Referendum

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Il referendum (gerundivo del verbo latino refērre «riferisco», dalla locuzione ad referendum «[convocazione] per riferire»[1]) è un istituto giuridico in virtù del quale si può richiedere al corpo elettorale il consenso o dissenso rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta, che consente agli elettori di pronunciarsi senza intermediario alcuno su un tema specifico oggetto di discussione.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Si differenzia dal plebiscito, in quanto il suo uso è regolamentato e può anche essere frequente. In Italia il referendum abrogativo è previsto dall'art. 75 della Costituzione. Il testo costituzionale prevede fondamentalmente tre tipologie di referendum: abrogativo, territoriale e costituzionale.

Esistono opinioni diversificate relativamente al referendum: se per alcuni (come Rensi in La democrazia diretta) si tratta dello strumento di democrazia perfetto, per altri (esempio Labriola - Contro il referendum) è uno strumento pericoloso, dato l'alto rischio di manipolazioni e derive plebiscitarie.

L'approccio adottato nella Costituzione italiana è in qualche modo intermedio tra le due opinioni, perché il referendum è normalmente riservato all'abrogazione di leggi ordinarie. Solo in caso di modifiche alla Costituzione può essere indetto un referendum costituzionale (art. 138 cost.), di natura invece confermativa. In ambedue i casi il referendum appare orientato a proteggere l'ordinamento dello stato più che a stimolare l'innovazione legislativa.

Le richieste di referendum sono soggette a un duplice controllo, il primo, di tipo meramente tecnico, da parte dell'Ufficio centrale per il referendum, organo istituito dalla legge n. 352/1970. Al controllo svolto dall'Ufficio centrale fa quindi seguito il giudizio circa l'ammissibilità delle richieste, spettante alla Corte costituzionale così come disposto dalla legge cost. n. 1/1953, ruolo questo che va quindi ad aggiungersi a quelli già previsti dall'art. 134 cost.

Possibili classificazioni dei referendum[modifica | modifica sorgente]

I referendum si possono distinguere in base al tipo di scopo:

  • propositivi: per proporre una nuova legge (vincola il legislatore a emanare una legge coerente con l'espressione popolare); è presente per esempio nell'ordinamento di San Marino o svizzero.
  • consultivi: per sentire il parere popolare circa una determinata questione politica (mera richiesta di parere legalmente non vincolante quanto alla decisione successiva)
  • confermativi: per richiedere il consenso popolare perché una legge o una norma costituzionale possa entrare in vigore
  • abrogativi: per abrogare una legge esistente, rimuovendola dall'ordinamento.
  • deliberativi: mediante i quali i cittadini deliberano secondo il principio della sovranità popolare (Comune e Provincia, che deliberano "regolamenti" che sono atti aventi valore di legge)
  • legislativi, mediante i quali s'introducono leggi locali o statali.

I referendum "propositivi", "deliberativi" e "legislativi" non sono previsti né dalla Costituzione italiana, né dagli Statuti degli enti locali. Tuttavia il Decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, all'articolo 8 punto 3 dispone che nello statuto degli enti locali debbano essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati. Alcune Regioni a Statuto Speciale, Valle d'Aosta e il Friuli-Venezia Giulia, e le due Province autonome di Trento e Bolzano, hanno introdotto nei loro statuti il referendum propositivo. Salvo lo Statuto della Provincia Autonoma di Trento, negli altri casi si prevede che il referendum sia collegato alla presentazione di una iniziativa legislativa popolare non esaminata, dall'organo deputato a farlo[2], entro un determinato termine.

Il primo caso di referendum propositivo votato in Italia si svolse il 18 novembre 2007 in Valle d'Aosta, ma non raggiunse il quorum (45% degli aventi diritto al voto).

Il 25 ottobre 2009 si svolsero in Alto Adige le votazioni su cinque referendum propositivi di iniziativa popolare, ma nessuno di questi raggiunse il quorum (40% degli aventi diritto al voto).

