Crocifissione di Gesù

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Diego Velázquez, Cristo crocifisso, 1631, olio su tela (248 x 169 cm), Madrid, Museo del Prado.
« Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca »   (Isaia 53, 6-7)

La crocifissione di Gesù,[1][2] con la sua conseguente morte in croce, è l'evento finale della vita terrena di Gesù.

Questo avvenimento, insieme con la risurrezione da morte dopo tre giorni, è considerato dai Cristiani l'evento culminante della storia umana e della storia della salvezza — in quanto in esso si compie la redenzione da parte di Dio degli uomini, che, con il peccato originale, si erano preclusi la salvezza e la beatitudine eterna. L'evento è descritto in tutti i Vangeli canonici.

Il ruolo della crocifissione di Gesù nella cultura della Cristianità è fondamentale, poiché ad un tempo simbolico ed emblematico della nascita del Cristianesimo, che rappresenta di fatto un agente culturale di enorme influenza nella storia. Inoltre, il segno formale stesso della crocifissione, la croce, è diventato un simbolo di cui tuttora si fa ampio uso presso le culture di derivazione cristiana.

Testimonianza delle Sacre Scritture[modifica | modifica wikitesto]

Mater dolorosa, James Tissot, New York.

La ricostruzione della crocefissione di Gesù ricavabile dai Vangeli canonici, cui tutte le chiese cristiane attribuiscono fede di storicità ("quorum historicitatem incunctanter affirmat"), appare alquanto aderente a quanto emerso dagli studi storici condotti, principalmente nella prima metà del Novecento, sulla pratica della crocefissione presso i Romani.

La crocifissione ebbe luogo su una piccola altura a settentrione di Gerusalemme, denominata Calvario in latino e Golgota in aramaico, vicino a una delle porte di ingresso della città.[3] Sulla croce venne apposta una tavoletta con la scritta: Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei.[4]

I dettagli riportati a proposito delle torture, della flagellazione, del dissanguamento - che si dovrebbe al colpo di lancia del soldato - costituiscono un circostanziato e abbastanza fedele racconto.

Gesù, sulla croce, non subì il crurifragium da parte dei soldati Romani per affrettarne la morte, cioè la rottura delle gambe, in quanto vedendolo già morto gli venne forato il costato con un colpo di lancia (Vangelo secondo Giovanni 19, 31-34).

Anche la resa del cadavere ai familiari, argomento che costituì lo spunto per lunghissime discussioni secoli fa, è verosimile, in quanto consentita da Augusto, mentre in precedenza era stato in vigore il divieto di rimuovere i cadaveri sino alla loro completa decomposizione.

Nella narrazione dei vangeli la morte di Gesù è accompagnata da segni, come lo squarcio del velo del tempio (15,38)), l'oscuramento del sole (23, 44-46), l'apparizione dei giusti nella città santa (27,52-53)) e la professione di fede del centurione (15,39).

Fonti non cristiane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Testi non cristiani su Gesù.

Le fonti coeve non cristiane che parlano del martirio di Gesù comprendono Tacito e Giuseppe Flavio. Una testimonianza successiva di uno o più secoli è inoltre fornita da un testo della tradizione ebraica, il Talmud di Babilonia.

Tacito, in particolare, dedica un brano degli Annali alla passione di Cristo, dispiacendosi, in quanto pagano, che essa non abbia stroncato la diffusione della nuova religione:

Il fondatore di questa setta, il Cristo, aveva avuto il supplizio sotto il regno di Tiberio, per ordine del procuratore Ponzio Pilato. Momentaneamente repressa, la funesta superstizione si scatenò di nuovo non soltanto nella Giudea, culla del male, ma in Roma stessa (Annali, XV, 44).

Lo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio (circa 37-103) nella sua opera Antichità giudaiche, che compare nei vari manoscritti in greco pervenutici, parla non solo della crocifissione ma, nel testo a noi pervenuto, dà per certa anche la resurrezione:

... quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. (Ant. XVIII, 63-64)

Il passo in questione (noto come Testimonium flavianum) è oggetto di discussione tra gli storici: la descrizione, che enfatizza la divinità del Cristo, è infatti poco credibile in un autore giudeo. Si è quindi pensato a possibili interpolazioni da parte di copisti medievali.

