Amici miei - Atto IIº

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Amici miei - Atto IIº
Amici miei atto II.jpg
I cinque amici poco dopo l'alluvione di Firenze
Titolo originale Amici miei - Atto IIº
Paese di produzione Italia
Anno 1982
Durata 121 min
Colore colore della Telecolor
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Mario Monicelli
Soggetto Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Mario Monicelli
Produttore Luigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis
Distribuzione (Italia) Filmauro
Fotografia Sergio D'Offizi
Montaggio Ruggiero Mastroianni
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Gianna Gissi
Sfondi Basilica di San Miniato al Monte, Firenze
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Amici miei - Atto IIº è un film italiano del 1982 diretto da Mario Monicelli. È il séguito di Amici miei.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Rimasti in quattro dopo la morte di Perozzi, il Mascetti, il Melandri, il Necchi e il Sassaroli continuano senza freno i loro scherzi zingareschi. Una visita al cimitero dove riposa il loro amico diviene la scena di un'atroce burla ai danni di un vedovo davanti alla tomba della consorte: il Sassaroli farà credere all'uomo che la moglie defunta è stata anche la sua amante. Poi ricorderanno l'amico scomparso con un flashback narrativo.

Qui il Perozzi non appena stacca dal lavoro al giornale, va a frequentare Anita, la moglie del fornaio sotto casa. Laura, la moglie del Perozzi, lo scopre per la terza e ultima volta e decide di ritornare dai suoi genitori cedendogli il figlio Luciano ancora bambino. Ogni giorno la vita del Perozzi si complica sempre di più a causa del figlio, allora il Mascetti decide di badare a lui. Alquanto "secchione", come compito a casa Luciano scrive una pagina di diario pesantemente offensiva nei confronti del Mascetti, che non esita a restituire Luciano al padre consigliando l'amico di riconciliarsi con Laura. Ci riuscirà col pretesto di aver perduto l'amante Anita in un incidente di cui lui stesso scrive sui giornali.

Passano i giorni e, dopo un mese di assenza riappare il Melandri che invita gli amici al suo battesimo, poiché si era innamorato di Noemi, la sorella del frate battezzatore. Dopo una commovente cerimonia Noemi invita il Melandri a cena a casa sua, ma egli sarà costretto a mettersi in salvo in seguito alla furia dell'alluvione di Firenze (come se non bastasse, è la seconda donna che perde a malincuore, dopo la moglie del Sassaroli nel primo film); il Perozzi, svegliatosi di soprassalto per via del fiume esondato viene alla fine scoperto con Anita dal marito fornaio, che la aggredisce. A seguito di ciò, la moglie del Perozzi lo abbandona definitivamente.

I quattro lasceranno il cimitero; il Necchi finge un litigio con la moglie Carmen accusandola di tradimento per aver ricevuto un mazzo di rose rosse (mandate dal Necchi stesso), questo perché egli avrebbe un presunto appuntamento con una cliente del ristorante proprio il giorno di chiusura del locale e in cui lui porta la moglie a cena e al cinema. Alice, la moglie del Mascetti, appreso della gravidanza della figlia Melisenda, tenta nuovamente di asfissiarsi col gas (ma questa volta il gas è stato tagliato dall'ente). Il Mascetti è quindi alla ricerca del seduttore e si rivela un energumeno violentatore tale sottocuoco della mensa in cui lavora la figlia.

Per distrarre meglio l'addolorato Mascetti, organizzano una zingarata in cui conquisteranno la fiducia dei passanti per sorreggere la pendente Torre di Pisa; successivamente vengono fermati da un vigile che chiede la patente al Necchi: egli esibisce il documento di un certo Augusto Verdirame, concordando alla fine che c'è stato un delicato caso di scambio di patente e non viene multato. Il Necchi scopre di essere stato veramente tradito e aggredisce la moglie non appena entra in casa. L'amante si presenta al ristorante e il Necchi lo obbliga a ingurgitare una minestra dentro la quale ha urinato. Successivamente approfittano della distrazione dei clienti spagnoli per fotografare le proprie parti intime con le loro macchine fotografiche.

Viene poi citata una contorsionista di nome Carmencita con la quale il Mascetti ha avuto una relazione indebitandosi con lo strozzino Sabino Capogreco. La invita ad alloggiare nel migliore albergo (lei ricambia notti amorose) a spese dello strozzino, per poi svignarsela con il trucco del "rigatino" inventato da lui, lasciando la donna in preda agli albergatori. Insieme si concentreranno sullo strozzino per ricattarlo in cambio di interventi chirurgici (mai effettuati), ma al bar del Necchi sopraggiunge la contorsionista che sembra aver capito tutto. Il Sassaroli si finge impresario di spettacoli e chiede alla contorsionista poco esperta della lingua italiana di chiudersi in una valigia stretta: questo servirà a disfarsi della malcapitata caricandola su un autobus in partenza.

