I picari

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
I picari
Picari.jpg
Enrico Montesano e Giancarlo Giannini in una scena del film.
Titolo originale I picari
Paese di produzione Italia, Spagna
Anno 1987
Durata 121 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.66 : 1
Genere commedia, avventura
Regia Mario Monicelli
Soggetto Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Suso Cecchi d'Amico, Mario Monicelli (ispirato dal romanzo spagnolo Lazarillo de Tormes)
Sceneggiatura Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Suso Cecchi d'Amico, Mario Monicelli
Produttore Giovanni Di Clemente
Casa di produzione Clemi Cinematografica, Producciones Cinematograficas Dia
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Italia
Fotografia Tonino Nardi
Montaggio Ruggiero Mastroianni
Musiche Lucio Dalla e Mauro Malavasi
Scenografia Enrico Fiorentini
Costumi Lina Nervi Taviani
Trucco Manuel Martín, Mario Scutti
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« La vita è un balocco, un pozzo, una luna... Daremmo un occhio per un po' di fortuna. »
(Sigla I Picari)

I picari è un film italo-spagnolo del 1987 diretto da Mario Monicelli.

Ispirato al famoso romanzo picaresco spagnolo Lazarillo de Tormes (1554), di autore ignoto, racconta le tragicomiche disavventure di Lazarillo de Tormes (Enrico Montesano) e Guzman de Alfarache (Giancarlo Giannini) ambientate verso la fine del XVI secolo (alla fine del film viene nominato il 1598) come Picari: scapestrati avventurieri («come gli zingari, non molto stabili, uccelli tra gli alberi o topi fra i mobili») di un mondo dove il più furbo e scaltro sopravvive.

Di rilievo, oltre al cast di primissima qualità (Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Nino Manfredi, Enrico Montesano, Paolo Hendel, Bernard Blier, Vittorio Caprioli e Giuliana De Sio), anche le musiche, curate da Lucio Dalla e Mauro Malavasi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

I protagonisti della storia s'incontrano ai remi di una galera, entrambi per espiare le colpe di una vita instabile e truffaldina e iniziano così a raccontare le rispettive storie:

Lazarillo de Tormes è cresciuto in una casa poverissima dove, per sopravvivere, la madre si prostituiva. In seguito viene affidato ad un viandante cieco (Nino Manfredi), scaltro, truffatore nonché incredibile spilorcio che insegna la vita così come va imparata per strada: con truffe, inganni e beffe.

Nino Manfredi: il viandante cieco.
Vittorio Gassman: il nobile decaduto.
Giuliana De Sio: la prostituta disobbediente.

Guzman de Alfarache invece non ha conosciuto miseria: il padre era orologiaio, ma baro al gioco, molto abile nel truffare con i dadi e le carte, e morì quando Guzman era ancora un bambino, perché impiccato a causa delle sue truffe. Viene poi indirizzato da un prete in una famiglia nobile, dove un insegnante privato un po' buffo (Paolo Hendel) tirerà pesanti schiaffi al poveretto anziché darli al rampollo della famiglia (come sarebbe stato giusto, vista l'ignoranza e i metodi rozzi di cui si faceva bandiera). Dopo un breve ma angusto periodo, Guzman esasperato decide di scappare da quella casa.

Dopo esser scampati dalla galea insieme, grazie a un ammutinamento a causa del quale vengono gettati in mare, i due si ritrovano su di una spiaggia. Anche lì giocano a sorte scegliendo per "terra" o per "mare" la nuova strada, legati ancora dalle catene della galea e dal destino, e da questo stesso divisi per necessità. Infatti, truffato un fabbro e la figlia, i due riescono a liberarsi ed a fuggire per un soffio dai gendarmi, dividendo le loro strade.

In seguito Guzman verrà ospitato ed assunto da un nobile (Vittorio Gassman), squattrinato ma di sangue blu nell'animo, che gli regalerà un cavallo, "per i suoi servigi". Più tardi incontrerà di nuovo Lazarillo, che nel frattempo aveva seguito la sua arte del farsi passare come mentecatto per strada, e di attore improvvisato che riuscirà a far notare il proprio talento di commediante dal proprietario di un teatro, il quale lo assumerà per alcune rappresentazioni, ottenendo così uno sfarzoso vestito nobile (teatrale) e facendo innamorare una monaca di clausura.

Comincia così il loro itinerario, ora in comune, ora separato, sempre in bilico tra truffe e beffe. Su tutte quella dei 100 cannoli alla catalana dove i due protagonisti, fingendosi un nobiluomo con il suo servitore, truffano un gioielliere riuscendo con l'inganno ad "acquistare" un prezioso monile pagandolo con un finto credito (in cannoli e non in denaro) acquisito nei confronti del pasticcere della bottega al lato (Omaggio al film il mattatore in cui, in una scena, Vittorio Gassman truffa un gioielliere pagandogli una anello con delle paste).

Con i soldi guadagnati dalla truffa Lazarillo e Guzman decidono di fare un "investimento" e di acquistare una prostituta, Rosario (Giuliana De Sio), da un vecchio protettore (Bernard Blier). L'affare si rivela un inganno poiché la meretrice risulta essere poco ligia al dovere e si fa gioco dei due facendo l'amore con chi vuole lei e gratis. Il carattere indolente di Rosario e l'invaghimento di Lazarillo nei suoi confronti porta i due protagonisti a dividersi di nuovo: Lazarillo decide di mantenere Rosario, facendo i lavori più umili e vari; Guzman viene accolto da una confraternita di malviventi comandata da un losco individuo chiamato Mozzafiato (Vittorio Caprioli) che lo incarica, per una questione di denaro, di minacciare un nobile locale. Questo, però, con astuzia riesce a tendergli un agguato, insieme ai suoi quattro figli, dove Guzman per liberarsi si trova costretto ad uccidere un gendarme con la spada. Nonostante ciò viene ugualmente catturato. A causa del suo gesto il protagonista, proprio come avvenne per suo padre molti anni prima, viene condannato all'impiccagione nella pubblica piazza; l'esecuzione avrà luogo in Plaza de la Real, ad Arévalo.

A risolvere la questione interviene Lazarillo che, dopo esser stato abbandonato da Rosario per un uomo più ricco, ha trovato lavoro come aiutante del boia: il compagno di avventure di Guzman riesce a scambiare l'amico con un altro condannato, al quale doveva essere tagliata la mano per furto; così anche le condanne vengono scambiate, e Guzman si salva, perdendo una mano.

La scena finale del film mostra i due protagonisti di nuovo uniti mentre vengono inseguiti da un pastore al quale hanno appenta munto tutte le pecore e sottratto il latte.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Come in molti altri lavori di Monicelli, la ricostruzione storica risulta essere ben curata[senza fonte] ed il film sovrappone una serie di episodi indipendenti l'uno dall'altro in cui i due protagonisti vengono coinvolti di volta in volta con altri personaggi che fanno da co-protagonisti del singolo episodio.

Altri film[modifica | modifica sorgente]

I picari non è né il primo né l’ultimo film tratto dal romanzo cinquecentesco El Lazarillo de Tormes. Altri film sono:

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Cinema