Shekhinah

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« ...Questa è la generazione di coloro che Lo (Dio) cercano, di coloro che invocano la Tua presenza, oh popolo di Yaaqov, selah. Sollevate, oh cancelli, i vostri battenti; spalancatevi, oh porte eterne, per far entrare il Re della Gloria. Chi è questo Re Glorioso? È HaShem Potente e Forte, HaShem, Forte in battaglia. Alzate, oh cancelli, i vostri battenti; spalancatevi, oh porte eterne, per far entrare il Re della Gloria. Chi è questo Re Glorioso? È HaShem, il Signore delle moltitudini, Egli è il Re della Gloria! Selah. »   (Salmi 24)
« ...Non c'è come Dio, o Yeshurun[1], che "cavalca il cielo" per venirti in aiuto e con la Sua Maestà "corre sulle N/nubi"... »   (Deuteronomio 33.26)

La parola Shekhinah (leggi: sce-chi-nà ) è una traslitterazione del sostantivo ebraico femminile singolare שכינה ascolta[?·info], reso talvolta dagli omofoni Shechinah, Shekina, Shechina, Schechinah. La sua etimologia è connessa al verbo לשכון (lishkhon; radice ש-כ-נ, ShKN), in italiano dimorare, e può essere resa letteralmente come "dimora", "abitazione": Mishkan, משכן (radice ש-כ-נ, ShKN).

Nella religione ebraica, all'interno della tradizione biblica e teologica ebraica, indica la Presenza di Dio, Hashem (Suo Nome, il Signore, uno degli appellativi alternativi di Dio a cui ci si riferisce col Nome eccelso conosciuto come Tetragramma biblico), in alcuni casi visibile in quanto Manifestazione di Dio stesso attraverso una visione: per Shekhinah s'intende quindi la manifestazione ed il celarsi di Dio nelle Nubi celesti, visione da cui vengono anche emanati la luce ed il fuoco celesti. A questa rivelazione è legata fortemente quella degli angeli; oltre alla nube celeste talvolta vi sono anche casi in cui la Gloria divina venga celata dalla tenebra e dalla nebbia celesti: questi sono i tre livelli spirituali della visione di Dio raggiunti da Mosè ed a cui ogni Ebreo si richiama compiendo i tre passi fatti in avanti prima dell'Amidah, preghiera che deve essere compiuta tre volte al giorno.

Di Shekhinah si parla, in particolare, relativamente a:

Molti sono i cenni alla Shekhinah nella maggior parte dei testi di Qabbalah, la tradizione mistica ebraica, che ne danno spiegazione oltre al Talmud, nei Midrashim ed in gran parte dei testi della tradizione ebraica tra cui tutto il Tanakh: sia il fumo che avvolgeva e saliva dal Sinai, sia le colonne di nube e fuoco che accompagnarono il popolo d'Israele nel deserto sono metafore che alludono alla Shekhinah, alle sue modalità ed alle manifestazioni della stessa correlate alla sua visione. Molti rabbini per Shekhinah intesero l'Essenza divina a cui si allude con l'espressione Immanenza divina in quanto eterna presenza di Dio, è sua veste come medesimo aspetto della sua essenza: si tratta quindi di un termine che indica la rivelazione della Presenza di Dio e non è da identificare come entità angelica. Sebbene già precedentemente vi siano state rivelazioni individuali con la visione della Shekhinah, il momento in cui la Gloria di Dio si manifestò alla collettività fu con il Passaggio del mar Rosso quando, già con l'inizio della liberazione dalla schiavitù egiziana, il popolo d'Israele lo riconobbe come Unico Dio e proprio Re; ciò avvenne anche con il Dono della Torah sul monte Sinai, descritto nel Tanakh come evento grandioso tra i più significativi nella storia del popolo ebraico, e successivamente in modo continuo durante il cammino nel deserto durato 40 anni prima di entrare in Terra d'Israele.

Nella voce qui presente si discute anche di momenti differenti dell'avvenuta rivelazione di Dio soprattutto durante e dopo la "fuga" da "Mitzraim", l'antico Egitto: con questo si viene a specificare anche i differenti gradi di consapevolezza dinanzi a tale manifestazione della Shekhinah[2].

Indice

Etimologia ed identificazione nell'esegesi ebraica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Miti della Shekhinah.

Il termine Shekhinah presenta la radice ShKN[3] (ש-כ-נ) come altre differenti parole con significato verbale abitare, in ebraico lishkhon, o sostantivi come abitazione, il Mishkan (anche Residenza) che designa il Sancta Sanctorum e, per traslato, l'intero Tabernacolo dove la Shekhinah sostava e si rivelava: dalla radice comune si rileva quindi anche l'affinità concettuale e teorica, appunto Immanenza divina per cui Dio è il Luogo del Mondo; ad essa si fa anche riferimento parlando del Tempio di Gerusalemme, sua sede principale nel Mondo Inferiore. Già Maimonide scrisse nel testo "La guida dei perplessi" che in questo senso è utile accostarvi i concetti di Onnipresenza, Provvidenza e della luce di Dio diffusa sul mondo e quindi di origine divina.

La Parashah Terumah, nel versetto 8 del Capitolo 25 (Libro dell'Esodo), afferma: Ve'asu Lyi Miqdash VeShakhantyi (ebr. ושכנתי) Betokham, Mi faranno un Santuario perché Io (Dio) possa risiedere fra loro.
Originariamente il termine Shekhinah compare principalmente nella Torah Orale.

Stando ai principali Testi rabbinici, quali il Talmūd, e secondo l'insieme dottrinario dell'esegesi dei maestri e rabbini di sempre riconosciuta nel canone religioso ebraico, la Shekhinah è definita come presenza del Signore, la sua immanenza nel mondo: La Terra intera è piena della sua gloria (Is6,3). Dio si rivelava anche a Mosè: il termine biblico nube accenna alla parvenza che accompagna ed in cui si cela la Shekhinah, la cui essenza viene descritta come di luce e tenebra assieme, con riferimento al denso della nube: e Mosé si avvicinò al denso della nube ove era il Signore (Es20,21); la gloria Divina riflette sprazzi di luce ambrata... metà della presenza Divina è fuoco e l'altra metà è grandine (Pirkei di Rabbi Eliezer, 4). La nube è quindi intesa come nascondimento e insieme rivelazione del Signore.

Nel secondo Libro del Pentateuco Esodo viene detto che vi sarebbe stata la possibilità che, soprattutto durante il cammino verso Eretz Israel durato 40 anni, il popolo d'Israele venisse accompagnato da un angelo, l'angelo della Merkavah Metatron; grazie alla richiesta di Mosé ed al rammarico provato dal suo popolo per il rischio di non poter vivere la continua presenza di Dio in modo manifesto, Dio decise che Lui stesso sarebbe sempre stato presente in mezzo al popolo ebraico.

Il concetto della Parvenza di Dio celata nella Shekhinah come luce e tenebra assieme non riguarda la tenebra della notte o quella di una delle 10 piaghe divine inferte all'Egitto né la nube o tenebra ed oscurità delle Qelippot, si tratta infatti di una tenebra unita alla Sua luce:

La nube del Signore stava sopra di loro durante il giorno Num10,34; e la Tua nube sta sopra di loro Num14,14. Lo Zohar commenta dicendo che la Nube illumina e risplende anche della luce celeste e che, dal lato del peccato, esiste un'altra nube, meglio definita tenebre, che non illumina ma oscura, cosa quest'ultima non vicina a Dio.

La tenebra celeste è infatti anche il primo livello a cui giunse Mosé prima della nube e della nebbia celesti e divine dove appunto Dio si cela con la Shekhinah.

Nube, Gloria ed altri termini[modifica | modifica sorgente]

Nel testo "Khuzari" Yehuda HaLevì scrive che già Adamo, Caino, Abele, Noè, Abramo, Isacco e Giacobbe, Mosè, i Profeti ed alcuni uomini eletti del popolo d'Israele conobbero Dio per visione profetica e ad essa si riferirono con espressioni varie quali: Gloria, Presenza Divina, Regno, Fuoco, Nube, Immagine, Somiglianza, Arcobaleno, possibilità che Egli parlasse con loro; il popolo ricevette la tradizione da questi uomini eccellenti in fede e verità. Yehudah HaLevì continua dicendo che essi chiamarono tali manifestazioni Gloria del Signore (cfr comunque Mosè Maimonide).

La vicinanza della rivelazione della Shekhinah e della nube, termine che compare nella Torah, è palese nel testo Masseket Azilut; nei Salmi ci si riferisce alla Manifestazione di Dio utilizzando il termine gloria, termine di significato analogo a Malkhut, Regno; il termine Shekhinah risale alla Tradizione della Torah orale e deriva dal termine Mishkan che indica il Tabernacolo, la tenda del convegno dove la presenza divina, o gloria divina, si rivelava: qui Mosé, dopo aver ricevuto la parola divina del Signore, valutava anche i giudizi ed i verdetti di dinamiche intervenute all'interno del popolo d'Israele.

Il testo di Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano Gli eletti dei figli d'Israel ed il Masseket Azilut affermano palesemente che la Gloria divina è la Shekhinah, il secondo anche come commento sulla luce di Dio di cui Egli si avvolge come di un manto.

Il termine Shekhinah riferito alla rivelazione e manifestazione dell'Essenza di Dio riguarda anche la completa e totale abnegazione dinanzi ad Essa.

Termini metaforici[modifica | modifica sorgente]

Yehudah HaLevi, autore del testo Il re dei Khàzari, spiega come questi termini siano simbolici: perché quella colonna (di nube/fuoco) agiva solo per Sua divina volontà e non era come le altre nubi e gli altri fuochi che possono essere nell'aria per mezzo di altre cause; ed era come la colonna di nube divina che non era dispersa dai venti.

Sui termini metaforici "nebbia", "nube" e "tenebra"[modifica | modifica sorgente]

Parole che derivano dalla concezione della rivelazione della Shekhinah, tramite cui s'intendono i poteri spirituali celesti di Dio sopra i quali Egli svetta e governa, come aspetto dell'essenza di Dio queste espressioni compaiono per la prima volta sul Pentateuco nel termine ebraico Anan, ענן - nella lingua italiana è il termine "nebbia" - ed in molti testi di maestri ebrei; generalmente nella forma plurale Aravot, "tenebre": ערבות; ancora anche il termine Arafel, ערפל, sempre del Pentateuco, nel significato letterale nube, anch'esso con riferimento alla Shekhinah.

La spiegazione sorge chiarendo che la Manifestazione divina avviene nella Shekhinah Superiore e nella Shekhinah Inferiore, secondo l'attitudine ed il livello spirituali e profetici: il Tiqqun ammette la Yechidah della Shekhinah.

Sulla "Guida dei perplessi" del Maimonide è scritto che con il termine Nubi ci si riferisce alla Fonte dei tesori della vita e della pace; Essa custodisce anche le anime degli Zaddiqim e le anime che debbono ancora nascere e mantiene la Giustizia divina, il Giudizio e la rettitudine, da Essa dipende il flusso di ogni vita infatti anche il Maimonide ne parla a proposito della rugiada che nell'era messianica farà resuscitare i morti.

Tre spiegazioni del termine "Gloria"[modifica | modifica sorgente]

Secondo HaLevi vi potrebbero essere due interpretazioni per il concetto di Gloria:

  • la prima afferma che si tratta della manifestazione del Signore, così come apparve ai Profeti; in questo senso egli parla di corpo sottile che segue la volontà divina
  • la seconda concentra la propria attenzione anche su tutti gli strumenti divini più vicini a Lui, a cui Egli è legato e con i quali Egli provvede sul mondo: la gloria del Signore comprende gli Angeli e gli strumenti spirituali (Sefirot), il trono ed il carro (Merkavah), il firmamento, le ruote e le sfere, e le altre cose che sono perpetue e stabili
  • anche con riferimento al versetto: La Terra è piena della Sua Gloria vi è poi una terza interpretazione secondo la quale per Gloria, in ebraico Kavod, כבוד, s'intende la magnificazione e la glorificazione del Potere divino su ogni cosa creata: nella Guida dei perplessi si fa l'esempio dei minerali che, soprattutto all'attenta osservazione unita alla speculazione del fedele che si appresti a conoscere l'Opera divina, solo per il fatto di essere stati creati ed esistere sono l'attestazione di una sorta di glorificazione di Dio pur non potendo esprimere una lode tramite la parola. Questo tipo di glorificazione del divino viene definita nel testo stesso lode ponendo come termine di paragone il seguente versetto del Salmo di Davide: le mie ossa ti loderanno. Questo concetto si avvicina alla concezione di Maestà divina.

Alexandre Safran afferma che l'uomo può unirsi all'Immanenza divina: egli utilizza il termine Kavod, appunto Gloria e Maestà, concezioni che presentano significati inscindibili.

Viene insegnato che la Provvidenza venne rivelata soltanto a partire dalla liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù egiziana descritta nel libro del Tanakh Esodo: precedentemente prevalevano il nascondimento e la glorificazione della Gloria di Dio tramite l'esistenza stessa della Creazione. In seguito venne sancito anche il ruolo eterno e santo del popolo d'Israele, principale servitore di Dio, anche per la venuta del Messia ed il compimento del tiqqun, che sigilla il legame tra l'uomo e la Creazione per il completamento dell'era messianica.

Valenza dei generi maschile e femminile utilizzati nell'identificazione di Dio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shekhinah#I significati simbolici.

Secondo l'esegesi tradizionale ebraica ogni metafora, simbologia o antropomorfismo concettuali utilizzati con riferimento a Dio sono solo metodi per comprendere le modalità corrispettive attrattaverso le quali Dio si rapporta al mondo o possibilità di conoscerne aspetti della sapienza che Egli stesso ha impresso nella realtà; secondo la tradizione ebraica infatti la Torah è, come per un architetto, il piano con cui Dio ha creato il mondo ed è contemporaneamente espressione della Sua essenza e della Sua sapienza. Ogni aspetto della realtà ammesso e conforme alla Torah rispecchia dunque un modo per avvicinarsi alla comprensione della volontà e della sapienza divine. I maestri Rabbini sottolineano l'importanza dell'impossibilità per l'uomo a conoscere Dio nella Sua totalità o nella Sua essenza perché la Sua perfezione e la Sua altezza non possono essere paragonate a nessun'altra perfezione o altezza che, messe di fronte a Lui, risulteranno sempre parziali e relative al proprio ambito. Ciò vale anche per l'esegesi delle Sefirot per cui, ad esempio, Chessed e Ghevurah o Chokhmàh e Binah, in Lui un'unica cosa assieme a tutte le altre Sefirot, sono presenti nel mondo nelle loro corrispettive qualità riflesse nella realtà e non nella loro essenza, che è tutt'uno con Dio, in modo separato seppur non disgiunto, tranne in qualche raro caso di uomini eccezionali che si distinguano per virtù e doti particolari. Così anche il legame delle figure concettuali metaforiche maschile e femminile - presenti anche nell'approccio della ricerca dell'intelletto che si può svolgere quindi secondo le caratteristiche affini ad esse secondo la tradizione simbolica mistica ebraica, pur se interpretato secondo un metodo trascendente il piano naturale e sorretto da una prospettiva spirituale, non potrà mai certamente essere paragonato all'unità divina; come altre, le figure simboliche che la Qabbalah individua in quella maschile ed in quella femminile, infatti spesso anche comprese separatamente, sono accessorie alla comprensione della realtà divina e, come d'altronde nessun'altra, mai viste come divinità concepite in alternativa al solo ed unico Dio.

Oltre al termine gloria vi è l'accostamento al significato della Matrona, o della Madre, e della Sposa che identifica l'atto della manifestazione e della rivelazione della Shekhinah come "femminile". Il canto per l'accoglienza del sabato Lecha Dodi richiama l'attenzione sull'attesa da parte del popolo d'Israele sia del sabato stesso, sia della Shekhinah per il ritorno dall'esilio, come lo sposo che attende la propria sposa che si avvicina verso il baldacchino delle nozze; ad esempio l'utilizzo del pronome Tu nella lingua ebraica varia nel caso sia maschile o femminile: testi ebraici, soprattutto quelli di preghiera, se riferiti al Signore, senza una netta distinzione utilizzano spesso la forma femminile o quella maschile.

Visione ed apparizione della Shekhinah[modifica | modifica sorgente]

Allora la gloria del Signore apparve Num16,19.

« Mi sono manifestato come apparizione visibile ... E guarderà la sembianza del Signore ...E videro il Signore d'Israele »
(Tanakh)
« Pensa di poter vedere la Shekhinah che è accanto a te così come tu vedi oggetti materiali »
(Besht, Tzava’as Harivash)

Appena liberati da Dio dalla schiavitù in Egitto ed iniziato l'esodo verso la Terra d'Israele, quando i figli d'Israele cantarono in lode a Dio il Cantico del mare sulle sue rive, essi poterono assistere alla visione di Dio e dei suoi angeli; estasiati dalla visione essi non volevano più ripartire ma desideravano continuare ad assistere a ciò che neppure il profeta Ezechiele mai testimoniò. Fu così che Mosè chiese a Dio come avrebbe dovuto comportarsi e, dopo che Dio rese la Sua Gloria rivelata e nascosta, i figli d'Israele si mossero solo quando compresero che la Sua Gloria si trovava nel deserto dove avrebbero poi trascorso 40 anni prima di entrare in Terra d'Israele. Il Sefèr Hatoda'à conclude questa spiegazione affermando che quanto detto è racchiuso nel versetto che afferma E Mosè li condusse dal Mar Rosso... ed essi andarono nel deserto di Shur dove la parola shur, che in ebraico significa anche visione, sta ad indicare che essi cercarono di vedere la Gloria di Dio, Re d'Israel.

« Per il vero credente, credere è "vedere" »
(Nachman di Brazlav[4])

Lo Zohar afferma che, non mancando di essere diffusa nel mondo, la Presenza divina della Shekhinah è a volte rivelata ed a volte nascosta, spesso ad intermittenza.

Su una discussione sull'Amidah, preghiera che l'Ebreo deve recitare almeno tre volte al giorno, Yehudah Ha-Lewì afferma che ogni Ebreo ha potenzialmente la possibilità di vedere ad occhio nudo la Gloria di Dio come successe al popolo d'Israele uscito dall'Egitto; egli afferma che è possibile pregare affinché la Shekhinah si disveli alla vista del devoto e che ciò avverrà come già successo ai Profeti. Con la collaborazione del popolo d'Israele con Dio nel servizio spirituale, culmine di ciò è l'era messianica con il ritorno del Popolo ebraico e della stessa Shekhinah dall'Esilio in Sion e la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, il terzo Tempio di Gerusalemme[5] quando chiunque potrà vedere la Shekhinah[6] e molte altre manifestazioni celesti. Nel testo Saggezza della Cabbalà lo stesso Alexandre Safran insegna che desiderio, speranza e fine dell'umanità è il Ghillui Shekhinah, la rivelazione di Essa e manifestazione di Malkhut, il Regno; questo avvenimento dipende però dall'Avodah spirituale dell'uomo nella collaborazione con Dio, dalla continua tenacia nello studio della Torah e dall'osservanza senza secondi fini delle Mizvot per esse stesse: in questo modo verrando svelati il Suo Mistero e tutti i misteri.

Associata alla rivelazione della Torah e dei suoi misteri si tratta quindi di una visione spirituale dell'anima, tramite lo spirito santo e lo spirito profetico, ma anche visibile ad occhio nudo, anche se però si tratta di una vista che trascende i limiti della corporeità e della "material-ità": con l'evento del Sinai, così afferma lo Zohar, persino i bimbi ancora nei grembi delle loro madri ebree poterono percepire la visione della Shekhinah.

Per poter accedere alla visione di Dio nella Shekhinah si è avvolti da una veste spirituale e celeste definita in ebraico chaluka d'rabbanan, veste della grandezza o grandiosa/del grande o del maestro: Mosè ricevette inoltre uno splendore celeste sul suo volto cosicché gli Ebrei che ne scorgevano la luce temevano per la grandiosità e l'eccezionalità di questa manifestazione e per questo ogni volta Mosè, dopo aver goduto della visione, si copriva il volto con una stoffa o un velo per presentarsi nuovamente dinanzi al popolo d'Israele[7]

Mosè ed il popolo ebraico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mishpatim (parashah).

I figli d'Israel[8] non erano dotati dei mezzi spirituali per la rivelazione della Shekhinah ma, grazie a Mosè ed Aronne, essi videro.

« Il Signore disse a Mosé: Ecco, io ti apparirò attraverso una densa nube affinché il popolo oda mentre ti parlo ed in tal modo avranno piena fiducia in te anche per l'avvenire »   (Esodo 19.9)
« Egli (Dio) disse: "(Non più l'angelo ma) la Mia presenza procederà (con te) ed Io ti concederò (quello che mi domandi)". Egli (Mosè) gli disse: "Se la Tua presenza non viene con noi, piuttosto non farci salire di qui. Come (altrimenti) si potrebbe comprendere che ho trovato favore ai Tuoi "occhi", sia io che il Tuo popolo, se non dal fatto che Tu verrai con noi, cosicché saremo distinti, io ed il Tuo popolo, da ogni altra Nazione che si trova sulla superficie della Terra?". L'Eterno disse a Mosè: "Io farò anche questa cosa che tu hai detto siccome hai trovato favore ai Miei occhi e ti ho consociuto per nome". Egli (Mosè) disse: "Ti prego, mostrami la Tua Gloria!". Egli (l'Eterno) disse: "Io acconsento a far passare tutta la Mia Bontà dinanzi a te e proclamerò alla tua presenza il Nome Eterno..." "...E (Dio) disse: "(Ciò malgrado) non ti permetterò di vedere il Mio "volto" perché nessun uomo è in grado di guardarmi e (continuare a) vivere". L'Eterno disse: "Ecco, presso di Me vi è un posto (adatto a te, nella montagna); tu starai sopra la rupe. Quando la Mia Gloria passerà (vicino a te) Io ti metterò in una fenditura della roccia e porrò la Mia "mano" su di te (per proteggerti), finché io non sia passato. Poi toglierò la Mia mano e tu potrai (ciò che è) dietro di Me, mentre non è concesso vedere il Mio volto »   (Esodo 33.14-23)

Pare, ricorda anche il Nachmanide[9], che inizialmente parte del Popolo "nutrisse" difficoltà nella comprensione e/o fede-fiducia nella Profezia di Mosheh: egli spiega che in parte non riuscivano a credere che Dio gli si fosse rivelato; premettendo che il fatto del roveto ardente, una forma-forza angelica, vi sia stata, con questo Nachmanide fa' riferimento al versetto faccia a faccia[10], metafora della visione e della profezia di Mosheh Rabbeinu: questo sino a quando, come scritto nel Pentateuco, tutto il popolo ebraico ebbe fede completa, invero non mancante, dicendo:

« ...ora abbiamo visto/sappiamo che (Dio) parla ad un uomo ([come] faccia a faccia)... ...e questi rimanere in vita... »
(Pentateuco, Torah)

"Moshè Rabbèinu"[modifica | modifica sorgente]

"Mosè", (Charlton Heston: Attore), apre le acque del Mar Rosso

La funzione di Mosè come capo dei profeti è sempre stata quella di intermediario tra Dio ed il popolo di Israele: la presenza divina parlò dalla sua bocca. Anche in una possibile variazione del rapporto tra Dio ed il popolo Mosè non manca mai di adempiere alla propria missione affidatagli da Dio; la differenza tra i primi quattro libri del Pentateuco e Deuteronomio, il quinto ed ultimo, consiste anche nel come Mosè riporta la parola di Dio: mentre nei primi Mosè la rivela in terza persona dicendo Così parlò il Signore a Mosè dicendo, in Deuteronomio viene utilizzata la prima persona proprio ad indicare come il fatto che la "presenza divina parlò dalla sua bocca" permise a Mosè di essere parte integrante di Dio, la scrittura non avveniva tramite dettatura come nei primi 4 Libri ma sorgeva spontaneamente.

Secondo il trattato Taanit del Talmud ed il Sefer haZohar il merito della manifestazione della Nube durante i 40 anni del popolo d'Israele nel deserto si ascrive ad Aronne, a Mosè quello della manna mentre alla loro sorella Miriam quello del pozzo d'acqua che lo accompagnò sempre.
Quando Aronne e Miriam morirono fu Mosè a permettere che la Shekhinah fosse sempre con gli ebrei e che la sorgente d'acqua potesse continuare a seguirli. Quando morì Mosè Rabbèinu, per un certo periodo di tempo Dio non si rivelò nella visione della Shekhinah.

