Mitzvah

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« ..."apri" il mio cuore alla Tua Torah e rendimi sollecito nell'adempimento dei Tuoi precetti (Mitzvoteykha)[1]... »
(Amidah, Siddur)
Mosè e le Tavole della Legge (illustrazione biblica del 1897)

Mitzvah (ebraico: מצווה, pronuncia standard: /mi'ʦva/, pronuncia tradizionale ashkenazita: /'mɪtsvə/; plurale mitzvót; dalla radice tsadi-vav-he che riguarda l'ambito del "comandare") è un termine usato nella religione ebraica, che significa "comandamento". Mitzvah può riferirsi a:

Il termine può esprimere anche il compimento di uno dei comandamenti sopra citati oppure qualsiasi azione caritatevole, ad esempio la sepoltura del corpo di una persona sconosciuta. Secondo gli insegnamenti dell'Ebraismo tutte le leggi morali sono comandamenti divini (o derivanti da essi).

All'interno delle diverse correnti dell'ebraismo i rabbini discutono sulla metodologia con cui si adempie ai precetti e sulle estensioni degli stessi.

Secondo il significato profondo, pur se la ragione per ciascuna mitzvah può essere determinata, gli uomini sono in grado di provare a raggiungerne lo scopo in maniera indiretta, senza seguire alla lettera, in un tempo stabilito, il precetto stesso.

Etimologia e Bibbia ebraica[modifica | modifica sorgente]

Il sostantivo femminile mitzvah (in ebraico: מִצְוָה?) si verifica più di 180 volte nel testo masoretico della Bibbia ebraica. Il primo utilizzo avviene in Genesi 26:5 dove Dio dice che Abramo ha "obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti (in ebraico: מִצְוֹתַי? - mitzvotai), le mie istituzioni e le mie leggi." Nel Septuaginta la parola viene usualmente tradotta con entole (greco: ἐντολὴ).[2] Nelle iscrizioni funebri del periodo del Secondo Tempio, l'epiteto phil-entolos, "amante dei comandamenti", era a volte inciso sulle tombe ebraiche.[3] Anche altre parole vengono usate in ebraico per significare comandamenti e statuti, per esempio i Dieci Comandamenti (in ebraico: עשרת הדיברות?) sono le "Dieci Parole".[4]

Un metodo della Ghimatriah rivela che nella parola "Mitzvah" viene celato il Tetragramma Biblico, corrispondendo infatti a "Mem" la lettera dell'alfabeto ebraico "Yod" e "Hei" alla "Zadiq".

Enumerazione rabbinica[modifica | modifica sorgente]

Sebbene il Tanakh non dichiari che esistono 613 comandamenti, Rabbi Simlai, citato nel Talmud, asserisce che Mosè ricevette 613 comandamenti, che rappresentano i seguenti:

« 365 comandamenti negativi come il numero dei giorni dell'anno solare e 248 comandamenti positivi corrispondenti agli "arti" della persona »
(Talmud, Trattato Makkot, 23b)

Tre dei comandamenti negativi cadono nella categoria di Abnegazione nella legge ebraica, col significato: "si deve morire piuttosto che trasgredire la proibizione."

Il numero 613 può anche essere ottenuto con la ghematria (metodo tradizionale di sostituzione dei numeri). La ghematria dà alla parola "Torah" il valore di 611, che corrisponde al numero dei comandamenti dati tramite Mosè, coi rimanenti due identificati come i primi due dei Dieci Comandamenti, che tradizionalmente furono gli unici uditi dalla Bocca di Dio Stesso.[5] (agli ebrei i 613 comandamenti sono ricordati dagli Tzitzit, noti come 'frange' o 'stringhe'.[6])

Secondo Rabbi Ishmael solo i principali comandamenti dei 613 furono dati sul Monte Sinai, il resto essendogli stato dato nella Tenda dell'Incontro. Rabbi Akiva, d'altronde, era dell'opinione che fossero stati dati tutti sul Monte Sinai, ripetuti nella Tenda dell'Incontro e annunciati una terza volta da Mosè prima di morire. Secondo il Midrash, tutti i comandamenti divini furono dati sul Monte Sinai e nessun profeta poteva aggiungerne altri nuovi.[7]

Nella letteratura rabbinica vi sono una quantità di opere, principalmente scritte dai Rishonim, che furono composte per determinare quali comandamenti facessero parte di questa enumerazione:[8]

