Zaddiq

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Zaddiq o Tzadik/Zadik/Sadiq (lingua ebraica צדיק, "il giusto"; pl. Zaddiqim) è un titolo religioso generalmente dato a coloro che vengono considerati giusti, comunemente, ma non necessariamente, ad esempio per un maestro spirituale o rabbino. La radice della parola Zaddiq, è Zedeq (צדק), che significa giustizia. Tale termine quindi si riferisce a colui che agisce "giustamente", in modo buono ed integro.

Nei Pirkei Avot è scritto:

« Tutto Israel ha una parte nel Mondo futuro, com'è scritto: Tutto il Tuo popolo è costituito [interamente] da Zaddiqim e loro erediteranno la Terra per sempre; sono il rampollo da Me piantato, l'opera delle Mie mani, dei quali Mi vanto »
(Mishnà Sanhedrin 90a)

In arabo la parola/nome "ṣādiq" (صادق), può rivestire un significato similare.[1] Anche il titolo della novella satirica di Voltaire intitolata Zadig proviene da questa radice.

Caratteristiche dello Zaddiq[modifica | modifica wikitesto]

Nel pensiero ebraico, esistono varie definizioni di Zaddiq. Secondo Maimonide (basato sul Trattato Yevamot del Talmud babilonese, 49b-50a): "Colui i quali meriti sorpassano le sue iniquità è uno Zaddiq."[2] Secondo la Tanya: Likkutei Amarim di Shneur Zalman di Liadi (che si fonda su passaggi della Tanach e del Talmud), il vero titolo di Zaddiq può unicamente essere dato a colui che non solo non pecca mai, ma che ha anche sradicato qualsiasi inclinazione a farlo.

Diversi livelli, tanti gli Zaddiqim[modifica | modifica wikitesto]

Diversi sono i livelli di malvagità e tanti altri di integrità, con un livello intermedio in cui l'individuo che vi si trovi ha meriti anche se non è Zaddiq ma non è nemmeno in grado di compiere malvagità né di pensarle: il Beinonì; tuttavia nel Talmud, nel trattato di Berakhot, è scritto che il Beinonì a volte è dominato dalla buona inclinazione, a volte da quella cattiva.
Esistono differenti livelli tra gli Zaddiqim per il grado di Mitzvot compiute unito a quello morale ed etico ed alla propria elevatezza spirituale con qualità e meriti che possono migliorare ed aumentare nel corso del tempo. Si può nascere Zaddiq ed anche chi compie la Teshuvah, scorgendo nella parte più profonda della propria interiorità la vera natura spirituale della bontà e della giustizia, può divenire comunemente definito Zaddiq o esserlo al grado perfetto.

Diversamente dagli altri individui, lo Zaddiq non desidera il peccato.

Lo Zaddiq Nistar o lamedvovnik[modifica | modifica wikitesto]

Il Talmud[3] afferma che almeno 36 Zaddiqim Nistarim (Zaddiqim nascosti o anonimi) vivono tra di noi in un dato momento e per ogni generazione dall'inizio alla fine del mondo; sono segreti (per questo vengono chiamati anche solo nistarìm), ma è grazie a loro che il mondo non viene distrutto. Il Talmud e la Kabbalah presentano varie idee sulla natura e ruolo di questi 36 Zaddiqim.

Qualità dello Zaddiq "perfetto"[modifica | modifica wikitesto]

« Il giusto è il fondamento del Mondo »

I 36 Zaddiqim perfetti hanno doti spirituali impareggiabili, sono perfetti nella buona inclinazione, lo Yetzer haTov, e nello studio della Torah, apportano miglioramenti al Mondo ed al prossimo e sono dotati di un attaccamento a Dio perfetto e senza alcuna macchia.

