L'armata Brancaleone
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L'armata Brancaleone è un film del 1966 diretto da Mario Monicelli, considerato uno dei più grandi successi del cinema italiano del dopoguerra.
Fu presentato in concorso al 19° Festival di Cannes.
Indice |
[modifica] Trama
Nell'Italia dell'XI secolo, Brancaleone da Norcia, unico e spiantato rampollo di una nobile famiglia decaduta, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi principi, guida un manipolo di miserabili e coloriti seguaci alla presa di possesso del feudo di Aurocastro, secondo quanto dettato in una misteriosa pergamena imperiale che gli stessi miserabili gli porgono e che affermano di aver rinvenuto in modo del tutto lecito e casuale, in realtà rubata al suo proprietario: un cavaliere aggredito e creduto morto.
Attraversando tutta la penisola, viene coinvolto in diverse avventure: entra in una città apparentemente deserta dando licenza di saccheggio, salvo scoprirla poi infestata dalla peste, dopodiché si aggrega al monaco Zenone, che, a capo di un gruppo di pellegrini, è diretto a Gerusalemme per unirsi alla lotta per la liberazione del Santo Sepolcro, salvo poi riprendere la strada di Aurocastro dopo che Zenone precipita in un dirupo attraversando un ponte sospeso precario ("cavalcone" nel film) combatte interminabili duelli cavallereschi, incontra un principe bizantino diseredato che si aggrega all'armata e tenta di estorcere denaro alla propria famiglia, salva una giovane promessa sposa per poi scoprirla tutt'altro che illibata. Giunta al feudo da conquistare, gli abitanti del luogo si affrettano a consegnargli le chiavi del castello prima di scappare lasciando l'armata sola a fronteggiare l'arrivo dal mare e l'attacco da parte dei pirati Saraceni. Brancaleone e il suo piccolo esercito sono fatti ben presto prigionieri ma vengono liberati da un misterioso personaggio che si rivela essere il cavaliere erroneamente creduto morto all'inizio della storia. Questi, il vero e legittimo destinatario della pergamena, condanna Brancaleone e i suoi armigeri al supplizio come ladri e usurpatori ma proprio quando la sentenza sta per essere eseguita arriva insperatamente in loro aiuto il redivivo monaco Zenone, che, sempre a capo del gruppo di pellegrini diretto a Gerusalemme, costringe i cavalieri a liberarli per unirsi alla lotta per la liberazione del Santo Sepolcro. I nostri disperati sono ben felici di unirsi al gruppo per scampare alla morte e cercare la gloria in Terra Santa, partecipando alle Crociate.
[modifica] Commento
[modifica] Il tema
L'armata Brancaleone alla sua uscita nelle sale diviene subito campione di incassi, raccogliendo i consensi entusiastici ed unanimi della critica e collezionando numerosi premi internazionali.
Nel film, i temi cari al regista, quali la rappresentazione comica dei perdenti e delle loro vicende personali, la loro voglia di riscatto, l'ineluttabilità del loro fallimento e della morte, trovano l'espressione cinematografica più compiuta e matura. Torna, dopo I soliti ignoti e La grande guerra, il tema dell'amicizia virile, che nel successivo Amici miei si colorerà di sottili sfaccettature esistenziali. In questa pellicola l'amicizia, il vincolo tra uomini, orienta, cementa e ispira il gruppo di perdenti verso la realizzazione di una impresa superiore, mediante la quale venire riabilitati e passare alla storia.
Il film è un'opera corale di consistente equilibrio formale, ricca di elementi originali e di trovate che successivamente ispireranno addirittura dei generi e dei canoni ancora rintracciabili nel cinema italiano contemporaneo e nella cultura popolare del nostro paese. Per tutti questi fattori, non esclusivamente cinematografici, il film è riconosciuto da molti come un capolavoro.
[modifica] La sceneggiatura
Alla sceneggiatura collabora in modo determinante lo stesso regista, che con Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, binomio artistico meglio conosciuto come Age e Scarpelli, dà vita ad una rilettura fresca ed originale dell'Italia medioevale, creando quello che sarà il colpo di genio del film: l'invenzione di quell'idioma immaginario, a cavallo tra il latino maccheronico, la lingua volgare medievale e l'espressione dialettale, che caratterizzerà tutti i personaggi.