  • Maimonide' Sefer Hamitzvot ("Libro dei Comandamenti"), dove si trova un commentario critico di Nachmanide;
  • Sefer ha-Chinuch ("Libro dell'Educazione"), attribuito a Rabbi Aaron ha-Levi di Barcellona (detto il Ra‘ah);
  • Sefer ha-Mitzvoth ha-Gadol ("Grande Libro dei Comandamenti") di Rabbi Moses ben Jacob di Coucy;
  • Sefer ha-Mitzvoth ha-Katan ("Piccolo Libro dei Comandamenti") di Rabbi Isaac ben Joseph di Corbeil;
  • Sefer Yere'im ("Libro del Timorato [di Dio]") di Rabbi Eliezer di Metz (numerazione non chiara);
  • Sefer Mitzvot HaShem ("Il Libro dei Comandamenti di Dio") di Rabbi Boruch Bentshar di Sokol;
  • Sefer ha-Mitzvoth di Rabbi Yisrael Meir Kagan (il "Chafetz Chaim") - quest'opera tratta soltanto dei comandamenti che sono applicabili al tempo presente.

Mitzvot rabbiniche[modifica | modifica sorgente]

Le mitzvot bibliche sono citate nel Talmud col termine ebraico mitzvot d'oraita, tradotto come comandamenti della Legge (Torah). In contrapposizione a ciò, esistono i comandamenti rabbinici, denominati mitzvot d'rabbanan. I Mitzvot d'rabbanan sono un tipo di takkanah ("legislazione positiva"). Tra i mitzvot d'rabbanan più importanti si annoverano:[8]

Questi sette comandamenti rabbinici sono considerati come comandamenti biblici in quanto, prima di eseguirli individualmente, viene recitata una benedizione, cioè:

"Benedetto sei Tu, o SIGNORE, nostro Dio, Re dell'universo, che ci hai comandato..."

Generano la frase "Keter Torah" ("La Corona della Torah") poiché il valore numerico di Keter è 620[9] (613+7).

Il comando divino è considerato implicito nella legge generale di osservare tutte le istruzioni delle autorità religiose (Deuteronomio 17:11,32:7; Shab. 23a). Inoltre molti dettagli specifici delle Mitzvot bibliche sono derivati solo per via dell'applicazione rabbinica della Torah Orale (Mishnah/Ghemarah); per esempio, la lettura dello Shema (Deuteronomio 6:4-7), la legatura dei tefillin e l'affissione della mezuzah (Deuteronomio 6:8-9) e la recitazione di Birkat Hamazon (ringraziamento dopo i pasti - Deuteronomio 8:10).

Sei mitzvot costanti[modifica | modifica sorgente]

Delle 613 Mitzvot citate nella Torah, ce ne sono sei che il commentario biblico Sefer ha-Chinuch chiama "mitzvot costanti": "Abbiamo sei mitzvot che sono perpetue e costanti, applicabili tutto il tempo, tutti i giorni della nostra vita".[8]

  1. Credere in Dio e che Egli ha creato tutte le cose.
  2. Non credere in nulla altro che in Dio.
  3. Credere nell'Unità di Dio.
  4. Avere timore di Dio.
  5. Amare Dio.
  6. Non perseguire le passioni del cuore, perdendosi nei desideri.

Le Mitzvot e la Legge ebraica[modifica | modifica sorgente]

Secondo il pensiero rabbinico, la Volontà di Dio è la fonte e autorità di ogni dovere religioso e morale. In tal modo, le Mitzvot costituiscono quindi le regole di condotta istituite divinamente. Nell'ambito del rabbinismo, i comandamenti sono di solito suddivisi in due gruppi principali, i comandamenti positivi (obblighi) – mitzvot `asseh [מצות עשה] e i comandamenti negativi (proibizioni) – mitzvot lo ta'aseh [מצות לא תעשה].