Lo Zaddiq perfetto è dotto ed integro nelle vie spirituali e nello studio della Torah. Il suo livello di santità in essi e nelle Mitzvot è elevato ai gradi più alti di rivelazione.
I maestri spiegano che il Messia rivelerà i segreti della Torah in modo che tutti possano capire ed anche il profeta Isaia dice che con il Messia vi sarà una nuova Torah (anche Midrash di Levitico 13.3): con ciò si intende la possibilità che essa possa essere insegnata in modo mai precedentemente successo e secondo particolarità speciali di intuizione, comprensione, spiegazione ed apprendimento senza distaccarsi dalla Torah di Mosè. Vi sono infatti rari casi in cui alcuni Ebrei particolarmente vicini a Dio apportano nuove prospettive o modi per comprendere e spiegare la Torah non avvenuti precedentemente, ciò non distaccandosi dalle regole interpretative della Torah e senza nulla aggiungere o togliere ad essa così come rivelata sul monte Sinai, cose proibite (Deuteronomio 13,1)[4].
Alcuni Zaddiqim nel Gan Eden vengono inoltre irradiati con la luce celeste della Shekhinah e della Torah.

Quando tutta l'umanità commette un peccato specifico (quindi anche con diverse generazioni "epocali" differenti), vi sono parzialmente coinvolti anche gli Zaddiqim, persino quelli nascosti, i più elevati.

Chi tenta di levarsi contro uno Zaddiq viene punito momentaneamente e bloccato con "l'ingrigimento" del volto affinché non riesca, con questo non intendendo stati di norma della carnagione.

Il dattero e l'albero della palma sono associati al significato archetipico dello Zaddiq; nell'alfabeto ebraico la lettera ebraica che ne racchiude il significato esoterico è la Zadi: צ.

Operatori di miracoli[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene la condizione di Zaddiq, secondo le succitate definizioni, non sia necessariamente collegata all'abilità di operare miracoli, il termine Zaddiq è spesso usato liberamente dal Talmud per indicare coloro che hanno raggiunto un grado speciale di santità. In tale contesto, le preghiere dello Zaddiq sono considerate particolarmente potenti, come stabilisce il Talmud: "Uno Zaddiq decreta e Dio ascolta." Ciò in conformità col detto talmudico: Rabban Gamliel figlio di Rabbi Judah haNasi soleva dire: "Fa della volontà di Dio la tua stessa volontà, cosicché Egli faccia della tua volontà la Sua."[5]

In certi contesti, ci si riferisce allo Zaddiq come al mistico operatore di miracoli[6]. Secondo il Ba'al Shem Tov, pare che tale abilità sia alla portata di ogni ebreo. Infatti disse che ogni ebreo ha il potere di attraversare un fiume sopra il proprio fazzoletto, tramite la connessione con la propria anima (che è di origine divina).

Diventare uno Zaddiq[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la prima suddetta definizione, che uno Zaddiq è "colui i quali meriti sorpassano le sue iniquità", qualsiasi persona può raggiungere tale livello. Secondo la definizione della Tanya che lo Zaddiq non ha inclinazioni maligne e solo un piccolo gruppo di predestinati può raggiungere tale livello. Strettamente collegato alla scelta d'anonimato è l'umiltà (ʿanavàh), anche se nei racconti popolari si trova a volte qualcuno capace di riconoscerli per via della scia di profumo che lasciano. Sempre nelle leggende si trovano storie di pellegrinaggi alla loro ricerca o per pregare sulle loro tombe (in particolare tra gli ebrei di Ucraina, Marocco e Terra Santa)[7].

Le donne giuste del popolo d'Israele[modifica | modifica wikitesto]

« ...accudiscono i nostri figli e salvano dal peccato »
(Tomer Devorah, Mosè Cordovero)

In una preghiera ebraica in Yom Kippur si ricorda ancora: «giuste... le figlie/la figlia di Sion!», per metafora con riferimento anche al popolo eletto per Dio.
Già si disse: ...sono "forti" le donne ebree.

