Teshuvah

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Sommo Sacerdote offre il sacrificio di un capro sull'altare in espiazione dei peccati durante Yom Kippur (immagine da "Treasures of the Bible", 1894)
« Non mi abbandonare, o Dio, mio Signore »   (Salmi 38.22)

Il Pentimento nell'ebraismo, chiamato Teshuvah o Teshuva (in ebraico: תשובה?, letteralmente "ritorno"), è il modo di espiare i peccati nell'ebraismo, spesso raggiungendo la redenzione, collettiva e individuale.

(HE)
« וַאֲנִי הִנֵּה לָקַחְתִּ תְּחַטְּאֵנִי בְאֵזוֹב וְאֶטְהָר; תְּכַבְּסֵנִי, וּמִשֶּׁלֶג אַלְבִּין הַסְתֵּר פָּנֶיךָ, מֵחֲטָאָי; וְכָל-עֲו‍ֹנֹתַי מְחֵה לֵב טָהוֹר, בְּרָא-לִי אֱ-לֹהִים; וְרוּחַ נָכוֹן, חַדֵּשׁ בְּקִרְבִּי  »
(IT)
« Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve... Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. »
(Salmi 51:9-12)

Le grandi Festività ebraiche – specialmente Yom Kippur – rappresentano il periodo particolarmente appropriato per la teshuva: durante altre viene invece proibita questa, come in alcuni periodi e/o occasioni e/o presso alcuni individui come il Mohel, un Bar Mitzvah, ecc.

Origine della Teshuvah[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nomi di Dio nella Bibbia#I tredici attributi della clemenza divina.

Secondo il Talmud, il pentimento è stato tra le prime cose che Dio ha creato, prima ancora dell'universo fisico (Nedarim 39b).[1] Quando il Tempio di Gerusalemme era attivo, all'ebreo veniva richiesto di portare i vari sacrifici a seconda dei tipi di peccato. Sebbene i sacrifici fossero dovuti, la parte più essenziale era teshuvah e la persona che eseguiva il sacrificio doveva confessare i suoi peccati. Attualmente, con il Tempio distrutto, l'espiazione può tuttavia essere ancora concessa facendo teshuvah.

« ...Ma se ritornerete a Me, [quindi] Io "ritornerò" a voi...; così è scritto: "Ritornate a Me, ed Io ritorno a voi" (Malachia 3.7)[2] »
(Sefer haBahir 67)

Nel Libro di Geremia è scritto: "Fammi tornare e io ritornerò, perché Tu sei il Signore mio Dio."

Caratteristiche della Teshuvah[modifica | modifica sorgente]

Secondo lo Shaarei Teshuva (lett. "Porte del Pentimento") in ebraico: שערי תשובה?, un'opera standard di etica ebraica scritta da Yonah ben Abraham Gerondi (di Gerona), se qualcuno commette un peccato, un atto proibito, può essere perdonato per quel peccato se fa teshuva, il che comprende diverse pratiche e passaggi.[3]

  • Deplorare/riconoscere il peccato;
  • abbandonare il peccato;
  • preoccuparsi delle conseguenze future del peccato;
  • agire e parlare con umiltà;
  • agire in modo opposto a quello del peccato (per esempio, per il peccato di mentire, si deve dire la verità);
  • comprendere la grandezza del peccato;
  • astenersi da peccati minori al fine di salvaguardare se stessi contro la commissione di peccati più gravi;
  • confessare in ebraico: וִדּוּי Viddui? il peccato;
  • pregare per espiarlo;
  • correggere il peccato in ogni modo possibile (per esempio, se uno ha rubato un oggetto, l'oggetto rubato deve essere restituito o se si calunnia un'altra persona, il calunniatore deve chiedere perdono alla parte lesa);
  • perseguire opere di Chesed in ebraico: חסד carità? e di verità;
  • ricordare il peccato per il resto della propria vita;
  • astenersi dal commettere lo stesso peccato se la tentazione si presenta di nuovo;
  • insegnare agli altri a non peccare.

Guide al processo di pentimento nell'ebraismo si possono trovare presso la letteratura rabbinica, in particolare Maimonide sul suo “Regole del Pentimento" della Mishneh Torah.

