Libro di Ester

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Antico Testamento
Cristianesimo, Cattolico, Ortodosso, Protestante

Ebraismo (Torah-Tanakh-Talmud-Midrashim-Chumash-Qabbalah-Mussar)

Pentateuco:

Profeti anteriori o Libri storici:

Profeti posteriori - Profeti maggiori:

Profeti posteriori - Profeti minori:

Scritti:

Meghillot:

Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
canonici per cattolici e ortodossi,
apocrifi per protestanti)
Ortodosso
Copto
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella
Un rotolo di libro di Ester di Fes, Marocco, risalente al XIII o al XIV secolo, Musée du quai Branly, Parigi.

Il Libro di Ester (ebraico אסתר; greco Εσθήρ; latino Esther) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto originariamente in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata verso la fine del II secolo a.C. in Mesopotamia, probabilmente a Babilonia.

È composto da 10 capitoli descriventi la storia dell'ebrea Ester, ragazza orfana, nipote di Mardocheo (Est 2:15) , che diventa moglie del re persiano Assuero (V secolo a.C.) e salva il popolo ebraico dai complotti del malvagio Aman.

La traduzione greca della Bibbia detta dei Settanta contiene una versione del libro ebraico, redatta probabilmente ad Alessandria nel II-I secolo a.C., con alcune aggiunte di carattere meraviglioso-miracoloso.

Nella tradizione religiosa ebraica il libro è strettamente collegato con la festa gioiosa del Purim, omologo al carnevale cristiano.

Composizione del testo[modifica | modifica wikitesto]

Ester e Mardocheo, in un dipinto di Aert de Gelder

Pur narrando eventi risalenti alla prima metà del V secolo a.C., si ritiene che il Libro di Ester possa risalire alla prima metà del II secolo a.C., ai tempi della rivolta dei Maccabei. Ci è giunto in una versione ebraica ed in una greca - a sua volta in due recensioni -, che è più estesa di quella ebraica di due terzi.

Nella versione ebraica è uno dei due libri della Bibbia in cui non viene mai menzionato il nome di Dio (L'altro è il Cantico dei Cantici).

Nella traduzione dei Settanta, sei capitoli aggiuntivi sembrano interpolati al testo della versione ebraica; questa traduzione è stata usata anche da Girolamo nella compilazione della Vulgata latina, che ha riconosciuto le parti presenti solo nel testo greco come aggiunte successive, accludendole in appendice alla sua traduzione. I capitoli aggiuntivi includono parecchie preghiere a Dio, forse perché la suddetta mancanza di citazioni del nome di Dio nel testo originale era ritenuta inopportuna in un testo sacro. Inoltre, il testo greco contiene molte piccole differenze nel significato del testo principale. Ciò spiega l'insolita numerazione di alcuni versetti adottata nella Bibbia cattolica, per distinguere la versione greca da quella ebraica; ad esempio i primi sedici versetti sono tutti numerati dal numero 1 seguito da una lettera in apice, in progressione.

Alcuni studiosi sostengono che queste interpolazioni, le parti presenti nel testo greco e assenti in quello ebraico, siano il lavoro di un Ebreo egiziano, attivo attorno al 170 a.C., che ha tentato di dare al libro un tono più religioso, e che ha promosso un'interpretazione dei fatti secondo cui a salvare i Giudei è stata la loro religiosità. Nel tempo in cui il Libro di Ester è stato scritto, il potere straniero che appariva prossimo a minacciare la Giudea erano i Macedoni di Alessandro Magno, che sconfisse l'impero persiano circa centocinquant'anni dopo il tempo in cui è ambientato il libro; e la traduzione greca dei Settanta dice chiaramente che Aman, che nel libro complotta per portare alla rovina i Giudei, era macedone mentre il testo in ebraico lo descrive come agaghita.

L'ultimo versetto del libro (10,14) rappresenta il finale della versione greca, e dice tra l'altro: « Nell'anno quarto di Tolomeo e di Cleopatra» Da esso è possibile, secondo alcuni, datare la versione greca e le sue parti aggiuntive rispetto all'originale in ebraico all'anno 114 a.C., essendo quello il quarto anno di regno di Tolomeo VIII e di sua moglie Cleopatra II.