Le matriarche e le profetesse[modifica | modifica wikitesto]

Come i profeti ebrei sono esempi di grandissima integrità e giustizia, così anche tra le donne ebree le 7 profetesse ebree furono:

Relazione tra Dio e lo Zaddiq[modifica | modifica wikitesto]

Basandosi sugli insegnamenti di Rabbi Isaac Luria, il Ba'al Shem Tov e lo Ohr ha-Chaim, Shneur Zalman di Liadi asserì nel nome dello Zohar che "Colui che alitò la vita nell'uomo, la espirò da Se Stesso." Quindi l'anima proviene dall'essenza divina.

Secondo la Kabbalah, per uno Zaddiq, poiché ha completamente nullificato se stesso e i suoi desideri in Dio, la sua anima divina (la quale, come ogni anima divina, è quasi parte di Dio stesso) si rivela in lui più che in altri che non si sono annullati totalmente in Dio. Le fonti che seguono, però, non credono che lo Zaddiq sia come Dio, poiché tale credo sarebbe incompatibile con l'ebraismo:

Insegnamento di Rabbi Shimon bar Yochay[modifica | modifica wikitesto]

Nello Zohar è scritto che «gli Zaddiqim anche morti sono [come] vivi» (di Mosè è scritto in modo enfatico che non morì mai; e di Re David è presente un canto che ricorda come egli è [quasi] sempre vivo) «ed i malvagi, anche in vita, sono come morti».
Questo insegnamento, impartito da Rabbi Shimon bar Yochay quando fu a conoscenza dell'imminente sopraggiungere della sua morte, venne rivelato come uno tra i fondamenti della Qabbalah e riguarda gran parte delle alleanze tra Dio ed il popolo ebraico; ha poi stretta pertinenza con la concezione di era messianica.

La sofferenza dei Giusti...[modifica | modifica wikitesto]

Una delle spiegazioni sulla sofferenza dei giusti, ponendo che essi sono meritevoli e non spiegandosi inizialmente quindi sul motivo della sofferenza cui spesso furono e sono soggetti, viene giustificata secondo la concezione della provvidenza divina atta a bilanciare il grande premio e l'onore spirituali di cui godono nell'era messianica e nel Mondo futuro; alcuni giusti sono talvolta premiati anche nella "vita materiale" anche prima di questi eventi. In modo opposto i rashaim, i malvagi, godono soltanto di soddisfazioni effimere nella "vita materiale" ma sono puniti poi nell'era messianica e nel Mondo futuro.

Costituito appunto da Zaddiqim, il popolo ebraico nell'era messianica gode la soddisfazione di delizie sia materiali sia spirituali.

Le 7 "cadute" dello Zaddiq...[modifica | modifica wikitesto]

Come detto anche riguardo a Giacobbe, a Mosè, a re David ed a pochi altri, gli Zaddiqim perfetti quasi "cadono spiritualmente", con questo non intendendo una discesa di livello, per poi rinvigorire in un miglioramento anche di Qedushah superiore: si potrebbe dire, come molti comunemente, che dopo una "discesa-caduta" v'è una "risalita-elevazione" ancora maggiore:

« La crescita spirituale può essere simile ad un percorso sulle montagne russe: consolati al pensiero che una "discesa" è solo una preparazione per l'"ascesa" »
(Nachman di Brazlav, LM I, 22[8])

Questa è sempre stata anche la sorte del popolo ebraico nel corso della storia, anche antica, il cui percorso viene infatti paragonato anche al ciclo lunare, sino alla vetta dell'era messianica con la realizzazione compiuta della redenzione voluta da Qadosh BarukhHu perché mai si spense il lume della fede degli ebrei, popolo amato e caro a Dio.

Il Qitzur Shulchan Arukh conclude con la Benedizione a Dio «Colui che dona forza allo "sconsolato" e vigore a chi non ha "energia"...»; questo, nell'ultimo capitolo o insegnamento, riguarda la consapevolezza al fine di trovare/provare gioia, anche in momenti difficili quando risulta arduo, attraverso '"auto-coscienza" e/o un'introspezione interiore appunto per la pace e la Simchah.

