero, o Lucifer è l'antico nome di una divinità romana, identificata con il greco "Eosforo" (torcia di Eos, o Aurora), e con la Stella del mattino. Solo successivamente venne associato con Satana.

Dianus Lucifero è conosciuto anche come Dis (Kern) nell'aspetto di dio della morte e dell'aldilà, e come Lupercus nell'aspetto di "Figlio della Promessa", portatore di speranza e Luce.

Ha tre aspetti:

  • Il Cornuto: Signore delle foreste selvagge e dio della fertilità e sensualità e della vita e morte.
  • L'Incappucciato: Signore dei capi (di bestiame) e delle piante. Re del raccolto e Signore della flora; Rex Nemorensis, simile al Greenman dei Celti.
  • L'Anziano: Signore della saggezza e guardiano dei santuari.

Nel culto della Vecchia Religione il dio Dianus Lucifero è intimamente legato agli antichi misteri del dio etrusco Tinia, e agli dei greco-romani come Pan, Bacco, Dioniso, Apollo, Poseidone, Zeus ecc.

Lucifero nella Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Della visione patristica riguardo Satana/Lucifero risente tutta la letteratura e la filosofia cristiana almeno fino al XVIII secolo (e oltre), per cui Dante Alighieri[33] e John Milton[34] diedero una rappresentazione di Lucifero che ben palesava la sua totale identificazione con l'origine prima del Male, il Principe dei demoni, delle tenebre, dell'Inferno e di questo mondo, il Nemico di Dio e degli uomini.

Lucifero nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Il diavolo e Lucifero nell'arte paleocristiana è rappresentato come un serpente in accordo con Libro della Genesi. Nel Medio Evo, in seguito all'identificazione operata dai Padri della Chiesa è rappresentato come un mostro terrificante a tre teste. A partire dal secolo X si presenta con le ali spezzate, per ricordare la sua caduta dal cielo, e con le corna in testa, simboli del paganesimo sconfitto. Le ali di pipistrello, emblemi di degradazione della virtù angelica, vengono introdotte con le invasioni dei Mongoli che introducono elementi dell'iconografia orientale, come nel Lucifero dantesco nell'Inferno - Canto trentaquattresimo, vv. 16-56. Anche il dio Pan è all'origine di alcune caratteristiche del demonio: corpo peloso, zoccoli e corna di capro. L'iconografia del diavolo fissata dagli artisti tra i secoli XIII e XIV è derivata anche da testi apocalittici [35] ed apocrifi. Tra gli esempi più famosi si ricordano il Lucifero giottesco nella Cappella degli Scrovegni e quello di Coppo di Marcovaldo nel Battistero di Firenze. Gli animali che divorano i dannati accentuano la natura insaziabile di Satana. Il motivo di Satana con la "bocca divorante" riflette un'antica concezione della divinità come principio nel contempo creatore e distruttore. Le corna di Lucifero richiamano pure quelle del dio celtico Cernumnus e sono simbolo della sconfitta del paganesimo operata dalla Chiesa..[36]

