Doppiaggio

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██ Doppiaggio esclusivamente per bambini, altrimenti solo sottotitoli

██ Aree miste: Paesi che utilizzano occasionalmente il doppiaggio, altrimenti solo sottotitoli

██ Voce fuori campo: Paesi che di solito utilizzano un lettore o una coppia di voci fuori campo laddove è udibile la colonna sonora originale in sottofondo

██ Doppiaggio generale: Paesi che utilizzano esclusivamente il doppiaggio sia per film sia per serie TV

Muster (rot-blaue Balken).png Paesi che utilizzano occasionalmente il doppiaggio e che in genere usano versioni doppiate di altri paesi poiché le loro lingue non sono così differenti le une dalle altre ed il pubblico è in grado di comprenderle senza problemi. (Belgio e Slovacchia)

Il doppiaggio è il procedimento col quale nei prodotti audiovisivi (film, serie televisive, cartoni animati, ed altro) si sostituisce la voce originale di un attore, o di un personaggio, con quella di un doppiatore. Gli ambiti in cui è maggiormente utilizzato sono il cinema, la televisione, l'animazione e la pubblicità (messaggi radiofonici e/o televisivi). In quest'ultimo caso, i doppiatori pubblicitari utilizzano tecniche diametralmente opposte a quelle dei loro colleghi cinetelevisivi. In Italia, da sempre è invalso l'uso di doppiare qualsiasi prodotto (televisivo e cinematografico), e di conseguenza esiste una lunga e consolidata tradizione con un alto grado di specializzazione e con la presenza di professionalità di spicco.[1] In genere viene citato il periodo del fascismo come causa di tale pratica (in quel periodo le lingue straniere erano limitate), ma paradossalmente non è da meno l'impulso dato dagli Stati Uniti che con il Piano Marshall finanziarono il doppiaggio per avere un ritorno finanziario (riuscendo a vendere più film all'estero) e probabilmente culturale.[2]

Le motivazioni[modifica | modifica sorgente]

I motivi per cui si ricorre al doppiaggio sono:

  • La necessità di rendere comprensibili i dialoghi di un film a spettatori di differenti nazionalità, consentendo di conseguenza una distribuzione commerciale più ampia. Tale processo fa parte della cosiddetta localizzazione.
  • Dare voce ai personaggi dei film d'animazione o a neonati, oggetti, marionette, animali ed altro.
  • Sostituire la voce di un attore privo di fonogenia o che presenta un'eccessiva inflessione dialettale.
  • Realizzare la traccia audio di film non girati in presa diretta, alla quale si può rinunciare in scene problematiche o a causa di fattori ambientali (quali vento, pioggia, ecc.).
  • Rimediare ad un sonoro in presa diretta mal riuscito o con un eccessivo rumore d'ambiente.
  • Aggiungere al film o agli spot pubblicitari una voce fuori campo.
  • Poter far recitare più liberamente attori di diverse nazionalità impegnati nello stesso film, come accade spesso nelle coproduzioni europee: il doppiaggio, previsto già in pre-produzione, viene poi realizzato in più lingue mantenendo parte del sonoro in presa diretta.
  • Sostituire la voce di attori non professionisti, che non riescono a recitare con precisione le battute del copione. È una situazione che spesso il regista prevede fin dai provini, come accadeva, ad esempio, in molti film del neorealismo; l'intento, in questi casi, è quello di mantenere la spontaneità della recitazione, rimediando ai piccoli errori col successivo doppiaggio.

Prima dell'invenzione del doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1927 nacque il cinema sonoro. Nel 1929, dopo due anni di sviluppo, esso si stabilì in tutto il mondo, dando fine all'epoca del cinema muto. Sin dall'inizio i problemi furono tanti, ma il problema maggiore era come far uscire un film parlato in una certa lingua in un altro paese che utilizzava una lingua diversa.

Il doppiaggio non era stato ancora inventato e le grandi case di produzione americane (Warner Bros, MGM, Paramount e Fox tra le altre), per non perdere il mercato europeo per via della barriera della lingua (in Europa solo nel Regno Unito si parlava la stessa lingua degli USA) decisero di ricorrere ad una metodica decisamente avanguardistica ma molto macchinosa: lo stesso film veniva girato più volte in diverse lingue per farlo comprendere alle altre nazioni. Alcune volte venivano sostituiti gli attori di contorno con altri attori improvvisati ma che parlassero quella lingua straniera; a volte gli attori di contorno rimanevano gli stessi ma si improvvisano poliglotti o si facevano doppiare dal vivo con voci straniere fuori campo dietro le cineprese che parlavano, mentre gli attori davanti la cinepresa recitavano muovendo solo la bocca fingendo di parlare, recitando quindi muti. Ma gli attori principali dovevano rimanere sempre gli stessi ed erano perciò costretti a recitare tutte le differenti versioni in tutte le lingue, leggendo sugli appositi gobbi - i cartelli dietro le cineprese - in cui era riportata la pronuncia fonetica delle parole e non la loro trascrizione esatta.

