Manicheismo
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Il Manicheismo fu la religione fondata dal partico Mani nella seconda metà del III secolo frutto di una rivelazione ricevuta dal suo fondatore da parte dello Spirito della luce che si presentò a lui come suo "gemello" spirituale. Essa si presenta come un sincretismo di tutti i sistemi religiosi allora noti. Univa il cristianesimo, soprattutto di derivazione gnostica e battista, con il dualismo zoroastriano, la cultura babilonese, l'etica buddhista. Poiché in questo crogiuolo di idee la teoria di due principi eterni, bene e male, è fondante, il Manicheismo è classificato come una forma di dualismo religioso. Esso si diffuse con straordinaria rapidità sia ad Oriente che ad Occidente, dove potrebbe essere sopravvissuto in maniera sparsa e periodica (Africa, Spagna, Francia, Italia settentrionale, Balcani) per un millennio. Tuttavia, attecchì principalmente nella sua terra d'origine (Mesopotamia, Babilonia, Turkestan) e si radicò anche più ad Oriente, in India Settentrionale, Cina Occidentale e Siberia fino all'anno 1000. Ebbe successo in particolar modo presso il popolo degli Uiguri, dai quali venne proclamato "religione di Stato". Il suo credo, dopo aver subìto dure persecuzioni nell'Europa cristiana, nell'Asia centrale ed occidentale prima mazdeista e poi musulmana e in Cina, sparì progressivamente. Le ultime tracce del credo manicheo si registrano, intorno al XV secolo, in Cina. In un certo senso, il manicheismo fu la forma più perfetta dello gnosticismo poiché combinò, nella sua forma migliore, il dualismo ed il rifiuto del Vecchio Testamento.
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[modifica] Dottrina e disciplina
Il Manicheismo si basava sulla netta divisione della realtà in due principi opposti in lotta tra loro: il Bene ed il Male, o meglio, la Luce e le Tenebre. All'origine dei tempi il Regno delle tenebre, dominato dall'aggressività e dalla ottusità, invase il Regno della luce e, dalla loro commistione, ebbero origine il Mondo e gli uomini. I due principi, quindi, coesistono in ogni aspetto della natura e quindi negli uomini, la cui unica possibilità di salvezza consiste nel separare completamente i due principi primordiali, in modo da potersi riunire con il "Re della luce", simile al Dio gnostico. Da esso emanarono dei messaggeri che dovevano insegnare agli uomini a scoprire e a liberare la Luce che era in loro. L'ultimo di essi fu Mani, cui avrebbe fatto seguito la conflagrazione purificatrice (eredità stoica) che si sarebbe protratta per 1468 anni. Pertanto, preservare e liberare la sostanza luminosa dall'inquinamento della materia era il fine ultimo dell'esistenza di ogni manicheo.
A differenza dello Gnosticismo, che esibiva talvolta tendenze antinomiche, il Manicheismo presentava una struttura fortemente gerarchizzata; gli uomini erano divisi in tre categorie: coloro che erano legati alla terra (potremmo dire al "divenire"), coloro che percepivano l'esistenza di un Creatore, senza però concepire la separazione tra Luce e Tenebre e quelli che questa separazione comprendevano. Questi ultimi, che erano i fedeli del Manicheismo, si dividevano a loro volta in due grandi categorie: gli Eletti e gli Uditori.
[modifica] Gli "Eletti"
Coloro i quali si dedicavano completamente a questa missione erano gli "Eletti" o "Perfetti", i Primates Manichaeorum. Lo stile di vita degli "Eletti" aveva una somiglianza impressionante con quello dei monaci buddisti. L'unica differenza consisteva nel loro divieto di stabilirsi permanentemente in qualunque luogo. La vita di questi asceti doveva essere molto dura. Gli era vietata la proprietà privata, non potevano mangiare carne o bere vino, non dovevano gratificare alcun desiderio sessuale, non potevano prendere parte ad alcuna occupazione servile, gli era vietato l'esercizio del commercio o il possesso di una casa, non potevano praticare magie o qualsiasi altra religione. I loro doveri erano sanciti dai tre signacula:
- il sigillo della bocca (oris), che proibiva parole impure e cibi impuri, come la carne o il vino. Erano permesse solo la frutta e la verdura. In particolare, la carne risvegliava il demone dell'oscurità che era all'interno dell'uomo. Fra i vegetali, alcuni, come i meloni e la frutta contenente olio erano specialmente raccomandati, poiché i manichei pensavano che contenessero molte particelle di luce, le quali, una volta consumate dal perfetto si sarebbero liberate;
- il sigillo delle mani (manuum), che proibiva qualsiasi lavoro manuale, compresi l'uccisione di animali e la raccolta della frutta;
- il sigillo del seno (sinus), che proibiva i pensieri malvagi ed il matrimonio, inteso come procreazione. Per i manichei, infatti, la propagazione della razza umana era un male assoluto, perché impediva alla Luce di svincolarsi dalla materia. Sant'Agostino d'Ippona (specialmente De Moribus Manichaeorum) inveì fortemente contro il ripudio manicheo del matrimonio, in quanto essi condannavano più la procreazione in se stessa che l'impudicizia.
