Tuscania

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Tuscania
comune
Tuscania – Stemma
Tuscania – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Viterbo-Stemma.png Viterbo
Amministrazione
Sindaco Fabio Bartolacci (centrodestra) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 42°25′17″N 11°52′19″E / 42.421389°N 11.871944°E42.421389; 11.871944 (Tuscania)Coordinate: 42°25′17″N 11°52′19″E / 42.421389°N 11.871944°E42.421389; 11.871944 (Tuscania)
Altitudine 180 m s.l.m.
Superficie 208,69 km²
Abitanti 8 300[1] (31-12-2010)
Densità 39,77 ab./km²
Frazioni Montebello, Poggio Martino
Comuni confinanti Arlena di Castro, Canino, Capodimonte, Marta, Montalto di Castro, Monte Romano, Piansano, Tarquinia, Tessennano, Viterbo
Altre informazioni
Cod. postale 01017
Prefisso 0761
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 056052
Cod. catastale L310
Targa VT
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Nome abitanti tuscanesi (o tuscaniesi)
Patrono santi Secondiano, Veriano e Marcelliano, martiri
Giorno festivo 8 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tuscania
Posizione del comune di Tuscania nella provincia di Viterbo
Posizione del comune di Tuscania nella provincia di Viterbo
Sito istituzionale

Tuscania (nota come Toscanella fino al 1911[2]) è un comune italiano di 8 300 abitanti[1] della provincia di Viterbo nel Lazio; dista dal capoluogo circa 24 km.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Tuscania, come molti dei comuni limitrofi e come tipico di questa zona del viterbese, sorge su alcuni (in questo caso, sette) promontori di roccia tufacea posti tra i fiumi Marta e Capecchio che dominano, permettendone il controllo, la valle del Marta (ovvero un'importante via di comunicazione e transumanza che univa, fin dalla preistoria, il lago di Bolsena con il mar Tirreno, nei pressi dell'attuale Tarquinia).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione climatica: zona D, 1654 GR/G

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Non conosciamo il nome pre-romano. In latino era Tuscana con derivazione da tuscum più il suffisso prediale latino -anus che indica possesso, con il significo di territorio o città dei Tusci, il nome con il quale i Romani chiamavano gli Etruschi. Papa Bonifacio VIII nel XIV secolo impose il nome di Toscanella, che rimase in uso fino al 1911 quando venne ripristinato il nome attuale, Tuscania.

Le origine leggendarie[modifica | modifica wikitesto]

Due le leggende mitologiche sull'origine della città: la prima, riportata dallo storico romano Tito Annio Lusco, vorrebbe Tuscania fondata dal figlio di Enea, Ascanio, sul luogo del ritrovamento di dodici cuccioli di cane (da cui il nome latino Tus-cana) mentre una seconda indica come fondatore Tusco, figlio di Ercole e di Araxe.

Dalla preistoria al periodo etrusco[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ad alcune tracce risalenti già al paleolitico, i rinvenimenti presso le necropoli etrusche delle Scalette e del Pantacciano fanno datare i primi importanti insediamenti in questa zona tra l'età del rame e quella del bronzo antico (cioè tra il terzo e la prima metà del secondo millennio a.C.).

La prima importante fase di espansione degli insediamenti della zona, legata allo sviluppo della civiltà etrusca e rientrante nella tendenza nella regione al sorgere in tale periodo di piccole città stato, ebbe inizio a partire dall'VIII secolo a.C. con l'urbanizzazione dell'acropoli posta sul colle di San Pietro (attualmente all'esterno della cinta muraria cittadina).

In questo periodo non è possibile parlare di un unico centro abitato ma (come anche indicato dal rinvenimento sul territorio di dodici distinte necropoli rupestri), più probabilmente, di un insieme di piccoli villaggi a vocazione prevalentemente agricola che avevano come punto di riferimento economico, amministrativo e religioso proprio il colle San Pietro che divenne, in breve, uno dei più importanti centri politici e religiosi della Tuscia.

Nei secoli successivi la posizione geografica della città, posta a metà strada tra il mar Tirreno, il lago di Bolsena e l'Etruria interna, come anche il controllo della valle del Marta, favorirono lo sviluppo ed il prosperare della Tuscania etrusca (con il nome, all'epoca, di Tusena) trasformandola da insieme di insediamenti prevalentemente agricoli a città commerciale, fino a diventare una delle più importanti città della lucumonia di Tarquinia e centro della rete viaria di collegamento tra la costa e l'entroterra.

