Dioniso

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Statua di Dioniso del II secolo, esposta al Louvre.
« Suol di Tebe, a te giungo. Io son Dïóniso,

generato da Giove, e da Semèle

figlia di Cadmo, a cui disciolse il grembo

del folgore la fiamma. »

Dioniso, (in greco: Διόνυσος o anche Διώνυσος) è una divinità della religione greca.

È identificato a Roma con Bacco, con il Fufluns venerato dagli Etruschi e con la divinità italica Liber Pater.

In senso più generale, Dioniso rappresentava quell'energia naturale che, per effetto del calore e dell'umidità, portava i frutti delle piante alla piena maturità. Era dunque visto come una divinità benefica per gli uomini da cui dipendevano i doni che la natura stessa offriva tra questi: l'agiatezza, la cultura, l'ordine sociale e civile. Ma poiché questa energia tendeva a scomparire durante l'inverno, l'immaginazione degli antichi tendeva a concepire talvolta un Dioniso sofferente e perseguitato.

In particolare Dioniso, quale divinità della vegetazione, era legato soprattutto alla pianta della vite (quindi alla vendemmia ed al vino) ed all'edera. Uno dei suoi attributi era infatti il sacro Tirso, un bastone con attorcigliati pampini ed edera; altro suo attributo è il kantharos, una coppa per bere caratterizzata da due alte anse che si estendono in altezza oltre l'orlo. Dioniso viene spesso rappresentato nelle arti come vestito di pelle di leopardo, su di un carro di trionfo assieme alla sua compagna Arianna, solitamente si accompagna in gioiose processioni con bestie feroci, satiri e sileni. Il corteo che accompagnava il dio era detto tiaso. Le sue sacerdotesse erano le menadi, o baccanti, donne in preda alla frenesia estatica ed invasate dal dio.

Quale divinità della forza vitale, dell'impulso, dell'ebbrezza e dell'estasi divenne oggetto dell'analisi del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che contrappose lo Spirito dionisiaco allo Spirito apollineo.

Indice

[modifica] Mito

[modifica] Origini

Satiro tiene in braccio Dioniso bambino, marmo, copia Romana del II secolo a.C. da un originale greco di Lisippo (ca. 300 a.C.), Roma, Musei Vaticani.

Secondo Detienne Dioniso è il dio straniero per eccellenza, poiché proveniva dalla Tracia. Le notizie relative alle modalità della nascita di Dioniso sono intricate e contrastanti. Sebbene il nome di suo padre, Zeus, sia indiscusso, quello di sua madre è invece vittima di numerose interpretazioni da parte degli autori mitografi. Alcuni dicono che il dio fosse frutto degli amori del dio con Demetra, sua sorella, oppure di Io, o ancora di Lete; altri ancora lo fanno figlio di Dione, oppure di Persefone [1].[2].

Quest'ultima versione, nonostante non sia accettata dalla maggior parte dei mitografi, non è comunque stata scartata del tutto dalla tradizione letteraria. In alcune leggende orfiche, la madre di Dioniso è infatti definita "la regina della morte", il che fa appunto pensare a Persefone. Zeus stesso, innamoratosi di sua figlia, che era stata nascosta in una grotta per volere di Demetra, si tramutò in serpente e la raggiunse mentre era intenta a tessere. La fecondò, e la fanciulla partorì così due bambini, Zagreo[3] e lo stesso Dioniso.

Tuttavia, la versione generalmente più conosciuta è quella che vuole come madre Semele, figlia di Armonia e di Cadmo, re di Tebe: d'altra parte il suo nome può significare "la sotterranea", se non si riferisca a Selene, la dea Luna, che ribadisce così all'immagine della Terra intesa come grembo oscuro, ma stranamente fecondo, che sottrae la vita alla luce e l'assorbe per riprodurla, in un eterno ciclo di morti e resurrezioni. Anche sulle versioni del concepimento di Dioniso, le tradizioni non concordano: secondo alcuni, Zeus, dopo aver raccolto ciò che rimaneva del corpicino del diletto figlio Zagreo, generato da Persefone e ucciso dai Titani, cucinò il cuore del fanciullo in un brodo che fece bere alla giovane Semele, sua amante. Oppure, il padre degli dei stesso, innamorato perdutamente di Semele, assunse l'aspetto di un mortale per unirsi a lei nel talamo, rendendola incinta di un bambino[4].

