Marco Licinio Crasso

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Marco Licinio Crasso
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Marcus Licinius Crassus Louvre.jpg
Testa di Marco Licino Crasso, museo del Louvre.
Nome originale Marcus Licinius Crassus
Nascita 114 a.C. o 115 a.C.
Roma
Morte 53 a.C.
Carre
Figli Publio Licinio Crasso
Gens Licinia
Consolato 70 a.C.
55 a.C.

Marco Licinio Crasso (in latino: Marcus Licinius Crassus Dives;[1] IPA 'maːrkus li'kinius 'krasːus 'diːwes; Roma, 114 a.C. o 115 a.C.Carre, 53 a.C.) è stato un politico e comandante militare della Repubblica romana, esponente della Gens Licinia e figlio del ricco e nobile Publio Licinio Crasso Muciano.

Vincitore di Spartaco, formò il primo triumvirato assieme a Gneo Pompeo Magno e a Gaio Giulio Cesare. Intrapresa una campagna militare in Oriente contro i Parti, morì nella battaglia di Carre. Fu l'uomo più ricco del suo tempo, grazie alla fortuna accumulata con l'acquisto dei beni dei proscritti di Silla.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Prime esperienze di vita politica e militare[modifica | modifica wikitesto]

Sfuggito alle persecuzioni di Gaio Mario e Lucio Cornelio Cinna, appoggiò Lucio Cornelio Silla durante la guerra civile (83 - 82 a.C.) contribuendo in maniera decisiva alla vittoria nella battaglia di Porta Collina (82 a.C.) allorquando guidò l'ala destra dell'esercito sillano. In questi anni svolse un'intensa attività di affarista e soprattutto di speculatore di beni immobili. Nel 72 a.C. fu pretore.

Volendo accrescere ancor più la sua popolarità nella vita politica di Roma, nel 71 a.C., Crasso ritenne un ottimo trampolino di lancio politico l’impresa che si preparava a compiere e vale a dire il suo intervento nella terza guerra servile, al comando di otto legioni contro gli schiavi e i gladiatori che si erano ribellati, capeggiati da Spartaco, gladiatore originario della Tracia, nella città di Capua. Con una serie di rapide azioni, al comando di un esercito numeroso e ben addestrato, riuscì in poco tempo a soffocare la rivolta servile, vincendo Spartaco in Lucania.

Dopo aver portato a termine con successo la campagna di repressione della rivolta servile, Marco Licinio Crasso ritenne opportuno costruire un'alleanza insieme a Gneo Pompeo Magno; i due divennero consoli nel 70 a.C. Entrambi, avevano minacciato il Senato di scatenare una guerra civile in caso di mancata elezione al consolato. Marco Licinio Crasso, eletto censore nel 65 a.C. con Quinto Lutazio Catulo, nel 64 a.C. con Gaio Giulio Cesare chiese l'esilio per Lucio Sergio Catilina, al contrario di quello che voleva Marco Tullio Cicerone, favorevole alla pena di morte per i congiurati. Dopo aver revisionato la costituzione di Silla, nel 60 a.C. Crasso, insieme a Pompeo, strinse alleanza con Giulio Cesare, impegnandosi a sostenerlo per l'elezione al consolato nel 59 (cosiddetto primo triumvirato).

Triumvirato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi primo triumvirato.

La vittoriosa operazione contro Spartaco e il rapporto di amicizia con Cesare, permisero a Crasso di poter emergere nel quadro politico di Roma e di entrare a far parte del famoso primo triumvirato della storia romana e cioè quello stipulato nel 60 a.C. tra Marco Licinio Crasso, Pompeo Magno e Giulio Cesare. Codesto accordo, combinato segretamente, garantiva ai tre contraenti aiuto reciproco contro il senato per ottenere consistenti vantaggi politici. Ognuno dei tre uomini aveva un suo seguito di adepti e di clienti: queste forze, da sole insufficienti, se coalizzate avrebbero garantito al triumvirato un solido predominio. A seguito di un deterioramento del triumvirato, il quale col passare del tempo aveva visto cedimenti, Cesare decise di convocare Pompeo e Crasso, affinché fosse rinsaldata l’ormai disgregata alleanza.