Il primo referendum propositivo in Italia ad averlo raggiunto fu quello del 18 novembre 2012 in Valle d'Aosta, con un'affluenza definitiva del 48,92%.[3]

Riguardo al tipo di leggi a cui riferisce il referendum, esso può essere:

  • ordinario, se attiene alla legislazione ordinaria;
  • costituzionale, se riguarda la costituzione.

Referendum per l'indipendenza[modifica | modifica sorgente]

Il referendum per l'indipendenza è un tipo particolare di referendum in cui i cittadini di un territorio sono chiamati a decidere sulla possibilità che il proprio territorio divenga uno Stato indipendente. Il referendum sull'indipendenza è considerato positivo se i cittadini approvano l'indipendenza o negativo, nel caso contrario. Il successo di tale tipo di referendum può o non può comportare l'indipendenza, a seconda della decisione degli altri Stati sovrani.[senza fonte]

Sovranità popolare[modifica | modifica sorgente]

Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all'art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana.

L'esito referendario, accertato con Decreto del Presidente della Repubblica, costituisce, secondo la dottrina prevalente, una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo.

Forme e limiti di questa sovranità sono regolati dalla Costituzione dalle successive norme che stabiliscono le procedure referendarie e le materie che non sono sottoponibili a referendum.

In presenza di nuova legge che non rispetti l'esito referendario, i soggetti autorizzati (magistrati, politici, associazioni di cittadini) possono ricorrere alla Corte Costituzionale per ottenere l'annullamento della legge successiva.

La ratifica di trattati internazionali e, in particolare, l'adesione a organizzazioni inter-nazionali e sovra-nazionali sono compiti del Parlamento, non sottoponibili a consultazione referendaria. Nella maggioranza dei Paesi europei invece devono essere sottoposti a consultazione popolare, poiché l'adesione comporta una cessione e limitazione della sovranità.

Secondo la giurisprudenza costituzionale italiana, il referendum abrogativo non è ammissibile in caso di norme collegate a impegni comunitari, come i regolamenti dell'Unione europea d'immediata attuazione o leggi italiane che recepiscono una direttiva.

Nell'Unione europea non esiste l'istituto del referendum abrogativo né può chiedersi alla Corte di Giustizia la disapplicazione di una direttiva in uno Stato membro qualora essa confligga con la sua Costituzione.

Referendum nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Unione europea[modifica | modifica sorgente]

L'Unione europea non ammette il referendum per la proposta o abrogazione di una legge comunitaria. Per leggi di rango costituzionale o la ratifica dei trattati, il diritto dell'Unione lascia agli Stati membri la scelta della via referendaria, per approvazione e/o abrogazione. I singoli stati europei dell'Unione in gran parte hanno propri sistemi referendari, molto diversi tra di loro.

Repubblica Italiana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum in Italia e Consultazioni referendarie in Italia.

La Costituzione italiana prevede numerosi tipi di referendum: quello abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (art. 75), quello sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale (art. 138), quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni (art. 132, c. 1), quello riguardante il passaggio da una Regione a un'altra di Province o Comuni (art. 132, c.2). Inoltre prevede, all'art. 123 c. 1, che gli statuti regionali regolino l'esercizio del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della regione.

Nel 1989 una legge costituzionale ha consentito che, in occasione delle elezioni del Parlamento europeo, si votasse anche per un referendum consultivo sul rafforzamento politico delle istituzioni comunitarie.

Altri referendum a livello comunale e provinciale sono poi previsti da fonti sub-costituzionali.

Il 2 giugno 1946 in Italia si svolse il primo referendum istituzionale. Gli italiani furono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia.

Svizzera[modifica | modifica sorgente]

A livello federale, il referendum è previsto dalla costituzione del 1848, rivista poi interamente nel 1999. Il referendum è facoltativo per ogni progetto di legge o decreto adottato dall'Assemblea federale (parlamento); in tal caso, se vengono raccolte le firme di 50.000 cittadini che domandano la costituzione, la questione è sottoposta a voto popolare. Il referendum è invece obbligatorio in caso di modifica costituzionale o di adesione a un organismo internazionale.

