Libro di Enoch

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P. Chester Beatty XII, risalente al IV secolo, con il testo del Libro di Enoch

Il Libro di Enoch è un testo apocrifo di origine giudaica la cui redazione definitiva risale al I secolo a.C. Ci è pervenuto integralmente in una versione in lingua ge'ez (antica lingua dell'Etiopia), donde il nome Enoch etiope. Al patriarca antidiluviano Enoch, secondo la Genesi bisnonno di Noè, la tradizione ebraico-cristiana ha riferito 3 distinti testi, nessuno dei quali accolti negli attuali canoni biblici ebraico o cristiano (fa eccezione 1 Enoch, accolto nella Bibbia della Chiesa Copta):

  • 1 Enoch o Enoch etiope, solitamente indicato come Libro di Enoch, descritto nella presente voce;
  • 2 Enoch o Enoch slavo o Apocalisse di Enoch o Segreti di Enoch;
  • 3 Enoch o Apocalisse ebraica di Enoch.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Antico Testamento
Cristianesimo, Cattolico, Ortodosso, Protestante

Ebraismo (Torah-Tanakh-Talmud-Midrashim-
Chumash
-Qabbalah-Mussar)

Pentateuco:

Profeti anteriori o Libri storici:

Profeti posteriori - Profeti maggiori:

Profeti posteriori - Profeti minori:

Scritti:

Meghillot:

Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
canonici per cattolici e ortodossi,
apocrifi per protestanti)
Ortodosso
Copto
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella

Descrivere la genesi storica del Libro di Enoch è abbastanza complicato. Gli studiosi sono attualmente sostanzialmente concordi[1] nel vedere in esso il frutto di una rielaborazione conclusiva armonizzante a partire da 5 testi precedenti autonomi. Il numero 5 va probabilmente accostato ai componenti della Torah, col proposito del redattore finale di ricreare idealmente un nuovo pentateuco: per tale motivo si parla talvolta del Libro di Enoch come del Pentateuco di Enoch. Sebbene in passato vi siano state vivaci discussioni tra gli studiosi, grazie ai ritrovamenti di Qumran attualmente si può stabilire con certezza che la lingua originaria dei 5 testi autonomi era l'aramaico.

La prima sezione, indicata come Libro dei Vigilanti (cc. 1-36), è datata a inizio-metà del II secolo a.C., in concomitanza alla rivolta in Giudea dei fratelli Maccabei contro l'occupazione ellenista. La sottosezione costituita dai cc. 6-11, nella quale non è citato Enoch, rappresenta un nucleo precedente al resto della sezione che ne ha catalizzato lo sviluppo. Va probabilmente datata al III secolo a.C., anche se G. W. Nickelsburg propone il IV secolo a.C., e J. Milik la ipotizza addirittura precedente alla formazione della Genesi (V-VI secolo a.C.).

La seconda sezione, il Libro delle Parabole (cc. 37-71), secondo la maggior parte degli studiosi è stata composta nel I secolo a.C. (James Charlesworth si spinge fino al I secolo d.C.). Tuttavia lo studioso cattolico polacco Józef Milik nel 1976 ha ipotizzato che il Libro dei Giganti, testo apocrifo rinvenuto tra i manoscritti non biblici di Qumran (1Q23–4; 2Q26; 4Q203; 530–33; 6Q8), facesse in un primo tempo parte del Libro di Enoch appunto come seconda sezione. In seguito l'attuale Libro delle Parabole, che Milik ipotizza composto nel II-III secolo d.C.,[2] avrebbe rimpiazzato il Libro dei Giganti. Il movente principale dell'ipotesi è nei riferimenti al Figlio dell'uomo presenti nel Libro delle Parabole, titolo di origine giudaica (v. in particolare il Libro di Daniele c.7) ma che a partire dal Nuovo Testamento è stato dalla tradizione cristiana attribuito a Gesù. Questo spiegherebbe inoltre l'anomala assenza del Libro delle Parabole tra i manoscritti di Qumran. L'ipotesi però non ha trovato largo consenso tra gli altri studiosi.[3]

La terza sezione è il Libro dell'Astronomia o Libro dei Luminari Celesti (cc. 72-82), probabilmente di inizio II secolo a.C. Leonhard Rost posticipa la data della sezione a fine II secolo a.C., mentre J. Milik l'anticipa a fine III-inizio II secolo a.C.

La quarta sezione, il Libro dei Sogni (cc. 83-90), è probabilmente coevo alla rivolta maccabaica (metà II secolo a.C.). La sottosezione chiamata Apocalisse degli Animali (cc. 85-90) è da Leonhard Rost datata a fine II-inizio I secolo a.C., mentre James C. VanderKam ipotizza per essa l'inizio del II secolo a.C.

La quinta sezione, la Lettera di Enoch (cc. 91-104), risale probabilmente alla prima metà del I secolo a.C. La sottosezione chiamata Apocalisse delle Settimane, testimoniata come integra a Qumran (4Q212) ma spezzata nella redazione definitiva in 93,1-10; 91,11-17, è datata a inizio II secolo a.C.

