Basilica di Santa Maria in Cosmedin

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Coordinate: 41°53′17″N 12°28′54″E / 41.888056°N 12.481667°E41.888056; 12.481667

Basilica di Santa Maria in Cosmedin
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana Cattolica di rito greco-melchita
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Roma
Inizio costruzione VIII secolo

La Basilica di Santa Maria in Cosmedin (in latino: Sancta Maria in Cosmedin) si trova in piazza della Bocca della Verità a Roma. Il suo attuale rettore è l'archimandrita monsignor Mtanios Haddad, della Chiesa cattolica greco-melchita.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La facciata rococò di S. Maria in Cosmedin prima del 1899
Le colonne della Statio Annonae incorporate nella chiesa

Nel sito in cui sorge oggi la chiesa, prossimo al Tevere, al Foro Boario e al Circo Massimo, sorgeva in epoca imperiale la Statio Annonae, il servizio che gestiva l'approvvigionamento e la distribuzione di cibo al popolo romano.

Ancor prima, però, esso era stato sede dell'Ara Massima di Ercole, santuario "internazionale" deputato a garantire i commerci e i mercanti che in quella zona trafficavano e vivevano.

Blocchi di tufo pertinenti alle murature del podio del tempio di Ercole incorporate nella cripta
Altare della chiesa

Ancora nel I secolo a.C., Vitruvio cita un tempio a pianta rettangolare posto all'ingresso del Circo Massimo e dedicato ad Ercole Invitto o Pompeiano.[1].

Proprio per la storia del luogo, l'annona e gli edifici vicini divennero sede fin dal VI secolo di una diaconia, struttura ecclesiale destinata a garantire assistenza al popolo cristiano. La prima piccola chiesa fu fatta costruire da papa Gregorio I, la cui famiglia aveva grandi possedimenti nella zona, attorno all'inizio del VII secolo.

Papa Adriano I la fece ricostruire alla fine dell'VIII secolo dentro la struttura dell'antica sede dell'Annona, di cui la chiesa incorporò la struttura e il colonnato, dividendola in tre navate e abbellendola di splendide decorazioni. La chiesa e i suoi annessi furono affidati ad una colonia di monaci greci che si erano rifugiati a Roma per sottrarsi alle persecuzioni degli iconoclasti e si erano stabiliti su questa riva del Tevere, dove era già insediata la comunità greca ed era per ciò nota come Ripa Greca. Da questi la chiesa prese il nome di Santa Maria in Schola Greca, e divenne poi nota come Santa Maria in Cosmedin, dalla parola greca kosmidion (ornamento).

Diversamente dalla gran parte delle chiese romane del periodo, questa non era sorta sulla tomba di un martire. Tuttavia ebbe anch'essa la sua cripta, scavata nel podio della stessa Ara Massima.

Durante il pontificato di papa Niccolò I (858-867), alla chiesa furono aggiunti una sagrestia, l'oratorio e una residenza diaconale. Papa Gelasio II nel 1118 fece riparare i danni subiti dalla struttura quasi cento anni prima (1082) a seguito dell'invasione dei Normanni guidati da Roberto il Guiscardo, mentre papa Callisto II, intorno al 1120, fece costruire il portico.

La chiesa fu nuovamente restaurata nel 1718 su disegni di Giuseppe Sardi che ne trasformò lo stile da romanico a rococò e nel 1899 da G.B. Giovenale che eliminò questi elementi per riportare la chiesa al suo aspetto romanico originario che ancora oggi conserva.

In questa chiesa furono eletti al soglio pontificio papa Gelasio II, papa Celestino III e anche l'antipapa Benedetto XIII.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Interno della basilica

La facciata a forma di capanna della chiesa presenta un portico con sette arcate, cui si sovrappongono sette finestre; in posizione decentrata, sulla destra dell'osservatore, si erge il bel campanile romanico risalente al XII secolo che si eleva dal tetto per sette piani, con bifore e trifore, e decorato da maioliche colorate.

Sotto il portico, il monumento di Alfano che curò per conto del papa Callisto II i restauri della chiesa. L'interno della chiesa, tre navate, separate da pilastri e da diciotto colonne di varia provenienza. Il soffitto è ligneo, costituito da capriate, mentre il pavimento è arricchito dagli smalti e dagli ori dei mosaici cosmateschi, oltre che da superfici marmoree, levigate dal corso del tempo.

Qui si possono ammirare la schola cantorum proprio a metà della navata centrale, la "cattedra" episcopale, il "baldacchino" gotico dell'altare maggiore (opera di Deodato di Cosma) e l'altare di granito rosso posto sul fondo dell'abside risalente al 1123.

La reliquia di san Valentino

Sulla sinistra del portico è visibile e visitatissima la famosa Bocca della Verità, davanti alla quale lunghe file di turisti attendono il proprio turno per farsi fotografare con una mano dentro la fessura di quello che, con grande probabilità, non era altro che un chiusino romano. All'interno è anche un reliquiario contenente un teschio accreditato a san Valentino. Anche se l'omonimia fa pensare al patrono degli innamorati, e quindi lo fa apprezzare dai turisti, non si tratta del santo venerato il 14 febbraio, ma di un omonimo, un "corpo santo" (martiri inventi).

La reliquia della testa di Adautto, santo martire di Roma, è a Santa Maria in Cosmedin. Adautto, molto probabilmente, è il martire che fu sepolto con Felice in una cripta nei pressi del cimitero di Commodilla sulla via Ostiense. Papa Siricio (384-399) costruì una piccola basilica sulla loro tomba restaurata ed abbellita in seguito da Giovanni I (523-526) e Leone III (795-816). Leone IV (847-855) donò loro reliquie ad Ermengarda, moglie di Lotario. La chiesa di Santa Maria in Cosmedin conserva altre teste di martiri inventi: Angelo fanciullo, Benedetto, Benigno, Candida, Candido, Concordia, Desirio, Desiderio, Giuliano, Ippolito, Placido, Romano e Valentino. Quest'ultima reliquia, posta in un altare del VI secolo nella cripta, viene esposta ornata di rose. L'Inventario (1870) prosegue con le reliquie del cranio dei martiri: Adriano, Amelia, Antonino, Clemenza, Generoso, Generoso, Ottavio e Patrizio. Infine riporta la menzione della gamba di Olimpia e di quella di san Giovanni Battista de Rossi.[2]

Nella sagrestia è conservato un prezioso frammento di un mosaico raffigurante l'Epifania, che originariamente si trovava nella basilica di San Pietro.

Il pavimento cosmatesco (galleria)[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte
  2. ^ Sicari, Giovanni (1998), Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, Alma Roma.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Armellini, Mariano (1891), Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, 2. ed., Roma, Tipografia Vaticana (online).
  • Gizzi, Federico (1998), Le chiese medievali di Roma, Newton Compton.
  • Sicari, Giovanni (1998), Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, Alma Roma.
  • Webb, Matilda (2001), The Churches and Catacombs of Early Christian Rome, Brighton, Sussex Academic Press, ISBN 1-902210-58-1 (online).

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