Sul perché Dio "decretò" la sofferenza degli Zaddiqim[modifica | modifica wikitesto]

Fonti nella Torah scritta e nella Torah orale[modifica | modifica wikitesto]

« Rabbi Yannay diceva: "Non è nostra facoltà ["esaminare"] né della tranquillità dei malvagi né delle sofferenze dei giusti"... »
(Pirqei Avot 3:15)

Anche Mosheh chiese a Dio il motivo di questa condizione ricevendo la risposta di Dio secondo cui essi sono premiati maggiormente nell'era messianica; esempio conosciuto fu quello di Rabbi Aqiva, che onorò Dio e la Torah, anche in nome del popolo ebraico. È comunque evidente che gli ebrei sono sempre legati alle Mitzvot ed alla Torah, sia prima sia con il Matan Torah: essi, sin da Avraham, furono infatti impegnati anche nello studio della Torah come durante l'"esilio" nell'Egitto biblico e sempre successivamente.

"Mitzraim" e Pesach[modifica | modifica wikitesto]

Il "giogo" del popolo ebraico in Egitto quasi lo "formò" e "forgiò" anche spiritualmente persino per le generazioni successive, fu inoltre una sorta di grande "prova"; la Torah orale insegna poi che anche i patriarchi ebrei, nonché altri Zaddiqim, pregarono per esso anche per il futuro successivo, cosa grazie alla quale poté continuare la propria vita, anche religiosa, malgrado le varie persecuzioni ed ostilità nel corso della storia.

Sebbene Dio governi il Mondo e quanto "contiene", pur avendo dotato gli individui del libero arbitrio, talvolta Egli "pone degli ostacoli" affinché si abbia coscienza di sé e del proprio stato, fare Teshuvah, cercare ed avvicinarsi a Lui con maggior devozione: anche questo riguarda la provvidenza.

Inoltre si ricordano 49 livelli di ascesa spirituale per quanto pertiene l'Esodo: ciò avvenne soprattutto in preparazione del Matan Torah.

Anche il cammino nel deserto effettuato dal popolo ebraico viene paragonato, per la difficoltà e la prova, ad una donna che, rivelò Rabbi Elazar, così ha "ereditato" dal deserto: diventare la sposa ed entrare nel baldacchino nuziale, nel Sefer haZohar affine per metafora al Qodesh haQodashim.

Libro dei Salmi[modifica | modifica wikitesto]

Libro dei Salmi[Perché viene citato ?]:


"Confronto" con i rashaim[modifica | modifica wikitesto]

Per esempio nell'Era messianica, anche se in una fase vi saranno i malvagi, alcuni di questi comunque addurranno dell'elezione del popolo ebraico e di ciascun ebreo, perché si distingua il giusto dai malvagi nell'amore e nel timore di Dio, come fu con Pesach[9] accettando Qadosh BarukhHu, Re dei re dei re, Dio d'Israel nel "giogo" della Torah.

Ancora, se si avesse "paura", differente dal timore di Dio e dal "timore del peccato", molti consigliano di fare lo Shemà.

« ...i malvagi periranno della loro stessa malvagità... »
(Libro dei Salmi)

Gli "empi" saranno "coscienti" nell'"osservare"/vedere gli Zaddiqim...[10]: questo principio non esclude che anche gli Zaddiqim imparino persino vedendo, guardando e/o osservando.

« Lo stolto non può essere pio »
(Talmud, Pirqei Avot)

Alcuni poi sono "perversi" nel vedere il peccato altrui, spesso anche inducendo volontariamente in errore: in questo caso per vendicare la propria condizione di malevolenza nei confronti degli Zaddiqim. Questo caso è differente dalla volontà di accettare una guida presso veri maestri, assai in minoranza e spesso non accettati anche e soprattutto per confusione nella scelta e/o per il prevalere di prepotenza o arroganza di altri, quelli spesso con "ascendente" equivoco; in molti casi gli Zaddiqim colgono molte "strategie" per trovare il modo per "sollecitare" anche un insegnamento o una tra le verità della Torah.