Dopo la loro morte, costoro potevano raggiungere immediatamente la luce attraverso il Sole e la Luna. La cosa che però più colpisce, è il numero estremamente ridotto dei Perfetti noti alla storia.
[modifica] Uditori
Coloro i quali, per la fragilità umana, erano incapaci di astenersi dalle gioie terrene, sebbene accettassero i dogmi manichei, erano chiamati "Uditori", Auditores, o "Catecumeni". La gran massa dei seguaci di Mani (99%) erano Uditori. Costoro erano vincolati solo dai Dieci Comandamenti di Mani che vietavano l'idolatria, la mendacia, l'avidità, l'assassinio, la fornicazione, il furto, l'inganno, la magia, l'ipocrisia (intesa come infedeltà segreta al manicheismo) e l'indifferenza religiosa. Loro primo dovere era il mantenimento e la quasi adorazione degli Eletti. Li rifornivano di cibo e rendevano loro omaggio in ginocchio, implorandone la benedizione. Essi li consideravano esseri superiori e, nella loro collettività, pensavano che costituissero l'eone della rettitudine. Oltre a questi dieci comandamenti ed all'obbligo del mantenimento, i doveri comuni a tutti erano due: preghiera e digiuno. Per la loro salvezza, gli Uditori potevano sperare nella metempsicosi, la trasmigrazione della loro anima in un Perfetto o nel passaggio dalla loro condizione a quella di Eletto, ma tale passaggio non richiedeva solamente un cambiamento radicale nello stile di vita, era possibile solo col beneplacito dei Perfetti, che erano gli unici giudici in merito.
[modifica] Preghiera e digiuno
La preghiera era obbligatoria quattro volte al giorno: a mezzogiorno, nel tardo pomeriggio, dopo il tramonto e tre ore più tardi. Essa veniva effettuata rivolgendosi al sole o, di notte, alla luna; quando né sole né luna, erano visibili, allora ci si rivolgeva verso nord, la direzione in cui si trovava il trono del re di Luce. Ogni preghiera era preceduta da una purificazione cerimoniale con acqua o, in mancanza di acqua, con altre sostanze al modo musulmano. Esse erano accompagnate da dodici prostrazioni indirizzate alle varie personalità nel reame di luce: il Padre di Maestà, il Primo Uomo, il Legatus Tertius, il Paraclito (Mani), i Cinque Elementi, e così via. Le preghiere consistevano principalmente in una sequenza di epiteti lodatori e contenevano una piccola supplica. I tempi e l'atteggiamento della preghiera erano intimamente legati con i fenomeni astronomici, così era per l'obbligo del digiuno. Tutti digiunavano il primo giorno della settimana in onore del sole; i Perfetti digiunavano anche il secondo giorno in onore della luna. Tutti digiunavano i due giorni successivi ad ogni novilunio; ed una volta l'anno nel plenilunio, ed all'inizio del primo quarto di luna. Inoltre, l'ottavo giorno di ogni mese veniva osservato un digiuno dall'alba al tramonto.
[modifica] Riti, cerimonie e sacramenti
Dei riti e delle cerimonie manichee si conosce molto poco. Osservavano una grande solennità, quella del Bema, anniversario della morte di Mani. Essa veniva preceduta da una vigilia di preghiera e letture spirituali. Il giorno della festa, poi, veniva posizionata su una piattaforma in rilievo, a cui si ascendeva tramite cinque gradini, una sedia vuota. Non si conoscono ulteriori dettagli. Sant'Agostino, comunque, sosteneva che la loro festa per la commemorazione della morte di Mani superava in solennità quella della Morte e Resurrezione di Cristo.
I Manichei dovettero anche possedere un qualche genere di battesimo e di eucaristia. L'epistola sul battesimo, che faceva parte della letteratura sacra dei manichei, sfortunatamente è andata persa, comunque le fonti cristiane immaginano l'esistenza di ambedue questi riti. Di importanza maggiore del battesimo era il Consolamentum o "Consolazione", un'imposizione delle mani effettuata da un Eletto dal quale un Uditore era ricevuto.
[modifica] Organizzazione e gerarchia
La gerarchia dei Manichei e le sue regole sono ancora oscure. Mani, dal canto suo, sicuramente intendeva essere il capo supremo della moltitudine dei suoi seguaci. Decise, anche, che il suo successore in questa dignità avrebbe dovuto risiedere a Babilonia. Questo alto ministero, nelle fonti arabe, è noto come Imamato; ad oriente sembra avesse posseduto almeno un'importanza temporanea, mentre ad occidente probabilmente non fu mai conosciuto o riconosciuto. In ogni caso non è giunto fino a noi alcun elenco di questi supremi pontefici del manicheismo. Sui doveri e diritti dell'Imamato oggi non esistono informazioni.
Secondo fonti occidentali ed orientali la Chiesa manichea era divisa in cinque classi gerarchiche; Agostino li chiamava Magistri, Episcopi, Presbyteri, Electi, ed Auditores; nel linguaggio mistico manicheo questi termini cristianizzati rappresentavano i figli della mitezza, della ragione, della conoscenza, del mistero e della comprensione. Questa gerarchizzazione della sua Chiesa, o regno della luce sulla terra, fu sicuramente suggerita dalle predilezioni astrologiche di Mani per il numero cinque, così evidenti nella sua cosmogonia. Magistri ed Episcopi corrispondono, probabilmente, ad un adattamento dei Legontes e dei Drontes dei misteri greci e babilonesi, mentre il termine Presbyteri, probabilmente, deriva dal Sabian Kura.