L'originalità però non si esaurisce nella sceneggiatura. Anche i costumi (a forte contrasto cromatico e di disegno originalissimo) e tutte le scene di esterni, curati da Piero Gherardi, lo scenografo che firma molte delle caratteristiche atmosfere felliniane, rappresentano un elemento innovativo, presentando un medioevo straccione ben lontano da quello oleografico e dorato di certi film di ambientazione medievale, mentre alla fotografia lavorerà Carlo Di Palma, al quale si dovranno alcuni immagini memorabili del film, come quella in cui il protagonista e la sua armata si presentano alla corte bizantina dei Leonzi.
[modifica] I precedenti filmici e letterari
Nella intervista rilasciata a Stefano Della Casa e pubblicata nel libro dedicato al film, il regista afferma di avere tratto l'idea per il suo Brancaleone da una visione casuale, nei laboratori di Cinecittà, di alcune scene di un film di Luigi Malerba e Antonio Marchi del 1955: Donne e soldati, che in quel periodo era ancora in fase di montaggio. Il film rimase incompiuto e non uscì mai nelle sale cinematografiche.
L'aneddoto raccontato dal regista non spiega totalmente la genesi complessa dell'opera. L'ispirazione degli sceneggiatori infatti si affida non solo a elementi cinematografici ben definiti, come ad esempio La sfida del Samurai di Akira Kurosawa del 1961, o forse a Francesco, giullare di Dio di Roberto Rossellini del 1950, ma certamente ad un solido bacino letterario che va da Cervantes all'Italo Calvino de Il cavaliere inesistente, senza contare le reminiscenze scolastiche alle quali il trio si affida per coniare quel linguaggio buffonesco, forbito, strampalato e insieme eloquente che segnerà il successo del film.
Nell'idea del regista e degli sceneggiatori questo genere di maldestra lingua volgare, completamente inventata, avrebbe dovuto ricoprire un ruolo totalmente accessorio a dimostrazione del fatto che, in un film, sono le immagini, la loro sequenza cinematografica e non i dialoghi parlati, a svolgere la vera funzione narrativa. Monicelli, convinto sostenitore del primato del cinema muto nei confronti del sonoro, difese con questa convinzione le sue scelte davanti alle perplessità mostrate dal produttore (Mario Cecchi Gori) che esprimeva dubbi sulla comprensibilità dei dialoghi. A detta di molti sarà proprio questo genere di linguaggio improbabile e il tipo di ambientazione storica che darà luogo in anni successivi al cosiddetto genere cinematografico decamerotico, che altri vogliono invece far risalire esclusivamente alla trilogia pasoliniana del Decameron. Molte delle allocuzioni verbali coniate o semplicemente utilizzate dagli sceneggiatori per dar vita ai personaggi del film, avranno un tale successo che entreranno a far parte del linguaggio comune (alcune di queste sono inserite nella sezione Curiosità, vedi infra).
[modifica] Il contenuto "storico"
L'immagine del Medioevo italico che scaturisce dall'ambientazione de L'armata Brancaleone è, per la prima volta nel cinema italiano, un'immagine plausibile e realistica, lontana dalle rappresentazioni cavalleresche e mitologiche tipiche di tanta letteratura romantica. Quello di Monicelli è un Medioevo straccione, popolato di disperati, miserabili, cialtroni ed appestati, fortemente manicheo, perennemente diviso tra fede e peccato, spirito e carne, eros e morte, che rivisita pesantemente il mito delle gesta cavalleresche. Un medioevo estremamente violento e cruento nel quale le scene, seppur finalizzate all'evento comico e comunque condite di abbondante ironia, non lasciano indifferenti per la crudezza della rappresentazione.
L'operazione cinematografica non ha nessun valore filologico e storiografico, ma ciononostante risulta efficace sia dal punto di vista prettamente teatrale perché impostata su tratti e vicende umane del tutto plausibili, ben articolata nei vincoli canonici della commedia (rottura di un equilibrio o creazione di una nuova condizione di fatto, costituzione di un gruppo intorno ad un leader carismatico, definizione della impresa, finale ridicolo e fallimentare, rielaborazione della vicenda vissuta), sia dal punto di vista della valenza culturale, perché riuscirà ad imporre dei canoni stilistici ed a dare nuove rappresentazioni popolari di un preciso periodo storico.
[modifica] La commedia all'italiana
Sebbene il film sia una commedia in costume molti sono d'accordo nel ritenere che esso appartenga di diritto al genere della commedia all'italiana. Effettivamente l'Italia che nel film viene rappresentata è famelica, pezzente, meschina ed infingarda ma al tempo stesso capace di gesti eroici, animata da una grande ed ammirevole umanità come nella tradizione dei migliori film appartenenti a questo genere, del quale il regista è maestro indiscusso.
