Leggi delle XII tavole

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Le leggi delle XII tavole (duodecim tabularum leges) è un corpo di leggi compilato nel 451-450 a.C. dai decemviri legibus scribundis, contenenti regole di diritto privato e pubblico. Rappresentano una tra le prime codificazioni scritte del diritto romano, se si considerano le più antiche mores e lex regia.

(LA)
« [...] bibliothecas me hercule omnium philosophorum unus mihi videtur XII tabularum libellus [...] et auctoritatis pondere et utilitatis ubertate superare »
(IT)
« [...] mi pare che il solo libro delle XII tavole superi per autorità ed utilità le biblioteche di tutti i filosofi »
(Marco Tullio Cicerone, De Oratore, I - 44, 195.)

Sotto l'aspetto della storia del diritto romano, le Tavole costituiscono la prima redazione scritta di leggi nella storia di Roma. Le fonti antiche, per giustificare questa innovazione, parlano di contatti con Ermodoro di Efeso, discendente del filosofo Eraclito. In effetti proprio nel VI-V secolo a.C. il mondo greco conobbe la legislazione scritta.

Secondo la versione tradizionale, tramandata dagli storici antichi, la creazione di un codice di leggi scritte sarebbe stata voluta dai plebei nel quadro delle lotte tra patrizi e plebei che si ebbero all'inizio dell'epoca repubblicana. In particolare, i plebei chiedevano un'attenuazione delle leggi contro i debitori insolventi e leggi scritte che limitassero l'arbitrio dei patrizi nell'amministrazione della giustizia. In quell'epoca, infatti, l'interpretazione del diritto era affidata al collegio sacerdotale dei pontefici, che era di esclusiva composizione patrizia.

Esse furono considerate dai Romani come fonte di tutto il diritto pubblico e privato (fons omnis publici privatique iuris).[1] Secondo lo storico Ettore Pais[2] i redattori non introdussero grandi novità, ma si sarebbero limitati a redigere per iscritto gli antichi mores.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Verginia fu uccisa dal padre, Lucio Verginio, per non lasciarla cadere nelle mani di Appio Claudio Crasso
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Repubblica romana (509-264 a.C.), Conflitto degli ordini e Secessio plebis.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Decemviri Legibus Scribundis Consulari Imperio (451 a.C.) e Decemviri Legibus Scribundis Consulari Imperio (450 a.C.).

Il tribuno della plebe Gaio Terenzilio Arsa, propose nel 462 a.C. la nomina di una commissione composta da appositi magistrati con l'incarico di redigere un codice di leggi scritte per sopperire all'oralità delle consuetudini (mores) allora in vigore. Il Senato, dopo un'iniziale opposizione (la proposta fu riformulata l'anno seguente dai cinque tribuni della plebe), votò nel 454 a.C. l'invio di una commissione di tre membri nominati dai concilia plebis in Grecia, per studiare le leggi di Atene e delle altre città. Tito Livio ci fornisce i nomi dei tre componenti la commissione Spurio Postumio Albo Regillense, Aulo Manlio Vulsone e Servio Sulpicio Camerino Cornuto.[3]

Nel 451 a.C. fu istituita una commissione di decemviri legibus scribundis che rimpiazzò le magistrature ordinarie, sia patrizie che plebee, sospese in quell'anno. I componenti della commissione furono scelti tra gli ex-magistrati patrizi; sempre T. Livio ce ne fornisce i nomi:

Seguendo il testo liviano, furono nominati decemviri i tre della commissione inviata ad Atene, in qualità di "esperti" e "Gli altri furono eletti per far numero" (Supplevere ceteri numerum).[4]

Le Dodici Tavole (non sappiamo se di legno di quercia, d'avorio o di bronzo) vennero affisse nel foro, dove rimasero fino al sacco ed all'incendio di Roma del 390 a.C. Cicerone narra che ancora ai suoi tempi (I secolo a.C.) il testo delle Tavole veniva imparato a memoria dai bambini come una sorta di poema d'obbligo (ut carmen necessarium), e Livio le definisce come “fonte di tutto il diritto pubblico e privato [fons omnis publici privatique iuris]”. Il linguaggio delle tavole è ancora un linguaggio arcaico ed ellittico. Alcuni studiosi suppongono che le norme siano state scritte in metrica, per facilitare la memorizzazione.

Nel primo anno furono scritte le leggi delle prime dieci tavole, di volta in volta discusse in assemblea, e la commissione, non essendo stato completato il lavoro, fu prorogata anche all'anno seguente. Fu cambiata la composizione della commissione, che fu nuovamente eletta dai comizi centuriati. Secondo Dionigi di Alicarnasso entrarono a farne parte anche tre plebei, mentre Livio tramanda che fossero nuovamente tutti patrizi. La seconda commissione dei decemviri fu dominata dal patrizio Appio Claudio ed ebbe un comportamento dispotico.

