Le fate (film)

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Le fate
Titolo originale Le fate
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1966
Durata 103 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Mauro Bolognini, Mario Monicelli, Antonio Pietrangeli, Luciano Salce
Soggetto Tonino Guerra, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Giorgio Salvioni, Rodolfo Sonego
Sceneggiatura Suso Cecchi d'Amico, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Luciano Salce, Rodolfo Sonego
Produttore Gianni Hecth Lucari
Produttore esecutivo Fausto Saraceni
Casa di produzione Documento Film (Italia) Columbia Films (Francia)
Distribuzione (Italia) Columbia CEIAD
Fotografia Leonida Barboni, Carlo Di Palma, Dario Di Palma, Ennio Guarnieri, Armando Nannuzzi
Montaggio Nino Baragli, Franco Fraticelli, Ruggero Mastroianni, Sergio Montanari
Musiche Sergio Bardotti, Carlos Pes, Armando Trovajoli
Scenografia Mario Chiari
Trucco Giuseppe Banchelli (in Fata Sabina), Goffredo Rocchetti (in Fata Armenia), Otello Sisi (in Fata Elena), Michele Trimarchi (in Fata Marta)
Interpreti e personaggi

Le fate è un film collettivo del 1966 diretto dai registi Luciano Salce ("Fata Sabina"), Mario Monicelli ("Fata Armenia"), Mauro Bolognini ("Fata Elena"), Antonio Pietrangeli ("Fata Marta").

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Fata Sabina[modifica | modifica wikitesto]

Regia: Luciano Salce
Soggetto e sceneggiatora: Ruggero Maccari e Luigi Magni

Sabina (Monica Vitti) sfugge consecutivamente a due tentativi di violenza da parte di automobilisti dall'apparenza perbene che le offrono un passaggio. Finalmente incontra uno straniero (sammarinese, interpretato da Enrico Maria Salerno) che in compagnia di una bella ragazza sa mantenere la sua compostezza, cosa che risulta quasi impossibile ai repressi e insoddisfatti italiani (e italiane).

Fata Armenia[modifica | modifica wikitesto]

Regia: Mario Monicelli
Soggetto: Tonino Guerra e Giorgio Salvioni
Sceneggiatutra: Suso Cecchi D'Amico

La giovane madre Armenia (Claudia Cardinale) stravolge la vita monotona del medico (Gastone Moschin) che ha chiamato per visitare il suo bambino di pochi mesi. Armenia vive di espedienti e piccole truffe, ma si ritiene candidamente nel giusto e vuole solo il bene di suo figlio, il quale però cambia colore dei capelli troppo spesso.

Fata Elena[modifica | modifica wikitesto]

Regia: Mauro Bolognini
Soggetto e sceneggiatura: Rodolfo Sonego

Durante una visita di Luigi (Jean Sorel) a suo marito, Elena (Raquel Welch) scopre l'attrazione che l'amico di famiglia ha per lei. Dopo aver consumato il loro primo rapporto Elena rimane serena e tranquilla a ricamare in presenza del marito e degli ospiti mentre Luigi non si trova a suo agio, e decide di tornare a casa dalla moglie, che dovrebbe essere intenta a ricamare serena e tranquilla in presenza di un ospite.

Fata Marta[modifica | modifica wikitesto]

Regia: Antonio Pietrangeli
Soggetto e sceneggiatura: Rodolfo Sonego

La signora Marta (Capucine) è la moglie capricciosa di un famoso chirurgo, che quando è sobria è moglie e madre severa e scrupolosa, ma se beve un po' diventa assatanata ed assetata di sesso (e dimentica tutto ciò che le è successo da sbronza, non appena ritorna sobria): ne fa le spese il povero maggiordomo neoassunto (Alberto Sordi).

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato prodotto da Gianni Hetch Lucari per la Documento Film e in una coproduzione francese con la Columbia Films.

La pellicola ha una struttura ad episodi, tipologia di film molto in voga in Italia negli anni '60.

Il film risulta importante soprattutto per il cast, sia tecnico che artistico; infatti è diretto da alcuni dei maggiori registi dell'epoca: Mario Monicelli è stato il capostipite della "commedia all'italiana", Luciano Salce aveva avuto un grande successo qualche anno prima con due film interpretati da Ugo Tognazzi (Il federale e La voglia matta), Mauro Bolognini in quel periodo diresse molti episodi di altri "film collettivi" e Antonio Pietrangeli era specializzato nella caratterizzazione di varie tipologie di donne e che morirà due anni più tardi nel 1968 a Gaeta per annegamento.

