Torah

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Testo sacro ebraico nella sua forma tradizionale di rotolo

Torah (ebraico: תורה), a volte scritto Thorah, è una parola ebraica che significa insegnamento o legge. Con questo termine si indicano i primi 5 libri del Tanakh, conosciuti anche col nome greco di Pentateuco (pente in greco significa cinque, teuchos significa libro), forse in riferimento al rotolo di pergamena in cui sono scritti. Sono noti anche come Chumash (o Ḥumash), che deriva da Ḥamesh, dalla locuzione Ḥamishah Ḥumshei Torah, "cinque libri della legge".

Con il medesimo termine l'ebraismo indica anche tutto l'insegnamento e tutta la Legge ebraica scritti ed orali. Più precisamente si utilizza la dicitura Torah shebiktav (Torah scritta) per indicare i 5 libri del Pentateuco, o l'insieme dei 24 Libri del Tanakh, e la dicitura Torah shebehalpeh per indicare tutto l'insieme di Testi sacri ebraici della Torah orale messa per iscritto successivamente.

Lo studio della Torah è uno dei principali precetti dell'ebraismo: ne le massime dei padri, i Pirkei Avot, nel Talmud, della Torah è scritto:

« Girala e rigirala ché tutto è in essa »

Secondo l'esegesi ebraica la Torah venne rivelata a Mosè e donata al popolo d'Israele sul monte Sinai, nell'anno 2448 del calendario ebraico dalla Creazione.

Indice

[modifica] Struttura dei cinque libri

I libri della Torah sono (I nomi ebraici sono presi dalle parole iniziali del primo verso dei rispettivi libri):

  • Genesi (Gen; בראשית, Bereshit: "In principio...")
  • Esodo (Es; שמות, Shemot: "Nomi")
  • Levitico (Lv; ויקרא, Vayikra: "Ed egli chiamò...")
  • Numeri (Nm; במדבר, Bamidbar: "Nel deserto..."), e
  • Deuteronomio (Dt; דברים, Devarim: "Parole", o "Discorsi")

È consuetudine completare la lettura della Torah in un anno e per questo scopo essa è stata suddivisa in 54 parashoth, (plurale di parashà, ossia "porzione") quanti sono i sabati negli anni lunghi (di 13 mesi lunari). Negli anni di 12 mesi lunari, in alcuni sabati si legge una doppia parashà. Le parashoth prendono il nome dalla prima o da una delle prime parole con cui hanno inizio, e che ne riassume il messaggio principale.
Inoltre bisogna specificare che la Torah va letta da destra verso sinistra, girando con la manopola sinistra il rotolo. I sommi sacerdoti, o le altre persone che la leggono, devono pronunciare molto lentamente e chiaramente le parole perché scritte in una sorta di "ebraico antico" inoltre le sacre scritture non vengono considerate tali se lette con pronuncia errata.

La struttura del libro del Deuteronomio è differente dai precedenti, così talvolta i primi libri della Bibbia sono conosciuti come Tetrateuco (quattro libri). Dal punto di vista storico il sesto libro della Bibbia, il Giosuè, è la prosecuzione del Deuteronomio, per cui qualche autore parla di Esateuco.

[modifica] Il punto di vista ebraico sulla Torah

La Torah è il documento primario dell'ebraismo ed è la sorgente delle 613 mitzvot (613 precetti) e della maggior parte della sua struttura etica.

Anche se per l'esegesi ebraica considerata perfetta con un gran numero di leggi specifiche e con la storia sacra del popolo d'Israele a cominciare dalla creazione del mondo, la Torah scritta senza la Torah orale non è un codice legislativo completo e sistematico

Secondo la tradizione ogni parola del Tanakh ed ogni aspetto della Torah, anche successivo, furono dati a Mosè da Dio sul monte Sinai, il dettato include sia le citazioni che ogni parola contenuta nel Pentateuco, anche frasi del tipo Dio parlò a Mosè...: anche la frase E Dio disse a Mosè è tanto importante quanto lo è quello che Dio ha detto a Mosè.

I rabbini considerano che le parole della Torah non forniscono solo un messaggio divino esplicito ma sono anche portatrici di un messaggio intrinseco che si estende oltre il loro significato.
Infatti sostengono che anche il più piccolo segno della lettera ebraica è stato messo là da Dio come insegnamento. A monito di questo viene posta una yod nella frase: Io sono il Signore tuo Dio ed in quella spesso ripetuta: E Dio disse a Mosè poiché la yod è il più piccolo segno indipendente dell'alfabeto ebraico.