Yom Kippur, giorno di pentimento ed espiazione[modifica | modifica sorgente]

« ...nel mio sconforto dicevo: "ogni "uomo" mentitore..." »
(Libro dei Salmi[4])

Particolarmente adatto per fare teshuvah è lo Yom Kippur (יום כפור yom kippùr, Giorno dell'espiazione), giorno di digiuno e uno degli Yamim Noraim (HE) , letteralmente "Giorni terribili" (più propriamente "Giorni di timore reverenziale"). Gli Yamim Noraim vanno da Rosh haShana a Yom Kippur, che sono rispettivamente i primi due giorni e l'ultimo giorno dei Dieci Giorni del Pentimento. In questo giorno gli ebrei fanno di tutto per assicurarsi di aver svolto teshuvah prima della fine della giornata.

Bibbia ebraica[modifica | modifica sorgente]

Nella Bibbia ebraica (Tanakh), la parola teshuva si incontra raramente. Il verbo shuv ("pentirsi") ricorre invece molto spesso.[5][6]

Confessione[modifica | modifica sorgente]

Recita delle preghiere penitenziali Slichot, durante i Giorni del Pentimento che precedono Yom Kippur (Muro Occidentale, Gerusalemme)

Nell'Ebraismo, confessione (in ebraico: וִדּוּי?[7] widduy, viddui, o viduy) è una fase nel processo di pentimento e di espiazione durante il quale l'ebreo ammette di aver commesso un peccato di fronte a Dio. Nei peccati contro Dio, la confessione può avvenire senza altre persone presenti; la confessione per peccati commessi contro altri è invece permesso farla pubblicamente, e in effetti Maimonide reputa tale confessione pubblica "immensamente lodevole".[8]

La confessione di un peccato di per sé non comporta il perdono immediato, ma piuttosto segna un punto nel tempo dopo cui la persona dimostra di aver riconosciuto il proprio errore e di voler prevenire simili trasgressioni future, essendosi quindi liberati veramente dal peccato e meritando quindi il perdono. Non è sufficiente provare rimorso e rinunciare al peccato, anche se tali sentimenti sono un lodevole primo passo.[9] Il penitente deve esprimere i propri sentimenti in parole e dire: "Ho commesso tale peccato ... e mi dispiace." Trovare scuse e razionalizzare la colpa non è ammesso in questa fase del processo di pentimento.[1]

Viddui è leggermente diverso per i peccati commessi contro Dio o se stessi, e quelli commessi contro un altro essere umano. Abraham Joshua Heschel una volta ebbe a scrivere: "Secondo la tradizione ebraica, persino Dio stesso può rimettere solo i peccati commessi contro di Lui, e non quelli contro l'uomo."[10] Il vero pentimento richiede che il penitente vada dalla parte lesa e corregga il peccato nel miglior modo possibile. Il concetto ebraico del pentimento non è semplicemente la rinuncia al peccato in generale, ma al peccato specifico fatto contro una determinata persona o gruppo di persone. Solo allora si devono affrontare i processi introspettivi sopra descritti.[11]

Durante lo Yom Kippur, il Sommo Sacerdote confessava i propri peccati e quelli di Israele sopra un capro. Mosè fu istruito da Dio in Levitico 16:21 di dire ad Aronne:

וְסָמַךְ אַהֲרֹן אֶת-שְׁתֵּי יָדָו, עַל רֹאשׁ הַשָּׂעִיר הַחַי, וְהִתְוַדָּה עָלָיו אֶת-כָּל-עֲו‍ֹנֹת בְּנֵי יִשְׂרָאֵל, וְאֶת-כָּל-פִּשְׁעֵיהֶם לְכָל-חַטֹּאתָם; וְנָתַן אֹתָם עַל-רֹאשׁ הַשָּׂעִיר, וְשִׁלַּח בְּיַד-אִישׁ עִתִּי הַמִּדְבָּרָה.
Aronne poserà le mani sul capo del capro vivo, confesserà sopra di esso tutte le iniquità degli Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati e li riverserà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di ciò, lo manderà via nel deserto.

Aronne deve "וְהִתְוַדָּה עָלָיו", "confessare sopra di esso". In tempi moderni, questo brano fa parte della lettura della Torah per la mattina di Yom Kippur e riferito nella recitazione del Servizio di Avodah durante Musaf.