« ...disse Re David: <<...Ho visto "una fine" per ogni "cosa" perfetta... ...ma il precetto è [veramente] "ampio"...>>[10] »

Il sistema che descrive l'applicazione pratica dei comandamenti è noto col nome di Halakhah, liberamente tradotto con Legge ebraica. La Halakhah è lo sviluppo delle Mitzvot come presentate dalla Legge scritta, tramite discussioni e dibattiti nella Legge Orale (Torah Orale), trascritta nella letteratura rabbinica dell'epoca classica, specialmente nella Mishnah e Talmud.[11]

La Halakhah determina e influenza una vasta gamma di comportamenti degli ebrei tradizionalisti

Molte di queste leggi riguardano solo classi speciali di persone — tra cui i re o i Kohanim (sacerdoti), i Leviti, o i Nazirei — o sono condizionate da circostanze locali o temporanee della nazione ebraica, come per esempio le leggi agrarie, sacrificali e levitiche.

L'opinione maggioritaria dei rabbini classici è che i comandamenti saranno ancora applicabili e in vigore durante l'Era messianica. Tuttavia, una significativa minoranza di rabbini ha dichiarato che la maggior parte dei comandamenti saranno annullati dall'Era messianica. Esempi di tali interpretazioni rabbiniche affermano che:

Non c'è una risposta autorevole accettata all'interno dell'Ebraismo dove si dica quali Mitzvot verrebbero annullate nell'era messianica. Questo è un argomento di dibattito accademico e, non essendo reputata come questione di immediata praticità, di solito è trascurata a favore di responsa a domande di Halakhah pratica. È importante notare che nell'era messianica stessa esistono fasi diverse. Inoltre vi è una controversia tra Maimonide e Nachmanide se lo stato messianico finale sarà composto di corpi con anima o di sole anime. Le diverse opinioni circa l'annullamento delle proibizioni bibliche devono essere comprese in questo contesto.[12]

La gioia nella Mitzvah[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sefer Chaim.
« ...è l'attributo della "madreperla" se non per insegnarci che Qadosh BarukhHu prese 1/1000 del S/suo splendore e con quello "confezionò una gemma" preziosissima ed adorna, racchiudendovi tutti i precetti »
(Menachem da Recanati, Commento alla Genesi[13])

Secondo la Qabbalah il frutto del melograno, che richiama metaforicamente l'Albero della Vita posto nel Gan Eden, simboleggia le 613 Mitzvot sia perché conta lo stesso numero di chicchi sia perché la Torah è definita fonte di vita.

« È vero: Felice l'uomo che obbedisce ai Tuoi comandamenti (leMitzvoteikha), che "prende a cuore" la Tua legge (veToratekha) e la Tua parola »
(Siddur, Preghiera ebraica-Shemà)

È presente una preghiera ebraica secondo cui viene richiesto di essere solleciti nell'adempimento delle Mitzvot infatti, per lo zelo devoto della fede, anche nei Pirqei Avot, viene insegnato a nome di Rabbi Yannai che il compimento di un precetto "porta" al compimento di un altro ancora, quasi in modo continuativo: la Qabbalah e la Chassidut ricordano infatti che ciascun ebreo è "pieno" di Mitzvot "come un melograno di chicchi" [14].

Come insegna la Chassidut le stesse Mizvot sono occasioni offerte da Dio agli Ebrei per il loro perfezionamento spirituale e per acquisire un numero elevato di meriti, esse derivano infatti anche dalla Sua sapienza e sono gioia riflessa persino nell'azione oltre ad essere ambito dell'indagine intellettuale.
Secondo un versetto del Pentateuco Dio ha dato Torah e molti precetti al popolo ebraico perché esso acquisisca un numero elevato di meriti infatti come si trova diletto nella verità della Torah altrettanto può dirsi dell'azione nelle Mitzvot (cfr Fede-Fede ebraica, Pirqei Avot e Popolo eletto).

Abbellire una Mitzvah[modifica | modifica sorgente]

Non prescrizione né uso o Minhag è l'impegno nel rendere un momento solenne, un'azione o un oggetto per una Mitzvah o generalmente per l'Avodah abbelliti da elementi o situazioni esterni al comando stesso: questa volontà esprime l'amore e la gioia del popolo ebraico certamente ricompensati con abbondanza e doni preziosi.

Esistono quindi tre differenti tipi di sollecitudine nell'eseguire una Mitzvah:

  • in modo regolare;
  • hiddur, migliorarla
  • e Mehadrin min haMehadrin che si riferisce al migliorarla anche abbellendola.
Tutti i tre propositi possono essere accompagnati dalla gioia del devoto ebreo.