La sezione conclusiva (cc. 105-108) viene talvolta indicata come Apocalisse di Noè. Compare nelle versioni copte ma non greche. Ne è stato ritrovato un frammento aramaico a Qumran (4Q204).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In definitiva le 5 sezioni del Libro di Enoch in aramaico erano presenti in Palestina nella prima metà del I secolo a.C. Attualmente non è possibile stabilire se costituivano già un'opera unitaria come ci è pervenuta. Di questo periodo ci sono pervenuti anche frammenti di traduzioni in greco ed ebraico da ritrovamenti di Qumran (v. dopo).

La traduzione greca è anteriore alla Lettera di Giuda, che la cita (v. paragrafo canonicità), e dunque va datata attorno alla metà del I secolo d.C. Vi è sostanziale accordo tra gli studiosi occidentali nel ritenere che a partire dalla traduzione greca fu successivamente realizzata la versione ge'ez, nel V-VI secolo.

Radicalmente diversa è la posizione degli studiosi ed ecclesiastici copti, che ritengono la versione etiopica quella originale. Inoltre, data l'antichità del personaggio antidiluviano di Enoch, il libro rappresenterebbe il primo e più antico testo scritto da uomini. Inutile precisare che agli occhi della moderna critica storico-filologica questa posizione, oltre che falsa, appare anche un po' ingenua.

Canonicità e fortuna[modifica | modifica wikitesto]

Quanto alla tradizione ebraica, il Libro di Enoch venne definito come apocrifo, cioè non accolto tra i libri biblici, durante il cosiddetto concilio di Jamnia (fine I secolo d.C.), che stabilì definitivamente quali dei testi giudaici fossero da considerarsi canonici e quali non canonici. Lo scrittore cristiano Tertulliano sosteneva che il motivo di tale rigetto fosse da cercare nella fortuna che il testo avrà nella tradizione cristiana.[4] È tuttavia più facile pensare che il rigetto ebraico fosse motivato dagli altri fattori che determinarono l'esclusione di altri testi giudaici, come il non essere scritto in ebraico e la non antichità della data di composizione.

Quanto alla tradizione giudeo-cristiana, Enoch è citato esplicitamente nella Lettera di Giuda:

« Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo, dicendo: «Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di angeli per far il giudizio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di lui »   (Giuda 14-15)
  • 1 Enoch 60:8 "Enoch, settimo dopo Adamo"
  • 1 Enoch 1:9 "Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di angeli per far il giudizio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di lui"

Che è stesso un ampliamento delle parole di Mosè:

  • Deuteronomio 33:2 Disse adunque: Il Signore venne di Sinai, E apparve loro di Seir; Egli risplendè dal monte di Paran, E venne dalle decine delle migliaia de’ santi, Avendo dalla sua destra il fuoco della Legge, per darla loro.

La citazione esplicita di Enoch all'interno di un testo biblico ha poi spronato alcuni autori successivi a citarlo o a rifersi implicitamente ad esso: Lettera di Barnaba (14,6); Giustino martire (Apologia 2,5); Taziano (Oratio adversus Graecos 8;20); Atenagora di Atene (Legatio pro christianis 24;25); Ireneo (Adversus haereses 1,15,6; 4,16,2; 4,36,4; 5,28,2); Tertulliano (Apologia 22; De Cultu foeminarum 1,2; 2,10; De idolatria 4,9; De virginibus velandis 7); Clemente di Alessandria (Eclogae propheticace 3,456;474; Stromata 3,9); Origene (Contra Celsum 5,52-54; In Ioannem 6,25; In numeros humilia 28,2; De principiis 1,3,3; 4,35); Atti di Perpetua e Felicita (7; 12); Commodiano (Instructiones 1,3); Cipriano (De abitu virginum 14); Pseudocipriano (Ad Novatianum 3); Ippolito (Oratio adversus Graecos 1,393); Lattanzio (Istitutiones 2,14; 4,27; 5,18; 7,7-26); Cassiano (Collatio 8,21).

Il Libro di Enoch tuttavia non venne in definitiva accolto nel canone cristiano (a eccezione della Chiesa Copta), che fu definito solo all'inizio del IV secolo. Per i testi dell'Antico Testamento, il criterio canonico cristiano fu fondamentalmente quello di accogliere i testi presenti nella Settanta, la traduzione greca dell'AT di origine giudaica e usata nella tradizione cristiana già a partire dalla composizione del Nuovo Testamento (I secolo d.C.). Il Libro di Enoch non compare appunto nella Settanta.

Riscoperta[modifica | modifica wikitesto]

Al pari di molti altri testi apocrifi, la non accoglienza del Libro di Enoch nel canone ebraico e cristiano ne causò un lento e progressivo abbandono: la copiatura amanuense dei testi sacri era particolarmente costosa (per ogni pagina di pergamena serviva la pelle di una pecora), e veniva ovviamente dedicata ai testi che venivano usati per studio o preghiera. Non si deve pertanto pensare a una caccia o persecuzione ai testi apocrifi. L'ultimo accenno al Libro di Enoch risale al IX secolo, dopo il quale non ne restavano che citazioni frammentarie contenute nei testi patristici.