L'ennesimo tradimento di Zeus con una mortale non restò oscuro ad Era, che si poteva ritenere l'unica moglie legittima del dio. Infuriata, e non potendo vendicarsi sul marito, la dea ispirò nelle tre sorelle di Semele invidia per la sorella, che nonostante fosse in età da nubile, poteva vantare già un amante e anche una gravidanza. La povera Semele subì le crudeli beffe di Agave, Ino e Autonoe, le quali criticavano non solo il fatto che fosse già incinta, ma anche che nonostante il concepimento, il padre del bambino non si fosse ancora deciso a venire allo scoperto e a dichiararsi.

In Antropologia Dioniso rappresenta il mito della

« Resurrezione del Dio ucciso. »
(James G. Frazer, Il ramo d'oro (The Golden Bough), traduzione di Lauro De Bosis, Giulio Einaudi editore, 1950.)

"Il poeta Nonno narra che Zeus in forma di serpente visita Semele ed essa gli partorì un FANCIULLO con due corna Zagreo, ossia Dioniso. Il fanciullo era appena nato quando salì al trono di suo padre Zeus e imitò il grande Dio brandendo le folgori nella manina. I Titani traditori, con le facce imbiancate di GESSO, lo assalirono con dei pugnali, mentre stava guardandosi allo specchio. Per un certo tempo gli riuscì di sfuggire ai loro assalti prendendo la forma successivamente di ZEUS, CRONO, di un giovane, di un LEONE, di un CAVALLO e di un SERPENTE, alla fine sotto forma di TORO fu fatto a pezzi dai pugnali omicidi dei suoi nemici."

Dioniso fratello di Minerva è ucciso perché figlio illegittimo di Zeus, ma in seguito RISUSCITATO dal padre ed entrato nel mito. Varie tradizioni lo IDENTIFICANO come dio delle VITI, da qui la tradizione romana di chiamarlo Bacco, Dio dei PINI e come Dio del Vaglio. Nella tradizione contadina lo chiamano anche "NATO DA UNA VACCA" "CON FORMA DI TORO", nelle antiche comunità con riti Dionisiaci si sacrificava un TORO facendolo a pezzi e mangiando le sue carni e bevendo il suo sangue.

[modifica] Nascita

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Semele.
Zeus e Semele, dipinto di Sebastiano Ricci, 1695 ca, Firenze, Uffizi.

Nel frattempo, la regina degli dei, approfittando di questi contrasti, assunse l'aspetto di una vecchia anziana, Beroe, nutrice della fanciulla, la quale era sua assistente sin dalla nascita. La regina degli dei si presentò quindi a Semele, già incinta da sei mesi, che, credendola la nutrice, cominciò a parlare con lei fino a quando il discorso non cadde sul suo amante. La vecchia mise in guardia Semele, consigliandole di fare una singolare richiesta al suo amante, ovvero quella di rivelarle la propria identità, smettendo di ingannarla e nascondersi; altrimenti avrebbe potuto pensare che il suo aspetto fosse in realtà quello di un mostro. Secondo una versione diversa, Semele era a conoscenza dell'identità del suo amante ed Era l'aveva messo in guardia proprio dal fidarsi del dio, esortandola a esigere una prova della sua vera identità. Suggerì quindi di chiedere a Zeus di presentarsi a lei come quando si presentava al cospetto di Era.

Dopo qualche tempo, quando Zeus tornò nuovamente dalla sua amante per godere le gioie del sesso, Semele, memore delle parole della vecchia, pregò Zeus di rivelargli la sua identità e di smettere di continuare a fingere. Per timore della gelosia di sua moglie Era, il dio rifiutò, e a questo punto, Semele si oppose al condividere il suo letto con lui. Adirato, Zeus le apparve tra folgori e fulmini accecanti, tanto che la fanciulla, non potendo sopportare il tremendo bagliore, venne incenerita.

