Populismo

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Il populismo (dall’inglese populism, traduzione del russo народничество narodničestvo)[1] è un atteggiamento culturale e politico che esalta il popolo, sulla base di principi e programmi ispirati al socialismo, anche se il suo significato viene spesso confuso con quello di demagogia. Il populismo può essere sia democratico e costituzionale, sia autoritario. Nella sua variante conservatrice è spesso detto populismo di destra.

Prende il nome dall'omonimo movimento sviluppatosi in Russia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento che proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e dei servi della gleba, attraverso la realizzazione di un socialismo basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.

Un partito populista (Populist o People’s party) venne fondato nel 1891 anche negli Stati Uniti da gruppi di operai e agricoltori che si battevano per la libera coniazione dell’argento, la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione nell’emissione di azioni, l’introduzione di tasse di successione adeguate e l’elezione di presidente, vicepresidente e senatori con un voto popolare diretto; sciolto dopo le elezioni presidenziali del 1908.[2]

Il termine è stato riferito alla prassi politica di Juan Domingo Perón (vedi la voce peronismo e la sua recente variante di sinistra, il kirchnerismo), al bolivarismo e al chavismo, in quanto spesso fanno riferimento alle consultazioni popolari e ai plebisciti, perché il popolo decida direttamente nei limiti della Costituzione. Il movimento precursore di questa idea di democrazia può essere indicato e riconosciuto nel bonapartismo (Napoleone I e Napoleone III, in accezione cesaristica) e nella rivoluzione francese, specialmente nelle fazioni che si rifacevano alle idee politiche del filosofo Jean-Jacques Rousseau, come i giacobini.[3]

In Italia è stato spesso usato con accezione negativa, nei confronti del fascismo o del berlusconismo, e di vari movimenti leaderistici, spesso affini alla destra, ma anche al centro-sinistra (come l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro); spesso questi gruppi hanno rifiutato questa etichetta.[4] L'accezione del termine in senso positivo, come "vicinanza al popolo e ai suoi valori", è stata invece rivendicata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio per il proprio movimento politico.[5][6]

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

La parola populismo può avere numerosi campi di applicazione ed è stata usata anche per indicare movimenti artistici e letterari, ma il suo ambito principale rimane quello della politica. In ambito letterario si intende per populismo la tendenza a idealizzare il mondo popolare come detentore di valori positivi.

Il largo uso che i politici e i media fanno del termine "populismo" ha contribuito a diffonderne un’accezione fondamentalmente priva di significato: è rilevabile infatti la tendenza a definire "populisti" attori politici dal linguaggio poco ortodosso e aggressivo i quali demonizzano le élite ed esaltano "il popolo"; così come è evidente che la parola viene usata tra avversari per denigrarsi a vicenda – in questo caso si può dire che "populismo" viene talvolta considerato dai politici quasi come un sinonimo di "demagogia".

La definizione di "populismo" data dal vocabolario Treccani è "...atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione.".

La definizione di "populismo" data dal dizionario Garzanti è :

1. atteggiamento o movimento politico, sociale o culturale che tende all’elevamento delle classi più povere, senza riferimento a una specifica forma di socialismo e a una precisa impostazione dottrinale

2. (spreg.) atteggiamento politico demagogico che ha come unico scopo quello di accattivarsi il favore della gente

3. (st.) movimento rivoluzionario russo della seconda metà del XIX secolo, anteriore al diffondersi del marxismo, che teorizzava il dovere degli intellettuali di mettersi al servizio del popolo.

Per alcuni tale nozione sembra essere più volta a spiegare fenomeni politici passati che non a descrivere il significato attuale del termine. Populista, oggi, è piuttosto chi accetta come unica legittimazione per l'esercizio del potere politico quella derivante dal consenso popolare. Tale legittimazione è considerata unica e di per sé sufficiente a legittimare un superamento dei limiti di diritto posti, dalla Costituzione e dalle leggi, all'esercizio del potere politico stesso. Il termine non ha alcun legame con una particolare ideologia politica (destra o sinistra) e non implica un raggiro del popolo (come al contrario implica la demagogia), ma anzi presuppone un consenso effettivo del popolo stesso.

Per altri la parola in ambito politico conserva il senso dispregiativo sinonimo di demagogia.

Origini del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine nasce come traduzione di una parola russa: il movimento populista è stato infatti un movimento politico e intellettuale della Russia della seconda metà del XIX secolo, caratterizzato da idee socialisteggianti e comunitarismo rurale che gli aderenti ritenevano legate alla tradizione delle campagne russe.

Allo stesso modo il termine può essere considerato legato al People's Party, un partito statunitense fondato nel 1892 al fine di portare avanti le istanze dei contadini del Midwest e del Sud, le quali si ponevano in conflitto con le pretese delle grandi concentrazioni politiche industriali e finanziarie, e anch’esso caratterizzato da una visione romantica del popolo e delle sue esigenze.