La recente (1971) scoperta di una Storia universale in lingua araba scritta in Siria nel X secolo dal vescovo e storico cristiano Agapio di Ierapoli riporta letteralmente il passo di Giuseppe Flavio su Cristo in una versione che pare da ritenersi più fedele all'originale. Afferma dunque Agapio che:

Similmente dice Giuseppe [Flavio] l'ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: "Ci fu verso quel tempo un uomo saggio che era chiamato Gesù, che dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (o dotto), e aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato (o dottrina) e raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione ed era vivo, ed era probabilmente il Cristo del quale i profeti hanno detto meraviglie"

Esiste inoltre anche un'altra fonte extra biblica interessante poiché deriva dalla tradizione ebraica: il Talmud di Babilonia (II - V secolo); qui si legge che alla vigilia della Pasqua fu crocifisso Gesù Nazareno e anche che costui aveva portato alla rivolta Israele. La nota forse più interessante è comunque quella riguardante il processo che si descrive annotando non si trovò nessuno che lo difendesse.

Studi[modifica | modifica wikitesto]

L'uso simbolico della lettera "Tau", che riprende la forma della croce, è stato reso popolare da Francesco d'Assisi.
La formella nella Basilica di Santa Sabina a Roma è una delle più antiche rappresentazioni della crocifissione.

Nel tempo innumerevoli discussioni sono scaturite intorno al supplizio, ad esempio sulla sua appropriata qualificabilità come martirio in senso teologico o sulla natura della sua condanna.

Il tema del Crocifisso era presumibilmente presente nell'iconografia già nel I secolo d.C., come dimostrerebbe la presenza dell'impronta di una croce in una casa degli scavi di Ercolano, ed un'altra, andata distrutta, su un edificio di Pompei: a Cristo era infatti associata la lettera greca "Tau", che conteneva in sé l'immagine della croce. Solo nel IV secolo Teodosio il Grande soppresse la pena della croce e l'immagine non suscitò più dei collegamenti negativi.

La raffigurazione di Gesù crocifisso "scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani"(Prima lettera ai Corinzi, 1,23), scandalizzava gli ebrei e suscitava il disprezzo dei pagani. Soppresso questo tipo di supplizio comparvero le prime raffigurazioni esplicite.

Le più antiche rappresentazioni di Cristo crocifisso sono:

  • il graffito anti-cristiano detto Graffito di Alessameno che ironizza sul crocifisso, opera probabilmente di un paggio imperiale del Palatino (databile tra il II e la prima metà del III secolo d.C.).
  • la crocifissione della scatola d'avorio al British Museum di Londra databile verso il 420-430 d.C.
  • il pannello di Santa Sabina a Roma (V secolo), che è uno dei rari esempi antichi di scultura paleocristiana. Nel pannello Cristo è rappresentato di fronte, al centro della scena, più grande dei due ladroni Gestas, il cattivo, e Dismas, il buono [1]. Ha gli occhi aperti, la barba e i capelli lunghi, le braccia sono aperte in posizione di orante e solo le mani sono inchiodate. I piedi, contrariamente alla maggioranza delle rappresentazioni, poggiano in terra e non sono inchiodati. La testa è volta a destra e la pietas cristiana pensa che sia volta verso il buon ladrone per dire: Oggi sarai con me in paradiso (Vangelo secondo Luca 23, 43). Il corpo di Cristo appare senza peso ed il volto di Cristo è un volto "vivente": (morto e risorto).

Nel V secolo, nelle Basiliche paleocristiane e nei mosaici comparirà la "Croce gemmata", simbolo di Cristo in gloria. Nel 451 papa Leone Magno, nel riaffermare le due nature, umana e divina, del Cristo, disse che era stato "appeso alla croce e trapassato da chiodi".

Successivamente il Concilio di Costantinopoli nel 696, ordinò di rappresentare il Cristo nella sua umanità sofferente. Si ebbero da allora due tipologie di rappresentazioni: il Christus triumphans ed il Christus Patiens.

Interpretazioni alternative dei testi evangelici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stauròs e Esecuzione di Gesù secondo i Testimoni di Geova.

Presso alcune organizzazioni religiose nate principalmente in ambito protestante (Testimoni di Geova,[5] Chiese Cristiane di Dio,[6] ecc.), il supplizio di Cristo è stato oggetto di studi circa lo strumento utilizzato per l'esecuzione della condanna. A questo fine, l'esegesi biblica da essi compiuta indaga sulla fedeltà delle traduzioni dei Vangeli, sollevando il dubbio che eventuali errori o semplificazioni in queste possano aver condotto ad imprecise interpretazioni dell'accaduto. Così, soprattutto da parte dei Testimoni di Geova si è sostenuto che Gesù possa anche essere stato ucciso mediante affissione ad un palo (stauròs). L'interpretazione da essi avanzata si baserebbe sulla versione greca e sulla presenza, nelle parti del Nuovo Testamento relative alla crocefissione, di termini potenzialmente traducibili in altro modo.

