Uguaglianza sociale

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L'uguaglianza sociale si applica ai diritti e dei doveri dell'uomo considerati in termini di giustizia. L'uguaglianza in termini aristotelici è la distinzione relativa alle parti rispetto a un criterio (eguaglianza proporzionale) o di pura uguaglianza matematica. Ci sono diverse forme di uguaglianza relative alle persone e alle situazioni sociali. Per esempio, si può considerare la parità tra i sessi per quanto riguarda l'accesso al lavoro; le persone interessate sono di sesso opposto, la cui situazione sociale comune è l'accesso all'occupazione. Allo stesso modo, la parità di opportunità, in senso generale, implica l'idea che le persone dovrebbero essere nelle stesse condizioni di partenza nella vita, ovvero che tutti dovrebbero avere pari opportunità indipendentemente dalla loro nascita e successione.

Le battaglie in questa direzione hanno avuto un apice con l'abolizione dei privilegi della Rivoluzione americana del 1791.

La prima parla di Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, versione francese del 1789, comincia così: Les hommes naissent et demeurent libres et égaux en droits, "Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti".

Concetti di base[modifica | modifica sorgente]

L'uguaglianza sociale è quindi una situazione per cui tutti gli individui all'interno di società o gruppi specifici isolati debbano avere lo stesso stato di rispettabilità sociale. Come minimo, l'uguaglianza sociale comprende la parità di diritti umani e individuali secondo la legge. Esempi sono la sicurezza, il diritto di voto, la libertà di parola e di riunione, e dei diritti di proprietà. Tuttavia, essa comprende anche l'accesso all'istruzione, l'assistenza sanitaria e altri basilari diritti sociali, ed inoltre pari opportunità e obblighi.

Genere sessuale, orientamento sessuale, età, origine, casta o classe, reddito e proprietà, lingua, religione, convinzioni, opinioni, salute o disabilità non devono tradursi in una disparità di trattamento. Un problema aperto è la disuguaglianza orizzontale, la disuguaglianza di due persone della stessa origine e capacità.

Una perfetta uguaglianza sociale è una situazione ideale che, per vari motivi, non esiste in ogni società odierna. Le ragioni di questo sono ampiamente dibattute. Ragioni addotte per il perpetrarsi della disuguaglianza sociale sono comunemente l'economia, l'immigrazione / emigrazione, la politica estera e la politica nazionale.

Un controesempio di uguaglianza sociale è stata la disuguaglianza sociale dell'Europa medievale.

L'uguaglianza sociale è un ideale che dà ad ognuno, indipendentemente dalla sua posizione sociale e dalla sua provenienza, la possibilità di essere considerato alla pari di tutti gli altri uomini in ogni contesto. Si tratta di un ideale, presente almeno come tale, in tutti i paesi civilizzati, e per il quale gli uomini si sono molto battuti.

L'uguaglianza sociale è un obiettivo politico soprattutto dei partiti di ispirazione socialista in tutte le sue variegature storiche.

In antitesi vi è il concetto di gerarchia meritocratica tipico della destra, mentre un sincretismo può considerarsi il "comunitarismo".

In Italia il principio è riconosciuto nell'art. 3 della Costituzione il quale afferma che:

« Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali »

(eguaglianza in senso formale)

aggiungendo poi

« È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana »

(eguaglianza in senso sostanziale)

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Il concetto di uguaglianza tra gli uomini si riscontra anche in epoca medievale. Si tratta di un concetto ereditato dall'epoca della cavalleria (che raggiunse il suo apice durante il XII secolo), dove grande importanza aveva l'ideale secondo cui la vera nobiltà sgorgava dal cuore degli uomini, i quali quindi sarebbero stati al fondo tutti uguali.

« ...tu vedrai noi d'una massa di carne tutti la carne avere, e da uno medesimo Creatore tutte l'anime con iguali forze, con iguali potenzie, con iguali virtù create. La virtù primieramente noi, che tutti nascemmo e nasciamo iguali, ne distinse; »
(Boccaccio, Decameron)

Tra gli studiosi dell'epoca medievale c'è chi (si può citare Huizinga) rintraccia in quei documenti che testimoniano la diffusione di questo principio i presupposti per poter parlare dell'esistenza di un ideale egualitaristico già in epoca medievale.[1] Se così fosse, nonostante la grande diffusione nella letteratura di corte dell'epoca, andrebbe comunque sottolineato come questo primitivo concetto di uguaglianza si limiti tuttavia a una mera considerazione di natura morale, senza che sia minimamente avvertita la necessità, da parte di chi abbraccia tale ideale (nella fattispecie i membri della nobiltà), di attivarsi per operare attivamente sulla società per ridurre le disuguaglianze esistenti. Ciò si può anche spiegare in base al fatto che durante il Medioevo dominava nella cultura popolare e nobiliare una visione della società divisa in classi, regolate da rapporti gerarchici ben precisi secondo un ordine che non poteva essere messo in discussione, in quanto emanazione diretta della Divinità[2]. Rimanendo nell'ambito di questa interpretazione, l'unica nozione diffusa relativa all'uguaglianza tra gli uomini, al di fuori dei già nominati ideali nobiliari, è la uguaglianza di tutti di fronte alla morte.

Massoneria[modifica | modifica sorgente]

Il concetto di uguaglianza in Massoneria è estremamente importante, divenendone uno dei cardini unitamente alla tolleranza ed alla fratellanza[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Huizinga, L'autunno del Medioevo, Roma, Newton Compton [1919], 2011, p. 82.
  2. ^ Huizinga, L'autunno del Medioevo, Roma, Newton Compton [1919], 2011, p. 77.
  3. ^ Domenico V. Ripa Montesano, Vademecum di Loggia, Edizione Gran Loggia Phoenix – Roma Italia 2009 ISBN 978-88-905059-0-4.


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Crosato, L'uguale dignità degli uomini. Per una riconsiderazione del fondamento di una politica morale, ed. Cittadella, Assisi 2013.


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