Dieci comandamenti

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Il decalogo emulato in una pergamena del 1768 di Jekuthiel Sofer

Secondo l'Antico Testamento i dieci comandamenti, detti anche Decalogo, sono i comandamenti scritti sulle tavole della legge date da Dio a Mosè sul monte Sinai. Sono i Settanta che riportano l'espressione dèka lògous (dieci parole), da cui deriva il termine Decalogo o Dieci Parole. In realtà le ingiunzioni sono più di dieci e il testo è presente in due versioni leggermente diverse in due diversi libri della Bibbia (Esodo e Deuteronomio) e ciò ha portato ad una certa varietà nelle loro suddivisioni.

L'ebraismo ricorda e festeggia l'evento in cui gli sono state consegnate le tavole con i 10 comandamenti in occasione della festa di Shavuot.

Il testo e le suddivisioni[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene l'originale ebraico sia alla base dei Comandamenti per le tre grandi religioni monoteiste, ogni religione li ha diversamente interpretati, con differenze anche all'interno di ciascuna religione. Di seguito vengono riportate le diverse versioni.

Esodo e Deuteronomio[modifica | modifica wikitesto]

Troviamo il testo del decalogo in Esodo 20,2-17 e in Deuteronomio 5,6-21

Esodo 20

Deuteronomio 5

[2] Io sono il Signore, tuo Dio, che ti fece uscire dalla terra d'Egitto, dalla casa degli schiavi.

[3] non avrai altro Dio all'infuori di me.

[4] Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.

[5] Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano,
[6] ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

[7] Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

[8] Ricordati del giorno di sabato per santificarlo:
[9] sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro;
[10] ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te.

[11] Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

[12] Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.

[13] Non uccidere.

[14] Non commettere adulterio.

[15] Non rubare.

[16] Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

[17] Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

[6] Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.

[7] Non avere altri dèi di fronte a me.

[8] Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.

[9] Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano,
[10] ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.

[11] Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.

[12] Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato.

[13] Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro,
[14] ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te.

[15] Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

[16] Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sia felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.

[17] Non uccidere.

[18] Non commettere adulterio.

[19] Non rubare.

[20] Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

[21] Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

Notare che il testo biblico non riporta la numerazione dei comandamenti, né, nell'originale ebraico, conosce punteggiatura, né, in tale lingua, è diviso in capoversi. Qui si è inserita la punteggiatura, ma non appartiene al testo biblico.

Inoltre dobbiamo tenere presente che la suddivisione in versetti non è nel testo originale, ma è stata formulata nel secondo millennio cristiano per facilitare il lavoro di individuare le citazioni bibliche. Essa è quindi puramente redazionale.

Versione ebraica diffusa[modifica | modifica wikitesto]

José de Ribera, I Dieci comandamenti

Traduzione più letterale dell'originale ebraico di Esodo 20,1-14:

« E Dio pronunciò tutte queste parole dicendo così:

Io sono il Signore tuo Dio, che ti fece uscire dal paese d'Egitto, dalla casa del [faraone dove eravate] schiavi.

Non avrai altri dei al mio cospetto[1]. Non dovrai farti alcuna figura scolpita, né immagine alcuna delle cose che sono in alto nel cielo o in basso sulla terra o nelle acque al di sotto della terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li adorare, perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio scrupoloso [nell'esigere la punizione per l'idolatria]. Per coloro che mi odiano Io punisco il peccato dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione mentre uso bontà fino alla millesima generazione per coloro che mi amano ed osservano i miei comandamenti.

Non pronunciare il nome del Signore Dio tuo invano[2]; perché il Signore non lascerà impunito chi avrà pronunciato il suo nome invano.

Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Per sei giorni lavorerai e compirai ogni tua opera ma il settimo è giorno di totale cessazione del lavoro e dedicato al Signore Dio tuo. Non farai alcun lavoro né tu né tuo figlio né tua figlia né il tuo schiavo né la tua schiava né il tuo animale né il forestiero che si trova nelle porte [della tua città] poiché in sei giorni il Signore creò il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che contengono e nel settimo giorno si riposò e per questo il Signore ha benedetto il settimo giorno santificandolo.

Onora tuo padre e tua madre affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra che il Signore tuo Dio ti dà[3].

Non uccidere.

Non commettere adulterio.

Non rubare [o rapire].

Non fare falsa testimonianza contro il tuo prossimo[4].

Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare sua moglie, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo. »

Interpretazioni dei dieci comandamenti nell'esegesi ebraica[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fuoco celeste, Mitzvah, Mitzvot, Shavuot, Simchat Torah, Torah celeste, Va'etchanan e Yitro (parashah).