Anche rabbi Aqiva, che morì nell'anno 135, disse che aveva imparato una nuova legge da ogni et della Torah (Talmud, trattato Pesachim 22b); la parola et non ha alcun significato da sola, serve soltanto a segnalare il caso accusativo.

[modifica] "Matan Torah": il dono della Torah sul monte Sinai

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Anima, Dieci comandamenti, Mondo Superiore, Mosè e Shekhinah.

Con il dono della Torah sul monte Sinai Mosè ed il popolo ebraico poterono assistere a visioni profetiche come fu poi possibile a profeti particolarmente elevati: ogni Ebreo poté vedere le voci, ascoltare l'eterno suono dello Shofar di Dio che sembrava non terminare mai, vedere angeli ed assistere alla visione della manifestazione divina della Shekhinah.
Quando venne donata fu diffuso nel mondo un senso di eternità ed anche gli uccelli stettero in silenzio; migliaia di angeli si presentarono convenendo che la Torah dovesse essere assegnata al popolo d'Israele.

Mosè poté ricevere profeticamente tutta la Torah di sempre e, durante la proclamazione dei Dieci comandamenti, sintesi di tutta la Torah, gli Ebrei poterono ascoltare i primi due per poi ricevere da Mosè gli altri otto e tutta la Torah: comunque il popolo fu incluso spiritualmente, e poi anche materialmente, nella promulgazione di tutta la Torah.

Furono presenti tutte le anime di tutti gli appartenenti al popolo ebraico di ogni epoca e fu il matrimonio tra Dio ed Israel infatti la Torah è ritenuta l'eterno contratto di matrimonio.

Secondo Rabbi Tsadok HaKohen, nel testo Pri Tzadik, l'intenzione di Dio era quella di compiere il Matan Torah nel periodo delle generazioni in cui visse Noè, anche prima del diluvio, ma ciò non avvenne anche perché gli individui che vissero in quel periodo non effettuarono la Teshuvah.

Quando Dio volle donare la Torah al popolo ebraico ai piedi del monte Sinai Egli affermò che, nel caso in cui non l'avesse accettata, il monte, messo sopra di loro, sarebbe stato la loro tomba; inoltre, se gli Ebrei non l'avessero accolta, Dio avrebbe riportato il Mondo al caos.

[modifica] L'origine divina della Torah

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Parola di Dio e Torah celeste.

Il nono ed il decimo principio di fede di Maimonide affermano che

« la Torah è stata data dal Cielo; non cambierà in alcun tempo, Dio non voglia »

Come affermato in precedenza il punto di vista ebraico è che la Torah sia stata dettata direttamente da Dio a Mosè e messa per iscritto prima della morte di Mosè.

Nell'ebraismo il concetto di Tradizione è, anche secondo quanto già espresso da Alexandre Safran in merito alla Qabbalah come trasmissione da Maestro ad allievo o da Dio al prescelto, la trasmissione della parola e della sapienza divine, già iniziata da Dio a Mosè che poi la trasmise a Giosuè, Giosuè la trasmise agli Anziani e gli Anziani ai Profeti; ed i Profeti la trasmisero ai membri della Grande Assemblea... (Talmud, Pirkei Avòt). Secondo questo principio la Legge e la Sapienza ebraiche devono essere regolate ed inserite in ambito rigorosamente attinente. Le interpretazioni dei Testi, quando queste avvengano, restano nell'ambito delle fonti riconosciute e possibili solo secondo le Middot esegetiche.

Importante l'opinione Rabbinica secondo cui ogni giorno deve essere considerato come il giorno in cui il popolo d'Israele ricevette la Torah ed invero si considera che essa venga rivelata in ogni momento, Rashi infatti afferma: Si dovrebbe considerare ogni giorno come quello in cui si stipulò il patto con Dio, sottolineando così l'importanza del servizio per Dio e dell'osservanza delle Mizvot con gioia e non come qualcosa da eseguire in modo abitudinario per cui poi si perderebbe la volontà di compierli.

Secondo il testo di Qabbalah Sefer ha-Bahir la Torah inizia con la seconda lettera dell'alfabeto ebraico ב che, secondo la Ghimatriah, vale 2 in quanto la Torah esisteva già 2000 anni prima della Creazione, momento in cui Dio si dilettava nella stessa: mille anni per Dio sono come il giorno di ieri. Inoltre la prima parola stessa della Torah Bereshit, parola tradotta letteralmente con l'espressione In principio, può significare Con il principio laddove il principio è la sapienza di Dio, ovvero la Torah con cui Egli creò appunto il Mondo. Viene infatti esplicitamente insegnato che Dio guardò nella Torah per creare.