Inoltre il film è scritto da alcuni dei più importanti sceneggiatori della commedia all'italiana: Suso Cecchi D'Amico (autrice di film di quegl'anni come Salvatore Giuliano, Il Gattopardo e Casanova '70, per quest'ultima pellicola avrà la nomination al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale), Luigi Magni (che debutterà alla regia nel 1968 con Faustina), Rodolfo Sonego (lo sceneggiatore di fiducia di Alberto Sordi e autore in quel decennio di film come Una vita difficile e Amore mio aiutami), Ruggero Maccari (che in seguito scriverà Profumo di donna e La famiglia), Giorgio Salvioni (autore di altri film a episodi e coautore del già citato Casanova '70) e Tonino Guerra (noto scrittore e poeta, anche lui coautore di Casanova '70).

Ricco è anche il cast artistico, infatti gli attori presenti nel film sono tra i più famosi e importanti del cinema internazionale di allora: del cinema italiano spiccano Alberto Sordi (l'unico dei cinque mattatori della commedia all'italiana presente nel film), Monica Vitti (non ancora affermata come attrice brillante, ma per il film avrà la nomination al Nastro d'argento come migliore attrice non protagonista l'anno seguente), Enrico Maria Salerno (che in quell'anno partecipò anche al celebre L'armata Brancaleone assieme a Vittorio Gassman), Claudia Cardinale (che in quel periodo era attiva anche ad Hollywood), Gastone Moschin (che divenne noto grazie alle interpretazioni nei film Gli anni ruggenti e Signore & signori); del cinema francese sono presenti Capucine (a lei si ispirò il disegnatore Enzo Facciolo per realizzare il personaggio di Altea di Vallenberg nel celebre fumetto nero italiano Diabolik) e Jean Sorel (che interpretò molti film italiani); del cinema statunitense è presente Raquel Welch (considerata una delle più grandi sex-symbol di Hollywood).

Le animazioni sono della M.S.C. LODOLO.

Il film: distribuzione e incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne distribuito nelle sale italiane dal 22 novembre 1966.

Censura[modifica | modifica wikitesto]

Il visto censura della presentazione del film è stato rilasciato il giorno 25 ottobre 1966 con codice 48074 con visione senza limitazione di età con la motivazione:
"La 2° sezione della Commissione di revisione Cinematografica, visionata il giorno 24/10/1966 la presentazione del film "Le fate", constatato che essa è composta esclusivamente di didascalie e di fotogrammi fissi, che esulano dalla sostanza e dal contenuto del film, esprime per essa parere favorevole alla concessione del nulla osta per le programmazioni in pubblico, senza limitazioni di età."

Il primo visto censura è datato 15 novembre 1966 con codice 48133 con il divieto di visione ai minori di 14 anni con la motivazione:
"La 1^ Sezione Estiva della Commissione di Revisione Cinematografica esaminato il film […] esprime parere favorevole per la proiezione in pubblico con il divieto ai minori degli anni 14 contenendo il film scene e sequenze nonché il contenuto normativo non adatto alla particolare sensibilità dell'età evolutiva dei predetti minori."

Il secondo visto censura è invece datato 26 agosto 1998 con codice 92735 ed annulla il divieto di visione ai minori di 14 anni, considerando il film "per tutti" dopo alcuni tagli effettuati e al tempo trascorso dalla prima versione del film.

Il film[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato con pellicola 35 mm.

Il film quindi ha avuto due versioni: la prima che uscì al cinema nel 1966 durava circa 111 minuti e la pellicola era di circa 3500 metri; le seconda versione, cioè quella attuale, dura circa 103 minuti e la pellicola è lunga circa 3000 metri.

La pellicola della presentazione del film (oggi introvabile) è lunga circa 55 metri.

Incasso[modifica | modifica wikitesto]

Il film ebbe un buon successo, si classificò al cinquantesimo posto nella stagione 1966-1967 e l'incasso totale fu circa di 700.000.000 di Lire. L'incasso totale delle prime visioni nelle sedici città capozona fu di 257.051.000 di Lire.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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