Le due tavole restanti furono scritte senza consultazione nell'assemblea. Il diffuso malcontento e un episodio legato a Virginia, una fanciulla plebea che il padre preferì uccidere piuttosto che consegnare alle voglie dell'arrogante decemviro Appio Claudio, scatenarono una rivolta popolare e la deposizione della commissione, con il ripristino delle magistrature ordinarie. I consoli dell'anno 449 a.C., fecero incidere le leggi su tavole che vennero esposte in pubblico, nel Foro cittadino. Queste dodici tavole furono a lungo considerate diritto dei plebei.

Lo Ius legitimum vetus[modifica | modifica sorgente]

Dal VI al V secolo, lo Ius Quiritium cominciò a perdere la capacità di produrre altre norme che facessero fronte alle nuove esigenze emergenti della vita sociale. Nel corso del VI secolo, ai plebei fu concesso il commercium con i patrizi, vale a dire la capacità di acquistare diritti ex Iure Quiritium di contenuto economico (su terre, animali, schiavi). I plebei si impegnarono in un triplice sforzo:

  • estendere lo Ius Quiritium patrizio, alla cui produzione non prendevano parte;
  • contenere l'interpretazione del patriziato in quella sfera;
  • veder riconosciute, come diritto, alcune nuove usanze patrizio-plebee (le obligationes).

Queste aspirazioni furono parzialmente accolte dalla legislazione decemvirale (Leggi delle XII tavole del 451), che acquistarono efficacia di una legge impegnativa per tutti i Romani, in virtù dell'auctoritas patrum. Il loro valore politico non fu molto forte, in quanto i plebei non ottennero alcune importanti concessioni, come il connubium con i patrizi e l'estinzione dei debiti; essi puntarono a scopi più modesti; ottennero che lo Ius Quiritium venisse aperto a tutti, e sottratto alle parziali interpretazioni del patriziato. Le XII tavole ebbero quindi il carattere di una legislazione ottriata, cioè concessa unilateralmente dal patriziato alla plebe. La sua importanza non fu tanto nel contenuto delle norme, bensì sulla stabilità normativa, ottenuta attraverso la redazione in forma scritta, che garantiva certezza. I patrizi riuscirono a conservare i loro privilegi, ma la plebe ottenne una raccolta di leggi che assicurava una loro maggiore protezione legale.
Un primo gruppo di norme fu dedicato al perfezionamento di alcuni istituti dello Ius Quiritium: circa l'amministrazione della famiglia e soggetti impuberi o di sesso femminile, le XII tavole ammisero che essi fossero soggetti di rapporti giuridici, gli impuberes fino al raggiungimento della pubertà, le mulieres sino alla morte, e sottoposti alla potestas, meno intensa del pater.
Eliminazione e surrogazione del pater familias: nell'ipotesi in cui il pater diventasse pazzo (furiosus), cioè risultasse dannoso per la famiglia, poteva essere considerato decaduto dalla patria potestas o sottomesso, insieme alla sua pecunia.
La proprietà fondiaria: fu stabilito che i domini fondiari potessero agire contro i propri vicini con l'actio qualora questi deviassero il flusso delle acque piovane, o furono strette convenzioni fra i domini limitrofi, per i passaggi sui terreni altrui.
Per quanto riguarda i rapporti relativi, con le XII tavole fecero il loro ingresso nello ius romano le obligationes, mediante la concessione ai creditori di un actio sacramenti in personam contro i debitori inadempienti. Il fenomeno si evolse nel tempo; nella civitas romana, per esempio, il credito non era riconosciuto, e l'adempimento di una prestazione si basava sulla fides. La situazione cambiò nei secoli successivi, in quanto si sentì l'esigenza di rafforzare e garantire i vincoli sociali di credito attraverso la costituzione di un rapporto giuridico assoluto, mediante l'espediente del nexum, in base al quale un soggetto, a garanzia del proprio debito, poneva sé stesso nelle mani del creditore, fino al riscatto.
Più tardi venne meno l'obligatio intesa come vincolo materiale, preferendo optare per un vincolo (ideale) attraverso appunto la legio actis sacramenti in personam, che aveva la funzione di stabilire tra i due litiganti chi avesse ragione e consisteva nella sacra promessa (sacramentum) di versare all’ aerarium una somma in caso di soccombenza; lo iudex privatus doveva poi decidere quale sacramentum fosse giusto. Da ciò derivarono due tipi di actio sacramenti: l'actio sacramenti in rem, a tutela dei diritti assoluti, e l'actio in personam, a tutela dei diritti relativi.
Ciò consisteva nel fatto che il creditore affermava il proprio credito nei confronti del debitore e, solo nel caso in cui non avesse rispettato la condanna del magistrato, ad ottenere, previa istanza, la sua addictio, cioè l'assegnazione di un bene del debitore al creditore. La massima importanza, nel quadro delle obligationes, fu assunta dall'obligatio verbis contractae, cioè quelle scaturenti da frasi sacre (certa verba) da parte di uno o due contraenti.
In materia criminale, le XII tavole introdussero delle riforme, al fine di arginare il sistema di vendetta personale e favorire le pene pecuniarie.

