Cinecittà

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Coordinate: 41°51′00.82″N 12°34′30.87″E / 41.850228°N 12.575242°E41.850228; 12.575242

Cinecittà Studios S.p.A.
Logo
Stato Italia Italia
Tipo società per azioni
Fondazione 1937 a Roma
Sede principale Via Tuscolana, 1055 Roma
Settore cinematografia
Prodotti Produzioni televisive, Produzioni cinematografiche
Sito web www.cinecittastudios.it/

Cinecittà è un complesso di teatri di posa di eccellenza e rilievo internazionale situati a Roma, lungo la via Tuscolana al n° 1055, all'angolo con via di Torre Spaccata, attivo dal 28 aprile 1937[1].

Di proprietà statale, sotto tutela del MIBACT è stata affidata in gestione, dal 1997, alla società Cinecittà Studios S.p.A. per l'80% e a Cinecittà Luce per il 20%. Cinecittà costituisce il vertice dell'industria cinematografica italiana, ma è utilizzata dagli anni 1990 anche per produzioni televisive.

A Cinecittà sono stati girati più di 3000 film[2], 90 dei quali hanno ricevuto una candidatura all'Oscar, di cui ben 47 hanno vinto la prestigiosa statuetta. Celebri registi, nazionali e internazionali, vi hanno lavorato: da Federico Fellini a Francis Ford Coppola, da Luchino Visconti a Martin Scorsese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica dei Cinecittà Studios

La storia di Cinecittà comincia durante il fascismo. Dopo una serie di pregevoli lungometraggi che nei primi due decenni del Novecento avevano fatto conoscere la cinematografia italiana nel mondo (primo fra tutti Cabiria di Giovanni Pastrone rimasto in cartellone a New York per dieci mesi), negli anni venti l'industria cinematografica italiana entrò in crisi venendo messa in ombra sia dalla cinematografia americana che da quella tedesca contemporanea (Lang, Pabst, Murnau ecc.).

Nel 1931 il regime, che sosteneva fortemente l'importanza del cinema come strumento di propaganda, varò una legge tendente a penalizzare le importazioni e a stimolare la produzione nazionale. Nel 1934 Luigi Freddi, già futurista e fascista della prima ora, amico di Galeazzo Ciano e perciò ben introdotto presso Mussolini, venne incaricato di costituire una "Direzione generale della cinematografia", finalizzata al controllo ideologico, ma anche alla promozione del mezzo. Freddi, che in occasione di un viaggio negli Stati Uniti d'America aveva conosciuto Griffith e si era appassionato agli aspetti produttivi della cinematografia statunitense, si impegnò nella promozione del cinema nazionale supportando la ricerca di capitali e sostenne le grandi produzioni di quegli anni, tra cui Scipione l'Africano di Carmine Gallone e Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini. Nel 1939 la produzione cinematografica nazionale venne supportata con una nuova legge (la cosiddetta "Legge Alfieri"), che concedeva robusti finanziamenti alle produzioni nazionali mentre costringeva la distribuzione all'autarchia.

Fra le iniziative della Direzione della cinematografia ci fu la costituzione dell'Ente Nazionale Industrie Cinematografiche (ENIC), nel cui ambito nacque Cinecittà, i cui studi, insieme agli studi cinematografici Pisorno di Tirrenia, dovevano rappresentare l'industria propagandistica e cinematografica del paese.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno del 29 gennaio 1935 con atto notarile, in una stanza di palazzo Torlonia venne istituita la società Cinecittà con a capo Carlo Roncoroni[3]. Nel mese di giugno del 1935, la Società Anonima Italiana Stabilimenti Cinematografici (S.A.I.S.C.)[4], gruppo finanziario capeggiato da Carlo Roncoroni, acquistò la Cines, e alle ore 2 nella notte del 26 settembre dello stesso anno, andarono distrutti in un misterioso incendio i teatri 3 e 4 della Cines di via Veio a Roma, nel quartiere di San Giovanni.