La canonicità di queste aggiunte in greco sono state oggetto di disaccordo tra studiosi praticamente fin dal loro apparire. Martin Lutero, forse il più vigoroso critico del Libro di Ester nell'epoca della Riforma, considerava anche la versione greca di dubbio valore. Le critiche di Lutero al libro sono servite a corroborare le accuse di antisemitismo che gli sono state spesso rivolte.

Il Concilio di Trento, l'apice della Controriforma della Chiesa cattolica, ha dichiarato canonico l'intero libro, tanto nella parte in greco quanto quella in ebraico, accogliendo il testo che corrisponde a quello ebraico, più, in aggiunta, le parti della recensione greca dei più antichi manoscritti.

Benché gli studiosi cattolici contemporanei riconoscano apertamente che le aggiunte della traduzione dei Settanta sono state incorporate in un secondo momento al testo originale, il Libro di Ester è usato due volte nel lezionario cattolico normalmente in uso. In entrambi i casi, il testo non è tratto solamente dal testo originale ebraico, ma tra le letture sono comprese anche la preghiera di Mardocheo, e non vengono mai usate le parole di Ester.

La Chiesa ortodossa orientale usa la versione dei Settanta del testo, come per tutto il resto dell'Antico testamento.

Nella Bibbia cattolica, per distinguere la versione greca da quella ebraica, tali versetti sono tutti numerati da una lettera in apice in progressione:

  • 17 versetti (dal 1a al 1r) prima del versetto 1,1
  • 7 versetti (dal 13a al 13g) dopo il versetto 3,13
  • 1 versetto (8a) dopo il versetto 4,8
  • 24 versetti (dal 17a al 17z) dopo il versetto 4,17
  • 6 versetti (dal 1a al 1f) dopo il versetto 5,1
  • 2 versetti (dal 2a al 2b) dopo il versetto 5,2
  • 21 versetti (dal 12a al 12v) dopo il versetto 8,12
  • 1 versetto (19a) dopo il versetto 9,19
  • 11 versetti (dal 3a al 3l) dopo il versetto 10,3

La tradizione ebraica lo considera una redazione compiuta dalla Grande Assemblea di un testo originale ad opera di Mardocheo.

È l'unico dei libri del Tanakh che non era presente tra i Rotoli del Mar Morto.

È stato spesso paragonato alla prima parte del Libro di Daniele, e ai libri deuterocanonici di Tobia e Giuditta per gli argomenti trattati.

Contenuto del libro[modifica | modifica wikitesto]

Il Libro di Ester si presenta come la leggenda eziologica della festa dei Purim.

L'opera si apre "nell'anno secondo del regno di Assuero, il Gran Re", identificato dai commentatori con Serse I, benché siano state proposte da alcuni anche altre ipotesi: accettando questa identificazione, sarebbe nel 485 a.C. Il prologo, conservato solo nel testo greco e quindi forse posteriore, introduce la figura di Mardocheo, giudeo della tribù di Beniamino che vive a Susa, capitale dell'impero persiano e residenza invernale dei Re dei Re a partire dal regno di Dario I. Egli sogna due draghi che con il loro sibilo inducono i popoli a combattere contro il "popolo dei giusti". Questo sogno premonitore lascia intendere come sui Giudei stia per abbattersi una grave sciagura.

Nel primo capitolo il re Assuero manda a chiamare la sua sposa, la regina Vasti, personaggio di cui non si hanno notizie al di fuori della Bibbia, ma questa è intenta a festeggiare nel gineceo e non obbedisce. Allora Assuero la ripudia e si cerca una nuova sposa. La scelta cade sulla giudea Adassa (in ebraico mirto), di cui Mardocheo è tutore, essendo figlia di un suo zio. Ma Assuero ignora che ella appartiene al popolo di Giuda, e la conosce come Ester.

Per i Giudei si avvicina uno dei momenti peggiori della loro storia, giacché Aman, il perfido consigliere del re, di stirpe Agaghita, odia Mardocheo per il fatto che non vuole prostrarsi a lui né rendergli omaggio, e nel terzo capitolo del libro concepisce un piano mostruoso: adoperando il sigillo imperiale che il sovrano gli ha affidato, firma un editto che ordina lo sterminio totale di tutti i Giudei che si trovino all'interno del regno di Assuero.