« ...se HaShem non fosse stato dalla nostra parte... Lo dica ora Israel: allora le acque ci avrebbero inghiottiti vivi... ...le acque ci avrebbero sommerso, la corrente avrebbe travolto le nostre persone; allora sarebbero passate sulle nostre persone acque impetuose... Il nostro aiuto, risposto nel Nome di HaShem Creatore del C/cielo e della Terra[11] »

Invero, inoltre, vivere anche la Sefirah Ghevurah non significa essere "perfidi o empi".

Altresì Mosè Cordovero insegna a non essere "crudeli": questo valore si presenta anche in ricordo, rispetto ed onore dei Patriarchi ebrei Abramo ed Isacco.

Potrebbero i Rashaim divenire Zaddiqim?[modifica | modifica wikitesto]

Come in Isaia, anche nel Libro dei Salmi, oltre ad essere scritto che Dio «coi malvagi "procede" in modo "tortuoso"», dei Giusti è proclamato metaforicamente "sentiero/i diritto/i".

I Rashaim, quando non completamente dal lato della malvagità, talvolta quindi presentano elementi "frammisti" di bene e male, anche se senza "discernere" e pur essendo coinvolti e/o "partecipando" "relativamente" al libero arbitrio.

Gli Zaddiqim restano tali secondo la propria natura, pur se con Teshuvah, che è solitamente differente per ciascuno, e miglioramenti interiori e spirituali con aumento di sapienza e vicinanza a Dio: come già spiegato esistono differenti livelli.

"I dieci concetti da ricordare ogni giorno..."[modifica | modifica wikitesto]

Anche un Siddur Mamash, LeShem Yichud, li cita così assieme ai principi di fede ebraica elencati dal Maimonide:

  1. l'uscita dall'Egitto;
  2. lo Shabbat;
  3. la Manna;
  4. l'operato degli Amaleciti;
  5. l'evento del monte Sinai;
  6. il fatto che i nostri padri fecero "adirare" Qadosh BaruchHu, ed in particolare con l'episodio del Peccato del vitello d'oro;
  7. ciò che Balaq e Bil'am progettavano di fare ai nostri padri, [ricordo] per riconoscere gli atti di Giustizia di HaShem (cfr Parashah);
  8. l'operato di Miryam la profetessa;
  9. la Mitzvah "...e ricorderai HaShem tuo Dio", poiché è Lui che ti dà la forza per avere successo;
  10. il ricordo di Gerusalemme, possa essere ricostruita e rifondata presto, ai nostri giorni, amen.

Nell'Amidah[modifica | modifica wikitesto]

Nella tredicesima Benedizione dell'Amidah è scritto:

« Per i giusti (Zaddiqim), per i pii (Chassidim) e per i sopravvissuti del Tuo popolo, la casa di Israel, per i suoi anziani e per i maestri superstiti, per i convertiti con onestà e per noi, si muova la Tua misericordia, Hashem nostro Dio. Dai una buona ricompensa a tutti coloro che confidano nel Tuo Nome con sincerità, rendici partecipi del loro destino e fa' che non saremo mai svergognati, perché abbiamo fiducia in Te e ci appoggiamo alla Tua grande bontà con sincerità. Benedetto Tu Hashem, sostegno e certezza dei giusti (Zaddiqim). »

Anche Chaim Vital (Shaarei Kedusha, in italiano "Le Porte della Santità") descrive tre tipologie: lo Zaddiq, il Chassid (da cui, diversamente, anche la persona di Chessed) e la persona Qadosh; queste sono tre modalità che l'ebreo può raggiungere, vivere o in cui si possono manifestare le sue Middot etiche ed appunto di Qedushah (cfr anche Chakham, Maskil, Neviim, Profezia e Ruach haQodesh).

Anche nell'Haftarah della Parashah Haazinu si legge del "devoto", Chassid... ...proprio in una proclamazione di re David; si può anche intendere "pio", "magnanimo", "grazioso" o "...che concede grazie".

