Gens

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando gruppo musicale degli anni sessanta e settanta, vedi Gens (gruppo musicale).

Nell'antica Roma, la gens (pl. gentes) era un gruppo di persone, clan, che condividevano lo stesso nomen gentilizio. I differenti "rami" di una gens, le famiglie (familiae), portavano un differente cognomen (o soprannome) per distinguerle.[1] Ad esempio la gens Cornelia comprendeva sia i Cornelii Scipiones, sia i Cornelii Balbi, i Cornelii Lentuli, ecc.[1]

Sebbene durante la formazione classica vi fosse stata una tendenza ad un rimando mitico delle nascite della gens (si noti in particolare l'opera di Virgilio nei confronti della gens Giulia), molto probabilmente l'origine della gens non era riconducibile ad un antenato comune. Infatti la lex XII tabularum citata da Gaio ricorda che "in mancanza di eredi, il patrimonio va agli agnati prossimi, altrimenti alla gens". Poiché gli heredes sui hanno un grado nella familia, mentre non vi sono rimandi a gerarchie nelle parentele gentilizie, è improbabile che vi fosse una parentela sanguigna (cfr. gli studi del Serrao). Nella Convenzione dei nomi romani, il secondo nome era il nome della gens alla quale la persona apparteneva.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi gentes originarie.

L'origine delle gentes è sicuramente precedente alla fondazione della civitas romana, ed in particolare nella sua costituzione ricorda una matrice di stampo indoeuropeo che ci riconduce alle strutture dell'orda, o ancora della Sippe tedesca.

Esse deriverebbero dalle prime comunità dei prisci Latini che abitavano il Latium vetus, ovvero i populi albenses, le quali andarono costruendo via via attraverso delle semplici famiglie, o più verosimilmente grandi nuclei complessi chiamati appunto gentes (cellule patriarcali, aventi gli stessi usi e costumi, riti e sistema clientelare[1]) la prima loro struttura sociale. Queste andarono, infine, affermando il loro potere sul nucleo iniziale a cui appartenevano, e finirono per identificarsi con le stesse.[2]

È molto originale l'opinione del De Francisci che nel suo Primordia Civitatis (1960) associa speculazione etnografica e archeologia identificando la signoria della gens sul pagus, e in particolare la sua disposizione nel vicus, formato a sua volta da tante domus. Più in generale la struttura della gens ben si identifica nella prospettiva economica dell'epoca. si trattava infatti di un gruppo che ben poteva sviluppare la pastorizia, e in un secondo periodo l'agricoltura ad un livello prettamente estensivo. Nell'opinione del De Visscher e del Bonfante, alla proprietà collettiva della gens corrispondevano le res mancipi, ovvero i beni di interesse collettivo (il gregge, i fondi, gli strumenti del lavoro). Si tratta tuttavia di supposizioni; quali fossero le res mancipi, non ci è dato saperlo.

A capo della gens vi sarebbe stato un individuo che il De Francisci definisce pater gentis o princeps gentis o magister gentis, seppure riconosca controversa la sua esistenza.[3] Egli sembra presiedesse ai sacra gentilicia (culti e riti della gens). Un esempio di pater gentis fu quasi certamente la figura di Atta Clausus, il quale fece ammettere all'interno della civitas di Roma antica la gens Claudia. Stesso discorso sembra possa valere per i Fabii quando si scontrarono presso il Cremera contro i Veienti. Anche in questo caso il De Francisci ipotizza vi fosse un sommo comandante militare a capo della gens che condusse i Fabii alla disfatta.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Patrizio (storia romana), Plebei (storia romana) e Gentes originarie.

I rapporti delle gentes erano un fattore importante nella politica a livello primordiale; la fondazione di Roma (nella metà dell'VIII secolo a.C.), è sicuramente riconducibile ad una federazione gentilizia costruita su motivi economici, politici, sociali che portarono alla fondazione di una città (forse il primordiale arx sul Campidoglio), e consentirono lo sviluppo nella valle del Tevere, in corrispondenza del tratto navigabile del fiume, in prossimità del ponte Sublicio e dell'isola Tiberina.

Originalmente le prime gentes erano solo patrizie, almeno fino al V secolo a.C.,[1] quando ai plebei, fu permesso di contrarre matrimoni con gentes patrizie. La Lex Canuleia del 445 a.C. abolì, infatti, il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei, assegnando lo ius connubii alle famiglie della plebe.

Gentes maiores e minores[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tribù (storia romana).

Fra le gentes patrizie c'erano due categorie, le gentes maiores e le gentes minores.

Le gentes maiores erano le famiglie principali di Roma, le più antiche, discendenti dai primi padri o senatori nominati da Romolo detti Patres maiorum gentium. Secondo Tito Livio queste gentes originarie, risalenti alla fondazione di Roma furono un centinaio, e tra queste vi erano la gens Aemilia, la gens Claudia (che in realtà era giunta a Roma dalla Sabina nel 504, ed alla quale era stato assegnato un ager), la gens Cornelia, la gens Curtia, la gens Fabia, la gens Valeria.
Altre gentes come la Iulia o la gens Quintia erano state cooptate da Roma quando la città di Alba Longa fu conquistata e distrutta dai romani guidati da Tullo Ostilio. La gens Atilia aveva probabilmente le sue origini nel popolo dei Volsci.

(LA)
« Roma interim crescit Albae ruinis [...] Principes Albanorum in Patres [...] legit., Iulos, Servilios, Quinctios, Geganios, Curiatios, Cloelios. »
(IT)
« Roma intanto prospera sulle rovine di Alba [..] (Tullo) fa salire al rango di senatori i maggiorenti degli Albani [...] i Giulii, i Servilii, i Quintii, i Gegani, i Curiatii, i Clelii »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 30., Newton & Compton, Roma, 1975, trad.: G.D. Mazzocato)

Le gentes minores erano le più recenti ed i loro membri discendevano dalle famiglie plebee che Tarquinio Prisco aveva innalzato all'onore del patriziato per crearsi una base di supporto al suo potere.

Nel 268 a.C. viene concessa la cittadinanza romana ai Sabini, includendo le ultime nuove tribù, la Quirina e la Velina.


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Jean-Claude Fredouille, Dictionnaire de la civilisation romaine, Larousse, Parigi 1986, p.118.
  2. ^ Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna 1997, pp.13.
  3. ^ a b Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p.27.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Storiografia moderna
  • F.F.Abbott, A History and Description of Roman Political Institutions, Elibron Classics 1901, ISBN 0-543-92749-0.
  • Biondo Biondi, Istituzioni di diritto romano, Ed. Giuffré, Milano 1972.
  • Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna 1997.
  • Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, Roma 1968.
  • Jean-Claude Fredouille, Dictionnaire de la civilisation romaine, Larousse, Parigi 1986.
  • Gabriella Poma, Le istituzioni politiche del mondo romano, Bologna 2009, ISBN 978-88-15-13430-1
  • Aldo Schiavone, Ius: l'invenzione del diritto in Occidente, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 88-06-16893-2.
  • A.Tighe, The Development of the Roman Constitution, D. Apple & Co. 1886.
  • K.Von Fritz, The Theory of the Mixed Constitution in Antiquity, Columbia University Press, New York 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Antica Roma Portale Antica Roma: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Antica Roma