A Hollywood quasi tutti i film subirono questo procedimento, venendo girati in più lingue in maniera da coprire tutti i mercati del vecchio continente: le lingue utilizzate erano molto spesso lo spagnolo, il francese (il più utilizzato, ad esempio esiste un doppiaggio di "Blanche-Neige et les Sept Nains" realizzato ad Hollywood nel 1938 ma rifiutato dalla Francia per la bassissima qualità), il tedesco e l'italiano. Non tutte queste triple o quadruple versioni sono sopravvissute al giorno d'oggi, e in particolare proprio molte versioni girate in italiano sono andate perdute. Il caso più conosciuto a tale proposito è quello dei comici Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Ollio) che recitando i primi film direttamente in italiano con la cadenza tipica dell'americano crearono un vero e proprio "marchio di fabbrica" che costrinse i successivi doppiatori italiani a mantenere la stessa inflessione in fase di doppiaggio dei successivi film.

All'inizio del 1933 venne inventato il doppiaggio e con esso scomparve la tecnica delle multiple versioni. Così tutti i film statunitensi che uscirono in Europa ebbero voci diverse da quelle originali. Così fu per Spagna, Francia, Germania e Italia: in particolare, proprio questo paese sin dall'inizio si rivelò molto talentuoso e prolifico nei riguardi di questa innovazione, anche grazie alle imposizioni e le leggi del regime fascista dell'epoca, che proibiva di far circolare i film stranieri in una lingua differente dall'italiano al fine di mantenere viva la lingua della nazione.

Problematiche da superare con il doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

La traduzione di un'opera è sempre un'operazione problematica e potenzialmente controversa: è evidente la difficoltà di conservare interamente il senso, lo stile e le sfumature della versione originale. La traduzione finalizzata al doppiaggio non fa eccezione, anzi presenta taluni elementi problematici in più rispetto alla traduzione di un libro. Il prezzo da pagare però non è tanto alto, considerando che alla fine si ottiene un prodotto fruibile in una nuova lingua e quindi da milioni di persone in più, e che un buon doppiatore aggiunge quel poco di arte che riesce a rendere naturale il risultato. Tutte le tecniche di localizzazione (quindi anche i sottotitoli, voci fuori campo) soffrono dei problemi della traduzione, ma senza di esse sarebbe impossibile fruire dei molti film disponibili attualmente. Ad esempio si pensi che chi volesse vedere dieci film in dieci lingue diverse cogliendo tutte le sfumature dei dialoghi, dovrebbe conoscere tutte le dieci lingue a livello di madrelingua.

Traduzione[modifica | modifica sorgente]

Un doppiaggio inizia con la traduzione del testo nella lingua di destinazione.

Molti problemi di traduzione per il doppiaggio sono gli stessi che si incontrano nella traduzione di un libro o di un testo teatrale. Essi possono riguardare contesti culturali che differiscono, parole e frasi che si prestano a molteplici interpretazioni, oltre a tutte quelle frasi come filastrocche, poesie, frasi in rima, o giochi di parole e doppi sensi, che sono peculiari di una specifica lingua e spesso risultano intraducibili. Spesso nel doppiaggio si perdono quei giochi di parole, che nella lingua originale hanno perfettamente senso ma risulterebbero privi di significato una volta tradotti. Un esempio che si può citare è la scena di Frankenstein Junior in cui Igor (Marty Feldman) accoglie il dottor Frankenstein (Gene Wilder) alla stazione: quando i due si incamminano verso il carro, si nota l'andatura claudicante di Igor, il quale si aiuta facendo appoggio su di un piccolo bastone; dopo aver sceso alcuni gradini, Igor si rivolge al dottor Frankenstein dicendogli "Walk this way" e poi, passandogli il bastone, gli ripete "This way" mimandogli il modo in cui camminare. Questa battuta, intraducibile, si basa sul doppio significato della locuzione inglese "Walk this way", che può significare sia "Vieni da questa parte" sia "Cammina in questo modo". In italiano, la traduzione "Segua i miei passi... si aiuti con questo" perde evidentemente di efficacia. Nella scena successiva, Frankenstein si trova sul carro che lo porta dalla stazione al castello per la prima volta; lo scambio di battute originale, che avviene fra il protagonista e Igor in seguito all'ululato di un lupo, sarebbe: "Werewolf" "There" "I beg your pardon?" "There wolf!" "There castle!"; il gioco di parole si basa sull'assonanza della parola "Werewolf" (lupo mannaro) con "Where wolf" (traducibile con "Dove lupo"). Per il doppiaggio si è dovuto quindi tradurre in modo differente, e decisamente meno efficace: "Lupo ululà?" "Là!" "Cosa?" "Lupu ululà e castellu ululì!".