Tale interpretazione è però contestata, sia dai cattolici che dalla grande maggioranza dei protestanti. Secondo i lessici greci, la parola greca σταυρός (stauros), che nel greco di Omero (circa 900 anni prima di Cristo) e del periodo classico (500-300 anni avanti Cristo) significava solo un palo, era già usata nel primo secolo d.C. per indicare una croce.[7] Del resto, è esattamente la stessa cosa che si è verificata nella lingua italiana con il termine forca, che dal significato originario (semplice bastone con estremità doppia e ricurva), ha assunto anche il significato di strumento di esecuzione utilizzato per l'impiccagione. Il riferimento è doppiamente significativo se si tiene conto che lo stesso termine impiccare, usato per indicare l'esecuzione per strangolamento tramite sospensione ad una corda, deriva da un significato traslato rispetto all'originale (appendere ad una picca). Ma, oltre a questi, i motivi principali per cui non è generalmente accettata l'idea che Gesù sia stato ucciso mediante affissione ad un palo è che, secondo fonti quali l'Encyclopaedia Britannica, nel primo secolo d.C., il secolo verso la fine del quale furono scritti i vangeli che descrivono la morte di Gesù, la crocefissione avveniva normalmente, pur se non unicamente, legando il condannato, le braccia estese, ad una traversa (patibulum) o inchiodandogli i polsi ad essa, e poi fissando questa a circa 3 metri di altezza ad uno stipite verticale, mentre al condannato si legavano o si inchiodavano i piedi allo stesso palo verticale;[8] e principalmente perché i primi cristiani che parlano della forma di quello su cui è morto Gesù lo descrivono come avente traversa.[9]

L'interpretazione dei Testimoni di Geova sembra contrastare anche alcuni passi dei vangeli:

« Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei» »   (Matteo 27,37)

Se l'appensione fosse stata ad un palo, quel cartello sarebbe stato: «al di sopra delle sue mani», non «del suo capo».

« Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». »   (Giovanni 20,24-25)

«dei chiodi» ("Tòn èlon" - originale greco) dice l'Apostolo Tommaso, non «del chiodo», come avrebbe dovuto esprimersi se il Maestro fosse stato appeso al palo con le mani sovrapposte.

Significato della crocifissione nella storia del Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Una rappresentazione della crocifissione a Oliva de la Frontera, in Spagna.

La crocefissione cominciò ad essere pubblicamente rappresentata dai Cristiani solo intorno al IV secolo, quando l'imperatore romano Costantino I, nella sua opera di passaggio dal paganesimo ne vietò l'uso come pena capitale. Risale anche a questo periodo il presunto ritrovamento, da parte di Elena, madre dell'imperatore, della stessa croce. Pian piano divenne segno palese della professione della fede cristiana, sempre più apertamente esibita quanto più tempo passava dal 314, anno del divieto costantiniano, e di fatto, per i cristiani e per gli altri, divenne inscindibile il simbolo (la croce) dal significato (la crocefissione). Va segnalato che inizialmente essa era la sola croce, mentre l'uso del crocefisso fu introdotto solo molto più tardi.

Fu nel 692 che il Concilio in Trullo impose di rappresentare direttamente la crocefissione con valore di emblema del culto, e fu scelto di ricordarla figurativamente nella forma del crocifisso, come appare in una miniatura dei Vangeli di Rabbula ora alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, con un Cristo calmo, sereno, vincente; fra i simboli accessori della rappresentazione, figuravano il teschio di Adamo (significando che ivi moriva l'uomo, ma non la divinità), gli angeli (forse solo gli arcangeli), l'agnello sacrificale, Satana, la Chiesa, la Sinagoga e, inaspettatamente, il pellicano. Infatti una leggenda medievale molto diffusa narra della capacità del pellicano di far rinascere i propri figli, morti per qualsiasi motivo, aspergendoli del proprio sangue.[10] Questa analogia con il sacrificio di Cristo che, nella fede cattolica, riscatta con il suo sangue l'umanità dal peccato, ha ispirato letterati e poeti, assegnando al pellicano la valenza di simbolo cristologico.[11]

Le forme della rappresentazione figurativa (nell'arte, la copiosa raffigurazione della Passione di Cristo potrebbe costituire un genere a sé in molte discipline) naturalmente risentirono in seguito del variare sia dei canoni artistici che dei climi culturali. Ciò può anche spiegare le sensibili differenze iconografiche fra i culti cristiali occidentali e quelli delle Chiese d'Oriente.