A partire dal IV secolo a.C., in seguito alla sconfitta ad opera dei Greci delle città etrusche della costa, assunse importanza anche il commercio marittimo, esercitato da Tuscania per mezzo del porto di Regas (nei pressi dell'attuale Montalto di Castro).

La dominazione romana[modifica | modifica wikitesto]

Non vi sono testimonianze storiche della partecipazione di Tuscania alle battaglie che, intorno al 280 a.C., portarono alla sottomissione delle città etrusche dell'Alto Lazio a Roma; il passaggio di Tuscania sotto la dominazione romana avvenne dunque, con buona probabilità, in maniera pacifica; di tale dominazione Tuscania non ne risentì ma ne trasse, al contrario, vantaggio: venne potenziata l'agricoltura e vi fu il fiorire di botteghe artigiane per la produzione di sarcofagi decorati prodotti sia in terracotta che in nenfro (una varietà di tufo: l'ignimbrite trachitica). La costruzione di acquedotti, di terme e, in primo luogo quella - intorno al 225 a.C. - di una delle più importanti direttrici di comunicazione dell'epoca, la via Clodia, fecero di Tuscania uno dei più importanti centri della zona.

A seguito della cosiddetta guerra sociale (90 a.C. - 88 a.C.), Tuscania fu poi eletta municipium romano con il nome di Tuscana ed assegnata alla tribù Stellatina.

In seguito, nel V secolo, divenne una delle prime sedi vescovili in Italia rimanendo tale fino al 1653.

Il medioevo[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del crollo dell'Impero Romano d'Occidente, Tuscania fu travolta, al pari del resto dell'Italia, da diverse invasioni barbariche venendo successivamente occupata dagli Eruli, dai Goti e dai Longobardi i quali la conquistarono, guidati da Alboino, nel 569, l'anno successivo alla loro discesa in Italia (o, secondo altre fonti, nel 574).

A tale dominazione pose fine, due secoli più tardi, la conquista del regno longobardo da parte dei Franchi di Carlo Magno, nel 774. Pochi anni più tardi, nel 781, con la donazione da parte di Carlo Magno al Papa Adriano I, la città entrò a far parte del patrimonio della Chiesa.

Dal 967 al 1066 fu soggetta alla famiglia degli Anguillara, dal 1080 fu poi feudo degli Aldobrandeschi e, successivamente, dei Marchesi di Toscana; nel 1081 venne assediata dalle truppe di Enrico IV, il quale era sceso in Italia a fine marzo a seguito della seconda scomunica inflittagli da Papa Gregorio VII (la prima delle quali legata al famoso episodio di Matilde di Canossa).

Dal periodo comunale ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Angelo Broglio da Lavello, signore di Toscanella

Nel XII secolo divenne Libero Comune esercitando il proprio dominio su di un vasto territorio che comprendeva numerosi castelli tra i quali quelli di Ancarano, Acquabona, Canino, Carcarella, Cellere, Montalto di Castro, Piansano e Tessennano. Nel XIII secolo il possesso della città rimase al centro delle lotte di potere fra l'impero ed il papato che portarono Federico II di Svevia a conquistarla entrando in città il 2 marzo del 1240 e la città a dotarsi di ampie mura che la proteggessero da attacchi esterni.

Nel 1222 il soggiorno di San Francesco d'Assisi a Tuscania diede avvio ad un periodo di forte ripresa del sentimento religioso cittadino ed alla costruzione di numerosi monasteri nel territorio circostante.

Le contese tra le famiglie di Guelfi e Ghibellini, l'occupazione subita e la crisi economica dovuta alla perdita di importanza della via Clodia diedero inizio ad un primo periodo di decadenza e di perdita di prestigio di Tuscania a favore della vicina Viterbo la quale era stata anch'essa elevata al rango di sede vescovile da Papa Celestino III, nel 1192.

All'inizio del XIV secolo risale inoltre il curioso cambio di nome della città: i termini della resa, conseguente alla fallita spedizione militare contro Papa Bonifacio VIII, imposero infatti, oltre al pagamento di un consistente tributo in grano, all'invio annuale di otto giocatori per le feste del Testaccio a Roma, all'asportazione della campana comunale e delle inferriate poste alle porte d'ingresso della città, anche il cambio del nome, in senso dispregiativo, da Tuscana a Tuscanella.

Durante il governo del legato pontificio cardinale Egidio Albornoz (inviato da Papa Innocenzo VI, tra il 1353 ed il 1367, a ripristinare il controllo pontificio sui territori della Chiesa nel corso della cattività avignonese) la città visse un periodo di tranquillità relativa, anche se non duratura.