Il Talmud racconta che, ai tempi della schiavitù del popolo d'Israele in Egitto, la figlia del faraone trovò Mosè in una culla galleggiante che la madre Yochebed aveva fatto per salvarlo dal decreto del faraone stesso che ordinava la morte di tutti i figli maschi ebrei a causa della previsione di un futuro salvatore maschio ebreo che avrebbe liberato gli ebrei dalla schiavitù, previsione fatta al faraone dai maghi egiziani: nel Talmud è scritto che, quando colse Mosè dalle acque, la figlia del faraone vide che la Shekhinah era con lui.
Amram e Yochebed concepirono Mosè alla presenza di Dio nella Shekhinah che così non lo abbandonò mai, appunto dal concepimento, per il resto della vita così come dopo la morte: la Shekhinah fu sempre su Mosè.

La sorella di Mosè Miriam seguì il percorso sul fiume della culla dove era Mosè fino alla figlia del Faraone che lo colse comprendendo nel frattempo che si trattava di un bimbo ebreo; Miriam decise di intervenire suggerendo che una donna ebrea lo allattasse: il riferimento era proprio alla madre di Mosè che così fece. I testi commentano dicendo che Dio non permise che la figlia del Faraone lo allattasse affinché in seguito non si vantasse ingiustamente di aver allattato colui che parla con la Shekhinah, merito dovuto appunto alla stessa madre di Mosè.

Dio si manifestò a Mosè nella Shekhinah anche nell'episodio della rivelazione celeste angelica del roveto ardente quando venne incaricato per la prima volta di essere guida del popolo ebraico per la liberazione dalla schiavitù in Egitto.

Nella Bibbia, la rivelazione principale avviene durante il dono della Torah sul monte Sinai tramite Mosé[11] ed in seguito durante la proclamazione dei tredici Attributi di Dio rivelati dal Signore[12].

La Shekhinah fu sopra la testa di Mosè quando egli spiegò e trasmise le regole, i precetti e gli statuti della Torah agli Ebrei.

Nei primi momenti della manifestazione della Shekhinah sull'accampamento Mosè pregava per la benedizione sul popolo ebraico.

Mosè è collegato alla Shekhinah in esilio.

Alcuni figli d'Israele dubitarono che la Gloria divina si posasse e rivelasse sul Mishkan disposto e realizzato dal capo dei profeti Mosè su ordine di Dio stesso ma con l'inaugurazione e miracoli precedenti sull'elevazione della sua struttura sulle colonne con un solo gesto dello stesso, investito di forza da Dio, essi ebbero poi fede e fiducia.

Mosheh, come insegna il Pentateuco, fu il primo individuo ad "utilizzare" l'olio d'Unzione[13].

In Rokheakh ci si pone la domanda sul motivo per cui solo Mosè poteva intrattenersi con Dio nella Shekhinah e non tutti gli individui del popolo ebraico rispondendo che Mosè era ad un livello così alto di Qedushah da assomigliare ad uno dei Cherubini infatti le iniziali dell'espressione Mibben Shknè haKeruvim (con riferimento al fatto che Dio nella Shekhinah si rivelava e parlava di mezzo ai Cherubini dell'Arca dell'Alleanza) sono proprio le stesse del nome proprio MoSheH.

Il popolo ebraico[modifica | modifica sorgente]

Dopo la proclamazione dei dieci comandamenti è detto:

« Queste parole disse il Signore a tutta la vostra adunanza nel monte, di mezzo al fuoco, alla nube ed alla nebbia... ...e diceste: ecco, il nostro Signore ci ha mostrato la sua gloria, la sua grandezza ed abbiamo udito la sua voce di mezzo al fuoco; oggi abbiamo visto che il Signore può parlare ad un uomo e questi rimanere in vita »   (Deuteronomio 5.22-24)

La Torah narra ancora della rivelazione della nube anche durante il cammino del popolo d'Israele nel deserto: si racconta che ogni volta che essa si posava il popolo si accampava, ed ogni volta che si rialzava il popolo ripartiva; si dice poi che tutto il popolo poté assistere alla sua rivelazione; i maestri ebrei di sempre insegnano che il servizio per il Signore connota un momento in cui unirsi a Lui tramite il culto ed un momento per essere nuovamente coinvolti nel mondo finalmente purificati e ritemprati spiritualmente:

« Nel giorno in cui venne eretto il Santuario la nube ricoprì la tenda della radunanza... Appena la nube si sollevava dal di sopra della tenda i figli d'Israele partivano e nel luogo dove si posava la nube, là si accampavano i figli d'Israele. All'ordine del Signore partivano i figli d'Israele ed all'ordine del Signore s'accampavano. Per tutto il tempo che la nube si posava rimanevano accampati. Quando la nube sostava sulla tenda per molti giorni i figli d'Israele osservavano l'ordine del Signore e non partivano. Avveniva talvolta che la nube rimanesse sopra la tenda per alcuni giorni... alle volte rimaneva dalla sera alla mattina... ...essi si muovevano, o per un giorno o per una notte... ...o per due giorni o per un mese... »   (Numeri 9.15-23)

Il fatto che Dio nella Shekhinah scendesse e si sollevasse nei luoghi, dove desiderava che il popolo ebraico sostasse e da cui desiderava ripartisse, dimostra la grande fede degli ebrei di quel periodo in merito alla loro obbedienza infatti spesso Egli sostava molto tempo in posti poco accoglienti, come fu il caso di Marà dove le acque furono amare sino a quando vennero poi rese dolci grazie alla funzione di un legno la cui caratteristica venne fatta conoscere da Dio a Mosè, oppure poco tempo in luoghi di abbondanza in Natura come fu ad Elim; Mosè ed il popolo ebraico seguirono Dio e questo comando con fede, partecipando consapevolmente alla maggiore importanza della spiritualità più genuina e verace anche se raggiunta superando fatiche e prove.

Dio si rivelava nella Shekhinah simultaneamente sia a Mosè sia al Popolo d'Israele:

« Ogni volta dunque che Mosé si ritirava verso la tenda, tutto il popolo si alzava in piedi fermandosi alla soglia della propria tenda e seguiva Mosé con lo sguardo finché fosse entrato nella Tenda. Una volta entrato Mosé nella tenda, la colonna di nube discendeva arrestandosi all'entrata della Tenda ed il Signore allora si intratteneva con Mosé. Tutto il popolo poi, scorgendo la colonna di nube che si arrestava alla porta della Tenda, si alzava e si prostrava ciascuno dinanzi alla propria Tenda »   (Esodo 33.8-10)

Nel trattato del Talmud Sotah è scritto che nel Cantico del mare, quando gli ebrei cantarono a Dio con Mosè, anche i bambini si sedettero e quelli allattati lasciarono il seno per dire dinanzi alla Shekhinah che si stava manifestando: Questo è il mio Dio e lo loderò.

Per le Dodici tribù di Israele è scritto anche della conca d'oro, chiamata Grande mare, con dodici buoi d'oro che la sorreggono: ogni tribù di Israele possiede un ascendente spirituale in essa simbolicamente inciso ed iscritto e che, nella collaborazione con Dio anche in relazione ai Mondi ed alle creature, è anche portato ad esempio nella direzione dei dodici buoi d'oro che sorreggono la conca, tre rivolti ad Oriente, tre ad Occidente, tre verso il Meridione e tre verso il Settentrione. Considerando ancora la posizione di ciascuna tribù attorno all'Arca santa secondo il significato profondo della Merkavah di cui ognuna rappresenta un modo, oltre ad indicare la profusione e la presenza divina verso i quattro angoli del Mondo secondo l'Avodah spirituale del popolo d'Israele, ciò permette di comprendere come ogni cosa buona, santa, di giudizio e giustizia divini del Mondo sia comunque ordinata secondo il dominio divino ed il Regno celeste di cui il Tempio di Gerusalemme è esempio, segno e modello. Secondo la prospettiva della Torah si considera quindi che il Mondo Superiore e quello inferiore si corrispondono specularmente grazie ai legami mantenuti e sorretti da Dio nell'unità sancita dal patto con il suo popolo atto a questo compito.

Prima del peccato del vitello d'oro gli Ebrei potevano presentarsi dinanzi alla Shekhinah ogni volta che avessero voluto e senza alcuna esitazione mentre dopo quello, anche per il loro timore, ciò avveniva solo quando convocati tramite Mosè che invece poteva intrattenersi con Essa senza impedimenti.
Il fatto che Dio nella Shekhinah si posò sul Mishkan fu prova del perdono del popolo ebraico.

Ormai deciso di inviare gli esploratori in Terra d'Israele ed essi entrati, Caleb decise di andare a pregare presso Machpelah dove la Shekhinah entrò con lui per annunciare agli antenati che era giunto il momento di conquistarla.

Quando Aronne morì le Nubi celesti della Shekhinah, presenti per merito suo, lasciarono provvisoriamente il popolo d'Israele che, senza la guida divina, iniziò a vagare senza orientamento: si narra infatti che il Cananeo re di Arad, una volta saputo ciò, attaccò Israele facendo prigionieri. In seguito la Shekhinah tornò scendendo sul popolo ebraico grazie alla presenza di Mosè.

Rivelazione sul monte Sinai[modifica | modifica sorgente]

Per esprimere la grandiosità del momento vissuto durante la rivelazione sul monte Sinai è scritto che tutte le generazioni dei figli d'Israele furono presenti e che la Torah venne rivelata nelle 70 lingue principali corrispondenti ai 70 popoli, numero in quel periodo ancora invariato: anche per l'eccezionalità delle Visioni profetiche a cui molti assistettero, si dice che fu un assaggio dell'era messianica.

« Israel poté vedere quanto sarà visto solo nei giorni del re Messia »
(Sefer haZohar)

Lo Zohar, uno dei principali testi della tradizione mistica ebraica conosciuta come Qabbalah, afferma come un suono di Shofar provenisse dalla nube e che il popolo d'Israele vide le voci: in effetti videro le voci si riferisce anche alla visione della Shekhinah e della sua parola e fu la vera e propria trasmissione della Torah.

Sede della Shekhinah[modifica | modifica sorgente]

Per la Grandezza e l'inconoscibilità di Dio la Sua sede non è nota neppure agli angeli; eppure, per il legame diretto con la sua Volontà, essi affermano in lode:

« Benedetta la gloria del Signore dal Suo luogo »
(Targum Yonatan)

Diversi sono i Cieli al di sopra della Terra, alcuni "fisici" che comprendono la Terra e l'universo propriamente detto, ed altri celesti o spirituali; secondo la Qabbalah vi sono anche 4 Mondi, tra i quali ve ne sono di eccelsi e totalmente spirituali scendendo di grado in grado sino al mondo materiale, tutti retti nel loro legame nel regno del Signore; secondo un'opinione differente, ma compatibile con la principale che ne conta 7, si possono contare dieci Cieli tra cui l'esistenza e la presenza della Shekhinah è il decimo[14], deducendo così una residenza divina al di sopra di tutto:

« Nella parte più elevata dell'universo è la Tua sede »

Secondo la tradizione ebraica i versetti "Il Signore, prima che il mondo fosse creato, pervadeva il tutto", "Io sono, fui e sarò" e "Io sono il primo e l'ultimo" esprimono la sua eternità e la concezione di una sede divina anteriore anche alla Creazione.

Sempre il Maimonide dice che le Nubi celesti, in cui Dio si cela e si rivela nella Sua Immanenza, circondano il Mondo intero e tutti i sette firmamenti: egli utilizza il termine Aravot che sono le Nubi in cui Egli si cela; questo assunto permette di comprendere la trascendenza di Dio in relazione al Mondo dove Egli è comunque presente sempre nella Shekhinah lasciando così la possibilità di manifestare la Sua Onnipresenza[15].

Dio ha creato il Mondo per avere un Luogo in Basso, la Terra e poi il Tempio di Gerusalemme, in cui abitare e nell'accettazione del giogo del Cielo da parte dell'umanità: ciò è vero soprattutto nella corrispondenza tra i due Mondi e nel loro legame, il Mondo Superiore ed il Mondo Inferiore; nello Zohar si racconta infatti di una discussione tra Rav Yitzchak e Rabbi Yehudah i quali si dissero che Dio creò il Mondo Inferiore come modello in Basso del Mondo Superiore in corrispondenza l'uno dell'alto: infine viene detto che Dio, la Sua Gloria, è tanto in Alto quanto in Basso.

L'Ebreo deve recitare tre preghiere quotidiane: Arvith, Shachrith e Minchah, quella della sera, del mattino e del vespro; nella parte conclusiva, precedente all'affermazione di fede che tutta l'umanità riconosca il regno divino, è scritto:

« ...Noi invece ci prostriamo al Re dei re, al Santo e Benedetto, a Colui Che ha disteso i Cieli e fondato la Terra, la Cui sede gloriosa è in alto nel Cielo e la Sua presenza potente (la Shekhinah) è nel Cielo eccelso... E saprai oggi, e porrai nel tuo cuore che il Signore solo è il vero Dio, nel Cielo in alto e sulla Terra in basso, e non vi è nessun altro »

Molti testi, tra cui lo Zohar, accennano al passaggio quotidiano della Shekhinah nel Gan Eden per sostare e gioire assieme alle anime dei giusti nel loro attaccamento reciproco.

La provvidenza dell'Eterno Onnipotente ed Onnipresente[modifica | modifica sorgente]

« La Sua gloria non si può misurare »

Secondo le fonti la Shekhinah è dunque eterna presenza del Signore, è sua veste come medesimo aspetto della sua essenza; assioma dell'Unità divina è l'affermazione di Maimonide: Lui, la Sua volontà e la Sua sapienza sono una cosa sola. Ne "Il re dei Khazari" è scritto che Dio provvede e governa continuamente sul mondo, persino sulle membra del corpo e, se Egli ritirasse la Sua provvidenza ed il Suo Governo da essi, essi perirebbero immediatamente ma Egli li sostenta in modo che si perfezionino: l'uomo che avrà raggiunto tale consavolezza e la manterrà in ogni momento della propria vita aumentando in santità e, stando in luoghi adatti alla Presenza divina, avrà la possibilità di vedere la Shekhinah e gli angeli, Yehudah HaLevì dice ad un livello inferiore solo a quello dei Profeti; oltre a quelle dei Profeti egli vi associa poi le visioni profetiche tramite figure e la Bat kol dei sapienti del periodo del secondo Tempio di Gerusalemme.

Per Presenza divina s'intende quindi la presenza di Dio nel Mondo intero da Lui sostenuto, mantenuto e migliorato nell'elaborazione in modo continuo; ciò attesta la Sua Onnipresenza[16] e la Sua Onnipotenza e, poiché Egli è Padrone di tutto, colui che si attacchi a Dio avrà la possibilità di assistere alle delizie che riguardano il divino, i Suoi strumenti e le entità celesti a Lui più vicine ed essere Suo amico secondo la vera vita nella consapevolezza continua della Sua esistenza, della Sua provvidenza e dei Suoi segni espressi nella Sua Gloria, la Sua presenza. L'Onnipresenza di Dio viene spiegata ancora con l'espressione Memmaleh che significa riempimento e che attesta la presenza della Shekhinah in tutto il Mondo; Memmaleh indica anche la diffusione dell'aria nella Terra e dell'anima nel corpo. Dell'Onniscienza divina Shabbatai Donnolo scrive che:

« Il Signore è Signore di verità, Signore Vivente e Re Eterno, Misericordioso, Benevolo e Forte; Egli ha forza, potenza e grandezza senza limite, Egli è tutto vita, misericordia, grazia, benevolenza, sapienza, intelligenza, saggezza, azione, voce, parola, vista e udito e la Sua gloria ha posto in ogni luogo. Egli vede e sente in ogni luogo, nei cieli, sulla Terra e negli abissi; Egli è Tutto e tutto viene da Lui, tutto dipende da Lui e dalla Sua volontà »

Non controversa è una tradizione secondo cui vi sono due Shekhinot, una celeste ed una in Terra: le due formano infatti una sola manifestazione divina[17]; analoga è l'immagine di una Gerusalemme Celeste ed una Gerusalemme terrena, le due ovviamente strettamente connesse.

Nel trattato Berachot del Talmud è scritto che come Dio nella Shekhinah riempie il Mondo tutto, così l'anima dell'uomo è diffusa in tutto il suo corpo: l'Essenza di Dio può essere definita metaforicamente anche Anima sebbene il modo di intenderne il significato sia diverso da quanto concerne quella degli individui.

Pur essendo presente in ogni luogo[18], Egli può quindi manifestarsi tra i due Cherubini dell'Arca dell'alleanza, l'Aron haQodesh del Tabernacolo e del Tempio di Gerusalemme, e persino tra i capelli di un individuo o tra le dita del Kohen Gadol, ciò non sminuendo il Suo Kavod, la Sua Gloria e la Sua Maestà[19], privilegiando comunque il Popolo d'Israel[20] come possibilità della Sua presenza:

« e benedetto sia in eterno il suo nome glorioso e si riempia della sua gloria tutta la Terra amen, amen »

Il rabbino Nachman di Breslov scrive che La Sua Gloria circonda tutte le nazioni; egli stesso interpreta questo alludendo al Governo divino sul mondo tutto e su ogni sua cosa. È scritto infatti che Mosè fece posare parte del proprio spirito sui 70 anziani del popolo d'Israele affinché anch'essi potessero valutare e giudicare dinamiche, anche giuridiche, intervenute all'interno del popolo; 70 è il numero originario dei figli d'Israele discesi per la prima volta in Egitto ed è strettamente connesso al numero delle Nazioni del mondo che si ritiene siano appunto 70, tutte con un principe angelico celeste corrispondente: la Shekhinah sta in mezzo ai 70 come presenza ed assistenza divina nelle cose del Mondo Superiore celeste legato al Mondo Inferiore materiale. 70 è quindi il numero delle Nazioni e la tradizione vuole che si conti sino a 72, numero del valore numerico delle lettere del Nome eccelso completo secondo l'elaborazione del Tetragramma, includendo il popolo d'Israele e Dio stesso con la Shekhinah.

La luce della Shekhinah[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Luce celeste e Menorah.

I maestri della tradizione mistica ebraica insegnano che la luce spirituale dei primi sei giorni della Creazione venne celata per la previsione di Dio sulla nascita dei malvagi: una parte dell'aspetto di essa viene rivelata ogni giorno dello Shabbat che l'Ebreo è tenuto ad osservare e custodire; la più parte di questa luce è tenuta per i giusti nel Mondo Avvenire, intendendo l'era messianica o l''Olam Ha-Ba. Concordemente con la rettificazione in vista dell'era messianica che in essa verrà compiutamente realizzata, solo il legame con il Signore può favorire la manifestazione della luce santa che è racchiusa nella Sua rivelazione all'uomo: la fonte di questa luce è quindi la Shekhinah.

Nell'era messianica la rivelazione della Shekhinah sarà definitivamente sancita quando anche la luce della Torah celeste e della Torah terrena sarà completa e pienamente visibile cosicché la realizzazione della Regalità divina sarà esaudita.

Questa luce spirituale, a cui pochi hanno accesso prima dell'era messianica, permette di vedere da un'estremità all'altra del mondo come fu per Adamo prima del peccato: il rabbino Shimon bar Yochay ammette che, al livello sublime dell'ascesi e diletto di pochi, questa luce è così intensa da non essere più contrapposta alla tenebra e che persino la misericordia ed il rigore divini sono per questi pochi eletti uniti in un'unica esperienza.

Ogni ebreo dovrebbe chiedere a Dio di non essere disgiunto dalla luce della Shekhinah.

Riferimenti alla Shekhinah nell'esegesi delle Sefirot[modifica | modifica sorgente]

Albero Kircher in ebraico
« I Cieli raccontano la Gloria di Dio: perché le Sefirot si chiamano Sefirot? Perché è scritto: I Cieli messaprim (raccontano) la Gloria di Dio »
(Sefer ha-Bahir)
« Proprio dalle tenebre si rivela ciò che è celato e capirai immediatamente che l'intento di tale affermazione è che tutte le Sefirot, chiamate segreti, non si rivelano che per mezzo della Shekhinah, che si chiama tenebre »
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, La lettera preziosa)

Si dice che la Shekhinah circonda tutte le Sefirot e ciò in merito al fatto che il Signore è la Dimora del mondo mentre il mondo non è la Sua dimora in modo unilaterale. Le Sefirot, definite anche emanazioni o strumenti di Dio, sono tutte legate tra loro e nessuna può mancare all'altra: la decima Sefirah Malkhut, a cui i maestri mistici si riferiscono per la sapienza sulla Shekhinah, comprende infatti tutte e dieci le Sefirot indicando con ciò la completa unità di Dio con tutte e dieci le Sefirot che descrivono la sapienza, la volontà, le modalità ed i poteri divini. Attraverso lo studio delle Sefirot è infatti possibile comprendere ogni aspetto della Creazione, dell'uomo e di Dio nonché il loro legame; si può altresì risalire alla sapienza delle Sefirot attraverso la contemplazione e la comprensione intellettuale; ciò avviene quindi secondo un approccio intellettivo nello studio dei segreti della Creazione, delle creature e dell'uomo o delle loro parti, che è "sigillo" nella contemplazione delle rivelazioni proprie di essi.

Un'interpretazione rabbinica afferma che quando il Kohen Gadol, apprestandosi ad entrare nel Sancta Sanctorum del Tempio di Gerusalemme, pronunciava il Nome divino espresso nel Tetragramma doveva concentrare la propria attenzione su tutte le Sefirot in un medesimo momento.

Kèter e Malkhùt[modifica | modifica sorgente]

La prima Sefirah è Keter: corona e volontà; ad essa si riferisce Ein Sof (Signore Iddio Infinito): essa non si può calcolare. La Sefirah Malkhut è invece la decima ed ultima ed è legata al Mondo Inferiore. Le due sono strettamente connesse: tutto fluisce ed è incluso nella decima Sefirah e puoi partire dalla prima sino alla decima... e dalla decima alla prima così ché la decima diviene la prima. Il principio della Shekhinah in Malkhut esprime la piena manifestazione di Dio, che tutte le Sefirot comprende: chiunque separi una di queste Sefirot dall'altra è come se operasse una separazione in te.

Anche il Sefer haTemunah mette in relazione la Shekhinah ed il patto sancito con i tre patriarchi e con re David, simbolo di Malkhut (Regno).

Chèssed e Ghevurah[modifica | modifica sorgente]

Lo Zohar dice che in questo modo i flussi di Chassadim (da cui Chessed) possono essere riversati sul mondo o sulla persona particolarmente legata al Signore. Ancora lo Zohar spiega che quando la Shekhinah accompagnava il popolo d'Israele durante il giorno era piena di Chessed: misericordia, bontà e gentilezza; durante la notte è un cenno al legame con Ghevurah, giustizia, potenza e timore, e con Malkhut, regno ed umiltà. Primi a fondare le radici del monoteismo, Abramo, Isacco e Giacobbe corrispondono agli archetipi Chessed, Ghevurah e Tiferet.

Importante notare come tutte le 10 Sefirot corrispondono al corpo dell'uomo nella sua completezza, uomo che deve riuscire a rappresentare una dimora per la Shekhinah: così molti testi, tra cui lo Zohar ed il Sefer ha-Bahir, insegnano che i tre Patriarchi del popolo di Israele (Abramo, Isacco e Giacobbe) sono il cocchio (lett. Merkavah) della Shekhinah per spiegare che come il corpo è veste dell'anima ed i precetti sono veste della volontà divina, così i Patriarchi rappresentano la perfezione dell'aderenza al Volere divino: infatti la parola Abramo in Ghimatriah vale 248, valore corrispondente ai 248 precetti positivi della Torah, inclusi anch'essi nel numero degli organi del corpo; aggiunti agli altri 365 precetti negativi che riguardano il numero delle vene del corpo si conta il numero dei 613 precetti iscritti nella Torah: è scritto infatti che Dio e la Torah sono una cosa sola.

Chokhmah, Daàt e Binah[modifica | modifica sorgente]

Albero Bahir in ebraico

Ciò permette infatti un miglioramento delle Sefirot di Chokhmah (sapienza, saggezza), Binah (intelligenza) e Daat (conoscenza): non c'è verità senza spirito, La misericordia e la verità s'incontrarono e la carità e la pace si baciarono' (cfr. "La Shekhinah e lo spirito santo").

Dunque la Shekhinah fornisce il "cibo spirituale" all'anima in modo da far sussistere il corpo e vivificarlo maggiormente: così si acquisiscono saggezza, conoscenza ed intelligenza:

« ...la Gloria superna che è il segreto della saggezza nei 32 sentieri (della Torah)... Inserisce in lui un spirito della fonte di vita... »
(Sefer haZohar)

La concezione secondo la quale a maggiore spirito corrispondano più sapienza, intelligenza e conoscenza è espressa anche dal versetto che afferma che chi trova sapienza trova pace; le due si sostengono l'una con l'altra. Ad esempio di ciò è la natura dei profeti del popolo d'Israele che, oltre alla profezia comunemente conosciuta come veggenza e possibilità di ammonire e correggere secondo la visione del periodo vissuto e delle conseguenti necessità spirituali e pratiche, possedevano anche sapienza e conoscenze incomparabili proprio per lo spirito che li permeava e li rendeva particolarmente distinti in mezzo agli altri uomini.

