Capro espiatorio

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Il capro espiatorio era un capro utilizzato anticamente durante i riti con cui gli ebrei chiedevano il perdono dei propri peccati nel Tempio di Gerusalemme. Il nome deriva dal rito ebraico compiuto nel giorno dell’espiazione (kippūr), quando un capro era caricato dal sommo sacerdote di tutti i peccati del popolo e poi mandato via nel deserto. Il rito viene descritto dalla Bibbia nel libro del Levitico (cap. 16), nella Mishnah (Yoma cap. 6) e nel Talmud (Yoma, fogli 66-67).

In senso figurato, un "capro espiatorio" è qualcuno a cui è attribuita tutta la responsabilità di malefatte ed errori altrui o di eventi negativi casuali, dovendo poi subire ingiustamente le conseguenze.

Nella Bibbia ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Invio del Capro espiatorio, di William James Webb (prima del 1904)

Nel giorno di Yom Kippur, cioè il "giorno dell'espiazione", la comunità degli israeliti offriva due capri, uguali fra loro, da sacrificare nel Tempio di Gerusalemme in espiazione dei propri peccati.

Il sommo sacerdote compiva un'estrazione a sorte tra i due capri. Il primo era immolato nei pressi dell'altare dei sacrifici, posto all'ingresso dell'edificio del Tempio (il "Santo"). Il suo sangue era utilizzato per purificare il tempio e l'altare profanati dai peccati degli Israeliti (Levitico Lev. 16, 5-10).

Il sommo sacerdote, poi, poneva le sue mani sulla testa del secondo capro e confessava i peccati del popolo di Israele. Il capro veniva quindi condotto in un'area desertica a circa 12 chilometri da Gerusalemme, dove secondo la tradizione rabbinica veniva precipitato da una rupe (Lev. 16, 20-22). Il primo capro è detto "espiatorio" e il secondo "emissario".

Nel linguaggio comune, però anche il capro emissario è chiamato capro espiatorio, perché anch'esso contribuisce in qualche modo al rito di espiazione, portando via con sé nel deserto i peccati. Si osservi che la bestia non viene offerta né a YHWH né ad Azazel, proprio perché i peccati la rendono impura e perciò inadatta ad essere vittima sacrificale. Secondo molti esegeti il significato teologico del rito è poco chiaro; esso probabilmente costituisce una esorcizzazione e inculturazione di riti campestri arcaici pre-esistenti l'ebraismo.

L'interpretazione cristiana di Barnaba[modifica | modifica wikitesto]

Nel settimo capitolo della Lettera di Barnaba, un'autorevole scritto subapostolico successivo all'anno 70 e precedente il 132, il rito del capro espiatorio nel Levitico viene interpretato come una prefigurazione simbolica dell'auto-sacrificio di Gesù. Entrambi muoiono fuori della città di Gerusalemme per colpe accollate loro ingiustamente dal sommo sacerdote (cfr Lv 16,21 con Gv 11,49-50).

La somiglianza, però, non si estende dal livello simbolico a quello teologico, infatti "Il Nuovo Testamento non usa mai il rito del capro espiatorio per spiegare la passione di Cristo"[1].

Senso figurato del termine[modifica | modifica wikitesto]

In senso figurato, un "capro espiatorio" è qualcuno a cui è attribuita tutta la responsabilità di malefatte, errori o eventi negativi e deve subirne le conseguenze. La ricerca del capro espiatorio è l'atto di voler identificare irragionevolmente in una persona, un gruppo di persone, o una cosa la causa responsabile di gravi problemi, spesso con il celato obiettivo di nascondere le vere cause o i veri colpevoli. La ricerca del capro espiatorio è un importante strumento della propaganda: ad esempio, gli Ebrei vennero individuati dalla propaganda nazista come fonte del collasso politico e dei problemi economici della Germania.

La ricerca del capro espiatorio è particolarmente devastante perché solitamente la colpa è attribuita a un gruppo di minoranza, che trova difficile difendersi dalle accuse. Una tattica spesso impiegata è quella di caratterizzare un intero gruppo di individui per la condotta non etica o immorale di un piccolo numero di appartenenti a tale gruppo. Tra i soggetti usati come capri espiatori nel corso della storia troviamo ad esempio le persone di colore, gli immigranti, i comunisti, i meridionali, le streghe, le donne, i catari, i cattolici, gli Ebrei, i matti, i lebbrosi, gli omosessuali, i drogati, gli spacciatori, i disabili, gli zingari, gli anarchici.

Nelle società industrializzate, l'uso dei tradizionali gruppi di minoranza come capri espiatori viene sempre più malvisto. Portato all'estremo, questo può produrre delle regole sociali riguardanti il linguaggio, come nel caso del politicamente corretto. La ricerca del capro espiatorio si applica anche alle organizzazioni. Ad esempio, grandi imprese o governi vengono visti da alcuni come responsabili di un numero esagerato di problemi sociali. Il principio dell'agire politicamente corretto potrebbe essere un fattore determinante nello sviluppo di tali credenze riguardanti le grandi imprese, in particolare dove un senso di tolleranza altamente sviluppato nei confronti delle minoranze tradizionali si scontra con il bisogno continuo (e spesso ingiustificato) di dare la colpa a qualcuno.

È però importante ricordare che il capro espiatorio di biblica memoria era una vittima innocente. Nell'uso comune capita che molti colpevoli, una volta raggiunti dalla giustizia, o comunque dopo che sia stata acclarata la loro colpa, applichino a se stessi tale termine, con ciò significando di pagare da soli, al posto di tanti altri rei. Ma l'uso del termine da parte loro è e rimane assolutamente improprio.

Il capro espiatorio nell'antropologia[modifica | modifica wikitesto]

Disegno di una capra d'Angora
Capro espiatorio, 2012, scultura in bronzo

Nelle sue opere, l'antropologo francese René Girard ha sviluppato una teoria completa sul meccanismo di capro espiatorio, con implicazioni psicologiche, antropologiche, sociologiche, filosofiche e religiose.

Il capro espiatorio nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Benjamin Malaussène, protagonista di un ciclo di romanzi di Daniel Pennac, svolge il ruolo di capro espiatorio come professione. In alcune interviste, Daniel Pennac ha dichiarato di aver creato il personaggio di Malaussène-capro espiatorio dopo aver letto l'opera Il capro espiatorio di René Girard.

Thomas Szasz Il mito della droga. Il capitolo sul drogato e lo spacciatore come capri espiatori, ha per titolo:"Pharmakos: il capro espiatorio".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L. Monloubou e F.M. Du Buit, Dizionario Biblico Storico/Critico, Borla 1987, p. 183

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Deiana, Il giorno dell'espiazione. Il kippur nella tradizione biblica, Supplementi alla Rivista Biblica 30, Bologna 1994.
  • René Girard, Il capro espiatorio. Milano, Adelphi, 1999 ISBN 88-459-1462-3

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