Nel quarto capitolo, Mardocheo viene a sapere del complotto, si straccia le vesti e si lamenta con alte grida. Passato il momento della disperazione, tuttavia, chiede ad Ester, la giudea di più alto grado in tutto l'impero, di intercedere presso il sovrano affinché ritiri l'editto. Ma nessuno, pena la morte, può presentarsi al re senza prima essere convocato (l'usanza registrata in 4,11 non è un'invenzione biblica, anche se appare improbabile che venisse applicata anche alla sposa reale). Allora Ester, dopo aver chiesto a Mardocheo che tutti i Giudei digiunino per lei per tre giorni, si veste a lutto e prega il suo Dio di venirle in soccorso; la lunghissima preghiera è riportata nel testo greco, ed insiste sul peccato commesso da Israele, che avrebbe scatenato la giusta punizione divina.

Alla fine, nel capitolo quinto, Ester si presenta ad Assuero in tutta la sua bellezza. Il re, abbagliato, la tocca con lo scettro d'oro e le salva la vita; ella così può presentare la sua richiesta, che consiste in un invito a cena nei suoi appartamenti con il ministro Aman. Aman nel frattempo, con l'appoggio di amici e della moglie Zeres fa già innalzare il patibolo sui cui spera di far impiccare Mardocheo il giorno successivo.

Nel capitolo sesto, Aman è costretto ad onorare pubblicamente l'odiato Mardocheo, dopo aver creduto di essere colui cui era destinato il pubblico trionfo. Ma gli eventi precipitano quando Ester, nel corso del banchetto, accusa Aman di aver condannato a morte tutti i Giudei, e quindi anche lei. Il sovrano monta su tutte le furie ed ordina di appendere Aman a quello stesso patibolo che aveva fatto innalzare per Mardocheo. Così descrive la scena Dante Alighieri:

« Poi piovve dentro a l'alta fantasia
un crucifisso, dispettoso e fero
ne la sua vista, e cotal si moria;
intorno ad esso era il grande Assüero,
Estèr sua sposa e 'l giusto Mardocheo,
che fu al dire e al far così intero. »
(Purgatorio XVII, 25-30)

Nel capitolo ottavo il tutore di Ester giunge al culmine degli onori, poiché viene fatto ministro al posto di Aman e gli viene consegnato il sigillo reale. Allora Mardocheo promulga un nuovo editto secondo cui ai Giudei è concesso difendersi contro coloro che li attaccheranno, e spinge i Giudei a celebrare con banchetti lo scampato pericolo. Anche in questo caso il testo dell'editto è conservato solo nella versione greca.

Nel capitolo nono avviene l'eccidio dei persecutori dei Giudei, perpetrato, con l'aiuto dei funzionari del re, in quello stesso giorno che era stato decretato per la loro rovina: il 13 di Adar. Da allora, secondo i dettami di Mardocheo, questo giorno viene ricordato dagli Ebrei come la festa di Purim, da una parola non ebraica ma accadica (parlata dagli antichi babilonesi): Pur, cioè "oggetto per tirare a sorte", perché Aman aveva scelto tramite il lancio di questi oggetti il giorno in cui si sarebbe dovuto portare a termine il suo piano.

Lo sterminio è presentato con numeri iperbolici; cadono vittime anche i dieci figli di Aman. Il tutto si conclude con un grande banchetto. Secondo le istruzioni di Ester, la validità dell'editto è prolungata di un giorno per poter completare l'opera; ciò serve a giustificare perché nelle città la festa dei Purim era celebrata dal 13 al 15 di Adar, nelle campagne solo dal 13 al 14. Oggi la festa di Purim è celebrata con feste in maschera e corrisponde al carnevale. Il capitolo decimo contiene l'epilogo del racconto.

Storicità[modifica | modifica wikitesto]

Antoine Coypel, Ester sviene al cospetto di Assuero, 1704 circa, Parigi, Musée du Louvre.

L'attendibilità storica del Libro di Ester è controversa. Negli ultimi centocinquant'anni, gli studiosi si dividono tra tradizionalisti, che leggono nel Libro di Ester il racconto di eventi storici, e i critici di questa posizione, che lo interpretano come un'opera di fantasia.

Fin dal XVIII secolo, la mancanza di corrispondenze tra i dettagli della vicenda narrata in questo libro e ciò che era noto tramite le fonti classiche della storia persiana, ha indotto alcuni studiosi a dubitare che questo libro fosse storicamente attendibile. È stato notato come la struttura della storia si avvicini a quella del romanzo piuttosto che a quella di un'opera storica, e che molti degli eventi narrati non sono plausibili. Questo libro appare più come un «racconto esemplare» perfettamente costruito, che un'effettiva narrazione di eventi storici. Basti ricordare l'incredibile equivoco in cui cade Aman, quando suggerisce al re di onorare chi è degno di lode con un pubblico trionfo, pensando che questi sia lui e non Mardocheo. Le varie interpretazioni che sono state date da questi studiosi sono trattate nella relativa sezione.

