Aschenaziti

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Gli ebrei aschenaziti (o ashkenaziti), detti anche Ashkenazim (ebraico: sing. אַשְׁכֲּנָזִי, pl. אַשְׁכֲּנָזִים; pronuncia [aʃkənaˈzi], pl. [aʃkənaˈzim]; anche יְהוּדֵי אַשְׁכֲּנָז Yehudei Ashkenaz, "gli ebrei di Ashkenaz"), sono i discendenti delle comunità ebraiche medievali della valle del Reno. Ashkenaz era infatti il nome, in ebraico medievale, della regione franco-tedesca del Reno e Aschenazita significa appunto abitante delle rive del Reno.[1] Nel IX secolo la migrazione di numerosi ebrei dall'Italia Meridionale dà origine a una parte consistente delle numerose comunità Renane[2].

Probabilmente il termine si riferisce agli Ebrei esteuropei in genere, anche se il riferimento non risulta chiaro e certo (cfr Jafet), in contrapposizione agli ebrei Sefarditi che risiedono nella parte ovest dell'Europa (da Sefarad, Spagna).

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Secondo la Bibbia (Genesi 10:3, 1 Cronache 1:6) Aschenaz era figlio di Gomer e nipote di Jafet, formava un popolo che sin dall'VIII sec a.C. viveva nell'Asia Minore e sulle coste del Mar Nero. Dal III secolo d.C. gli aschenaz dell'Ucraina e della Crimea adottarono la lingua gotica parlata allora nella Scizia, e nel IX secolo si convertirono al giudaismo seguendo le leggi del khanato dei Cazari. Sin dall'XI secolo la letteratura rabbinica identificò gli aschenaziti come l'insieme di popoli professanti religione giudaica e parlanti la lingua Yiddish affine al tedesco che vivevano in Europa centrorientale, unendo gli ebrei della diaspora che formarono comunità nelle regioni della Renania e Palatinato nel Sacro Romano Impero,notevolmente ingrandite con l'arrivo alla fine del settimo secolo dall'ultima ondata di ebrei che lasciavano la Palestina causa la proibizione di lavorare la terra loro imposta dagli Arabi, coi discendenti degli aschenaziti che vivevano nei regni orientali slavi di Russia, Polonia e Lituania. In epoche successive, molti di essi emigrarono, formando, oltre alle comunità già esistenti in Germania e in Francia orientale, altre comunità in Boemia, Italia settentrionale[3], Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Russia, Ucraina ed altri paesi dell'Europa orientale. Per tale motivo la parola aschenazita è per molti sinonimo di ebreo orientale ovvero d'ebreo del nord est Europa. A cavallo degli ultimi due secoli si registrò un'ingente emigrazione aschenazita negli Stati Uniti d'America.

Lingue parlate[modifica | modifica sorgente]

Le lingue della cultura ebraica aschenazita sono principalmente l'ebraico e l'aramaico dei testi della tradizione ebraica e lo yiddish. In Europa centrale e orientale gli ebrei vivevano spesso in una situazione di trilinguismo, dove a ebraico, aramaico e yiddish si aggiungeva la lingua parlata dalla popolazione non-ebraica circostante, generalmente il polacco o altre lingue slave[4] o come dell'ungherese o del rumeno.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Se nell'XI secolo si calcola che gli aschenaziti costituissero solo il 3% della popolazione ebraica mondiale, essi giunsero, al massimo della loro espansione demografica (1931), a rappresentarne il 92%, ed oggi sono grosso modo l'80% del totale (Elazar 1992). La maggior parte delle comunità ebraiche con una lunga tradizione in Europa sono aschenazite, ad eccezione di quelle delle regioni mediterranee. Una gran parte degli ebrei che negli ultimi due secoli hanno lasciato l'Europa diretti in altri continenti, in particolare verso gli Stati Uniti, sono Ashkenazim.