Immediatamente Freddi decise di «provvedere e prevenire i tempi nuovi»: individuata lungo la via Tuscolana, in piena campagna romana, un'area di circa 500.000 metri quadrati, fu decisa la realizzazione della nuova città del cinema. L'iniziativa ebbe carattere privato ma il Ministero delle Finanze concorse con un apporto di 4 milioni. Le partecipazioni creditizie furono pubbliche e all'espropriazione dei terreni su cui sarebbe stata edificata Cinecittà provvide lo Stato pagando una lauta somma alla società Arte che aveva acquisito quei terreni per un pugno di soldi in un'asta. La zona, una volta latifondo agricolo di proprietà Torlonia, era nota come Località Cecafumo, in quanto adibita allo smaltimento per combustione dei rifiuti della Capitale. I lavori ebbero inizio il 30 gennaio 1936 con la posa della prima pietra e dopo soli quindici mesi, il 28 aprile 1937, Mussolini inaugurò i nuovi stabilimenti del Quadraro. Nel 1936 tutti i dipendenti della Cines rimasero in attesa che si costruissero i nuovi stabilimenti di via Tuscolana e prima della loro inaugurazione furono ricollocati a Cinecittà. Ad essi veniva chiesta l'iscrizione al Partito Nazionale Fascista per ottenere lo stesso lavoro che avevano alla Cines, ma non tutti accettarono, e visto che valeva come punteggio per le nuove assunzioni, ad essi vennero cambiate le mansioni o i reparti, mentre dal 1939 l'iscrizione e quindi la tessera fascista fu obbligatoria e chi non voleva accettarla venne messo fuori Cinecittà.

Per l'edificazione dei nuovi stabilimenti si utilizzarono carpentieri, pontaroli e macchinisti della vecchia Cines, grandi maestri artigiani che poi rimasero nelle squadre di scena, nonché tecnici e ingegneri che nella Cines diedero origine al primo film sonoro italiano "La Canzone dell'amore" del 1930[5] e fecero scuola a Cinecittà insieme ai grandi direttori della fotografia che pure venivano dalla grande esperienza della Cines iniziata nel 1904 con Filoteo Alberini.

Per raggiungere gli stabilimenti c'era solo la via Tuscolana a quel tempo molto stretta e i dipendenti andavano a piedi o in bicicletta. Solo dopo il periodo bellico fu istituita una linea di autobus che fermava davanti agli studi, come si può vedere da una scena del film Bellissima. Negli anni cinquanta fu costruita una linea di tram della STEFER che si distaccava dalla linea dei Castelli Romani e portava fino a Piazzale di Cinecittà con capolinea a 300 metri dallo stabilimento. Negli anni ottanta, poi, ci fu l'inaugurazione della Linea A della metropolitana di Roma che prevedeva una fermata proprio davanti allo stabilimento.

L'inizio della produzione cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Alla testa di Cinecittà ci fu Carlo Roncoroni fino al giorno della sua morte nel 1938, già proprietario dei teatri Cines, costruttore del nuovo porto di Bari, cointeressato in imprese edilizie, gerarca e amico personale di Luigi Freddi.

Dopo la morte di Roncoroni, Cinecittà in deficit di bilancio, venne rilevata dallo Stato, e nel 1940 con l'avvento della terza Cines dedita a produrre lungometraggi di fiction, il settore statale finì con l'abbracciare l'intero ciclo industriale. Il battesimo avverrà nel 1940 con un sistema misto, in cui i privati chiedevano aiuti allo Stato e quest'ultimo in più modi cercava di imprimere un indirizzo all'economia cinematografica stabilendo così un controllo ideologico.

Dal 1938 gli americani non mandano più i loro film in Italia e a rimpiazzarli ci pensano i tedeschi, ma non mancano i film francesi, ungheresi, spagnoli e qualche rara pellicola scandinava, ma fu soprattutto la produzione nazionale ad avvantaggiarsene.