I tradizionalisti hanno ribattuto sostenendo che quella di Ester può benissimo derivare da una storia vera. Basando la derivazione di Assuero da Serse, e identificando quel personaggio del libro con Serse I (486 - 465 a.C.), sono stati evidenziati i paralleli tra la descrizione che di questo ci dà Erodoto e quella che emerge dal racconto del Libro di Ester. Talvolta invece Assuero è stato identificato da costoro con Artaserse II (405 - 359 a.C). I tradizionalisti hanno cercato di identificare anche altri personaggi della storia con personaggi noti con altri nomi grazie ad altre fonti.

Identificazione di Assuero e Vasti[modifica | modifica wikitesto]

Serse I[modifica | modifica wikitesto]

La parola ebraica "Assuero" è per lo più fatta derivare plausibilmente dal persiano Khshayarsha, all'origine del greco Xerxes. Pertanto la maggior parte di coloro che vedono un racconto storico nel Libro di Ester, riconoscono in Assuero il re persiano Serse I, figlio di Dario I, che regnò dal 486 al 465 a.C., anno in cui fu eliminato da una congiura. Gli storiografi lo ricordano soprattutto per le dure sconfitte che subì a Salamina e a Platea dai Greci durante le guerre persiane. Lo storico greco Erodoto riporta che Serse cercò il proprio harem dopo essere stato sconfitto durante le Guerre persiane.

L'impero su cui egli regna si estende, secondo il Libro di Ester 1,18-19, dall'India all'Etiopia, ed è suddiviso in centoventisette province. Da notare che Erodoto enumera venti satrapie, ma è possibile che le province fossero suddivisioni territoriali più limitate rispetto alle satrapie. In Ester 8,13 si accenna all'efficiente sistema posseduto dai Persiani per trasmettere dispacci, cioè un sistema viario efficientissimo, percorso da corrieri a cavallo dalla velocità proverbiale. Nel versetto 10,1 si dice che Assuero «impose un tributo al continente e alle isole del mare», o secondo altre traduzioni, «i lavori forzati»; questo potrebbe riferirsi al fatto che Serse completò molti dei lavori di costruzioni iniziati dal padre nella città di Persepoli.

Erodoto non fa cenno in particolare ad alcuna concubina di Serse con l'eccezione dell'autoritaria regina Amestri, figlia di uno dei suoi generali, Otane. (Ctesia comunque fa riferimento ad un suocero e generale di Serse di nome Onafa). Amestri è stata spesso identificata con Vasti da coloro che difendono la lettura storica. Comunque l'identificazione è problematica - Amestri è rimasta sempre una figura di potere anche durante il regno di suo figlio, Artaserse I, mentre di Vasti viene narrato l'allontanamento dalla corte nella prima parte del regno di Assuero. (sono stati condotti tentativi alternativi di identificarla con Ester, benché il padre di Ester sia un ebreo di nome Abicàil e lei viene ritratta solo come una delle numerose concubine dell'harem di Assuero).

Artaserse[modifica | modifica wikitesto]

La versione del Libro di Ester riportata nella versione dei settanta comunque traduce il nome di Assuero come Artaserse - un nome greco derivato dal Persiano Artakhshatra. Anche Giuseppe Flavio riporta che questo era il nome con cui egli era noto ai Greci, e un testo midrashico, Esther Rabba, identifica allo stesso modo Assuero. (Questo non significa che i nomi siano equivalenti: l'ebraico ha una forma per Artaserse diversa da Assuero, e tanto Giuseppe quanto la Settanta usano la resa greca Assuero al di fuori del Libro di Ester.