Struttura della confessione[modifica | modifica sorgente]

Maimonide, nel suo libro Mishneh Torah scrive in ebraico:

כיצד מתודין? אומר: 'אנא ה' חטאתי עויתי פשעתי לפניך ועשיתי כך וכך הרי נחמתי ובושתי במעשי ולעולם איני חוזר לדבר זה' וזהו עיקרו של וידוי וכל המרבה להתוודות ומאריך בענין זה הרי זה משובח
Mishneh Torah: "Hil. Teshuvah", Cap. 1, Legge 2

Traduzione:

«Come ci si confessa? Si deve dire: 'Ti prego, o Dio! Ho volutamente peccato, ho peccato di lussuria e di sentimento, e ho peccato involontariamente. Ho commesso [... tale peccato ...] e me ne dolgo, e mi vergogno delle mie azioni, e non potrò mai ricommettere un simile atto.' Questa è l'essenza della confessione, e di tutti coloro che sono frequenti nel confessare frequentemente e danno grande valore a questa materia, sono veramente da lodare.»

Per una spiegazione dei tre tipi di peccato riconosciuti dalla teologia ebraica, si veda "Halakhah".

Ogni ebreo ha "diritto" di esprimere l'innata attitudine devozionale alla preghiera, alla supplica ed alle varie richieste verso Dio, anche qualora si senta "inadatto" a ciò e per quasi qualunque cosa, persino per cose "banali" o quotidiane (Nachman di Brazlav).

Nella preghiera[modifica | modifica sorgente]

Oltre alle confessioni personali individuali, una forma di confessione è stata aggiunta alla preghiera quotidiana. Ci sono due strutture di confessione accettate, la confessione breve (וידוי הקטן) e la confessione lunga (וידוי הגדול), entrambe con incluso un elenco di peccati che la persona confessa, in ordine alfabetico; la confessione breve elenca un peccato per ogni lettera e la confessione lunga ne elenca due per lettera.

Ashamnu, la confessione breve[modifica | modifica sorgente]

La confessione breve viene detta come porzione del Tachanun (suppliche giornaliere) subito dopo la Amidah. Si recita in piedi e sottovoce, tranne che per Rosh Hashanah e Yom Kippur, quando è tradizione recitarla ad alta voce. In molte congregazioni, (principalmente quelle aschenazite) si usa anche cantarla nelle succitate festività. Apparve in questa forma per la prima volta nel libro di preghiere di Rav Amram Gaon (VIII secolo).[12]

La formula inizia come segue: "Abbiamo commesso colpa, abbiamo tradito, abbiamo rubato, abbiamo parlato falsamente, ecc.", ("... ,אָשַמנוּ, בָּגַדְנוּ, גָזֵלְנוּ"). È nota per la sua prima parola, Ashamnu (traslitterata anche con Oshamnu). Una prima forma di questa confessione si trova in chiara formulazione su Daniele 9:5-19, specialmente nei versetti 5, 9, 18-19 ("abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi!"), dove il postulante stesso si riconosce senza merito e supplica il perdono di Dio solo sulla base della Sua misericordia, e che il nome di Dio non venga offuscato tra le nazioni.[13] Il fedele si alza e a testa bassa per dimostrare pentimento o vergogna, confessa il proprio peccato, si batte il petto, sul cuore.[14]

Al Cheyt, la confessione lunga[modifica | modifica sorgente]

La confessione lunga, che include Al Cheyt (o Al Hayt) ("... עֵל חֵטְא"), ("Per il peccato ..."), un acrostico[15] doppio nella liturgia aschenazita (acrostico singolo nella liturgia sefardita), è recitata solo a Yom Kippur.

Ogni riga inizia con la frase "Per il peccato che abbiamo commesso davanti a Te mediante ..." (על חטא שחטאנוּ לפניך בּ־); il prefisso בּ־ significa "mediante" o "per mezzo di", e il resto viene dato in successione alfabetica: בּאנם (compulsione), בּבלי (ignoranza), בּגלױ (pubblicamente), בדעת וּבמרמה (consapevolmente e ingannevolmente), ecc. e termina con בּתמהון יד (da ciò che è tenuto in mano, usando un termine che si trova in Levitico 5:21). Ciò è poi seguito da un elenco non acrostico le cui righe iniziano con "E per il peccato per cui saremmo...[16]" - qui nominando l'offerta al Tempio o la punizione (comprese flagellazione e morte), [che poteva essere] imposta. Si conclude con una breve categorizzazione dei peccati (come ad esempio la violazione di un precetto positivo, o di uno negativo, oppure se il peccato può o non può essere sanato, come anche quelli non si ricordano di aver commesso). Sebbene il testo vari tra le diverse tradizioni liturgiche, si segue questo schema generale. (Cfr. anche Tabella sotto)