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

Il testo originale non è giunto integralmente fino a noi, poiché le tavole originali andarono perdute nel saccheggio di Roma da parte dei Galli di Brenno nel 390 a.C. Tuttavia, numerosi frammenti sono citati dalle fonti antiche, sia testualmente (ipsissima verba), anche se talora in forma rammodernata, sia come trascrizione, o spiegazione e commento delle singole norme. In alcuni casi sappiamo anche la tavola in cui il versetto era contenuto e il posto da esso occupato all'interno della tavola. Sulla base di queste reliquie gli studiosi hanno da lungo tempo provato a raccogliere tutte le citazioni pervenute per ordinarle in una ricostruzione del testo decemvirale (cosiddetta palingenesia). Nonostante gli sforzi profusi in questa direzione, ogni risultato raggiunto presenta un alto grado di arbitrarietà, del quale è opportuno essere consapevoli ogni qual volta si consideri il testo delle Dodici Tavole 'virtualmente' ricostruito dai moderni editori.

Le leggi dovevano coprire l'intero campo del diritto (diritto sacro, pubblico, penale, privato), compreso il processo. Si tratta di una raccolta delle consuetudini precedentemente esistenti e oralmente tramandate. Stando alle ricostruzioni del testo dei moderni editori, sembra che le prime tre tavole riguardassero il processo civile e l'esecuzione forzata, la quarta il diritto di famiglia, la quinta le successioni mortis causa, la sesta i negozi giuridici, la settima le proprietà immobiliari, l'ottava e la nona i delitti e i processi penali, la decima norme di diritto costituzionale (valore di legge per le decisioni del popolo in assemblea, proibizione dei privilegi, ecc.), mentre le ultime due - dette da Cicerone tabulae iniquae perché istituivano il divieto di matrimonio fra patrizi e plebei - avrebbero avuto carattere di appendice.

Nelle XII Tavole si prevedeva una sanzione speciale per i casi di lesione patrimoniale come il Furtum e i pauperies (danneggiamento derivante da comportamenti animali). Qui di seguito alcuni esempi:

  • Colui che bruciò una casa e fatto morire nelle fiamme, la pena per aver bruciato la casa sarà:
    • risarcire il danno;
    • se no, castigato con una pena più lieve.
  • Subiscono la pena incendiale chi appicca un incendio all'interno delle mura della città, mentre verrà applicata una pena più lieve per chi appicca un incendio a una casa. Bisogna valutare se la volontà del soggetto era:
    • Dolosa: l'autore veniva legato, fustigato e messo a morte con il fuoco;
    • Colposa: l'autore veniva condannato a risarcire il danno arrecato (noxiam sarcire).
  • Caso costituito dal pascolo e dal danneggiamento notturni, dove viene usato il pascolo e portato nel fondo altrui danneggiando i frutti. Il colpevole verrà condannato, se:
    • era adulto (pubere): condannato alla pena di morte attraverso l'impiccagione e sacrificato alla dea Cerere (dea della Fertilità dei campi);
    • non era adulto (impubere): condannato al risarcimento del danno.

Estratti dalle XII tavole[modifica | modifica sorgente]

Tavola I (procedura civile)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Procedura civile.
(LA)
« Se (l'attore) lo cita in giudizio,(il convenuto) ci vada. Se non ci va,(l'attore) chiami dei testimoni. Quindi lo afferri.[5]
 »
(IT)
« Si in ius vocat, ito. Ni it, antestamino: igitur quem capitur. »

Se si sottrae o tenta di fuggire, si imponga la mano.
Se la malattia o l'età avanzata sono un impedimento, gli sia dato un mulo. Se non lo vuole, non gli sia data alcuna lettiga.
Se ambo i contendenti sono presenti, il tramonto sia il limite ultimo del processo.