Nel 1923, Jacob Hoschander scrisse The Book of Esther in the Light of History (Il libro di Ester alla luce della storia), in cui egli ipotizzò che gli eventi narrati nel libro fossero avvenuti durante il regno di Artaserse II Mnemone, nel contesto di uno scontro tra i credenti in uno Zoroastrismo ancora più o meno monoteista e coloro che volevano tornare al culto Caldeo di Mithra e Anahita

L'identificazione con Artaserse II ha avuto più fortuna di quella con Artaserse I (re dal 465 al 424 a.C.), comunque il secondo aveva una concubina babilonese, Cosmartidene, che fu la madre di suo figlio Dario II (re dal 424 al 405 a.C.). Secondo una tradizione ebraica Ester era la madre di un re Dario e alcuni hanno proposto di identificare Assuero con Artaserse I ed Ester con Cosmartidene.

Ciarrasse[modifica | modifica wikitesto]

Basandosi sul presupposto che l'Assuero del Libro di Tobia sia lo stesso del Libro di Ester, alcuni lo hanno identificato con l'alleato di Nabucodonosor Ciarrasse (che regnò dal 625 al 585 a.C.). In certi manoscritti del Libro di Tobia il primo è chiamato Achiachar, che come il greco Ciarrasse si ritiene derivi dal persiano Akhuwakhshatra. A seconda dell'interpretazione che si dà dei passo del Libro di Ester 2,5-6, Mardocheo o il suo bisnonno Kish era stato deportato da Gerusalemme con Ieconia da Nabucodonosor, nel 597 a.C. Il punto di vista secondo cui egli sarebbe da identificare con Mardocheo sarebbe coerente con l'identificazione di Assuero con Ciarrasse. Sono state proposte anche identificazioni con altri monarchi persiani.

Storicità di Mardocheo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Marduka o Marduku (considerato equivalente a Mardocheo) è stato trovato come nome di ufficiali nella corte persiana in trenta testi del periodo di Serse e di suo padre Dario, e potrebbe riferirsi anche a quattro individui che possono essere identificati con il Mardocheo biblico.

La maggior incongruenza storica del libro la si ritrova proprio all'inizio, quando si dice che Mardocheo « proveniva dal gruppo degli esuli che Nabucodonosor re di Babilonia aveva deportato da Gerusalemme con Ieconia re della Giudea » (1,3). Ma questa deportazione avvenne nel 597 a.C.; com'è possibile che, 110 anni dopo, Mardocheo sia al servizio di Serse? Questo dimostrerebbe che il libro ha fini didattici e teologici ma non certamente storici.

Comunque, alcuni studiosi (Keil e Delitzsch) hanno risolto l'apparente incongruenza facendo notare che il passo non deve essere necessariamente capito nel senso che Mardocheo fosse uno degli esiliati a Babilonia con il re Ieconia, ma che fosse stato deportato simbolicamente nella persona dei suoi padri o antenati. In tal caso, il versetto indicherebbe solo la nozione sulla sua origine o discendenza. Similmente, nella lista dei discendenti di Giacobbe che andarono in Egitto (Genesi 46,8-25) sono inclusi alcuni che potrebbero essere nati in Egitto.

Storicità di Aman[modifica | modifica wikitesto]

Jacob Hoschander (The Book of Esther in the Light of History, Oxford University Press, 1923) ha sostenuto che la prova della storicità di Aman e di suo padre Ammedata, può essere trovata in Omano e Anadato, menzionati da Strabone come divinità onorate tanto quanto Anahita nella città di Zela. Hoschander sostiene che questi non erano divinità come credeva Strabone ma versioni distorte di Aman e Ammedata, che erano oggetto di culto come martiri. Questi nomi effettivamente non sono attestati tra i nomi di divinità persiane nei testi. Una spiegazione alternativa cerca di collegare Omano con il termine Zoroastriano Vohu Manah, "retto pensiero", che comunque nei primi anni della riforma religiosa di Zarathustra non era il nome di una divinità ma di un attributo divino

Persia e Macedonia[modifica | modifica wikitesto]

In questo testo si possono rintracciare comunque evidenti semi di storicità. Infatti il Libro di Ester 8,22 presenta Aman non più come agaghita, e quindi come amalecita (Agag era il re di Amalek catturato da Saul, beniaminita come Mardocheo, e ucciso da Samuele), bensì come Macedone. Il malvagio progetto di Aman è ricondotto insomma non a un odio personale o tribale (Amalek contro Israele), bensì addirittura politico.