[modifica] Elementi comuni con il Cristianesimo
Nel manicheismo si ritrovano alcuni elementi comuni con il Cristianesimo in quanto Mani fu profondamente influenzato da varie formulazioni del Cristianesimo diffuse in Siria e Mesopotamia nel III° secolo.[1]
Mani pretende di aver ricevuto le sue conoscenze esoteriche da una speciale rivelazione e non ammette influenze umane nella formazione dei suoi insegnamenti. I suoi primi oppositori, i battisti guideizzanti presso i quali era vissuto fino a 24 anni, lo accusano di aver mangiato pane greco probabilmente riferendosi alla contatto con la predicazione di Paolo attraverso l'interpretazione di Marcione i cui insegnamenti si erano largamente diffusi in Siria e Mesopotamia. Mani diceva di essere un Apostolo di Cristo e di aver ricevuto la sua rivelazione in modo simile a Paolo.
L'influenza di Marcione su Mani è profonda anche se non accettata. La sua separazione del Dio Padre e di Gesù Cristo dal Dio Creatore sarà ripresa da Mani nella sua epica dei due regni. Anche l'interpretazione del ruolo salvifico di Cristo e gli argomenti utilizzati dai manichei contro il Vecchio Testamento hanno aspetti che rimandano a Marcione. Altre influenze si possono riscontrare nella organizzazione dei credenti in Perfetti (o Eletti) e Uditori e nella attenzione posta nel fissare un preciso canone delle sacre scritture.
Mani è stato inoltre influenzato dall'insegnamento di Bardesane, specialmente per quanto riguarda la cosmogonia ed in particolare la concezione attiva dell'Oscurità, che non è solo mancanza di Luce ma una forza invadente e contaminante. Per entrambe l'universo visibile è stato creato da elementi che sono stati corrotti dall'Oscurità e che devono essere purificati.
Efrem il Siro riconobbe in Marcione e Bardesane importanti elementi formativi di Mani.
Comunque centrale all'insegnamento di Mani è la lotta epica tra i regni della Luce e dell'Oscurità, un pauroso racconto di avidità, lussuria e cannibalismo, che non è parte degli insegnamenti di Marcione ed è molto più elaborata e drammatica della metafisica di Bardaisane.
Questa concezione può essere stata influenzata dal movimento gnostico, un movimento molto eterogeneo ritenuto eretico e avversato anche dai neo-platonici. Tra gli gnostici la scuola meglio identificabile è quella di Valentino, setta che è documentata in Siria e Mesopotamia fino al IV secolo. Si ritrovano in Mani numerosi dettagli mitologici derivati da Valentino come gli Archeoni, gli Eoni, i Sigizi , il Demiurgo...
Credenze manichee trovano inoltre corrispondenza in testi apocrifi di ispirazione gnostica: ad esempio la credenza manichea che Cristo sia stato crocifisso in ogni roccia ed ogni albero trova una corrispondenza nel Vangelo di Tommaso, la Croce di Luce dei manichei viene discussa negli Atti di Giovanni. Mani conosceva inoltre l'Inno della Perla incluso negli Atti di Tommaso.
[modifica] Diffusione e storia del Manicheismo
La diffusione del manicheismo fu caratterizzata dalla presenza di missionari che cercarono di propagandare il loro credo non solo in Siria ed in Palestina, ma anche in Africa, Europa e Cina. In alcune regioni, la loro opera di proselitismo creò un serio pericolo per il giovane cristianesimo. Caratteristica del manicheismo fu la loro suddivisione in piccoli gruppi. Tale suddivisione gli permetteva una più ampia diffusione geografica e gli garantiva, in caso di persecuzioni, maggiori possibilità di sopravvivenza.
[modifica] Manicheismo ad oriente
Il manicheismo nacque sotto il segno delle persecuzioni, da quella che portò alla morte il suo fondatore, a quelle successive, durissime, dei Sasanidi, così come dagli imperatori a Roma. Nonostante ciò, il manicheismo si diffuse molto rapidamente. Il suo più grande successo si esplicò nei paesi ad est della Persia, tanto che, nell'anno 1000 lo storico arabo Al-Beruni scrisse: "La maggioranza dei turchi orientali, gli abitanti della Cina e del Tibet ed un certo numero in India professano la religione di Mani". Una generazione dopo la morte di Mani i suoi seguaci si erano stabiliti sulla Costa di Malabar e gli avevano dato il nome di Minigrama, ovvero "Insediamento di Mani". Le iscrizioni cinesi di Kara Belgassum, che una volta si pensava fossero riferite ad un gruppo di Nestoriani, indubbiamente si riferiscono all'esistenza di una setta Manichea che probabilmente sopravvisse fino al XVII secolo. La grande tribù turca dei Tuguzguz, nel 930, minacciò rappresaglie sui musulmani in suo potere, se i manichei di Samarcanda fossero stati molestati dal Principe di Chorazan, nei cui domini erano molto numerosi. Addiritura gli Uiguri, una tribù del Turkmenistan adottò il manicheismo come religione ufficiale nel 763 e lo mantenne fino al XV secolo. Comunque, informazioni particolareggiate sui gruppi manichei dell'estremo oriente ancora non esistono. In Persia ed in Babilonia, il manicheismo non sembra mai essere stato la religione predominante, ma i manichei vi goderono di grande prosperità e tolleranza sotto il dominio musulmano. Alcuni califfi erano, in realtà, favorevoli al manicheismo, che poteva anche contare su un certo numero di simpatizzanti segreti in tutto l'Islam. Sebbene a Baghdad non fossero molto numerosi, essi erano sparsi in tutti i villaggi dell'Iraq. La loro prosperità e intimità con i non manichei risvegliò, però, fra i seguaci di Mani, l'indignazione del partito puritano, e questo condusse alla formazione dell'eresia di Miklas, un asceta persiano dell'VIII secolo.
