Gens

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Nell'antica Roma, la gens (pl. gentes) era un gruppo di famiglie che si riconoscevano in un antenato comune e praticava culti comuni[1].

Secondo la convenzione dei nomi romani, in membri di una gens condividevano lo stesso nomen gentilizio, mentre i suoi differenti "rami", le famiglie (familiae), portavano un differente cognomen (o soprannome) per distinguersi.[2] Ad esempio la gens Cornelia comprendeva sia i Cornelii Scipiones, sia i Cornelii Balbi, i Cornelii Lentuli, eccetera[2].

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Le gentes furono un'istituzione fondamentale nel periodo più antico della storia romana[1] e probabilmente la loro origine fu precedente alla fondazione della città, ricordando simili raggruppamenti di stampo indoeuropeo che hanno dato origine all'orda, o ancora della Sippe tedesca[senza fonte].

La loro origine si deve probabilmente presso i Latini all'aggregazione in nuclei più complessi di famiglie patriarcali che condividevano gli stessi usi e costumi, riti e sistema clientelare[2] e che si organizzarono in una prima struttura sociale[3].

La gens possedeva collettivamente un territorio[4]. e organizzava in relazione a questo la propria difesa, come mostra l'episodio della battaglia del Cremera, combattuta dalla sola gens Fabia contro Veio nel 477 a.C.[5][1]. La base della gens era anche economica, come gruppo che poteva sviluppare la pastorizia, e in un secondo periodo l'agricoltura in modo estensivo.

Non ebbero un capo permanente, ma potevano averlo (pater gentis) in casi particolari: un esempio è l'episodio di Atta Clausus che secondo la tradizione avrebbe guidato nel 504 a.C. il trasferimento a Roma della gens Claudia al completo, ottenendo terre per la gens e la propria cooptazione nel Senato[5][1].

I matrimoni al di fuori del gruppo gentilizio erano soggetti a particolari procedure[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Patrizio (storia romana), Plebei (storia romana) e Gentes originarie.

I rapporti delle gentes erano un fattore importante nella politica in epoca più antica; la fondazione di Roma (nella metà dell'VIII secolo a.C.), è sicuramente riconducibile ad una federazione gentilizia costruita su motivi economici, politici, sociali che portarono alla fondazione di una città (forse il primordiale arx sul Campidoglio), e consentirono lo sviluppo nella valle del Tevere, in corrispondenza del tratto navigabile del fiume, in prossimità del ponte Sublicio e dell'isola Tiberina.

Originalmente le prime gentes erano solo patrizie, almeno fino al V secolo a.C.[2], quando ai plebei, fu permesso di contrarre matrimoni con gentes patrizie. La lex Canuleia del 445 a.C. abolì, infatti, il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei, assegnando lo ius connubii alle famiglie della plebe.

Gentes maiores e minores[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista delle gens romane e Tribù (storia romana).

Fra le gentes patrizie c'erano due categorie, le gentes maiores e le gentes minores.

Le gentes maiores erano le famiglie principali di Roma, le più antiche, discendenti dai primi padri o senatori nominati da Romolo detti patres maiorum gentium. Secondo Tito Livio queste gentes originarie, risalenti alla fondazione di Roma furono un centinaio, e tra queste vi erano la gens Aemilia, la gens Claudia (che in realtà era giunta a Roma dalla Sabina nel 504, ed alla quale era stato assegnato un ager), la gens Cornelia, la gens Curtia, la gens Fabia, la gens Valeria.

Altre gentes come la Iulia o la gens Quintia erano state cooptate da Roma quando la città di Alba Longa fu conquistata e distrutta dai Romani guidati da Tullo Ostilio. La gens Atilia aveva probabilmente le sue origini nel popolo dei Volsci.

(LA)

« Roma interim crescit Albae ruinis [...] Principes Albanorum in Patres [...] legit., Iulos, Servilios, Quinctios, Geganios, Curiatios, Cloelios. »

(IT)

« Roma intanto prospera sulle rovine di Alba [..] (Tullo) fa salire al rango di senatori i maggiorenti degli Albani [...] i Giulii, i Servilii, i Quintii, i Gegani, i Curiatii, i Clelii »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 30., Newton & Compton, Roma, 1975, trad.: G.D. Mazzocato)

Le gentes minores erano le più recenti ed i loro membri discendevano dalle famiglie plebee che Tarquinio Prisco aveva innalzato al patriziato per crearsi una base di supporto al suo potere.

Nel 268 a.C. viene concessa la cittadinanza romana ai Sabini, includendo le ultime nuove tribù, la Quirina e la Velina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Guido Clemente, Guida alla storia romana. Nuova edizione, Oscar Mondadori, Milano 2014, pp.41-42. Secondo gli studi del Serrao[senza fonte] le famiglie non erano invece legate da una parentela di sangue: infatti la lex XII tabularum citata da Gaio ricorda che "in mancanza di eredi, il patrimonio va agli agnati prossimi, altrimenti alla gens". Poiché gli heredes sui hanno un grado nella familia, mentre non vi sono rimandi a gerarchie nelle parentele gentilizie.
  2. ^ a b c d Jean-Claude Fredouille, Dictionnaire de la civilisation romaine, Larousse, Parigi 1986, p.118.
  3. ^ Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna 1997, pp.13.
  4. ^ Secondo le ipotesi del De Visscher e del Bonfante[senza fonte], alla proprietà collettiva della gens corrispondevano le res mancipi, ovvero i beni di interesse collettivo (il gregge, i fondi, gli strumenti del lavoro)
  5. ^ a b Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p.27.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Storiografia moderna
  • F.F.Abbott, A History and Description of Roman Political Institutions, Elibron Classics 1901, ISBN 0-543-92749-0.
  • Biondo Biondi, Istituzioni di diritto romano, Ed. Giuffré, Milano 1972.
  • Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna 1997.
  • Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, Roma 1968.
  • Jean-Claude Fredouille, Dictionnaire de la civilisation romaine, Larousse, Parigi 1986.
  • Gabriella Poma, Le istituzioni politiche del mondo romano, Bologna 2009, ISBN 978-88-15-13430-1
  • Aldo Schiavone, Ius: l'invenzione del diritto in Occidente, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 88-06-16893-2.
  • A.Tighe, The Development of the Roman Constitution, D. Apple & Co. 1886.
  • K.Von Fritz, The Theory of the Mixed Constitution in Antiquity, Columbia University Press, New York 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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