Giudaismo

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Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Popolo d'Israele e Popolo ebraico.

Il giudaismo è una fase della storia dell'ebraismo.

La storia del giudaismo viene fatta tradizionalmente iniziare con la deportazione a Babilonia nel 587 a.C. (il cosiddetto "esilio babilonese"), che mette fine al Regno di Giuda (il Regno del Nord, nel quale già poco dopo Salomone era iniziato un processo di sincretismo con le religioni delle popolazioni cananee, era stato distrutto già 135 anni prima, nel 722 a.C., da Salmanassar V, imperatore neo assiro e vide due comunità ebraiche in contrapposizione).

Con l'occupazione babilonese del Regno di Giuda, quindi, si completa la diaspora delle tribù iniziata con la conquista assira del Regno del Nord. Solo una parte di queste ebbe poi la possibilità di tornare in patria e ricostruire il Tempio. L'esilio babilonese durò dal 587 al 521 a.C.[1].

Il resto d'Israele, ricostituitosi dopo il ritorno da Babilonia, comprendeva parte di alcune tribù e tutta la tribù di Giuda, l'unica rimasta interamente fedele alle mitzvot, i precetti ebraici. Dal nome della tribù, Giuda, deriva il termine giudaismo.

I giudei di Palestina e quelli che vivevano lontano (ad Alessandria, a Babilonia ecc.) formavano una comunità religiosa unita dalla fede monoteista, lo studio della legge (Torah) e la speranza messianica: qualche tempo dopo il ritorno dall'esilio, l'attività religiosa riprende nel tempio di Gerusalemme, ma il giudaismo palestinese si dà nuove istituzioni: il Sinedrio e la sinagoga, dove scribi e dottori della legge acquistano sempre maggiore importanza.

Periodizzazione del giudaismo[modifica | modifica wikitesto]

Gli studiosi[2] periodizzano il giudaismo nella seguente scansione:

  • giudaismo antico, da Esdra (V secolo a.C.) al III-II secolo a.C.
  • giudaismo rabbinico (o giudaismo talmudico), da rabbi Yehudah HaNasi ai giorni nostri.

Farisaismo e giudaismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ebraismo rabbinico.

Il giudaismo post esilico è un mondo polimorfo, frammentato in numerose correnti: farisei, sadducei, esseni, zeloti, battisti, erodiani, samaritani, terapeuti. Anche il cristianesimo, prima della seconda distruzione del Tempio, viene considerato, né più né meno, una corrente dell'ebraismo.[3]

Il Secondo Tempio viene distrutto dai Romani nell'anno 70 d.C. dopo una rivolta scoppiata nel 66. Inizia la seconda e definitiva diaspora: i giudei, gli unici eredi dell'ebraismo, sono sparsi per il mondo.

Dopo il 70, delle diverse "scuole" ebraiche, la sola a sussistere è quella dei farisei, l'unico gruppo rimasto fedele alla Tradizione. L'ambiente fariseo comprendeva gli scribi, vale a dire quanti insegnavano la Legge; ma gli scribi non erano necessariamente farisei.

Per questo e per altri motivi, il termine fariseismo non ha mai avuto molta fortuna, mentre si è imposto il più antico giudaismo, forse perché indica una tribù, una fratellanza, e non una corrente di pensiero.

Durante la diaspora, dal fariseismo si sviluppano le diverse scuole rabbiniche (Yeshivoth), fondamentali nell'evoluzione del cultuale ebraico.

Di fronte a situazioni storiche nuove (persecuzioni) e a divergenze di scuola, fu necessario ricavare dalla Torah, scritta e orale, le decisioni pratiche: all'inizio del III secolo venne codificata la Mishnah (che significa insegnamento da ripetere), compendio scritto della Torah fino a quel momento tramandata oralmente e destinata ad essere imparato a memoria.

Col passare degli anni il testo della Mishnah divenne insufficiente per poter essere usato correntemente come guida e si procedette quindi alla redazione del Talmud nelle sue due forme, il commentario Bavlì, babilonese e quello Yerushalmi di Gerusalemme.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sacchi, p. 53.
  2. ^ Paolo De Benedetti, «Il Giudaismo Talmudico» in Ebrei e cristiani: duemila anni di storia, Ancora, Milano, 2009.
  3. ^ Hans Küng La Chiesa Cattolica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Sacchi, «Il giudaismo del Secondo Tempio», in Ebraismo, ed. Laterza, Roma-Bari, 2007, ISBN 978-88-420-8366-5.
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