I rapporti tra Persia ed Ellade furono sempre molto difficili, fino alla conquista dell'impero persiano operata da Alessandro Magno. Logico dunque far passare Aman non come un perfido (il che avrebbe implicato per il re l'incapacità di scegliersi i suoi più fidati consiglieri), ma come un traditore al soldo di una potenza straniera. Questo argomento si basa, comunque, su un'aggiunta deuterocanonica al Vecchio Testamento, che è accettata solo in ambito cattolico e ortodosso. Le altre Bibbie non contengono il passo in questione, e Aman resta un agaghita (Ester 3,1; 3,10).

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Interpretazione narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Molti studiosi moderni[senza fonte] considerano il Libro di Ester un'opera di fantasia. Si riconosce che il nome di Assuero è basato su quello di Serse ma non vengono narrate le imprese del vero re persiano nel Libro di Ester, che è un racconto di intrighi di palazzo, di un tentato genocidio e una coraggiosa regina giudaica.

Alcuni[senza fonte] hanno letto la storia come una parabola che narra di Giudei fondamentalmente assimilati che scoprono di essere oggetto di antisemitismo, ma anche di essere nella posizione di salvare se stessi e i loro compagni Giudei.

In supporto della prospettiva per cui si tratterebbe di un'opera di fantasia, gli studiosi hanno sottolineato[senza fonte] le varie situazioni improbabili che si verificano nella storia: che Ester venga dalla casa del giudeo Mardocheo ma che non si sappia che è giudea; che gli editti di Medi e Persiani non possano essere revocati; che Assuero accetti di sterminare un intero popolo senza sapere il suo nome; che Assuero conceda ai Giudei di uccidere migliaia dei loro nemici. Inoltre notano che nessuno degli eventi narrati nel Libro di Ester è attestato da altre fonti. Secondo Adele Berlin, autrice del Jewish Publication Society Commentary on Esther, la versione ebraica del Libro di Ester apparterrebbe al genere letterario della farsa[1]. Il libro sarebbe “un tipo di commedia composta per provocare nel pubblico una semplice, spassionata risata... Per farlo utilizza tipi di personaggi fortemente esagerati o caricaturali, li mette in situazioni impossibili e ridicole e fa ampiamente uso di umorismo verbale e scherzi fisici”[2].

Ci sono disaccordi[senza fonte] a proposito del livello di conoscenza che l'autore del libro aveva dell'ambiente della corte persiana - alcuni studiosi hanno usato questa come prova della natura narrativa del libro, mentre altri hanno notato che questi elementi di sfondo sono tra le parti storicamente più accurate del libro.

Altri studiosi[senza fonte] ritengono che il sostegno dato alla tesi secondo cui il Libro di Ester è un'opera di finzione è il risultato di un pregiudizio antisemita, simile al negazionismo relativo alla storicità dell'olocausto, perché è essenzialmente la stessa storia - un uomo politicamente influente vuole sterminare tutti i Giudei. Questa teoria, che costituisce un caso di reductio ad Hitlerum, è stata contestata[senza fonte] sottolineando il fatto che alcuni degli studiosi che hanno indagato le più antiche radici del Libro di Ester erano essi stessi Ebrei ortodossi, come Raphael Patai e Theodor Gaster.

Interpretazione allegorica[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni interpreti cristiani hanno cercato di vedere questa vicenda come un'allegoria cristiana, rappresentando il rapporto tra la chiesa come 'sposa' e Dio. Questa lettura è in relazione con la lettura allegorica che viene data del Cantico dei Cantici, e al tema della 'Sposa di Dio', che nella tradizione ebraica si manifesta come la Shekinah. Restando all'interno della tradizione ebraica, nella quale il rotolo fu concepito e redatto, il libro di Esther rappresenta uno dei più importanti riferimenti kabbalistici : in ebraico Meghillat Esther significa infatti "Rotolo di Esther", ma anche "Rivelazione di quanto è nascosto". Secondo questa tradizione, nel rotolo di Esther sarebbero consegnati i misteri della Direzione Divina della Storia (Provvidenza nascosta) ed è questo il motivo per il quale il nome di Dio non è mai citato in questo libro (sebbene la tradizione cattolica e cristiana abbia voluto correggere quella che considerava come una svista, inserendone il nome e cambiando così significato al testo). Secondo Maimonide, alla fine dei tempi, solo il rotolo di Esther testimonierà della veridicità della Presenza Divina nella Storia (Shekinah esiliata insieme alla Saggezza di Israele e al popolo ebraico) e l'umanità s'impegnerà allora a capire che per conoscere "Dio" e il modo in cui egli si manifesta, bisogna prima comprendere il significato del tetagramma ineffabile (cosa che solo lo yehudi -"giudeo" ossia, in ebraico, "unificato" - può fare, essendo HaShem (Il Nome) Uno.