Secondo l'altra versione, quando il padre degli dei tornò dalla sua amante, Semele gli chiese di offrirle un regalo ed egli promise di esaudire qualsiasi desiderio della fanciulla. Semele chiese allora al re degli dei di manifestarsi in tutta la sua potenza. Zeus, disperato, fu costretto a realizzare tale richiesta e si recò al cospetto di Semele armato delle sue folgori. Come nella versione precedente, la giovane viene folgorata. Per impedire che il bambino venisse bruciato, Gea, la Terra, fece crescere dell'edera fresca in corrispondenza del feto del bambino; ma Zeus, che non aveva dimenticato il bambino che ella portava in grembo, incaricò Ermes (o secondo altri egli stesso), si affrettò a strapparne il feto dal suo ventre e praticò un'incisione sulla sua coscia, nella quale se lo cucì. Qui vi poté maturare altri tre mesi e, passato il tempo necessario, lo fece uscire fuori, perfettamente vivo e formato. Zeus gli diede il nome di Dioniso che appunto vuol dire il "nato due volte" o anche "il fanciullo della doppia porta"[5].

Una tradizione lacone[6] narrava diversamente la storia della nascita di Dioniso: il dio era nato normalmente a Tebe, da Semele, ma Cadmo volle esporre il bambino con la madre in un cofano, in mare. I flutti spinsero il cofano sulla costa della Laconia, dove Semele, che era morta, venne sepolta. Dioniso, invece, rimasto miracolosamente in vita, venne accolto dagli abitanti del posto e allevato.

[modifica] Infanzia e giovinezza di Dioniso

Il neonato "nato dalla coscia di Zeus" già dalla sua venuta al mondo possedeva delle piccole corna con dei ricciolini serpentini; Zeus lo affidò immediatamente alle cure di Ermes.

Leucotea allatta il piccolo Dioniso, affresco, 20 d.C., Roma, Palazzo Massimo alle Terme.

Raggiunta la maturità, Era lo riconobbe come figlio di Zeus, punendolo con la pazzia. Egli vagò insieme al suo tutore Sileno e un gruppo di satiri e baccanti (così erano dette le seguaci del dio) fino in Egitto, dove si batté con i Titani, restituendo ad Ammone lo scettro che questi gli avevano rubato; in seguito si diresse in oriente, verso l'India, sconfiggendo numerosi avversari lungo il suo cammino (tra cui il re di Damasco, che scorticò vivo) e fondando numerose città: dopo aver sconfitto il re indiano Deriade, Dioniso ottenne l'immortalità. Al suo ritorno gli si opposero le amazzoni, che egli aveva già precedentemente respinto fino ad Efeso, ma vennero sbaragliate dal dio e dal suo seguito. Fu allora che decise di tornare in Grecia in tutta la sua gloria divina, come figlio di Zeus; dopo essersi purificato dalla nonna Rea per i delitti commessi durante la pazzia, sbarcò in Tracia, ma venne respinto dal re Licurgo, sicché il dio lo fece impazzire (secondo una variante fu Rea a punirlo). In seguito Dioniso tolse il senno anche al fratellastro di Licurgo, il pirata Bute, che aveva violentato una delle Menadi.

Sottomessa la Tracia, passò in Beozia e poi alle isole dell'Egeo, dove noleggiò una nave da alcuni marinai diretti a Nasso; questi ultimi si rivelarono poi essere pirati che intendevano vendere il dio come schiavo in Asia, ma questi si salvò tramutando in vite l'albero maestro della nave e sé stesso in leone, popolando nel contempo la nave di fantasmi di animali feroci che si muovevano al suono di flauti; i marinai, sconvolti, si gettarono in mare ma il dio li salvò trasformandoli in delfini: pur consapevoli che non avrebbero più riacquistato la forma umana, i giovani compresero anche che il dio aveva voluto concedere loro la possibilità di riscattarsi, e così dedicarono il resto della loro vita a salvare naufraghi. Per essersi dimostrato più buono degli altri pirati, Acete, il timoniere, non subì metamorfosi. Egli divenne sacerdote del dio, e fu imprigionato da Penteo, re di Tebe, che era cugino di Dioniso e nonostante ciò avversava il suo culto. Intervenne il dio che salvò Acete e fece sbranare Penteo dalle Menadi.