Ritmo e sincronismo labiale[modifica | modifica sorgente]

Un buon doppiaggio, però, non deve solo rispettare il senso, ma essere coerente con quanto avviene nella scena e rispettare il ritmo delle frasi, la gestualità, le lunghezze e il sincronismo labiale, cioè il movimento delle labbra degli attori. Dato che è raro che la traduzione più fedele abbia anche la stessa lunghezza della frase originale - ossia che abbia cioè pressappoco lo stesso numero di sillabe - il traduttore-dialoghista è costretto a modificarne la costruzione finché non raggiunge una sincronizzazione soddisfacente. Un bravo professionista riesce a raggiungere un risultato ottimale senza sacrificare la fedeltà alla versione originale.

Recitazione[modifica | modifica sorgente]

Il doppiaggio sostituisce le voci originali degli attori e quindi le loro performance vocali. Secondo alcuni, questo impedisce di apprezzare una parte fondamentale dell'interpretazione originale, che non è fatta solo di gestualità e mimica, ma anche di pronuncia, di timbro della voce, di intonazione e di tutte quelle sfumature che un buon attore riesce a imprimere al proprio personaggio; secondo questa corrente di pensiero, il doppiaggio è accettabile solo se diretto o supervisionato dall'autore stesso del film, perché solo in questo caso ne conserva il pregio artistico. Quest'ultima pratica è tuttavia sempre meno frequente.

Il doppiatore interpreta la battute cercando di aderire con la propria recitazione all'attore originale, ma molti sono i fattori che influenzano questa fase: la difficoltà della performance da riprodurre, il talento del doppiatore stesso (e di coloro che prima di lui hanno preparato il materiale), la professionalità del direttore del doppiaggio e, ultimo ma non meno importante, il tempo a disposizione. Dato che quasi mai è possibile centrare al primo tentativo la giusta interpretazione (un po' come accade con le riprese di un film), il tempo a disposizione diventa un elemento centrale per il risultato finale: più tempo a disposizione significa più tentativi a disposizione e più possibilità di ottenere un miglior risultato.

Quando si introduce un doppiaggio quindi, specialmente in relazione ai tempi a disposizione ma anche rispetto alle capacità professionali dei doppiatori, si introduce sempre il rischio che il risultato finale possa non esprimere a pieno ciò che era in originale.

Ci sono per contro alcuni casi in cui attori, la cui recitazione sul fronte della voce non è eccelsa, possono venire "recuperati" dalla bravura del doppiatore, che è anch'esso un attore.

La qualità finale del risultato dipende non solo dal talento e dall'impegno delle persone coinvolte, ma anche dai tempi - e dunque dal bugdet - a disposizione. Questo aspetto è il motivo per cui generalmente il doppiaggio di un film per il cinema raggiunge, da un punto di vista della recitazione, un livello superiore rispetto al doppiaggio per il comparto televisivo.

Doppiare più lingue[modifica | modifica sorgente]

Se i personaggi di un film recitano in due o più lingue, il ricorso integrale al doppiaggio (se usato in maniera indiscriminata) può distruggere le differenze fra esse. Lo spettatore non ha modo di sapere quale lingua viene usata di volta in volta, il che può ingenerare una serie di equivoci: sui rapporti fra i personaggi, su chi è in grado o meno di capire cosa viene detto da un certo personaggio o, addirittura, sul significato di intere scene. Nel film Brother di Takeshi Kitano, ad esempio, i personaggi americani spesso non comprendono quello che dice il protagonista giapponese (interpretato dallo stesso Kitano). Nella versione italiana, però, tutte le battute sono tradotte nella stessa lingua, e lo spettatore non è messo in grado di percepire la barriera linguistica esistente tra i personaggi, col risultato di non cogliere appieno il significato di certi dialoghi. Lo stesso problema è riscontrabile anche nel film francese L'appartamento spagnolo di Cédric Klapisch del 2002, film nel quale si fa ampio uso del francese, dello spagnolo e dell'inglese, oltre a qualche dialogo in catalano e italiano. Nella versione italiana tutto è stato doppiato, il che ha tolto significato ad alcuni dialoghi e ha spogliato l'opera del multilinguismo che costituiva uno degli elementi fondamentali della storia narrata. Il secondo film della saga, Bambole russe del 2005 ha ricevuto lo stesso trattamento anche se, stranamente, i soli dialoghi in russo non sono stati doppiati. In altri casi, invece, una gestione accorta del problema produce un risultato indolore. Nel film L'ultimo Samurai, ad esempio, c'è una barriera linguistica tra due culture: quella del protagonista (Tom Cruise), che parla inglese, e quella degli abitanti del villaggio, che parlano giapponese. In fase di doppiaggio è stato doppiato tutto il parlato inglese (sia quando parla Cruise sia quando parlano i giapponesi) mentre il parlato giapponese è stato lasciato in giapponese (anche se, per uniformità di voce, con le rispettive voci dei doppiatori italiani). Il risultato è che il film è perfettamente comprensibile e al tempo stesso mantiene efficacemente le differenze linguistiche che ci sono nella versione in lingua originale.

