Acrostico

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Acrostico di Nathaniel Dearborn pubblicato a Boston nel 1850: leggendo le prime lettere di ogni rigo, si forma il nome Jenny Lind

Un acrostico (dal greco tardo ἀκρόστιχον, composto di ἄκρον, «estremo» e στίχος, «verso») è un componimento poetico o un'altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

In origine l'acrostico aveva certamente una funzione mnemonica e probabilmente una funzione magica. Si possiedono esempi di acrostici già in composizioni sacre babilonesi, per esempio quella che presentava così il nome del suo autore: «Saggil-kinam-ubbib, sacerdote degli incantesimi di Babilonia». Altri esempi di acrostici dell'antichità si rinvengono con la Bibbia, ad opera del profeta Geremia, con il "Libro delle Lamentazioni", i cosiddetti "Salmi alfabetici" in cui l'inizio di ogni verso presenta, nell'ordine, tutte le lettere dell'alfabeto (Salmi 25, 34, 119).

I più antichi esempi di acrostici in greco risalgono ad Arato di Soli e a Nicandro; vi sono numerosi acrostici tra gli epigrammi dell'Antologia Palatina e nell'opera di Dionigi il Periegeta. Nella letteratura latina Cicerone testimonia che Ennio fu autore di acrostici; gli argomenti in versi delle commedie di Plauto, presentano in acrostici il titolo delle commedie stesse.

Fra i poeti cristiani, acrostici furono composti da Commodiano nelle sue Instructiones. La tradizione dell'acrostico continuò nel Medioevo e poi nella letteratura italiana: molto famoso è l'acrostico costituito dai capoversi delle terzine dell'Amorosa visione con cui il Boccaccio dedicò l'opera a Maria d'Aquino.

Famoso è anche l'acrostico posto all'inizio del Commento morale a Giobbe di Gregorio Magno, miniato da Florentius. Sono definiti acrostici anche i termini che risultano dalle lettere iniziali di singole parole anziché di versi: l'esempio più noto è l'acrostico cristologico IΧΘΥΣ, "pesce", costituito dalle iniziali della formula Ἰησοὺς Χριστὸς Θεοῦ Υἱὸς Σωτήρ, (Gesù Cristo Salvatore Figlio di Dio).

Celebre è anche la scritta Viva V.E.R.D.I. che alcuni patrioti italiani avrebbero scritto sui muri di Modena durante i moti risorgimentali del 1859, per dissimulare l'acclamazione (Viva) Vittorio Emanuele Re D'Italia. Un esempio di acrostico di epoca più recente, ispirato alle vicende della prima e della seconda guerra del Golfo, è quello ironicamente ricalcato sulle lettere della parola B.U.S.H.: Bisogna Uccidere Saddam Hussein. L'opera Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter fa ampio uso dell'acrostico.

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