La Mishnah riporta che è uno dei 5 possessi di Dio assieme a Cielo e Terra, al popolo d'Israele, ad Avraham ed al Tempio di Gerusalemme.

I saggi del Talmud insegnano come la Torah, in particolare il Tanakh, sia una storia che racchiude significati più profondi di quanto traspaia superficialmente infatti, essi affermano, potrebbero essere scritte storie più articolate ma la storia descritta nella stessa è una veste del significato recondito definito corpo, spesso individuato nelle Mizvot, o anima, il significato più profondo: esistono quindi una Torah rivelata, Nigleh, ed una Torah interna e nascosta, Nistar.
Un'interpretazione della Qabbalah è che la Torah costituisca il lungo nome di Dio che si è spezzato in più parole per permettere alle menti umane di comprenderlo, ma non è l'unico modo in cui può essere spezzato: secondo gli Ebrei Ortodossi le lettere e i suoni della Torah possono dare origine a significati differenti se spostati.
Aggiunte alle 32 vie di saggezza anche lo Zohar conta 70 differenti facce della Torah corrispondenti alle 7 Sefirot ciascuna delle quali presenta nuovamente tutte le 10 Sefirot; esistono inoltre 4 livelli esegetici individuati nell'acronimo della parola Pardes: Peshat, Remez, Darash e Sod.

Secondo il commentatore dell'esegesi ebraica Rashi il versetto della Torah Deut27.8 che afferma E tu scrivi sulle pietre tutte le parole di questa Torah, spiegato bene si riferisce alla traduzione della Torah nelle 70 lingue delle 70 Nazioni fatta dal Capo dei Profeti Mosè; lo stesso Rashi afferma che ciò avvenne per gli Ebrei quando poi fossero giunti in Diaspora.
Sono le iscrizioni sulle pietre menzionate nella Parashah Ki Tavò. Secondo il Talmud era iscritto tutto il testo ma Rav Saadiah Gaon insegna che sono stati iscritti solo i 613 precetti. Il Talmud afferma che erano iscritte in tutte le 70 lingue ma una fonte Midrashica indica che erano iscritte solo in ebraico.
Secondo l'opinione Talmudica di Rav Yehudah le pietre erano ricoperte da uno strato di calce, secondo Rabbi Shimon le lettere erano state iscritte sull'intonaco. Ciò sta ad indicare che, qualora non ebrei avessero voluto avvicinarvisi per scoprirla, ciò sarebbe dovuto avvenire per un forte e sincero sentimento di fede e non per mera curiosità: infatti avrebbero dovuto togliere la calce. Secondo un'altra opinione lo strato di calce indica la barriera che sancisce comunque l'appartenenza della Torah al popolo d'Israele.
L'iscrizione avvenne prima che il popolo ebraico attraversasse il fiume Giordano, le cui acque si aprirono miracolosamente, come avvenne con il mar Rosso, con Giosuè come guida, successore di Mosè.

La Torah venne trasmessa prima della rivelazione sul monte Sinai anche ai Patriarchi ebrei, ai capostipiti delle dodici tribù d'Israele ed insegnata durante l'esilio in Egitto.

[modifica] La Torah, eredità del popolo ebraico

« Perché questi precetti che Io ti comando oggi non sono una cosa straordinaria oltre le tue forze né sono cosa lontana da te; non è in cielo sì che tu debba dire: "Chi salirà per noi fino al cielo per prendercela e ce la farà ascoltare sì che possiamo porla in atto?". E neppure è al di là del mare sì che tu debba dire: "Chi passerà per noi al di là del mare per prendercela e ce la farà udire sì che noi possiamo metterla in atto?" Questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla »   (Deuteronomio 30.11-14)

La Torah è considerata eredità particolare del popolo ebraico in modo eterno sin dal patto stipulato sul monte Sinai anche se già insegnata e vissuta precedentemente dagli Ebrei sin da Avraham. Sul monte Sinai Dio lasciò che gli Ebrei potessero scegliere se accettarla sino al decreto favorevole, secondo la loro volontà: essi dissero faremo ed ascolteremo; invero Dio la offrì anche agli Edomiti ed agli Ishmaeliti, in rappresentanza di tutti i popoli, ma essi non l'accettarono.