Alcuni giorni dopo, i quattro decidono invano su come trascorrere la giornata quando il Mascetti viene improvvisamente colpito da una trombosi, rischiando la vita. Se la cava su una sedia a rotelle, una piccola pensione da invalido (su richiesta degli amici) e una delle ville del Sassaroli per rifarsi una vita con la moglie, la figlia e il nipote neogenito Raffaello. Il film si conclude con una gara olimpica della sezione "handicappati" nella quale il Mascetti gareggia su sedia a rotelle.

Commento[modifica | modifica sorgente]

A distanza di 7 anni, Mario Monicelli firma il secondo episodio del film che vede ancora protagonisti i cinque amici fiorentini amanti dello scherzo e della goliardia, dopo Amici miei. Il film segna la fine di un'epoca, quella del genere a cui appartiene, la commedia all'italiana, del quale il regista è stato uno dei maestri indiscussi.

L'amarezza e la malinconia che avevano già segnato il primo brillante episodio diventano nel secondo una vera e propria vena pessimistica che attraversa in controluce tutto il film. Il rimpianto anima gli attori sulla scena e la conclusione della vicenda non può che essere triste al pari del film che l'aveva preceduto. Il tentativo di dare un seguito ai successi di incassi che nel 1975 accolse il primo episodio è perfettamente riuscito; le trovate umoristiche sono esilaranti e presto diventeranno un cult del genere comico nazionale. Le voci fuoricampo che sostituiscono il defunto Perozzi sono tutte e quattro degli amici: del Mascetti, del Necchi, del Melandri e del Sassaroli.

Le goliardate[modifica | modifica sorgente]

« Che cos'è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione »
(Melandri)

La zingarata è una partenza senza meta né scopo, che può durare un giorno, una settimana o un mese. Le zingarate si dividono in due categorie: la zingarata vera e propria e la zingarata maggiorata, detta battuta, dove servono particolari attrezzature (come travestimenti, un veicolo appropriato, etc), introdotta proprio nell'atto II e non citata in Amici miei.

  • Servizio Torri: in tale episodio, i protagonisti, vestiti come operai del comune e con un'apposita attrezzatura si dirigono a Pisa, proprio sotto la torre pendente, sconvolgendo tutti con l'annuncio di un imminente crollo; iniziano a dirigere affannosamente i lavori di puntellamento, fino all'arrivo della polizia. Lì sostano in un vicolo e camuffano il camion, rendendolo irriconoscibile e facendo sparire il materiale di scena. Si tratta di una "battuta".
  • Il Rigatino: espediente di Mascetti per poter andare a letto con sprovvedute straniere e con poca spesa. Vittima di turno una contorsionista spagnola che il conte seduce con il suo atteggiamento signorile e il suo titolo nobiliare ospitandola in un hotel di lusso a Montecatini Terme. Dopo aver trascorso giorni gaudenti, ovviamente a credito, ottenendo somme da uno strozzino (Paolo Stoppa), l'uomo si dilegua spacciandosi per un facchino con tanto di divisa (il rigatino appunto, cioè la tipica stoffa usata per quelle divise, come è chiaramente specificato dalla voce narrante, normalmente un salume fiorentino, sorta di pancetta arrotolata) abbandonando la sventurata alle ire del personale dell'albergo. La vittima, privata dei bagagli e dei documenti, raggiunge gli amici di Mascetti i quali a loro volta, spacciando il Sassaroli per un impresario teatrale, la convincono ad esibirsi nel suo numero più spettacolare, nel quale la giovane si fa rinchiudere in una valigia. Questa valigia, chiusa all'istante, viene spietatamente sigillata e caricata su un bus turistico in partenza.
  • Souvenir per le turiste straniere (denominato "Souvenir d'Italie"): i quattro burloni con le macchine fotografiche delle turiste spagnole che frequentano il bar del Necchi, fotografano di nascosto le proprie parti intime.

Battute famose[modifica | modifica sorgente]

« Oh bucaiola, tu mi tradisci, tu dici: "Vengo!" e invece tu pisci - Ma vaffanzum! - Chi chiava tromba (sì sì, tromba), chi tromba chiava (sì sì, chiava)... »
(Il Coro dei Cinque Madrigalisti Moderni)
« O brutta imbecille! E Dio, per far restar vergine una come te... affoga tutta Firenze?!? »
(L'architetto Melandri, non appena Noemi, la donna di cui è innamorato, ringrazia Dio di aver protetto la sua "integrità" con l'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966)
« "Ma che si fa oggi?" "Lo sci d'acqua!" »
(L'idea del Perozzi per passare una giornata nella città invasa dall'acqua dell'Arno)