Il dio giunse all'isola di Nasso, dove incontrò Arianna abbandonata da Teseo e la sposò, dopodiché riprese di nuovo il mare per la Grecia. Sbarcato ad Argo, Perseo gli eresse un tempio perché placasse le donne di quella città, fatte impazzire dal dio come punizione per l'eccidio dei suoi seguaci, permettendo a Dioniso di entrare nell'Olimpo.

[modifica] Dioniso Zagreo

Zagreo (Zαγρεύς) è il figlio che Zeus, sotto forma di serpente, ebbe dalla figlia Persefone[7]. Tale nome appare per la prima volta nel poema dal VI secolo Alcmenoide, nel quale si dice: Potnia veneranda e Zagreo, tu che sai sopra tutti gli dei. Secondo Diodoro Siculo[8], i Cretesi consideravano Dioniso figlio di Zeus e Persefone e loro conterraneo. Di fatto gli epiteti di Dioniso a Creta erano Cretogeno, Ctonio, in quanto figlio della regina del mondo sotterraneo, e appunto Zagreo.

Secondo questo mito, Zeus aveva deciso di fare di Zagreo il suo successore nel dominio del mondo, provocando così l'ira di sua moglie Era. Zeus aveva affidato Zagreo ai Cureti affinché lo allevassero. Allora Era si rivolse ai Titani, i quali attirarono il piccolo Zagreo offrendogli giochi, lo rapirono, lo fecero a pezzi e divorarono le sue carni. Le parti rimanenti del corpo di Zagreo furono raccolte da Apollo, che le seppellì sul monte Parnaso; Atena invece trovò il cuore ancora palpitante del piccolo e lo portò a Zeus.

In base alle diverse versioni:

1) Zeus avrebbe mangiato il cuore di Zagreo, poi si sarebbe unito a Semele e questa avrebbe partorito Dioniso.

2) Oppure, Zeus avrebbe fatto mangiare il cuore di Zagreo a Semele che avrebbe dato al dio divorato una seconda vita, generando appunto Dioniso.

Zeus punì i Titani fulminandoli, e dal fumo uscito dai loro corpi in fiamme sarebbero nati gli uomini.

Nei Canti Orfici, nell'elenco dei sovrani degli dei, Dioniso è il sesto; l'ultimo re degli dei, investito da Zeus; il padre lo pone sul trono regale, gli da lo scettro e lo fa re di tutti gli dei[9]. Sempre nei Canti Orfici[10], Dioniso viene fatto a pezzi dai Titani e ricomposto da Apollo. E, parlando della nascita di Dioniso: La prima è dalla madre, un'altra è dalla coscia, la terza avviene quando, dopo che è stato straziato dai Titani, e dopo che Rea ha rimesso insieme le sue membra, egli ritorna in vita[11].

Un'antica etimologia popolare, farebbe risalire di-agreus (perfetto cacciatore), il nome Zagreo[12].

[modifica] Galleria

[modifica] Note

  1. ^ Scoli a Pindaro, Pitica III, 177
  2. ^ Plutarco, Simposio VII, 5
  3. ^ Nonno di Panopoli, Dionisiache VI, 269
  4. ^ Pseudo-Apollodoro III, 4-3
  5. ^ Apollonio Rodio, IV 1137
  6. ^ Publio Papinio Stazio, Tebaide 1, 12
  7. ^ Ovidio, Met. VI 114
  8. ^ Diodoro Siculo v. 75
  9. ^ Kern 107; 208
  10. ^ Kern 211
  11. ^ Kern 36
  12. ^ P. Chantraine, Dictionnaire etymologique de la langue grecque