Amidah quotidiana[modifica | modifica sorgente]

Nell'Amidah si recita:

« Facci tornare, nostro Padre, all'obbedienza della Tua Legge (Torahtekha), mantienici vicini al Tuo servizio (la Avodahtekha). Facci ritornare davanti a Te in completa "penitenza" (biTshuvah). Benedetto Tu HaShem, che accoglie il pentimento (biTshuvah) »

Confessione in punto di morte[modifica | modifica sorgente]

Il Talmud[17] insegna che “se uno si ammala ed è in pericolo di vita, deve 'fare la confessione, poiché tutti coloro che sono condannati a morte si confessano.'” Il Trattato "Masechet Semachot"[18] aggiunge che “quando qualcuno si avvicina alla morte, dobbiamo dirgli di confessarsi prima di morire, aggiungendo che da una parte esistono molti che si confessarono e non morirono, mentre dall'altra ci sono stati molti che non si confessarono e morirono, e ci sono anche molti che camminano per strada e si confessano; perché per merito della confessione tu vivrai"; un simile linguaggio viene usato nella codifica dello Shulchan Aruch dove si dichiara che il testo seguente deve essere recitato da coloro che stanno morendo: “Molti hanno confessato ma non sono morti, e molti che non hanno confessato sono morti. E molti che stanno camminando fuori nel mercato confessano. Per merito della tua confessione, tu vivrai. E tutti coloro che confessano hanno un posto nel Mondo a Venire.[19] Il morente deve quindi recitare il viddui di preparazione alla morte. Esiste una forma abbreviata[20] intesa per coloro che si trovano in condizioni molto deboli, ed una forma più lunga,[21] “ovviamente se la persona malata desidera di allungare la sua confessione – anche il viddui di Yom Kippur – gli è permesso farlo”.[22] Dopodiché si incoraggia a recitare lo Shema Israel e ad enunciare l'accettazione dei Tredici principi di Fede, e di donare denaro in carità.

Abbandonare il peccato[modifica | modifica sorgente]

Giorno dell'Espiazione (dipinto di Isidor Kaufmann, 1907 ca.)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zaddiq.

Il secondo principio dei "Principi di Pentimento" di Rabbenu Yonah è "abbandonare il peccato" (in ebraico: עזיבת - החטא?, azivat-Hachet). Dopo essersi pentito del peccato (primo principio di Yonah), il penitente deve risolvere di non commetterlo mai più.[23] Tuttavia, l'Ebraismo riconosce che il processo di pentimento varia da penitente a penitente e da peccato a peccato. Ad esempio, un peccatore non abituale prova spesso il dolore del peccato più acutamente del peccatore abituale. Pertanto, per un peccatore non abituale sarà meno difficile pentirsi, perché avrà meno probabilità di ripetere il comportamento peccaminoso.[1][3]

Anche Mosè Cordovero spiega nel Tomer Devorah che persino la "sofferenza" ("sofferenza" non "auto-inflitta" né come azione punitiva effettuata da un altro individuo) "purifica" dai peccati aggiungendo che non sarebbe corretto e giusto affermare che un individuo soffre proprio per i suoi peccati disprezzandolo, bensì averne compassione ed accoglierlo favorevolmente proprio perché è questa una forma di pentimento ed espiazione grazie a cui viene riaccolto anche da Dio.

Il caso del peccatore abituale è più complesso. Se il peccatore abituale riesce a provare rammarico per il suo peccato, tale rammarico da solo non basta dato che chiaramente non si traduce in un cambiamento di comportamento. In tal caso, Rabbi Nosson Scherman raccomanda di elaborare "un sistema personale sistema di ricompense e punizioni" e di evitare situazioni che potrebbero provocare tentazione verso il peccato di cui ci si pente.[1] Il Talmud insegna: "Chi è il penitente il cui pentimento ascende fino al Trono di Gloria? – Colui che è provato ed emerge innocente" (Yoma 86b).[24]

Baal teshuva[modifica | modifica sorgente]

Essere o diventare un penitente ebreo (o un "rientrato/ritornato"), viene descritto col nome Baal teshuva (in ebraico: בעל תשובה?; per la donna: בעלת תשובה, baalat teshuva; plurale: בעלי תשובה, baalei teshuva), che si riferisce alla persona che si è pentita. Baal teshuva letteralmente significa "maestro/a del pentimento o ritorno (all'Ebraismo)". Il termine storicamente si riferiva a quell'ebreo che non aveva osservato la Halakhah (pratica ebraica) nel corso della sua vita, ma ad un certo punto aveva completato un processo di esame interiore ed era "rientrato" nell'Ebraismo religioso e nella moralità. In Israele un altro termine usato è hozer beteshuva (חוזר בתשובה), letteralmente "ritornare in pentimento". Quindi, quegli ebrei che adottano la religione nella maturità della vita, vengono chiamati "baalei teshuva" o "hozerim beteshuva".