Interpretazione morale[modifica | modifica wikitesto]

Il libro esalta la tesi, assai cara alla Bibbia, del ribaltamento del destino deciso da uomini empi: l'ingiusto, che sembra destinato al successo, viene invece rovesciato e subisce la stessa punizione che aveva preparato per il giusto; quest'ultimo invece viene glorificato. Si noti che anche nell'Esodo era accaduta la stessa cosa: gli egiziani mettono a morte i primogeniti degli Ebrei, e JHWH mette a morte i primogeniti degli egiziani. Tutto ciò rivela l'azione decisiva del Signore nella storia umana e si trasforma in un appello alla speranza, proprio quando la morte appare l'unico destino possibile, così come accadeva durante la persecuzione di Antioco IV Epifane, l'epoca durante la quale forse il testo è stato composto.

Ipotesi di derivazione dalla mitologia babilonese[modifica | modifica wikitesto]

La scuola di pensiero della Storia delle religioni, che ha riscosso una certa fortuna tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, ha contestato la storicità delle narrazioni bibliche comparandole con miti pagani.

Dalla fine del XIX secolo in poi, parecchi studiosi hanno vagliato la tesi secondo cui il Libro di Ester fosse in realtà un mito da mettere in relazione con la festa primaverile dei Purim, che poteva aver avuto origine da diverse tradizioni, cananee, accadiche e semite occidentali. Il fatto che gli eventi del Libro di Ester diano origine alla festa primaverile dei Purim è stata la ragione per cui alcuni studiosi hanno sostenuto che questa storia derivi da un mito che volto alla spiegazione del rinnovamento dei cicli della natura in primavera e della cacciata del capro espiatorio all'inizio del nuovo anno; secondo questa interpretazione la storia racconta del trionfo delle divinità babilonesi Marduk e Ishtar sulle divinità dell'Elam. Poiché tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo essi non avevano accesso ai testi Ugaritici, hanno cercato una possibile origine di questo mito nella tradizione Accadica piuttosto che tra le culture semitiche occidentali.

Benché al giorno d'oggi questa teoria non goda di grande favore tra gli studiosi di storia delle religioni, è molto nota; viene approfondita nel lavoro di Theodore Gaster.

In particolare, questi studiosi hanno confrontato i personaggi del Libro di Ester con divinità, testimoniate o presunte, Babilonesi ed Elamite:

  • Ester è stata identificata con Ishtar, poiché i loro nomi sono molto simili. Il suo nome ebraico originale, Adassa, è stato messo in relazione con il termine accadico hadashatu, che significa sposa, usato come titolo di Ishtar.
  • L'usanza di preparare hamantaschen durante la festa dei Purim ricorda la descrizione che di Ishtar si dà nel Libro di Geremia, 7,18, dove si dice che si usava "preparare focacce per la regina del cielo".
  • Mardocheo è stato identificato con Marduk. Nella mitologia Caldea Marduk è cugino di Ishtar, e allo stesso modo Mardocheo è cugino di Ester
  • Aman è stato ricondotto ad un dio Elamita chiamato Uman o Human (o in altre simili varianti), oppure, in alternativa, ad un demone babilonese.
  • Vasti è stata ricondotta ad una divinità Elamita chiamata Mashti.
  • La festa dei Purim è stata identificata con varie feste pagane, reali o congetturali, tra le quali una presunta festa babilonese o elamita che celebrava la vittoria di Ishtar e Marduk su Uman e Mashti, allo stesso modo in cui si festeggia la vittoria di Ester e Mardocheo sui loro rivali Aman e Vasti. Altre proposte che sono state avanzate: il capodanno babilonese (in sumerico Zagmuk, in accadico Akitu, chiamata Sacaea da Berosus), che onorava Marduk - è stato ipotizzato che con i Purim (ossia oggetti per tirare a sorte) originariamente si riferisse alla credenza secondo cui gli dei sceglievano il fato di ciascuno per l'anno a venire tramite il lancio di questi oggetti. Secondo altre ipotesi la festa dei Purim va ricondotta alla festa persiana di chiamata Farvardigan, o alla festa greca dei Pithoigia ("apertura dei fiaschi di vino") - è stata richiamata l'attenzione sul fatto che la parola ebraica per significare la spremitura dei grappoli d'uva è purah, che assomiglia a purim.