"Fai/fate una siepe attorno alla Torah"[modifica | modifica sorgente]

Il versetto succitato dei Pirqei Avot insegna che i Maestri hanno stabilito delle norme a salvaguardia delle Mitzvot prescritte: anch'esse devono essere osservate con cura e disciplina e la loro trasgressione viene considerata peccato. Spesso alcune di esse sono in vigore solo per alcuni periodi di tempo ma la loro validità viene comunque stabilita secondo l'Halakhah.
Talvolta è anche il caso di alcuni Minhaghim.

Essere ancora più santi[modifica | modifica sorgente]

Diversamente dai voti ed in considerazione del principio secondo cui nulla può essere tolto o aggiunto alla Torah, spesso alcuni Ebrei molto osservanti curano l'osservanza di azioni, usi o modi non obbligatori; simili a questi, spesso forme di ascesi permesse nella Torah, sono i digiuni individuali o forme di disciplina regolata da restrizioni difficili da seguire per la maggioranza. Presso il Besht si stabilì però che solo in passato si poté osservare la regola delle punizioni autoinflitte e che da quel momento non ve ne sarebbe stato più bisogno e così infatti si predispose sin d'allora, tranne alcuni casi. Resta comunque la particolare dedizione ad elementi di osservanza aggiuntivi non necessari per la maggioranza ma cari ai più devoti.
Oltre ad essere distinti tra le Nazioni, agli ebrei la Qedushah pone quindi sia la possibilità di ascesi sia un coinvolgimento spirituale nel Mondo (cfr Mondo Superiore, Shabbat e Torah).

Una Mitzvah non compiuta... ma considerata[modifica | modifica sorgente]

Una Mitzvah non compiuta per errore o dimenticanza viene [quasi] considerata eseguita purché ci si sia prefissi sinceramente e spontaneamente di farla tempo prima, quindi non con l'intento volontario di non farla; anche se non condizione desiderabile, questa possibilità permette di apprezzare la Bontà e la Clemenza divine anche se persino in questo caso si necessita di Teshuvah.

Due dei motivi per le Mitzvot: "la fonte del favore"[modifica | modifica sorgente]

Anche Chaim Luzzatto ricorda che, per Chessed e Rachamim, Qadosh BaruchHu ha stabilito alcuni comandamenti per la "riparazione" ed altri per "sospendere" il giudizio "severo", come per esempio il suono dello Shofar (138 Aperture di Saggezza).

Parte del Sod delle Mitzvot[modifica | modifica sorgente]

Quasi ogni Mitzvah può essere interpretata secondo tutti i quattro livelli esegetici ebraici "Pardes" ed è certo quindi anche il loro significato mistico; ciò è conosciuto generalmente per il Seder di Tu b'Shvat e per Lulav ed Etrog ma vale per ogni Mitzvah. Uno dei metodi per avvicinarsi al significato recondito è la stessa comprensione dell'Etica ebraica, anch'essa comunque soggetta all'esegesi mistica.

Catalogazione[modifica | modifica sorgente]

Nel testo, edito dalla Providence University Inc[15] anche in italiano, "Shaarei Kedusha", "Le Porte della Santità", nella parte della Quarta Porta, Chaim Vital categorizza 5 gruppi di Mitzvot, alcune delle quali elencate anche come appaiono o vengono citate nello Zohar:

  • Mitzvot che dovrebbero essere osservate durante le Tefillot dei giorni della settimana;
  • Mitzvot che dipendono dal periodo dell'anno;
  • Mitzvot che possono accadere nella propria vita;
  • Mitzvot che una persona dovrebbe ricercare in modo da osservare;
  • Mitzvot che una persona "non dovrebbe" ricercare poiché il Santo Uno, che sia benedetto, le "presenterà" di fronte ad essa.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Ricerche storico-fenomenologiche accademiche[modifica | modifica sorgente]

Diagramma dell'Ipotesi documentale o "teoria delle quattro fonti".
'J': tradizione Jahvista
'E': tradizione Elohista
'D': tradizione Deuteronomista
'P': tradizione Codice Sacerdotale
'R': "Redattore" che ha compilato le fonti
* include la maggior parte del Levitico
† include la maggior parte del Deuteronomio
‡ "Deuteronomic History (Storia deuteronomica)": Giosuè, Giudici, Samuele 1&2, Re 1&2

Nello studio biblico moderno (Ipotesi documentale), si considera che siano sei i codici giuridici che compongono il corpus del testo della Torah:

  • I Dieci Comandamenti.
  • Segue il Codice dell'Alleanza, che fornisce leggi più dettagliate.
  • Il Decalogo Rituale, che riassume il Codice dell'Alleanza ed è presentato dopo una breve narrazione della struttura dell'Arca dell'Alleanza e Tabernacolo.
  • Il Codice Sacerdotale, che contiene complesse leggi sui rituali e altre situazioni più generiche, viene dato da sopra il propiziatorio nel Tabernacolo, quando l'Arca ed il tabernacolo sono stati completati. Tale codice si espande ulteriormente quando accadono degli eventi non compresi nelle leggi, per cui Mosè chiede a Dio più ampi chiarimenti.
  • Il Codice di Santità è contenuto nel Codice Sacerdotale, verso la fine, ma forma una sezione separata che dà particolare enfasi alle cose sacre e che devono essere fatte per onorare il santo. Contiene anche gli ammonimenti di YHWH su cosa possa succedere se le leggi non sono rispettate, come anche le promesse che si avvereranno se le leggi sono osservate.
  • Il Codice Deuteronomico, che viene ricordato da Mosè nel suo ultimo discorso prima di morire, ricopre i contenuti dei codici precedenti, ma espone anche altre leggi non registrate precedentemente, che Mosè "si ricorda" in quel momento.

Nella critica biblica, non sempre accettata in tutto il mondo ebraico, questi codici vengono studiati separatamente, soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche uniche, o prime ad apparire, di ognuno. Molte delle mitzvot enumerate da uno o l'altro di questi codici sono presenti anche negli altri, a volte formulate in modo diverso, o anche con clausole aggiuntive. Inoltre, i temi, come ad esempio l'idolatria, il comportamento sessuale, la purezza rituale e le offerte di sacrifici, sono condivisi da tutti i sei codici e, quindi, in studi teologici motivati più religiosamente, è spesso il caso che le mitzvot siano invece organizzate per tema, piuttosto che per la posizione in cui si trovano all'interno della Bibbia.[12]

Critica religiosa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nella parte dell'Amidah in cui è permesso aggiungere preghiere personali, un Siddur sefardita riporta dei brani già composti in merito al bene proprio e di tutto il popolo ebraico (cfr Berakhot, Gaon di Vilna e Preghiera ebraica)
  2. ^ Philip Leroy Culbertson, A word fitly spoken, 1995, p. 73: "Si veda anche Lieberman, Texts and Studies, p. 212, dove dimostra che il greco entole è parallelo a mitzvah, entrambi che suggeriscono una particolare enfasi sulle elemosine caritatevoli."
  3. ^ The Journal of Jewish studies Volume 51, 2000: "Si notino comunque, come esempio, l'epiteto funebre philentolos (amante dei comandamenti), creato dalla parola basilare del Septuaginta entole, comandamento (ebr.: mitzvah)..."
  4. ^ Mark Rooker, The Ten Commandments: Ethics for the Twenty-First Century, 2010, p. 3, "The Significance of the Ten Commandments in the Old Testament: i Dieci Comandamenti sono letteralmente le "Dieci Parole" (aseret haddebarêm) in ebraico. L'uso del termine dabar, “parola”, in questa frase differenzia queste leggi dal resto..."
  5. ^ Makkot 24a.
  6. ^ Rashi Numberi 15:39 (da Numbers Rabbah 18)
  7. ^ Midrash Sifra a Levitico 27:34; Talmud, Yoma 80a.
  8. ^ a b c Ronald H. Isaacs, Mitzvot: A Sourcebook for the 613 Commandments, Jason Aronson, 1996. ISBN 978-1568219004.
  9. ^ (HE) Dovid bar Shlomo Vital, כתר תורה [Keser Torah], Istanbul, 1536. URL consultato il 23/07/2013.
  10. ^ v Nahmanide esegeta e cabbalista, ed. Giuntina
  11. ^ Abraham Chill, The Mitzvot: The Commandments and Their Rationale, Urim Publications, 2ª ed., 2000. ISBN 978-9657108147
  12. ^ a b Joseph Telushkin, The Ten Commandments of Character: Essential Advice for Living an Honorable, Ethical, Honest Life, Random House, 2003, s.v. "Mitzvot" e passim.
  13. ^ v Aquilegia Edizioni, 2005 (pag.79)
  14. ^ Seder
  15. ^ ULC-ITALIA
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