Movimento Baal Teshuva[modifica | modifica sorgente]

Il Movimento Baal Teshuva è una descrizione del ritorno di ebrei secolari all'Ebraismo religioso.[25] Il termine è ora utilizzato per far riferimento al fenomeno internazionale sviluppatosi tra il popolo ebraico e che descrive appunto coloro che fanno "ritorno" alla propria religione, affiliandosi alla pratica dell'Ebraismo ortodosso.[26] Come movimento specifico, si distingue dal "Rinnovamento Ebraico" (vedi sez. sotto), che non rientra nella corrente dell'Ebraismo ortodosso.[27][28]

Tale movimento è iniziato a metà del XX secolo, quando un gran numero di ebrei altamente assimilati scelsero di praticare la propria religione ebraica, in ambito ortodosso e nei vari movimenti correlati (per es. Haredi o Chassidico). Questo "ritorno" è continuato senza sosta fino al tempo presente ed è stato notato da studiosi e sociologi, che hanno scritto articoli e libri sul suo significato nella storia ebraica moderna.

Il Movimento Baal Teshuva ha luogo ovunque vi siano ebrei ed è quindi un fenomeno mondiale, che si sviluppa nelle più svariate circostanze: "Il Movimento Baal Teshuva - i ritornati all'osservanza tradizionale ebraica - è uno dei fenomeni più sorprendenti della vita ebraica negli ultimi 20 anni", afferma la rivista New York, continuando:

Questa nuova consapevolezza spirituale fa parte di un più vasto rinnovo interiore che si estende a persone di tutte le religioni e tutte le credenze. Irving Kristol ha scritto, "la ricerca di una identità religiosa è, nel mondo del dopoguerra, un fenomeno generale, vissuto da ebrei, cristiani e musulmani allo stesso modo. Non sembra peraltro essere un fenomeno passeggero, ma piuttosto derivante da una autentica crisi - una crisi morale e spirituale, nonché una crisi del pensiero liberal-secolare occidentale."[29]

Il Movimento Baal Teshuva nelle sue origini si è ispirato molto alla controcultura degli anni 1960 e 1970, il Festival di Woodstock, il nuovo interesse per le religioni orientali del periodo hippy. Fu come risposta a queste correnti e mode che i primi "missionari" (shluchim) del Lubavitcher Rebbe, Rabbi Menachem Mendel Schneerson, vennero formati per andare tra gli ebrei "secolari" e "reclutarli all'Ebraismo".[30]

Rinnovamento Ebraico[modifica | modifica sorgente]

Rinnovamento ebraico (in ebraico: התחדשות יהודית?) (yiddish ייִדיש רענעוואַל), è un movimento ebraico recente che si propone di rinvigorire l'Ebraismo moderno con attività e pratiche cabalistiche, chassidiche, musicali e meditative. Si distingue del Movimento Baal Teshuva di ritorno all'Ebraismo ortodosso.[31]

Il termine Rinnovamento ebraico descrive "un insieme di pratiche all'interno dell'Ebraismo, che tentano di rinvigorire un ebraismo che pare moribondo e poco interessante con pratiche mistiche, chassidiche, musicali e meditative tratte da una varietà di fonti tradizionali e non tradizionali, ebraiche e altre. In questo senso, il rinnovamento ebraico è un approccio all'Ebraismo che si può trovare all'interno di segmenti di qualsiasi delle confessioni ebraiche."[32] ll termine indica quindi questo movimento ebraico emergente, propriamente chiamato "Movimento di Rinnovamente Ebraico", che si descrive come "un movimento mondiale, transdenominazionale basato selle tradizioni profetiche e mistiche dell'Ebraismo."[33] Il movimento di Rinnovamento Ebraico incorpora opinioni sociali come il femminismo, l'ambientalismo ed il pacifismo.