I comandamenti si iscrivono nella teologia dell'alleanza che Dio fa con il popolo d'Israele secondo la quale nelle due Tavole della legge scritte da Dio e presentate a Mosè essi sono scritti cinque in una, quella che concerne il rapporto che l'Ebreo ha con Dio, e cinque nella seconda, dove sono iscritti quelli riguardanti il rapporto tra l'uomo ed il suo prossimo; l'esegesi ebraica afferma che i primi cinque corrispondono agli altri cinque spiegandone le analogie; ad esempio il quinto viene a costituire la fede in Dio poiché i genitori sono da Lui assistiti per la discendenza: secondo la Qabbalah essi sono anche ispirati per la scelta dei nomi dei figli. I primi due comandamenti furono ascoltati dal popolo ebraico direttamente dalla "bocca" di Dio mentre gli altri vennero poi trasmessi da Mosè: infatti mentre nei primi due il comando è indirizzato utilizzando la seconda persona nei successivi invece ci si riferisce a Dio utilizzando la terza persona proprio ad indicare la trasmissione degli stessi tramite Mosè.
Trasmessa a Mosè, la Torah riporta due versioni dei Dieci comandamenti ricevuti dal capo dei profeti ed impartiti a tutto il popolo d'Israele.
I Dieci Comandamenti sono la sintesi e l'essenza di tutti i 613 precetti: il numero delle lettere ebraiche dei Dieci Comandamenti è infatti 620, numero che include i 613 precetti della Torah ed i Sette precetti Noachici. Sia le seconde tavole che le prime, queste ultime rotte da Mosè, sono contenute nell'Arca dell'alleanza.

  • Le prime due Tavole rotte da Mosè, fatto poi approvato da Dio, vennero date nel giorno celebrato dal popolo ebraico con la festività ebraica di Shavuot; le seconde Tavole, ricevute nuovamente sempre da Mosè per tutti gli Ebrei di sempre, vennero invece donate durante Yom Kippur, giorno di Teshuvah, espiazione e perdono dei peccati.
  • Le seconde tavole riportano 17 parole in più delle prime tavole ed in Ghimatriah 17 è il valore di tov, bene: טוב.
  • Chaim Luzzatto ricorda che la parola ebraica che traduce quella italiana incise, חרות, Charut, può essere letta come Cherut, libertà, insegnando infatti che col dono della Torah, da cui il versetto 32.16: la scrittura di Dio fu incisa sulle tavolette, gli Ebrei furono liberi dall'angelo della morte e liberi dalla servitù alle Nazioni (Talmud, Eruvin 54b; Zohar II 46a, 114a).
  • Secondo Rashi il versetto prima della proclamazione dei Dieci Comandamenti Dio parlò tutte queste parole dicendo sottolinea come Dio disse tutti i Dieci Comandamenti in una sola espressione unitaria e solo in seguito, sempre nella stessa occasione, vennero rivelati uno ad uno.
  • La suddivisione dei Dieci Comandamenti nelle Due Tavole è dovuta alla simbologia corrispondente del Cielo e della Terra, dello sposo e della sposa e della Torah scritta rispetto alla Torah Orale.
  • I Dieci Comandamenti erano incisi sulle Tavole da una parte all'altra cosicché si potessero leggere sia davanti sia sul retro: miracolosamente si leggevano allo stesso modo su entrambi i lati. A proposito di ciò si manifestò un altro miracolo: alcune lettere dell'alfabeto ebraico presentano un vuoto al loro interno ma la pietra all'interno delimitata dall'incisione in tutto il proprio perimetro restava sospesa miracolosamente.
  • Le tavole vennero incise dalla luminescenza della parola divina.
  • La pietra delle Tavole della Legge era così preziosa che se Mosè l'avesse utilizzata per denaro sarebbe divenuto l'uomo più ricco: ma è preferibile fare qualcosa in nome del Cielo con un fine religioso anziché usufruire della stessa cosa, destinata ad avere un uso ed un significato sacri, per un uso profano o materiale; secondo alcuni commentatori la pietra era infatti di zaffiro. Le prime tavole vennero forgiate da Dio mentre Mosè intagliò le seconde.
  • Le Tavole della Legge su cui vennero scritti i Dieci Comandamenti e la stessa scrittura sono alcune delle cose create da Dio al crepuscolo prima dello Shabbat dei primi giorni della Creazione.
  • I Dieci Comandamenti (ebr עשרת הדיברות) corrispondono alle Dieci Espressioni con cui venne fatta la Creazione, sia luce..., ci sia un firmamento..., ecc. I maestri insegnano infatti che anche la Creazione sorse all'esistenza tramite la Parola di Dio.
  • Importante l'affermazione rabbinica secondo la quale tutti gli Ebrei assistettero all'evento terribile del monte Sinai, anche le anime degli Ebrei che dovevano ancora nascere.
  • Alla proclamazione di ogni comandamento l'anima degli Ebrei viventi presenti ai piedi del monte Sinai li abbandonava per la grandezza della rivelazione di Dio e della Torah, in seguito essa tornava rianimandoli: ciò successe appunto per ogni Comandamento.
  • Nel Talmud si pone la domanda di come sia possibile che Dio abbia potuto incidere la scrittura sulla Tavole della Legge e si risponde con un racconto che afferma come Rabbi Akiva, all'inizio del suo avvicinamento alla Sapienza della Torah avvenuto all'età di quarant'anni, si disse che se l'acqua, se versata poco a poco, può sciogliere la pietra e formarvi una cavità, così lo studio della Torah avrebbe potuto ritemprare e cambiare completamente nel bene e nella santità il suo cuore fatto di carne e sangue.