Mentre nel caso di referendum facoltativo è sufficiente la maggioranza di popolo (metà più uno dei votanti), per le modifiche costituzionali (referendum obbligatorio, senza raccolta delle firme) in Svizzera è richiesta una doppia maggioranza, la maggioranza di popolo e di cantoni. Non è quindi sufficiente la maggioranza dei voti espressi, ma si valuta anche il risultato della votazione a livello cantonale; per l'accettazione del referendum è necessario che il referendum ottenga sia la metà più uno dei voti a livello federale, sia riscontro positivo di almeno 14 cantoni.

Dal 1891, inoltre, la costituzione prevede, come strumento di democrazia diretta, il diritto di iniziativa popolare. Questo diritto permette di sottoporre a voto popolare una modifica di legge costituzionale, se almeno 100.000 cittadini la richiedono. Anche in questo caso è prevista la doppia maggioranza, di popolo e di cantoni.

In media, ogni anno si tengono una decina di referendum. Dal 1875 a oggi, il popolo svizzero ha votato 537 volte, accettando 257 referendum e rifiutandone 280.

La democrazia semidiretta esiste anche all'interno di ogni cantone, con procedure simili ma con un diverso numero di firme necessarie. Alcuni cantoni e comuni prevedono un referendum obbligatorio per l'introduzione di spese non previste nel bilancio preventivo e superiori a un dato ammontare. In questo caso non è nemmeno necessaria la raccolta di firme. Nel canton Ginevra, per esempio, anche alcuni articoli del bilancio annuale sono soggetti a referendum facoltativo; a livello federale, invece, il bilancio non può essere modificato tramite referendum

San Marino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum a San Marino.

La norma giuridica che regola il Referendum a San Marino è la legge qualificata n.1 del 29 maggio 2013. "Del referendum e dell'iniziativa legislativa popolare". Il Referendum è previsto nella forma di abrogativo, propositivo o d'indirizzo e confermativo.[4]

Il Referendum abrogativo può abrogare in toto o in parte leggi, norme anche consuetudinarie, atti aventi forza di legge.

Il Referendum propositivo o d'indirizzo intende determinare principi e criteri per disciplinare con una nuova legge la materia oggetto di referendum.

Il Referendum confermativo subordina al consenso popolare l'entrata in vigore di una legge.

I Referendum possono essere proposti da almeno l'1,5% del corpo elettorale, da almeno cinque Giunte di Castello. Il referendum confermativo può essere anche di iniziativa consiliare e in tal caso deve essere previsto da un articolo della legge di cui si chiede conferma, approvato da almeno 31 consiglieri.

Ogni proposta referendaria, ad eccezione di quelle confermative di iniziativa consiliare, è sottoposta al parere del Collegio garante della costituzionalità delle norme la cui legge istitutiva al Titolo IV art. 15 cita:

  • 1. Le funzioni esercitate dal Collegio Giudicante sull'ammissibilità dei referendum, di cui alla Legge 28 novembre 1994 n.101, sono attribuite al Collegio Garante.
  • 2. La Reggenza, ricevuta la comunicazione dell'avvenuto deposito di cui all'articolo 9 della Legge 28 novembre 1994 n.101, la trasmette al Collegio Garante. Il Presidente del Collegio, con apposito provvedimento, fissa, con preavviso di almeno 10 giorni, l'udienza che dovrà avere luogo nel termine di venti giorni dal deposito stesso. Si applicano, al procedimento di ammissibilità, le disposizioni della Legge 28 novembre 1994 n.101.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ M. Cortelazzo, P. Zolli, M. A. Cortelazzo, Il nuovo etimologico - Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI), II edizione, Bologna, Zanichelli, 1999, alla voce referendum
  2. ^ CARETTI P., TARLI BARBIERI G., Diritto Regionale, III edizione, Giappichelli editore 2012
  3. ^ Daniele Mammoliti e Giorgio Macchiavello, Pirogassificatore, stravince il "sì". Il 94 per cento dice "no" all'impianto, La Stampa (edizione on line), 18 novembre 2012.
  4. ^ Referendum a San Marino http://www.elezioni.sm/on-line/home/referendum.html

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]