Oclocrazia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'oclocrazia (dal greco ὀχλοκρατία da ὅχλος óchlos, "moltitudine", "massa", e dal suffisso -κρατία -kratía, "potere") è una forma di governo in cui le decisioni sono prese dalle masse.

Il termine, che ha un'accezione negativa, compare sicuramente in Polibio come forma degenerata di democrazia, e, secondo alcune traduzioni, per la prima volta ne La Repubblica di Platone[1], che la considera una forma di degenerazione della democrazia. I cinque regimi platonici, in ordine conseguenziale e discendente, sono tradizionalmente: aristocrazia, timocrazia, oligarchia, democrazia e oclocrazia, che può portare alla tirannia in quanto inevitabile conseguenza dei comportamenti demagogici legati all'acquisizione del consenso.

Successivamente il termine è stato ripreso nella analisi politica ed etica di Aristotele, che affronta il tema della politeia, discutendo delle tre forme politiche dello stato (monarchia, aristocrazia e timocrazia) e delle loro forme degenerate (tirannide, oligarchia e democrazia - o oclocrazia).

Nella visione di Polibio, il disordine politico che consegue all'instaurazione di un sistema oclocratico ha come unico sbocco il ritorno alla monarchia o comunque a una forma dittatoriale.

Nella letteratura di Benjamin Franklin e altri scrittori repubblicani sono la mancanza d'etica oppure, in opposto, una eccessiva presenza di moralismo a spingere la democrazia verso la dittatura, mentre il processo inverso porta alla repubblica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Repubblica, p. 559[edizione?].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

politica Portale Politica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di politica