Il Progetto[modifica | modifica wikitesto]

I progetti dei primi dodici teatri di posa furono elaborati dall'architetto Gino Peressutti. Oltre ad essi venne prevista la creazione di un centro industriale cinematografico integrato che comprendeva stabilimenti di sviluppo, stampa e montaggio, la nuova sede dell'Istituto Luce e quella del Centro sperimentale di cinematografia. Furono previsti quattro ingressi oltre a quello principale sulla via Tuscolana, dal quale, nel periodo fascista, avveniva l'ingresso esclusivo dei registi, attori, produttori e gerarchi. Gli altri tre, situati in via di Torre Spaccata, erano dedicati, il primo, più vicino alla Tuscolana, al passaggio dei tecnici, il secondo alle maestranze e il terzo alle comparse e utilizzato come passo carraio.

Dopo il periodo bellico, l'ingresso principale fu aperto a tutti mentre quelli laterali furono usati per accedere più facilmente ai laboratori e alle officine.

Dagli anni '70, i tre ingressi laterali non furono più usati e rimasero chiusi.

Negli anni 2000, poi, l'ingresso principale fu chiuso ai mezzi e lasciato solo come passaggio pedonale dalla nuova società di gestione IEG e contestualmente fu chiuso lo spartitraffico sulla via Tuscolana che consentiva ai mezzi di accedere agli stabilimenti per chi veniva dal centro di Roma, dando di fatto un aspetto di chiusura dello stabilimento e al più famoso portale del cinema Italiano, icona nel mondo.

Nel 1937 vi furono prodotti 19 film fra i quali Il feroce Saladino di Mario Bonnard, ispirato all'omonimo e famosissimo concorso di figurine bandito dalla Perugina.

Nel 1940 furono 48 i film girati all'interno degli Studios di Cinecittà. Nel 1942 i film furono 59. Nel 1943 la produzione di pellicole crollò a 25, e nello stesso anno i circa milleduecento dipendenti di Cinecittà furono licenziati.

Cinecittà e la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Dal settembre del 1943 il cinema fascista si trasferì a Venezia nei padiglioni della Biennale presso i giardini di Castello e in alcuni studi di posa alla Giudecca (Cinevillaggio).

Il 17 maggio del 1944[6] Luigi Freddi diede le sue dimissioni in quanto gli stabilimenti furono requisiti dalle forze alleate.

Nel periodo fascista i registi che non aderirono all'ideologia fascista, non poterono più girare i loro film, e in seguito con la caduta del fascismo si formò un comitato di epurazione[7] composto dai registi che furono messi fuori dal regime e che a loro volta misero fuori quelli che vi avevano aderito.

Negli ultimi due anni di guerra, gli stabilimenti di Cinecittà vennero prima occupati dai nazisti che li utilizzarono come luogo di concentramento di civili rastrellati nei dintorni di Roma, e in questo contesto va ricordato il rastrellamento del Quadraro che nella notte del 17 aprile 1944 vide rastrellati circa mille uomini e portati prima a Cinecittà e poi deportati in Germania. Dopo la liberazione della città, furono adibiti a ricovero degli sfollati. L'esercito tedesco in ritirata razziò lo stabilimento portando via gran parte delle attrezzature tecniche, macchine da presa, proiettori, impianti sonori e pellicole. Un'altra grande perdita si ebbe con gli sfollati ospitati nei teatri dopo aver perso casa a causa dei bombardamenti, e che per sopravvivere al freddo, bruciarono gran parte dei documenti d'archivio.