Tifèret[modifica | modifica sorgente]

Viene insegnato che l'era messianica sarà principalmente e definitivamente legata alla Sefirah Tiferet, compassione, bellezza ed armonia, la cui sorgente è la Shekhinah (cfr. La palma di Debora di Cordovero); questa Sefirah sarà pienamente manifesta soltanto attraverso il tiqqun.

« Tiferet che è l'albero della vita... »
« La Shekhinah è chiamata Terra, mentre Tiferet è il Cielo »
(Sefer haZohar)

Yessòd[modifica | modifica sorgente]

Il tiqqun avviene principalmente grazie a Yessod, il giusto: il giusto è il fondamento del mondo.

« Così Aronne entra nel luogo santo (dove è la Shekhinah) (Lev16,3): ciò conformemente al fine che il retto, che è Yessod, e la rettitudine, che è Malkhut, si uniranno insieme come una coppia, così che tutto sarà benedetto da loro »
(Sefer haZohar)

Hod e Nezakh[modifica | modifica sorgente]

Tu Ti rivesti di gloria e maestà viene interpretato con riferimento alle due Sefirot Hod e Nezakh.

Le Sefirot ed i "Monti antichi", i sette veri Zaddiqim[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Minian.

Il Sèfer haZohar associa le figure delle principali colonne del popolo di Israel, i sette giusti Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe e/o Fineas, Mosè, Aronne e David alle sette Sefirot, con il legame alle prime tre grazie soprattutto ad Abramo, partendo dall'affermazione che la Shekhinah può essere definita anche Betsabea, parola tradotta anche in figlia di sette; esiste infatti una deformazione del nome Betsabea in Bersabea come esplicito richiamo alla città di Be'er Sheva dove Abramo si stabilì per un periodo scavandovi dei pozzi che poi sarebbero stati ereditati dai figli. Lo stesso Giacobbe vide la Gloria di Dio all'interno di uno dei pozzi ereditati; il legame del popolo ebraico con la sorgente è sempre stato presente nella sua storia ed ognuno dei sette citati vi si rapportò quando volle avvicinarsi alla visione della Shekhinah: è scritto infatti che le sette Nubi che accompagnarono gli Ebrei nel deserto permettevano alla sorgente di suddividersi in torrenti, ogni volta riaffiorando ad ogni tappa nel deserto, secondo le disposizione delle 12 Tribù d'Israele. Il verso che più di tutti esprime l'accostamento della Shekhinah al numero delle sette Sefirot è A Te, o Signore, si addice la grandezza, la potenza, la maestà, l'eternità e la gloria a cui lo Zohar commentando aggiunge: fino a: Il Regno.

Gli angeli di Dio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Angelo.

Al passaggio del Mar Rosso tutto Israele poté assistere alla rivelazione della gloria splendente del Signore con tutti i suoi angeli:

« ognuno cantò il canto... e lo spirito santo era nella bocca di ognuno »
(Sefer haZohar)

In alcuni episodi biblici si parla della rivelazione all'uomo di angeli spesso assieme alla rivelazione di Dio nella Shekhinah; affinché in questi momenti particolarmente favorevoli si possa esserne degni vi è sempre la completa accettazione del Regno dei Cieli di Dio, l'unione con la Sua Gloria e la consapevolezza della Sua Grandezza, della Sua Elevatezza e della Sua Perfezione, coscienza che permette di aderire completamente alla Sua Volontà: di ciò prova ne è la concessione dello spirito santo che, assieme alle virtù descritte, permette di assomigliare agli angeli che, incapaci per natura di ribellarsi a Dio, compiono la Sua Volontà e vi aderiscono quindi in modo perfetto, puro e santo.

Anche il versetto gli angeli sono tenuti in vita solamente dallo splendore della Sua presenza (Esodo R.32,4): essi ricevono il proprio "cibo celeste" dalla Shekhinah e, nel momento in cui essa scende per nutrirli, si coprono il volto per non osservare a lungo la sua essenza; si racconta infatti che i due figli di Aronne morirono per aver osservato a lungo ed in modo troppo profondo l'Essenza della Shekhinah.

Usualmente l'angelo Michele sta alla destra della Gloria divina mentre l'angelo Gabriele alla sinistra; talvolta cambiano posizione oppure Gabriele si pone dinanzi alla Gloria quando debba essere deciso il destino del popolo d'Israele.

Nei testi dei profeti del Tanakh vengono descritti molti ordini angelici che salgono assieme alla Shekhinah.

È scritto inoltre che, come Mosé che poteva essere avvolto dalla nube, così anche Elia "ascese al Cielo" e poi trasformato nella sua anima in un angelo così compreso in modo eterno assoluto nell'essenza della Shekhinah: sempre lo Zohar spiega infatti che i molti casi di apparizione del Profeta Elia a differenti maestri a distanza di secoli dalla sua ascesa sono dovuti alla sua inclusione nell'onnipresenza dell'Eterno.

Il canto della Qedushah: la santificazione di Dio[modifica | modifica sorgente]

Lo Zohar afferma:

« Qual è l'inno altissimo, alla Gloria di Dio, che è stato affidato agli angeli perché lo intonino con Israele? È il Canto kadosh, "santo". La Berachà, la "benedizione", è stata affidata agli angeli perché la pronuncino da soli come è stata affidata ad Israele perché la pronunci da solo. Ma l'inno kadosh è stato affidato agli angeli perché lo intonino con Israele poiché gli angeli possono recitare l'inno della "santificazione" - Qedushah - in onore di Dio solo insieme ad Israele... Ad Israele sono state affidate tre qedushot ("santità") in basso. Questo emerge dal versetto della Scrittura: Voi vi santificherete e sarete santi, perché Io sono santo (Lev11,44). È con questo versetto che ci è stata trasmessa la qedushah, la "santità" »

La Qedushah è una delle principali parti della liturgia ebraica composta da un canto che s'insegna gli Ebrei effettuino assieme agli angeli come magnificazione e santificazione di Dio: ciascuna delle sue parti è stata rivelata soprattutto durante visioni profetiche, ed in particolar modo in accordo con la visione della Merkavah. Cantata in modo diverso secondo le diverse tradizioni delle varie Comunità ebraiche, esiste in forme differenti secondo i canoni liturgici delle differenti occasioni di preghiera e possono essere tutte effettuate unicamente alla presenza di un Minian di dieci uomini Ebrei; recitata dal pubblico e dal Chazzàn, il cantore della Sinagoga, quella che segue è la versione "Keter per Yom Tov" e viene cantata durante la ripetizione della preghiera aggiuntiva di Musaf delle principali tre ricorrenze ebraiche di Pesach, Shavuot e Sukkot (con l'aggiunta di Sheminì 'Atzèret), quando gli Ebrei si recavano in pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme dove i kohanim compivano il sacerdozio:

« Una corona Ti offriranno, Hashem nostro Dio, le moltitudini che sono in Alto con il Tuo popolo d'Israele in Basso. Tutti insieme proclameranno tre volte la Tua santità, come è detto dal Tuo profeta: E si invitavano reciprocamente dicendo:

"Santo, santo, santo è Hashem, Dio delle schiere; tutta la Terra è piena della Sua Gloria". Della Sua Gloria è pieno il mondo e i Suoi servi domandano: "Dov'è il luogo della Sua Gloria, per onorarlo?". Di fronte a questi, altri lodano e dicono:

"Benedetta sia la Gloria di Hashem dal Suo luogo". Dal Suo luogo Egli si volgerà, con la Sua misericordia, al Suo popolo che proclama l'unicità del Suo Nome sera e mattino, sempre ogni giorno dicendo due volte con amore:

"Ascolta o Israel, Hashem è il nostro Dio, Hashem è uno". Egli è il nostro Dio, Egli è nostro Padre, Egli è il nostro Re, Egli è il nostro Salvatore, Egli ci salverà e ci libererà una seconda volta e con la Sua misericordia ci dichiarerà, davanti agli occhi di ogni vivente, dicendo: "Ecco, vi ho liberati alla fine come in principio, per essere il vostro Dio".

"Io sono Hashem vostro Dio".

Nelle Tue sante parole è scritto così:

"Hashem regnerà in eterno, il tuo Dio, o Zion, per tutte le generazioni, Hallelu-yaֹh" »

Nel Tempio di Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

La Shekhinah entra nel Tabernacolo, nel bruciare incenso (cfr. Avodah e Kohanim). Nell'ebraismo tradizionale, contrariamente a quanto accade nella cultura cristiana, la divinità non viene rappresentata in immagini visive.
« Dal primo giorno in cui il Santo e Benedetto creò l'universo desiderò abitare fra le Sue creature nelle Regioni Inferiori, ma non fece così. Ma quando il Tabernacolo fu eretto, il Santo e Benedetto fece che la Shekhinah si posasse su di esso, disse: Sia scritto che in questo giorno fu creato il mondo »
(Num.R.8.6)

Oltre alla rivelazione sul monte Sinai durante il dono della Torah, si ritiene che la Shekhinah abbia accompagnato il popolo d'Israele anche nell'esilio ed è scritto che ritornerà nel Tempio durante l'era messianica.

Nel Tempio di Gerusalemme e nel Tabernacolo, luogo principale e modello nel Mondo Inferiore della residenza divina, ogni parte rappresenta una modalità della Merkavah che, trono celeste del legame con la Shekhinah, rappresenta la presenza continua di Dio nel Mondo nell'Onnipotenza ed Onniscienza: parte dell'esegesi ebraica associa spesso la sapienza sulla Merkavah alla sapienza sulla Shekhinah, segno questo della residenza di Dio manifesto come presenza divina soprattutto nel Tempio di Gerusalemme.

La Gloria di Dio si manifestò anche sia al completamento del Tabernacolo sia a quello del Tempio di Gerusalemme: nel primo caso nella Torah è scritto che la Nube riempì il suo spazio cosicché Mosè lì non poté entrare.

I patriarchi del popolo d'Israele e Sion[modifica | modifica sorgente]

Sul monte del Tempio di Gerusalemme, primo dei tre patriarchi del popolo d'Israel ad avere la visione profetica del Tempio fu Giacobbe a cui la Shekhinah si rivolse durante l'episodio della scala vista da lui in sogno che, Porta del Cielo, poggiava a terra e la cui cima arrivava al Cielo su cui degli angeli salivano e scendevano: è scritto che assieme alla pietra da Giacobbe posta sotto il suo capo Dio "ripiegò" tutta la Terra d'Israele, momento, questo, in cui egli ebbe la visione profetica suddetta.

Lo stesso Abramo vi si diresse per la prova con cui Dio misurò il suo timore nei Suoi confronti con la prova del Sacrificio di Isacco: egli scorse da lontano Dio nella Shekhinah sul monte quindi indicato infatti era stato comandato che si dirigesse proprio in quel luogo.

Come profetizzato nel Tanakh, nell'era messianica il luogo di Sion diviene il luogo maggiormente elevato rispetto a tutte le altre vette, anche le maestose e più alte... ...diversamente, interessante notare che i Midrashim affermano che il monte di Gerusalemme di Sion fu prima una vetta, poi un campo, poi una pianura - oggi Spianata del Tempio, vedi Muro occidentale - comunque [forse in una sequenza non precisata]: a questa verità si riferiscono questi stessi scritti della Torah orale riguardo ai differenti momenti in cui vi giunsero Avraham, Isacco e Giacobbe, Patriarchi ebrei.

Privilegio del luogo del Tempio e compiti del servizio spirituale di Israele[modifica | modifica sorgente]

Secondo i commentatori la manifestazione "fisica" di Dio avvenne soprattutto sul monte Sion, luogo da cui, secondo i commenti sulla parte del Tanakh che riguardano la Creazione, ebbe origine il mondo intero: il Signore iniziò a crearlo da un punto; Sion è anche sede privilegiata del Tempio: questa forma di presenza divina infatti è associata al Tabernacolo e al Tempio; in particolar modo se ne parla a proposito del Qodesh haQodashim, il luogo più interno e santo del Tempio.

Come luogo originario della Creazione Sion mantiene il valore di fonte di Benedizione e Bontà per il Mondo intero e questo tramite il servizio spirituale del popolo d'Israele legato all'Alto ed al Basso nello stesso tempo: così Dio ha creato il Mondo Superiore ed il Mondo Inferiore, tra loro corrispondenti, sigillandoli nel Tempio di Gerusalemme che è modello di santità e purità del Mondo. L'unione è ancora evidente nel legame tra il mondo dell'Alto, Sion e Gerusalemme in relazione al Mondo intero nell'Alleanza tra Dio ed Israele: infatti, come detto, Sion è la sede privilegiata di Dio che manifesta la propria essenza con la visione della Shekhinah. Lo stesso Zohar afferma che Gerusalemme, in Sion, si trova nella posizione originaria della Creazione del mondo come riferimento di tutta la Terra, ciò per le Benedizioni, da cui Dio risplende e perciò in essa risiede la bontà perfetta di tutto il Mondo. Come i due Mondi Superiore ed Inferiore si corrispondono così è per le due Gerusalemme ed il loro legame perfetto in unità, santità e bontà di fronte al Santo e Benedetto che ha fatto di Israel il popolo di sacerdoti che compiono tale Avodah ornati con corone celesti e sante, cosicché esso è collegato all'Alto.

In vero soprattutto nella Qabbalah viene insegnato che, come fondamento del Mondo che si regge sulla Pietra del Tempio di Gerusalemme (non si tratta della pietra angolare a cui si allude invece con riferimento alle pietre poste sotto i basamenti delle colonne del Tempio di Gerusalemme) posta lì da Dio per la costruzione dello stesso, Sion è la fonte e sorgente necessaria alla diffusione sul Mondo delle Benedizioni, della pace e della santità: in questo senso il servizio per Dio dei Sacerdoti ebrei Kohanim, dei Leviti e di tutto il popolo d'Israele funge da intermediazione atta a questa impresa e questo fine, l'era messianica.

Nella storia precedente alla costruzione del Tempio santo[modifica | modifica sorgente]

A proposito del Tabernacolo è scritto:

« Poi Mosé ed Aronne entrarono nella Tenda di riunione, ne uscirono e benedissero il popolo ed allora la Gloria del Signore apparve a tutto il popolo »   (Levitico 9.23)

Dopo la descrizione dell'Arca dell'alleanza con i cherubini, in mezzo ai quali la Shekhinah era costantemente visibile, è scritto:

« Là io mi manifesterò a te, parlerò con te al disopra del coperchio fra i due Cherubini posti sull'Arca della Testimonianza, là ti comunicherò tutti i miei comandi per i figli d'Israele »   (Esodo 25.22)

Mosè Rabbèinu aveva la possibilità di vedere anche la luce di Dio nella Shekhinah a cui era unito anche in vita: anche per questo con l'espressione "Beith E-l" s'intende il Luogo di Dio, presente al popolo continuamente e con Mosè, nell'Esodo, momento di rivelazione della Sefirah Tiferet a cui il capo dei profeti era collegato[21].

I kohanim ed il Tempio[modifica | modifica sorgente]

Nel Salmo 27 è scritto:

« Una cosa sola io domando al Signore: Gli chiedo di abitare nella Sua casa per tutti i giorni della mia vita per godere la gioia della Sua presenza e meditare nel Suo Santuario »
« Ed i sacerdoti non poterono restare a compiere il loro ufficio a causa della nube, poiché la gloria del Signore riempiva la casa del Signore »   (1 Re 8.11)
« ed ecco che il Tempio era pieno della gloria del Signore »   (Ezechiele 43.5)

Viene insegnato che il Sommo Sacerdote sapeva unire la Shekhinah al mondo e la Shekhinah Superiore alla Shekhinah Inferiore nell'atto di congiungere le proprie mani. È scritto poi che, quando il sommo sacerdote si apprestava a benedire il popolo con l'elevazione delle mani, la Shekhinah risiedeva tra le sue dita; egli riusciva a legare tutti i mondi (cfr. "Sede della Shekhinah") unendo le due mani nel legame con la Shekhinah che infatti era presente dietro agli stessi Kohanim durante la Benedizione:

« la parte della Benedizione sacerdotale: faccia il Signore risplendere il Suo volto su di te (Num6,25) fu interpretata: possa Egli concederti la luce della Shekhinah »
(Num.R.6.5)

Miracolo dei lumi della Menorah[modifica | modifica sorgente]

Menora.svgIl Midrash racconta che il lume occidentale restava miracolosomente acceso fino alla sera successiva e, nel corso di un anno, lo si doveva accendere solo una volta mentre l'olio degli altri lumi si consumava. Accadde una volta che tutti i lumi restarono accesi anche se vi era poco olio per un raccolto di olive scarso: e probabilmente il miracolo avvenne proprio in questo caso malgrado la condizione descritta. I Maestri concludono che questo avvenne grazie alla presenza divina.

Il terzo Tempio di Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

Gli scritti dicono che il Tempio terreno è collegato al Tempio Celeste di Gerusalemme: in particolare questo principio sarà pienamente realizzato con il terzo e definitivo Tempio, durante l'era messianica; la Qabbalah insegna infatti che il terzo Tempio di Gerusalemme esaudirà pienamente il modello superiore, esso sarà la manifestazione più fedele di Keter, la Sefirah più alta: come espressione della completa rivelazione della Volontà divina, in questo senso tutti gli insegnamenti sulla Shekhinah potranno essere risolti nella profezia del profeta Isaia secondo cui ogni carne vedrà la Gloria. La differenza tra il primo, il secondo ed il terzo Tempio consiste anche nel livello raggiunto per la rivelazione della Shekhinah e dei misteri superni; si dice infatti che durante il periodo del secondo Tempio la Shekhinah non era visibile, e questo benché il servizio dei Kohanim fosse completo, mentre durante il primo e nel terzo essa non è nascosta. La differenza tra il primo ed il terzo, in entrambi manifesta, consiste nella modalità di espressione: durante l'epoca del primo prevalse la Sefirah Khokhmah, tanto che fu costruito sotto il regno di Re Salomone di cui la saggezza, khokhmah, fu un tratto imprescindibile... Ma durante l'era messianica del terzo Tempio i maestri insegnano vi sarà Keter che è la completa unità di ogni cosa con Dio, il Regno della Sua gloria sarà accettato in modo univoco anche nel collegamento a khokhmah e secondo i tiqqunim e le vie già predisposti nel corso della storia. Così la Gerusalemme Celeste sarà espressione del collegamento con la Gerusalemme terrena mantenuto nell'Unità di Dio nella Shekhinah, collegamento reso stabile nel legame tra il Tempio superiore e quello terreno. Keter è infatti la principale Sefirah che connota la natura del Messia.
Inoltre la Shekhinah Superiore rappresenta il primo Tempio mentre la Shekhinah Inferiore il secondo.

Vi è poi un collegamento tra l'altare del Tempio, la cui base misura 32 cubiti, ed il termine Kavod (Gloria) che, secondo la Ghimatriah, vale numericamente 32: la Shekhinah rivelata nel Tempio di Gerusalemme fornisce le benedizione e mantiene il sostentamento del mondo intero al Regno di Dio sottomesso, così la rampa dell'altare del Tempio corrisponde a Hessed ed i quattro corni dell'altare, legati simbolicamente alle quattro Sefirot di Nezach, Hod, Yessod e Malkhut, corrispondono anche alle quattro lettere del Tetragramma che riguarda i 32 sentieri della saggezza per il legame dello stesso soprattutto con Binah, intelligenza, e Khokhmah, appunto saggezza. Infine la connessione dei kohanim, dei leviti e del popolo d'Israele con le Sefirot Hessed, Ghevurah e Tifèret sancisce quanto il servizio del Tempio di Gerusalemme vuole esprimere nella connessione con Dio ed il mondo tutto.

Qualità per la rivelazione della Shekhinah e suo raggiungimento[modifica | modifica sorgente]

« Tutta la Terra è piena della Sua Gloria (Is6,3). Quello che tu vai cercando tanto lontano da dove ti trovi ti soffia sempre sul collo. Tutto il luogo in cui ti trovi infatti è sacro (Es3,5). Allo stesso modo la tua anima non vive in un punto sopra il tuo corpo ma in tutto il tuo essere. Infatti, come il Creatore ricolma il Mondo, l'anima ricolma il corpo »
(Talmud Bavlì)

Con riferimento alla disponibilità del popolo d'Israele a portare doni per il Tabernacolo è scritto:

« Chiunque è di cuore disposto, sicuramente si riferisce a colui il cui cuore è disposto ad attrarre la Shekhinah a sé »
(Sefer haZohar)

È inoltre possibile avvicinarsi a vedere la gloria divina solo dopo un'elevazione graduale dopo la quale ci si accosta alla Sua Gloria nel collegamento alla Sua santità della quale si sarà completamente avvolti[22].

La fede e l'amore verso Dio ovviamente sono poi un aspetto fondamentale del legame con Dio nella Shekhinah:

« Amerai l'Eterno tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze. Con tutto il tuo cuore si riferisce al corpo; con tutta la tua anima - nefshecha - si riferisce all'anima perché l'anima ha cinque nomi: neshamà, ruach, nefesh, chayà, yechidà; con tutte le tue forze si riferisce ai tuoi beni. Allora (quando tu ami l'Eterno tuo Dio), il Santo, Benedetto Egli sia, e la Sua Shekhinah, la Sua Presenza, non ti lasciano »
(Sefer haZohar)

Nel rispetto e nell'onore verso i propri genitori un figlio favorisce che la Shekhinah sia tra loro. Non meno rilevante è l'unità degli individui nell'amore e nel rispetto tra loro, anche all'interno di una stessa comunità; la cura verso i propri correligionari è per l'Ebreo come quella nella proibizione di prendere i piccoli o le uova di uccelli quando le madre sia presente: è scritto che, prima di prenderli, bisogna lasciare andare via la madre e così anche gli Ebrei devono dedicarsi molto ai propri fratelli per l'amore verso di loro anche se ciò comporta un momentaneo distacco dall'attenzione diretta verso Dio, anche se il legame con Lui resta anche nel rapporto con essi ma in questo modo viene comunque un po' "trascurato"[23].

Gli individui elevati che riescano a raggiungere l'attaccamento a Dio, che nella Tradizione ebraica prende il nome di Devekut, dopo essere giunti a vette inarrivabili ai molti, non esiteranno a ritrovarsi con il prossimo, che non ha compiuto ciò, per portare la propria testimonianza: così, diversamente dalla unio mystica fondata sul distacco dal mondo, i mistici ebrei trovano la massima espressione del proprio cammino nella spiritualizzazione e nella santificazione apportate al mondo, colmi dello spirito e delle benedizioni da infondere attorno a sé e nel continuo sforzo per elevare ogni aspetto che altrimenti resterebbe in balia di una prospettiva materialistica; qualità, queste, che definiscono il desiderio di Dio di risiedere in questo mondo al fine di rivelarsi nella presenza divina della Shekhinah cui i mistici ebrei sono legati in Devequt. La Shekhinah è vicina anche ai proseliti.

Colui che rallegra e porta gioia nel cuore dei poveri, degli orfani e delle vedove viene paragonato alla Shekhinah.

L'amore per il prossimo è dunque premessa alla rivelazione di Dio come segno dell'unità tra gli individui. Il Rabash ricorda che il mondo è stato creato per il timore di Dio e le Mitzvot uniti all'amore; solo attraverso il timore di Dio, raggiungendo così la parità interiore tra sé ed il prossimo affinché ognuno possa godere delle medesime possibilità di espressione, Egli rivelerà la propria presenza, la Shekhinah, nella gioia e con gloria. Il Rabash stesso si sofferma infatti sulla caratteristica interiore che l'individuo manifesta quando è solo rispetto ai momenti in cui si trova assieme agli altri quando invece dovrebbe prevalere il timore nella forma in cui è stata suesposta.

Un altro tratto distintivo per ricevere la rivelazione della Shekhinah e lo Spirito santo è l'umiltà unita ad un cuore puro spiritualmente, ciò perché vi possa essere l'elevazione propria e della Shekhinah stessa nell'accettazione del Regno divino.

All'umiltà viene affiancato il livello di "auto-annullamento mistico", l'abnegazione dinanzi a Dio che lascia lo spazio a Dio di manifestarSi pienamente: questo è poi il principio descritto anche dal Nachman secondo cui la Gloria di Dio sarà rivelata nel solo momento della piena realizzazione della Sua luce, quando non vi sarà più la tenebra che la ostacoli; il rabbino Nachman fa l'esempio di un oggetto materiale al quale, se di maggiore grandezza, corrisponde maggiore ombra: così a maggiore luce corrisponde un'ombra minore: il senso è quello della luce spirituale che pervaderà ogni cosa, anche l'angolo più nascosto della materialità. Allo stesso modo è prerogativa del mistico ebreo, ma anche dello studioso e dell'osservante della Torah, apportare le forme spirituali della santità e della benedizione sul mondo materiale per elevarlo alle delizie ed alle bellezze eccelse in modo che anche l'esilio della Shekhinah abbia fine e sfoci nella redenzione finale.