In merito a questo movimento, il rabbino liberale Rachel Barenblat scrive:

Il Rinnovamento è un atteggiamento, non una denominazione; gli aderenti al Rinnovamento provengono da tutti i rami dell'Ebraismo. Il Rinnovamento pone l'accento sull'esperienza spirituale diretta, e valorizza l'accessibilità contro l'insularità ... Rinnovamento è un approccio basilare, transdenominazionale all'Ebraismo, che cerca di rivitalizzarlo attingendo dalla coscienza-immanenza del femminismo, la gioia del chassidismo, lo spirito informativo del fai-da-te del movimento Havurah, e la saggezza accumulata di secoli di tradizione. Ci sforziamo di permeare l'Ebraismo con una sensibilità ecumenica, egalitaria e post-trionfalistica, per creare un culto innovativo, accessibile e accogliente, plasmando la halakhah (legge ebraica) in modo di vita corretto e approfondendo la connessione continua e gioiosa con Dio che è al centro della pratica ebraica.[34]

La fine dei sacrifici[modifica | modifica sorgente]

Con la distruzione romana del Secondo Tempio di Gerusalemme, la pratica ebraica di offrire korbanot (sacrifici animali) venne a cessare. Nonostante in periodi successivi intermittenti piccoli gruppi di ebrei offrissero i sacrifici tradizionali sul Monte del Tempio, la pratica effettivamente si concluse.

La vita religiosa ebraica fu costretta a subire una significativa evoluzione in reazione a questo cambiamento; l'Ebraismo non poteva più fondarsi sui servizi templari. Di conseguenza, la distruzione del Tempio stimolò lo sviluppo dell'Ebraismo verso lo studio testuale, verso la preghiera e l'ulteriore sviluppo della Halakha (legge e pratica ebraiche). Una serie di sviluppi viene registrata nella letteratura rabbinica classica, che descrive questo spostamento di enfasi.

In un certo numero di passi il Talmud babilonese sottolinea che seguire la pratica ebraica (in base alla Halakhah), eseguire opere di carità, pregare e studiare la Torah, sono attività più importanti dell'offrire sacrifici animali, e possono essere utilizzati per ottenere l'espiazione dei peccati.

« Una volta, Rabbi Jochanan Ben Zakkai stava passeggiando col suo discepolo, Rabbi Joshua, vicino a Gerusalemme dopo la distruzione del Tempio. Rabbi Joshua guardò le rovine del Tempio e gli disse: «Poveri noi! Il luogo che espiava i peccati del popolo d'Israele è in rovina!" Allora Rabbi Yohannan ben Zakkai gli rispose con queste parole di conforto: "Non ti rattristare, figliolo. C'è un altro modo altrettanto meritorio per guadagnarsi un'espiazione rituale, anche se il Tempio è distrutto. Possiamo ancora ottenere l'espiazione rituale mediante atti di carità amorevole[35]. Poiché è scritto: 'Voglio l'amore e non il sacrificio' (Osea 6:6»
(Midrash Avot D'Rabbi Nathan 4:5)
« Rabbi Elazar disse: "Fare opere buone di carità è più grande che offrire qualsiasi sacrificio, poiché sta scritto: 'Praticare la giustizia e l'equità per il Signore vale più di un sacrificio.' (Proverbi 21:3»
(Bavli, Sukkah 49)

Espiazione nell'Ebraismo rabbinico[modifica | modifica sorgente]

Premesso, come già più sopra definito, che l'espiazione nell'Ebraismo è quel processo che causa il perdono o la grazia di una trasgressione come parte integrante del pentimento, l'Ebraismo rabbinico regola a tutt'oggi il comportamento basilare e tradizionale dell'espiazione. Nell'Ebraismo rabbinico tradizionale, l'espiazione dei peccati si otteneva mediante una combinazione di

  • Pentimento
  • Servizio liturgico al Tempio (per es., coi sacrifici)
  • Confessione
  • Restituzione
  • L'osservanza di Yom Kippur (il giorno, distinto dal relativo servizio al Tempio)
  • Tribolazioni (esperienze spiacevoli di vita)
  • L'esecuzione di una sentenza di fustigazione o di morte, imposte da un tribunale riconosciuto (ora non più esistente)
  • L'esperienza del morire.