L'origine degli aschenaziti orientali, parlanti lo yiddish orientale, è stato l'accoglimento nell'anno 1349 da parte del re di Polonia Casimiro III dei profughi ebrei cacciati dai pogrom in Renania successi in quello stesso anno. Questo evento ha dato origine alla più amplia comunità ebraica nel mondo durante il XX secolo, geneticamente molto omogenea perché derivante da poche famiglie originarie che si sono moltiplicate indisturbate per almeno 5 secoli. Una comunità che contava circa 6 milioni di persone alla fine del XIX secolo e che oggi con le migrazioni costituisce la maggior parte della popolazione ebraica in Israele e negli USA. Gli aschenaziti orientali erano diffusi prevalentemente in piccoli villagi rurali sui territori dell'ex unione di Regno di Polonia e Granducato di Lituania nel XIV sec (gli attuali Polonia, Bielorussia e Ucraina occidentale), con l'annessione di questi territori nell'impero russo nei secoli successivi, agli ebrei fu concesso di risiedere solo in piccole cittadine e villaggi dette shtetl nella cosiddetta Zona di residenza.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Atlante storico del popolo ebraico, direzione di Eli Barnavi, Zanichelli, Bologna 1995.
  • Bato, J. Lipot, "L'immigrazione degli Ebrei tedeschi in Italia dal Trecento al Cinquecento", in A.A.V.V., Scritti in memoria di S. Mayer, Gerusalemme 1956, pp. 11–18
  • Bonfil, Roberto, "La presenza ashkenazita in Italia", in Turniansky, Chava - Timm, Erika, Yiddish in Italia. Yiddish Manuscripts and Printed Books from the 15th to the 17th Century, Associazione Italiana degli Amici dell'Università di Gerusalemme, Milano 2003, pp. 213–217.
  • Bukovec, Predrag, East and South-East European Jews in the 19th and 20th Centuries, European History Online, Magonza 2010, Institute of European History, 2010, consultato in data 23 febbraio 2013.
  • Elazar, Daniel J., "Can Sephardic Judaism be Reconstructed?", in Judaism: A Quarterly Journal of Jewish Life and Thought, Vol. 41, No. 3, (Summer), 1992 (versione online, sito Jerusalem Center for Public Affairs)
  • Shulvass, Moses A., "Ashkenazic Jewry in Italy", Yivo Annual of Jewish Social Sciences, 7, 1952, pp. 110–131
  • Spitzer, Shlomoh, "Social and Religious Ties between the Jews of Austria and Northern Italy during the 15th Century", in Il mondo ebraico, a cura di Giacomo Todeschini e Pier Cesare Ioly Zorattini, Studio Tesi, Trieste 1991, pp. 31–41
  • Toaff, Ariel, "Gli insediamenti askenaziti nell'Italia settentrionale", in Storia d'Italia, Annali 11*. Ebrei in Italia, a cura di Corrado Vivanti, Einaudi, Torino 1996, pp. 156–171
  • Shmeruk, Chone, "Hebrew-Yiddish-Polish: A Trilingual Jewish Culture", in The Jews of Poland Between Two World Wars, Edited by Yisrael Gutman, Ezra Mendelsohn, Jehuda Reinharz and Chone Shmeruk, United Press of New England, Hanover and London 1989, pp. 285–311.
  • Weinreich, Max, History of the Yiddish Language, Translated by Shlomo Nobel with the Assistance of Joshua A. Fishman, The University of Chicago Press, Chicago and London 1980.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. Foa, Ebrei d'Europa dalla peste nera all'emancipazione, Roma-Bari 2004
  2. ^ B. Ligorio, Sapere e denaro da Shabbatai Donnolo a Federico II, Taranto 2010
  3. ^ Bonfil, Roberto, "La presenza ashkenazita in Italia", in Turniansky, Chava - Timm, Erika, Yiddish in Italia. Yiddish Manuscripts and Printed Books from the 15th to the 17th Century, Associazione Italiana degli Amici dell'Università di Gerusalemme, Milano 2003, pp. 213-217.
  4. ^ Weinreich, Max, History of the Yiddish Language, Translated by Shlomo Nobel with the Assistance of Joshua A. Fishman, The University of Chicago Press, Chicago and London 1980.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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