Hollywood sul Tevere[modifica | modifica wikitesto]

Arredo di scena de Il Casanova di Federico Fellini, oggi posto all'entrata di Cinecittà

Dopo la guerra l'attività di produzione riprese con una certa lentezza e solo nel 1947, tre anni dopo la liberazione di Roma, venne girato nei suoi studi il primo film del dopoguerra: Cuore di Duilio Coletti. Nel 1948 arrivò il primo film americano Il principe delle volpi della 20th Century Fox. Negli anni cinquanta avvenne l'esplosione di Cinecittà, con le produzioni americane: nel 1951 venne girato Quo vadis? di Mervyn LeRoy, nel 1959 Ben Hur di William Wyler, tutti film del genere peplum e soprannominati "sandaloni" dalla manovalanza locale. Tale boom ebbe origine dalla competitività economica degli studi romani, chiamati in seguito anche "la Hollywood sul Tevere", complice anche un'apposita legge che non consentiva ai produttori stranieri di esportare i guadagni realizzati in Italia, obbligandoli di fatto a reinvestire in loco.

Il successo delle produzioni americane introdusse nella società romana degli anni cinquanta, ancora assai provinciale e paludata, mediamente sonnolenta e discretamente ipocrita, fenomeni di sociologia e mondanità "moderne" quali il divismo, i parties, i fotografi invadenti (che a Roma si chiamarono "paparazzi"), i night club etc.: La dolce vita fu il film simbolo di questa evoluzione.

Cinecittà divenne in quegli anni un mitico Eldorado sognato dalle belle ragazze italiane che gareggiavano all'epoca per Miss Italia. Questo fenomeno venne rappresentato in Bellissima di Luchino Visconti e in Roma di Fellini.

L'industria cinematografica ebbe in quegli anni una discreta rilevanza economica per la città (che era ancora abbastanza piccola, non superando di molto il milione di abitanti), generando un ampio indotto legato sia alle produzioni che alla commercializzazione dei film. Masse di comparse, artigiani, operai, tecnici, impiegati, "generici" - ma anche di impresari, imprenditori e produttori avventurosi, palazzinari golosi di mondanità, artisti a caccia di occasioni, tutto quello si chiamò, per anni, il generone romano.

Nel 1959, ebbe termine l'Hollywood sul Tevere e, dopo quelli del 1943, ci furono i secondi grandi licenziamenti di 1500 dipendenti.

Dalla fine degli anni sessanta, con la crescita della televisione, la fine delle produzioni colossal di carattere storico e la parallela crisi dell'industria cinematografica italiana, Cinecittà perse lentamente, per più di una ventina d'anni, il primato tecnico e produttivo che l'aveva resa mitica.

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

Set del film Gangs of New York

Nel 1978 l'Istituto Luce a Piazza Cinecittà venne ceduto al Comune di Roma e adibito a sede amministrativa dell'allora X Circoscrizione, (oggi Municipio VII).

Nel 1983 divenne presidente di Cinecittà Antonio Manca, che successivamente sarà a capo dell'Istituto Luce ricoprendo il ruolo di direttore generale dal 1989 al 1995.

Nel marzo del 1986 si ebbe l'inaugurazione del primo centro commerciale della Capitale e dell'annesso centro direzionale, costruito sul terreno del campo calcistico Bettini, spazio verde di pini e larici annesso agli studi, cui gli abitanti del quartiere erano affezionati.

Un anno dopo, a ridosso del Centro Sperimentale di Cinematografia, dei capannoni adibiti a magazzino vennero devastati da un incendio, per il quale i Vigili del Fuoco lavorano più di 24 ore. Andarono in fumo un numero imprecisato di costumi e di materiale di scena, un patrimonio storico ed artistico insostituibile perduto per sempre.

Negli ultimi anni i teatri di Cinecittà hanno ospitato i set di alcune grosse produzioni americane come Black Stallion di Carroll Ballard 1977, Il padrino - Parte III di Francis Ford Coppola 1988, Daylight - Trappola nel tunnel di Rob Cohen 1996, Il paziente inglese di Anthony Minghella 1996, Gangs of New York di Martin Scorsese, Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson, La passione di Cristo di Mel Gibson e la serie televisiva Rome (2005-2007). Nel 2008 Cinecittà è stata messa a disposizione per le riprese del secondo episodio della 30ª stagione della serie di fantascienza britannica Doctor Who, ambientato nell'epoca di Pompei.