Tavola II (procedura civile)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Procedura civile.

Grave malattia. . . o un giorno stabilito contro il nemico. . . se qualcuno di questi è un impedimento per il giudice o qualsiasi partito, quel giorno i procedimenti devono essere sospesi.
Uno che cerca testimonianza da un assente deve gridare davanti alla sua porta ogni quarto giorno.

Tavola III (procedura esecutiva)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Procedura esecutiva.

Per un debito riconosciuto, una volta emessa sentenza regolare, il termine di legge sarà di trenta giorni.

Dopo ciò, ci sia l'imposizione della mano (manus iniectio) e il debitore sia trascinato in giudizio. Se il debitore non paga la condanna e nessuno garantisce per lui, il creditore può portare via con sé il convenuto in catene. Lo può legare con pesi di almeno 15 libbre. Il debitore può sfamarsi come desidera. Se egli non riesce a sfamarsi da solo, il creditore deve dargli una libbra di grano al giorno. Se vuole può dargliene di più.

Al terzo giorno di mercato, (i creditori) possono tagliare i pezzi. Se prendono più di quanto gli spetti, non sarà un illecito.
Nei confronti dello straniero, è perpetuo l'obbligo di garantire la proprietà della merce.

Tavola IV (genitori e figli)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pater familias.

Un bambino chiaramente deformato deve essere ucciso.

(LA)
« Se un padre vende il figlio per tre volte consecutive perde la patria potestas su di lui. »
(IT)
« Si pater filius ter venum duerit, filius ad pater liber esto »

Tavola V (eredità)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eredità.
(LA)
« Se una persona muore senza aver fatto testamento, il parente maschio prossimo erediterà il patrimonio. »
(IT)
« Si intestato moritur, cui suus heres nec escit, adgnatus proximus familiam habeto. »
(Tav.IV, 4.)
(LA)
« Se questo non c'è erediteranno gli uomini della sua gens»
(IT)
« Si adgnatus nec escit, gentiles familiam habento. »
(Tav.IV, 5.)
(LA)
« Se qualcuno impazzisce, il suo parente più prossimo maschio e i gentili avranno autorità su di lui e sulla sua proprietà. »
(IT)
« Si furiosus escit, adgnatum gentiliumque in eo pecuniaque eius potestas esto. »
(Tav.IV, 7.)

Tavola VI (proprietà)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Proprietà (diritto).
(LA)
« Quando taluno fa un nexum o una mancipatio, come solennemente pronuncia, così sarà il suo diritto (cioè il tenore e la portata del diritto dipenderanno esattamente dalle parole proferite). »
(IT)
« Cum nexum faciet mancipiumque, uti lingua nuncupassit, ita ius esto. »
(LA)
« Nessuno deve spostare travi da edifici o vigne. »
(IT)
« Tignum iunctum ædibus vineave sei concapit ne solvito»

Tavola VII (mantenimento delle strade)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade romane.
(LA)
« Mantengano le strade: se cadono in rovina, i passanti possono guidare le loro bestie ovunque vogliano. »
(IT)
« Viam muniunto: ni sam delapidassint, qua volet iumento agito. »
(Tav.VII, 7.)
(LA)
« Se la pioggia fa danni [...] la questione sarà risolta da un giudice. »
(IT)
« Si aqua pluvia nocet [...] iubetur ex arbitrio coerceri. »
(Tav.VII, 8.)

Tavola VIII (illeciti)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Illecito.
(LA)
« Coloro che hanno cantato un maleficio. »
(IT)
« Qui malum carmen incantassit [...] »
(Tav.VIII, 1.)
(LA)
« Se una persona mutila un'altra e non raggiunge un accordo con essa, sia applicata la legge del taglione. »
(IT)
« Si membrum rupsit, ni cum eo pacit, talio esto. »
(Tav.VIII, 2.)
(LA)
« Chiunque rompa l'osso di un altro, a mano o con un bastone, deve pagare trecento sesterzi se è un libero; centocinquanta se è uno schiavo; se abbia commesso altrimenti offesa la pena sia di venticinque. »
(IT)
« Manu fustive si os fregit libero, CCC, si servo, CL poenam subit sestertiorum; si iniuriam [alteri] faxsit, viginti quinque poenae sunto. »
(Tav.VIII, 3.)
(LA)
« Chi si appropriasse con la magia del raccolto o il grano di un altro [...]. »
(IT)
« Qui fruges excantassit [...] neve alienam segetem pellexeris  »
(Tav.VIII, 8.)
(LA)
« Se avrà tentato di rubare nottetempo e fu ucciso, l'omicidio sia considerato legittimo. »
(IT)
« Si nox furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto. »
(Tav.VIII, 12.)
(LA)
« Se di giorno [l'omicidio è legittimo] se [il ladro] si sarà difeso con un'arma [e se il derubato avrà prima tentato] di gridare aiuto. »
(IT)
« Luci [...] si se telo defendit [...] endoque plorato »
(Tav.VIII, 13.)
(LA)
« Se un patrono froda il cliente, sia condannato alla sacertà»
(IT)
« Patronus si clienti fraudem fecerit, sacer esto. »
(Tav.VIII, 21.)
(LA)
« Chi sia stato chiamato a testimoniare o a pesare con una bilancia, se non testimonia, sia disonorato e reso incapace di ulteriore testimonianza. »
(IT)
« Qui se sierit testarier libripensve fuerit, ni testimonium fatiatur, inprobus intestabilisque esto. »
(Tav.VIII, 22.)
(LA)
« Se una lancia sfugge dalla mano o viene lanciata per sbaglio (uccidendo qualcuno ndt), si sacrifichi un ariete. »
(IT)
« Si telum manu fugit magis quam iecit, arietem subicito. »
(Tav.VIII, 24.)