Capita inoltre a volte che due personaggi dialoghino tra di loro con l'aiuto di un interprete, e, se tutta la scena viene tradotta nella stessa lingua, la presenza di un interprete diventa non solo incomprensibile, ma addirittura fastidiosa. Tipicamente, l'adattatore-dialoghista sceglie di sostituire alla meno peggio le battute dell'interprete con frasi di circostanza, o con dei commenti sul dialogo in corso. Un esempio di questa pratica si trova nella versione italiana de Il padrino, in occasione del dialogo fra Michael Corleone (Al Pacino) e Vitelli (Saro Urzì), oppure anche all'inizio del film Il disprezzo di Jean-Luc Godard.

Può capitare che nel film ci siano alcune battute nella stessa lingua usata nel doppiaggio, e che il dialoghista debba per forza mantenere la differenza di lingua. Di solito si decide di sostituire l'italiano con una lingua simile, quasi sempre lo spagnolo. È così possibile salvare il senso della scena, ma al prezzo di alterare le intenzioni dell'autore. Una scena di questo tipo è nel celebre film Un pesce di nome Wanda quando Otto (Kevin Kline) fa sfoggio del suo italiano per eccitare Wanda Gershwitz (Jamie Lee Curtis). Nel film Come uccidere vostra moglie (1964), Virna Lisi, che parlava in italiano nella versione originale americana, è diventata una ragazza greca nel doppiaggio italiano.

Spesso un dialetto o un accento particolare può essere reso facendo ricorso ai dialetti della lingua del doppiaggio. Nel caso dei film di produzione statunitense, i personaggi di origini italiane che parlano il classico dialetto-slang italoamericano, il "broccolino", nel doppiaggio italiano finiscono quasi immancabilmente per parlare con accento siciliano o meridionale. Un esempio recente lo si può rinvenire nel film di Spike Lee del 2002 La 25ª ora, durante il monologo davanti allo specchio del protagonista Montgomery Brogan (Edward Norton) che fa riferimento agli italiani di Benson Hurst. I personaggi dei numerosi e famosi film di mafia americani, come quelli de Il padrino di Francis Ford Coppola, tutti doppiati secondo lo stesso criterio, hanno addirittura dato vita a un vero e proprio stereotipo. In tal senso è molto curioso anche il caso del capolavoro di Charlie Chaplin, Il grande dittatore: il personaggio Napoloni (evidente caricatura di Benito Mussolini), nella versione in inglese parla con accento broccolino. Nel doppiaggio italiano, invece, Napoloni parla con forte accento romagnolo, il che rende ancora più evidente il riferimento al Duce dato che era nato in Romagna. A volte un accento dialettale della lingua originale può essere reso con un altro accento della lingua del doppiaggio, al fine di mantenere la caratteristica di un personaggio di parlare con un forte accento: celebre il caso della serie televisiva I Simpsons in cui il giardiniere Willy, nella versione originale statunitense, parla con forte accento scozzese; questa sua caratteristica è stata resa nella versione italiana dando al personaggio un marcato accento sardo. Ancor più celebre è il caso del Classico Disney "Gli Aristogatti" in cui il gatto O' Malley the Alley Cat diventa Romeo er Mejo der Coloseo e la sua provenienza passa da irlandese a romana, infatti nell'adattamento italiano egli parla romanesco. Si pensi infine al candelabro Lumière da "La Bella e la Bestia", che in tutti i doppiaggi è caratterizzato da un forte accento francese; nel doppiaggio francese egli parla Argot (il dialetto parigino).

Un altro esempio si trova nella serie televisiva Scrubs: l'infermiera Espinosa è di madrelingua spagnola e spesso fa ricorso alla sua lingua; ma nella versione spagnola l'infermiera diventa italiana e le sue battute vengono tradotte in italiano; la dottoressa Reed parla come seconda lingua il tedesco, ma nella versione tedesca parla il danese, proprio per differenziare la sua lingua da quella usata per doppiare la serie. Nell'episodio "Un affare di Cosa Nostra" della quarta stagione di Vita da strega Darrin deve imparare l'italiano per introdurre sul mercato americano una linea di cibi italiani. Nella versione italiana, l'italiano viene sostituita dal "broccolino".

Nella versione spagnola di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, la scena dello scantinato risulta incomprensibile, quando il tenente Ichox chiede di poter parlare in inglese dato che precedentemente gli attori avevano parlato in tedesco! Tutta la scena è doppiata in spagnolo.