Ovviamente non durante la preghiera ebraica cantata, che dagli ebrei deve essere recitata rivolti a Dio, senza "dispute" in "collettività", si spiega che Qadosh BarukhHu desidera che essi cerchino di prevalere nel legame con Lui.

Zaddiq è anche un Nome di Dio (cfr Nomi di Dio nella Bibbia).

Mosè Cordovero (Tomer Devorah) spiega che, qualora si sia pazienti con rettitudine e giustizia, si deve essere quindi estremamente pazienti e compassionevoli con i buoni che devono essere considerati amici propri.

Sefer Chaim Tovim: il Libro della Vita buona[modifica | modifica wikitesto]

« ...il timore di Dio aumenta giorni di Vita, gli anni degli empi saranno invece accorciati... »   (Proverbi 10.27)
« Dio misericordioso "vuole il cuore"[12]... »
(Talmud, Sanhedrin 106 b[13])

Quindi il popolo ebraico vive ed è vivo "nella" Torah e nelle sue vie, come impartito anche in Deuteronomio, per sempre ed eternamente, anche "in assoluto".

Nel Tanakh l'insegnamento del sapiente e l'intelligenza vengono equiparati ad una "sorgente" di Vita; uno tra i Nomi di Dio nella Bibbia è "Vita dei Mondi".

  • Anche nella supplica e/o preghiera ebraica Avinu Malkenu vengono citati i seguenti "Libri" di "ricordo" in favore degli ebrei per Dio Santo e Benedetto, Qadosh BarukhHu:
    • Sefer Chaim Tovim: il Libro della Vita buona[14]
    • Sefer Zaddiqim veChassidim: Libro dei Giusti e dei buoni/pii o ...dei Giusti e buoni/pii
    • Sefer Yesharim uTemimim: Libro delle persone rette ed integre
    • Sefer Parnassah veKhalkalah Tovah: Libro del sostentamento e della prosperità
      • Sefer Mechilah uSlichah veKhaparah: Libro del perdono, del condono e dell'espiazione
    • Sefer Gheulah vYishuah: Libro della redenzione e della salvezza
  • In altre parti si trovano:
      • Sefer mezonot uParnassah Tovah: Libro dei buoni alimenti e buon nutrimento
    • Sifra deRachamey: Libro della Misericordia/Clemenza

Oltre agli Heikhalot si ricordano:

  • per l'Havdalah
    • i "Cancelli spirituali"
  • Una preghiera ebraica, recitata soprattutto in Shabbat, ammette:
« Splendore e fedeltà [appartengono] a Colui che è la Vita dei Mondi. Comprensione e benedizione [appartengono] a Colui che è la Vita dei Mondi. Orgoglio e grandezza... Conoscenza e linguaggio... Maestà e magnificenza... Convocazione e rettitudine... Fulgore e radiosità... Potere e forza... Ornamenti e purezza... Unità e timore... La corona e l'onore... Morale ed intuizione... Regno e dominio... Bellezza ed eternità... Eminenza e potenza... Forza ed umiltà... Redenzione e glorificazione... Volontà e giustizia... La chiamata e la santificazione... Il canto e la lode... Adorazione e gloria [appartengono] a Colui che è la Vita dei Mondi »
(Siddur Mamash)
  • Quasi nella parte conclusiva del Qaddish viene recitato:
« ...Vi sia grande pace dal Cielo, vita e sazietà, salvezza e consolazione, liberazione e salute, redenzione, perdono ed espiazione, agiatezza e salvezza... »
(Siddur)
« ...e rendici partecipi della Tua Torah, amèn»
(Siddur)

Tzadikim Nistarim[modifica | modifica wikitesto]

Tzadikim Nistarim (in ebraico: צַדִיקִים נִסתָּרים?, anche Zaddiqim Nistarim - "i giusti nascosti") o Lamed Vav Tzadikim (in ebraico: ל"ו צַדִיקִים?, 36 giusti), spesso abbreviato Lamed Vav(niks),[15] si riferisce a 36 Giusti, nozione radicata nelle dimensioni più mistiche dell'Ebraismo. La forma singolare è Tzadik Nistar (in ebraico: צַדִיק נִסתָר? - anche Zaddiq Nistar).