Tavola IX (principi del processo penale e controversie)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi processo penale.
(LA)
« Non devono essere proposte leggi private a favore o contro un singolo cittadino (privilegi). »
(IT)
« Privilegia ne irroganto. »
(Tav.IX)

Tavola X (regole per i funerali)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Laudatio funebris.
(LA)
« Nessun morto può essere cremato né sepolto in città. »
(IT)
« Hominem mortuum in urbe ne sepelito neve urito. »
(Tav.X)
(LA)
« Quando un uomo vince una corona, o il suo schiavo o bestiame vince una corona per lui [...]. »
(IT)
« Qui coronam parit ipse pecuniave eius honoris virtutisve ergo arduitur ei. »
(Tav.X)
(LA)
« Nessuno deve aggiungere oro (a una pira funebre). Ma se i suoi denti sono tenuti insieme dall'oro e sono seppelliti o bruciati con lui, l'azione sia impunita. »
(IT)
« Neve aurum addito. at cui auro dentes iuncti escunt. Ast in cum illo sepeliet uretve, se fraude esto. »
(Tav.X)

Tavola XI (matrimonio)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Matrimonio romano.
(LA)
« è vietato il matrimonio fra plebei e patrizi. »
(IT)
« Conubia plebi cum patribus sanxerunt. »
(Tav.XI)

Tavola XII (crimini)[modifica | modifica sorgente]

(LA)
« Se uno schiavo ha commesso furto o un male [...]. »
(IT)
« Si servo furtum faxit noxiamve noxit. »
(Tav.XII)
(LA)
« Se qualcuno abbia portato in giudizio una falsa vindicia (il pretore?) dia tre arbitri, e paghi il doppio (del bene?) e dei frutti. »
(IT)
« Si vindiciam falsam tulit, si velit is . . . (?prae?)tor arbitros tris dato, eorum arbitrio . . .(?rei et?) fructus duplione damnum decidito. »
(Tav.XII)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, III, 34.6.
  2. ^ Storia di Roma, 2 voll., 1898-99.
  3. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, III, 31.
  4. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, III,33.
  5. ^ Trad. da Storia della letteratura latina, vol. 1, pag.5.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alessandro d'Alessandro, Dies geniales, la cui editio princeps è del 1º aprile 1522, pubblicata a Roma in aedibus I. Mazochi.
  • Dirksen, Uebersicht der bisherigen Versuche zur Kritik und Herstellung des Textes der Zwölf-Tafel-Fragmente Leipzig 1824 *M. VOIGT, Die XII Tafeln. Geschichte und System des Civil- und Criminal-Rechtes, wie -Processes der XII Tafeln nebst deren Fragmenten, in due volumi, Leipzig 1883
  • O. Diliberto, Materiali per la palingenesi delle XII Tavole, I, Cagliari 1992
  • M. Crawford, Roman Statutes, II, London 1996
  • O. Diliberto, Bibliografia ragionata delle edizioni a stampa della Legge delle XII Tavole (secoli XVI-XX), Roma 2001
  • U. Agnati, Leges Duodecim Tabularum. Le tradizioni letteraria e giuridica. Tabulae I-VI, Cagliari 2002
  • M. Humbert (a cura di), Le Dodici Tavole. Dai Decemviri agli Umanisti, Pavia 2005
  • A. Corbino (a cura di), Il danno qualificato e la lex Aquilia, CEDAM 2006

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]