Poiché il manicheismo adottò come testi sacri anche tre apocrifi cristiani, il Vangelo di Tommaso, l'Insegnamento di Addai apostolo ed il Pastore di Erma, presto si formò la leggenda che Tommaso, Addai, ed Hermas fossero stati i primi grandi apostoli del sistema di Mani. Si supponeva che Addai avesse predicato ad oriente (ta tes anatoles), Tommaso in Siria, ed Hermas in Egitto. In ogni caso, prima della morte di Mani, il manicheismo era sicuramente conosciuto in Giudea, dove fu portato da Akouas ad Eleutheropolis nel 274 (Epifanio di Salamina, Haereses, LXVI, I). Efrem il Siriano (378) si lagnava che nessun paese era più corrotto dal manicheismo della Mesopotamia dei suoi giorni dove, ad Edessa fu praticato fino al 450. Il fatto che fu contrastato da Eusebio di Emeso, Giorgio di Laodicea, Apollinare di Laodicea, Diodoro di Tarso, Giovanni Crisostomo, Epifanio di Salamina, e Tito di Bostra, dimostra come il pericolo manicheo fosse percepito dai cristiani come onnipresente e mortale. Intorno al 404, Giulia una nobile donna antiochena, tentò con la sua ricchezza e la sua cultura di convertire la città di Gaza al manicheismo, ma senza successo. A Gerusalemme, Cirillo ebbe molti convertiti manichei fra i suoi catecumeni e confutò a lungo i loro errori. Nilo da Rossano riportava di sette segrete manichee nel Sinai fino al 430.
Nell'impero romano d'oriente il manicheismo raggiunse lo zenit tra il 375 e il 400, ma poi declinò rapidamente per rispuntare fuori alla metà del VI secolo. L'Imperatore Giustiniano stesso disputò la loro dottrina; Fotino di Sirmio disputò pubblicamente con Paolo il Persiano. Il manicheismo, comunque, fece proseliti fra le classi più alte della società. Ma questa sua recrudescenza fu presto soppressa. Tuttavia, dopo essere rimasti nascosti per un certo periodo in territorio musulmano, invasero di nuovo l'Impero bizantino con il nome di Pauliciani o Bogomili.
I seguenti sono gli editti imperiali che furono emessi contro il manicheismo:
- Diocleziano (Alessandria, 31 marzo 296) comandò al Proconsole d'Africa di perseguitarli, definendoli setta sordida ed impura recentemente venuta dalla Persia, da distruggere fin dalla radice (stirpitus amputari). I suoi capi e propagatori avrebbero dovuto essere bruciati insieme ai loro libri; la massa dei fedeli decapitata, e le persone che simpatizzavano per loro condannate alle miniere; tutti i loro beni avrebbero dovuto essere confiscati.
- Costantino I, l'editto rimase, almeno nominalmente, in vigore.
- Costanzo II, l'editto rimase, almeno nominalmente, in vigore.
- Giuliano, il manicheismo sembrò essere tollerato.
- Valentiniano I, sebbene tollerante verso altre sette, fece eccezione per i manichei.
- Graziano, sebbene tollerante verso altre sette, fece eccezione per i manichei.
- Teodosio I, con un editto del 381 privò i manichei dei diritti civili e li dichiarò incapaci di disposizioni testamentarie. L'anno seguente li condannò a morte con il nome di Encratiti, Saccoforesi, e Acquarini.
- Valentiniano II confiscò i loro beni, annullò i loro testamenti, e li esiliò.
- Flavio Onorio, nel 405, reiterò gli editti dei suoi predecessori, multò tutti i governatori di città o province che si dimostravano negligenti nell'eseguire i suoi ordini, invalidò tutti i loro contratti, li dichiarò banditi e criminali pubblici.
- Valentiniano III, nel 445, reiterò gli editti dei suoi predecessori.
- Anastasio I di Bisanzio condannò a morte ogni manicheo.
- Giustino I di Bisanzio e Giustiniano I di Bisanzio decretarono la pena di morte, non solo contro i manichei che persistevano nella loro eresia, ma anche contro i convertiti dal manicheismo che rimanevano in contatto con i loro precedenti correligionari, o che non li denunciavano immediatamente ai magistrati. Pesanti sanzioni penali furono similmente decretate contro tutti gli ufficiali dello Stato che non denunciavano i loro colleghi, se erano manichei, e contro tutti quelli che possedevano libri manichei. Fu una guerra di sterminio che all'interno dei confini dell'Impero Bizantino, ebbe apparentemente successo.