Nel complesso, protetta e poco in mostra, dal 2000 era presente la "casa", dove fin dalla prima edizione, venneno "rinchiusi" i concorrenti dell'edizione italiana del reality show Grande Fratello, poi distrutta totalmente da un incendio nella notte tra il 13 e 14 dicembre 2013[8] e successivamente ricostruita per la nuova stagione del format televisivo.

Proprietà e gestione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1997 Cinecittà è stata concessa in gestione privata a Cinecittà Studios S.p.A. (controllata dal Gruppo IEG Italian Entertainment Group, presieduta da Luigi Abete e partecipata da importanti imprenditori privati tra i quali, Della Valle, De Laurentiis, Haggiag) che gestisce gli studi in una logica di business. La stessa società ha in gestione, in compartecipazione con Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, un complesso simile, gli Umbria Studios, situati a Papigno (Terni, Umbria). Possiede inoltre i Dino Studios (ex Dinocittà), trasformati dal 2012 in Cinecittà World[9] situati sempre a Roma, e una partecipazione estera nei CLA Studios, situati a Ouarzazate in Marocco.

Strutture e servizi[modifica | modifica wikitesto]

Il plastico originale degli studi 1936

Cinecittà è un complesso imponente di edifici e strutture dislocato in un'area di 40 ettari.

Consta di 22 teatri di posa di dimensione variabili da un minimo di 15 per 30 metri fino ai 40 per 80 metri del Teatro 5. Tutti i teatri di posa sono acusticamente insonorizzati, dotati di climatizzazione, impianti elettrici e di illuminazione, graticci, passerelle, carriponte e botole impermeabili per gli effetti scenici. Ciascun teatro dispone di una serie di locali di servizio: camerini, uffici, sale trucco, attrezzerie, magazzini.

Fanno parte del complesso anche un backlot di 10 ettari e una piscina[10] all'aperto di 7000 m², immersa nel verde del parco, profonda 2 m. per un volume complessivo d’acqua di 13.500 metri cubi e sormontata da un fondale blue back largo 80 m ed alto 20.

Sono inoltre disponibili strutture tecniche per la post produzione cinematografica e televisiva (laboratori di sviluppo, stampa e restauro della pellicola cinematografica, laboratori di post produzione digitale, laboratori di post produzione audio, ecc.) e laboratori per l'allestimento delle strutture sceniche (falegnameria, carpenteria, laboratorio di scultura, laboratorio di pittura artistica, ecc.). Il tutto completato dai servizi più vari: sale per proiezioni cinematografiche e conferenze, servizio di sicurezza per le celebrità, mensa, ristorante, parchi, bar, parcheggi.

Eventi ospitati[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1991, ha ospitato l'Eurovision Song Contest a seguito dello spostamento di sede da Sanremo a Roma.
  • Nel 2006 venne inagurato da Maurizio Costanzo e Stefano Cigarini, Amministratore Delegato di Cinecittà Entertainment, il complesso denominato "Cinecittà Campus", scuola dello spettacolo suddivisiva nelle principali arti performative (danza, canto, musica, recitazione)
  • Nel 2007, è stata sede delle celebrazioni per i 70 anni di Cinecittà, evento che ha avuto il suo momento clou nella cena di Gala organizzata davanti a tutto il cinema italiano, all'interno di una struttura trasparente posta al centro del set Rome.
  • Nel 2007 Cinecittà Campus fornisce energia elettrica, acqua ed un ufficio a Cinecittà Music Village, evento a tema dell'estate romana capitanato da Danilo Failli - Project Manager (150.000 presenze in 42 giorni di spettacoli).

Eventi attuali[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 aprile 2011 si è aperto "Cinecittà si Mostra"[11], una mostra che ripercorre la storia degli stabilimenti. Dopo il grande successo, Cinecittà si mostra è stata trasformata in mostra permanente.

