Popolo

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« Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor. »
(Alessandro Manzoni, Marzo 1821, vv.30-31)

La parola popolo è un termine giuridico che indica l'insieme delle persone fisiche che sono in rapporto di cittadinanza con uno stato.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Massa (filosofia).

Non è da confondere con la parola "popolazione", che indica indifferentemente l'insieme degli individui che abitano uno stesso territorio (siano essi animali o di altra natura).

Terzo termine della distinzione è la "nazione", che indica un gruppo specifico di esseri umani accomunati da un sentimento durevole di appartenenza a tale gruppo poiché possiedono in tutto o in parte caratteristiche comuni di lingua, cultura, religione, usi e tradizioni. Per esempio, l'Antico Testamento fa riferimento al popolo di Mosè, che viene considerato una nazione, una religione e una cultura.

Ferme restando le corrette definizioni di nazione in termini di comunanza di lingua, di costumi e di istituzioni sociali, e di popolo in termini di sentimento di appartenenza, le parole nazione e popolo vengono continuamente confuse tra loro finché l'una si sostituisce di fatto all'altra.
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli (CONSEU - Barcellona, 27 maggio 1990), si afferma:
"Ogni collettività umana avente un riferimento comune ad una propria cultura e una propria tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato (...) costituisce un popolo.
Ogni popolo ha il diritto di identificarsi in quanto tale.
Ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione."
Secondo l'affermazione recente di questi concetti e conformemente alle lingue francese e inglese, la parola nazione tende ad assumere un significato più politico che culturale, mentre la parola popolo tende ad assumere un significato più culturale che politico. [2]. A questo proposito è necessario far notare che la definizione di nazione non è ancora stata data in modo unanimemente condiviso e le perplessità permangono persino su quali siano i caratteri necessari della nazione e se ve ne siano di non necessari o alternativi, in riferimento ai menzionati aspetti di comunanza della lingua, religione, etnia, tradizioni, usi e costumi, storia.

Senza avere la pretesa di risolvere la questione, si noti che mentre il termine "popolo" può essere utilizzato sia nell'accezione giuridica che in quella sociologica, il termine "nazione" può essere usato solo per intendere quest'ultimo significato. Quindi si rileva come un uso corretto della terminologia imporrebbe come più opportuno l'uso di "nazione" con significato sociologico in quanto termine di minore estensione e maggior capacità definitoria.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Si suppone che gli individui di un popolo condividano valori, credenze e identità di gruppo.
In pratica è stato spesso difficile definire con precisione un tale gruppo, a causa della sua natura statica.
Quando questo tipo di identità razziale diventa un concetto obbligatorio, tali nozioni vengono spesso tramutate in propaganda, cioè in tentativi di supportare obiettivi politici. Un esempio notevole di questo genere è la propaganda del partito nazista in Germania contro le razze non ariane nei decenni del 1930 e 1940.

Concezione giuridica[modifica | modifica wikitesto]

Il popolo, secondo la concezione giuridica, è formato dagli individui che possiedono lo status di cittadino di un determinato stato.

Nell'ordinamento italiano, il popolo è teoricamente l'unico titolare della sovranità, tuttavia essa non viene esercitata in maniera diretta, ma da un Parlamento eletto ogni cinque anni.

Popolo e moltitudine[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Virno, convinto della necessità di un nuovo linguaggio della politica che chiarisca le trasformazioni economiche, sociali e culturali che da più di un decennio caratterizzano le società occidentali, introduce nell'opera Grammatica della moltitudine, una riflessione sul contrasto tra i termini di "popolo" e "moltitudine" che generarono una accesa polemica teorico filosofica nel XVII secolo. Quando avvenne la formazione degli stati nazionali fu il termine popolo a prevalere e Virno si domanda se non sia venuto il tempo di restaurare l'altro concetto.

I primi a discutere sulla contrapposizione di popolo-moltitudine furono Spinoza e Hobbes. Per Spinoza, la "multitudo" è quell'insieme di persone che nell'azione politica e in quella economica, pur agendo collettivamente non perdono il senso della propria individualità, resistendo sempre alla riduzione a unica massa informe, com'è nel termine di "popolo". Per Spinoza moltitudine è dunque la base delle libertà civili.[3]

Al contrario Hobbes vede nel concetto di moltitudine, cioè in una pluralità che non si sintetizza nell'uno, il più grave pericolo per l'autorità dello Stato che esercita il «supremo imperio».

« Dopo i secoli del «popolo» e quindi dello Stato (Stato-nazione, Stato centralizzato ecc.), torna infine a manifestarsi la polarità contrapposta, abrogata agli albori della modernità. La moltitudine come ultimo grido della teoria sociale, politica e filosofica? Forse.[4] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario di filosofia Treccani (2009) alla voce corrispondente
  2. ^ Ad esempio nel proprio ordinamento lo Stato Italiano riconosce oltre al popolo Italiano altri due popoli: quello Sardo (Vedi Art.15 e art.28 Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3) e quello Veneto (Vedi Art.1 c. 2, Legge regionale statutaria 17 aprile 2012, n. 1)
  3. ^ Paolo Virno, Grammatica della moltitudine. Per una analisi delle forme di vita contemporanee, ed. DeriveApprodi, 2002, p.5
  4. ^ P. Virno, Op. cit., p.6

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