In seguito queste argomentazioni sono state contestate:

  • Ishtar era ben nota agli Ebrei che ufficialmente si opponevano al suo culto. Il suo nome nelle scritture ebraiche è Ashtoreth, che foneticamente non ha rapporti con Ester a dispetto della somiglianza superficiale (dalla radice consonantica אשתר e non עסתר). Benché la vocalizzazione del nome ebraico sia ritenuta un errore di pronuncia intenzionale per richiamare le vocali della parola bosheth, che significa "cosa ignobile", le consonanti riflettono con cura il nome originale della dea. Ester è più frequentemente ricondotto alla parola persiana che significa "stella" o a quella Media che significa "mirto".
  • Il termine accadico hadashatu non era un attributo tipico di Ishtar; si presenta in tal modo solo in un'occasione, in una descrizione di Ishtar come "nuova sposa", e il suo significato è "nuova" e non "sposa". È una parola affine all'ebraico hadash (con una acca gutturale), e non è correlato dal punto di vista della fonetica con Adassa (la cui radice consonantica è חדש e non הדס). Inoltre l'usanza di preparare gli hamantaschen è nata tra gli Ebrei dell'Europa orientale in tempi relativamente recenti.
  • Il nome Mardocheo è al contrario molto spesso associato a quello di Marduk, ma viene inteso come "(servo) di Marduk". È considerato l'equivalente di Marduka o Marduku, ben attestato nei testi di Persepoli; era un nome piuttosto diffuso in quel periodo. La tradizione ebraica riporta che originariamente Mardocheo si chiamava Bilshan; testimonianze simili per cui ai Giudei durante l'esilio venivano assegnati nomi che si riferivano a divinità babilonesi sono riportate anche nel Libro di Daniele. Gli dei babilonesi sono effettivamente organizzati in famiglie che portano molti a considerare Marduk e Ishtar in un certo qual modo cugini ma la questione non viene mai esplicitamente stabilita nei testi babilonesi.
  • Una divinità elamita di nome Mashti è puramente ipotetica e non testimoniata dalle fonti, mentre "Vasti" può essere considerato un autentico nome persiano che significa "bellissima".
  • Elementi teoforici elamiti come Khuban, Khumban o Khumma sono conosciuti ma sono pronunciati con una consonante iniziale gutturale e non come Uman o Human, e non sono foneticamente imparentati con il nome persiano Aman che significa "magnifico". Il demone babilonese si chiama Humbaba o Huwawa, e anche in questo caso il nome va pronunciato con la consonante iniziale gutturale kh e non è foneticamente imparentato con Aman.
  • Una festa Babilonese o elamita che celebra la vittoria di Ishtar e Marduk sui presunti Uman e Mashti è puramente ipotetica e non è attestata dalle fonti. Il capodanno babilonese ricorre in una data molto distante da quella dei Purim. (Nel mese di Nisan e non di Adar). La decisione del fato degli uomini da parte degli dei tramite l'uso di oggetti per tirare a sorte non è attestata in alcuna fonte. Farvardigan era la commemorazione della durata di cinque giorni dei morti e non sembra in alcun modo riconducibile alla festa dei Purim. Anche i Pithoigia ricorrono in un periodo diverso e benché il Purim venga celebrato bevendo vino non è questo il suo fulcro; inoltre il plurale della parola in ebraico per dire "spremitura dell'uva" è puroth e non purim.

Reinterpretazioni della storia[modifica | modifica wikitesto]

La versione cinematografica classica della storia il film Ester e il re, del 1960, diretto da Raoul Walsh e interpretato da Joan Collins e Richard Egan.

Esistono parecchi dipinti che ritraggono Ester, tra i quali uno di Millais.

VeggieTales ha anche prodotto una versione animata dal titolo Esther: The Girl Who Became Queen.

Nicky the Pear ha anche prodotto una versione animata da titolo Esther, the Graveyard Shift.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cfr: http://bltnotjustasandwich.com/2011/12/11/on-the-literary-merits-of-hebrew-esther/
  2. ^ "a type of comedy designed to provoke the audience to simple, hearty laughter…. To do so it employs highly exaggerated or caricatured character types, puts them into impossible and ludicrous situations, and makes free use of broad verbal humor and physical horseplay".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibbia Portale Bibbia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Bibbia