Latino maccheronico

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Con la locuzione latino maccheronico si intendeva originariamente un modo per lo più scherzoso di imitare la lingua latina, utilizzando desinenze ed assonanze proprie del latino applicate a radici e lemmi della lingua italiana (o a dialetti di questa), ed un genere letterario italiano che presenta questa caratteristica allocutiva. In seguito l'uso si estese anche ad altre lingue: è del 1684 il poema eroicomico Polemo-Middinia inter Vitarvam et Nebernam di William Drummond di Hawthornden, in cui le regole sintattiche latine venivano applicate alla lingua gaelica scozzese.

Genere letterario[modifica | modifica wikitesto]

L'uso nacque nel Quattrocento, con l'opera di Michele di Bartolomeo degli Odasi tra i primi, ma vide sorgere le sue migliori prove nel Cinquecento, allorquando diversi scrittori si diedero a poetare o a narrare di argomenti popolari o allusivi con una forma resa pomposa dalla sonorità latineggiante, che sortiva l'effetto di traslare le miserie del quotidiano alla sontuosità para-liturgica della lingua degli imperatori e, più ancora, dei preti. Tra questi fu Teofilo Folengo, autore del Merlini Cocaii macaronicon, che aveva come protagonista Baldus, e di una successiva mini-saga.

Era un tempo nel quale la separazione fra i ceti al potere ed il proletariato si nutriva anche della distanza culturale, di cui il latino era il principale simbolo ed insieme strumento.

L'invenzione narrativa del latino maccheronico si basa infatti da un verso sulla cupezza del linguaggio ufficiale, percepito come oscuro e separatistico dal popolino, che lo pone così in ridicolo "appropriandosene" per ragioni la cui modestia è la prima ragione d'irriverenza. Da un altro verso, consente un illusorio accesso declassificato proprio a questa lingua esclusiva, con il noto effetto di gratificazione apparente.

È una tecnica affine all'imitazione, della quale ricalca alcuni canoni, ma la sua vicinanza anche con altri generi della comicità, fra i quali il burlesco, oltre alle sue origini istintuali (se ne presume ovviamente una spontanea presenza nel vulgus ben prima delle opere del XVI secolo), consente di considerarla a sé e di tenerne distinto anche il genere letterario che se ne gemmò. Le stesse asserite influenze su autori d'Oltralpe come Rabelais, sono in genere di queste considerate prodromiche, ma non archetipe, ed è alquanto difficile immaginare il genere deportato tal quale dalla sua radice nell'Italia centro-settentrionale: il latino maccheronico si produce e si conchiude in queste, sole, regioni culturali.

Come per tutte le metodiche dissacranti, anche questa riesce a raggiungere l'obiettivo duplice di mettere alla berlina, o di denunziare in forma di satira, la strumentalità dell'uso di una lingua criptica da parte di un interessato ceto dominante, ed insieme è puro lazzo, mera leva ludica, veicolo di lievi come di grevi giochi dialettici.

Notabili esempi si hanno naturalmente anche in epoche successive, ad esempio in alcuni sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli, in cui il romanesco, già di per sé molto diretto discendente geografico del latino, si sublima nello stile ben allusivo Belliano, prorompendo irresistibile nell'inverecondo accostamento ai suoni cantilenanti della vita ufficiale e di quella di corte (al tempo, la corte del Papa Re); su tutti, il sonetto sul Miserere, in cui il maccheronico si fonde con il doppio senso, con esiti irripetibili.

Il latino maccheronico, si è detto, è oggi la lingua ufficiale dei convivi dei goliardi.[senza fonte]

Un esempio di latino maccheronico è il titolo del primo album del gruppo doom metal svedese Candlemass, Epicus Doomicus Metallicus.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

È da considerare latino maccheronico la lingua parlata nei film L'armata Brancaleone e Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli, o il motto Sic gorgiamus allos subjectatos nunc nel film La famiglia Addams.

Università[modifica | modifica wikitesto]

Sono scritti in latino maccheronico anche i papielli, testi scherziosi di tradizione napoletana con cui si accolgono goliardicamente le matricole all'università[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il “papiello” segnava l’ingresso all’Università

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

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