[modifica] Manicheismo ad occidente
Ad occidente la culla del manicheismo fu l'Africa Proconsolare, dove sembra avesse avuto un secondo apostolo inferiore solo a Mani, un'ulteriore incarnazione del Paraclito, Adimantus. Prima del 296 il Proconsole Giuliano aveva scritto all'imperatore che i manichei minavano la pace della popolazione e provocavano danno alle città. Diocleziano rispose con un editto di persecuzione e non se ne seppe più nulla fino ai giorni di Sant'Agostino d'Ippona, che aderì alla setta per ben nove anni prima di convertirsi al cristianesimo. Comunque, l'esponente più famoso del manicheismo africano fu Fausto di Mileve, che Agostino confutò in un'opera di 33 libri. Il 28 e 29 agosto 392, Sant'Agostino confutò anche un certo Fortunato in una discussione pubblica tenuta nei Bagni di Sossio. Successivamente, il 7 dicembre 404, Sant'Agostino disputò con Felice, un presbyterus manicheo. Lo convinse dell'errore della sua via e gli fece scagliare l'Anatema su Mani. Negli ultimi 25 anni della sua vita Agostino non scrisse contro il manicheismo, per questo si pensa che in quel periodo l'importanza della setta decrebbe in una certa misura. Quando i Vandali ariani conquistarono l'Africa, i manichei pensarono di sopraffare il clero ariano entrando segretamente nelle loro file, ma Unerico (477-484), Re dei Vandali, rendendosi conto del pericolo, bruciò molti di loro e scacciò gli altri. Ancora, alla fine del VI secolo, Gregorio Magno vedeva l'Africa come un covo di manichei. Lo stesso avvertimento fu ripetuto da Papa Gregorio II (701), e Papa Nicola II (1061).
L'espansione del manicheismo in Spagna e Gallia è avvolta dall'oscurità per l'incertezza sul vero insegnamento di Priscilliano.
È ben noto come sant'Agostino (383) trovasse rifugio a Roma nella comunità manichea, che doveva essere considerevole. Secondo il Liber Pontificalis, già papa Milziade (311-314) aveva scoperto aderenti alla setta nella città. L'editto di Valentiniano (372), indirizzato al prefetto della città, fu chiaramente emesso in primo luogo contro i manichei romani. Negli anni dal 384 al 388 si sviluppò a Roma una setta particolare di manichei chiamata dei Martari, che, sostenuti dal capo del gruppo romano, un ricco uomo di nome Costanzo, tentò di creare una sorta di monastero per gli Eletti. Ma tutto ciò era in contraddizione con il comando di Mani secondo il quale gli Eletti avrebbero dovuto solcare il mondo per predicare il Vangelo Manicheo. Infatti, la nuova setta trovò durissima opposizione fra i suoi correligionari. A Roma, comunque, sembra che i manichei avessero fatto uno sforzo straordinario per mimetizzarsi e conformarsi quasi completamente ai costumi cristiani. Dalla metà del VI secolo in poi, tuttavia, il manicheismo sembrò scomparire dall'Occidente.
Si riparla di eresia Manichea con l'apparire in Oriente dell'eresia di Pauliciani e Bogomili e in Occidente con Catari e Patarini (o Patereni in Bosnia): difficile documentare un legame diretto con la religione di Mani, anche se vi sono alcune indubitabili corrispondenze. Più probabile un uso medievale della parola "Manicheo" semplicemente come sinonimo di "Dualista" (vedi anche Manichei Medievali).
[modifica] Le Fonti
Fino alle scoperte fatte nel XXI secolo le sole fonti riguardanti i manichei erano descrizioni e citazioni provenienti da testi Cristiani, Mussulmani o Zoroastriani, in genere critici verso i Manichei. Queste descrizioni e citazioni sono note da molto tempo.
Nei primi anni del 900 studiosi tedeschi identificavano scritti originali manichei in Turfan, riguardanti il regno di Uyghur, nel Turkestan Cinese. Anche se spesso in testi erano in pessime condizioni si tratta di centinaia di pagine scritte in Persiano (intermedio, Partico e Sogdiano) ed in turco antico.
Nello stesso periodo studiosi tedeschi individuavano testi manichei, scritti in lingua copta, in Egitto, testi pubblicati, in parte, a Berlino. I testi sono andati dispersi, ed in parte perduti, durante la seconda guerra mondiale rallentando il loro studio e pubblicazione.
Successivamente studiosi francesci, individuavano in Cina tre testi manichei scritti in cinese Da ultimo l' Università di Cologna è riuscita ad acquistare nel 1969 un piccolo codice egiziano, contenente la vita di Mani scritta in greco.
Le scoperte dello scorso secolo hanno consentito di rivedere profondamente quanto era noto in precedenza ed, in particolare, quanto riportato nelle le enciclopedie oggi opensource.
[modifica] Testi scritti da Mani
Segue l'elenco degli scritti di Mani di cui abbiamo notizia, in quanto segnalati da Al-Nadim, di questi testi è stato spesso ritrovato parte del testo o almeno frammenti.
