Veio

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Coordinate: 42°01′26″N 12°24′05″E / 42.023889°N 12.401389°E42.023889; 12.401389

Veio
Ruderi del tempio di Veio.
Ruderi del tempio di Veio.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Ente Parco Regionale di Veio
Responsabile Massimo Pezzella
(Commissario Straordinario)
sito web

Veio fu un'importante città etrusca situata nella vallata del Tevere. Conquistata dai Romani all'inizio del IV secolo a.C., fu abbandonata alla fine del I secolo.

Il sito[modifica | modifica sorgente]

Il complesso archeologico si trova nel comune di Roma, a una ventina di chilometri dal centro, al confine con il comune di Formello, su un altopiano di forma vagamente triangolare di quasi duecento ettari (= 2 km²), che si erge a un’altezza di circa cinquanta metri rispetto al fondovalle ed è delimitato a sud dal fosso Piordo e a nord dal torrente Valchetta, identificato con l'antico Cremera sulle cui sponde fu quasi totalmente distrutta la romana gens Fabia.

La posizione permetteva di dominare un attraversamento del Tevere e tutta la zona della riva destra del fiume, che costituiva il confine tra il territorio etrusco e quello latino, fino alla foce. Per questo motivo ed, in particolare, per il controllo delle saline dei septem pagi alla foce del fiume, fu in costante rivalità con Roma (le fonti riportano 14 conflitti nell'arco di due secoli); basti pensare che la prima volta che troviamo la città di Veio citata in Tito Livio, Romolo ( nell'VIII secolo a.C.) voleva una dimicatio ultima, una battaglia risolutiva:

(LA)
« Belli Fidenatis contagione inritati Veientium animi et consanguinitate - nam Fidenates quoque Etrusci fuerunt [...] Agri parte multatis in centum annos indutiae datae. Haec ferme Romulo regnante domi militiaeque gesta... »
(IT)
« La guerra fidenate finì per propagarsi ai Veienti, spinti dalla consanguineità per la comune appartenenza al popolo etrusco [...] Persero parte del territorio ma ottennero una tregua di ben cento anni. Questi pressappoco gli eventi succedutisi in pace ed in guerra sotto il regno di Romolo. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 15., Newton Compton, Roma, trad.: G.D. Mazzocato)
Mappa della città di Veio.

Con la definitiva sconfitta e conquista da parte di Furio Camillo nel 396 a.C. la città conquistata venne totalmente saccheggiata, distrutta, gli abitanti deportati e il territorio (ager veientis) fu suddiviso tra i cittadini romani.

La città antica era racchiusa da una cinta muraria in opera quadrata di blocchi di tufo (dimensioni circa 80 x 50 x 50 cm); alla base le mura raggiungevano uno spessore di oltre 2 m e si assottigliavano verso l'alto, raggiungendo un'altezza tra i 5 e gli 8 m. Il perimetro della fortificazione supera gli 8 km e se ne conservano tuttora alcuni tratti. Alla città si accedeva da una decina di porte a cui si aggiungevano alcune posterule (ingressi minori). Porta Capena, che prende il nome dalla città (alleata) di Capena, capitale dei Capenati, nella cui direzione si apriva, è l'unica della quale sono attualmente visibili i resti.

Posizione di Veio nel Latium vetus.

Vicino a una sorgente di acqua sulfurea presso il fosso Piordo, sorse il santuario extraurbano di Portonaccio, dedicato alla dea Minerva e probabilmente ad Apollo, frequentato anche come punto di incontro tra diverse popolazioni. Al santuario apparteneva la celebre scultura in terracotta dell'Apollo di Veio, attribuita allo scultore Vulca.

La città disponeva di una vasta rete di acquedotti sotterranei, di cui rimangono attualmente circa 50 km complessivi di percorso, tutti realizzati fra il IX e il V secolo a.C., che servivano a controllare la portata delle acque durante le piene e alla distribuzione capillare ed equilibrata nei periodi siccità, con un complesso sistema di chiuse, deviazioni, dighe, laghi artificiali.

Particolare rilevanza hanno, tra questi manufatti:

  • lago artificiale di circa un chilometro quadrato, con profondità massima di una quindicina di metri, ottenuto chiudendo una gola con una diga di circa trenta di metri di lunghezza, di cui si distinguono ancora perfettamente le fondazioni;
  • il "cunicolo formellese", una galleria di circa seicento metri scavata a mano (tuttora esistente) dell’altezza di circa tre metri e della larghezza di circa un metro che metteva in collegamento il fosso Piordo con il fiume Cremera;
  • l'acquedotto sotterraneo "della Mola" della lunghezza di circa trecento metri, una deviazione per ridurre la portata dell'acqua che arrivava a un mulino nel periodo di massima portata.

Secondo il racconto di Tito Livio, fu attraverso i cunicoli sotterranei degli acquedotti che dopo un assedio durato dieci anni Furio Camillo riuscì a penetrare nella città e a impadronirsene.

Nel 1997 la Regione Lazio ha istituito il Parco regionale di Veio, corrispondente a 15.000 ettari di territorio protetto, delimitato ad est e ad ovest dalle consolari Flaminia e Cassia e caratterizzato da altopiani di tufo, dai fossi (il fosso della Crescenza, il Valchetta-Cremera, e quello della Torraccia, che si immettono nel Tevere) e da pendici ricoperte da folti boschi rimasti ancora allo stato naturale, tutti elementi caratteristici della struttura geomorfologica dell'Etruria meridionale.

La presa di Veio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Roma e le guerre con Veio e caduta di Veio.

I conflitti tra Roma e Veio risalgono, secondo le fonti antiche, al regno del primo re di Roma, Romolo. Sappiamo da Plinio il Vecchio che confinava ad est con i Crustumini ed il Tevere ne delimitava i territori.[1] Il motivo di tali scontri è il controllo delle saline alla destra del Tevere. Nel 396 a.C. Roma stringe Veio in un assedio dai contorni mitici, conclusione di una guerra che durava da dieci anni (dal 406 a.C. al 396 a.C.) modellato su quello di Troia e terminato sotto il comando di Furio Camillo nello stesso anno con la conquista della città e il trasferimento a Roma del culto di Giunone Regina dall'arx di Veio. La leggenda narra che il generale romano abbia risolto la guerra definitivamente grazie a un astuto stratagemma: lo scavare un cunicolo sotterraneo, che superasse le insidiosa mura di Veio e portasse i soldati direttamente dentro alla città. Oggi noi sappiamo per certo che il racconto (citato da Livio, già di suo dubbioso delle fonti da cui aveva attinto) non è altro che una leggenda usata per esaltare la grandezza di Roma.

La distribuzione delle terre della città conquistata fra plebei romani e disertori di Veio, Falerii e Capena è la premessa della soluzione dell'annoso conflitto patrizio-plebeo; Veio, soprattutto negli anni successivi all'incendio gallico di Roma nel 390 a.C., diventa il centro di un dibattito sul possibile trasferimento nel suo suolo della Roma distrutta.

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 53.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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