Si dice poi che tale "annullamento", che dovrà prima passare da una diminuzione del proprio ego materiale verso l'umiltà, è la vera unità con Dio ed è causa e fonte di ogni gioia.

Viene insegnato che chi voglia avvicinarsi alla Shekhinah dovrà essere colmo di gioia ed il Signore l'aumenterà per lui; le suppliche dell'afflitto vengono comunque ascoltate ed esaudite quasi con maggiore sollecitudine:

« ...perché il dolore di una persona tocca la Shekhinah »

I maestri insegnano che quando un individuo si trova di fronte ad un malato egli dovrebbe sedersi più in basso di questo, anche per terra, perché la Shekhinah sosta sopra il suo capo per sorreggerlo nella malattia. La Shekhinah sta quindi sopra al malato ed a colui che sente prossima la morte.

Anche al fine di una elevazione del proprio livello spirituale nell'attaccamento a Dio, è molto importante anche la Hitbodedut, la solitudine non permanente: un modo per trovare con più facilità il proprio legame con Dio; la hitbodedut, la solitudine, è la più grande di tutte le virtù. La hitbodedut presuppone che l'uomo, ogni giorno, consacri almeno un'ora o due a restare, da solo a solo, con il suo Creatore, in una stanza o in un campo. Questo colloquio può comportare tanto lagnanze quanto spiegazioni, parole di grazie e di scusa, parole di pentimento per il passato o richieste di misericordia per il futuro. L'uomo prega Dio, supplicandoLo, benedetto Egli sia, di riavvicinarlo a Lui per poterLo servire in verità. In questa preghiera, in questa conversazione, l'uomo può impiegare il linguaggio che gli è consueto. Il testo Taharat ha-Kodesh dice che in questa ora di solitudine, tempo minimo in cui la persona può dedicarvisi per Dio nella notte e all'alba quando la propria famiglia dorme e nascosto persino allo sguardo altrui, l'uomo potrà sottomettere a Dio il proprio cuore indurito e comprendere anche la propria vocazione perché non più inseguito dai propri pensieri e dalle proprie preoccupazioni: egli scoprirà così le radici del proprio amore e del proprio timore per Dio[24].

Anche se una quantità giusta di orgoglio è necessaria per evitare di non riuscire a considerare e vivere la propria dignità, contro ogni eccesso in tal senso vi è un esempio di ammonizione che avverte di tenersi lontani dall'altezzosità del cuore: è scritto che Dio si manifestò nella Shekhinah sul monte Sinai discendendo su di esso ma senza elevare il monte stesso; a questo proposito viene insegnato che, quando Dio decise di manifestarsi per il dono della Torah, tutti i monti desiderarono che ciò avvenisse in essi ma Dio scelse il monte più umile, il monte Sinai.

L'atto di adirarsi è come se portasse la Shekhinah ad allontanarsi.

Tra i peccatori che commettano le trasgressioni più gravi è detto che a causa degli adulteri la Shekhinah sembra allontanarsi.

Nel trattato Sotah il Talmud afferma che l'adulatore, lo sfacciato, il menzognere ed il calunniatore non possono assistere alla rivelazione della Shekhinah. Anche se per motivi differenti, l'idolatria, l'omicidio e l'immoralità portano la Shekhinah ad allontanarsi. Si riporta che l'uomo malvagio non ha parte con la Shekhinah, mentre i giusti e retti, avvolti da essa una volta senza più peccati[25], sono il suo onore:

« i giusti sono il volto della Shekhinah »

Così è proprio Dio stesso a desiderare di risiedere in seno ai giusti. Secondo la Qabbalah profetica essi devono divenire un cocchio celeste e terreno per la Shekhinah, così come è per la Merkavah; l'Ari ha-Kadosh afferma che ogni ebreo dovrebbe avere questa intenzione in ogni momento della propria vita e, non appena si svegli, dovrebbe recitare anche un versetto istituito dallo stesso Maestro della città più mistica d'Israele che così afferma: Signore del Mondo, rendimi degno di essere un trono per la Shekhinah!. Ciò dovrà essere effettuato solo con pensieri e cuore puri: proprio il cuore puro è la necessità fondante della salvezza; il cuore, come principale recettore della Profezia, diviene il fulcro nell'uomo proprio come Sion per il Mondo ed è per questo motivo che lo studio della Torah effettuato nell'unio mystica con Dio permette all'Ebreo di essere centro di diffusione di Pace e Benedizione per la Creazione e per la parte dell'umanità meritevole di questo: gli sudiosi di Torah arrecano al mondo la pace.

Modello, probabilmente, del Secondo Tempio di Gerusalemme

Alla luce di questo principio il Tempio di Gerusalemme deve essere paragonato all'interezza di ciascun Ebreo che sappia trasmettere la parola di Dio attorno a sé proprio come fu per Mosè, capo dei profeti, che ricevette la Torah sul monte Sinai, per trasmetterla al popolo e ad altri come ad esempio Jetro, prima assieme a Dio e poi tramite la tradizione orale della Torah.

Anche Rashi commenta:

« ...Da qui apprendiamo che colui che prende parte ai pasti nei quali siedono anche studiosi di Torah deve essere considerato come se partecipasse dello splendore della Presenza divina »

In un commento al Talmud lo stesso Maestro afferma:

« E colui che adempie il precetto è benedetto con la Presenza Divina »

La volontà di Dio si esprime anche nell'accettazione da parte degli ebrei della Torah e dei comandamenti in essa presenti; la condotta etica, morale e personale di ciascuno deve essere quindi conforme ai dettami della parola divina al fine di legarsi a Dio con un approccio al mondo, alle creature ed al prossimo avendo sempre presente Dio e non dimenticando l'aspetto santo e spirituale: le molte esperienze devono essere pervase dalla consapevolezza che la presenza divina non manca mai di accompagnare l'uomo in ogni suo pensiero ed in ogni suo atto, nei bisogni come nelle grazie ricevute.

Benché la manifestazione abbia maggiore rilevanza durante la vita di chi è degno di assistervi, molti testi descrivono parte del processo cui è soggetta l'anima del defunto dopo la morte, segnato dalla sua presentazione di fronte alla Shekhinah appunto, passaggio necessario al percorso che essa deve compiere unitamente al giudizio ricevuto per le azioni compiute e le parole dette durante la propria vita.

Yehudah Ha-Lewì scrive che il legame con la Presenza divina permette di non distaccarsi dal mondo.

Oltre alla gioia provata assieme alle anime dei giusti più elevati nel Gan Eden, un versetto afferma che Dio, Onnipresente, è presente nella Shekhinah anche nel Ghehinnom.

Alcuni testi affermano che l'anima di tutti si trova dinanzi ad essa prima che si nasca; così anche dopo la morte[26].

Maimonide ha insegnato che la Teshuvah porta l'uomo a riavvicinarsi, ritrovare e riunirsi a Dio nella Shekhinah in vita: questo insegnamento della Tradizione ebraica è presente anche nel Tanakh e, oltre agli ammonimenti dei Profeti che insistono sulla Teshuvah del popolo d'Israele, anche nel Pentateuco dove Mosè ne ammette l'importanza ricordando il momento in cui anche i peccatori di esso torneranno in vita a Dio finalmente divenuti coscienti e consapevoli di dover abbandonare la precedente condotta moralmente ed eticamente non corretta che, dovuta alla trasgressione dei precetti, degli ordini e degli statuti della Torah, porta ad ignorare gli insegnamenti divini.

« Sapendo ciò, sorveglierai ogni tuo minimo gesto. Ricordati dei vincoli con i quali Dio ti ha unito alla Sua Gloria; sii sempre umile dinanzi a Lui; temilo, abbandonati alla Sua giustizia, sappi accettare i suoi decreti; avrai così il Suo consenso e la tua fine, la tua vita eterna, sarà piena di beatitudine, come sta scritto: La Tua bontà circonda chi si abbandona al Signore. Siate in Dio nella gioia, nell'esultanza, o giusti, lanciate grida di gioia, voi, retti di cuore »
(Bahya Ibn Paquda, I doveri del cuore)

Si dice che chi dà ospitalità in modo corretto è come se ricevesse la Shekhinah.

Le ispirazioni profetiche hanno sempre sostenuto poi che, nel compimento dell'era messianica, la Shekhinah sarà visibile a tutti. Mosè Cordovero stesso dichiarò (Tomer Devorah) che ogni opera buona, quindi l'osservanza delle Mitzvot e la buona condotta etica ed interiore sono dirette al fine dell'apparizione della Gloria della Shekhinah nel Suo Splendore.

Figure bibliche legate alla rivelazione della Shekhinah[modifica | modifica sorgente]

« Rabbi Eleazar fece una domanda a Rabbi Shimeon. Egli disse: "Il Santo, Benedetto Egli sia, sa in anticipo che gli uomini moriranno. Perché allora invia le anime degli uomini in questo mondo? Ne ha bisogno?" (Rabbi Shimeon) rispose: "Questo quesito è stato posto ai saggi ed essi lo hanno risolto così: il Santo e Benedetto crea le anime e le fa discendere in questo mondo per far conoscere la Sua Gloria" »
(Zohar, il Libro dello splendore)

Quando Dio si rivelò anche ad Abramo, assieme alla sposa Sarah il padre del popolo d'Israele continuò ad avvicinare persone alla fede in Dio con maggior solerzia; è scritto che egli creò delle persone mettendole sotto le ali della Shekhinah: l'espressione creare riferito all'essere umano si riferisce in particolare al fatto che un uomo favorisca il proprio prossimo nel raggiungimento di un grado spirituale e di una consapevolezza precedentemente ad esso sconosciuti.

Di Abramo si parla anche in merito all'insegnamento secondo cui accogliere gli ospiti è cosa più grande di accogliere la Shekhinah. Ci si riferisce all'episodio dei tre ospiti, (in realtà i tre angeli Michele, Gabriele e Raffaele), accolti da Abramo che per l'appunto diede priorità all'ospitalità per essi interrompendo un dialogo con Dio che stava compiendo in quel momento. Oltre a ciò la Shekhinah si manifestò ad Avraham quando compì il Brit Milah mentre egli era seduto, fu proprio sopra la sua testa, come poi sarebbe avvenuto in futuro per i suoi discendenti ebrei nel recitare lo Shema: in questa occasione Dio ebbe rispetto anche per la Mizvah della visita ai malati, per Avraham appunto, il terzo giorno dal Brit Milah, sofferente più degli altri giorni pe la ferita.
Avraham scorse la Shekhinah, la luce celeste e persino Adamo ed Eva, già defunti, presso la grotta di Machpelah, luogo di sepoltura dal patriarca ebreo comprato presso Efron il Chitteo anche per seppellire il corpo della sposa Sarah ormai spirato.

Nel Tanakh viene riportato che, una volta fuggito da Esaù perché minacciato di morte da lui, Giacobbe lo incontrò nuovamente: la Qabbalah ed i Midrashim spiegano che egli s'inchinò sette volte verso di lui; i Maestri si chiedono come sia possibile che Giacobbe, Zaddiq, si sia potuto inchinare verso il malvagio Esaù spiegando che egli s'inchinò alla Shekhinah riportando Esaù, in quel momento anche intimorito, ad uno stato più elevato e distruggendo il suo male e la radice dell'impurità, lo riportò allo stato spirituale della sua nascita.
La Shekhinah abbandonò momentaneamente Giacobbe quando Giuseppe venne venduto dai fratelli per giungere poi in Egitto: lo spirito lo abbandonò e ciò avvenne perché la Shekhinah non è presente dove è tristezza, in questo caso causata dal dubbio di Giacobbe che suo figlio Giuseppe fosse morto.
Quando Giacobbe sentì prossima la morte e chiese al figlio Giuseppe di giurargli che il suo corpo venisse poi sepolto in Terra d'Israele, egli si chinò al figlio ma subito fece altrettanto verso la Shekhinah per evitare di essere considerato colpevole per il gesto manifestato verso Giuseppe, cosa verso un figlio non propria di un padre, in più Zaddiq.

Oltre alla rivelazione ai padri del popolo d'Israele Abramo, Isacco e Giacobbe ed i suoi figli, la Shekhinah fu quindi vista da Mosè, Aronne (cfr Beshalach (parashah)) alcuni tra gli altri sacerdoti del Tempio e da molti profeti, tra cui Samuele. Quando fu costruito il Tempio di Gerusalemme, il re Salomone scrisse il Cantico dei Cantici ispirato dallo Spirito Santo proprio perché la Shekhinah era discesa nel Tempio stesso e quindi sul mondo: egli compié il tiqqun unitamente al tiqqun effettuato ed iniziato da Mosé negli anni precedenti. Nello Zohar è scritto che Dio decise che Amram potesse concepire Mosè solo quando avesse avuto una parte con Lui nella Shekhinah.

Tra le Profetesse ebree si racconta che la Shekhinah fosse presente nell'abitazione di Abramo prima anche per il merito di Sarah e poi anche grazie alla compagna di Isacco Rebecca: lo stesso Isacco ne notò la scomparsa dopo la morte della madre Sarah ed il ritorno con l'incontro della futura moglie Rebecca.

Di re David in un Salmo è scritto:

« Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato »

Secondo i commentatori, ed in particolare negli insegnamenti dello Zohar, questo versetto non si riferisce al giorno della nascita, ma al giorno in cui re David ricevette un'anima in più, lo Spirito Santo; ciò avvenne soprattutto per la rivelazione della Shekhinah. Solo così egli poté essere chiamato figlio: dice lo Zohar che questa definizione si riferisce al momento in cui la persona che riceva quest'anima riconosca finalmente la Shekhinah e quindi la sovranità del Signore riconosciuto come un Padre. Inoltre chi si ribella alla Casa di David, da cui discende il Mashiach, si ribella alla Shekhinah.

Il profeta Giona cercò di mancare al confronto dinanzi alla Shekhinah, per evitare di essere pervaso dallo Spirito Santo, ed astenersi da quanto il Signore gli aveva comandato:

« fuggì dalla Profezia »
(Sefer haZohar)

L'Ebraismo afferma che il ruolo principale di tiqqun del popolo d'Israele è il servizio per l'Eterno affinché possa essere raggiunta ogni cosa buona promessa per l'era messianica: ogni epoca rappresenta un passo successivo per questo fine, ed in ogni tempo vi sono sempre maggiori benedizioni recitate ed apportate al mondo: i profeti ne sono i principali ispiratori spirituali; prima di ravvedersi Giona cercò di evitare di avere questa responsabilità.

Sui figli dei profeti, termine con cui s'intende anche i loro discepoli, Yehudah Ha-Lewi scrive nel testo Il re dei Khàzari:

« E quando la presenza divina stava in Terra Santa, nel popolo disposto alla profezia, vi erano uomini che si appartavano ed abitavano nei deserti, unendosi ai loro simili; non vivevano totalmente solitari, ma erano aiutati dalla teoria e dalla pratica della legge, che li facevano arrivare a quel grado per mezzo della purezza: questi erano i figli dei profeti... »

Rabbi Shimon bar Yochay, autore dello Zohar, venne continuamente accompagnato dalla Shekhinah tanto che molti uomini non poterono avvicinarsi a lui per evitare di incorrere nel pericolo della rivelazione che può avvenire solo ad individui di elevatissima statura spirituale, in grado di sostenere l'altissimo livello di santità. Si racconta che, poco prima della propria morte, Rabbi Shimon bar Yochay fece avvicinare a sé molti suoi discepoli e compagni di studio in modo da poter rivelare dinanzi alla Shekhinah quei segreti che non avrebbe mai potuto portare con sé nell'Aldilà senza averli trasmessi a quegli uomini degni di questo come il Rabbino Elazar ed il Rabbino Abba, anch'essi all'altezza di ricevere la visione della Shekhinah.

Anche i discepoli di Rav Hillel, maestro ebreo dell'inizio del periodo rabbinico (I secolo a.C.I secolo d.C.), e Rabbi Akiva sarebbero stati degni di assistere alla manifestazione di Dio, ma si considera che il periodo storico in cui vissero non fosse il momento adatto per tale rivelazione. Per quanto concerne la rettificazione del peccato dei dieci fratelli nei confronti di Giuseppe, figli di Giacobbe, effettuata dai dieci rabbini martiri uccisi dai Romani e forse da altri ancora (cfr Martirio (ebraismo))all'epoca dell'invasione della Terra d'Israele, come essi rappresentano i dieci fratelli così Rabbi Akiva rappresenta la Shekhinah; egli infatti, nel momento in cui esalò l'ultimo respiro, pronunciò la parola Echad dello Shema: Echad significa Uno e si riferisce a Dio ed alla Sua Unità. Al momento della sua uccisione, operata da alcuni Romani dell'epoca in Terra d'Israele, le ali della Shekhinah erano su di lui.

Il testo dello Zohar specifica come, al momento in cui il corpo di Adamo creato da Dio non era ancora vivente, alcuni spiriti vagarono attorno ad esso per entrarvi ingiustamente, ciò sino a quando scese la Shekhinah dinanzi alla presenza della quale gli spiriti fuggirono e si dispersero così ché poi il corpo del primo uomo dell'umanità potesse ricevere spirito vivente.

Secondo il primo libro dei Re, il profeta Elia sul monte Oreb

« [...] entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?». [...] Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. »   (1 Re 19, 9.11-12)

Attaccamento a Dio nel servizio spirituale[modifica | modifica sorgente]

« Quando l'Ebreo deve chiedere qualche cosa al Creatore, benedetto Egli sia, deve ricordarsi che la sua anima è un membro, se così possiamo dire, della Shekhinah, della Presenza divina, è una goccia nel mare. Che preghi dunque per la Shekhinah poiché ciò che manca a lui manca anche alla Shekhinah che soffre con lui. Sia certo che la sua preghiera agisce in alto per la Shekhinah. Se egli è veramente attaccato alla Shekhinah attirerà abbondanza di benedizioni anche su se stesso. Sappia che è solo uno strumento e che il suo pensiero e la sua parola riflettono mondi divini che si estendono e si espandono in lui: il suo pensiero è il mondo del pensiero divino e la sua parola è mossa dalla Shekhinah che è il mondo della parola. Quando l'uomo attira così la luce del Creatore, benedetto Egli sia, nel suo pensiero e nella sua parola, il Creatore stesso è nel cuore della sua preghiera. Così la sua preghiera è esaudita... »
« La Shekhinah giunge dal Cielo recitando a memoria gli inni e le lodi (al Signore) »
(Nachman di Breslov, Sefer Ha-Alef Bet)

Per Avodah, tradotto anche con la parola lavoro, s'intende l'impegno spirituale a cui si adempie compiendo i precetti prescritti nella Torah in modo da poter percorrere le vie della Torah che Dio ha voluto.

Modello perfetto di preghiera, il Salmo 42 (Sal42) afferma:

« Come il cervo anela ai corsi d'acqua, così la mia anima anela a Te, o Signore. La mia anima ha sete del Signore, del Signore vivente. Quando potrò venire e mostrarmi davanti al Signore»

Ancora re David disse:

« Io metto sempre il Signore dinnanzi ai miei occhi »

Il tiqqun viene incluso nelle preghiere spesso introdotte da una breve recitazione che afferma: Al fine di unire il livello Kudshà Berìkh Hu (l'aspetto di santità e benedizione divine) ed il livello Shekhinté (nella rivelazione della Shekhinah), con timore ed amore, amore e timore, per unire il Nome Yud-He con Vav-He in unione completa in nome di tutto Israel... È scritto che le Benedizioni possono essere associate ai flussi di Chassadim e quindi della Sefirah Chessed, la cui fonte originaria è nel Signore; questo è uno dei principi attraverso il quale viene spiegato che il tiqqun concerne ogni abbondanza di bontà e santità permeanti il mondo e persone delle varie epoche considerati dal Signore, ed in alcuni casi da alcuni altri, come Zaddiqim, uomini giusti, buoni ed integerrimi.

A proposito delle Berachot, preghiere e benedizioni che l'Ebreo è tenuto a recitare anche prima di mangiare un cibo, è scritto che la Shekhinah è la sorgente dell'abbondanza sul mondo e le creature e che anche le Benedizioni recitate dal Popolo d'Israele sono veicolo atto a questo fine[27].

La Shekhinah si trova di fronte all'Ebreo anche nell'atto di compiere e recitare anche una sola Benedizione.

Così anche il rabbino Nachman di Breslov ricorda che una persona che richiede compassione per la sua generazione sarà ricompensata con una rivelazione della presenza divina.

Per quanto concerne il momento di raccoglimento e di meditazione che alcuni devoti dedicavano e dedicano tuttora prima della preghiera, si riporta l'insegnamento secondo cui l'Ebreo che si appresti ad unirsi a Dio libera il pensiero dalle cose materiali per collegarlo a Dio nell'amore e nel timore: questa libertà spirituale si esprime nello spazio infinito slegato quindi dalla materialità che si esplica nella percezione della luce della Shekhinah che su di esso ed attorno ad esso si dispiegava miracolosamente permettendo così di rallegrarsi e tremare di fede[28].

Il fondamento della preghiera nel legame tra Dio ed il devoto è spiegato in molti testi di quei rabbini che espressero l'amorevole e particolare cura che il devoto deve mettere nel legame con la comunità propria quando si rivolga a Dio: si sottolinea l'importanza dell'uso della forma plurale ad indicare come Dio e l'unità particolare del popolo d'Israele condividono anche le sofferenze; viene evidenziato come Dio ed il popolo d'Israele soffrano assieme e che quest'ultimo debba anche incentrare la propria preghiera al fine di liberare la Shekhinah e diffondere benedizione e gioia sul mondo. Un concetto simile riguarda l'ordine e l'educazione ad eseguire le Mitzvot per esse stesse in modo disinteressato e con cuore puro per affrettare la fine dell'esilio anche per la Shekhinah. Ciò è palese anche nell'attenzione che il devoto deve rivolgere ai bisogni del prossimo anche nelle proprie preghiere: ad esempio di questo il testo suddetto cita il versetto: ama il prossimo tuo come te stesso.

Viene insegnato poi che la prima persona che giunge in Sinagoga prima che venga completato il Minian starà innanzi alla Shekhinah e porterà benedizione anche sugli altri: essa si mette parlare con lui in modo amichevole per conoscerlo fino a quando, come un Re che incontri un cortigiano e gli chieda dove possano essere gli altri, si prende cura con lui di chi si aggiungerà per il Minian.

I rabbini insegnano come Dio e Mosè si fossero indispettiti quando sembrò che il popolo si riferisse in preghiera in un modo ed innanzi alla Rivelazione in un altro; inoltre, come riporta anche il Talmud, la Shekhinah non è solo presente con dieci uomoni ebrei o con tre ma anche con un solo uomo ebreo[29].

Il Rebbe Shapira spiega poi come, oltre alla rivelazione privilegiata "faccia a faccia" tra l'Eterno e Mosè, ci si possa avvicinare alla Shekhinah anche durante la preghiera.

Fondatore della Chassidut, anche il Ba'al Shem Tov spiegò ai suoi discepoli che la preghiera deve essere fatta con tale concentrazione da percepire di entrare nel palazzo del Re salendo di stanza in stanza per incontrarLo: così, egli dice, dopo avere passato tutti i guardiani, gli angeli, potrà vedere la gloria del Re in tutto il suo splendore.

La parola ebraica Israel può essere tradotta con canto di Dio: lo Zohar esprime questo accostamento parlando dell'Hallel che, inno composto dei Salmi con i quali si celebra la Gloria di Dio, si fonda sulla parola Hallelu-yah, parola di lode a Dio in cui è incluso il Suo nome, Yah, ed il concetto di lode; il valore numerico di hallel infatti è lo stesso di quello della parola Ado-nay (ossia 65). Israele rivolge dunque a Dio lodi ininterrotte, così come è detto: "O Dio, non concederTi tregua, non tacere e non startene tranquillo!". Israele vegli dunque sul precetto delle lodi e lodi Dio senza fine: è quanto rivela la parola Hallelu-yah: Nome (di Dio) e lode (della Comunità di Israele) nella stessa parola.

Nel commento Em haMelekh al Libro di Rut Ben Ish Chay afferma che l'uomo che pensa alla Shekhinah sopra la propria testa ha la certezza che mai si allontanerà dalle Leggi che Dio ha donato al popolo d'Israele.