A inizio Seicento lo studioso francese Nicolas-Claude Fabri de Peiresc disse di essere in possesso di un testo in lingua ge'ez (l'antica lingua etiope), corrispondente al perduto Libro di Enoch. Esaminato dall'orientalista Hiob Ludolf, in realtà risultò essere nient'altro che un trattato dal titolo Misteri del Cielo e della Terra di un certo Abba Bahaila Michael che non aveva niente a che fare col testo apocrifo.[5]

La vera riscoperta del Libro di Enoch avvenne a fine XVIII secolo. Nel 1773, al suo ritorno da un viaggio in Abissinia (attuale Etiopia), il viaggiatore scozzese James Bruce portò con sé in Europa 3 copie di un libro scritto in lingua ge'ez. Una copia fu venduta alla Biblioteca Bodleiana dell'Università di Oxford, un'altra alla Regale Libreria di Francia (attuale Bibliothèque Nationale de France), mentre la terza copia fu conservata dallo stesso Bruce.

Non ci si rese conto del vero valore del testo fino a che non venne studiato dall'orientalista francese Silvestre de Sacy (maestro tra l'altro di Champollion) che ne pubblicò nel 1800 una parziale (cc. 1;2;5-16;22;32) traduzione in latino.[6]

Nel 1821 l'ecclesiastico ebraista inglese Richard Laurence pubblicò una traduzione in inglese completa del manoscritto Bodleian, titolata Il libro di Enoch, il profeta: un'opera apocrifa ritenuta perduta per anni, ma riscoperta alla fine dell'ultimo secolo in Abissinia, ora tradotta per la prima volta da un manoscritto etiopico della Bodleian Library.[7] Ne curò altre riedizioni nel 1833 e 1838. L'orientalista tedesco August Dillmann criticò severamente il lavoro di Laurence, giudicandolo inaffidabile.

Nel 1833 l'orientalista tedesco Andreas Gottlieb Hoffmann pubblicò una traduzione in tedesco titolata Il libro di Enoch in traduzione integrale, con commento, introduzione e note.[8] Il lavoro però si basava in parte su quello di Laurence, accogliendone alcuni errori. Altri lavori, considerati anch'essi di scarsa qualità, vennero pubblicati dall'ecclesiastico inglese Edward Murray nel 1836[9] e dallo studioso tedesco August Friedrich Gfrörer nel 1840.[10]

La prima edizione affidabile del testo apparve nel 1851 a cura dell'orientalista tedesco August Dillmann, titolata Libro di Enoch, edizione fedele dei cinque codici, con varianti di lettura,[11] alla quale seguì nel 1853 una traduzione tedesca.[12]

In ambito anglosassone fondamentale è stata l'edizione del 1912 pubblicata da Richard H. Charles. Questa edizione critica e il resto del lavoro dello studioso sul Libro di Enoch rappresentano una pietra miliare per lo studio del testo.

Tradizione manoscritta[modifica | modifica wikitesto]

Aramaico[modifica | modifica wikitesto]

Sono in aramaico i testimoni più antichi del Libro di Enoch, 11 frammenti ritrovati nel 1948 tra i manoscritti di Qumran, nella grotta 4:

  • 4Q201 = 4QEnoch a ar, Enoch 2,1-5,6; 6,4-8,1; 8,3-9,3.6-8;
  • 4Q202 = 4QEnoch b ar, Enoch 5,9-6,4; 6,7-8,1; 8,2-9,4; 10,8-12; 14,4-6;
  • 4Q204 = 4QEnoch c ar, Enoch 1,9-5,1; 6,7; 10,13-19; 12,3; 13,6-14,16; 30,1-32,1; 35,?; 36,1-4; 106,13-107,2;
  • 4Q205 = 4QEnoch d ar; Enoch 89,29-31; 89,43-44;
  • 4Q206 = 4QEnoch e ar; Enoch 22,3-7; 28,3-29,2; 31,2-32,3; 88,3; 89,1-6; 89,26-30; 89,31-37
  • 4Q207 = 4QEnoch f ar;
  • 4Q208 = 4QEnastr a ar;
  • 4Q209 = 4QEnastr b ar; Enoch 79,3-5; 78,17; 79,2 + ampi frammenti che non trovano riscontro nel testo etiopico;
  • 4Q210 = 4QEnastr c ar; Enoch 76,3-10; 76,13-77,4; 78,6-8;
  • 4Q211 = 4QEnastr d ar; ampi frammenti che non trovano riscontro nel testo etiopico;
  • 4Q212 = 4QEn g ar; 91,10?; 91,18-19; 92,1-2; 93,2-4; 93,9-10; 91,11-17; 93,11-93,1.

Sempre a Qumran (grotta 1) ne sono stati trovati 3 frammenti in ebraico (Enoch 8,4-9,4; 106), di trascurabile importanza.