Per eredità della Torah si intende l'adesione consapevole ad essa nella sua totalità, inclusa l'osservanza dei precetti, nell'accettazione del giogo del Regno celeste e di quello della stessa Torah.
I Maestri ritengono infatti che, sebbene usualmente per eredità si intenda qualcosa donato senza compromesso alcuno, seppur ormai concessa e intrinseca alla natura degli Ebrei, l'eredità della Torah si debba acquisire e custodire in ogni momento colmandone la propria vita e vivendone le vie di Dio.

La lettera Hei, ה, aggiunta al nome Avram, il primo dei Patriarchi ebrei, cosicché divenisse Avraham, venne mantenuta per tutto il popolo ebraico in eterno: essa presenta infatti valore numerico 5, numero che corrisponde anche al Pentateuco.

La prima lettera della Torah è la Beit di Bereshit, ב, mentre l'ultima è la Lamed di Israel, ל; le due lettere assieme formano la parola ebraica לב (lev), cuore: si ritiene che la Torah sia racchiusa nel cuore di ciascun ebreo che la ama intensamente e, considerandone eterna la sapienza di verità, ne vive ogni aspetto buono, giusto e di Qedushah infatti la parola presenta valore numerico 32 che equivale al numero dei sentieri della sapienza divina.

Nella benedizione fatta per il popolo ebraico, in cui si dice che gli Ebrei devono essere numerosi come le stelle del cielo e la polvere della Terra, nel secondo caso si intende che come la polvere, la terra, è fertile grazie all'acqua così il popolo ebraico non può stare senza Torah, appunto paragonata all'acqua.

La Torah non è quindi solo il momento particolare nelle sale di studio ma è diffusa in ogni aspetto della vita, colma la vita intera in ogni sua sfacettatura:

« Nel tuo viaggiare essa (la Torah) ti guiderà! »   (Proverbi 6.22)
[modifica] Lo studio della Torah, il precetto
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Era messianica, Pardes e Yeshivah.
« Non dire: "Studierò quando sarò libero", potresti non esserlo mai »

Grazie allo studio della Torah viene diffusa la pace nel mondo in quanto uno tra i fondamenti su cui esso si regge (Pirkei Avot); secondo lo Zohar il mondo sussiste infatti anche grazie alla voce dei bimbi ebrei che parlano parole di Torah.
Ciascun Ebreo è collegato a Dio anche nello studio della Torah.

Gli Ebrei ricevono una grande ricompensa per lo studio della Torah sia nell'era messianica sia nel Mondo futuro e già delizia di cui si godono i frutti anche precedentemente: la Torah è fonte di vita; invero esso è un obbligo il cui compito deve essere effettuato ogni giorno in quanto parte dell'Avodah, il servizio santo per Dio.
Devono adempiere a questo precetto sia gli Ebrei eruditi sia gli Ebrei semplici. Ciascun ebreo deve riuscire a compiere lo studio della Torah per essa stessa, Lishmah, e non con l'intenzione di riceverne ricompensa ma anche se si iniziasse lo studio per altri fini, lo Lishmah, come quello delle ricompense, alla fine lo studio potrà divenire certamente Lishmah.
Lo studio della Torah aiuta a vincere contro la cattiva inclinazione: la tradizione ebraica insegna che Dio crea la medicina per ciascuna malattia prima che si manifesti e lo studio della Torah vale come "medicina" contro la cattiva inclinazione.
Grazie allo studio della Torah l'angelo accusatore, il Satan, non riesce a nuocere.

Lo studio della Torah è compiuto anche per insegnare ed eseguire i precetti o le buone azioni e può variare nella tipologia sempre fedele al metodo ed al fine per Dio, per il Mondo e le sue creature: esiste infatti lo studio dell'Halakhah e dell'Haggadah, dell'etica, Mussar, delle scritture, della Mishnah, del Talmud, dei commentatori, della Qabbalah e della Chassidut: uno dei meriti, livello più elevato dello studio della Torah, è compredere Dio, quindi le Sue modalità in relazione al mondo, alll'uomo, alle creature ed alle create tutte.

Lo studio della Torah è fonte di vita, di lunghezza di giorni e di vigore spirituale derivante dalla volontà divina per chi la ama ma può essere "veleno" per i malvagi.

Consigliato lo studio della Torah anche dopo Shachrit per evitare un ego troppo accentuato o la superbia.

Anche le donne possono accedere allo studio della Torah, soprattutto per l'osservanza delle Mizvot; vi sono casi di studiose del Talmud.

Nell'era messianica prevale lo studio del Talmud di Gerusalemme.