Lo Zohar commenta che si considera inoltre proibito cercare di scorgere la Shekhinah nel corso dell'Amidah preferendovi invece l'unione meditativa, interiore e spirituale: nel corso di tale preghiera è doveroso quindi tenere anche gli occhi chiusi e non considerare superficialmente l'importanza di essa e dell'onore di Dio. L'individuo che si azzardasse a scorgere la Shekhinah durante l'Amidah, cosa dunque proibita, incontrerebbe per sventura l'angelo Satan e perderebbe la morte per il "bacio" di Dio. Inoltre quando egli avesse necessità o bisogno della Shekhinah, Essa non starebbe con lui. Tutto questo perché incorrerebbe in ciò che è detto: Mi avete disprezzato.
Si resti comunque certi che il Re dei re, nella Shekhinah, è sempre dinanzi a colui che a Lui si rivolga.

L'Avodah: la preghiera come esempio di correzione e risanamento[modifica | modifica sorgente]

Ebrei a Rosh haShanah (dipinto di Aleksander Gierymski, 1884
« La preghiera è un modo per accogliere la Volontà del Creatore di istituire un rapporto con il creato. Più si accetta tale Volontà, più l'esperienza della Presenza di Dio nella nostra vita si fa intensa »

Una delle principali caratteristiche del popolo d'Israele in quanto popolo prescelto da Dio è quella di collaborare con Lui in modo che il mondo possa continuare a sussistere nel modo migliore, ciò non mancando il valore della preghiera degli individui dei popoli in grado di poterla effettuare, cosa promessa e concessa da Dio soprattutto attraverso la Teshuvah o altre forme di attaccamento a Dio: tra i tanti benefici tratti dal servizio per Dio vi sono certamente la sussistenza stessa del mondo che si mantiene anche sullo studio della Torah attraverso la quale è stato creato e grazie al quale vengono aumentati il livello e la quantità di pace personale e generale, il tiqqun come rettificazione del peccato di Adamo ed Eva, anch'essi in grado di effettuare la Teshuvah, e secondo tutti i significati ad esso attribuiti dai Maestri delle varie epoche secondo le necessità predominanti del periodo, le opere buone, la giustizia, la verità, quindi quanto espresso nelle preghiere stesse che l'ebreo deve compiere ogni giorno e secondo le solennità ebraiche celebrate ogni anno: questo il senso del servizio a Dio che sottolinea l'importanza dello stretto legame divino con il popolo. A questo proposito importante è il significato dell'essere inclusi e legati in Devekut a Dio nella Sua Shekhinah: i maestri insegnano che ogni ebreo dovrebbe rappresentare il Tempio di Gerusalemme come dimora della Shekhinah ed è proprio questo il senso del contributo alla provvidenza sul mondo offerto con il servizio e tramite il quale si capisce che ogni gesto, anche il minimo e apparentemente meno rilevante, comporta un'influenza ed un cambiamento nei Reami eccelsi per poi riflettersi nuovamente nella realtà secondo la Volontà e l'esamina di Dio.

I maestri insistono spesso sulla devozione che ogni individuo dovrebbe assumere continuamente in un legame con Dio sostenuto dall'apprezzamento dell'origine divina di ogni cosa ad esempio nell'osservazione e nella contemplazione della Natura così come di ogni creatura ed ogni essere vivente: il legame con Dio deve permeare la vita di ognuno evitando così di compiere un servizio parziale per distrazioni, causa e conseguenza di un momentaneo o duraturo disgiungimento da Dio. I maestri sottolineano che ciò non è sempre possibile per tutti e che allora bisogna aver tenacia e forza di volontà e cercare Dio in modo continuo in modo da poter legarsi a Lui nella gioia e nel dovere religioso: le Mizvot, lo studio della Torah e la preghiera ne sono il mezzo ed il fine, purché supportati dalle Middot, ovvero da un senso etico e da una consapevole condotta morale corretti ed esemplari. I Maestri definiscono quindi una vita e lo stato interiore della devozione il campo della Shekhinah.

Il tiqqun[modifica | modifica sorgente]

1leftarrow.pngVoce principale: Era Messianica.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Hester Panim, Mondo Superiore e Mondo Inferiore, Pardes, Reincarnazione, Tiqqun 'Olam, Tohu e Tikun e Tzimtzum.
(HE)
« לא עליך כל המלאכה לגמור, ולא אתה בן חורין ליבטל »
(IT)
« Non sta a te completare l'opera, ma non sei libero di sottrartene »
(←R. Tarfon)
« Io prego, io supplico alla Tua presenza al fine di riparare il torto che Ti ho causato con i miei peccati... »

Alexandre Safran scrive:

« Desiderio dell'uomo è congiungere il mondo al Signore, rendere la Sua presenza reale quaggiù, unire la Terra ed il Cielo, realizzarne l'unità totale »
(Alexandre Safran, La Kabbalà)

L'era messianica è sempre stata profetizzata come momento di armonia nella completa scomparsa di ogni peccato, di cattiverie, invidie, macchie spirituali, torti, danni, morte, istinto cattivo e cose che deturpano l'integrità della persona e del Creato; ecco allora che anche il mondo può risentire della conseguente mancanza di quanto dalla Torah venga riconosciuto bene e buono. I maestri insegnano che ogni sofferenza inflitta da Dio è seguita certamente da un vantaggio in modo che l'uomo si redima accorgendosi dei propri errori e sbagli e riconosca la priorità del bene e dell'abbondanza di quanto si ottenga sottomettendosi a Dio e riconoscendone il consiglio, le vie ed i dettami. Ogni mancanza nel mondo o nell'individuo è creata al fine di avere la consapevolezza dell'operosità tra gli esseri viventi in relazione al riconoscimento del Regno divino che tutto pervade, anche nei momenti di mancanza sebbene ciò avvenga secondo piani divini differenti in rapporto al Mondo Spirituale ed a quello materiale: questo è un ulteriore significato della varietà dei Nomi di Dio che è comunque riconosciuto Dio secondo la fede dell'uomo.

« Ma il Santo e Benedetto è Vita, e la Sua Shekhinah è Vita... »
(Sefer haZohar)

I testi tradizionali dei rabbini insegnano che senza la misericordia e la bontà il mondo non potrebbe sussistere: così è detto come Mosé dispensò i gradi di gentilezza con la Shekhinah e che per questo gli venne concessa la qualità di Chessed: misericordia, bontà, gentilezza ed anche grandezza; allo stesso modo, afferma sempre lo Zohar, i Chassidim, i pii, procedono attraverso i precetti, le Mitzvot, affinché il Signore si diletti nel mondo e lo favorisca dal lato della misericordia.

Il Rabbino Moshe Cordovero ammette che il tiqqun con la Shekhinah viene effettuato durante lo studio della Torah e la preghiera, cose grazie alle quali Essa non si ritirerà mai da sopra loro; dei piccoli che stanno studiando è scritto:

« Sì, perché quando questi bambini studiano Torah, la Shekhinah arriva e dà loro forza e coraggio per studiare Torah. Se non fosse per l'assistenza del Santo e Benedetto i bambini non potrebbero tollerarlo »

Per tiqqun s'intende quindi la rettificazione spirituale, anche intesa come apporto di abbondanza spirituale al mondo, accrescimento della prosperità con la rettificazione del peccato originale di Adamo ed Eva. Una delle rettificazioni principali avvenne con i quattro rabbini che ascesero al Pardes: anch'essi, ed in particolar modo Rabbi Akiva, ebbero uno stretto legame con la Shekhinah. È scritto che per giungere al Pardes si deve giungere prima alla rivelazione della Shekhinah e questo perché il tiqqun avvenga nel miglior modo possibile; è altrettanto insegnato che perché essa si manifesti bisogna prima entrare nel Pardes: i due sono quindi collegati indissolubilmente.

Come segno di eccedenza del rigore contrapposto alla misericordia, si vuole che la Shekhinah si sia ritirata fino al Settimo Cielo durante le generazioni che trasgredirono, sino a ritornare di cielo in cielo con Mosè che rinsaldò il legame tra Mondo Superiore e Mondo Inferiore[30]; seppure in maniera differente e non così determinante ciò successe ma, come afferma anche Alexandre Safran, tale situazione non è irrimediabile.[31].

Chorus, Meilland 1975

Similmente il Talmud afferma che chi compie dei peccati volontariamente sembrerebbe quasi calpestare la Shekhinah.

Anche il seguente versetto si riferisce alla Shekhinah:

« L'"angelo" che mi liberò da ogni male »   (Genesi 48.16)

Il reperimento delle 288 scintille celesti disperse nella Creazione è un ulteriore aspetto del tiqqun, completamento anch'esso in previsione dell'avvento dell'era messianica: la Qabbalah insegna che durante i primordi della Creazione alcuni vasi, forme mistiche della Qabbalah ebraica rivelata, non poterono contenere le luci in essi e si ruppero provocando così la dispersione di esse in scintille divine che vengono liberate di volta in volta da pochi eletti del popolo d'Israele in grado di possedere le qualità e le doti spirituali necessarie a questo compito che risale anche alla correzione del peccato originale. Il completamento di questa santa missione coinciderà con la rivelazione del Messia e della Gloria divina.
202 scintille delle 288 sono state già reperite nell'esilio in Egitto, anche se non evidente se in modo completo e/o diversamente.

Vi sono quindi due modalità di tiqqun tra loro collegate: la prima è quella secondo cui, ad aumento di bontà, di bene e di abbondanza, il male risulta esserne soverchiato e con ciò abbia meno spazio, spazio occupato quindi in maggior parte dal bene; affinché però vi sia la completa estirpazione del male, il secondo tipo di tiqqun deve avvenire con la presa di coscienza degli errori e l'intento di sanarli e di non commetterli più; intento, questo, compiuto unitamente a quello della rettificazione del peccato originale: in quest'ultimo caso ciò avviene in momenti di difficoltà, di mancanze spirituali ma anche di armonia affinché il male non prenda forza dal bene. I due casi non si respingono ma possono anzi essere anche applicati nel medesimo tempo: il caso è infatti anche quello dell'assenza del Tempio di Gerusalemme a causa della quale il mondo soffre una sorta di lieve carestia spirituale che però non è mai portata al limite della sopportazione umana e di crisi cosmica; sono molti infatti i casi citati dai Rabbini secondo cui in molte epoche vi furono spiragli di luce messianica, arrivando alla sua completezza nell'era messianica quando il definitivo terzo Tempio di Gerusalemme, secondo le profezie dei profeti del popolo ebraico, sarà ricostruito. Questa speranza ha sempre suscitato in ogni ebreo la volontà ed il desiderio di affrettare la venuta del Messia operando nel miglior modo, osservando con scrupolo la Torah ed attenendosi il più fedelmente possibile al servizio per Dio fatto anche di studio, preghiera ed opere buone. Un ulteriore aspetto comune ai due tiqqunim è dunque anche quello del risanamento dell'origine di ogni peccato attraverso l'ascesa al Pardes, esperienza spirituale che consiste anche nel rettificare il primo peccato compiuto dall'uomo, quello di Adamo ed Eva: si pensa che sanando le cause e le conseguenze del peccato originale l'uomo non ritorni a compierne altri perché, questo, origine di ogni peccato.

Viene insegnato che chi dona un'offerta per una persona povera riesce a contribuire alla rettificazione dello stato seguito all'esilio della Shekhinah: facendo Tzedakah si porta infatti redenzione al mondo.

Importanti sono anche la preghiera e lo studio della Torah eseguiti dopo la mezzanotte, studio al quale si dedicarono e si dedicano molti santi maestri nella speranza per il ritorno dall'esilio e per la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme; i maestri definiscono questo momento Tiqqun Chazot: Se una persona studia la Torah di notte la Shekhinah risiede con quella persona. Questo aspetto del servizio spirituale deve essere vissuto nella consapevolezza dell'esilio della Shekhinah e nel tentativo di affrettarne il tiqqun; esso protegge persino dai nemici.

« E voi sarete per Me un regno di kohanim ed una nazione santa... poiché tutto della Terra è Mio »   (Esodo 19.6)

Solo quando tutte le 12 tribù d'Israele saranno in Terra d'Israele e la luce della luna sarà come quella del sole la rettificazione della Terra d'Israele e della completezza della rivelazione della Shekhinah sarà realizzata in tutto il Mondo.

« ...Considera questo mistero come lo vediamo qui sotto. Quando tutte le anime sono capaci di legarsi alla Shekhinah, ognuna mostra l'amore all'altra ed Israele è detto una Nazione unica sulla Terra (Cronache I 17,21 ecc). Poiché essi divengono letteralmente fratelli ed amici che perseguono tutti una singola meta. Tuttavia, quando questo non è il caso ma ognuno è intento solamente al suo proprio guadagno [egoistico], non ci può essere nulla se non l'odio. Tuttavia tale legame può esistere solamente ad un tempo di grande riparazione come al tempo del Dono della Torah sul monte Sinai, del quale è scritto: "Israel era accampato lì, dinanzi alla montagna" (Esodo 19,2). E sarà lo stesso in futuro »
(Chaim Luzzatto, 138 Aperture di Saggezza)

Dopo il primo versetto biblico dello Shemà è scritto: "Benedetto il nome della gloria del Suo Regno, per sempre ed in eterno'".

Punizioni divine[modifica | modifica sorgente]

Gli esempi in cui compare una correlazione all'apparizione della Shekhinah secondo l'attributo punitivo che compaiono nel Tanakh sono i seguenti:

  • il primo riguarda lo sconvolgimento e la confusione creati da Dio al Faraone ed alle sue truppe migliori al passaggio del Mar Rosso tra le mura d'acqua; si racconta che dopo che il popolo d'Israele ebbe passato il Mar Rosso quando, seguito dalle proprie truppe, anche il Faraone cercò di fare altrettanto, le colonne di fuoco si posero davanti al popolo mentre la nube dietro...: dopo che persino le ruote dei cocchi egiziani furono scardinate, le mura d'acqua si riversarono sugli Egiziani e sul Faraone che, lungo il percorso che aveva seguito il popolo d'Israele attraverso l'asciutto, si erano promessi: Inseguirò, raggiungerò, spartirò il bottino, appagherò il mio spirito con loro, sguainerò la mia spada ed il mio braccio li sterminerà; tra i differenti casi di difesa del popolo d'Israele, questo fu il più miracoloso;
  • il secondo avvenne con i seguaci di Core che volle soppiantare e sostituire Mosè; egli si chiese perché Mosé ed Aronne si palesassero come guide del popolo quando in realtà tutto il popolo era santo: fu così che Dio punì Korakh ed i suoi seguaci per aver messo in dubbio la Volontà divina e la purezza e l'innocenza dei due fratelli Mosè ed Aronne. Importante notare che Core era un levita, malgrado avesse dimostrato ribellione, ed era stato considerato uno dei migliori discepoli dello stesso profeta Mosè. Fu così che apparve la Gloria divina che aprì la terra sotto i piedi di Korakh e dei suoi seguaci ingoiandoli a facendoli sprofondare vivi nello Sheol. Come segno di pentimento e di riconoscimento della verità da parte di Core, si dice che dove sprofondarono essi proclamarono: Mosè è vero e la sua Torah è vera; e noi siamo impostori;
  • quando una parte del popolo ebraico, lamentatosi ingiustamente a causa della maldicenza degli esploratori contro la Terra d'Israele, decise di affrontare gli Amaleciti, i Cananei ed altri nemici di Israel, malgrado fossero stati avvisati da Mosè della mancata protezione divina su di loro, morirono più di 14.000 individui di quel gruppo: Mosè stesso aveva avvisato questo gruppo della presenza della Shekhinah nell'accampamento rimanendovi ancora e senza infatti aver accompagnato lo stesso gruppo in battaglia; questo fu un atto di ribellione ed invero i commentatori affermano si sia trattato di una profanazione del Nome di Dio;
  • come già sopra detto, Nadav ed Abiu morirono per aver guardato a lungo la Shekhinah fissandola; i rabbini spiegano che ciò avvenne anche da parte di Abele che per questo ebbe un decreto divino di morte, poi avvenuta con l'uccisione ingiusta da parte del fratello Caino: come Nadav ed Abiu morirono per decreto divino tramite un fuoco celeste, così Abele venne condannato a morire per decreto divino ma fu Caino a causarne la morte per i motivi spiegati dai commentatori. Il rabbino Arizal spiega questa concezione affermando che in questo modo, fissando la Shekhinah in profondità, l'uomo creerebbe un "alter-ego" troppo marcato rischiando così, cercando di superare i limiti posti da Dio, di estraniarsi da Dio e quindi da sé e dal mondo; ciò significa che, non rispettando più i confini posti da Dio nei limiti concessi all'uomo, limiti che comunque lo includono nell'esistere spirituale di Dio e del Mondo come confini di coinvolgimento in cui muoversi, non rispettando quindi la coscienza di non poter giungere all'onniscienza della conoscenza di Dio poiché, l'uomo, essere sì superiore ma pur limitato e certamente di grandezza inferiore a quella di Dio, si creerebbe così una sorta di sfida a Dio che causerebbe una "distorsione spirituale" esplicitata nell'alienazione spirituale da Dio, da sé e dal Mondo. Dio punirebbe quindi l'uomo con la stessa misura della trasgressione: in questo caso, poiché l'uomo che fissa in profondità la Shekhinah verrebbe ad ambire ad un'esistenza oltre i propri limiti, Dio lo punirebbe con un "alter-ego" oltre i limiti dell'accettabile; inoltre per voler raggiungere ciò che è per l'uomo inarrivabile, e quindi oltre le proprie capacità, Dio lo punirebbe con l'estraneazione che lo porrebbe oltre le propria esistenza. L'uomo non può quindi ridurre l'Altezza eccelsa e la Grandezza incommensurabile di Dio ad un solo sguardo, anche se retto dalla coscienza o dalla consapevolezza che, come suddetto, sono nell'uomo comunque inferiori all'Onniscienza di Dio. Anche il Maimonide scrive:
« ...Ora, giacché viene loro (ai figli del Kohen Gadol Aronne Nadav ed Abiu) rimproverata la forma della loro percezione, alla quale si mescola della "corporeità", essi dovettero necessariamente essersi precipitati a percepire prima di aver raggiunto la perfezione. Essi avrebbero dunque meritato la "distruzione", ma Mosè intercedette per loro, ed essi vennero lasciati sopravvivere finché non vennero "bruciati" (*da un Fuoco Celeste creato dal Signore e non da una persona con del fuoco comune) a Tabera dove Nadav ed Abiu vennero "bruciati*" nel Tabernacolo, stando alla tradizione corretta. E se questo accade a costoro, tanto più bisogna che noi, che siamo loro inferiori, e con noi coloro che a noi sono inferiori, tendiamo e ci sforziamo di portare a compimento la nostra preparazione e di raggiungere le premesse che purifichino la nostra percezione dall'impurità, ossia dagli errori, per poi iniziare ad osservare la presenza santa del Signore »
(Maimonide, La guida dei perplessi)
  • Si ricorda poi che in un primo momento alcuni Leviti morirono per aver osservato la Shekhinah durante la copertura dei sacri arredi e dei componenti del Mishkan con i tessuti necessari; in seguito infatti questo fu compito dei Cohanim che poi li ponevano sulle spalle dei primi: essi erano ad un livello di Qedushah maggiormente elevato.
  • Poi il caso della punizione divina con la lebbra della Tzaarat su Aronne e Miriam poiché fecero la Lashon ha-ra contro Mosè, anche se apparentemente con un'intenzione non malvagia: Dio decise di ritirarsi con la Shekhinah dall'accampamento per evitare "sofferenza" a causa del dolore dei due, comunque Zaddiqim, cosicché gli Ebrei concepirono che stava avvenendo qualcosa di straordinario e ciò anche per la mancanza delle fonti d'acqua, l'assenza dei due fratelli di Mosè succitati ed appunto della Shekhinah.
  • Prima di questi la Shekhinah scese sulle città punite con Sodoma per infliggere assieme all'angelo Gabriele la pena, anche di fuoco e zolfo dal cielo, sui malvagi peccatori di quelle città; inizialmente Tzoar fu la sola senza punizione per permettere a Lot ed al suo seguito di non essere uccisi ma, poiché trovarono riparo in una grotta, venne poi inghiottita nella Terra con i propri abitanti. Anche la moglie di Lot Eeris, voltatasi per le figlie rimaste indietro, vide la Shekhinah e fu punita trasformata in una statua di sale, misura per misura, per aver chiesto del sale ai vicini per gli ospiti, come richiesto dal marito, ma a voce molto alta in questo caso permettendo a tutti gli abitanti di Sodoma di sapere, tramite il diffondersi della notizia, che Lot era stato ospitale, cosa proibita in quelle città.

L'esilio della Shekhinah[modifica | modifica sorgente]

« Il soggiorno della Neshama (cfr. Anima) in questo mondo ci ricorda il mistero della Galùt ha-Shekhinah, dell'esilio della Presenza divina; ha come scopo quello di raccogliere, di rilevare le scintille divine disperse in questo mondo materiale... L'uomo è tutto qui! La sua creazione e la sua discesa in questo mondo sono destinati a fare di lui, in lui, una dimora per Lui, Benedetto Egli sia; una dimora qui in Basso, nel Mondo Inferiore, al fine di trasformare le tenebre in luce, affinché la Gloria di Dio riempia la totalità di questa Terra materiale, affinché ogni carne veda questa Gloria »
(Shneur Zalman di Liadi, Tanya)

Per esilio della Shekhinah s'intende la Sua presenza tra gli Ebrei anche nei quattro esili ed in Diaspora in genere infatti per ritorno, con riferimento al periodo in cui vissero i Patriarchi ebrei in poi, s'intendono la Sua rivelazione o quella di manifestazioni divine correlate.

L'era messianica e "le doglie del Messia"[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione ebraica la Shekhinah andò in esilio con il popolo d'Israele; l'esilio della Shekhinah iniziò contemporaneamente a quello del popolo d'Israele e solo quando anche i bambini ebrei, che usualmente studiano Torah fin da piccoli, furono esiliati. Analogamente i Rabbini parlano ed insegnano che nel corso della storia, in momenti specifici ed in uno particolare individuato da alcuni Maestri nel periodo immediatamente precedente all'avvento o arrivo del Messia, potrebbe avvenire il nascondimento del "Volto" di Dio, ed è ciò che causerebbe l'avvicendamento delle modalità più rigorose del Volere divino: quella delle conseguenze e delle cause di colpa del nascondimento del "Volto" non viene considerata come definitiva condizione vissuta dal mondo nel legame con Dio ed è un aspetto che, pur accettato, deve essere vissuto dal popolo d'Israele con la medesima forza e consapevolezza del comando divino e dei benefici della vita ebraica nel rispetto dei precetti della Torah e della condotta in essa racchiusa. Condizione non permanente è anche quella dell'esilio con la cui fine, con l'avvento dell'era messianica, la presenza Divina tornerà con il popolo in Terra d'Israele. Come già detto, nell'Amidah si dice:

« E Tu, nella Tua grande misericordia, accoglici, gradiscici e possano i nostri occhi vedere il Tuo ritorno a Zion nella Tua clemenza. Benedetto Tu Signore, Che fa ritornare la Sua presenza (trad. Shekhinato) a Zion »

Per quanto concerne l'era messianica in altri testi sacri è scritto:

« Li (i discepoli) sazierà nel mondo avvenire dello splendore della Shekhinah »
(B.B.10a)
« Allora tutto si rovescerà: ogni uomo sarà desideroso di ascoltare la Torah, la Shekhinah si manifesterà sulla Terra e l'attributo del rigore si rovescerà in attributo della misericordia... »
(Sha'arei Zedek)
« E la Terra sarà piena della conoscenza della Sua gloria come il mare è pieno d'acqua »   (Abacuc 2.14)
« destinato ad allietarsi con la Shekhinah nel mondo a venire che è la gioia da tutti i lati »

Le doglie dell'avvento dell'era messianica riguardano anche le sofferenze che il popolo d'Israele dovette affrontare con una fede sempre più forte in Dio secondo il dovere di compiere il servizio spirituale di cui ogni ebreo è responsabile e testimone. Ogni sofferenza affrontata dal popolo d'Israele risulta quindi un modo per congiungersi a Dio consapevoli delle proprie mancanze spirituali che solo nella rivelazione divina possono trovare soluzione anche tramite la Teshuvah, il pentimento inteso come ritorno a Dio da parte del popolo sostenuto dagli insegnamenti dei Rabbini che hanno sempre saputo guidare il popolo ispirati dalla sapienza e dal consiglio divini.