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Opere anatomiche, e cerusiche, Volume 7 Di Giovanni Ambrogio Maria Bertrandi, Gio. Antonio Penchienati, Carlo Giovanni Brugnone
  2. ^ apollon-epithets - www.HellenicGods.org
  3. ^ G. Deiana, Levitico, Paoline, Milano 2005, pp. 182-185.
  4. ^ Lucifer traduce l'ebraico helel, probabile trascrizione dell'epiteto babilonese 'elil' (="lo splendido"), indirizzato a Marduk-Giove. Secondo Langdon l'invettiva di Isaia ha qualche somiglianza con l'Epopea di Erra (cfr. G. De Santillana e H. von Dechend, Il mulino di Amleto, Adelphi, Milano 1983, p.495, n.35).
  5. ^ Un esempio per tutti è quello dato nel libro dell'Apocalisse:
    « e vidi una donna seduta sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi e di bestemmia, e che aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle. In mano aveva un calice d'oro pieno di abominazioni e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un mistero: BABILONIA LA GRANDE, LA MADRE DELLE PROSTITUTE E DELLE ABOMINAZIONI DELLA TERRA. E vidi che quella donna era ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. »   (Apocalisse 17,3-6)
  6. ^ I Cherubini sono per l'angelologia cristiana un ordine di angeli tra i più alti nella gerarchia celeste di prossimità a Dio.
  7. ^ Commentariorum in Isaiam Prophetam 1,14
  8. ^ Contra Marcionem 11,17
  9. ^ Da San Giuda viene un esplicito riferimento agli angeli ribelli:
    « Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del Giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora. »   (Giuda 1,6)
  10. ^ San Paolo afferma d'esser accompagnato obbligatoriamente da un angelus Satanae
    « mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. »   (2 Corinzi 12,7)
  11. ^ Summa theologiae I, q. 63, a. 1
  12. ^ Summa contra Gentiles III, cc. 108-110
  13. ^ In generale le varie forme di gnosticismo presentano tratti comuni, per cui si può pensare anche alle sette degli Ofiti, così chiamati per la loro adorazione del serpente tentatore (ophis), e ai Cainiti, cosiddetti invece per la loro venerazione di Caino e di qualsiasi altro personaggio biblico che si sia opposto al «tiranno» Yahweh.
  14. ^ Il culto del lume naturale e la fondazione di Templi della Ragione rimandano ad una visione di Dio come Lucifer in opposizione alla tenebra dell'ignoranza e dell'oppressione rappresentata dall'ancien regime nobiliare e clericale. Si possono inoltre citare Lessing e de Sade come illuministi ammiratori dell'Angelo caduto.
  15. ^ Il massone Albert Pike scriveva nel suo libro Morals and dogma: "Lucifero è l'incarnazione della ragione, dell'intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinanzi al dogma di Dio e a tutti gli altri dogmi. Egli sostiene l'esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità." Si pensi infine all'utilizzo di Baphomet nella simbologia massonica, e quindi alla condivisione di tale simbolo con gruppi esoterici e satanisti.
  16. ^ Ancor oggi nel Dizionario Esoterico Rosacrociano si può leggere, alla voce "Lucifero": "Fu Lucifero che aprì gli occhi all'uomo creato da Jehovah, divenendo perciò suo avversario, con il conferirci, benché ad un elevato prezzo, l'immortalità spirituale, per la quale non eravamo ancora preparati. Rese possibile lo sviluppo nella nostra coscienza di una attività libera, incorporando però nello stesso tempo la possibilità dell'errore, del male interiore originato dalle passioni. Lucifero è inoltre una figura di primissima importanza nell'evoluzione dell'umanità, poiché insegnò all'uomo la conoscenza del bene e del male, aprendo per la stirpe umana sentieri che le erano vietati."
  17. ^ Della simpatia di Blake verso Satana se ne può trovare evidente traccia in Marriage of Heaven and Hell.
  18. ^ Si ricordi che la Blavatsky fondò nel 1887 una rivista di teosofia chiamata Lucifer e la Bailey fondò nel 1922 una casa editrice per i propri libri esoterici chiamata Lucifer Trust, poi abbreviato in Lucis Trust. Da rileggere sono poi frasi della Blavatsky quale ad esempio:
    « Satana, o Lucifero, rappresenta l'agente, l'energia centrifuga dell'Universo in senso cosmico. Egli è Fuoco, Luce, Vita, Lotta, Sforzo, Pensiero, Coscienza, Progresso, Civiltà, Libertà, Indipendenza. »
    (H.P. Blavatsky, Dottrina segreta, p.245)
  19. ^ Michel Lacroix, L'ideologia della New Age
  20. ^ È del 1990 il saggio del transumanista Max More Inno al Diavolo, ove l'autore elogia la figura di Lucifero quale liberatore dell'umanità dai vincoli naturali imposti dal «tirannico» e «sadico» Creatore.
  21. ^ Una diffusa e ben conosciuta versione della mitologia wicca racconta che la somma dea Aradia sia figlia di Diana e del fratello Lucifero (cfr. Charles Godfrey Leland, Aradia, o il Vangelo delle Streghe).
  22. ^ Giovanni Pellegrino Il ritorno delle streghe
  23. ^ Franco Adessa, ONU, gioco al massacro
  24. ^ Lucetta Scaraffia, Eugenia Roccella, Contro il Cristianesimo. L'ONU e l'Unione Europea come nuova ideologia
  25. ^ Gary Kah, La nuova religione mondiale
  26. ^ Michel Schooyans, Il volto nascosto dell'ONU. Verso il governo mondiale
  27. ^ Michel Schooyans, Il nuovo disordine mondiale
  28. ^ Christian Rocca, Contro l'ONU. Il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un'alleanza tra le democrazie
  29. ^ Il Cristianesimo invece pone la Sapienza come aspetto di Dio ma non come essenza di Dio, giacché Deus caritas est e dunque prima di essere Sapienza Egli è Amore. Ciò trova riflesso anche nella gerarchia angelica della teologia cristiana, ove i Serafini (cioè gli angeli che si nutrono di puro amore) sono il culmine di tale gerarchia, proprio al di sopra dei Cherubini (cioè gli angeli che si nutrono di pura sapienza).
  30. ^ Tale fu anche il principio-cardine dell'Illuminismo.
  31. ^ Il Manicheismo, che ha grandemente contribuito alla costruzione del Lucifero gnostico, raccoglie in sé elementi di Zoroastrismo e persino di Buddhismo, ovvero di dottrine teologiche che confliggono apertamente sia con l'Ebraismo che con il Cristianesimo propriamente detto, come dimostrerà Agostino.
  32. ^ La beata sempre Vergine Maria Madre di Dio: omelie mariane Associazione Figli Spirituali di Padre Tomáš Týn, 2004
  33. ^ Inferno, canto XXXIV, vv. 28-60
  34. ^ Il suo celebre poema Paradiso perduto narra appunto la guerra scoppiata in Cielo, la caduta di Lucifero e di un terzo degli angeli, la tentazione di Adamo ed Eva proprio da parte di Lucifero invidioso e la loro conseguente caduta.
  35. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/letteratura-apocalittica_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  36. ^ Simboli e allegorie, Dizionari dell'arte, ed. Electa, 2003, pagg. 156-159.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sofronio Eusebio Girolamo, Commentario sul Profeta Isaia
  • Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno
  • John Milton, Paradiso perduto
  • Giovanni Papini, Il Diavolo. Appunti per una futura diabologia
  • Dominique Cerbelaud, Il Diavolo: storia, religione, credenze popolari, letteratura
  • Jeanguenin Gilles, Il diavolo esiste! Testimonianze di un esorcista
  • Massimo Introvigne, Indagine sul satanismo. Satanisti e anti-satanisti dal Seicento ai giorni nostri

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