Plebiscito

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Plebiscito nella Roma antica[modifica | modifica sorgente]

Plebiscito
Plebiscito

Senato di Roma
Lista di leggi romane

Plebiscito è un termine che ha origine dall'antica Roma con il significato di "interrogazione alla classe sociale dei plebei".

In diritto romano il plebis scitum indica la deliberazione della sola plebe riunita nei concilia plebis. Inizialmente si trattava di deliberazioni interne, con efficacia limitata ai soli plebei. Solo successivamente, in seguito all'approvazione della Lex Hortensia nel 287 a.C., si affermò il principio secondo cui le decisioni assunte nei concilia plebis vincolassero senz'altro tutti i cittadini.

Il giurista romano Gaio nelle sue Istituzioni dà la seguente definizione di plebiscitum comparandolo all'istituto della Lex[Lex in generale o Lex comitialis? vedere voce Lex comitalis e sezione iniziale di Lista di leggi romane]:

G. 1.3: «Lex est quod populus iubet atque constituit; plebiscitum est quod plebs iubet atque constituit»

La Legge è ciò che il popolo comanda e stabilisce. Il plebiscito è ciò che la plebe comanda e stabilisce.

Nell'età imperiale, venendo meno la distinzione tra popolo e plebe, venne meno anche la differenza tra plebiscito e legge. I due termini furono sempre più utilizzati promiscuamente, al punto che la maggior parte dei provvedimenti legislativi del periodo, sebbene indicati dai giuristi romani come leggi, erano in realtà plebisciti.

Il plebiscito in epoca moderna[modifica | modifica sorgente]

In epoca moderna il termine ha conservato il significato di voto popolare, distanziandosi fondamentalmente dal referendum in quanto il plebiscito viene definito come scelta popolare di tipo politico o elettorale.[non chiaro] [senza fonte]

Nella pratica il plebiscito è stato usato storicamente più volte, come quando nel 1802 la Francia proclamò con un plebiscito Napoleone Bonaparte console a vita, o la proclamazione ad imperatore nel 1852 di Napoleone III o i plebisciti per il Regno d'Italia e quelli elettorali fascisti, e anche in tempi recenti con il plebiscito cileno del 1988 per avere una legittimazione popolare a situazioni di fatto, con votazioni spesso dall'esito scontato.

Da qui il termine plebiscitario è entrato nell'uso comune per indicare un voto a larghissima maggioranza.

Il plebiscito del Veneto del 1866[modifica | modifica sorgente]

La liberazione del Veneto dal dominio austriaco venne nel 1866 a seguito della terza guerra di indipendenza, quando l'Austria lo cedette alla Francia nell'intesa che Napoleone III lo avrebbe consegnato a Vittorio Emanuele previa organizzazione di un plebiscito.

Il plebiscito, a suffragio universale maschile, ebbe luogo il 21 ottobre 1866 : su una popolazione di 2.603.009 persone i votanti furono 647.426 e i voti contrari 69.

Alcuni contestano l'imparzialità di quel plescito imputando ai Savoia una forte pressione politica, una serie di brogli e un non corretto svolgimento delle votazioni. Altri controbattono ricordando il trionfale ingresso di Vittorio Emanuele II a Venezia dopo il voto popolare e ribadendo che la società veneta ottocentesca era prevalentemente rurale con un tasso di analfabetismo ancora elevato e larghi strati della popolazione erano pronti ad accettare le indicazioni dei «ceti superiori».

Ma prima ancora del plebiscito le terre venete erano già state cedute ufficialmente al Regno d'Italia, visto che già il 19 ottobre in una stanza dell'hotel Europa sul Canal Grande il generale Le Bœuf (plenipotenziario francese e garante dello svolgimento della consultazione) aveva firmato la cessione del Veneto all'Italia, come riportato nella Gazzetta di Venezia in pochissime righe: «Questa mattina in una camera dell'albergo Europa si è fatta la cessione del Veneto».

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