- Evangelion ((GR): Ευαγγελιον (MP):[2] Ewangelyon Zindag)), scritto in Siriaco[3], noto anche come Vangelo di Mani. Citazioni del primo capitolo sono presenti in Al Nadin; altre parti del testo sono state ritrovate
- Tesoro di Vita scritto in siriaco,(( MP): Niyan i Zindagan), nessun frammento ritrovato. Test noto a Epifanio, Fozio ed Agostino composto da almeno in 7 libri.
- il Trattato in siriaco, nessun frammento ritrovato
- Pragmateia - contenuto sconosciuto
- Segreti in siriaco ((MP:Razan), nessun frammento ritrovato, citato da Epifanio e Tito di Bostra come Mysteria.
- Il libro dei Giganti originariamente in siriaco ((MP): Kawan), frammenti trovati a Turfan e a Qumran - tratta di cosmogonia e demonologia e
- Lettere fondamentali o Dinap, in siriaco; alcune citazioni sono riportate , in latino, nei test anti-manichei di Agostino, scritto in forma epistolare sul modello di San Paolo. Estratti in gnosis.org
- Salmi e Preghiere , originariamente in siriaco, ritrovati frammenti scritti in greco, vedi gnosis.org
- Shabuhragan, (per Re Sapore I) unico testo di Mani scritto in medio persiano. Dedicato al re Sapur I, frammenti, in lingua originale, sono stati trovati in Turfan; restano anche alcune citazioni di Al-Biruni
- Ardahang o Libro delle figure; o Vangelo dei settanta. detto anche Arzan (interessante) in Partico, o Il Pittore in Iraniano, ricordato in Persia come uno dei libri santi di Mani anche per le sue belle immagini, scritto durante l'esilio in Turkestan, ciascun capitolo inizia con una diversa lettera dell'alfabeto, riccamente illustrata
- Kephalaia o Discourses Estratti in (EN) Kephalia
i Manichei hanno inoltre conservato gli Atti di Tommaso; testo cristiano apocrifo. (EN) Acts of Thomas
A questi le ricerche del 900 hanno aggiunto numerosi testi di preghiere, Omelie, Salmi, e Cronache dall'epoca di Mani fino al medioevo provenienti da Egitto, Siria, Iraq, Iran, Alfagnistan e Cina.
[modifica] Fonti Cattoliche antiche
Test utilizzati nelle polemiche tra Cattolici e Protestanti nel 1500:
- Agostino di Ippona -tutti i testi in Italiano e (LT), (EN), (FR), (DE)
- De Utilitate credendi ad Honoratum liber unus
- De Moribus Ecclesiae et de Moribus Manichaeorum libri duo
- De Duabus Animabus contra Manichaeos liber unus
- Acta seu disputatio contra Fortunatum Manichaeum, liber unus
- Contra Felicem Manichaeum libri duo
- De Natura Boni contra Manichaeos liber unus
- Contra Secundinum Manichaeum liber unus
- Contra Adversarium Legis et Prophetarum libri duo
- Contra Adimantum Manichaei discipulum liber unus
- Contra Faustum Manichaeum libri triginta tres
- Contra Epistolam Manichaei quam vocant Fundamenti liber unus
- De Genesi contra Manichaeos libri duo
- Leone I (Papa: 440-461) (EN) Sermone 24
- Caio Mario Vittorino Ad Justinum Manicheum - era un menicheo del Nord Africa, circa 380; testo di dubbia autenticità vedi
Nel 1650 viene ritrovato nella Biblioteca Ambrosiano di Milano di un dialogo tra Achelao, vescono di Kaskhar/Charchar (al-Wasit) e lo stesso Mani avvenuto nel 277 e registrato da Egemonio, scritto originalmente in greco o forse in siriaco, tra il 300 e il 350, ci è giunto solamente in una traduzione latina. La disputa altro non è che un espediente letterario, ma l'opera è sicuramente una fonte importante sul manicheismo[4].
- Egemonio (Hegemonius), Acta Archelai o Acta disputationis Archelai episcopi Mesopotamiae et Manetis haeresiarchae - pubblicazione critica del testo completo L.A.Zacagni 1698 -online o Anti Nicene Fathers 06
Il ritrovamento stimola la ricerca di altre fonti ed in particolare le numerose confutazioni antiche del Manicheismo, lista estesa di scrittori anti-manichei:
- Alessandro di Licopoli, De Palcitis Manichaeorum, egiziano, pagano, convertito al manicheismo e quindi all'ortodossia, edizione critica di Brinkmann Leipzig 1895 [5] o (LT, GR) MPG 018 0411 e (EN) fulltext
- Tito di Bostra - Arabia (vescovo 361-371) (EN Titus of Bostra), opere: Pitra (“Anacleta sacra) e Contra manicheos Giunti completi nella versione in siriaco. (La Garde Berlin 1859)
- Efrem il Siro (306-373) (EN Ephrain the Syrian) poema anti manicheo pubblicato in Kessler "Mani"
- Serapione di Thmuis (350) (EN Serapion of Thmuis), accreditato da San Girolamo di un eccellente opera contro i manichei, testo restaurato da Brinkmann Berlin 1895
- Epifanio di Salamina, monaco e vescovo di Besanduk, vicino a Eleutheropoli, in Judea, (n. dopo 310-403), Adversus Haeresis dedicato principalmente alla confutazione del manicheismo (circa 374) vedi
- Teodoreto di Cipro (458) (EN Theodoret of Cyrus) De haereticorum fabulis, (GR) MPG83
- Ditimo/Didymio il Cieco, vescovo di Alessandria (345-395) vedi; trattato in 18 capitoli contro i manichei.