[modifica] Bibliografia

  • (a cura di) Fede Berti e Carlo Gasparri, Dionysos: mito e mistero, Nuova Alfa, Bologna, 1989 (catalogo della mostra)
  • (a cura di) Fede Berti, Dionysos: mito e mistero, Liberty house, Ferrara, 1991 (atti del convegno)
  • Walter Burkert, Homo necans: antropologia del sacrificio cruento nella Grecia antica, Boringhieri, Torino, 1981
  • Walter Burkert, I Greci, vol. 8° della Storia delle religioni, Jaca Book, Milano, 1984; nuova ediz. aggiornata e ampliata con il titolo La religione greca di epoca arcaica e classica, 2003 (di questa vedi soprattutto i cap. III al paragr. 2.10, V e VI).
  • Walter Burkert, Antichi culti misterici, Laterza, Roma-Bari, 1987; rist. 1991
  • Walter Burkert, Origini selvagge: sacrificio e mito nella Grecia arcaica, Laterza, Roma-Bari, 1991 e successive rist. (vedi il cap. I: La tragedia greca e il rito del sacrificio)
  • Giovanni Casadio, Storia del culto di Dioniso in Argolide, GEI, Roma, 1994 ISBN 88-8011-026-8
  • Giovanni Casadio, Il vino dell'anima. Storia del culto di Dioniso a Corinto, Sicione, Trezene, Il calamo, Roma, 1999
  • Andrew Dalby, The Story of Bacchus, British Museum Press, Londra, 2005 ISBN 0-7141-2255-6
  • Marcel Detienne, Dioniso e la pantera profumata, Laterza, Roma-Bari, 1981; rist. 1983, 1987, 2007
  • Marcel Detienne, Dioniso a cielo aperto, Laterza, Roma-Bari, 1987; rist. 1988, 2000
  • Françoise Dunand, Sincretismi e forme della vita religiosa in: (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte, società, Einaudi, Torino, 1998 (vol. II, tomo 3); ripubblicata anche come AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 7°)
  • Françoise Frontisi-Ducroux, Dioniso e il suo culto in: (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte, società, Einaudi, Torino, 1997 (vol. II, tomo 2); ripubblicata anche come AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 5°)
  • Fritz Graf, I culti misterici in: (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte, società, Einaudi, Torino, 1997 (vol. II, tomo 2); ripubblicata anche come AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 5°)
  • Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1955 e successive riediz. (ultima: 2008; vedi in partic. i cap. 14 e 27)
  • Cornelia Isler-Kerenyi, Mitologie del moderno: «apollineo» e «dionisiaco» in: (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte, società, Einaudi, Torino, 2001 (vol. III); ripubblicata anche come AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 10°)
  • Henri Jeanmaire, Dioniso: religione e cultura in Grecia, Einaudi, Torino, 1972; rist. 1975
  • Karl Kerenyi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Il Saggiatore, Milano, 1963 e successive riediz. (ultima: 2009); Garzanti, Milano, 1976 e successive rist.
  • Karl Kerenyi, Dioniso: archetipo della vita indistruttibile, Adelphi, Milano, 1992 e successive rist.
  • Reinhold Merkelbach, I misteri di Dioniso: il dionisismo in età imperiale romana e il romanzo pastorale di Longo, ECIG, Genova, 1991; rist. 2003
  • Walter Friedrich Otto, Dioniso: mito e culto, Il Melangolo, Genova, 1990 e successive rist.
  • Jean-Marie Pailler, Bacchanalia: la répression de 186 av. J.-C. à Rome et en Italie. Vestiges, images, tradition, École française de Rome, Roma, 1988
  • Giulia Sissa - Marcel Detienne, La vita quotidiana degli dei greci, Laterza, Roma-Bari, 1989 e successive rist.; altre ediz.: CDE-Euroclub, Milano, 1991; Mondadori, Milano, 1994
  • Paul Veyne (con François Lissarrague e Françoise Frontisi-Ducroux), I misteri del gineceo, Laterza, Roma-Bari, 2000; rist. 2003
  • Paul Zanker, Un'arte per i sensi. Il mondo figurativo di Dioniso e Afrodite, in: (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte, società, Einaudi, Torino, 1998 (vol. II, tomo 3); ripubblicata anche come AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 7°)
  • L'Amore di Narciso e altri racconti... Il libro dell'archetipo dedicato ai genitori e ai ragazzi, collana Fuori, Il Sirente, Fagnano Alto, 2009. ISBN 978-88-87847-26-0

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