Greco[modifica | modifica wikitesto]

L'opera Chronographia Universalis dello storico bizantino Giorgio Sincello (VIII-IX secolo), che citava alcuni passi del Libro di Enoch, ha permesso per la conservazione di limitati frammenti di testo greco (6,1-9,4; 15,8-16,1), fino al ritrovamento di Bruce nel 1773. Particolarmente preziosa è stata la scoperta a fine Ottocento presso Akhmim (l'antica Panapoli), in Egitto, di una versione greca dei cc. 1-32, seppure lacunosa e non esente da errori, attualmente catalogata come manoscritto 10759 del Cairo (o manoscritto di Gizeh o Codex Panopolitanus). Altri esigui frammenti greci:

  • Ms. Vat. gr. 1809, Enoch 89,42-49;
  • P. Oxy. 2069 = Frammento Apocalittico, Enoch 77,7-78,1; 78,1-3; 78,8; 85,10-86,2;
  • papiro del IV secolo Michigan-Chester Beatty, Enoch 97,6-107,3

Inoltre in alcune grotte di Qumran sono stati ritrovati frammenti in greco.

Etiope[modifica | modifica wikitesto]

In lingua ge'ez progenitrice della lingua etiope (l'amarico) sono scritti i testimoni usati come riferimento principale del testo, più per la loro integrità che accuratezza. Già Richard H. Charles, nell'edizione critica del 1906 (1912) ha suddiviso i manoscritti etiopi in due grandi famiglie:

Famiglia α: più antica e più simile alle versioni greche:

  • A - ms. orient. 485 del British Museum, XVI secolo, con Giubilei;
  • B - ms. orient. 491 del British Museum, XVIII secolo, con altri scritti biblici;
  • C - ms. di Berlino orient. Petermann II Nachtrag 29, XVI secolo;
  • D - ms. abbadiano 35, fine del XVII secolo, con altri scritti biblici;
  • E - ms. abbadiano 55, XV-XVI secolo, con altri scritti biblici;
  • F - ms. 9 del Lago Tana, XV secolo, con altri scritti biblici.

Famiglia β: più recente e con testo apparentemente riveduto:

  • G - ms. 23 della John Rylands University Library di Manchester, XVIII secolo, con altri scritti;
  • H - ms. orient. 531 della Bodleian Library di Oxford, XVIII secolo;
  • I - ms. Brace 74 della Bodleian Library di Oxford, xvni sec.: con altri scritti biblici;
  • J - ms. orient. 8822 del British Museum, XVIII secolo, con altri scritti biblici;
  • K - ms. di proprietà di E. Ullendorff di Londra, inizio XVIII secolo;
  • L - ms. abbadiano 99, XIX secolo;
  • M - ms. orient. 492 del British Museum, XVIII secolo, con altri scritti biblici;
  • N - ms. etiopico 30 di Monaco di Baviera, XVIII secolo;
  • O - ms. orient. 484 del British Museum, XVIII secolo, con altri scritti biblici;
  • P - ms. etiopico 71 del Vaticano, XVIII secolo;
  • Q - ms. orient. 486 del British Museum, XVIII secolo, mancante dei cc. 1-60,13a, con altri scritti biblici.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il testo è composto da 150 capitoli raggruppati in 5 sezioni. A grandi linee, il contenuto del testo ruota attorno alla caduta dei "vigilanti", cioè alcuni angeli che generarono i Nefilim o "giganti" (v. l'enigmatico racconto di Gen6,1-4). Il libro contiene anche una descrizione dei movimenti dei corpi celesti, in tipico stile apocalittico.

Libro dei Vigilanti (cc. 1-36)[modifica | modifica wikitesto]

I primi 5 cc. sono un'introduzione redazionale all'intero Libro di Enoch. Nei cc. 6-11 non è nominato Enoch. Si tratta verosimilmente di una delle parti più antiche dell'intero testo.