- Paolo il Persiano (circa 529), Disputa con Fotino il manicheo
- Zacharias Retor o Zacharias Heirosolymitanus (circa 536) Sette tesi contro i manichei
- Ambrosiaster (370-380), entrambe i testi erano stati a lungo attribuiti a Agostino di Ippona, publicati da Souter A study of Ambrosiaster 1907:
- Commenti alle lettere di San Paolo MPL 017
- Ammonitio in Librum Quaestionum Veteris et Novi Testamenti MPL 025 2205
- Eracliano (circa 510), Contro i manichei libri 20,
- Giovanni Damasceno (750):
- Dialogo contro i manichei - de Heresibus
- Discussione di Giovanni ortodosso con i manichei
- Fozio (circa 891) Adversos manicheos, riguarda l'eresia dei Pauliciani chiamati Manichei in quanto Dualisti, vedi anche Manichei Medievali , testo in (LA,GR) MPG 102 0015-264
[modifica] Fonti persiane, armene e siriane
Utilizzate a partire dal XIX secolo:
- Muhammad al-Shahrastani (1086–1153) Kitab al–Milal wa al-Niha o il libro delle sette religiose e delle scuole filosofiche, nato in Kurasan/Persia
- Muhammad ibn Isahak Al Nadim( The Shining One), Firhist al'ulum o Compendio delle Scienze, pubblicato da Fluegel in Mani, Lipsia 1882 - En Nadin è uno storico persiano sciita del X secolo. vedi
- Muhammad ibn Ahamad Al Biruni, (973-1048) Cronologia delle genti orientali pubblicato da Sachau in India 1888, Londra - Al Biruni è uno storico persiano sciita vedi
- Theodore Bar Khoni Eskolio (o Memorie) pubblicato da Pognon in Inscriptions mandaites des coupes de Khouabir, Paris, 1898 - Bar Khoni è un vescovo nestoriano di Cascr in Siria del VI secolo - importante per le designazioni siriane delle figure cosmologiche manichee.
- (EN) Enzik of Koghb (o Yeznik Koghbatsi, Vescovo della Chiesa apostolica armena di Bagrevand, 442-450), Refutazione delle sette (EN): Tertullian.org
[modifica] Fonti da ricerche recenti
Risultati di ricerche archeologiche o di individuazioni fortunate, i principali sono:
- Testi di Turfan della Preußische Akademie der Wissenschaften di Berlino, pubblicati in vari testi il primo dei quali è Waldschmidt and Lentz Manichaeische Dogmatik aus chinesischen und iranischen Texten, 1933, Berlino - i testi comprendono: Libro di Enoch, nascita e missione del primo uomo, l' inno cosmologico, libro di preghiere e confessioni.
- Papiri di Medinat Mahai in Fayyum, appartenuti ad una biblioteca manichea, acquistati in Egitto da Carl Smidt, Chester Beaty e altri; contengono Kephalaia, le Lettere di Mani ai discepoli, Incontri sul Vangelo Vivente, testi storici e cronache dei seguaci, Inni, Omelie
- CMC, Cologne Mani-Codex, scritto in greco e ritrovato in Egitto nel 1969 - pubblicazione completa Koenen e C.Roemer 1985.
- Qumram (Palestina 1947) e Nag Hammadi (Egitto 1945), papiri gnostici, tra i quali testi probabilmente noti a Mani come le Apocalissi attribuite a Adamo, Seth, Enoch e il Vangelo di Tommaso.
Sono stati ritrovati inoltre testi manichei scritti in turco, persiano, partico e sogdiano
[modifica] Mazdakismo
Il filosofo Mazdak, di origine iraniana, seguace del Manicheismo, darà poi origine a quel movimento politico religioso che sorgerà in Persia intorno al 500 chiamato Mazdakismo. Questi vedeva la fede come un anelito alla fratellanza ed all'amore, che doveva portare anche alla comunione dei beni in maniera equa. Questa visione si scontrò presto con la società sassanide aristocratica, che forzò il re affinché rinunciasse a favorire questa religione, a tal punto che questi arrivò a far uccidere a tradimento Mazdak e tutti i suoi fedeli.
[modifica] Influenza odierna
Il valore che questa religione ha assunto, nonostante tutto, nel pensiero umano è grande, tanto che ancora oggi si sente parlare spesso di "manicheo"; infatti la forte risposta che il Manicheismo dà all'interrogativo arduo dell'origine del male e dell'esistenza di un altro principio coeterno a quello divino ma malvagio ha segnato la nostra cultura, con questa forte ricerca di spiritualità, che poi ha dato i suoi frutti nel pensiero medioevale, a scapito della materialità.