Diaspora ebraica[modifica | modifica sorgente]

« Il Santo e Benedetto disse: Io sono Colui Che in questo mondo ridusse il Tempio un mucchio di rovine, e sono Colui Che ne farà una cosa di bellezza nel mondo avvenire... Egli ricostruirà il Tempio e vi farà abitare la Sua Shekhinah »
(Midrash a Cant.4.4)
« Ovunque andarono esuli, la Shekhinah li accompagnò »
(Mistica ebraica, Sefer haTemunah)
« così che loro (i figli d'Israele) sappiano che l'Uno Santo e Benedetto li amò e che la Shekhinah col Carro Celeste (Charryiot: la Merkavah) andò in esilio per stare con loro »
(Sefer haZohar)
« è stato insegnato che Rabbi Shimon bar Yochay disse: vieni a vedere quanto è amato il popolo d'Israel davanti al Signore, perché ovunque sia stato esiliato la Shekhinah è andata con lui. Mi sono rivelato a te sulla casa di tuo padre quando eravate in Egitto (1Sam2,27). Fu esiliato a Babilonia e la Shekhinah era con lui, come è scritto: Per amor vostro sono stata mandata in Babilonia; e, quando saranno redenti nel futuro, la Shekhinah sarà con lui, come è scritto: Allora il Signore tornerà con la tua cattività (Deut30,4)... Significa che il Santo Unico e Benedetto tornerà con esso dai luoghi dell'esilio »
(Meghillat 29a)

Gli angeli con la Shekhinah accompagnarono quindi il popolo d'Israele anche nell'esilio di Babilonia ed in quello di Roma con la distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme.

Un principio di fede è quindi quello che Dio sia sempre presente nella vita dell'uomo, sia Egli manifesto o meno secondo le virtù o i meriti dell'uomo; ciò non indica soltanto la Sua perfetta immutabilità, in questo caso compresa alla luce della Sua onnipresenza, ma anche la concezione secondo cui ogni cosa del mondo, anche le disgrazie più atroci ed in un primo momento difficilmente comprensibili alla ragione umana, si risolveranno in un bene, prima nascosto, secondo la provvidenza divina e le ricompense più ampie dell'era messianica. Secondo l'insegnamento della Torah che afferma che il Messia potrebbe manifestarsi in qualunque momento e secondo i meriti dell'uomo, è fondamento della religione ebraica credere nella possibilità che l'uomo possa contribuire al miglioramento individuale, storico e naturale; il popolo d'Israele adempie a ciò soprattutto spiritualmente, ciò non negando l'aspetto materiale ed in particolar modo l'incontro tra i due livelli secondo la morale e l'etica insegnate dai Rabbini e nella Torah: questo è poi un ulteriore significato del tiqqun e del contributo dell'uomo e dell'umanità intera all'arrivo del Messia.

Il merito del Brit milah favorisce la continua presenza di Dio assieme al popolo d'Israele, anche in esilio; esiste poi un particolare legame tra il Brit milah, la Terra d'Israele ed i gradi di attaccamento a Dio nella Shekhinah.

Il primo esilio: l'Egitto[modifica | modifica sorgente]

Prima che il popolo d'Israel divenisse popolo del Signore per la liberazione dalla schiavitù in Egitto, prima Abramo, poi Giacobbe ed i suoi figli vennero accolti dai Faraoni differenti che governarono in differenti epoche.

Dio nella Shekhinah fu quindi in Egitto[32]; il testo midrashico Bereshit Rabba e lo Zohar (commento a Esodo) raccontano della Shekhinah anche a proposito dei padri Abramo, Isacco, Giacobbe e del figlio prediletto di Giacobbe (Giuseppe)[33].

Si dice che quando Giacobbe entrò in Egitto, per poi stabilirvisi assieme ai discendenti da cui poi sarebbe sorto il popolo d'Israele, anche la Shekhinah fosse con lui come presenza e rivelazione. La Shekhinah fu anche con gli altri capostipiti delle Dodici tribù di Israele: anch'essi parteciparono al tiqqun che si completerà con l'era messianica. La presenza divina fu con Giuseppe anche negli anni di prigionia. Il Midrash spiega come Giuseppe ebbe meriti in terra d'Egitto, proprio per il legame indissolubile con Dio: Giuseppe disse: L'interpretazione dei sogni spetta al Signore (Gen40,8); Rabbi Shimon bar Yochay afferma che Dio nella Shekhinah accompagna tutti i giusti e favorisce loro e chi si trovi vicino a loro come fu per Abramo, per Isacco, per Giacobbe e per Giuseppe[34].

Per il decreto del faraone contro i bambini maschi ebrei le loro madri li fecero fuggire anche se ancora molto piccoli: La Shekhinah li alimentò infatti successivamente essi furono tra i primi a proclamare dinanzi a Dio nella Shekhinah: "Questo è il mio Dio..." I Midrashim raccontano che il decreto di morte venne attuato contro gran parte di questi bambini gettati nel fiume dove miracolosamente, anche nel caso di neonati, venivano posti da Dio sulle rocce dello stesso nel tentativo di essere salvati; per la piaga contro gli Egizi sulle acque esse furono rese rosse, anche alla vista, proprio per la presenza del sangue dei bambini, rossore precedentemente non facilmente visibile.

Fu proprio in Egitto che la Shekhinah, così è scritto ed insegnato, iniziò a rivelarsi nella proclamazione e nel riconoscimento di Dio stesso come Re, questo anche se già con i patriarchi del popolo d'Israele Egli fosse già manifesto e riconosciuto Unico Dio e Re del Mondo.

In Ghimatriah la parola Shekhinah ha valore numerico 385 come Mizraim, Terra d'Egitto: ciò significa che Dio accompagnò il popolo d'Israele in Egitto come negli altri esili, così anche nella Redenzione futura.

Il Messia[modifica | modifica sorgente]

« Poiché Essa (la Shekhinah) sarà unita alla vita ed unificata nel grande nome (Y-H-W-H); non vi sarà bisogno di accorrere ad appellativi né alcunché verrà più associato al nome... »
« ...ed il Suo nome sarà uno »

Star of David.svgSecondo le Scritture il Messia, lo spirito ed il Tetragramma divini sono stretti da un legame spirituale che sarà palesato durante l'era messianica.

I maestri della tradizione ebraica hanno sempre insegnato che l'intento della redenzione finale fu nel "pensiero" del Signore sin da prima della Creazione.

Viene riportato che il suo nome (del Signore e del Messia) si diffonderà in tutto il mondo; poi è scritto e il Suo Spirito si librava sulla superficie delle acque (Gen1,2): Zohar e Midrash interpretano anche questo versetto come riferito sia alla Shekhinah, sia allo spirito del Mashìach, o Messia[35].

L'avvento dell'era messianica sarà segnato dalla correlazione tra il Ghillui Shekhinah ed il ghillui sod ha-da'at, distintamente la rivelazione della Presenza divina e la rivelazione della conoscenza con il Messia.

Quando l'esilio del popolo d'Israele ha termine la Shekhinah esce con esso per accompagnarlo con gioia e gaudio in Terra d'Israele.

Una discussione rabbinica rivelata verte sull'accostamento dell'era messianica con una fase particolare della luna, fase che sarà visibile in questo momento, e con il significato e l'esperienza dello Shabbat. Dalla Shekhinah deriva la rugiada celeste che nell'era messianica permetterà ai corpi di resuscitare con il ritorno in essi delle anime dei defunti.

« "Porta in vita le Tue opere nel mezzo degli anni..."[36] »
(Sefer haBahir 71)

Alla fine dei tempi la Shekhinah salirà sul monte Abarim dove fu sepolto Mosè ed annuncerà al mondo la redenzione.

Rapporto di allontanamento e riavvicinamento tra Dio ed il popolo d'Israele[modifica | modifica sorgente]

Il Cantico dei Cantici scritto dal re Salomone è metafora dell'amore tra Dio e lo stesso Re Salomone e tra Dio ed il popolo d'Israele: l'amore e la devozione totali che li unifica, così afferma il Sèfer Hatoda'à di Eliahu Kitov, vengono sottolineati in cinque espressioni del Cantico dei Cantici corrispondenti a cinque visioni profetiche rivelate a re Salomone 3.5 5.9-10 6.12-13 8.22 9.2

Dal patto con Dio sul monte Sinai sino all'era messianica vengono contati altrettanti periodi in cui il popolo d'Israele è più vicino a Dio:

la prima volta nel deserto quando venne costruito il Mishkan:

« E la Nube coprì la tenda di radunanza e la Gloria di Dio riempì il Tabernacolo »   (Esodo 40.34)

la seconda durante il periodo di 410 anni del primo Tempio di Gerusalemme:

« Ed i kohanim non potevano servire a causa della Nube, poiché la Gloria di Dio riempiva la Casa di Dio »   (1 Re 8.11)

la terza quando Ezrà ricostruì il Tempio sino a quando, dopo che i Greci del tempo lo sconsacrarono, la Shekhinah "lo abbandonò";

la quarta volta fu al tempo degli Asmonei che purificarono nuovamente il Tempio cosicché la Shekhinah vi fece nuovamente ritorno.

La quinta e definitiva riguarda l'era messianica quando il terzo Tempio di Gerusalemme sarà ricostruito ed allora sarà eterna ed evidente a tutti i popoli la profezia secondo cui Dio dimorerà per sempre in mezzo ad Israele.

I cinque momenti corrispondono, come sopra detto, a cinque rapporti di vicinanza citati del Cantico dei Cantici suddetto: 1.13 2.6 3.4 5.1 ed 8.3, versetto che esprime l'intensità dell'era messianica unitamente a Molte acque non possono spegnere l'amore ed i fiumi non possono sommergerlo...poiché l'amore è forte quanto la morte.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ghemilut Chassadim.

Il sesto millennio[modifica | modifica sorgente]

I maestri spiegano che l'aspetto eccelso dell'era messianica, cui viene associato il settimo giorno dello Shabbat, avrà luogo soprattutto nel settimo millennio dalla data della Creazione e che il sesto millennio corrisponde al sesto giorno dando maggior risalto al momento del tramonto poco prima dello Shabbat: l'inizio del sesto millennio corrisponde così all'anno 1240 e.v. circa e lo Zohar ne connota un gran risveglio della parte più celata della Torah, la Chassidut e la Qabbalah, sottolineandone il legame con la scienza.

Lo Zohar insegna che, poco dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme sino al sesto millennio, la seconda lettera del Tetragramma Hei sembra disgiunta dalla Vav creando così un affievolimento delle rivelazioni sino a quando esse tornano al proprio stato perfetto con la rettificazione e l'unione delle due lettere racchiuso nell'espressione ...la Shekhinah sorgerà dalla polvere, iniziando ciò appunto con il sesto millennio; in Ghimatriah la lettera Hei vale infatti 5 mentre la Vav vale 6, corrispondendo quindi al quinto ed al sesto millennio.

Teoria del Ruach haQodesh, lo spirito santo e lo spirito di pace e profezia[modifica | modifica sorgente]

« ...Subito la presenza divina dà tre voci al pastore fedele e gli dice: "Alzati pastore fedele, di te è stato detto: la voce del mio amato batte, a proposito delle Sue quattro lettere. Ed è stato detto: aprimi mia sorella, mia compagna, mia colomba, mia perfetta, e cioè è finita la tua colpa, figlia di Zion, non continuerà a tenerti lontana, poiché il Mio capo si è riempito di "rugiada"". Cosa significa si è riempito di rugiada? Poiché disse il Santo Benedetto: "Pensavi che, dopo la distruzione del Beit HaMiqdash, Io me ne fossi andato nella Mia dimora dove risiedo? Non è così, non me me sono andato mentre tu eri in esilio ed il segno è che il mio capo si è riempito di rugiada". La Hei è la presenza divina in esilio, la sua completezza e la sua vita è la rugiada. E queste sono la lettera Yod, la lettera Hei, la lettera Vav. La Hei, che è la presenza divina, non viene compresa nel tal (rugiada), ma solamente la lettera Yod, le lettera Hei, la lettera Vav, il cui valore numerico arriva a quello di tal (39), che "riempie/attesta" la presenza divina di ciò che scaturisce da tutte le fonti superiori... »
(Petikhat Eliyahu Hanavì)

Il Ruach haQodesh (ebr. רוח הקודש) è il termine che indica lo spirito santo e lo spirito di pace e profezia, di esso si trovano molti cenni nel Talmud e se ne trovano commenti anche nello Zohar[37].

Comunemente con l'espressione Ruach haQodesh ci si riferisce ad un livello di profezia o alla profezia stessa, ma, come afferma anche Mosè Maimonide sulla Guida dei perplessi, esistono 12 livelli di profezia superiori ad esso: la tradizione ebraica insegna infatti che i saggi possono possedere lo spirito santo nel corso di tutta la loro vita adulta mentre lo spirito profetico viene donato ai profeti soltanto nei momenti necessari alla profezia.

Tutti i profeti ricevono dunque lo spirito santo e lo spirito della profezia, i due connessi, direttamente da Dio nella Shekhinah e così anche il capo dei profeti Mosè per il quale, quando nacque, venne la lettera ebraica Hei che riguarda la Shekhinah, lo illuminò e riempì la casa dello splendore celeste.

Lo spirito santo e quello di profezia sono quindi uniti all'anima, che ad essi anela, spinta dalla fede e dalla volontà di essere attaccata a Dio:

« Meravigliosamente adorna dello splendore del mondo, la mia anima langue d'amore per Te. Ti supplico, o Eterno, guariscimela; manifestandole la bellezza del Tuo splendore si rafforzerà, guarirà e godrà gioia eterna »
(Yedid Nefesh)

L'immagine che meglio riassume l'atto più importante del profeta o del mistico nel tiqqun spirituale nel legame con Dio è quella del succhiare dalla Shekhinah, metodo secondo il quale vengono tratti gli afflussi del Ruach haQodesh tramite una sorta di potere o di forza che tende ad attrarre a sé l'emanazione divina della pace: insegna infatti Yehudah HaLevì che, una volta avvicinitatisi alla Shekhinah in preghiera, bisognerebbe congedarsi da Essa dicendo: Colui che fa la pace poiché Dio è Fonte di pace e la Sua manifestazione della Shekhinah ne è l'esempio più diretto ed esplicito. I rabbini hanno sempre sostenuto che la profezia proviene unicamente dal Signore, in una discussione sulla Shekhinah un commento al testo Sefer Yetzirah conferma che lo spirito dell'Eterno resterà su di lui: spirito di saggezza, spirito di comprensione, spirito di consiglio (Is11,2). Sempre nella stessa parte del commento l'autore parla quindi di Ruach haQodesh: vi è una metafora individuata dai rabbini tra la Shekhinah, lo Spirito Santo e l'albero della vita.

La Shekhinah è la fonte dell'albero della vita, posto nel Gan Eden, cui viene associato il diagramma dei dieci strumenti di Dio detti Sefirot:

« al loro interno ci sono la lettera yod, la lettera hei, la lettera vav e la lettera hei, che è il sentiero di Atzilut (il mondo dell'emanazione) ed è il canale tramite il quale viene irrigato l'albero delle Sefirot con i suoi rami e ramificazioni, proprio come l'acqua irriga un albero e lo fa crescere con la sua irrigazione... Tu sei la causa di tutte le cause e Colui da cui hanno origine tutti gli effetti come una fonte che irriga l'albero, e quella fonte è come l'anima per il corpo, che è la vita del corpo »
(Petichat Eliyahu Hanavì)

L'idea che l'albero della vita corrisponda alla Shekhinah, e che colui, su cui vi è lo spirito santo, aumenti in sapienza, è espressa nello Zohar spiegando come egli si nutra soprattutto di un cibo spirituale, cibo paragonato al frutto dell'albero della vita: la saggezza dà vita a coloro che la posseggono.

La Shekhinah viene anche definita Eterna Fonte di acqua viva indicando con ciò appunto la derivazione divina di ogni benedizione e bontà: infatti la stessa Torah viene paragonata ad acqua ed è stretta la connessione con il calice di vino che segue la Birkat Hamazon di un pasto a cui abbiano partecipato tre Ebrei e, come il vino sollecita la rivelazione dei segreti, l'afflusso della Shekhinah come Fonte permette l'accoglimento delle verità profonde della Torah affini al significato simbolico del vino.

Il risultato dell'abbondanza che viene dalla Shekhinah viene indicata con l'espressione il campo delle mele sante, abbondanza spesso simboleggiata dalla rugiada in merito a quella celeste[38].

Si vuole che, oltre a tutti i profeti, investiti dello spirito santo, anche molti re d'Israele abbiano profetizzato: tra essi i più importanti sono Re David, scelto come principale ramo dinastico da cui è scritto discenderà il Messia, e suo figlio re Salomone: re Salomone chiese la saggezza proprio nella rara occasione della rivelazione divina della Shekhinah e per questo ottenne anche ricchezza e gloria.

Ancora il Sefer haBahir ammette che come l'acqua in Natura per i frutti ed il suo sostentamento, la Sapienza e le anime dei giusti mantengono un legame particolare con l'Albero della vita: infatti, così è scritto, se gli Ebrei osservano le Mizvot e si comportano rettamente, Dio risiede in mezzo ad essi, li moltiplica e li rende fertili.

Mondo[modifica | modifica sorgente]

Oltre allo spirito anche la diffusione della pace richiede uno sforzo da parte dell'uomo nei confronti del Signore stesso.

Yehudah HaLevì insegna che la Presenza divina ha un legame con il popolo d'Israele come l'anima lo ha con il corpo: questa analogia trova un sigillo nella concezione secondo cui la Presenza divina offre sapienza, conoscenza ed intelligenza, benedizione e vigore spiirituale all'eletto ed alle sue cose favorendolo nelle sue qualità; in caso contrario persino la bellezza è resa più fragile e prevalgono la desolazione e la debolezza: esempio ne sono i segni che gli eletti sono in grado di percepire attorno a sé e nel mondo, ciò quando la Shekhinah si allontana o quando vengono moderati o chiusi i flussi spirituali. Lo spirito divino e la vita spirituale che derivano da Dio ritemprano e rinvigoriscono quindi sia l'anima sia il corpo dell'uomo; così è anche per il Mondo che, in vista dell'era messianica e tramite il tiqqun tenendo comunque in considerazione i criteri di Ghevurah, viene favorito in abbondanza spirituale, soprattutto nella manifestazione della Sefirah Tiferet, ed in quella materiale. Metafora dell'anima che s'insegna sostenga la vita del corpo, la Shekhinah, conosciuta anche come la decima Sefirah Malkhut, rappresenta la sussistenza che Dio mantiene sul Mondo: in questo modo vi è un aumento della santità, della bontà e della luce divine nell'uomo ed appunto nel Mondo[39].

Come si comprende anche dagli scritti di Mosè Luzzatto si ritiene infatti che Dio ordini, governi e sostenga ogni cosa elargendo o meno i flussi e gli influssi o le emanazioni secondo la Provvidenza individuale o collettiva in considerazione di tutte le Sefirot: è quindi possibile comprendere ciò direttamente dalle figure che Dio imprime nella realtà.

Le due Sefirot che esprimono queste modalità divine sono soprattutto Tiferet e Malkhut:

« due Sefirot come una sola, Tiferet e la Sekhinah, cioè Malkhut, che sono il fondamento dell'attività creatrice »
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, La lettera preziosa)

Nell'accostamento a questo principio, che richiama anche quello della Volontà creatrice di Dio, vi è quello intermedio tra i due che prevede la nascita di tutte le anime nell'era messianica e l'aumento o la diminuzione di essa nel corso delle varie epoche. Ciò è affermato anche nello Zohar che commenta dicendo che nella moltitudine del popolo è la Gloria del Re.

Uomo[modifica | modifica sorgente]

« La Shekhinah sarà con loro, sotto gli occhi di tutti... L'attributo non eserciterà infatti la propria azione nella durezza.... i profeti non verranno meno, conoscenza e fede saranno ben radicate... La Shekhinah sarà con loro pubblicamente: saranno tutti prodi, amorevoli, rigorosi nell'applicazione dei precetti e nella Torah. Quell'anno di remissione sarà infatti di moderato rigore: le formazioni si moltiplicheranno sulla Terra ed il mondo sarà pieno di creature... Vi sarà invece una grande abbondanza e delizia e moltiplicazione dei frutti; molti saranno Profeti e gli intelligenti, tutti pace, amicizia, ricchezza, gloria e timore del Signore... »
(Sefer haTemunah)

Oltre alla sussistenza del vigore spirituale e materiale del mondo, la Shekhinah è quindi anche fonte del vigore spirituale dei profeti e dei saggi che da essa, come immanenza e rivelazione di Dio, traggono e ricevono lo spirito santo e lo spirito di profezia[40].

Sorgente dello spirito santo e dello spirito di profezia è lo Shalom a cui sono associati anche la bontà, il bene e la gioia[41].

Sono quindi gli strumenti divini individuati nelle Sefirot a distinguere questi uomini eletti in mezzo al popolo d'Israele tanto da poter godere il privilegio di assistere, in taluni casi, alla visione del fulgore della Shekhinah e di altre particolari spirituali delizie celesti[42]:

« Su poltrone di gemme e perle con sedili imbottiti essi siedono, inneggiando ed esaltando il Santo e Benedetto Che dà vita ai Mondi, ed ognuno gode a propria misura dello splendore della Shekhinah »
(Midrash Konen)
« La Shekhinah non splende in mezzo alla vanità, alla tristezza, allo scherno, alla leggerezza o alla futile ciarla, sibbene in mezzo alla gioia del dovere religioso »
(Talmud)

Esiste quindi un rapporto con Dio nella Shekhinah atto a permettere di riceverne la spiritualità quasi fosse un cibo, ciò ad indicare non soltanto la stretta connessione tra l'ambito spirituale e quello materiale ma soprattutto la priorità del primo sul secondo affinché quest'ultimo possa essere vissuto nel modo migliore e più consono ai dettami divini della Torah: si dice che il successore di Mosé Giosuè fosse

« nutrito dalla Shekhinah[43] »
« Benedetta è la porzione di un corpo che può essere nutrito col cibo dell'anima »
(Sefer haZohar)

Secondo uno studio sull'approfondimento dei Nomi di Dio, Gikatilla scrisse che il Suo Nome E-l vale in Ghimatriah 31, proprio come il Tetragramma biblico sommato alle sue 4 lettere ebraiche ed 1 per il Nome stesso: appunto 26, 4 ed 1.

La Shekhinah e l'arcobaleno (Gen.9,8-17)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi 70 Nazioni, Goy e Noè.

In più testi si dice come la Shekhinah sia spesso spiritualmente pervasa da tre colori principali: il bianco, il rosso ed il verde (spesso anche il blu: e sotto i Suoi piedi (della Shekhinah) come una lastra di zaffiro); questi tre colori corrispondono alle Sefirot Chessed, Ghevurah e Tiferet e sono l'origine di tutti i colori dell'arcobaleno. Lo Zohar afferma che esiste un arcobaleno celeste, quello della Shekhinah, e quello comune, terrestre; il patto con Noè per tutta l'umanità che seguì al diluvio si riferisce ad entrambi.

« ...vidi come un fuoco cinto di splendente luminosità. Come l'aspetto dell'arcobaleno che è nella nube in giorno di pioggia tale era l'aspetto della luminosità tutt'intorno: esso era l'aspetto dell'immagine della gloria del Signore »   (Ezechiele 1.27-28)

I tre colori succitati sono gli stessi della mela, il cui significato simbolico è profondo, e della stella, ulteriore appellativo metaforico utilizzato per definire una modalità della Shekhinah.

La Shekhinah, il popolo d'Israele e gli altri popoli[modifica | modifica sorgente]

Il commento dello Zohar alla Parashah di Ietro, suocero di Mosè, racconta che re David fu investito dello Spirito Santo e, profetizzando l'era messianica, comprese come tutta l'umanità intera potrà lodare ed esaltare la Gloria di Dio.

In quanto redenzione divina, l'uscita dall'Egitto viene paragonata all'era messianica e rappresenta uno dei primi tiqqunim.
Nello Zohar è scritto che tutti gli angeli principi superni degli Egiziani e delle altre Nazioni accompagnarono Israel protetto dalla Shekhinah sino a quando si accampò nella tappa di Eitam.

Nella relazione tra sposo e sposa[modifica | modifica sorgente]

Il Talmud, nel trattato Sotah, afferma:

« Se marito e moglie ne sono degni la Shekhinah indulge tra loro... »

Ed ancora in un Midrash è scritto:

« Non l'uomo senza la donna, non la donna senza l'uomo e non entrambi senza la Presenza divina »

Nel Testo di mistica ebraica Lettera sulla santità si descrivono molti dei passaggi necessari al fine di avere un rapporto d'amore con la propria moglie santo, buono e corretto: si dice in particolar modo che Dio contribuisce come Creatore Onnipotente e nella Provvidenza al concepimento ed alla procreazione di figli e che l'uomo dovrebbe vedere la Shekhinah sulla propria sposa, con ciò confermando la santità e la purezza tra marito e moglie; si noti che un discepolo dovrebbe imparare il rapporto con la Shekhinah dal legame che il proprio maestro tiene con la sua sposa. La donna è poi simbolo della Terra mentre l'uomo rappresenta l'aspetto superiore, ciò non escludendo la parte trascendente e spirituale della donna (cfr. sopra "Sefirot").