1-5. Introduzione redazionale all'opera
  • 1. L'incipit anonimo è in terza persona, per poi passare dopo poche righe e fino al c.5 al resoconto in prima persona di Enoch, che parla con Dio ("il Santo e Grande"). Dio verrà sul monte Sinai con 10000 santi (angeli fedeli) e giudicherà gli angeli vigilanti e l'umanità. Ci sarà pace e prosperità per i giusti.
  • 2-5. Enoch descrive l'armonia del cosmo attuale: stelle, stagioni, alberi, fiumi. Maledizione di Dio per gli empi che turbano tale armonia.
6-8. Libro dei Vigilanti Ia
9-11. Libro dei Vigilanti Ib
  • 9. Michele, Gabriele, Raffaele (o Suriele), Uriele notano dal cielo la situazione e si rivolgono a Dio.
  • 10. Dio invia Uriele al figlio di Lamech (Noè) per annunciargli il diluvio universale che cancellerà il male degli uomini. Dio ordina a Raffaele di legare Azazel e di imprigionarlo nella tenebra e sotto terra fino al giorno del giudizio, per la colpa commessa dagli angeli vigilanti (prima comparsa del termine). Dio ordina a Gabriele di far annientare l'un l'altro i giganti. Dio ordina a Michele di legare Semeyaza e gli altri angeli vigilanti e di imprigionarli sotto terra per 70 generazioni, fino al giorno del giudizio.
  • 11. Dio annuncia la futura benedizione del mondo purificato dal male.
12-36. Libro dei Vigilanti II
(alterna la descrizione in terza persona a quella in prima persona di Enoch)
  • 12. Enoch sparì (fu rapito in cielo) prima di tutto ciò (v. Gen5,24). Riceve (in cielo) la visita di 2 angeli vigilanti (non decaduti) che gli dicono di recarsi presso gli angeli vigilanti che hanno abbandonato il cielo per annunciare loro il castigo divino.
  • 13. Enoch passa sulla terra e annuncia ad Azazel la condanna. I vigilanti condannati gli chiedono di intercedere per loro presso Dio, che in sogno-visione gli ribadisce la condanna.
  • 14. Enoch descrive ai vigilanti la visione: sale in cielo in una casa meravigliosa dove incontra Dio (la Grande Gloria).
  • 15-16. Nella visione Dio ribadisce ad Enoch la condanna degli angeli vigilanti che han lasciato il cielo e degli empi.
  • 17-18. (Primo) viaggio di Enoch portato (da Dio, da alcuni vigilanti decaduti, da Uriele?) in vari luoghi (fantasiosi) in terra e sottoterra.
  • 19. Uriele mostra ad Enoch da una spaccatura del terreno il luogo sotterraneo dove stanno gli angeli decaduti fino al giorno del giudizio.
  • 20. I santi angeli che vigilavano (su quel luogo): Uriele; Raffaele; Raguele; Michele; Sarcaele; Gabriele; Remiele.
  • 21. (Secondo) viaggio con Uriele nella località deserta dominata dal fuoco, prigione degli angeli (decaduti). Vede 7 stelle legate.
  • 22. (Terzo) viaggio con Raffaele a ovest che gli mostra un luogo profondo e tenebroso in una montagna. Raffaele gli dice che è il luogo per le anime dei morti fino al grande giudizio. Anime dei giusti separate dalle anime dei peccatori.
  • 23. (Quarto) viaggio con Raguele a ovest dove vede un fuoco ardente che è tutte le luci del cielo (?).
  • 24-25. (Quinto) viaggio con Michele, vede 7 montagne preziose e un albero, dai cui frutti sarà data agli eletti la vita nel grande giudizio.
  • 26-27. (Sesto) viaggio con Uriele al centro della terra dove vede montagne, burroni, torrenti, una valle maledetta, luogo del futuro giudizio.
  • 28. (Settimo) viaggio a est dove vede una foresta.
  • 29-32. (Ottavo) viaggio con Raffaele dove vede alberi di profumo, burroni, ruscelli, monti, l'albero della conoscenza (Gen3,1-7).
  • 33. (Nono) viaggio con Uriele ai confini della terra dove vede vari animali.
  • 34. (Decimo) viaggio a nord ai confini della terra.
  • 35. (Undicesimo) viaggio a ovest ai confini della terra.
  • 36. (Dodicesimo) viaggio a sud ai confini della terra.

Libro delle Parabole o Parabole di Enoch (cc. 37-71)[modifica | modifica wikitesto]

Questa sezione si collega alla precedente tramite il tema del giudizio finale, ma mentre nel Libro dei Vigilanti questo riguarda gli angeli decaduti, nel Libro delle Parabole riguarda gli empi e i "re della terra".

37. Introduzione alle 3 parabole.
38-44. Prima parabola
  • 38-39. Giudizio futuro, punizione degli empi e dei "re potenti", premio dei giusti che saranno con gli angeli.
  • 40. Visione di Dio (la Gloria del Signore), 4 persone al suo cospetto: Michele, Raffaele; Gabriele; Fanuele
  • 41-44. Visione delle cose segrete del cielo: origine di fulmini (dalle stelle), venti, sole e luna, sede della giustizia e della iniquità.
45-57. Seconda parabola
  • 45. Giorno del giudizio. Nuovo cielo e nuova terra per i soli giusti eletti.
  • 46-47. Il "Capo dei Giorni" (Dio) e il Figlio dell'Uomo (il Messia, Gesù nella tradizione cristiana), punitore dei re e dei potenti. Preghiera dei giusti perseguitati.
  • 48-52. La fonte della giustizia (tema esseno), punizione dei re e dei potenti, l'Eletto. Glorificazione dei giusti, risurrezione dei giusti già morti. Vanità delle ricchezze terrene nel giudizio.
  • 53-57. Profondo burrone e fornace di fuoco ardente (inferno), sede del castigo di Satana, dei re e dei potenti, di Azazel e dei suoi seguaci.
58-71. Terza parabola
  • 58. Pace e benedizione dei giusti.
  • 59. Luci e fulmini.
  • 60. Terremoto del cielo, Michele invita (Enoch?) alla calma. 2 bestie marine, Leviatan e Behemot
  • 61-64. Gli angeli con le corde da misura per il giudizio. Giudizio e castigo stabilito dall'Eletto verso i re e i potenti, vana loro richiesta di misericordia. Giudizio degli angeli decaduti.
  • 66. Noè (racconta in prima persona) vede la corruzione degli uomini e si reca ai confini della terra per parlare col suo avo Enoch, che gli annuncia la morte degli empi (col diluvio) e la sua sopravvivenza, mostrandogli gli angeli pronti a liberare le acque.
  • 67. Dio si rivolge a Noè ribandendo il messaggio di Enoch.
  • 68. Dolore di Michele e Raffaele per l'imminente castigo.
  • 69. Lista di angeli colpevoli:[14] Semeyaza; Arstiqifa; Armen; Kakabaele; Turiele; Rumeyal; Daniele; Nuqaiele; Baraqel; Azazel; Arnens; Batareyal; Basasael; Ananel; Tureyal; Simapisiel; Yetarel; Tumael; Tariel; Rumael; Izezeel. Altri capiangelo: Yequn; Asbel; Gadriel (fece errare Eva); Penemu; Kasdeya.
  • 70. Enoch (racconta in prima persona) innalzato in cielo.
  • 71. Nuova visione di Enoch del cielo, degli angeli, del cosmo.