« Rabbi Berachiah sedette e spiegò: "Quale il Lulav di cui discutiamo? Il 36 (Lu) posto sopra al 32 (Lav)". [...e come?] Egli rispose: "Ci sono tre principi: l'Asse, la Sfera ed il Cuore[16]... ...ognuno 12: i tre fanno quindi una somma di 36... ...attraverso il quale il M/mondo è sostenuto". Così è scritto: "Ed il G/giusto è il fondamento del M/mondo". (Libro dei Proverbi 10.25»
(Sefer haBahir 101)

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La fonte proviene dal Talmud, spiegata come segue:

« Come concetto mistico, il numero 36 è ancor più interessante. Si dice che in qualsiasi momento [della storia umana] esistano nel mondo 36 persone speciali, e se non fosse per queste persone, tutte queste persone, se anche una sola di esse mancasse, il mondo verrebbe a finire. Le due lettere ebraiche che formano il numero 36 sono lamed, che è 30, e vav, che è 6. Di conseguenza queste 36 persone vengono citate come Lamed-Vav Tzadikim. Questa inusuale credenza ebraica, molto popolare, si basa su una dichiarazione talmudica che afferma che in ogni generazione 36 giusti "accolgono la Shekhinah"\la Presenza Divina (Trattato Sanhedrin 97b; Trattato Sukkah (Talmud) 45b).[17] »

Intendimento[modifica | modifica wikitesto]

L'Ebraismo mistico chassidico, come anche altre correnti dell'Ebraismo, crede che esistano 36 persone giuste il cui ruolo nella vita sia di giustificare il fine dell'umanità agli occhi di Dio. La tradizione ebraica ritiene che le loro identità siano sconosciute anche tra di loro stessi e che, se uno di loro giunge a comprendere il vero scopo della propria esistenza, allora potrebbe morire e verrebbe immediatamente sostituito da un altro giusto:

« I Lamed-Vav Tzaddikim sono anche noti come Nistarim ("nascosti"). Nei nostri racconti folcloristici emergono dal loro occultamento volontario e, grazie ai poteri mistici che possiedono, riescono a scongiurare gli incombenti disastri di un popolo perseguitato dai nemici che li circondano. Tornano al loro anonimato non appena il loro compito è finito, 'nascondendosi' nuovamente nella comunità ebraica in cui vivono relativamente anonimi. I lamed-vavnik (abbreviazione yiddish), sparsi come sono in tutta la diaspora, non si conoscono tra di loro. In occasioni molto rare, uno di loro viene 'scoperto' per caso, ma il segreto della sua identità non deve essere divulgato. I lamed-vavnik stessi non sanno di far parte dei 36 giusti. Infatti, la tradizione vuole che se una persona asserisse di essere uno dei 36, questa sarebbe la prova che certamente non lo sia. Dal momento che ognuno dei 36 è modello di anavah ("umiltà"), tale virtù gli precluderebbe la propria autoproclamazione (di essere tra detti giusti). I 36 sono semplicemente troppo umili per credere di essere parte dei 36. »
([17])

Lamedvavnik[modifica | modifica wikitesto]

Lamedvavnik è il termine in yiddish per uno dei 36 giusti o Tzadikim citati dalla Cabala e dal misticismo ebraico. Secondo questo insegnamento, in qualsiasi momento esistono almeno 36 persone sante e giuste al mondo che sono Tzadikim. Questi santoni sono nascosti, cioè nessuno sa dove siano. In base ad alcune versioni della relativa storia, loro stessi potrebbero non sapere chi sono o che lo sono. Per il bene di questi 36 santi nascosti, Dio conserva il mondo, anche se il resto dell'umanità è degenerata al livello di barbarie totale. Ciò è simile alla storia di Sodoma e Gomorra nel Bibbia ebraica (Tanakh), dove Dio disse ad Abramo che avrebbe risparmiato la città di Sodoma, se ci fosse stato un quorum di almeno 10 uomini giusti. Dal momento che nessuno sa chi siano i lamedvavnik, nemmeno loro stessi, ogni ebreo deve agire come se lui o lei potesse essere uno di loro; cioè, deve condurre una vita santa e umile e pregare per il bene degli altri esseri umani. Si dice anche che uno di questi 36 possa potenzialmente essere il Messia ebreo, se il mondo è pronto per tale rivelazione. In caso contrario, vivono e muoiono come persone comuni. Se la persona sappia o meno di essere il potenziale Messia è tuttora dibattuto.