Ricorrenze e Festività ebraiche secondo il Calendario ebraico lunare e solare[modifica | modifica sorgente]

Ogni ricorrenza ebraica, ognuna con caratteristiche e peculiarità proprie, costituisce un passaggio nella vita degli ebrei iscritto nella spiritualità del popolo d'Israele e nell'esperienza religiosa che si rinnova ogni volta anche nel legame con Dio che scandisce questi momenti in vere e proprie occasioni per rivelare e manifestare il legame con il popolo d'Israele, la Torah, le altre Nazioni, la creazione e le creature tutte, tutto ciò ogni volta con la speranza continua nell'avvento del Messia, nell'accettazione del Regno di Dio in tutto il mondo e nella rivelazione della Shekhinah.

Shabbat[modifica | modifica sorgente]

Le candele dello Shabbat
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ki Tisa.

Questo giorno è per gli ebrei il giorno in cui Dio ha aggiunto l'anima al mondo come segno della realizzazione completa della Creazione avvenuta in origine durante i sei giorni prima del Sabato.

Molti sono i segni del legame con Dio vissuto durante questo giorno, alleanza e patto tra Dio ed il popolo d'Israele, liturgici, pratici e spirituali purché pervasi dalla santità. Il legame con la Shekhinah viene vissuto sin dall'inizio dell'accesso spirituale degli ebrei alla solennità del sabato quando, la sera al tramonto del venerdì, gli ebrei riunitisi in preghiera recitano il canto Lecha Dodì ricevendo un'anima in più ed in cui si paragona la manifestazione della Shekhinah e del sabato stesso a quella della sposa. Per accoglierli anche il Rabbino conosciuto come Arizal usava recarsi con tutta la propria comunità ed i propri allievi e discepoli alle colline della città ebraica di Tzfat pervaso da esperienze spirituali ed estatiche comunque sempre misurate ed allo stesso tempo ricche di pienezza solenne e riverenziale verso Dio. Si tratta infatti del giorno di maggior attaccamento all'unità divina.

La sera del venerdì, dopo la preghiera, finalmente davanti alla tavola apparecchiata, l'ebreo è pronto a santificare lo Shabbat con il Kiddush; prima del Kiddush, dopo aver cantato Shalom aleichem, si recita il Canto Eshet Chayil che, diretto verso la Shekhinah e onorando la propria sposa e portandole benedizione nell'accettazione di entrambi del Regno, dei comandamenti e della parola divini, è l'esempio delle qualità imprescindibili di Dio e della sposa stessa nel legame con il proprio marito, con la propria famiglia e secondo i doveri che esige la natura più gentile, pura, buona, giusta e santa cui deve adempiere, siano essi interiori o pratici.

Durante il sabato l'ebreo deve attenersi a molti precetti positivi ed a molte restrizioni, anche in quest'ultimo caso vissuto nella vigilanza non mancando nel godere delle delizie messianiche del giorno: l'esegesi rabbinica insegna infatti che chi non si compiaccia nelle delizie di questo giorno, anche se circondato dalla presenza divina, nel Mondo Futuro sarà come una sedia per i giusti, metafora che indica la perdita spirituale mancando all'obbligo dell'osservanza e della piacevolezza che l'ebreo è tenuto a vivere.

La Qabbalah spiega come durante Yom Kippur e lo Shabbat, i due giorni più santi e solenni, ogni Sefirah sorge ad un livello superiore; si descrivono e confrontano le ascese metaforiche e spirituali di ogni Sefirah, ed in particolare della Sefirah Malkhut che meglio esprime le modalità della Shekhinah e la conoscenza di cosa queste significhino.

Rosh Chodesh, il capomese[modifica | modifica sorgente]

In Rosh Chodesh, al rinnovamento della luna di ogni mese, gli ebrei compiono alcune preghiere aggiuntive in quelle giornaliere, le Tefillot di Arvit, Shachrit, Minchah, e durante la Birkat Hamazon, la benedizione ed il ringraziamento a Dio dopo i pasti; entro i 15 giorni iniziali del mese, con alcune eccezioni in alcuni periodi dell'anno, viene effettuata anche la Benedizione o santificazione della luna che, come gli altri pianeti e le stelle, compie continuamente la volontà di Dio che ne sostiene l'esistenza. La luna, il cui significato viene associato ad una modalità della Shekhinah soprattutto nell'analogia col rinnovamento spirituale del popolo d'Israele, è spesso paragonata alla comunità dello stesso che, come nelle fasi lunari, ha conosciuto e conosce momenti e tappe differenti nel corso di tutta la propria storia corrispondenti a fasi differenti della propria spiritualità.

Si ritiene che compiere la Benedizione per il rinnovamento della luna sia come accogliere la Shekhinah, è cosa stretta al suo accoglimento.

Il mese di Elul e Rosh haShanà[modifica | modifica sorgente]

Dal capomese di Elul comincia il giorno in cui viene espressa la Misericordia divina poiché culmina con il giorno di Rosh haShanà conosciuto anche come giorno del giudizio divino dell'anno. In Elul la Shekhinah è nel mondo in modo ancor più evidente. L'Alter Rebbe insegna infatti che come un uomo che, per incontrare il re, normalmente deve passare per corridoi, tante stanze e sale per riuscire nell'intento, nel mese di Elul ci si può attaccare a Dio con maggiore intensità e più facilità poiché è come un re che "scende" nei campi, raggiungibile quindi senza le difficoltà usuali: il mese di Elul è infatti periodo di Teshuvah.

Giorno del Giudizio divino, Giudizio nella Misericordia, la festività ebraica di Rosh haShanà, uno dei capodanni del calendario ebraico, cade nel primo giorno del mese di Tishrì ed avviene anche in ricordo della Creazione, in particolare della creazione di Adam, dell'uomo, di Adamo ed Eva. I Maestri spiegano che l'inizio della Creazione avvenne il 25º giorno del mese di Elul ma che gli Ebrei ricordano la sua nascita il 1º di Tishrì con la creazione dell'uomo poiché è con l'uomo che si realizza quanto Dio desiderò dando vita all'Opera della Creazione: per avere un Luogo in Basso in cui abitare, intendendovi in modo esplicito il Tempio di Gerusalemme; è infatti solo grazie al servizio fedele e volenteroso degli individui che Dio si può rivelare ad essi. Alla rivelazione della Shekhinah sono quindi direttamente collegati la concezione e l'effetto del tiqqun.

Yom Kippur[modifica | modifica sorgente]

Nel giorno più santo di Yom Kippur il Kohen Gadol aveva accesso al Qodesh haQodashim dove, [come] sull'Arca dell'alleanza, Dio si rivela nell'apparizione della Shekhinah.

Sukkot[modifica | modifica sorgente]

Sukkot è conosciuta come la festa delle capanne; dopo l'uscita dall'Egitto, durante il cammino nel deserto il popolo d'Israel abitava in capanne. Durante questa ricorrenza anche gli Ebrei di oggi usano allestire delle capanne dove soggiornare. Secondo la radice ebraica della parola Shekhinah se ne deduce un'altra: dimora. Si racconta che all'interno della capanna ogni Ebreo è completamente avvolto dalla santità dei precetti; allo stesso modo il popolo d'Israel è continuamente protetto dalla Shekhinah. Nel deserto la nube con la Shekhinah fu per Israel proprio una dimora.

Anche il canto del sabato Yedid Nefesh dice:

« Manifestati e stendi benevolo su di noi la tenda della Tua pace (sukat shelomah). La Terra risplenda della Tua Gloria, ci si rallegri e si gioisca in Essa... »

La parola ebraica Sukah significa Tabernacolo, tenda o capanna.

La rivelazione della nube e della Shekhinah avvennero nel mese del calendario ebraico di Nissan; la festa di Sukkot, che si celebra nel mese ebraico di Tishrì, rappresenta anche il momento in cui tutta l'umanità accetta il giogo del Regno e della Regalità divini.

Chanukah[modifica | modifica sorgente]

Il nome stesso di questa festività, che ricorda il miracolo di un'ampolla d'olio del Tempio di Gerusalemme, di cui molte cose vennero devastate dai Greci dell'epoca, durata per otto giorni anziché solo per un giorno, rimanda alla parola Shekhinah: la parola ebraica Chanukah è caratterizzata infatti dalle lettere Chaf e Hei che, unite nella sigla Khah, sottintendono il termine Shekhinah; secondo la Ghimatriah questa sigla ha valore numerico 25, lo stesso numero delle lettere del primo versetto dello Shema che proclama l'unità divina con l'aggiunta del primo giorno di Chanukah che corrisponde ancora al 25 giorno del mese di Kislev.

Il Talmud afferma ancora che la Menorah è poi una prova per tutti coloro che vengono al mondo che la Shekhinah risiede in mezzo ad Israel (Shab. 22 b). La luce della Menorah rappresenta anche la luce della Torah: Gli studiosi della Torah procurano al mondo la pace (Berachot 64 a). Quando Dio si rivelò a Moshè all'interno della tenda del Tabernacolo per parlargli la prima cosa che venne ascoltata dal capo dei Profeti fu il comando di accendere i lumi.

Purim[modifica | modifica sorgente]

Il nascondimento della Shekhinah sta in relazione alla sua rivelazione secondo i differenti livelli di spiritualità raggiunti dal popolo d'Israele anche assieme all'umanità; così nella redenzione finale la Shekhinah sarà visibile a tutti.

Un esempio di nascondimento e rivelazione è espresso dall'evento storico e provvidenziale ricordato con la Festa ebraica di Purim ed avvenuto durante l'esilio babilonese durato 70 anni per la fine del quale l'ebrea Ester assieme al cugino Mardocheo istituì un digiuno di tre giorni per tutto il popolo assoggettato sino a quel momento. Si racconta che Ester si presentò al Re Assuero per intercedere a favore del popolo: alla fine dei tre giorni di digiuno Ester si presentò al Re Assuero che vide la sua figura come un angelo e questo anche perché la Shekhinah si era rivelata tramite lei; malgrado il dialogo tra i due Ester rimase vergine per il proprio futuro sposo Mardocheo: significato anche questo della protezione della Shekhinah che la celò anche allo sguardo del Re Assuero.

Durante l'evento storico celebrato con la festa di Purim molti si convertirono all'Ebraismo: anche di loro è detto che vennero sotto le ali della Shekhinah.

Pesach[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chametz.

In questa ricorrenza, che permette all'ebreo di rivivere la liberazione della schiavitù in Egitto quasi come se vi avesse partecipato personalmente, bisogna raggiungere gioia e letizia nell'adempimento di tutte le Mitzvot comandate per l'evento stesso e soprattutto durante il Seder di Pesach, la celebrazione effettuata dagli ebrei prima della cena: i Maestri spiegano che con la gioia e la letizia provate durante il racconto del Seder di Pesach si acquisisce il merito di poter allietare la Shekhinah di cui si potrà quindi godere la rivelazione durante l'era messianica.

Tra le diverse tradizioni pratiche seguite dagli ebrei durante questa ricorrenza vi è quella dell'utilizzo delle Matzot, i pani non lievitati: essi rappresentano la completa accettazione del Regno di Dio, della Sua Volontà e della Sua provvidenza; poiché il lievito, proibito durante Pesach, rappresenterebbe un alter-ego troppo "gonfio", proprio come il lievito gonfia il pane, durante i giorni di Pesach gli ebrei mangiano pane non lievitato e si astengono da qualsiasi lievito per sottolineare l'importanza dell'abnegazione, dell'umiltà e dell'accettazione di Dio e della Sua rivelazione della Shekhinah, qualità che iniziarono ad essere evidenti soprattutto con la liberazione dalla schiavitù d'Egitto e dell'esodo che culminarono con il dono della Torah quando la Shekhinah fu vista da tutto il popolo d'Israele, principio di nascita del popolo d'Israele quale popolo di Dio.

Conteggio dell'Omer[modifica | modifica sorgente]

Tra il secondo giorno di Pesach e la festa di Shavuot, festa in cui viene celebrato il periodo delle primizie in Israele e si ricorda il dono della Torah, gli ebrei sono tenuti a contare 49 giorni in cui si ricorda il manipolo d'orzo secondo l'offerta fatta durante l'esistenza del Tempio di Gerusalemme, il conteggio dell'Omer.

Secondo un insegnamento una modalità della Shekhinah è racchiusa nel significato esoterico di questo conteggio. Ci si riferisce in particolare anche all'esilio della Shekhinah che si dice finirà assieme al ritorno del popolo d'Israele nella Terra promessa da Dio dopo l'uscita dall'Egitto: secondo i maestri ebrei ciò avverrà quando si saranno compiuti tutti i tiqqunim ed il Messia si rivelerà; così anche gli ebrei di oggi contano questi 49 giorni chiedendo a Dio di purificare, rettificare e sanare dai guasti compiuti le proprie anime e di correggere in collaborazione le conseguenze degli errori dell'uomo; oltre alla correzione vi è anche il dovere dell'apporto di santità e benedizione al mondo al fine di elevarlo spiritualmente, anch'esso un ulteriore aspetto per affrettare la venuta del Messia e sforzo che avviene alla presenza della Shekhinah. Si crede infatti che la Shekhinah si rivelerà solo quando l'umanità ne sarà degna ed è per questo che il conteggio tra Pesach e Shavuot sancisce il legame tra la liberazione dalla schiavitù ed il dono della Torah sul monte Sinai quando furono terribili per tutto il popolo le rivelazioni della parola e della sapienza di Dio attraverso la Sua presenza, la Shekhinah.

La Qabbalah insegna che il conteggio dell'omer d'orzo, in quanto cibo semplice e spesso riservato all'alimentazione degli animali in rapporto al grano per l'uomo, cela anche il mistero dell'elevazione spirituale anche del grado più semplice della materia, anch'essa funzione del tiqqun.

Lag Ba'omer[modifica | modifica sorgente]

Durante la festività di Lag Ba'omer, che avviene nel 33º giorno del conteggio dell'Omer, si ricorda la fine dell'epidemia che aveva colpito molti discepoli di Rabbi Akiva e la fine di molti eventi tristi; in questa ricorrenza gli ebrei, con onore e riverenza ma anche gioia e soddisfazione, celebrano anche la morte di Rabbi Shimon bar Yochay che volle che il popolo festeggiasse questo giorno perché lui stesso, maestro del Talmud, aveva compiuto in vita tutto quanto richiesto a lui da Dio secondo la propria missione di Zaddiq, uomo giusto, senza lasciare nulla di incompleto. Rabbi Shimon bar Yochay fu infatti meritevole di essere sempre accompagnato dalla Shekhinah e di essere oggetto di molte rivelazioni, profezie, visioni e miracoli; a lui si attribuisce l'opera dello Zohar ed altre di pari rilievo. Ebbe molti discepoli, tutti eletti in mezzo al popolo d'Israel. Ebbe momenti di difficoltà che suscitarono nel maestro un maggior attaccamento a Dio nella Sua presenza divina: tra questi si ricorda il periodo di tredici anni durante i quali fu costretto a nascondersi e vivere con il proprio figlio in una caverna perché minacciato da una condanna a morte sancita dai governanti romani dell'epoca in cui visse: in questi anni fu sostenuto assieme al figlio da un albero di carrube e da una sorgente d'acqua sgorgata miracolosamente.

Shavuot[modifica | modifica sorgente]

Durante la ricorrenza di Shavuot, chiamato periodo delle primizie in Terra d'Israele per i primi pani di grano offerti nel Tempio di Gerusalemme e che ricorda il dono della Torah, gli Ebrei sono finalmente pronti a rinnovare lo stato spirituale vissuto ai piedi del monte Sinai: Mosè ricevette tutta la Torah assieme agli appartenenti del popolo d'Israele presenti ma anche alle anime di ciascun ebreo che poi sarebbe nato successivamente e data nelle 70 lingue delle 70 Nazioni del mondo, Torah che poi trasmise personalmente. Durante questo evento Mosè ed il popolo d'Israele poterono assistere a rivelazioni divine che mai furono ed anche alla manifestazione della Shekhinah: per la magnificenza dell'esperienza è detto che il popolo d'Israele poté assistere a cose che saranno rese possibili solo durante l'era messianica.

Gli ebrei di oggi effettuano una celebrazione specifica fatta di preghiera e di riunione all'interno delle comunità ebraiche di tutto il mondo con gioia, solennità e santità ed usano fare una veglia in cui dedicarsi completamente allo studio della Torah in modo che, unitamente al periodo trascorso nel conteggio dell'omer, possano compiere il tiqqun dei 24 ornamenti della sposa, ovvero la Shekhinah. Con questa espressione s'intende lo studio di alcune parti dei 24 Libri della Torah con l'intenzione di adempiere alla glorificazione ed all'onore attribuiti a Dio.

Durante il dono della Torah gli ebrei furono per la prima volta proclamati "popolo di Dio" e per questo ad essi venne attribuito il compito e la responsabilità nel mondo del servizio spirituale per Dio nella collaborazione soprattutto per il mantenimento ed il sostentamento spirituale. Anche per questo le Scritture affermano più volte che l'evento del Sinai fu come un matrimonio tra Dio ed il popolo d'Israele, matrimonio sigillato in tutto l'insieme della Torah con cui si stabilì uno dei patti principali tra Dio e gli ebrei. Durante il dono della Torah la Shekhinah, in quanto visibile e capace di aver reso tutti gli ebrei completamente puri, elevati spiritualmente e capaci di accedere alla parola divina, permise a tutto il mondo di essere riscattato dal peccato originale; si dice che se l'umanità avesse mantenuto questo stato perfetto si sarebbe presto rivelato il Messia.

Tisha b'Av: il 9 di Av[modifica | modifica sorgente]

Nella data del 9 di Av e nel 17 di Tammuz, ogni anno, gli ebrei ricordano con due digiuni i due giorni in cui vi furono per il popolo d'Israele molte disgrazie, alcune tra le quali la distruzione del primo e del secondo Tempio di Gerusalemme, secondo il Talmud entrambi il 9 di Av nell'anno 416 a.e.v. e nel 70 e.v., e la rottura delle prime Tavole della Legge da parte di Mosè a causa del peccato del vitello d'oro operato da una parte del popolo durante l'episodio avvenuto sul Sinai con il dono della Torah.

L'avvenimento della distruzione del Tempio di Gerusalemme, fulcro centrale della vita religiosa ebraica, rappresentò per gli ebrei e, di conseguenza, anche per il mondo e per il resto dell'umanità una perdita ed una mancanza ineguagliabili: esso è la principale residenza della Shekhinah il cui esilio ebbe inizio proprio a partire da ciò. Durante questa ricorrenza gli ebrei usano incontrarsi nelle Sinagoghe e recitare anche il brano liturgico del Libro delle Lamentazioni, in ebraico Eikhah. L'esegesi ebraica spiega che le lettere della parola Eikhah sono "Alef-Yod-Khaf-Hei"; queste quattro lettere possono essere suddivise in due parole che sono Ei, Dove, ed il richiamo delle lettere Khaf-Hei alla parola Shekhinah: il significato risulta essere quindi Dove è la Shekhinah?, domanda posta ai figli di Israele affinché prendano coscienza della mancanza creata nel mondo con la distruzione del Tempio di Gerusalemme, mancanza di pari rilevanza alla cacciata di Adamo ed Eva dal Gan Eden. Le profezie dei profeti del popolo d'Israele affermano che con l'era messianica il Tempio di Gerusalemme, il terzo e definitivo, verrà ricostruito e che la Shekhinah si manifesterà universalmente a tutti gli esseri viventi. Molti maestri insegnano infatti che tutte le occasione di lutto cambieranno radicalmente in momenti di gioia ed esultanza, che morte, peccato, male ed ogni cattiveria non saranno più e che prevarrà la diffusione più ampia del bene, della pace, della bontà, dell'armonia e della santità.

Confronto tra le tradizioni ebraica e dell'Islam[modifica | modifica sorgente]

Anche nell'Islam sono tante le allusioni alla nube oscura ed all'Essenza del Signore:

« l'inviato di Allah rispose ad una persona che gli chiedeva dove fosse il Signore prima di creare il creato: in una nube oscura sopra la quale non v'è aria e sotto la quale non v'è aria »

Anche ʿAbd al-Karīm al-Jīlī dice:

« Egli Si trovava in una nube oscura prima di creare il creato e così rimane dopo averlo creato »

Quest'ultimo versetto della tradizione indica anche la natura e l'origine increata della nube secondo cui, nella tradizione ebraica, Dio e la Shekhinah sono una stessa cosa poiché Dio si rivela nella nube stessa; i due figli di Aronne Nadav ed Abiu morirono anche per avere fissato con lo sguardo la Shekhinah a lungo con l'intento di voler penetrare il mistero dell'essenza di Dio, cosa per l'uomo troppo gravosa.

"Tenebra e luce"[modifica | modifica sorgente]

Anche nella religione islamica si parla di occultamento a proposito della tenebra che occulta la luce della Nube. Con ciò s'intende la luce spirituale divina contrapposta alla tenebra dell'oscurità e dell'impurità, principio valido anche nella Religione ebraica. Ma il termine tenebre si riferisce anche alla "tenebra celeste unita alla Sua luce" come parvenza della Shekhinah, ovvero l'Essenza di Dio, metafore, queste, dell'Unità di Dio e non dei due elementi sopraccitati nel confronto con l'Islam: nella religione ebraica si dice infatti che il velo della tenebra della Shekhinah nasconde la sua luce. "Egli (la Shekhinah nella nube) è luce e tenebra assieme" infatti, come già detto, esistono differenti tipologie di tenebra e quella della Shekhinah, unita alla Sua luce e descritta metaforicamente anche come Nube, riguarda invece l'altissima e santa parvenza dell'Immanenza di Dio e non gli altri casi già qui descritti precedentemente come quello della tenebra oscura dell'impurità, appunto con una connotazione negativa.