Libro dell'Astronomia o Libro dei Luminari Celesti (cc. 72-82)[modifica | modifica wikitesto]

Le nozioni astronomiche e il calendario descritto in questa sezione coincidono con le nozioni esposte nel Libro dei Giubilei e con quelle in uso presso gli esseni.

  • 72. Uriele mostra (a Enoch) l'ordine perfetto del cosmo. Il sole.
  • 73. La luna e le sue fasi.
  • 74. Anno lunare.
  • 75. Il cielo.
  • 76. I 12 venti.
  • 77. 7 montagne, 7 fiumi, 7 isole.
  • 78. Ancora il sole e la luna.
  • 79. Enoch riassume al figlio Matusalemme le nozioni astronomiche prima esposte.
  • 80-82. Uriele a Enoch mostra il turbamento dell'armonia del cosmo causato dalle azioni dei peccatori. Gli concede di tornare sulla terra un anno per illustrare al figlio Matusalemme quanto ha appreso.

Libro dei Sogni (cc. 83-90)[modifica | modifica wikitesto]

83-84. Primo sogno-visione
  • 83. Enoch racconta a Matusalemme di aver visto in sogno la terra sommersa e una grande distruzione.
  • 84. Preghiera di Enoch a Dio.
85-90. Secondo sogno-visione
(o Apocalisse degli animali)
Ripercorre allegoricamente la storia dell'umanità. Per questa sottosezione è stata ipotizzata da diversi studiosi una datazione successiva ai capitoli immediatamente precedenti. È evidente il legame con le visioni presenti nel biblico Libro di Daniele.
  • 85. Enoch racconta a Matusalemme di aver visto in un altro sogno. Visione di bovini al pascolo (corrispondenti ai primi uomini).
  • 86. Una stella cade dal cielo (Semayaza) tra i bovini, seguita da altre stelle (angeli decaduti), e montano le giovenche, generando elefanti, cammelli e asini. Corruzione degli uomini.
  • 87. Scendono sulla terra 4 uomini bianchi (arcangeli).
  • 88. Legano le stelle e le gettano nell'abisso. Elefanti, cammelli e asini combattono a vicenda.
  • 89. Un bue bianco (Noè) costruisce una grande arca con altri 3 buoi. L'acqua uccide gli altri buoi e animali. I buoi rigenerano gli animali tra cui 12 pecore (i figli di Giacobbe). Le pecore tra le iene (in Egitto) che cercano di ucciderle. Una pecora (Mosè) libera le altre pecore dalle iene (Esodo). Le altre pecore sbagliano strada (adorazione del vitello d'oro), ma la pecora costruisce la casa del Signore e ve le conduce. La pecora si addormenta e le pecore passano un corso d'acqua (il Giordano), entrando in una terra benedetta (la Palestina). Qui sono attaccate da cani (Filistei), volpi (Ammoniti), porci (Idumei), cinghiali (Amaleciti). Un caprone (Saul) difende le pecore ma poi le percuote. Un secondo caprone (Davide), poi un terzo (Salomone), che costruisce una torre alta (il tempio di Gerusalemme). Poi le pecore si sviano e il Signore suscita moltre pecore (profeti) per guidarle, ma spesso sono attaccate dalle altre pecore. Il Signore abbandona le pecore alle altre bestie (conquista assira del Regno di Israele nel 721 a.C.), poi suscita 70 pastori (i re di Giuda). Corruzione dei pastori e attacco dei leoni (Babilonesi) e delle tigri (Persiani), che distruggono la torre (587 a.C.). Ritorno delle pecore (539 a.C.) e ricostruzione della torre.
  • 90. Uccelli rapaci divorano le pecore (persecuzioni elleniste). Nascono agnellini bianchi (i Maccabei), a uno dei quali spunta un gran corno (Giuda Maccabeo), e lotta coi rapaci (regni ellenisti di Siria ed Egitto). Un uomo (l'arcangelo Michele) aiuta il caprone col corno, e le pecore fanno fuggire gli animali e i rapaci. Il Signore delle pecore poi (nel giorno del giudizio) giudica i pastori, facendoli gettare in un luogo profondo e pieno di fuoco (inferno), e giudica le stelle (angeli decaduti). Il Signore delle pecore fa una casa nuova (nuova Gerusalemme). vi accorrono le pecore perite (risurrezione dei giusti), tutti gli altri animali, tutti gli uccelli del cielo. Nasce un bue bianco dalle grandi corna (il Messia). Risveglio di Enoch.