Mario Monicelli non nascose il fatto che il film era stato concepito anche con intenti pedagogici e popolari; d'altronde analizzando tutta la produzione cinematografica del regista toscano si percepisce l'inclinazione a rivisitare, in termini popolari ed accessibili, periodi o eventi di rilievo della storia italiana. Monicelli vuole raccontare una nuova storia italiana, nella quale i diseredati, i perdenti, gli sfortunati trovino anche loro una collocazione onorevole, a dispetto delle versioni ufficiali edulcorate ad uso e consumo dei sussidiari per le scuole elementari.
[modifica] La lavorazione
Per rompere lo scetticismo del produttore sulla riuscita del film, il regista accettò di prendere parte alla produzione e di rinunciare al compenso in cambio di una compartecipazione sugli incassi. Il successo fu enorme e Monicelli ne ricavò, per sua stessa ammissione, guadagni assai ingenti tanto che in seguito nessun produttore accettò più di condividere con lui gli incassi dei film da lui girati. Il titolo provvisorio del film in fase di produzione fu fissato in Le Caccavelle, termine con cui si indicano le pentole e gli utensili da cucina che l'armata di pezzenti al seguito di Brancaleone usa come armi ed armature.
La scelta di Gian Maria Volonté nel ruolo di Teofilatto dei Leonzi venne imposta al regista dal produttore Mario Cecchi Gori. L'attore milanese stava attraversando in quel periodo un momento di grande popolarità dovuta al successo dei film western per la regia di Sergio Leone, dei quali era stato protagonista. Mario Monicelli non nascose il suo dissenso e in un'intervista rilasciata in occasione del quarantesimo anniversario del film ha rivelato come invece fosse Raimondo Vianello l'attore da lui prescelto per lo stesso ruolo.
Il film è girato in gran parte nell'alto Lazio, nelle zone a ridosso dei laghi vulcanici di Bracciano, Bolsena, a Viterbo (il portone della vedova appestata è quello di Palazzo Chigi) o nei pressi del Monte Soratte e in Toscana, nella zona della Val d'Orcia e delle Crete senesi. La scena di Aurocastro invece è girata presso il borgo calabrese di Le Castella, situato nei pressi di Capo Rizzuto.
Catherine Spaak aveva circa vent'anni nel momento in cui partecipò alla lavorazione del film, non conosceva allora bene l'italiano ed aveva grosse difficoltà a confrontarsi con lo strano linguaggio richiesto dal copione. Racconta l'attrice francese: «Già studiare il copione era per me molto difficile, quando arrivavo sul set venivo poi accolta con prese in giro e parolacce. All'inizio trattenevo a stento le lacrime ma capivo il loro divertimento e non potevo rovinargli la festa. È anche così che ho appreso il rigore e lo spessore del grande cinema italiano.»
I titoli di testa e le animazioni che impreziosiscono la confezione finale dell'opera furono realizzati dal genovese Emanuele Luzzati, uno dei più importanti e noti illustratori italiani.
In occasione del lancio pubblicitario per l'uscita del film nelle sale cinematografiche di Roma furono affissi dei cartelli pubblicitari in materiale plastico e, assoluta novità, con la figura di Brancaleone in rilievo. Scomparvero dalla circolazione dopo pochi giorni. L'esperimento non fu più tentato per l'uscita del seguito del film.
[modifica] Le cause del successo popolare
Alla coralità dell'opera prestano il loro contributi diversi attori. Su tutti emerge il protagonista Vittorio Gassman. La sua interpretazione si appropria completamente del nuovo idioma creato dagli sceneggiatori, lo rende vivo, fortemente teatrale, epico ma al tempo stesso irresistibile dal punto di vista comico. Non ultimo bisogna citare il supporto musicale di Carlo Rustichelli, che in diversi momenti del film contribuisce ad accentuare la doppia vena comico-drammatica delle vicende narrate. Il motivetto scritto per l'occasione, ed al quale collaborò direttamente il regista, divenne un tormentone popolare (Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon, Fiii... Bum!).
[modifica] Influenza culturale
Il termine armata Brancaleone è entrato nel linguaggio comune ed è riportato ormai da diversi dizionari della lingua italiana (cfr. Devoto-Oli - Dizionario della Lingua Italiana - Le Monnier). Esso indica un gruppo variopinto, un'accozzaglia di persone dalle idee confuse e poco organizzate ed ha un significato fortemente dispregiativo o irriverente. Generalmente è utilizzato in ambito sportivo, politico o militare.