In alcune storie chassidiche, i discepoli dei propri Rebbe e di altre figure religiose li considerano essere tra i lamedvavnik. È anche possibile per un lamedvavnik rivelarsi agli altri come tale, sebbene accada raramente — la condizione di lamedvavnik lo precluderebbe per il fatto stesso di essere un campione di umiltà e modestia. Di solito sono appunto i discepoli che speculano. Tali credenze vengono comunque descritte nelle opere di Max Brod, e alcuni scrittori (come per esempio Jorge Luis Borges) credono che il concetto si sia originato dal Libro della Genesi 18:26:

« Rispose il Signore: "Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città". »   (Genesi 18:26 [1])

Si dice che il fondatore del movimento chassidico, Israel ben Eliezer, noto come il Ba'al Shem Tov, studiasse insieme ad una società segreta di mistici ebrei, i Nestarim o Nistarim, e che infine diventasse un rabbino riverito e rinomato.[18]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il significato letterale di ṣādiq è veritiero, sincero, fedele, mentre per rendere più appropriatamente il significato di "puro" si preferisce ṭāhir o naqī.
  2. ^ Mishneh Torah, Sefer Madda, Leggi del Pentimento, 3:1
  3. ^ Sanhedrin 97b; Sukkah 45b
  4. ^ Mosè
  5. ^ Avot, 2:4
  6. ^ Nella lingua ebraica esiste anche il Qadòsh o santo, che è anche un ba'al mofèt ovvero un operatore di miracoli, cfr. Arthur Green, Queste sono le parole, Giuntina, Firenze 2002, pp. 229-203.
  7. ^ Un'altra tradizione, cha passa dallo Chassidismo e dai loro racconti raccolti da Martin Buber ammette a volte che tali uomini pii non fossero nascosti, anzi che si trasformassero quasi in "figure pubbliche", sostenendo che solo un autentico Zaddiq poteva fare da guida e modello agli altri ebrei. Con il tempo però si smise di chiamarli così, a meno che non avessero davvero compiuto imprese straordinarie di bontà.
  8. ^ La sedia vuota Gribaudi ed.
  9. ^ Nell'Haggadah di Pesach è scritto anche del Rashà che non avrebbe certamente "preso parte" all'"Esodo biblico"
  10. ^ Torah ed Unità del popolo ebraico
  11. ^ Salmi 124
  12. ^ v Anima#Ebraismo
  13. ^ Mosè Maimonide, Immortalità e Resurrezione. Morcelliana, Brescia, 2006 ISBN 88-372-2037-5 (pag. 115)
  14. ^ LeChaim significa anche "innocente"
  15. ^ In numeri ebraici, 30 è lamed (in ebraico: ל?), e 6 è vav (in ebraico: ו?). Il numero 36 è scritto in ebraico: ל"ו?.
  16. ^ cfr Re Salomone (Libro dei Proverbi e Qohelet, Tanakh) e Sefer Yetzirah
  17. ^ a b Rabbi Raymond A. Zwerin, THE 36 - WHO ARE THEY?, Denver, americanet.com, 15 settembre 2002 / 5763. URL consultato il 14 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2003).
  18. ^ Ken Spiro, The Hassidic Movement in Crash Course in Jewish History #52, SimpleToRemember.com - Judaism Online. URL consultato il 14/05/2013.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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