Martino V, eletto papa al termine del Concilio di Costanza (che aveva messo fine allo Scisma d'Occidente), come riconoscimento della lealtà della città alla causa pontificia nominò Tuscania nel 1421 contea e ne diede l'investitura al capitano di ventura Angelo Broglio da Lavello detto il Tartaglia, colui il quale durante lo stesso Concilio di Costanza aveva assunto la carica di Rettore del Patrimonio della Chiesa: questi stabilì in città la propria residenza costruendovi alcuni edifici (ancor oggi è possibile ammirare la Torre del Lavello) e realizzandovi un'ampia piazza d'armi.

Sul finire del secolo, nel 1495, Tuscania fu saccheggiata dall'esercito francese di Carlo VIII. L'esercito francese, proveniente da Firenze e diretto al sud per occupare il Regno di Napoli quale erede di Maria d'Angiò, trovò la città in gran parte sguarnita di difese: il cardinale Giovanni Vitelleschi da Corneto inviato da Papa Eugenio IV a sedare la lunga serie di lotte tra signorotti locali e le continue ribellioni della città (come quella del 1491 che aveva portato i tuscaniesi ad impiccare sul colle Rivellino il commissario pontificio Bernardone Della Posta per protestare contro le pesanti gabelle) nonché a restituire il possesso della stessa al papato aveva infatti, solo poco tempo prima, fatto radere al suolo la maggior parte delle fortificazioni difensive che si trovavano sul territorio tuscaniese.

In seguito a tale avvenimento ebbe inizio per Tuscania un periodo di lento declino che, nei secoli successivi, tenne la città ai margini degli avvenimenti storici più importanti. Tuscania seguì, senza più registrare avvenimenti degni di rilievo, le sorti dello Stato della Chiesa fino all'Unità d'Italia quando, il 12 settembre 1870, il generale Nino Bixio entrò a Tuscania cacciando le guardie pontificie a seguito di Papa Pio IX. Con l'annessione al Regno d'Italia, cominciò per Tuscania una progressiva ripresa sociale ed economica.

Alle 19:09 del 6 febbraio 1971 un terremoto di magnitudo 4,5 della scala Richter semidistrusse Tuscania, provocando 31 morti, la lesione ed il crollo di molte case ed edifici tra i quali le chiese romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore che furono successivamente restaurate.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto di Tuscania.

Nel 1997 la regione Lazio ha istituito, con la legge regionale n.29, la "Riserva Naturale di Tuscania", di circa 2000 ettari.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiese e architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa romanica di San Pietro, medioevale
  • Chiesa romanica di Santa Maria Maggiore, medioevale
  • Chiesa di Santa Maria della Rosa, medioevale
  • Duomo: ex Cattedrale di San Giacomo Maggiore, rinascimentale
  • Abbazia di San Giusto a Tuscania
  • Chiesa di San Marco, medioevale
  • Chiesa di San Silvestro, medioevale
  • Chiesa di San Francesco (Cappella Sparapane), medioevale
  • Chiesa di San Giuseppe, rinascimentale
  • Chiesa di San Giovanni Decollato, rinascimentale
  • Chiesa dei Santi Martiri (San Lorenzo), neoclassica
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, moderna
  • Chiesa di Nostra Signora di Lourdes, moderna

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello del Rivellino, medioevale
  • Mura di Tuscania, medioevale
  • Porta di San Marco o Montascide, medioevale
  • Torre di Lavello, medioevale
  • Palazzo Tozzi-Spagnoli, medioevale
  • Palazzo Baronale o del Tartaglia, medioevale
  • Porta di Poggio Fiorentino, rinascimentale
  • Palazzo Donnini (Vescovado), rinascimentale
  • Palazzo Pocci, rinascimentale
  • Palazzo Consalvi-Brunacci, rinascimentale
  • Palazzo Giannotti, rinascimentale
  • Palazzo Quaglia (già Tartaglia), rinascimentale
  • Fontana delle sette cannelle detta anche del Butinale
  • Fontana di Poggio o San Giacomo
  • Fontana di Montascide
  • Fontana del Belvedere o del Cardinale

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Nella campagna tuscanese sono disseminate numerose necropoli risalenti all'età etrusca. Nelle necropoli sono presenti principalmente sepolcri di tipo rupestre con banchine (VIII - VI secolo a.C.), o con sarcofagi per la deposizione dei corpi (V - II secolo a.C.).