Lettera di Enoch (cc. 91-104)[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni etiopiche pervenuteci l'ordine di alcuni passi dei cc. 91-93 è verosimilmente diverso da quello originale aramaico e/o greco. In particolare la sottosezione chiamata Apocalisse delle Settimane, testimoniata come integra tra i manoscritti di Qumran (4Q212), appare spezzata nella redazione definitiva in 93,1-10; 91,12-17. Di seguito viene presentato il probabile ordine originale.[15]

  • 92. Introduzione al libro che è stato scritto da Enoch.
  • 91,1-11;18-19. Enoch al figlio Matusalemme: ci sarà un castigo per i peccatori, esortazione alla giustizia.
  • 93,1-10. Io Enoch, settimo (dopo Adamo), generato nella prima settimana. Breve descrizione allegorica della storia di Israele suddivisa in 7 settimane.
  • 91,12-17. Ottava settimana, giustizia sui peccatori; nona, giustizia su tutta la terra; decima, giudizio sugli angeli vigilanti. Nuovo cielo senza più peccato.
  • 93,11-14. Piccolezza dell'uomo e grandezza di Dio.
  • 94-99. Esortazione alla giustizia. Guai a voi, peccatori. Guai a voi, ricchi...
  • 100-104. Autodistruzione degli empi e condanna degli angeli decaduti. Sottomissione a Dio del creato. Risurrezione dei giusti.
  • 104a=105. Il Signore e suo figlio (il Messia) si uniranno ai giusti.

Conclusione (cc. 106-108)[modifica | modifica wikitesto]

I cc. 106-108 sono narrati in prima persona da Enoch. Sono solitamente indicati Apocalisse di Noè.