Antropologia delle religioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morte di Gesù negli studi antropologici.

La crocifissione entra nel campo di interesse dell'antropologia delle religioni quando essa rivolga la sua attenzione ai sistemi di rappresentazione ed ai sistemi simbolici.

Un ruolo di particolare rilievo, nell'ambito di tali studi è quello avuto dallo storico ed antropologo italiano Ernesto de Martino che ha individuato proprio nel sacrificio di Cristo l'argomento di fede che maggiormente differenzia il Cristianesimo dalle altre religioni. Lo stesso De Martino ha anche affrontato il senso della morte di Cristo in rapporto al momento traumatico della esperienza della morte dei propri cari ed al bisogno di "elaborare il lutto".

Espressioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

Arti figurative[modifica | modifica wikitesto]

Cristo spogliato dei suoi vestiti, dipinto di Bernhard Strigel, 1520, Berlino, Gemäldegalerie. Rappresenta il momento che precedette la Crocifissione.

La crocefissione è un tema ed un soggetto molto importante nella storia dell'arte, tale quasi da meritare studi specifici non meramente da inquadrarsi nella categoria dell'arte sacra. Molte sono state le motivazioni che hanno persuaso artisti della pittura, della scultura, della musica e di tutte le discipline minori a queste riferibili, ad applicarvisi e davvero cospicuo e prezioso è il patrimonio artistico costituitone.

La rappresentazione della Passione di Cristo offriva infatti il destro per rendere una gamma di emozioni e sensazioni, e comunque di sommovimenti spirituali, che non trovano un apprezzabile paragone in altre istanze di comune immediatezza e ricevibilità. In più, come per tutta l'arte sacra, epoche vi furono (come certo il Rinascimento) in cui il mecenatismo delle varie Signorie, una delle quali era, a questi fini, il Papato, condizionava la munificenza all'imposizione della tematica; talvolta a fini poveramente politico-diplomatici, finalizzati a preservare buoni rapporti con gli Stati della Chiesa, si commissionavano in grande quantità soggetti religiosi che oggi ci restano in buona parte come capolavori irripetuti.

E, nonostante le si conosca ovviamente per il loro valore artistico, queste opere contengono anche un importantissimo registro documentario, poiché descrivono, specialmente nella comparazione fra le varie epoche, la variazione della concezione culturale e sociale delle materie sacre (o spirituali in genere), lasciando trasparire la maggiore o minore importanza che taluni dettagli, talune presenze (o assenze), taluni contesti potevano andare assumendo o perdendo nell'evolvere delle mentalità. Dalla rappresentazione della Bibbia di Rabbula, alla surreale sintesi di Dalì, passando per le mille sempre diverse sfaccettature del Cinquecento italiano e fiammingo, cattolico e protestante, la crocefissione marca con la sua costante immutabilità, una smisurata fioritura interpretativa.

Il tema del resto, non era riservato ai cristiani, né tantomeno ai soli cattolici: molte opere sono di cristiani protestanti, di ebrei, di agnostici ed atei, mentre anche lo "sporadicamente osservante" Caravaggio fu capace di una Flagellazione che tuttora è una delle più profonde visioni in argomento. La Crocifissione bianca di Chagall, ebreo chassidico, insieme al trittico "Resistenza, Resurrezione, Liberazione" segnala che il sacrificio di Cristo è divenuto patrimonio comune delle culture (almeno quelle occidentali) come simbolo della persecuzione e lo usa quindi per dipingere un Cristo, nato ebreo, che incarna l'eterno destino degli Ebrei.

Anche di queste soggettive differenze, nella contemporaneità, è perciò possibile trarre spunto per sempre interessanti osservazioni accessorie.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Iconografia della Crocifissione.

Lo sviluppo del Cristianesimo ha prodotto, com'è noto, un vastissimo sistema iconografico nel quale confluiscono tanto le innumerevoli produzioni artistiche destinate (spesso anche con finalità didattiche ai luoghi di culto), quanto gli artefatti nei quali si esprimono le esigenze devozionali polari nelle diverse epoche storiche e nei diversi luoghi in cui avvenne l'inculturazione cristiana.