Suddivisione secondo le confessioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

C'è una differenza tra le varie tradizioni religiose riguardo alla suddivisione dei vari comandamenti: concretamente la differenza sta nella suddivisione tra primo e secondo, e, conseguentemente, tra nono e decimo comandamento.

Sia per l'ebraismo che per la chiesa Ortodossa, per i testimoni di Geova e per le chiese evangeliche, esclusa quelle luterane, il secondo comandamento inizia dove c'è la prescrizione di non farsi immagini di Dio, di non prostrarsi di fronte ad esse e di non adorarle. Di conseguenza, il comandamento riguardante il non desiderare la moglie del prossimo è un tutt'uno con quello che riguarda il non desiderare le sue cose.

Invece la Chiesa cattolica latina e, successivamente, il luteranesimo, seguendo la tradizione agostiniana, considerano la prescrizione sull'adorazione delle immagini come parte del primo comandamento. Inoltre, prendendo come base il testo del Deuteronomio, ha separato la proibizione di desiderare la moglie del prossimo da quella di desiderare le sue cose. Nella tradizione ebraica ed in quella protestante, il primo comandamento comprende anche la premessa dei comandamenti cattolici. Il secondo comandamento ebraico e protestanti corrisponde al primo cattolico e luterano, ma non corrisponde al primo protestante non luterano perché sdoppiato.[Chiarire e semplificare: "Il secondo comandamento ebraico e protestanti? che significa?]


Quindi un'altra suddivisione leggermente diversa è seguita dalle chiese ortodosse e riformate.

Suddivisione secondo le tradizioni ebraica originale. Anche se tradotta in Italiano
(seguendo il testo dell'Esodo)

Suddivisione secondo la tradizione cattolica
(seguendo il testo del Deuteronomio)

  1. (2)«Io sono il Signore Iddio tuo che ti feci uscire dalla terra d'Egitto, dalla casa degli schiavi(5) Non avrai altri dèi al mio cospetto(3).
  2. (4) non ti farai alcuna scultura (6) né immagine qualsiasi di tutto quanto esiste in cielo al di sopra o in terra al di sotto o nelle acque al di sotto della terra. (5)Non ti prostrare loro e non adorarli poiché Io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso(7) che punisce il peccato dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione(8) per coloro che Mi odiano. (6)E che uso bontà fino alla millesima generazione per coloro che Mi amano e che osservano i Miei precetti.
  3. (7)Non pronunziare il nome del Signore Dio tuo invano(9). Poiché il Signore non lascerà impunito chi avrà pronunciato il Suo nome invano.
  4. (8)Ricordati del giorno del Sabato(1) per santificarlo. (9)Durante sei giorni lavorerai e farai ogni tua opera. (10)Ma il settimo giorno sarà giornata di cessazione del lavoro deticata al Signore tuo Dio; non farai alcun lavoro né tu né tuo figlio né tua figlia né il tuo schiavo né la tua schiava né il tuo bestiame né il forestiero che si trova nelle tue città. (11)Poiché in sei giorni il Signore creò il cielo e la terra,il mare e tutto quanto essi contengono,riposò nel giorno settimo; per questo il Signore ha benedetto il giorno del Sabato e lo ha santificato.
  5. (12)Onora tuo padre e tua madre, affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra che il Signore Dio tuo ti dà(2).
  6. (13)Non uccidere.
  7. (14)Non commettere adulterio.
  8. (15)Non rubare.
  9. (16)Non fare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
  10. (17)Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie di lui, né il suo schiavo e la sua schiava, né il suo bue né il suo asino né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo(3)».