Il populismo per la scienza politica[modifica | modifica wikitesto]

Gli studiosi di scienze politiche hanno proposto diverse definizioni del termine ‘populismo’. «A ognuno la sua definizione di populismo, a seconda del suo approccio e interessi di ricerca», ha scritto Peter Wiles in Populism: Its Meanings and National Characteristics (1969), il primo testo comparativo sul populismo internazionale curato da Ernest Gellner e Ghita Ionescu. Tuttora giornalisti e studiosi di scienze politiche usano spesso il termine in maniera contraddittoria e confusa, alcuni per fare riferimento a costanti appelli alla gente che ritengono tipici di un politico o un movimento, altri per riferirsi a una retorica che essi considerano demagogica, altri infine per definire nuovi partiti che non sanno come classificare.

Negli ultimi anni diversi studiosi hanno proposto nuove definizioni del termine allo scopo di precisarne il significato. Ad esempio, nel loro volume Twenty-First Century Populism: The Spectre of Western European Democracy, Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell hanno definito il populismo come «una ideologia secondo la quale al ‘popolo’ (concepito come virtuoso e omogeneo) si contrappongono delle ‘elite’ e una serie di nemici i quali attentano ai diritti, i valori, i beni, l’identità e la possibilità di esprimersi del ‘popolo sovrano».

Regimi come quello fascista nella persona di Mussolini, quello nazista di Hitler e in generale la maggior parte delle dittature, sono un perfetto esempio del rapporto diretto fra il leader e le masse che si definisce populismo[7]. Ma al di là di questo e di alcune caratteristiche retoriche, la definizione di populismo è rimasta estremamente vaga, facendone per lungo tempo una comoda categoria residuale, buona per catalogare una grande varietà di regimi difficili da classificare in maniera più precisa ma nei quali era possibile ritrovare qualche elemento comune. Questi elementi erano la retorica nazionalista ed anti-imperialista, l’appello costante alle masse e un notevole potere personale e carismatico del leader. Questa concezione nebulosa del populismo è stata utile durante la seconda metà del Novecento per inserire in una categoria comune vari regimi del Terzo Mondo, come quello di Juan Domingo Perón in Argentina, Gamal Abd el-Nasser in Egitto e Jawaharlal Nehru in India, che non potevano essere definiti democrazie liberalisocialismi reali.

Un’altra accezione di populismo (ma neanche questa tenta di dare al termine una definizione precisa) è quella che lo rende un “contenitore” per movimenti politici di svariato tipo (di destra come di sinistra, reazionari e progressisti, e via dicendo) che abbiano però in comune alcuni elementi per quanto riguarda la retorica utilizzata. Per esempio, essi attaccano le oligarchie politiche ed economiche ed esaltano le virtù naturali del popolo (anch’esso mai definito con precisione, e forse indefinibile), quali la saggezza, l’operosità e la pazienza. Il populismo guadagna perciò consensi nei momenti di crisi della fiducia nella "classe politica".

Il politologo Marco Tarchi, in "L'Italia populista", ricostruisce le vicende del populismo in Italia[8], dove i momenti di minima fiducia nella politica (e nei politici) si sono avuti con la Seconda guerra mondiale e con la denuncia della corruzione del sistema politico a seguito delle inchieste di Mani Pulite. Tarchi si sofferma soprattutto sui due movimenti più schiettamente populisti: l'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini (l'"uomo qualunque" contro l'"uomo politico") e la Lega Nord (il "popolo del nord" contro "Roma ladrona"). Nella politica italiana contemporanea per Guy Hermet Forza Italia è invece un esempio di «neo-populismo mediatico», ovvero una forma di demagogia che fa dei mass media il suo veicolo di diffusione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voce «Populismo» del Vocabolario Treccani Online
  2. ^ Voce «Populista» del Vocabolario Treccani Online
  3. ^ Bernard Crick, Populism, politics and democracy, pages 625-632 of Democratization, Volume 12, Issue 5, 2005, Special Issue: On the State of Democracy; Taylor and Francis online
  4. ^ Populismo double face. Di Pietro e B., destini paralleli
  5. ^ Martina Castigliani, Grillo, confessione a eletti M5S: "Finzione politica l’impeachment di Napolitano" in Il Fatto Quotidiano, 30 ottobre 2013. URL consultato il 22 maggio 2014.
    «Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. (Grillo)».
  6. ^ V-Day, Casaleggio: orgoglioso di essere un populista in DirettaNews.it, 1º dicembre 2013. URL consultato il 22 maggio 2014.
    «Sono orgoglioso di essere un populista e di essere insieme a decine di migliaia di populisti, il potere deve tornare al popolo. (Casaleggio)».
  7. ^ Pierre-Andre Taguieff, L'illusione populista. Dall'arcaico al mediatico, Milano, B. Mondadori, 2003, p. 84.
  8. ^ v. Marco Tarchi, L'Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi, Bologna, Il Mulino, 2003