Inoltre, anche l'idea della dicotomia Bene-Male è profondamente connaturata nel nostro pensiero, tanto da essere considerata ostacolo per molte riflessioni, dal momento che la cultura occidentale non è stata salda come quella orientale a fondere questi due principi (Yin e Yang) in un'unità che non separata, ma si è concentrata nell'esaltare e prediligere il principio positivo del divino e quindi, ad esempio, dell'anima a scapito del corpo. In tal senso, malgrado si sia perso l'aspetto soteriologico e molti dei caratteri eclettici derivati da religioni orientali e medio-orientali come Buddismo e Zoroastrismo, un germe del pensiero manicheo è rimasto nel pensiero occidentale moderno.
[modifica] Note
- ^ il testo seguente è una sintesi da Lieu, Manicheaism in Late Roman Empire... Capitolo 2
- ^ La sigla (MP) sta per Medio persiano, la lingua usata dai sassanidi
- ^ lingua Siriaca si indica invece l' Aramanico di Babilonia, la lingua più utilizzata da Mani
- ^ Enciclopedia Cattolica, 1911
- ^ vedi anche Haardt
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti secondarie storiche
- (LT) Thomas Hyde Veterum Persarum et Parthorum ed Medorum religionis historia, 1700 - Imperial Organization for Social Services, 1976
- (FR) Isaac de Beausobre Historie critique de Manichee e du Manicheism, 1734, Amsterdam - Prete (1659 Niort, 1738 Berlin) protestante francese esiliato da Luigi XIV
- (LT) Abbè Foucher, vari saggi di comparazione tra Manicheismo, Cristianesimo e Zoroastrismo, Vaticano 1771
- (DE) F.C. Baur Das manicheaische Religionssystem nach den Quellen neu untersucht und entwickeit, 1831
[modifica] Fonti secondarie recenti
- (FR) H.C.Puech Le Manicheism, son fondateur, sa doctrine, Parigi 1949
- (DE) O.Klima Manis Zeit und Leben'.' Praga 1963
- (EN) G.Widengren Mani and Manicheaism, Weidenfeld and Nicolson, New York 1965
- (EN) R. Haardt Gnosis, Character and Testimony Brill Archive – estratti da scritti gnostici e manichei - ISBN 9004069739, 9789004069732 Consultazione parziale
- (EN) S.N.C Lieu Manicheaism in later Roman Empire and Medieval China, Mohr Siebeck ed-, 1992 Manchester ISBN 3161458206, 9783161458200 Consultazione parziale
- (EN) NG S.N.C Lieu Manicheaism in Mesopotamia and the Roman East Brill, 1994 ISBN 9004097422, 9789004097421
- (EN) S.N.C Lieu Manicheaism in Central Asia and China, BRILL, 1998 Leiden 1998 ISBN 9004104054, 9789004104051 Consultazione parziale
- (EN) I. Gardner, S.N. C. Lieu, Manichaean Texts from the Roman Empire, Cambridge University Press, 2004 Consultazione parziale ISBN 0521568226, 9780521568227
- (EN) J.D. BeDuhn The manichaean Body in Discipline and Ritual, London 2000, ISBN 0-8018-7107-7 Consultazione parziale
- (EN) R.C. Foltz, Religions of the Silk Road: Overland Trade and Cultural Exchange from Antiquity to the Fifteenth Century, Palgrave Macmillan ed., 2000, ISBN 0312233388, 9780312233389
- (EN) A. Welburn, Mani, the Angel and the Column of Glory, Floris, 1998, ISBN 0863152740, 9780863152740
- (DE) A. Adam, Texte zum Manichäismus (Kleine Texte für Vorlesungen und šbungen 175), Berlino 1969;
- (FR) F. Decret, Mani et la tradition manichéenne (Maïtres spirituels 40), Paris 1974;
- (FR) A. Böhlig, Die Gnosis. Terzo Volume Der Manichäismus Zürich-München 1980 ISBN 9783491691469
- (FR) M. Tardieu, Etudes manichennes. in Bibliographie critique 1977-1986, Abstacta Iranica vol. hors serie 4, Tehran and Paris, 1988.
- (IT) K. Rudolph, Il Manicheismo in G. Castellani (a cura di), Storia delle religioni, vol IV, Torino, UTET 1971, pp. 773–797;
- (IT) M. Tardieu, Il Manicheismo, Cosenza, Giordano Editore, 1998, ISBN 9788886919005
- (IT) L. Cirillo,Concordanze del Codex Manichaicus Coloniensis , 2001, ISBN 978881040397
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Schaff- Herzog (m.1893) Enciclopedia della Conoscenza Religiosa: CCEL: Manicheaism
- (EN) Enciclopedia Cattolica 1911: NewAdvent: Manicheaism
- (EN) Cristian Classic Ethereal Library; Early Church Fathers
- (EN) I.J.S. Taraporewala: Introduzione al Manicheismo Manichaeism Iran Chamber
- (EN) Sam Lieu dal Corpus Fontium Manichearum: Scritti Manichei e Nestoriani in Cina
- (EN) Testi Gnostici e Manichei The Gnostic Society Library
- (EN) Prods Oktor Skjærvø An introduction to Manichaeism: Skjærvø
- (EN) W. B. Henning frammenti del Libro dei Giganti: Henning
- (EN) Fotografie del "Kolner Mani Codex": CMC
- (DE) Archivio Digitale di Turfan e testi - Berlin Branderburghiche Academie: Turfan
- (EN) Progetto Dunhuang