I significati simbolici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shekhinah#Valenza dei generi maschile e femminile utilizzati nell'identificazione di Dio.
  • Nel Canto Eshet Khayil (Mishlé 31. 10-31), usualmente recitato nella sera del venerdì prima del Kiddush, si usa per la Shekhinah la metafora della donna virtuosa che si dedica a molte buone azioni:
« ...una donna virtuosa chi può trovarla? Il suo valore è superiore a quello delle perle... Ella arreca sempre bene e mai male... Schiude le mani al povero e le porge all'indigente... »
  • Aryeh Kaplan, la cui morte è datata nell'anno 1983, così scrisse:
« Chi cerca un maestro spirituale prima di tutto deve osservare che rapporto ha il maestro con la sua (del maestro stesso) sposa. Il modo con cui la tratta gli fornirà preziose indicazioni sul suo rapporto con la Shekhinah »
  • A proposito del versetto Tua moglie sarà come una vite fruttifera all'interno della tua casa è scritto che, come la Shekhinah risiede nel luogo più interno del Tempio, il Sancta Sanctorum, così una donna modesta non sosta all'ingresso della propria casa:
« Una vite fruttifera è la Shekhinah! »
  • La Shekhinah è paragonata alla Rosa dai tredici petali: come la rosa presenta i colori bianco e rosso così in Dio prevalgono le Sefirot Chessed e Ghevurah; inoltre i tredici petali corrispondono ai tredici Attributi della Clemenza divina fondati appunto su Chessed. A ciò si fa riferimento soprattutto nei commenti esegetici della Qabbalah sulle Sefirot Malkhut e Binah e sul loro rapporto.
    Bisogna poi considerare l'equilibrio e/o l'unità di Chessed e Ghevurah in Tiferet a cui è connessa la Misericordia, appunto Rachamim.
  • La Shekhinah è anche l'archetipo della comunità del popolo d'Israele proprio per il ruolo di servizio per il Signore assegnatogli: vi ho liberato perché siate il mio popolo... e per essere il vostro Signore.
  • La Shekhinah nel Sefer haBahir è anche detta Zedek, Giustizia. Egli cavalca i cieli in tuo aiuto, le nubi con la sua Maestà; Le nubi spandano Giustizia; In essa abitava la Giustizia; Il Signore regnerà in eterno, il tuo Dio, Sion, di generazione in generazione; La fortezza di Sion, che è la città di David: questi versetti fungono da commento a tal proposito nel testo suddetto.
  • Volontà: anche in molti testi moderni della tradizione ebraica è ricordato quanto i Maestri ebrei affermavano: Dio è Tutto Volontà.
  • Maestà: anche la "Guida dei perplessi" dice che Dio muove tutto, tanto la parte quanto il tutto: Maestà si riferisce al movimento delle 7 sfere celesti governate in Aravot, le Nubi.
  • Makom, luogo: per Makom s'intende anche un nome di Dio e ci si riferisce ad esso nel caso della preghiera rivolta a Dio e quindi alla Shekhinah con atto di amore e supplica.
  • Cuore: questa metafora per la Shekhinah indica lo Spirito Santo legato alla saggezza Profetica (cfr. Zohar: il cuore... colmo di tutto) con la quale vennero ornati anche coloro che si occuparono di preparare, costruire ed arredare il Tabernacolo.
  • La Shekhinah è associata all'anima ed il Tabernacolo o il Tempio al corpo: essa è nutrimento al mondo intero come lo spirito santo nell'uomo favorito in questo; secondo questa analogia la Shekhinah viene definita parte più interna, mentre quelle esterne vengono anche definite gusci: così anche il cervello, "luogo" principale dell'anima i cui flussi poi s'irradiano attraverso tutto il corpo, è esternamente costituito da diversi livelli di rivestimento.
  • Un'opinione rabbinica dello Zohar associa una modalità di Dio nella Shekhinah al canto ma un'altra è ad essa contraria.
  • In questo senso la Shekhinah viene anche definita mare, poiché da essa derivano tutti i flussi, anche per il tiqqun.
  • Cielo: questo significato simbolico comprende l'eccellenza, l'altezza del Signore che tutto predispone, governa e provvede.
  • Ancora due nomi legati alla Shekhinah: Eden e Teshuvah.
  • Soprattutto per la posizione rispetto al resto della struttura della costruzione del Tempio di Gerusalemme, si dice che il muro occidentale del Tempio rappresenta il segreto ontologico e mistico della modalità della Shekhinah. Questa espressione risalente alla distruzione del Tempio è presente nell'Haggadah e si riferisce alla preghiera ed alla richiesta di perdono rivolte a Dio dal re di Giuda Ezechia quando seppe che avrebbe ricevuto una punizione per non aver avuto figli, la punizione di "non poter partecipare al Mondo Futuro": quando egli seppe ciò si volse verso il muro. Si dice inoltre che la Shekhinah continuò a risiedere presso il muro stesso rimasto sino ad oggi. Il detto biblico che afferma La presenza divina è ad Occidente conferma poi anche la direzione che i Sacerdoti del tempio di Gerusalemme assumevano durante il servizio spirituale, ovvero verso il Santo dei Santi, luogo verso il quale ogni ebreo deve essere rivolto durante le preghiere di Shachrit, Minhà ed Arvit; l'origine biblica è presente nell'atteggiamento di Abramo che, diversamente dalla maggioranza della generazione dell'epoca che adorava il sole e volgeva ad esso verso Oriente le proprie celebrazioni, fu il primo a volgersi ad Occidente proprio dal monte Moriah dove ebbe appunto rivelazioni di Dio di grande importanza.
  • Anche i precetti vengono associati alla Shekhinah e sono sua salvaguardia: la Shekhinah è infatti anche metafora della legge divina donata in modo definitivo sul monte Sinai.
  • I maestri ebrei hanno sempre insegnato come prima dell'era messianica, il mattino, vi sia un momento intermedio chiamato alba: in questo caso la Shekhinah viene simbolicamente definita dallo Zohar stella del mattino: il tiqqun con la Shekhinah è preparazione alla finale rivelazione della Stessa per l'era messianica.
  • Anche il nome cerva connota inoltre il significato della Shekhinah in relazione all'avvento dell'era messianica.
  • Achat: Ciò significa: io prego solo per la Shekhinah, per l'Achat, per l'Una.
  • Di Shekhinah si parla nello Zohar anche nella modalità metaforica della candela in merito al legame con Dio dell'uomo elevato, legame paragonato appunto alla fiamma bianca e blu-nera con lo stoppino nel significato simbolico di queste tre parti.
  • Le due Sefirot esplicitamente legate alla Shekhinah sono Binah, alla Shekhinah Alta, e Malkhut, alla Shekhinah Bassa: la prima riguarda la parte più nascosta e difficile da reperire mentre la seconda riguarda la rivelazione manifesta; la prima corrisponde anche al pensiero dell'uomo, la seconda anche alle Sefirot associate alle emozioni, ovvero alla pace, al discorso e all'azione.
  • Esiste poi una relazione tra Malkhut, la Terra e la luna: una simbologia del Tetragramma consiste anche nel legame materiale esistente tra il sole e la luna; come la luna riceve la luce del sole, e Malkhut è anche il Regno divino palese anche nel mondo materiale nell'esempio della Terra, così la modalità di ogni governo e dominio divini sul mondo procede secondo la stessa modalità del Reame celeste che investe del proprio potere lo stesso mondo materiale, secondo la propria sussistenza: anche questo attesta il Governo di Dio su tutti i Mondi, spirituali e materiali.
  • Quando Abramo si diresse con la sposa Sarah in Terra d'Egitto dalla Terra d'Israele, anche per la carestia presente in quest'ultima, egli scese di livello: Abramo chiese a Sarah di dire di essere sua sorella per timore che, nel caso gli Egiziani fossero venuti a sapere che erano sposi, lo uccidessero per prendere lei. In Genesi è scritto che si accorse della sua bellezza: infatti precedentemente alla discesa di livello egli ne coglieva la parte pura, santa e nel bene assoluto mentre quando discese poté coglierne anche un aspetto minore, la bellezza fisica; così Abramo, richiamandosi al livello superiore perso, ma che comunque poi riacquisì con maggior forza, fece riferimento all'espressione metaforica mia sorella. Si accenna all'espressione mia sorella anche con riferimento alla Shekhinah, e quindi riguardo al livello santo della purità, dell'elevatezza e del bene.

Lettere ebraiche associate ad alcune modalità di Dio nella Shekhinah[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfabeto ebraico, Meditazione ebraica, Mishnah, Nomi di Dio nella Bibbia e Sefirot.
Lettere ebraiche come descritte nello Sefer Yetzirah.
  • L'ultima Yod, י, considerata nella forma del Tetragramma Yod-Hei-Vav-Yod sancisce la valenza della Shekhinah in Basso.
  • Secondo i maestri ebrei la lettera ebraica che, nel proprio significato simbolico ed esegetico, rivela molti dei segreti della Shekhinah è la Hei: ה.
  • Oltre a queste il Sefer haZohar parla in proposito anche della lettera ebraica Daled, ד.
  • In relazione a Dio nella Shekhinah la lettera Chet, ח, allude alla Sua luce.
  • Il testo mistico "Sefer ha-Temunah" afferma che anche le lettere Kaf e Lamed, כ e ל, lettere che secondo l'esegesi ebraica del testo presentano una vicinanza precipua, vengono citate con riferimento alla Shekhinah: la Kaf per quanto concerne la simbolologia correlata al Tempio di Gerusalemme, essa sembra infatti rappresentare un recipiente; la Lamed per quanto concerne la modalità Sefirotica dell'Intelligenza che, come fuoco la cui natura insita è il circondare, è paragonata all'Onnipresenza divina che tutto pervade e circonda:
« Kaf: è l'attributo del Regno; indica tuttavia il Tempio Terreno giacché è il recipiente della Shekhinah... Questo attributo chiede sempre di ricevere clemenza e misericordia dalla lamed, che è intelligenza... »
(Mistica ebraica, Sefer haTemunah)
  • Viene associata alla Shekhinah anche la lettera Nun, נ, prima ed ultima lettera della parola Neeman che compare nell'espressione E-l Neeman, Dio Fedele.
  • La lettera ebraica Samekh, ס, per il suo significato mistico indica metaforicamente la presenza di Dio nella Shekhinah attorno e nel Mondo nonché alla Comunità d'Israele ed in seno alla stessa.
  • Bachya ben Asher insegna che le due cinghie dei Tefillin indicano l'influenza del Mondo Superiore verso il Mondo Inferiore, l'afflusso dall'Alto verso il Basso, e Dio nella Shekhinah domina i quattro venti talvolta facendoli discendere ed a volte ascendere; il Tetragramma è sigillato nei Tefillin e, secondo un metodo della Ghimatriah, esso vale 300 che è anche il valore numerico della lettera ebraica Shin (ש) che concerne appunto una modalità della Shekhinah.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giacobbe e Urim e Tummim
  2. ^ v Nahmanide esegeta e cabbalista (pag. 239), ed. La Giuntina
  3. ^ Affine ai termini ebraici Mishnah e Kohen...
  4. ^ La sedia vuota. Gribaudi, Milano, 2012 (pag. 65)
  5. ^
    « perché con i loro occhi vedono il ritorno del Signore a Zion »   (Isaia 52.8)
  6. ^
    « Si manifesterà la gloria del Signore e tutti gli esseri viventi insieme vedranno che la bocca del Signore ha parlato »   (Isaia 40.5)
  7. ^ Luce celeste, anche in Pentateuco-Chumash e Midrashim
  8. ^ v anche Avraham, Isacco e Giacobbe: Patriarchi ebrei
  9. ^ Nahmanide Esegeta e cabbalista, Giuntina (pag. 239-241)
  10. ^ Hester Panim
  11. ^
    « Moshé salì al monte e questo fu avviluppato dalla nube. La maestà divina si fissò sul monte Sinai che fu avvolto dalla nube per sei giorni, ed il settimo giorno il Signore chiamò Mosé dal denso della nube. La maestà divina appariva come fuoco divorante alla sommità del monte alla presenza dei figli d'Israel. Mosé penetrò nel denso della nube, salì sul monte restando là 40 giorni e 40 notti »   (Esodo 24.15-18)
  12. ^
    « Il Signore discese nella nube, si fermò presso di lui e proclamò il nome del Signore. Passò la divinità davanti a lui e proclamò queste parole: Il Signore è... »   (Esodo 34.5-6...)
  13. ^ Messia
  14. ^
    « Ci sono nove firmamenti e la Shekhinah è il decimo »
    (Sefer haZohar)
  15. ^
    « Il Santo e Benedetto e la Shekhinah sono un'Unità »
    (Sefer haZohar)
  16. ^
    « La Sua Shekhinah è tanto nei Mondi Superiori quanto in Terra »
    (Midrash Konen)
  17. ^
    « Un eretico disse a R. Gamliel: Voi affermate che dovunque sono riunite 10 persone per pregare, la Shekhinah risiede fra loro; quante Shekhinot ci sono!? e R. Gamliel rispose: se il sole, che è soltanto uno dei milioni di miriadi dei Suoi servi, può trovarsi in tutti i luoghi del mondo, quanto più di così può la Shekhinah splendere nell'universo intero! »
    (Talmud Sanh.39a)
  18. ^
    « E la Terra sarà piena della conoscenza della gloria del Signore come il mare è pieno d'acqua »   (Abacuc 2.14)
  19. ^
    « Un pagano chiese a Rav Meir...: "È possibile che Colui del quale è scritto: Ecco il Cielo e la Terra Io riempio (Ger23,24), abbia parlato con Moshè fra le due stanghe dell'Arca?" Gli rispose: "Portami degli specchi grandi". Glieli portò; allora gli disse: "Guarda in essi la tua immagine". La vide grande. Gli disse poi: "Portami degli specchi piccoli". Glieli portò; e gli disse ancora: "Guarda la tua immagine". E la vide piccola. Allora gli disse: "Se tu che sei mortale puoi cambiare te stesso come vuoi, Colui che parlò - ed il mondo fu -, tanto più. Così, quando Egli vuole, "il Cielo e la Terra io riempio", e quando vuole Egli parla tra le due stanghe dell'Arca". Disse Rav Chaninah bar Ishì: "Qualche volta il mondo e quanto lo riempie non riesce a contenere la Gloria del suo Dio, qualche altra volta Egli parla con l'uomo fra i capelli del suo capo, come sta scritto: E rispose il Signore a Giobbe dalla tempesta (Giobbe38,1), fra i capelli del suo capo"... »
    (Bereshit Rabbà)
  20. ^
    « La Presenza divina non si trova se non nelle tende di Shem »
    (Bereshit Rabbà)
  21. ^
    « ...egli (Mosé) è l'uomo di fiducia di tutta la mia casa. Sai bene che la Shekhinah è la casa dell'attributo che parlò con Mosè e perciò si chiama Beith El, Casa del Misericordioso... cioè la casa di Tiferet (cfr. "Sefirot")... e l'Eterno gli parlò dalla tenda dell'assemblea... Mosè si univa alla luce mentre era ancora in vita »
    (Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, Gli eletti dei figli d'Israel)
  22. ^
    « così tu vedrai solamente santità, spirito e la gloria del Signore che riempie tutta la Terra »
  23. ^
    « ...È in questo senso che possiamo interpretare il versetto: Tu lascerai andare la madre (degli uccelli) e prenderai i piccoli - i figli - per te (Deut22,7). Questo versetto può insegnarci che, sebbene con il loro mutuo attaccamento gli Ebrei si separino un po' dalla "Madre", dalla Shekhinah e trascurino un po' la Devequt, il loro attaccamento alla Shekhinah, tuttavia prendi i figli per attaccarti ad essi... Sappi, fratello mio, che l'amore che lega gli ebrei gli uni agli altri, in una unione sincera, senza maldicenza e senza parole sciocche e vane, è un amore per il bisogno della Shekhinah »
    (Taharat ha-Kodesh)
  24. ^
    « ...I sigufim (le mortificazioni) invece hanno il potere di riunire il cuore ed il cervello dell'uomo al suo Dio. Tuttavia, se l'uomo si purifica da tutti i suoi peccati, allora merita che la Shekhinah, la Presenza divina, lo avvolga. Il secondo modo di vivere la hitbodedùt, la solitudine, consiste nel riflettere, da solo a solo con il Creatore, sulla grandezza del Suo Nome, benedetto Egli sia, e sui mondi che ha creato, sui Suoi eserciti (celesti), sui Suoi servitori, sulle Sue creature, grandi ed imponenti. Attraverso questa contemplazione l'uomo si riveste di vergogna davanti alla maestà della Sua Gloria, benedetto sia il Suo Nome »
    (Taharat ha-Kodesh)
  25. ^
    « ...È possibile che dei giusti che sono coscienti a questo alto livello della Presenza divina provino, già in vita, che la loro anima è legata al fascio dell'Eterno. Essi sono infatti una residenza per la Shekhinah, sono una dimora per la Presenza di Dio »
    (Ramban, Bacya, Recanati (Rabbino), Commento a Deut. 11, 22)
  26. ^
    « (nell'al di là) i giusti sono seduti e godono dello splendore della divinità »
    (Talmud di Babilonia, Berachot, 17,a)
  27. ^
    « Noi chiamiamo le benedizioni Berakhot perché la Shekhinah, la presenza divina, è la sorgente dell'abbondanza. Ella forma uno stagno superiore da cui la Sua sovrabbondanza si riversa su tutte le creature, secondo i loro rispettivi meriti. Sappi che le Berachot che noi pronunciamo sono necessarie a tutti i mondi: essi le attendono; tutte le creature beneficiano di questa sovrabbondanza attirata dalle Berachot che Israele pronuncia »
    (Shulkhan haTahor)
  28. ^
    « ...Questo significa che liberavano il loro pensiero dalle cose di questo mondo e lo collegavano al Signore di tutto, benedetto Egli sia, nel timore e nell'amore; percepivano la luce della Shekhinah, della divina Presenza, al di sopra della loro testa e la sentivano espansa tutto intorno a loro; erano così installati nella luce. Tremavano e si rallegravano, come è detto: "Servite l'Eterno con timore e rallegratevi con tremore" »
    (Sefer Charedim)
  29. ^
    « Donde si deduce che il Santo e Benedetto Si trova nella Sinagoga? Come è detto: Il Signore sta nell'Assemblea Divina (Sal82,1). E donde si deduce che quando dieci uomini (Minian) si riuniscono in preghiera la Shekhinah è in mezzo a loro? Come è detto: Il Signore sta nell'Assemblea Divina. E donde si deduce che quando tre siedono e giudicano la Shekhinah è in mezzo a loro? Come è detto: In mezzo ai giudici Egli giudica. E donde si deduce che, quando due siedono e si occupano dello studio della Torah, la Shekhinah è in mezzo a loro? Come è detto: Allora i tementi del Signore si parlarono l'un l'altro ed il Signore porse orecchio ed udì (Mal3,16). E donde si deduce che, quando un uomo solo siede e si occupa dello studio della Torah, la Shekhinah è con lui? Come è detto: In ogni luogo in cui Io sarò causa che il Mio Nome venga ricordato verrò a te e ti benedirò »
    (Talmud Ber. 6 a)
  30. ^
    « In origine la sede della Shekhinah era nelle regioni più Basse. Quando Adamo peccò (essa) salì al Primo Cielo; quando peccò Caino salì al Secondo Cielo; nella generazione di Enoch salì al Terzo Cielo; nella generazione del diluvio al Quarto; nella generazione della torre di Babele al Quinto; gli abitanti di Sodoma fecero sì che salisse al Sesto; e gli egiziani, al tempo di Abramo, al Settimo. Per contro sette uomini giusti nacquero e la fecero discendere. Abramo la riportò al Sesto; Isacco al Quinto; Giacobbe al Quarto; Levì al Terzo, Kohath al Secondo, Amram al Primo e Mosé fece sì che scendesse dall'Alto al Basso della Terra »
    (Gen.R.19.7)
    Secondo altre opinioni (Esodo, Shemot - Mamash ed 2010; pagina 700) quando Adamo peccò la Shekhinah si ritrasse al primo Cielo; con la generazione di Enosh si spostò al secondo; con la generazione del diluvio al terzo; con la generazione della torre di babel al quarto; per la corruzione degli egizi, ai tempi di Abramo, al quinto; per la perversità di Sodom al sesto; per la crudeltà degli Egizi, ai tempi di Mosè, al settimo...
  31. ^
    « ...(in questo modo) la divinità "abbandona" il mondo, risale verso le altezze, perché l'uomo respinge i piedi della Shekhinah residente fra gli uomini. Distrugge la dimora che il Signore ha desiderato avere quaggiù. Ma tale situazione non è irrimediabile... »
    (Alexandre Safran, La Kabbalà)
  32. ^
    « E fece scendere la presenza divina in Egitto con lui »
    (Gen.R.86.2)
  33. ^
    « Finché non vide (Potifar) la presenza divina su di lui (Giuseppe) »
    (Gen.R.86.5)
  34. ^
    « E da quando gli affidò... E benedisse il Signore la casa dell'egiziano... (Gen39,5). Insegna Rabbi Shimon bar Yochay: in tutti i luoghi dove vanno i giusti la presenza divina (la Shekhinah) va con loro. Isacco scese in Gerar e la benedizione venne con lui, come detto: Ed Isacco seminò in quella terra... e lo aveva benedetto il Signore (Gen26,12); scese Giacobbe presso Labano e la benedizione stava con lui, come detto: ed il Signore ti ha benedetto per causa mia (Gen30,30); scese Giuseppe presso Potifar: e la benedizione stava con lui. Benedisse il Signore la casa dell'Egiziano per causa di Giuseppe. E la benedizione del Signore si estendeva su tutto ciò che aveva in casa e nei campi »
    (Gen.R.86.6)
  35. ^
    « mentre lo spirito di santità e la Shekhinah santa aleggiavano e spiravano sopra di esso, come è detto: e il Suo Spirito aleggiava (Gen1,2): si riferisce allo spirito del Re Mashiach, come detto: sopra di lui si poserà lo Spirito del Signore (Is2,2»
    (Gen.R.2.4)
  36. ^ Abacuc
  37. ^
    « Come si intende: lo spirito ritorna? Questa è la Shekhinah, "che è" lo spirito santo »
    (Sefer haZohar)
  38. ^
    « rugiada che riempie la presenza Divina di ciò che scaturisce da tutte le fonti superiori »
    (Petichat Elyahu Hanavì)
  39. ^
    « La Terra risplendeva per la Sua gloria »   (Ezechiele 43. 2)
  40. ^
    « tuttavia più in alto di queste è la forma cabbalistica profetica la quale è ricevuta dalla bocca della Shekhinah »
    (Natan ben Sa'adyah Har'ar, Sha'arei Zedek)
  41. ^
    « Infatti la Shekhinah li circonderà con la forza della misericordia che Essa contiene... »
    (Mistica ebraica, Sefer haTemunah)
  42. ^
    « ...e che provengono dalle Sefirot che danno vita alle anime superiori e le alimentano tanto da farle godere del fulgore della Shekhinah e da incoronarle con un diadema di gioia perenne... »
    (Abramo ben Shmuel Abulafia, I sette sentieri della Torah)
  43. ^ vedi anche la parabola dell'allattamento del figlio del R/re in un Midrash del Libro di Giona

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Bibbia ebraica, Firenze, La Giuntina, 2006
  • Esodo Shemot - Khumash, Milano, Mamash, 2010
  • Genesi Bereshìt - Khumash, Milano, Mamash, 2006
  • Il Midrash racconta. Libro di Bemidbàr. Parte I, Milano, Mamash, 2011 ISBN 978-88-86674-51-5
  • Il Midrash racconta. Libro di Bereshit. Parte I, Milano, Mamash, 2011 ISBN 978-88-86674-52-2
  • Il viaggio di Giona. Targum, Midrash, commento di Rashi, Roma, Città Nuova, 1999 ISBN 88-311-4920-2
  • LeKhayim - Guida alle festività e ricorrenze ebraiche, Milano, Mamash, 2010 ISBN 978-88-86674-49-2
  • Abraham Cohen, Il Talmud, Bari, Laterza, 1986
  • Alberto Ventura, L'esoterismo islamico, Roma, Atanor, 1981
  • Alexandre Safran, La Kabbalà, Legge e Mistica nella tradizione ebraica, Roma, Carucci, 1981
  • Alexandre Safran, Tradizione esoterica ebraica. Testi scelti, Firenze, La Giuntina, 1999
  • Arthur Green, Shekhinàh in Queste sono le parole, Firenze, La Giuntina, 2002, pp. 61–62; e Sefiròt, ivi, pp. 56 – 59
  • Aryeh Kaplan, La meditazione ebraica. Una guida pratica, Firenze, La Giuntina, 1996
  • Eleazar di Worms, Il segreto dell'Opera della Creazione, Genova, Ecig, 2002
  • Eliahu Kitov, Sèfer haToda'à, Il ciclo dell'anno ebraico, Milano, Morashà, 2006
  • Ghershon Winkler, La Saggezza della Cabala. Gemme di virtù dall'Albero della Vita, Milano, Armenia, 2006
  • Giulio Busi (a cura di), Zohar, Il Libro dello Splendore, Torino, Einaudi, 2008
  • Giulio Busi ed Elena Loewenthal (a cura di), Mistica ebraica, Torino, Einaudi, 1995
  • Giulio Busi, Simboli del pensiero ebraico, Torino, Einaudi, 1999
  • Giuseppe Laras, Meglio in due che da soli, l'amore nel pensiero di Israele, Milano, Garzanti, 2009
  • Laibl Wolf, Kabbalah pratica. Guida alla saggezza giudaica per l'uso quotidiano, Milano, Anima, 2009
  • Mosè Maimonide, Gli Otto Capitoli. La dottrina etica, Firenze, Giuntina, 2008 ISBN 978-88-8057-127-8
  • Mosè Maimonide, La guida dei Perplessi, Torino, Utet, 2000
  • Moshe Chaim Luzzatto, 138 Aperture di Saggezza, Providence University, Edizione italiana - 08/2005
  • Moshe Chaim Luzzatto, Derech Ha-Shem. La Via di Dio, Providence University, 2006
  • Moshe Cordovero, Or Ne'erav. La luce gradita, Providence University Inc, 2008
  • Moshe Cordovero, Tomer Devorah. L'albero di Palme di Devorah, Providence University (ULC-ITALIA), 2007 ISBN 1-897352-21-2
  • Moshe Idel (a cura di), Natan ben Sa'dyah Har'ar, Le porte della giustizia, Ša'are Ṣedeq, Milano, Adelphi, 2001
  • Moshe Idel, Qabbalah. Nuove prospettive, Milano, Adelphi, n. ed. 2010
  • Perani-Idel ("a cura di"), Nahmanide esegeta e cabbalista, Firenze, Giuntina, 1998
  • Piergabriele Mancuso (a cura di), Shabbatai Donnolo, Sefer Hakhmoni, Firenze, La Giuntina, 2009 ISBN 978-88-8057-343-2
  • Sepher Ha-Bahir, Il Libro dell'Illuminazione (Nehunia haKana), Providence University Inc, febbraio 2008
  • Shloma Majeski, Lo Tzaddìk e i suoi discepoli. Oltre lo spazio, oltre il tempo, Milano, Mamash, 2008 ISBN 8886674384
  • Yehudah ha-Lewi, Il re dei Khàzari, Torino, Bollati Boringheri, 1991
  • Zohar. La Luce della Kabbalah, Milano, Urra - Apogeo s.r.l., 2011 ISBN 978-88-503-3000-3

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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