Nel 2012 la Post produzione di Cinecittà, già diventata nel 2009 Cinecittà Digital Factory[12] di cui soci sono Cinecittà Studios e Medusa Film, è stata divisa in due, da una parte il Laboratorio, ceduto a Deluxe Italia Holding[13], già operante a Mentana. Il Digitale e l'Audio a Deluxe Digital Rome, operante a via Flaminia. I mezzi tecnici ceduti invece ad una nuova società, 51% Panalight e 49% Cinecittà Studios.

Il 28 aprile 2014 viene dismesso il labotatorio di sviluppo e stampa di Cinecittà Digital Factory.

Dal 2001 è ospitata con sede fissa l'unica casa di produzione per così lungo periodo il Gruppo EFC che ha sede al Block C.

il 14 maggio 2014 viene annunciato un accordo[14] tra il marchio Chopard e Cinecittà Studios e l'Istituto Luce.

Teatri di posa[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i teatri di Cinecittà[15], nel corso della loro storia sono stati adibiti alle scenografie sia interne che esterne e smontate e rimontate a seconda delle esigenze di spazio, di praticità, di costo e di durata del tempo necessario per le riprese, siano queste cinematografiche che televisive, hanno visto centinaia di costruzioni di film non solo italiani, e la loro destinazione non è decisa a priori ma seguendo i criteri anzidetti.

Il Teatro 5, lo storico teatro di posa di Federico Fellini
  • Teatro 1 dedicato agli eventi
  • Teatro 2 Dimensioni:

40,00 x 19.98 m Botole: Botola 1: - 2.60 m Botola 2: - 1.10 m Caratteristiche: Pianta: Piano Terra Area utile: 799,20 m² H alla corda della capriata: 9,97 m

  • Teatro 3 Dimensioni:

40,00 x 19,96 m Botole: - 2.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano Terra Area utile: 798,40 m² H alla corda della capriata: 9,80 m

  • Teatro 4 Dimensioni:

29,96 x 14,96 m Caratteristiche: Pianta: piano terra Area utile: 448,20 m² H alla corda della capriata: 9,95 m

  • Teatro 5 Dimensioni:

79,94 x 35,94 m Botole: Botola 1: - 3.25 m Botola 2: - 5.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 2.873,04 m² H alla corda della capriata: 14,05 m Il Teatro più grande d'Europa.

  • Teatro 6 Dimensioni:

29,93 x 14,97 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 448,05 m² H alla corda della capriata: 9,70 m

  • Teatro 7 distrutto durante la seconda guerra mondiale, è una grande scenografia su due piani.
  • Teatro 8 Dimensioni:

39,94 x 19,88 m Botole: Botola 1: - 3.30 m Botola 2: - 1.50 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 794,00 m² H alla corda della capriata: 9,90 m

  • Teatro 9 Dimensioni:

29,96 x 14,96 m Botole: - 1.80 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 448,20 m² H alla corda della capriata: 10,00 m

  • Teatro 10 Dimensioni:

37,45 x 30,40 m + 20,33 x 14,05 m Botole: Botola 1: - 2.30 m Botola 2: - 2.30 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.424,11 m² H alla corda della capriata: 13,60 m CORPO AGGIUNTO: Pianta: Pianto terra Dimensioni: 18,30 x 21,40 m Area utile: 391,62 m² H alla corda della capriata: 9,77 m ricostruito in parte in lamiera dopo un incendio che lo aveva devastato.