Quali di queste forme siano tuttora necessarie varia a seconda della corrente ebraica (ebrei ortodossi, conservatori, riformati, ecc.), la gravità del peccato, se sia stato fatto intenzionalmente, per errore, o sotto costrizione; se sia stato solo contro Dio o anche nei confronti del prossimo, e se il servizio del Tempio e i tribunali riconosciuti siano in esistenza o meno. Il pentimento è necessario in tutti i casi di peccato volontario, e la restituzione è sempre necessaria in caso di peccato contro la persona, a meno che la parte lesa rinunci.[36]

La seguente tabella, basata su Maimonide (Hil. Teshuva 1:1-4), fornisce una descrizione dei requisiti per l'espiazione dei peccati dell'uomo contro Dio:

Trasgressione
Coercizione
Errore
Premeditazione
Comandamento positivo nessuna nessuno Pentimento + confessione o Servizio di Yom Kippur al Tempio
Comandamento negativo nessuna nessuno Pentimento + confessione + Yom Kippur o Servizio di Yom Kippur al Tempio
Comandamento negativo severo nessuna Offerta del peccato (se esiste il Tempio) in alcuni casi + confessione Pentimento + confessione + Yom Kippur + tribolazioni o Pentimento + confessione + Servizio di Yom Kippur al Tempio
Profanazione del Nome di Dio Pentimento Offerta del peccato (se esiste il Tempio) in alcuni casi + confessione Pentimento + confessione + Yom Kippur + tribolazioni + morte

La sentenza di un tribunale riconosciuto (ove disponibile) può anche sostituire "Yom Kippur + tribolazioni + morte". È importante notare che una volta che la persona si è pentita, torna ad essere amata e vicina a Dio, anche se la sua espiazione non è ancora completa (ibid. 7:7).[37]

« ...perché Io conosco i pensieri che Io ho nei tuoi confronti, dice HaShem: "pensieri di pace e non di malvagità", per dargli un futuro ed una speranza »
(Moses Cordovero, L'albero di Palme di Devorah)

Musica e canto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Niggun.

Diffusa tra gli ebrei la tradizione ebraica secondo la quale molti momenti o occasioni interiore, spirituale, individuale e collettivo, storico o di ricordo sono spesso "ritmati" dall'espressione musicale religiosa ebraica, quindi all'origine della medesima identità; questo assunto non esclude che comunque si possano cantare o suonare movimenti o canti non necessariamente corrispondenti, per esempio, ad una condizione di contrizione o ad uno stato di gioia.

Felicità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etica ebraica, Mashiach e Simchah.

Nachman di Brazlav indicava il successo del pentimento segnato dall'acquisizione della felicità che è differente dalla gioia, più facilmente raggiungibile, per esempio attraverso la "contrizione" o anche in essa: la contrizione, egli sottolineava, non è tristezza né "depressione" ma consapevolezza del pentimento, della Teshuvah; anche l'afflizione[38] è condizione differente dalla "depressione".... Il rammarico è invece correlato alle distruzioni del Tempio di Gerusalemme.

Quindi spesso, infatti, alla felicità si accostano salvezza, armonia e redenzione.

Note[modifica | modifica sorgente]

Jewish Encyclopedia, New York, Funk and Wagnalls, 1901–1906.