Il simbolo della Croce e la rappresentazione del racconto evangelico della Crocifissione - stante il carattere fondante che la morte di Dio fatto uomo e mandato al patibolo dagli uomini, ha nel definire la specificità della religione cristiana - hanno un rilievo assolutamente preponderante nella iconografia del Cristianesimo. Anzi la Crocifissione rappresenta il simbolo per antonomasia della religione cristiana.

Il materiale iconografico da prendere in considerazione va dalle prime incerte incisioni del segno della Croce che troviamo nelle catacombe, alle espressioni più alte della raffigurazioni della Crocifissione di Gesù che troviamo nell'arte sacra di tutti i secoli; spazia dalle opere di alto pregio destinate a ricchi e raffinati committenti, alle manifestazioni ingenue di espressività popolare che troviamo nelle cappelle votive, nelle feste religiose che celebrano la Passione di Cristo, ed altro ancora.

È bene considerare che l'iconografia di Gesù il Cristo, per molto tempo non è stata la Croce ma sculture raffiguranti prima i simboli riferiti al Maestro (il pesce Ichthys, la colomba, l'agnello...) poi raffigurazioni del Cristo Risorto, del Cristo Pantocratore. La croce per molto tempo significò per i cristiani la violenza dei pagani e degli Ebrei e non venne raffigurata. Quando il mecenatismo degli ordini religiosi e dei Papi d'Occidente riportò come motivo ispiratore dell'arte la Crocifissione, come tema dominante della cultura e dell'espressione artistica medievale, allora si creò lo stereotipo di un Gesù il Cristo inchiodato per le palme delle mani al legno. Tuttavia, I Romani crocifiggevano i rei inchiodandoli per i polsi così da svenarli, ucciderli prima e soprattutto per il dato "fisico" che un uomo non si potrebbe reggere con dei chiodi nelle palme delle mani. Questo giustificherebbe la ragionevolezza della veridicità della Sindone di Torino.

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Quanto alla definizione delle tematiche, una primaria distinzione si può fare per pittura e scultura, seppure alquanto speciosa e forse accademica, fra la deposizione del Crocefisso (scena statica, monoscopica, di Gesù sulla croce) e quella della Crocefissione (che più dinamicamente racchiudesse in sé il prima ed il durante, ovvero l'evento e il contesto); il distinguo si rende peraltro doveroso in quanto nella rappresentazione del Crocefisso (che pure ha avuto opere di capitale importanza, come quella di Giotto) non è stato sempre possibile separare una produzione strumentale (come ad esempio per l'arredamento delle chiese o per la vendita ai fedeli) talvolta eseguita senza intenti artistici bensì solo di (ancorché valido) artigianato. Per questi "prodotti" si noti che il Crocifisso è anche (absit iniuria referendi) oggetto d'arredo, complemento del Rosario, spilla, ciondolo, ma talvolta le realizzazioni sono pregevolissime ed effettivamente ricche di valore espressivo.

Va poi menzionato che, secondo alcune visioni, le rappresentazioni della Via crucis (la cui forma più diffusa è il bassorilievo), proprio poiché la narrazione di questa si conclude con la crocefissione, non sarebbero da escludere da questa disamina, apportandovi peraltro opere di ingente valore. Ed analoga valutazione potrebbe darsi per la tematica della Flagellazione. Concettualmente, inoltre, le rappresentazioni della Crocefissione sono anche contigue a quelle della Deposizione e della Pietà (il dolore di Maria che raccoglie il corpo di Cristo fra le sue braccia - Mater dolorosa), ma da questa distinte, notando che la reazione delle Marie faccia innanzitutto parte della Crocefissione.

Le opere raffiguranti la Crocifissione costituiscono una produzione artistica estremamente vasta che attraversa i secoli. Per quanto sia difficile (ed arbitrario) esprimere giudizi sul valore sulle singole opere, ricordiamo qui di seguito alcune tra le produzioni artistiche più significative:

  • XX secolo

Fra le tante interpretazioni anticonvenzionali, una menzione a sé va riservata al celebre e discusso "Uomo dei dolori" di Albrecht Dürer, nel quale Cristo è descritto in una posa assai singolare, mentre straziato dal supplizio (che si suppone in corso dai tanti dettagli come il sangue grondante) guarda negli occhi lo spettatore, quasi sconsolato o sgomento, in una cornice che ha abbandonato la figurazione della scena classica per rendersi, con grande anticipazione, simbolistica caverna buia in cui poter leggere il male degli uomini.