Allo stesso modo, nella versione italiana, la scena del primo dialogo fra il colonnello Hans Landa (Christoph Waltz) e tre dei "Bastardi" - Aldo Raine (Brad Pitt), Donnie Donowitz (Eli Roth) e Omar Ulmer (Omar Doom) - perde gran parte della sua efficacia: nella versione originale, i tre fingono di essere italiani e rimangono spiazzati quando il colonnello Landa si rivolge a loro parlando un italiano perfetto. La traduzione cerca di ricostruire la stessa situazione presentando i tre come siciliani e facendoli parlare in (pseudo) siciliano stretto.

In Trappola di cristallo (Die Hard), il terrorista Hans Gruber (Alan Rickman) ha originariamente un accento tedesco molto marcato. Nel doppiaggio questo aspetto viene del tutto trascurato, rendendo molto meno efficace la scena in cui John McClane (Bruce Willis) incontra di persona per la prima volta il terrorista (prima dell'incontro i due si erano tenuti in contatto unicamente via radio): in questo contesto Gruber inganna McClane fingendosi ostaggio e parlando senza accento, dettaglio questo che nella versione doppiata è andato completamente perduto. Risulta inoltre poco coerente la battuta recitata da McClane nel momento in cui scopre la vera identità della persona che ha di fronte ("Ma chi vuoi imbrogliare col tuo tedesco? avresti successo in televisione con quell'accento").

La serie televisiva Firefly nella sua versione originale è caratterizzata, tra le altre cose, dalla presenza nei dialoghi di moltissimi commenti (per lo più imprecazioni) in lingua cinese. Nella versione italiana sono stati tutti tradotti insieme al resto dei dialoghi.

Invenzioni lessicali[modifica | modifica sorgente]

Capita che i personaggi doppiati usino frasi che, sebbene sembrino del tutto normali a prima vista, nessuno userebbe. Il caso più frequente è il classico "Parla la mia lingua?" con cui vengono tradotte le domande del tipo "Do you speak English?", "Sprechen Sie Deutsch?" o "Parlez-vous français?". Infatti, se il dialoghista usasse la traduzione letterale ("Parla inglese/tedesco/francese?"), lo spettatore potrebbe equivocare e non capire perché un personaggio che parla italiano si interessi a una lingua straniera; se invece preferisse la forma "Parla italiano?", si noterebbe troppo l'artificiosità di un personaggio che parla correntemente una lingua che non è la sua. È il caso, ad esempio, di una celebre scena dell'edizione italiana di Pulp Fiction, in cui uno dei due sicari, Jules Winnfield (Samuel L. Jackson, doppiato da Luca Ward), chiede alla sua futura vittima, Brett (Frank Whaley), «"Cosa" è un paese che non ho mai sentito nominare... lì parlano la mia lingua?». In lingua originale, il passaggio recita così: «"What" ain't no country I know! Do they speak English in "What?"». Tuttavia è da notare che questa figura è ricorrente nella localizzazione dei prodotti di cultura popolare, ad esempio nei fumetti di Topolino (ambientati negli USA dove a rigor di logica si dovrebbe parlare inglese) si ricorre spesso, riferito a strane creature terrestri o meno, all'espressione "Parlano la nostra lingua?" (in realtà stiamo parlando di un fumetto che è solo teoricamente ambientato in America, ed in realtà in un'America fittizia in tutto e per tutto corrispondente all'Italia).


Le figure professionali[modifica | modifica sorgente]

Le figure professionali del doppiaggio si dividono in artistiche e tecniche. Gli appartenenti alla prima categoria sono:

  • il traduttore-adattatore o dialoghista, che è il traduttore specializzato che si occupa di tradurre e adattare i dialoghi da una lingua all'altra, effettuando - nel rispetto dell'opera originaria - una mediazione culturale che renda comprensibile la narrazione allo spettatore, mantenendo allo stesso tempo il ritmo e il sincronismo labiale del dialogo;
  • il direttore del doppiaggio sceglie le voci che più si adattano ai personaggi e dirige gli attori-doppiatori, indicando loro come interpretare le battute per renderle efficaci e adatte allo specifico momento del film;
  • il doppiatore, che essenzialmente è un attore in grado di interpretare al meglio il personaggio, al quale presta la propria voce; generalmente deve avere una voce fonogenica, con una dizione adeguata e priva di inflessioni dialettali; nel caso dei film d'animazione, si ricorre talvolta ad attori o personaggi famosi nello spettacolo (noti in gergo come talent), con una voce riconoscibile dal grande pubblico;
  • il doppiatore pubblicitario, un doppiatore particolarmente capace e specializzato nelle tecniche di utilizzo della propria voce in ambito pubblicitario, come nei trailer o negli spot TV;

Le figure tecniche sono invece:

  • l'assistente al doppiaggio, che coordina e pianifica il lavoro, controlla che l'attore-doppiatore sia in sincrono con l'attore sullo schermo, e prepara le singole scene da doppiare utilizzando i cosiddetti "anelli", spezzoni di pellicola chiusi a formare un anello e quindi proiettabili a ripetizione;
  • il sincronizzatore, che cerca di perfezionare il sincronismo tra il labiale e le singole parole pronunciate dal doppiatore (ad esempio allungando o accorciando le pause di silenzio tra una parola e l'altra). Tale attività veniva svolta, fino a tutti gli anni novanta, attraverso l'utilizzo della moviola e operando su pellicola magnetica, mentre attualmente si usa invece un particolare programma gestito da un computer, che permette non solo di spostare battute o aggiungere e togliere pause, ma anche di allungare o accorciare le stesse senza alterare le armoniche del suono, tecnica che favorisce una sincronizzazione più efficace e permette di gestire contemporaneamente un numero considerevole di tracce audio (in genere fino a 30).
  • il fonico, dal quale dipende la qualità delle incisioni;
  • il mixatore o anche fonico di mix, che miscela le varie tracce audio, riallineando tutti i livelli sonori.

La tecnica[modifica | modifica sorgente]

Innanzitutto, il copione con i dialoghi da recitare viene prima tradotto e poi adattato in base alla cultura e sensibilità del paese di destinazione, cercando di rispettare il labiale dell'attore: ciò il più delle volte è la parte più difficoltosa del lavoro, in quanto è raro che la traduzione più fedele abbia anche la stessa lunghezza della frase originale; il dialoghista-adattatore deve quindi alterare la traduzione quel tanto che basta a raggiungere una sincronizzazione soddisfacente, con la conseguenza però di far perdere parte della fedeltà alla versione originale. Finito il lavoro di traduzione e adattamento, si procede a sezionare il film, che perviene in studio di doppiaggio dotato sia della copia originale, sia della cosiddetta colonna M/E (o colonna internazionale), una colonna sonora completa delle musiche e degli effetti sonori originali ma priva delle voci.

Dopo aver esaminato il film con l'aiuto dell'assistente, il direttore del doppiaggio provina i vari doppiatori, scegliendo la voce più adatta per ciascun personaggio filmico; dopodiché si passa alla divisione dei vari spezzoni di film - chiamati “anelli” - e infine al doppiaggio vero e proprio, che avviene in una camera insonorizzata e dotata di tutte le attrezzature necessarie: un leggio sul quale disporre il copione, un microfono professionale e uno schermo sul quale proiettare la scena da doppiare. Ogni turno di doppiaggio dura in media tre ore lavorative, cosicché in un giorno si possono avere tre o quattro turni: in ciascuno di essi, il doppiatore vede l'anello alcune volte sentendo in cuffia l'audio con le voci originali degli attori; quindi, leggendo dal copione, prova a recitare le battute in sincronia con le immagini, seguendo le indicazioni del direttore del doppiaggio e ripetendole fino a trovare l'intonazione ed il ritmo desiderati. Il fonico controlla la strumentazione tecnica, separata dalla sala e visibile da un vetro (come accade negli studi per le registrazioni musicali): il suo compito consiste nel programmare la visione dell'anello da doppiare, equilibrare i livelli delle tracce in incisione ed in generale far sì che il prodotto audio che si ottiene sia della migliore qualità.

Terminata questa prima fase del lavoro, attraverso il computer si procede alla ricomposizione di tutte le scene e al missaggio delle tracce audio, ovvero la base musicale del film con gli effetti sonori (colonna M/E) e le tracce con le voci degli attori, eventualmente applicando effetti di post-produzione a queste ultime - voci radiofoniche, voci pensiero, effetto distanza, effetto porta e così via - oppure accorciando e/o allungando le pause. Ovviamente, procedure identiche sono applicate anche nel doppiaggio di cartoni animati, serie televisive, telefilm o documentari.

Il doppiaggio in Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del doppiaggio in Italia.
« Doppiaggio significa fare cultura »
(Fede Arnaud)

Fino alla fine del 1930, l'arrivo dei film sonori in Italia fu soggetto a restrizioni, sia dal punto di vista tecnico, per colpa delle sale non attrezzate, sia da quello politico, a causa dei provvedimenti del regime che non vedeva di buon occhio le pellicole straniere. Dopo il 1930, lo Stato permise di proiettare dette pellicole ma con la sovrapposizione dei dialoghi italiani o con l'immissione di sfondi neri e didascalie come quelle dei film muti.

Nel 1931 la Metro-Goldwyn-Mayer, per non perdere la distribuzione in Italia, con la direzione di Carlo Boeuf iniziò la pratica del doppiaggio con gli attori Augusto e Rosina Galli, Argentina Farraù, la cantante Milly e Francesca Bragiotti. Il successo immediato del film doppiato fu dovuto al fatto che una significativa parte della popolazione italiana era all'epoca analfabeta e non poteva quindi seguire i film sottotitolati.