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell, Twenty-First Century Populism: The Spectre of Western European Democracy, London and New York, Palgrave Macmillan, 2008.
  • Carlo Tullio Altan, Populismo e trasformismo. Saggio sulle ideologie politiche italiane, Milano, Feltrinelli, 1989.
  • Sergio Bianchi, La sinistra populista, Roma, Castelvecchi, 1995.
  • Mauro Martini, La destra populista. Il nuovo volto della demagogia in Italia, USA, Germania, Francia e Russia, Roma, Castelvecchi, 1995.
  • Andrea Sarubbi, La Lega qualunque. Dal populismo di Giannini a quello di Bossi, Roma, Armando, 1995.
  • Paolo Flores d'Arcais, Il populismo italiano da Craxi a Berlusconi. Dieci anni di regime nelle analisi di MicroMega, Roma, Donzelli, 1996.
  • William H. Riker, Liberalismo contro populismo. Confronto tra teoria della democrazia e teoria della scelta sociale, Milano, Edizioni di Comunità, 1996.
  • Pasquale Serra, Individualismo e populismo. La destra nella crisi dell'ultimo ventennio, Roma, Datanews, 1997.
  • Maria Matteo, con Marco Rossi e Cosimo Scarinzi, Le armi della lega. Razzismo, xenofobia e populismo in Val Padana, Livorno, Sempre avanti, 1998.
  • Ludovico Incisa di Camerana, Fascismo, populismo, modernizzazione, Roma, A. Pellicani, 1999.
  • Silvia Kobi, con Yannis Papadopoulos et al., Interpretazioni del populismo, Firenze, Cooperativa culturale La roccia di Erec, 2000.
  • Yves Mény, con Yves Surel, Populismo e democrazia, Bologna, Il mulino, 2001.
  • Francesco Schino, La seduzione del populismo in Francia. Il mito della preferenza nazionale, Bari, L'arco e la corte, 2002.
  • Paul Taggart, Il populismo, Troina, Città aperta, 2002.
  • Pierre-André Taguieff et al., Cosmopolitismo e nuovi razzismi. Populismo, identità e neocomunitarismi, Milano, Mimesis, 2003.
  • Pierre-Andre Taguieff, L'illusione populista. Dall'arcaico al mediatico, Milano, B. Mondadori, 2003.
  • Marco Tarchi, L'Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi, Bologna, Il Mulino, 2003.
  • Yves Meny et al., Materiali per un lessico politico europeo. Populismo, Bologna, Il mulino, 2004.
  • Loris Zanatta (a cura di), Il populismo: una moda o un concetto?, Bologna, Il mulino, 2004.
  • Alfio Mastropaolo, La mucca pazza della democrazia. Nuove destre, populismo, antipolitica, Torino, Bollati Boringhieri, 2005.
  • Nicola Cristadoro, L'eversione di destra negli anni di piombo. Dal nuovo ordine al populismo armato e l'influenza sulla destra extraparlamentare del XXI secolo, Collegno, Roberto Chiaromonte, 2006.
  • Umberto Eco, A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico, Milano, Bompiani Overlook, 2006.
  • John Lukacs, Democrazia e populismo, Milano, Longanesi, 2006.
  • Giuseppe Scaliati, Dove va la Lega Nord. Radici ed evoluzione politica di un movimento populista, Reggio Emilia, Zero in condotta, 2006.
  • Michele Prospero, La costituzione tra populismo e leaderismo, Milano, Angeli, 2007.
  • Guido Caldiron, Populismo globale. Culture di destra oltre lo stato-nazione, Roma, Manifestolibri, 2008.
  • Ferruccio Capelli, Sinistra light. Populismo mediatico e silenzio delle idee, Milano, Guerini e Associati, 2008.
  • Flavio Chiapponi, Il populismo come problematica della scienza politica. Un primo bilancio, Genova, Cormagni ed., 2008.
  • Sara Gentile, Il populismo nelle democrazie contemporanee. Il caso del Front National di Jean Marie Le Pen, Milano, F. Angeli, 2008.
  • Massimo Giannini, Lo statista. Il Ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2008.
  • Ernesto Laclau, La ragione populista, Roma-Bari, Laterza, 2008.
  • Laura Pennacchi, La moralità del welfare. Contro il neoliberismo populista, Roma, Donzelli, 2008.
  • Luigi Ambrosi, La rivolta di Reggio. Storia di territori, violenza e populismo nel 1970, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2009.
  • Piero Ignazi, La fattoria degli Italiani. I rischi della seduzione populista, Milano, Rizzoli, 2009.
  • Alberto Asor Rosa, "Scrittori e popolo", Torino, Einaudi, 1966.

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