  • Teatro 11 Dimensioni:

34,82 x 13,74 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 478,42 m² H alla corda della capriata: 11,58 m

  • Teatro 12 Dimensioni:

41,27 x 22,75 m Botole: Botola 1: - 1.70 m Botola 2: - 0.80 m Botola 3: - 3.84 m Botola 4: - 3.84 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 938,89 m² H sotto la trave: 8,60 m dotato di piscina interna allagabile

  • Teatro 13 Dimensioni:

39,80 x 19,80 m Botole: Botola 1: - 2.60 m Botola 2: - 2.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 788,04 m² H alla corda della capriata: 13,30 m

  • Teatro 14 Dimensioni:

39,85 x 19,80 m Botole: - 3.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 789,03 m² H alla corda della capriata: 13,33 m

  • Teatro 15 Dimensioni:

59,90 x 26,90 m Botole: - 2.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.611,31 m² H alla corda della capriata: 13,75 m il secondo più grande a Cinecittà

  • Teatro 16 Dimensioni:

41,05 x 9,35 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 383,81 m² H alla corda della capriata: 7,30 m

  • Teatro 18 Dimensioni:

49,92 x 29,93 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.494,10 m² H alla corda della capriata: 9,90 m

  • Teatro 19 Dimensioni:

39,75 x 20,15 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 800,96 m² H alla corda della capriata: 8,45 m

  • Teatro 20 Dimensioni:

55,55 x 23,52 m Botole: - 2.00 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.306,53 m² H alla corda della capriata: 5,75 m

  • Teatro 21 Dimensioni:

55,52 x 23,50 m Botole: - 3.50 m Caratteristiche: Pianta: Piano terra Area utile: 1.304,72 m² H alla corda della capriata: 5.70 m

  • Palastudio Dimensioni: 60,70 x 34,90 m

Pianta: Piano terra Area utile: 2.118,43 m² H al colmo della struttura: 11,54 m

Tensostruttura T 1200 Dimensioni: 60,81 x 21,62 m Pianta: Piano terra Area utile: 1.314,71 m² H al colmo della struttura: 8,55 m

Backlot Lo spazio per le riprese esterne all’interno di Cinecittà è di circa 10 ettari.


Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Logo Metropolitane Italia.svg  È raggiungibile dalla stazione Cinecittà.

dalla stazione Roma Termini a Cinecittà in 20 minuti linea A.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cinecittà, che venne inaugurata oggi in il Post, 28 aprile 2014. URL consultato il 4 luglio 2014.
  2. ^ Enciclopedia del cinema italiano "i Film girati a Cinecitta' dal 1937 al 1978"
  3. ^ Il cinema sonoro, "Documenti"
  4. ^ Fotogrammi, "Storia di Cinecittà: una città nella città"
  5. ^ scheda del film su IMDb
  6. ^ il presidente di Cinecittà "Il cinema sonoro di Luciano Muratori". URL consultato il 29 aprile 2014.
  7. ^ il presidente di Cinecittà https://sites.google.com/site/ilcinemasonoro/home/029__ il presidente di Cinecittà. URL consultato il 29 aprile 2014.
  8. ^ Cinecittà, a fuoco la casa del GF Non si esclude la pista dolosa - Cronaca Italiana - L'Unione Sarda
  9. ^ sito aziendale
  10. ^ Enciclopedia del cinema italiano, "La piscina di Cinecittà"
  11. ^ sito ufficiale
  12. ^ sito dell'azienda
  13. ^ sito dell'azienda
  14. ^ "Siglata partnership tra Cinecittà e Chopard", Asca, 14 maggio 2014
  15. ^ Pianta dei Teatri Enciclopedia del cinema italiano, "Pianta dei Teatri di Cinecittà"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aurelio Magistà, Dolce vita gossip. Star, amori, mondanità e kolossal negli anni d'oro di Cinecittà
  • Amedeo Benedetti, "Cinecittà Studios Spa", ne Il Cinema documentato. Cineteche, Musei del Cinema e Biblioteche cinematografiche in Italia, Genova, Cineteca D.W. Griffith, 2002, pp. 117–126.
  • Amedeo Benedetti, Cinecittà, "Insegnare", Roma, n. 10, novembre 2005, pp. 55–59.
  • Franco Mariotti (a cura di): Cinecittà fra cronaca e storia - 1937-1989, Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1990.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]