Fino ad allora l'industria americana girava più versioni dei film più accreditati per poi distribuirli nei vari paesi. Un esempio di questa pratica era rappresentata dalla coppia di comici Stan Laurel e Oliver Hardy, che si autodoppiavano in diverse lingue, fra cui l'italiano. Un certo commendatore Fritz Curioni riprese l'inconfondibile accento dei due comici, che poi venne affidato, tra il 1932 e il 1933, a Carlo Cassola e Paolo Canali, due studenti - a Roma per ragioni di studio - che imitarono la buffa cadenza italo americana.

Il primo stabilimento di doppiaggio in Italia, venne aperto nell'estate 1932 a cura della Cines-Pittaluga di Emilio Cecchi, con direttore Mario Almirante.[3][4] Da allora, in Italia, la pratica di ridoppiare i film fu praticamente adottata da tutta l'industria cinematografica, anche perché favorita dal Piano Marshall, che poneva le basi per una "colonizzazione culturale" dei paesi usciti sconfitti dal conflitto mondiale anche attraverso lo stanziamento per l'Italia di 800 milioni di dollari per l'acquisto di film americani, e una quota destinata al doppiaggio degli stessi film[2].

L'Italia è una delle nazioni che più utilizza il doppiaggio, e vanta grandi artisti in questo settore.

Le principali città in cui si realizza il doppiaggio sono Roma, dove si doppia fin dal 1933 - anno in cui il doppiaggio fu inventato - e Milano, che ha dato inizio a una propria tradizione di doppiatori negli anni settanta. Negli ultimi anni il doppiaggio si pratica anche a Torino e Verona.

Il settore del doppiaggio è regolato da un Contratto Nazionale di categoria.

Le principali società di doppiaggio in Italia[modifica | modifica sorgente]

Le principali associazioni delle categorie del doppiaggio in Italia[modifica | modifica sorgente]

  • AIDAC - Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinematografici
  • ADAP - Associazione doppiatori attori pubblicitari
  • A.N.A.D. - Associazione Nazionale Attori Doppiatori

Le manifestazioni italiane dedicate al doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Altri metodi di localizzazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Localizzazione di film.

Altri metodi per localizzare un film sono:

  • sottotitolatura: i dialoghi, tradotti nella lingua di destinazione, appaiono durante il film. I sottotitoli sono vincolati alla velocità di lettura dello spettatore
  • lettura dialoghi: uno o più lettori leggono i dialoghi che restano udibili nella loro versione originale (o anche doppiata in una lingua diversa da quella di destinazione).

Ogni nazione si è regolata in modo diverso riguardo al doppiaggio: mentre in alcune è largamente diffuso, in altre si preferiscono i sottotitoli o il lettore.

Vari motivi hanno storicamente fatto sì che alcune nazioni abbiano sviluppato tecniche alternative al doppiaggio. Generalmente, il costo del doppiaggio ha fatto sì che le nazioni meno popolose o che hanno (o hanno avuto) difficoltà economiche, non lo abbiano adottato o lo abbiano abbandonato; in altri casi, ad esempio per i paesi di lingua inglese, è disponibile una grande scelta di film senza bisogno di localizzazione e quindi non è stato possibile sviluppare un'industria del doppiaggio per quei pochi film in lingue diverse, per cui si è preferito utilizzare i sottotitoli.

Paesi che - come l'Italia, la Francia, la Spagna o la Germania - vantano una lunga tradizione nel campo, riescono a fornire una migliore qualità rispetto ai paesi in cui il doppiaggio è applicato in modo sporadico.

Inoltre esistono alcuni film per i quali, causa le loro specifiche caratteristiche, non si può scegliere la tecnica di localizzazione del doppiaggio, mentre resta possibile la sottotitolatura e la lettura dei dialoghi: per motivi diversi si possono ricordare La passione di Cristo di Mel Gibson, per il quale sono state usate lingue antiche come il latino ed una ricostruzione dell'aramaico e così il doppiaggio annullerebbe il valore linguistico del film; Kukuschka, un film in cui i protagonisti sono due soldati, uno russo ed uno finlandese, ed una donna sami: nessuno conosce la lingua dell'altro (per cui spesso, più che capirsi, si fraintendono) e quindi questa situazione col doppiaggio non potrebbe essere ricostruita.

Con l'avvento del DVD, per lo spettatore è divenuto possibile scegliere in base ai gusti personali tra la versione del film in lingua originale (con o senza sottotitoli) e quella doppiata nella propria lingua (o, a volte, anche in altre lingue); per alcune lingue è disponibile anche l'audio del lettore.

Critiche al doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Localizzazione di film.