N.B. Tutte le (Note numeriche) dentro le parentesi tonde,( ) aiutano a comprendere il giusto senso anche perché sono stati tradotti,in questo caso,in Italiano. Le “note” numeriche hanno l’approfondimento e la spiegazione di riferimento. In questo,si consiglia il testo originale,con apporto di spiegazione e guida Rabbinica. Vista la traduzione Italiana,per approfondimento e per corretta interpretazione,non può essere il testo tradotto,motivo di studio. In Ebraico ogni frase,ogni lettera ha un suo senso,come ha il suo corrispondente numerico. L'ordine dei comandamenti,per alcune regole ebraiche ferree e antiche quanto moderne,non può essere cambiato,(tentativo fatto da altre culture religiose non Ebraiche, e che oggi sono tornate sul testo originale antico Ebraico.) Come nulla si può cambiare nei testi religiosi Ebraici fin dalla loro nascita.

  1. Io sono il Signore, tuo Dio... Non avere altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine... Non ti prostrerai davanti a quelle cose...
  2. Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio...
  3. Osserva il giorno di sabato per santificarlo...
  4. Onora tuo padre e tua madre...
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere adulterio (poi trasformato in "non commettere atti impuri").
  7. Non rubare.
  8. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
  9. Non desiderare la moglie del tuo prossimo.
  10. Non desiderare la casa del tuo prossimo... né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

Versione diffusa nel contesto cattolico[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene l'originale ebraico compaia nelle Bibbie cristiane, in ambito cattolico ne esistono diverse versioni, tra le quali una ridotta, il cui scopo è, per il destinatario della catechesi, quello di facilitare la memorizzazione. La più diffusa è la seguente:

Ascolta Israele! Io sono il Signore Dio tuo:
  1. Non avrai altro Dio all'infuori di me.
  2. Non nominare il nome di Dio invano.
  3. Ricordati di santificare le feste.
  4. Onora il padre e la madre.
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere atti impuri.
  7. Non rubare.
  8. Non dire falsa testimonianza.
  9. Non desiderare la donna d'altri.
  10. Non desiderare la roba d'altri.
Il decalogo nella chiesa calvinista di Ligerz

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Diversamente dall'intera legge mosaica, che non è osservata in ambito cristiano, i dieci comandamenti sono stati ritenuti fondamentali anche nel Cristianesimo per il loro valore morale, ma spesso interpretati in modo diverso.

Ad esempio non viene rispettato il sabato, ma la domenica e anche sulla proibizione delle immagini sorsero ben presto dibattiti nella Chiesa, come nel caso della controversia iconoclasta, cioè se fosse o no lecito introdurre le immagini nelle chiese e la loro venerazione. La disputa venne risolta affermativamente dalla Chiesa nel VIII secolo (con diverse sfumature fra Oriente e Occidente), per risorgere poi nel XVI secolo con la Riforma protestante.

In ogni caso, secondo la dottrina cattolica, i dieci comandamenti sono vincolanti semper et pro semper, sempre e in ogni occasione. Pertanto la persona che con piena avvertenza e deliberato consenso violi uno di questi comandamenti, commette peccato mortale e perde la grazia di Dio.

Nel Corano[modifica | modifica wikitesto]

L'Islam non ha il testo dei comandamenti della Bibbia ebraica. È possibile però ritrovare nel Corano alcune affinità con alcune ingiunzioni morali del Decalogo mosaico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Erri De Luca, nel suo E disse, così traduce: «Non ci sarà per te Elohìm altro al di sopra dei miei volti» (Erri De Luca, E disse, Feltrinelli, Milano 2011, pag. 47).
  2. ^ Erri De Luca traduce: «Non solleverai il nome di Iod tuo Elohìm per falsità» (Erri De Luca, E disse, Feltrinelli, Milano 2011, pag. 53).
  3. ^ De Luca: «Dai peso a tuo padre e a tua madre in modo che si allungheranno i tuoi giorni sopra il suolo che Iod tuo Elohìm dà a te» (Erri De Luca, E disse, Feltrinelli, Milano 2011, pag. 55).
  4. ^ De Luca: «Non risponderai nel tuo compagno da testimone di inganno» (Erri De Luca, E disse, Feltrinelli, Milano 2011, pag. 73).

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