Nel 56 a.C., infatti i tre alleati riunitisi a Lucca arrivarono ad una conclusione molto importante. In quella sede, si decise la spartizione dei domini di Roma in tre parti che andavano sotto la giurisdizione dei rispettivi tre uomini. Crasso avrebbe ottenuto il governo della Siria, Pompeo quello della penisola Iberica e il proconsolato di Cesare in Gallia sarebbe stato prolungato per altri cinque anni.

Disfatta di Carre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Carre.

Secondo Plutarco, Crasso quindi pensò di utilizzare la carica di governatore della Siria per rafforzare il suo prestigio di condottiero che, nonostante le imprese compiute sotto il comando di Silla durante la guerra civile in cui aveva vinto una colonna di sanniti ad Antemne, non poteva assolutamente essere paragonato a quello di Cesare e Pompeo. Decise pertanto di intraprendere una spedizione militare, che puntava all’assoggettamento del regno dei Parti, con il quale Roma aveva, da qualche tempo, rapporti difficili.

Deboli nella fanteria, i Parti potevano contare su una temibile cavalleria che combatteva applicando l'imprevedibile tattica militare del “mordi e fuggi” (essa evitava il contatto diretto, colpiva il nemico con raffiche di frecce e fuggiva per ritornare a colpire nuovamente).

Crasso difatti, benché avesse un esercito potentissimo, ma mancante di molta cavalleria da poter opporre al nemico,[2] fu sorpreso dalla insolita tattica del nemico e in una pianura della Mesopotamia occidentale, nei pressi della città di Carre, nel 53 a.C. fu sconfitto e ucciso.

Si narra che durante la battaglia, suo figlio Publio Licinio Crasso, avendo fallito un attacco al comando di un grossa parte dell'esercito, abbia preferito uccidersi, e un soldato partico gli abbia troncato la testa, infitta poi su un'asta per atterrire i Romani e che i Parti dopo avere ucciso Crasso - da loro considerato come l'uomo più ricco del mondo - su ordine del loro re Orode gli abbiano versato in bocca dell'oro fuso, dopo aver mozzato la testa al cadavere. La disfatta di Carre, fu una delle più drammatiche catastrofi della storia militare di Roma (soprattutto perché furono perse le aquile della legione restituite poi da Fraate IV ad Augusto nel 20 a.C.).

La fine ingloriosa di Crasso causò la rottura dell'equilibrio del triumvirato e aprì la strada verso una nuova guerra civile.

Secondo la rivista statunitense di economia Forbes fu, in assoluto, l'ottavo uomo più ricco di ogni epoca con un patrimonio, rivalutato e ricostruito al 2008, che ammonterebbe a circa 170 miliardi di dollari.[3]

Cronologia della vita[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dives sta per "ricco", nelle epigrafi M·LICINIVS·P·F·P·N·CRASSVS·DIVES
  2. ^ Luigi Pareti, Storia di Roma, Vol. IV, p. 108, Edizioni UTET, Torino 1955
  3. ^ (EN) La persona più ricca della storia romana, Marco Licinio Crasso. URL consultato il 31-05-2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A.M. Ward, Marcus Crassus and the Late Roman Republic, Columbia 1977
  • L. Fezzi, Il tribuno Clodio, Roma-Bari 2008
  • G. Antonelli, Crasso. Il banchiere di Roma, Milano 2000

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Publio Cornelio Lentulo Sura
e
Gneo Aufidio Oreste
(70 a.C.)
con Gneo Pompeo Magno I
Quinto Cecilio Metello Cretico
e
Quinto Ortensio Ortalo
I
Gneo Cornelio Lentulo Marcellino
e
Lucio Marcio Filippo
(55 a.C.)
con Gneo Pompeo Magno II
Appio Claudio Pulcro
e
Lucio Domizio Enobarbo
II

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