Il doppiaggio da sempre è soggetto a critiche di varia natura, venendo spesso visto più come una pratica volta a modificare un'opera originale che un qualcosa con fini utilitaristici legati ad una maggiore distribuzione cinematografica. Secondo alcuni critici, a prescindere dalla professionalità dei doppiatori e dalla qualità generale del doppiaggio, vi sono molte opere che non andrebbero mai tradotte e per le quali la versione doppiata risulterà comunque deludente.
Il regista Marco Tullio Giordana sulla questione ha affermato di preferire sempre la versione originale di un film in quanto il doppiaggio comporta inevitabilmente un certo tradimento della stessa, aggiungendo che: "doppiare un film non è come tradurre un romanzo, ma come tradurre una poesia: si tratta di un lavoro complicato". Mentre il regista Pupi Avati affermò di non saper giudicare se effettivamente sia meglio la sottotitolatura, che comunque distoglie dalla visione, o il doppiaggio in un film, di certo non era favorevole al senso di compiacimento che spesso veniva manifestato dagli stessi doppiatori per il loro lavoro.
In difesa della categoria e delle critiche spesso sollevate nei confronti di alcune opere non doppiate all'altezza delle originali, il doppiatore e direttore di doppiaggio Marco Mete affermò che "non è tanto questione di attore o doppiatore, ma di tempi a disposizione. In un momento di crisi la parola d'ordine è "deve costare meno" e i lavori affrettati non sempre garantiscono qualità".[6]

Oltre a tali questioni la pratica del doppiaggio è soggetta a dibattiti non inerenti al mantenimento del lato artistico dei film:

Apprendimento delle lingue straniere
Il doppiaggio viene a volte visto come un ostacolo ad una maggiore diffusione ed apprendimento delle lingue straniere, principalmente quella inglese che costituisce buona parte delle produzioni doppiate. Paesi dove il doppiaggio è poco diffuso godono infatti di una maggiore anglofonizzazione. Tuttavia sono da considerare aspetti molteplici sulla questione, ad esempio il gruppo linguistico delle lingue germaniche (come gli svedesi, i norvegesi, ecc.) sarebbero comunque più predisposti di altri ad apprendere l'inglese essendo comunque appartenenti al ceppo linguistico germanico. Mentre Polonia e Russia sono due paesi di lingua slava in cui non viene usato il doppiaggio ma la voce fuori campo e, nonostante la tecnica di localizzazione dei film e la lingua sia simile, il livello di competenza in lingue straniere è molto diverso (più alto in Polonia che in Russia).
Di contro a tali argomentazioni in Paesi con una lingua non molto nota a livello internazionale e di conseguenza poco usata nel cinema si accusa il rischio di non poter più ascoltare la propria lingua nemmeno nei film, con una certa perdita di importanza della lingua stessa ed una maggiore importazione di termini stranieri. Segue che l'ascolto quotidiano di film in lingua inglese in tali Paesi ridurrebbe l'uso della lingua locale nella produzione musicale/letteraria, mentre il doppiaggio proteggerebbe la lingua, la musica e la cultura locali.
Occupazione
Spesso a difesa del doppiaggio si fa notare come il settore contribuisce al mantenimento di posti di lavoro e di figure professionali molto qualificate nel campo della recitazione. Inoltre un abbandono parziale del doppiaggio causerebbe anche la diminuzione della professionalità e quindi qualità del doppiaggio stesso, che richiede allenamento per formare nuove voci adatte al compito.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sedif: da oltre 30 anni il doppiaggio nel cinema e nella televisione - La storia
  2. ^ a b AIDAC (comunicato stampa)
  3. ^ da Voci d'autore di Mario Guidorizzi, pag. 17 edizione settembre 1999 - articolo originale da La parola ripudiata di Mario Quargnolo
  4. ^ Sito Alessandro Rossi - Storia del Doppiaggio di Mario Guidorizzi (versione completa). URL consultato il 13 marzo 2010.
  5. ^ Media Movers, Inc., prweb.com, 28 aprile 2006. URL consultato il 23 marzo 2012.
  6. ^ Boom dei film in lingua originale. URL consultato il 27 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Di Fortunato E. e Paolinelli M. (a cura di), "La Questione Doppiaggio - barriere linguistiche e circolazione delle opere audiovisive", Roma, AIDAC, 1996
  • Castellano A. (a cura di), "Il Doppiaggio, profilo, storia e analisi di un'arte negata", Roma, AIDAC-ARLEM, 2001
  • Gerardo Di Cola, Le voci del tempo perduto, 2004 - dedicato ai primi decenni di vita del doppiaggio italiano e ai suoi professionisti più importanti
  • Di Fortunato E. e Paolinelli M., "Tradurre per il doppiaggio - la trasposizione linguistica dell'audiovisivo: teoria e pratica di un'arte imperfetta", Milano, Hoepli, 2005.

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