Il marchese del Grillo
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(Marchese Onofrio del Grillo (Alberto Sordi) rivolgendosi ai giocatori arrestati, al contrario suo.)
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Il marchese del Grillo è un film del 1981 diretto da Mario Monicelli.
Indice |
[modifica] Trama
Nella Roma papalina del 1809 il marchese Onofrio del Grillo (Alberto Sordi), nobile romano alla corte di Pio VII (Paolo Stoppa), trascorre le sue giornate nell'ozio più completo, frequentando bettole e osterie, coltivando relazioni amorose clandestine con alcune popolane nonché tenendo un carattere ribelle agli occhi di sua madre e della sua parentela molto conservatrice ed autoritaria.
Il suo principale passatempo, che lo rende famoso in tutta la città e alla sua diretta servitù, è costituito da innumerevoli scherzi e beffe dei quali risulta spesso vittima la sua aristocratica famiglia composta da personaggi stravaganti e chiusi al mondo esterno. Il ricco nobile proprietario terriero riesce sempre ad uscire con umorismo e in maniera rocambolesca dalle tante e impensabili situazioni durante tutta la commedia, sfruttando senza vergogna anche le conoscenze dell'alta borghesia spesso compiacente (esempio ne è la scena del tribunale con la condanna dell'ebanista Aronne Piperno).
Inoltre grazie ad un incontro casuale con un povero carbonaio alcolizzato, Gasperino, suo perfetto sosia, il marchese ne combinerà di tutti i colori. In varie situazioni egli arriverà a coinvolgere anche direttamente il Pontefice rendendolo, in alcuni casi, obiettivo diretto di alcune stravaganti burle in nome di una giustizia e di un rinnovamento sempre invocati ma che mai riescono seriamente ad impensierire l'audace e brillante "Sor Marchese".
[modifica] Critica
Dopo la fine della commedia all'italiana, sancita dal film dello stesso regista toscano Amici miei atto II, Mario Monicelli dirige una serie di pellicole in costume incentrate su alcune grandi interpretazioni di uno dei suoi attori preferiti, Alberto Sordi. Il personaggio del marchese Onofrio del Grillo è infatti interamente costruito attorno alla grande capacità dell'attore romano di interpretare e caratterizzare maschere popolari sempre in bilico tra sentimenti umani contrastanti. Il film rappresenta una commedia popolare, un'opera di puro intrattenimento teatrale nella quale i giochi di battute, condite di abbondante dialetto romanesco, di situazioni paradossali, di scambio di persone, determinano totalmente la comicità.
Il marchese Onofrio del Grillo, nella rappresentazione di Mario Monicelli, è un personaggio satirico e letterario, una maschera aristocratica e reazionaria che dileggia e ridicolizza il sistema dal suo interno senza arrivare mai però a metterlo in discussione o peggio in pericolo, neanche quando fugge al nord per accogliere le truppe napoleoniche. Il marchese del Grillo è un oligarca convinto che professa una idea chiusa, ristretta e privilegiata di libertà persino quando, prendendosi gioco del povero falegname ebreo Aronne Piperno (Riccardo Billi), vuole dimostrare che la giustizia non esiste.
Il marchese soffre a livello personale il sistema di vincoli, di convenzioni, di dogmi arcaici e di libertà limitate, lo combatte come un dandy ante litteram, ma non si colloca mai su posizioni romantiche o rivoluzionarie e ad un gruppo di popolani che vengono arrestati dopo essere stati coinvolti con lui in una rissa, spiega lapidario perché lui non subirà lo stesso trattamento. Accanto ad Alberto Sordi sono da ricordare le interpretazioni di un grande attore teatrale Paolo Stoppa nelle vesti di Pio VII, di Riccardo Billi nel ruolo di Aronne Piperno, e di Flavio Bucci nei panni di Don Bastiano, prete ribelle e bandito. Da citare infine il commento musicale di Nicola Piovani: il compositore romano rievoca alcune famose ouverture rossiniane che sottolineano l'atmosfera buffa e scherzosa del film e forniscono al basso Alberto Sordi la possibilità di esibirsi in qualche passaggio canoro.
[modifica] Analisi storica
| Per approfondire, vedi la voce Onofrio del Grillo. |
Rimane ancora incerta la figura storica del marchese così come essa viene rappresentata dal regista Mario Monicelli: alcuni racconti popolari romani narrano di un importante aristocratico, amante dello scherzo e della burla, appartenuto alla nobile casata del Grillo, ma è difficile connotare questi racconti di una veridicità storica. La nobile casata del Grillo comunque rappresentava una delle famiglie aristocratiche più in vista della città: il palazzo nobiliare appartenuto alla casata si erge ancora nella strada che dalla famiglia ha preso il nome, Salita del Grillo, ed è collocato in una delle zone più centrali di Roma, tra il colle Quirinale e via Cavour, a ridosso dei Fori Imperiali.
Il covo del brigante Fra Bastiano (Flavio Bucci) è collocato in una delle località più suggestive poste a nord della capitale: le antiche rovine di Monterano, un borgo agricolo appartenuto alla famiglia Altieri che in epoca tardo medievale conobbe un relativo benessere. La piazza della città era occupata dalla chiesa di San Bonaventura e dal relativo monastero, costruiti su progetto di Gian Lorenzo Bernini: nella navata centrale della chiesa di San Bonaventura, oggi occupata da un gigantesco albero di fico, è girata la scena dell'incontro tra il brigante e il marchese del Grillo.
Il palazzo del Marchese è ambientato nel Palazzo Pfanner a Lucca, amputato (per mezzo di un'altissima quinta) dei celebri giardini e della vista sulle Mura di Lucca; la scena nella quale il Marchese fa lo scherzo delle monete roventi, è stata girata nella Galleria Pannini di Villa Grazioli a Grottaferrata. Il camino nel quale il marchese arroventa le monete è falso, aggiunto per le riprese addossandolo alla parete affrescata. La scena dell'arrivo in carrozza del marchese e dell'ufficiale francese nel casolare di campagna è stata girata nelle campagne adiacenti Tarquinia, in provincia di Viterbo; il casolare (crollato pochi anni fa), opportunamente allestito con finte colonne, fu usato solo per le riprese esterne. All'inizio del viaggio, i due percorrono un viottolo adiacente ai resti dell'Acquedotto Claudio, alla periferia di Roma (facente oggi parte del Parco degli Acquedotti), che punta in direzione opposta a quella di Tarquinia.
La scena della rappresentazione teatrale è stata girata nel teatro settecentesco di Amelia, in Umbria.
[modifica] Blooper
Durante la scena in cui tutte le campane delle chiese capitoline vennero fatte scherzosamente "suonare a morto" su ordine del Marchese per annunciare un inaspettato decesso del Pontefice, vengono mostrate alcune panoramiche della città eterna riprese da vari punti, tra cui il noto colle Gianicolo. Osservando attentamente quei fotogrammi è possibile notare sullo sfondo un piccolo aeroplano bianco che si appresta ad atterrare al secondo scalo romano di Ciampino. Un particolare evidentemente sfuggito agli operatori e tecnici cinematografici sia durante le riprese del film sia dopo nel successivo montaggio finale dell'intera pellicola. Nella stessa scena si vede anche un'industria dietro ad uno dei campanili.
[modifica] Versioni
L'edizione uscita in dvd contiene alcune scene che non comparivano nell'edizione uscita in videocassetta.
[modifica] Bibliografia
- Luca Desiato, Il marchese del Grillo, Mondadori, Milano 1996, ISBN 8804412682
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Il marchese del Grillo dell'Internet Movie Database