Un borghese piccolo piccolo (film)

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Un borghese piccolo piccolo
Un borghese piccolo piccolo.png
Una scena del film.
Titolo originale Un borghese piccolo piccolo
Paese Italia
Anno 1977
Durata 118 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Mario Monicelli
Soggetto Vincenzo Cerami (romanzo)
Sceneggiatura Sergio Amidei, Mario Monicelli
Produttore Luigi e Aurelio De Laurentiis
Casa di produzione Auro Cinematografica
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Giancarlo Chiaramello
Interpreti e personaggi
Premi

Un borghese piccolo piccolo è un film del 1977 diretto da Mario Monicelli, basato sul romanzo omonimo di Vincenzo Cerami, pubblicato nel 1976.[1]

Il film fu presentato in concorso al 30º Festival di Cannes.[2]

Indice

[modifica] Trama

L'iniziazione massonica

Giovanni Vivaldi (Alberto Sordi) è un modesto impiegato alla soglia della pensione in un ufficio pubblico della capitale. La sua vita si divide tra lavoro e famiglia. Con la moglie (Shelley Winters) condivide grandi aspettative per il figlio Mario (Vincenzo Crocitti), neo-diplomato ragioniere, un ragazzo non molto brillante che asseconda volentieri gli sforzi che il padre compie per impiegarlo nello stesso ufficio.

Giovanni si espone nel tentativo di aiutare il figlio, fino al punto di umiliarsi nei confronti dei suoi superiori, iscrivendosi a una loggia massonica che gli consentirà di acquisire amicizie e favoritismi ai quali prima non avrebbe mai potuto accedere.

Proprio quando i tentativi di Giovanni Vivaldi sembrano volgere al successo, il figlio Mario rimane ucciso, colpito da una pallottola vagante esplosa nel corso di una sparatoria successiva a una rapina nella quale padre e figlio si trovano accidentalmente coinvolti.

L'evento tragico e le sofferenze che ne conseguono stravolgono la vita, le convinzioni e la morale dei coniugi Vivaldi. La moglie di Giovanni, colpita da malore, perde la voce e rimane gravemente invalida; Giovanni, accecato dal dolore e dall'odio, si getterà a capofitto in un'impresa solitaria e disperata, che lo porterà dapprima a individuare l'assassino del figlio, quindi a sottrarlo alla cattura della Polizia. Sequestrato l'uomo in una capanna isolata, Giovanni lo sottopone a una violenza cupa e inaudita che lo condurrà lentamente alla morte.

Per Giovanni arriva poi il momento della desiderata pensione e, dopo nemmeno un giorno, la triste morte della moglie oramai gravemente segnata dall'invalidità. Giovanni si prepara con serenità e rassegnazione a vivere la propria vecchiaia, ma uno scontro verbale involontario con un giovane sfaccendato gli farà rivivere quel ruolo di giustiziere che lo ha già portato e forse lo porterà a uccidere ancora.

La morte di Mario (Vincenzo Crocitti)

[modifica] Critica

Un borghese piccolo piccolo segna una sorta di resa, di sconfitta. Monicelli comprende che ridere dei vizi degli italiani, ridicolizzarli e sbeffeggiarli, equivaleva ad una manifestazione di fiducia, ad un atto d'amore e ad una speranza sincera nelle loro capacità umane.[3] Dinanzi alla trasformazione della società, rappresentata dalla trasformazione subita da Giovanni Vivaldi, il regista però getta la spugna e afferma l'«irrappresentabilità degli italiani, per perdita irreversibile di tutti i caratteri positivi».[3] In sostanza, non c'è più nulla da sperare, da credere, da ridere.[4]

Il film segna anche una grande interpretazione di Alberto Sordi ed un punto di svolta per la carriera cinematografica dell'attore romano, che per la prima volta scinde il comico dal tragico.[4] Da questo momento in poi infatti si atrofizza la qualità delle sue interpretazioni ispirate alla società italiana, a riprova del fatto che la commedia all'italiana muore anche per l'esaurirsi dei suoi interpreti e delle sue maschere, alle quali era intimamente legata.[4]

È nel contesto storico-politico generale degli anni settanta che Mario Monicelli, confermando la profonda vena politica che permea tutto il suo cinema, abbandona la satira sociale della commedia all'italiana e confeziona un puro film drammatico, attingendo dai problemi della società italiana di quel periodo[5].
Per certi aspetti si potrebbe definire Un borghese piccolo piccolo come l'atto conclusivo della commedia che a partire dalla metà degli anni settanta aveva già intrapreso la sua parabola discendente.[4]

[modifica] Premi e riconoscimenti

[modifica] Note

  1. ^ Un borghese piccolo piccolo. mymovies.it. URL consultato il 13-10-2009.
  2. ^ (EN) Official Selection 1977. festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.
  3. ^ a b Gian Piero Brunetta, Guida alla storia del cinema italiano (1905-2003), Torino, Einaudi, 2003.
  4. ^ a b c d Mario Monicelli e Dino Risi, i Maestri della Commedia all’italiana. quartopotere.com. URL consultato il 13-10-2009.
  5. ^ Un borghese piccolo piccolo, Mario Monicelli. activitaly.it. URL consultato il 13-10-2009.

[modifica] Collegamenti esterni

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