Blooper[modifica | modifica sorgente]

Storici[modifica | modifica sorgente]

  • Quando il Mascetti riporta il figlio Luciano al Perozzi, quest'ultimo è davanti a un tavolo per la fotocomposizione che è una tecnologia più moderna della precedente, propria degli anni in cui è stato girato l'episodio ma sconosciuta negli anni Sessanta in cui è ambientato.
  • Sempre in merito all'età di Luciano, il figlio del Perozzi, troviamo nella formazione dei 5 madrigalisti moderni il dottor Sassaroli che non poteva trovarsi lì. Infatti proprio nella sequenza di inizio del film (che è tra l'altro la prima zingarata del Sassaroli con tutto il gruppo) Perozzi dà uno schiaffo proprio a Luciano ormai adulto.

Temporali[modifica | modifica sorgente]

Sono evidenti allo spettatore attento alcune incongruenze temporali tra quanto narrato nei primi due episodi del film: benché ciascuna delle due pellicole fosse costituita da analessi, si notano eventi non allineati, soprattutto sui personaggi del dottor Sassaroli e del figlio del Perozzi, Luciano. Il Mascetti affitta con la famiglia il misero seminterrato due anni antecedenti il primo film del 1975, ma durante l'alluvione del 1966 ce l'ha già. Infatti è in quell'anno che per un giorno il Mascetti, poco dopo la seperazione del Perozzi con sua moglie, ospita il piccolo Luciano che in quell'epoca è un bambino dell'elementare (e la figlia del Mascetti ha circa due anni), quindi in tale contesto nel 1975 Luciano dovrebbe essere ragazzo di 16/17 anni - 20 al massimo - invece nel primo film del 1975 Luciano è un adulto giovane sulla trentina che fa il professore, inoltre anche vent'anni è un'età troppo giovane per insegnare.

Se l'episodio precedente a questo fosse ambientato in epoca superiore, per esempio tra gli anni settanta e ottanta, potrebbe essere plausibile la giusta coincidenza dei tempi, in tal caso Luciano avrebbe intorno ai venticinque anni, età adatta per insegnare, tuttavia l'incisione sulla lapide del Perozzi all'inizio del film scarta questa ipotesi, perché egli risulta di fatto deceduto nel 1975.

Il Sassaroli entra a far parte del gruppo di "zingari" dopo la visita a cui li sottopone al suo ospedale, poco prima della morte del Perozzi nel 1975, eppure Sassaroli si ritrova già loro amico (con tanto di baffetti) durante l'alluvione del 1966. Se non comparisse Luciano adulto dopo la dimissione dall'ospedale del padre Perozzi e durante la scena degli schiaffi in stazione di cui egli stesso è una delle vittime degli "zingari" (schiaffeggiato dallo stesso padre inconsapevole), allora potrebbe essere probabile il primo incontro del Sassaroli con i quattro "bischeri" nei primi anni sessanta, ma per l'illustre dottore gli schiaffi alla stazione costituiscono la sua prima zingarata dove ancora ignora l'esistenza di Luciano che è adulto, mentre nel 1966 già lo conosce quando questi è ancora bambino.

Mentre la figlia del Mascetti al momento della gravidanza avrebbe appena 12 o 13 anni, età troppo prematura per lavorare ad una mensa aziendale, a meno che questo "atto secondo" non si ambienti molto dopo il 1978, anno della legge sull'aborto, pratica che il professor Sassaroli consiglia al conte all'ospedale per "risolvere" la gravidanza della rampolla.

La via Crucis del Melandri avviene nel giorno antecedente all'alluvione di Firenze, cosa impossibile visto che la prima viene effettuata generalmente nel periodo pasquale, mentre la seconda avvenne a novembre del '66.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • All'interno del film, nella scena iniziale intitolata Ieri, quando il Perozzi schiaffeggia per sbaglio il figlio dalla banchina della stazione, quest'ultimo lo richiama, gridando: "Ma babbo!" e in quel momento si può sentire chiaramente la risposta del giornalista, interpretato da Noiret attraverso la voce di Renzo Montagnani: ciò è dovuto al fatto che la scena è stata ripresa dal primo capitolo in cui Montagnani doppiava effettivamente il Perozzi. Procedendo col film invece, siccome Montagnani interpreta Guido Necchi sostituendo Duilio Del Prete, Noiret viene invece doppiato da Pino Locchi, celebre doppiatore di attori come Terence Hill, Tony Curtis, Jean-Paul Belmondo e Sean Connery.
  • Le scene del Mascetti ripreso durante la scappatella del "Rigatino", sono state girate all'interno del Grand Hotel & La Pace di Montecatini Terme.
  • La scena de "I cinque madrigalisti moderni" venne girata all'interno del Palazzo della Prefettura di Pistoia.

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