[modifica] Il giogo della Torah, la vera libertà
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Mizvot, Qedushah e Regno dei cieli.
« La ricompensa per una Mizvah è la Mizvah stessa »

Per giogo della Torah si intende l'adesione completa ed eterna ad essa in tutte le sue forme: spirituale, etica, civile, pratica e ultraterrena. Si ritiene che anche con ciò ci si unisca a Dio ed alla Sua Volontà, partecipazione che permette di godere in modo perfetto di ogni Suo operato e di poter usufruire in modo consono delle Sue opere; le stesse Mizvot sono concessioni fatte da Dio agli Ebrei per il loro perfezionamento spirituale e per acqusire un numero elevato di meriti, esse derivano infatti anche dalla Sua sapienza e sono gioia riflessa persino nell'azione oltre ad essere ambito dell'indagine intellettuale.

Premettendo che la Legge del Paese deve essere rispettata (Halakhah citata piú volte nel Talmud), i Maestri insegnano che chi accetta su di sé il giogo della Torah è libero dal giogo dello Stato e dei doveri civili (Talmud, Pirkei Avot), intendendo che in tal modo ci si collega ai livelli di Qedushah con ciò che comporta: pur accettando ciò, negli stessi Pirkei Avot si insegna che bisogna pregare per il bene dello Stato in cui si vive, anche se in Diaspora.

Molti i differenti livelli di fervore religioso che attestano la diversità degli appartenenti al popolo ebraico ed anche premessa al riconoscimento di differenti livelli di osservanza per i quali si auspica la concessione della Teshuvah qualora essa non sia completa.

I Rabbini del Talmud, come poi esplicitamente anche la Qabbalah, insegnano che le Mizvot permettono di collegarsi ai Reami eccelsi, azioni che hanno conseguenze ottimali per il Mondo Inferiore. Essere servo, figlio ed amico di Dio permette di partecipare dei Suoi doni spirituali e dei Suoi misteri eccelsi.
La libertà è vissuta quindi anche grazie ad un livello spirituale elevato infatti la liberazione dalla schiavitú in Egitto fu sia materiale sia spirituale ed il suo culmine dell'Esodo fu proprio il dono della Torah: i testi sacri ebraici spiegano infatti che questi eventi furono principio di redenzione per il popolo ebraico.

[modifica] Il punto di vista cristiano

Il punto di vista cristiano è che sia stata scritta sotto ispirazione divina. La cristianità tradizionale afferma che mentre le citazioni di Dio sono letteralmente pronunciate da Lui, il resto del testo non sarebbe una citazione diretta ma parole umane scritte da un profeta sotto l'ispirazione divina. Così l'intera Torah è dovuta ad una santa rivelazione ma non è tutta una citazione. La credenza cristiana che Gesù sia completamente umano e completamente divino ha una analogia molto vicina al punto di vista dei cristiani riguardo alla Scrittura.

[modifica] Ricerca storico-fenomenologica

Alcuni studi moderni iniziati alla fine del XIX secolo affermano che il testo della Torah sembra essere stato redatto unendo differenti precedenti sorgenti: questa teoria è nota come Ipotesi Documentale, anche chiamata teoria [JEDP].

[modifica] Traduzioni

Traduzioni di questi libri esistono da più di 2000 anni, la più antica e famosa delle quali è quella greca detta dei Settanta che, secondo la leggenda, si dice sia stata voluta da un faraone della dinastia tolemaica.

La più conosciuta traduzione dell'antichità è forse quella del Targum di Onkelos il Proselita, la quale è ancora usata come strumento per gli studi della Torah e citata ampiamente da Rashi in dibattiti di etimologia.

La Torah, che sta alla base del Vecchio Testamento cristiano, ebbe la sua ufficializzazione terminologica solo intorno al VII secolo. Infatti prima di tale periodo della Torah esistevano più versioni che differivano nelle interpretazioni delle singole parole. Causa di ciò risiede nella natura consonantica della lingua ebraica. L'ebraico scritto infatti non ha vocali, queste sono inserite mentalmente da chi legge a seconda del contesto. Un esempio in italiano potrebbe essere dato dalle due lettere "CS", le cui possibili vocalizzazioni possono essere, a causa del contesto, "CaSa", "CoSa", "CaSo", "CoSo". Prima del VII secolo ognuna delle quattro parole sarebbe potuta essere accettata, in quanto potenzialmente corretta.

I Samaritani avevano la loro versione della Torah contenente molte varianti, molto più vicine alla versione greca dei Septuaginta che al testo masoretico, portando alla conclusione che il testo samaritano si avvicina a versioni che erano comuni in Palestina ma sono state rigettate dai Masoreti.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Pentateuco samaritano.

[modifica] Voci correlate

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