  • 106-107. Enoch racconta la nascita di Noè. Annuncio del diluvio universale per eliminare il peccato dalla terra.
  • 108. Conclusione. Lode della giustizia del giudizio di Dio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vanderkam, J.C. (2004). 1 Enoch: A New Translation. Minneapolis, Fortress, p. 1 ss.; Nickelsburg, G.W. (2004). Hermeneia: 1 Enoch, Minneapolis, Fortress, pp. 7-8.
  2. ^ Nell'ipotizzare tale datazione Milik riprende una teoria sostenuta da diversi studiosi dell'800: Lucke (1832), Hofman (1852), Wiesse (1856), Phillippe (1868).
  3. ^ V. James H. Charlesworth, The Old Testament Pseudepigrapha and the New Testament 1985 (1998), p.89, che riporta anche il parere di altri studiosi: Nickelsburg, Stone, Knibb, Anderson, Black, VanderKam, Greenfield e Sutter.
  4. ^ The Ante-Nicene Fathers, ed. Alexander Roberts and James Donaldson; vol 4.16
  5. ^ Ludolf, "Commentarius in Hist. Aethip." p. 347.
  6. ^ Magazine Encyclopédique, anno VI, vol. I, p. 382.
  7. ^ The Book of Enoch, the prophet: an apocryphal production, supposed to have been lost for ages; but discovered at the close of the last century in Abyssinia; now first translated from an Ethiopic MS in the Bodleian Library.
  8. ^ Das Buch Henoch in vollständiger Uebersetxung, mit fortlaugendem Commentar, ausführlicher Einleitung und erläuternden Excursen.
  9. ^ Enoch Retitutus, or an Attempt.
  10. ^ Prophetae veteres Pseudepigraphi, partim ex Abyssinico vel Hebraico sermonibus Latine bersi.
  11. ^ Liber Henoch, Aethiopice, ad quinque codicum fidem editus, cum variis lectionibus.
  12. ^ Das Buch Henoch, übersetzt und erklärt, Leipzig 1853.
  13. ^ Questa traslitterazione dei nomi degli angeli decaduti segue il testo di Paolo Sacchi (v. bibliografia), che attua determinate scelte tra le varianti offerte dai manoscritti. I nomi traslitterati nelle altre lingue sono ovviamente diversi.
  14. ^ Al pari della lista al c.6, questa traslitterazione dei nomi degli angeli decaduti segue il testo di Paolo Sacchi (v. bibliografia), che attua determinate scelte tra le varianti offerte dai manoscritti. I nomi traslitterati nelle altre lingue sono ovviamente diversi.
  15. ^ V. bibliografia, Paolo Sacchi p.631.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matthias Albani: Astronomie und Schöpfungsglaube. Untersuchungen zum astronomischen Henochbuch (= Wissenschaftliche Monographien zum Alten und Neuen Testament. Bd. 68). Neukirchen-Vluyn 1994.
  • Veronika Bachmann: Die Welt im Ausnahmezustand. Eine Untersuchung zu Aussagegehalt und Theologie des Wächterbuches (1 Hen 1–36).Dissertation. Auch als: Zeitschrift für die alttestamentliche Wissenschaft, Beihefte 409. de Gruyter, Berlin/New York 2009, ISBN 978-3-11-022429-0.
  • Klaus Berger: Art. Henoch. In: Reallexikon für Antike und Christentum. Bd. 14, Stuttgart 1988, Sp. 473–545.
  • Matthew Black (with James C. VanderKam). The Book of Enoch; or, 1 Enoch (Leiden: Brill, 1985) ISBN 90-04-07100-8
  • Matthew Black: A Bibliography on 1 Enoch in the Eighties. In: JSPE 5 (1989), pp. 3-16.
  • Gabriele Boccaccini / John J. Collins (Hgg.). The Early Enoch Literature. Brill, Leiden 2007, ISBN 90-04-16154-6.
  • Gabriele Boccaccini: Beyond the Essene Hypothesis. The Parting of the Ways between Qumran and Enochic Judaism. Eerdmans, Grand Rapids 1998, ISBN 0-8028-4360-3.
  • Gabriele Boccaccini, I giudaismi del Secondo Tempio. Da Ezechiele a Daniele, Morcelliana, 2008.
  • John J. Collins: The Apocalyptic Imagination. An Introduction to the Jewish Matrix of Christianity. New York 1984, pp. 33–67, 142–154.
  • James H. Charlesworth: The Old Testament Pseudepigrapha and the New Testament, CUP Archive: 1985, ISBN 1-56338-257-1.
  • Byung Hak Lee: Befreiungserfahrungen von der Schreckensherrschaft des Todes im äthiopischen Hennochbuch; Diss. Bochum 1998.
  • Michael A. Knibb. The Ethiopic Book Of Enoch., 2 vols. (Oxford: Clarendon, 1978; repr. 1982)
  • Helge S. Kvanvig: Roots of Apocalyptic: The Mesopotamian Background of the Enoch Figure and of the Son of Man, Neukirchen-Vluyn: Neukirchener 1988, ISBN 3-7887-1248-1.
  • Michael Langlois. The First Manuscript of the Book of Enoch. An Epigraphical and Philological Study of the Aramaic Fragments of 4Q201 from Qumran (Paris: Cerf, 2008) ISBN 978-2-204-08692-9
  • Michael Langlois, Le Premier Manuscrit du Livre d'Hénoch, Cerf, 2008 (préface d'André Lemaire)Andrei A. Orlov: The Enoch-Metatron Tradition, Tübingen: Mohr Siebeck 2005, ISBN 3-16-148544-0.
  • Eckhard Rau: Kosmologie, Eschatologie und die Lehrautorität Henochs. Traditions- und formgeschichtliche Untersuchungen zum äth. Henochbuch und zu verwandten Schriften, Diss. Hamburg 1974.
  • Annette Yoshiko Reed: Fallen Angels and the History of Judaism and Christianity: The Reception of Enochic Literature, Cambridge: Cambridge University Press 2005, ISBN 0-521-85378-8.
  • A cura di Paolo Sacchi, Apocrifi dell'Antico Testamento, vol. 1, UTET 1981 (ristampa 2006), pp. 413-723.Paolo Sacchi: Art. Henochgestalt/Henochliteratur. In: Theologische Realenzyklopädie. Bd. 15, 1986, pp. 42-54.
  • Paolo Sacchi / William J. Short: Jewish Apocalyptic and Its History, Sheffield: Academic 1996, ISBN 1-85075-585-X.
  • Erik Sjöberg: Der Menschensohn im äthiopischen Hennochbuch, Gleerup, Lund 1946.
  • Michael E. Stone: The Book of Enoch and Judaism in the Third Century B.C.E. In: Catholic Biblical Quarterly. Nr. 40, 1978, pp. 479-492.
  • Johannes Theisohn: Der auserwählte Richter. Untersuchungen zum traditionsgeschichtlichen Ort der Menschensohngestalt der Bilderreden des Äthiopischen Henoch. Göttingen 1975.
  • James C. VanderKam: Enoch: A Man for All Generations, Columbia, SC; University of South Carolina 1995, ISBN 1-57003-060-X.
  • James C. VanderKam: Enoch and the Growth of an Apocalyptic Tradition, Washington: Catholic Biblical Association of America 1984, ISBN 0-915170-15-9.
  • Marie-Theres Wacker: Weltordnung und Gericht. Studien zu 1 Henoch 22. Dissertation Tübingen 1981/82. Auch als: Forschung zur Bibel 45. Echter, Würzburg 1982, ISBN 3-429-00794-1.

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