Alcune espressioni ormai abbastanza diffuse nella lingua parlata italiana devono certamente la loro popolarità al successo del film. Ad esempio l'espressione che te ne cale, con la quale si sostituisce spesso nell'uso colloquiale l'espressione cosa te ne importa o et come non? per l'espressione italiana "e come no?.
Riferendosi al personaggio di Brancaleone, Vittorio Gassman ebbe a dire: «... c'era la bellissima invenzione di quel linguaggio e di quel personaggio, una specie di samurai che ormai tutti conoscono e che è stato credo il personaggio che mi ha dato più popolarità».
[modifica] Il restauro
Il film, in occasione del suo quarantesimo anniversario, è stato restaurato all'interno di un progetto culturale finanziato da una fondazione privata che ha lo scopo di recuperare e salvaguardare i più importanti titoli cinematografici italiani.
[modifica] Curiosità
Molte volte i personaggi in secondo piano eseguono azioni "non inquadrate"; dopo il duello con Brancaleone, Teofilatto cammina per il campo chiamando il cavallo (per giustificare l'affiliazione all'armata); dopo aver capito di aver contratto la peste, ogni personaggio fa qualcosa... ecc. In una di queste scene, quando "l'armata" incontra Zenone dopo la peste, Teofilatto appoggia il suo bagaglio sopra il masso di un penitente che lo trasporta sul capo, tuttavia successivamente, quando il primo "cavalcone" si rompe, il personaggio con il masso sul capo rimane dall'altra parte e Teofilatto non ha con se il bagaglio. L'errore sta nel fatto che al secondo "cavalcone" a Teofilatto ricompare il bagaglio sulle spalle. (Eppure il figuro penitente non è passato mai!)
[modifica] Frasi famose
- «Cedete lo passo» (Teofilatto dei Leonzi/Gian Maria Volontè — rivolgendosi a Brancaleone) - «Cedete lo passo tu!» (Brancaleone/Vittorio Gassman — in risposta)
- «Sarai mondo se monderai lo mondo!» (Il Monaco Zenone/Enrico Maria Salerno)
- «Transitate lo cavalcone in fila longobarda!» (Il Monaco Zenone/Enrico Maria Salerno): da osservare l'invenzione linguistica della "fila longobarda" che sostituisce la comune "fila indiana" (espressione che sarebbe risultata assolutamente anacronistica)
- «Abbiate fede ne lo cavalcone! Esso tiene!» (Il Monaco Zenone/Enrico Maria Salerno che, saltando su un ponte precario sopra un burrone, vuole mostrare che non c'è pericolo di crollo; ma il ponte crolla e Zenone sparisce ed è creduto morto. Riapparirà solo alla fine del film per salvare i prodi dalla condanna a morte)
- «Addo' ite?» (I seguaci del Monaco Zenone, rivolgendosi ai membri dell'Armata) — «Ahh.. così.. sanza meta..» (Brancaleone/Vittorio Gassman, in risposta) — «Venimo?» — «No, no.. ite anco voi sanza meta, ma de un'altra parte...»
- «Aquilante della malasorte!» (Brancaleone/Vittorio Gassman — rivolto al proprio cavallo Aquilante)
- «Aquilante, malo caballo!» (Brancaleone/Vittorio Gassman — sempre rivolto al proprio cavallo)
- «Seguimo Aquilante; lui conosce la via della fuga!» (Brancaleone/Vittorio Gassman — sempre rivolto al proprio cavallo)
- «Ah... la milza!» (Brancaleone/Vittorio Gassman — dolorante al fianco, dopo il duello con Teofilatto dei Leonzi) — «No, ivi ci sta lo fegato.» (Teofilatto dei Leonzi/Gian Maria Volontè) — «Ah sì? Spesso mi dole.» — «Bollitura di cetosella, finocchio... zolfone... malva... tutto insieme... Bere a digiuno!» — «Bono remedio?» — «Eh... ti ribolle dentro come sciacquare una botte, poi per lo dietro ti esce uno gran foco... e tu sei guarito!»