La Crocefissione ha nel tempo assunto su di sé significati accessori. Se l'ora richiamato Durer ha poi eseguito un autoritratto chinato dallo stesso titolo del detto olio, volendo identificare il suo personale sacrificio con il supplizio di Gesù, molti altri autori hanno all'istesso modo svolto i loro drammi personali con questo riferimento; al di là di una soggettiva valutazione sull'eventuale buon gusto, si tratta comunque nella maggioranza dei casi di uno svolgimento del sacrificio di Cristo reso in modo tale da sottolinearne l'importanza oggettiva per ciascun individuo.

Anche oggigiorno la crocifissione è un tema ancora vivo nell'arte, in un'arte che ormai si esprime attraverso un linguaggio moderno; un tentativo di conciliare tale linguaggio con simboli religiosi fortemente legati alla tradizione è stato auspicato da Papa Giovanni Paolo II, nella sua lettera agli artisti, e messo in pratica da alcuni musei fra i quali vale la pena di segnalare il museo d'arte sacra stauros.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nella musica, ed ovviamente con riguardo alla musica sacra, non meno presente è il tema della passione e della crocefissione di Gesù nella composizione di un numero elevatissimo di opere le cui prime si suppongono medievali per relati letterari.

Il canto gregoriano è certamente uno dei modi più ricchi di temi attinenti alla Passione di Cristo, ed attraverso questo penetra nel "bon ton" della composizione sacra l'uso del riferimento ai Vangeli in latino, conformemente alla liturgia cattolica che di queste opere avrebbe garantito la tradizione ed in sostanza la perpetuazione.

Sono spesso, infatti, i versetti latini dei Vangeli a corredare le musiche, ed alcuni di essi, vuoi per la metrica dei periodi, vuoi per la drammaticità del passaggio liturgico cui dovevano affiancarsi nella messa (Tenebrae factae sunt, Quid me dereliquisti, Et inclinato capite), a poco a poco finirono per creare sottogeneri della messa (e della messa cantata), con una particolare intensità produttiva nel Settecento; lo "Stabat mater", ad esempio, fu affrontato da molti autori fra i quali il "prete rosso" Antonio Vivaldi e Bach e, sopra di questi, il Pergolesi. Stante il diverso approccio narrativo della musica, rispetto ad altre arti, non è dato attendersi una focalizzazione su uno solo dei temi del sacrificio di Cristo, ma più aderentemente alla sua dinamica espressiva la musica poteva rendere intere sezioni delle Scritture, fluide serie di eventi e non già monologie.

Johann Sebastian Bach, come noto, ha dedicato ben cinque opere principali alla Passione, delle quali due andarono perdute.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È invalso anche l'uso del termine "crocefissione": ma l'altro ha una maggiore correttezza filologica, in quanto miglior calco del latino crucifixio, dove la parola crux è al dativo.
  2. ^ La crocifissione era una pena capitale inflitta su larga scala dai Romani soprattutto nelle province lontane dalla Capitale dell'Impero, quale era appunto la Giudea — patria di Gesù.
  3. ^ Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962.
  4. ^ Ricciotti, op. cit.
  5. ^ Croce o Palo?.
  6. ^ La Croce: le sue Origini ed il suo Significato.
  7. ^ (EN) Liddell and Scott: σταυρός.
  8. ^ (EN) Crucifixion (capital punishment) in Encyclopaedia Britannica.
  9. ^ Lettera di Barnaba, capitoli 9 e12; Clemente Alessandrino, Stromateis VI, 9; Giustino di Nablus, Dialogo con Trifone, 40.3, p. 173 della traduzione italiana, ISBN 88-315-0105-4, e Apologia prima, 55.4; Ireneo di Lione, Contro le Eresie, 2,24,5; Tertulliano, Ad gentes 1, 12, 3-5.
  10. ^
    (FR)

    « Parfois pasmés aussi comme sans vie, et si pairons les guarissent de leur sanc »

    (IT)

    « Ridotti a volte come privi di vita, i loro genitori li guariscono con il loro sangue »

    (Brunetto Latini, da Li Livres dou Tresor, L, I, CLXIII)
  11. ^ Louis Charbonneau-Lassay, Il bestiario del Cristo (vol II), Ed. Arkeios, Roma, 1995, ISBN 88-86495-02-1, pag 123 e segg. La leggenda potrebbe essere frutto di un mal compreso atto del volatile quando questo reclina il becco per rigurgitare il cibo che vi stiva.
  12. ^ Cinemecum - Sulle orme del Gesù sardo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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