La necropoli più nota è quella della Madonna dell'Olivo, situata nelle vicinanze dello stadio comunale e dell'omonima chiesa campestre; il sito conserva:

  • le Tombe Curunas (IV - II secolo a.C.), scoperte tra il 1967 ed il 1970, quando restituirono una notevole quantità di sarcofagi e di corredi funebri che sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale Tuscanese;
  • la Tomba del Sarcofago delle Amazzoni (seconda metà del IV secolo a.C.)
  • la Grotta della Regina (IV - II secolo a.C.), un vasto sepolcro sotterraneo tra i primi ritrovati a Tuscania.

Nelle vicinanze della Madonna dell'Olivo, sorge la necropoli dell'Ara del Tufo (VII - VI secolo a.C.), con tombe a tumulo simili a quelle della Necropoli della Banditaccia vicina a Cerveteri; il sito è di notevole importanza per il ritrovamento di terrecotte architettoniche che dovevano comporre il rivestimento di un sacello per il culto funerario.

Altra necropoli nella zona della Madonna dell'Olivo è quella di Carcarello, dove è presente il monumentale sepolcro della famiglia etrusca dei Vipinana, che venne utilizzato dalla fine del IV secolo a.C. alla prima metà del II secolo a.C., nella tomba vennero ritrovati ventiquattro sarcofagi.

Altre necropoli sono quelle di Pian di Mola, (III - I secolo a.C.) situata a nord - est del colle di San Pietro, con numerose tombe rupestri a dado; la necropoli di Peschiera, (VII - II secolo a.C.), situata sul fronte opposto a quella di Pian di Mola; e le necropoli di Scalette (VIII - VII secolo a.C.), lungo il fiume Marta e quella di Castelluzza (V - IV secolo a.C.).

Le principali necropoli etrusche nel territorio tuscanese sono:

  • Necropoli di Pian di Mola
  • Necropoli Madonna dell'Olivo e Tomba della Regina
  • Necropoli Ara del Tufo
  • Necropoli Pian di Mola
  • Necropoli delle Scalette
  • Necropoli di Peschiera
  • Necropoli di Guado Cinto
  • Necropoli di Sasso Pinzuto
  • Necropoli di Casale Galeotti
  • Necropoli di Carcarello
  • Necropoli della Castelluzza

Aree verdi[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca comunale di Tuscania

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuola dell'infanzia "Maria Teresa Vignoli"
  • Scuola dell'infanzia "Conte Enrico Pocci"
  • Istituto comprensivo "Ildovaldo Ridolfi"
  • Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato "F.Orioli"
  • Liceo Scientifico "Galileo Galilei" (IIS "Pietro Canonica" - Vetralla)

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Archeologico Nazionale Tuscanese
  • Casa-museo "Pietro Moschini"

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro comunale "Il Rivellino"

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa di Sant'Antonio Abate e Sagra della frittella al cavolfiore. La prima domenica dopo il 17 gennaio, con sfilata a cavallo dei butteri della Maremma e benedizione degli animali.
  • Processione del Venerdì Santo: la sera del Venerdì Santo viene trasportata per le vie del centro storico del paese l'immagine della Madonna Addolorata con ai piedi il Cristo morto su un baldacchino ligneo, preceduta, tra gli altri, dagli Araldi della Madonna Addolorata e dai penitenti, uomini incappucciati vestiti di rosso o bianco che trasportano le immagini della Passione del Cristo e delle grosse catene legate ai piedi.

Persone legate a Tuscania[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Tuscania è collegata tramite la strada provinciale 2 Tuscanese, al capoluogo di provincia Viterbo, tramite la strada provinciale 3 Tarquiniese a Tarquinia e tramite la strada provinciale 4 Dogana, che si innesta sulla Tarquiniese e sulla strada statale 312 Castrense, a Montalto di Castro.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 settembre 1911 un Regio Decreto del re Vittorio Emanuele III cambiò la denominazione della località da Toscanella a Tuscania; l'avvenimento è testimoniato da una lapide bronzea posta sulla scalinata del Palazzo Comunale.

Nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali voluto dal governo fascista di Benito Mussolini e stabilito dal Regio Decreto 2 gennaio 1927 nº 1, Tuscania passò dalla provincia di Roma alla provincia di Viterbo.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

La città di Tuscania è gemellata con le seguenti località italiane:

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ P. Rossi in Tuscania, Enciclopedia dell'Arte Medievale, 2000
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]