- Longo lo cammino ma grande la meta. Contro il saracino seguiamo il profeta. Vade retro Satàn. Vade retro Satàn. Senza armatura, senza paura, senza calzari, senza denari, senza la brocca, senza pagnocca, senza la mappa, senza la pappa. (Il coro intonato dai pellegrini al seguito del Monaco Zenone in cammino verso la Terra Santa)
- Dammiti! Prendimi! Prendimi e dammiti! Cuccurucù! (La vedova/Maria Grazia Buccella rivolta a Brancaleone nella città decimata dalla peste).
- "No! Su quello letto no!(La vedova/Maria Grazia Buccella a Brancaleone)-Lo perché?Dammiti prendimi Cuccurucù(Brancaleone)-Vi morì lo meo marito(La vedova)-Ullà,quando?(Brancaleone)-Iere(La vedova)-Iere? E di che malanno(Brancaleone)-Come di che malanno, dello terribile morbo che tutti ci piglia, la peste(La vedova)-Aaaaaaahhhhhhhhhhhhhh!(Brancaleone,che getta a terra la vedova e corre via urlando)
- Oh, gioveni! Quando vi dico "sequitemi miei pugnaci", dovete sequire et pugnare! Poche conte! Se no qui stemo a prenderci per le natiche.
- «Quella pallida ma appetibile.. Chi è?» (Brancaleone/Vittorio Gassman — chiede a Teofilatto, con riferimento ad una delle presenti alla corte del Bizantino) — «Mia sorella» (Teofilatto dei Leonzi/Gian Maria Volontè) — «No, intendo quella a latere con la faccia di baldracca» (Brancaleone cerca di rimediare alla gaffe, cambiando persona)— «Mia madre» (Teofilatto dei Leonzi)— «Ah...» (Brancaleone - Rassegnato al fatto della brutta figura, constatando che le parenti di Teofilatto non siano proprio virtuose).
- - Vanci, è grande amatora. - Ma Cippa non se ne dole? - E sì che se ne dole, ma a te che te ne cale? (Teofilatto dei Leonzi/Gian Maria Volontè a Brancaleone quando giungono dai suoi parenti Bizantini, parlando di sua zia, notoriamente "godereccia".)
- Non mi portare da Guccione, non lo voglio. Te voglio. Sono tua pecorella. Brancami, leone. (Matelda/Catherine Spaak rivolta a Brancaleone).
- - Sempre viveste da femine, cercate almeno di morire da omeni. - E lo chiami morire da omeni questo ? (Brancaleone e Teofilatto, appesi col didietro penzolante sui pali aguzzi)
- - Siete voi pronti a morire pugnando? (Brancaleone/Gassman alla sua "armata")
- «Avrete sentuto, suppongo, lo nome di Groppone da Figulle. Groppone da Figulle fue lo più grande capitan di Tuscia. E io son colui che con un sol colpo d'ascia lo tagliò in due. Lo mio nome - stare attenti - , lo mio nome est Brancaleone. Da Norcia» (Brancaleone/Gassman alla sua "armata")
- «Mordivoi sifonai, nun v'avessi visto mai!» (Abacucco/Carlo Pisacane nei momenti di pericolo)
- «A tuo ammaestramento. Sai tu qual sia, in questa nera valle, la risultanza di ogni sforzo e sacrifizio umano? Calci, nel deretano!» (Brancaleone a Taccone)
- Famo mille petecchioni! E accontenti li sapienti e li minchioni! (Abacuc)
- Pavato! (Teofilatto parando un colpo nel duello contro Brancaleone nel loro primo incontro)
[modifica] Bibliografia
- Bruno Torri - Il cinema italiano dalla realtà alle metafore - Palumbo (1973)
- Age e Scarpelli - Mario Monicelli - Il romanzo di Brancaleone - Longanesi (1984)
- Masolino D'Amico - La commedia all'italiana - Mondadori (1985)
- Aldo Viganò - La commedia italiana in cento film - Le Mani (1999)
- Stefano Della Casa - Storia e storie del cinema popolare italiano - La Stampa (2001)* Mariano Sabatini e Oriana Maerini - Mario Monicelli, la sostenibile leggerezza del cinema. Libro intervista - Edizioni Scientifiche Italiane (2001)
- Gian Piero Brunetta - Guida alla storia del cinema italiano (1905-2003) - Einaudi (2003)
- Stefano Della Casa - L'Armata Brancaleone. Quando la commedia riscrive la storia - Lindau (2006)
[modifica] Voci correlate
- Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli, seguito de L'armata Brancaleone
- Guerra medievale
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su L'armata Brancaleone
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su L'armata Brancaleone dell'Internet Movie Database
- Le commedie boccaccesche

