Populares
I Populares furono una delle factiones ("partiti" in senso lato) che nella vita politica della Repubblica Romana sosteneva le istanze del popolo, costituendo per così dire la "base" dell'autorità dei Tribuni della Plebe, la magistratura che rappresentava gli interessi dei ceti popolari di Roma.
I Populares, pur essendo anch'essi espressione della nobilitas furono quindi spesso in conflitto con gli Optimates ("i migliori") che salvaguardavano invece le tradizioni ed i privilegi della classe dominante.
La fazione dei populares acquistò grande importanza tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C., quando le conseguenze delle enormi conquiste di Roma nel Mediterraneo portavano conseguenze economico-sociali disgreganti per vecchio ordine e venivano risolte sempre più a fatica da istituzioni politiche nate per una città-stato.
Non costituendo un 'partito' nel senso moderno del termine si possono definire "populares" quegli esponenti della classe dirigente che furono promotori di provvedimenti per la redistribuzione delle terre demaniali e/o in difesa degli organi di governo del popolo romano, le assemblee e il tribunato della plebe. Se in moltissimi contesti ci fu un allineamento di interessi fra le masse urbane e l'ordine dei cavalieri e se i populares si trovarono a difendere gli interessi di questi ultimi (per esempio sulla composizione della giuria dei tribunali) risultano anacronistiche le ipotesi di 'lotta di classe' fra cavalieri e senatori, che comunque appartenevano allo stesso gruppo dirigente.
Trai principali rappresentanti della Pars Populares troviamo: Tiberio Sempronio Gracco, Caio Sempronio Gracco, Caio Mario, Lucio Apuleio Saturnino, Quinto Sertorio, Marco Emilio Lepido, Marco Licinio Crasso, Lucio Sergio Catilina, Caio Giulio Cesare, Publio Clodio Pulcro, Marco Antonio
[modifica] Bibliografia
- C. Meier, Populares, in RE Suppl. X (1965), 549-615
- L. Fezzi, Il tribuno Clodio, Roma-Bari 2008