Quinto Ortensio Ortalo

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Quinto Ortensio Ortalo
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Quintus Hortensius Hortalus
Gens Hortensia
Consolato 69 a.C.

Quinto Ortensio Ortalo (114 a.C.50 a.C.) è stato un oratore e avvocato romano, esponente dell'asianesimo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver partecipato alla guerra sociale, potrebbe aver partecipato a fianco di Lucio Cornelio Silla, suo comandante, alla prima guerra mitridatica,[1] divenne questore nell'81 a.C., edile nel 75 a.C., pretore nel 72 a.C. e console nel 69 a.C.

Ortensio era uno dei più celebri oratori dell'epoca. Il suo stile, asiano, era caratterizzato essenzialmente dall'esuberanza e dalla fastosità. Celebre è il suo rapporto con l'altro grandissimo oratore dell'epoca: Marco Tullio Cicerone, che gli dedicò un'opera a noi perduta, l'Hortensius, nota per aver spinto il giovane Sant'Agostino agli studi filosofici, e lo elogiò nel Brutus. I due, legati da profonda amicizia nella vita privata, si affrontarono più volte in tribunale. Il caso più celebre è quello del processo a Verre, in cui Ortalo sosteneva la difesa e fu sconfitto dall'accusa rappresentata Cicerone. Era poi anche amico di Catullo, che ne apprezzava l'abilità oratoria, ma ne criticava invece la produzione poetica (come si nota nel carme 95 del poeta veronese). Gli dedicò tuttavia la traduzione della Chioma di Berenice

Ortensio fu uomo molto facoltoso, e chiese in moglie la figlia di Catone l'Uticense Porzia, ma questa era sposata con Bibulo. Catone, che come padre aveva la possibilità di annullare il matrimonio (abducere filiam) non diede il permesso. Allora Ortensio chiese in moglie la moglie stessa di Catone il quale, dopo aver chiesto il consenso al padre di Marzia, la concesse in sposa. Marzia diede due figli a Ortensio e dopo la sua morte tornò dal precedente marito Catone.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco, Vita di Silla, 15.3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Marco Licinio Crasso
e
Gneo Pompeo Magno
(69 a.C.)
con Quinto Cecilio Metello Cretico
Lucio Cecilio Metello
e
Quinto Marcio Re

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