  1. ^ a b c d Nosson Scherman, "An Overview — Day of Atonement and Purity", su The Complete ArtScroll Machzor: Yom Kippur, di Scherman. Trad. Scherman, Brooklyn: Mesorah Publications, 2008, pp. XIV-XXII.
  2. ^ vedi anche "Hoshanna"
  3. ^ a b Yonah Ben Avraham di Gerona. Shaarei Teshuva: The Gates of Repentance, trad. Shraga Silverstein, Gerusalemme, Israele: Feldheim Publishers, 1971.
  4. ^ cfr anche Sefer haZohar
  5. ^ Theological dictionary of the Old Testament: Vol.14, p. 473 - G. Johannes Botterweck, Helmer Ringgren, Heinz-Josef Fabry, 2004: "Il sostantivo t'suba ricorre 4 volte nella Storia Dtr, due volte nella Storia Cron. e in Giobbe."
  6. ^ Jacob J. Petuchowski, "The Concept of 'Teshuva' in the Bible and Talmud", Judaism, 17 (1968).
  7. ^ cfr anche Tetragramma biblico
  8. ^ Il termine Viddui non si trova come sostantivo nella Bibbia ebraica, ma vi si trova il concetto di confessione e la forma coniugata del verbo yadah (ידה) dal quale deriva viddui, per es. in Numeri 5:7: "Dovrà confessare (הִתְוַדּוּ) il peccato commesso" e pare rientare nella categoria delle azioni verbali. Cfr. Keith Nigel Grüneberg, Abraham, blessing and the nations: a philological and exegetical Study of Genesis 12:3 in its narrative context, BZAW 332, Berlino, 2003, p. 197.
  9. ^ Joseph Soloveitchik, On Repentance, p. 253, cit. in Telushkin, p. 159. Vedi anche Yonah, Shaarei Teshuva, loc. cit..
  10. ^ Abraham Joshua Heschel, The Sunflower: On the Possibilities and Limits of Forgiveness, cur. da Simon Wiesenthal, Schocken, 1997, pp. 164-166.
  11. ^ Deborah E. Lipstadt, in Wiesenthal, The Sunflower, cit., pp. 183-187.
  12. ^ Macy Nulman, Encyclopedia of Jewish Prayer, 1993, Jason Aronson, p. 38.
  13. ^ Orot Sephardic Yom Kippur Mahazor, 1997, p. 128; Joseph Hertz, The Authorized Daily Prayer Book with commentary, introduction and notes, ed. USA Bloch, 1948, p. 909; anche ed. ArtScroll, The Schottenstein Edition Siddur for Weekdays with interlinear translation, ed. aschenaz., 2002, Mesorah Publ., p. 159.
  14. ^ Macy Nulman, Encyclopedia of Jewish Prayer, cit., p. 39; Viduy, VI ed., 1989, Gerusalemme, Viduy Publ., pp. 14-15.
  15. ^ Un acrostico (dal greco tardo ἀκρόστιχον, composto di ἄκρον, «estremo» e στίχος, «verso») è un componimento poetico o un'altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.
  16. ^ Era messianica e Tempio di Gerusalemme
  17. ^ Bavli Shabbos 32a
  18. ^ Semachot letteralmente significa “Occasioni Gioiose” ed è usato eufemisticamente per riferirsi al lutto. Semachot è dei “Trattati Minori” che riporta le istruzioni degli Amoraim e tannaim non incluse nel canone del Talmud.
  19. ^ Shulchan Aruch YD 338:1.
  20. ^ Tur e Shulchan Aruch YD 338 al nome del Ramban.
  21. ^ Ma’avar Yabok 1:10
  22. ^ Aruch HaShulchan 338
  23. ^ Yonah ben Abraham Gerondi, op. cit., 14-15.
  24. ^ Cit. in Yonah, 65.
  25. ^ Lisa Aiken, The baal teshuva survival guide, 2009, p.1: "Da quando il movimento Baal teshuva è iniziato negli anni 1960, decine di migliaia di ebrei sono diventati osservanti. Gli effetti del movimento furono così rimarchevoli che... negli anni '80 i maggiori quotidiani ..."
  26. ^ Dana Evan Kaplan, Contemporary American Judaism: transformation and renewal, 2009.
  27. ^ Cfr. articolo di Shaul Magid, "Jewish Renewal" in Mark Avrum Ehrlich (cur.), Encyclopedia of the Jewish diaspora: origins, experiences, and culture: Volume 1, 2009, p. 627.
  28. ^ Timothy Miller, America's alternative religions, 1995, p. 113.
  29. ^ Cit. in American Orthodoxy in the Twenty First Century (The Commentator) 2004, yucommentator.com.
  30. ^ int. al., Janet Aviad, Return to Judaism: Religious Renewal in Israel, 1983, University of Chicago Press.
  31. ^ Cfr. articolo di Shaul Magid in Encyclopedia of the Jewish diaspora: origins, experiences, and culture: Volume 1, cur. da Mark Avrum Ehrlich, 2009, p. 627: "Impatto - L'impatto del Rinnovamento ebraico è già profondo, però, visto che ci si trova ancora nei suoi albori, ancora un po' sconosciuto. È importante notare che il Rinnovamento è stato alimentato dal Movimento Baal Teshuva..."
  32. ^ Judaism Today, di Dan Cohn-Sherbok, Continuum Publishing Group 2010.
  33. ^ "About Jewish Renewal".
  34. ^ "Defining Renewal", Velveteen Rabbi. URL consultato 28/04/2013
  35. ^ Ghemilut Chassadim ed Unità del popolo ebraico
  36. ^ "Atonement" (Espiazione), su Jewish Encyclopedia.
  37. ^ "Makkot" (Punizioni), su Jewish Encyclopedia.
  38. ^ Selichot

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

ebraismo Portale Ebraismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di ebraismo