Totò cerca casa

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Totò cerca casa
Totò cerca casa.jpg
Immagine promozionale del film
Titolo originale Totò cerca casa
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1949
Durata 76 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere comico, commedia
Regia Mario Monicelli, Steno
Soggetto Alfredo Moscariello, Steno, Mario Monicelli, Vittorio Metz
Sceneggiatura Age e Scarpelli, Steno, Mario Monicelli
Produttore Ata, Roma
Casa di produzione A.T.A. e Forum Film
Fotografia Giuseppe Caracciolo
Montaggio Otello Colangeli e Renato Cinquini
Musiche Carlo Rustichelli e Amedeo Escobar
Scenografia Carlo Egidi
Costumi Anna Maria Feo
Trucco Giuseppe Annunziata
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Totò cerca casa è l'unico film che mi ha fatto realmente ridere. »
(Dichiarazione di Totò nel 1949[1])

Totò cerca casa è un film del 1949 diretto da Mario Monicelli e Steno. Si tratta di uno dei film più riusciti di Totò, sia per la caratteristica comicità surreale che per la parodia dello stile neorealista.[2][3]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Roma, seconda metà degli anni quaranta. Beniamino Lomacchio, impiegato del Comune con moglie e due figli a carico, dopo aver perso la casa a seguito di un bombardamento avvenuto durante la Seconda guerra mondiale decide di trasferirsi momentaneamente in un'aula scolastica. Tutto fila liscio fino a quando il Comune decide di sgomberare gli sfollati per riaprire la scuola.

Il simpatico Lomacchio comincia così una spasmodica ricerca della casa che lo porterà ad abitare in un cimitero (che abbandona sovrastato dalla paura), nello studio di un pittore e direttamente dentro il Colosseo. Dopo varie peripezie Beniamino riesce a prendere possesso di un lussuoso appartamento, ma in seguito scoprirà che un immobiliarista imbroglione lo ha affittato contemporaneamente a vari inquilini.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

« Steno ed io diventammo registi per caso quando inventammo Totò cerca casa»
(Mario Monicelli[4])

Carlo Ponti, produttore esecutivo della Lux, contattò Totò per girare in sette settimane il film L'imperatore di Capri e siccome le riprese terminarono in anticipo, Ponti convinse allora il comico napoletano a interpretare un altro film non con la Lux ma per conto suo; così, ispirandosi alla commedia Il custode di Alfredo Moscariello, nacque l'idea di questo film.

Totò cerca casa nacque quindi per caso, non ci furono grandi preparazioni. Totò era libero per quattro settimane e Carlo Ponti, avendo già il contratto con l'attore, andò da Steno e Monicelli per qualche idea: «Ho bisogno di un'idea per Totò, fatevi venire in mente qualche cosa, scrivetela alla svelta. Intanto io cerco un regista e vedo di mettere in piedi il film.»[5] Così i due registi scrissero la sceneggiatura insieme ad Agenore Incrocci e Furio Scarpelli. Finita la sceneggiatura mancava il regista, Ponti decise quindi di affidare il film direttamente e Monicelli e Steno.[6][4] Per la realizzazione si ispirarono anche alla storia a fumetti La famiglia Sfollatini, disegnata da Attalo, un disegnatore umoristico a cui si è ispirato anche Fellini.[5][7][8][9] I due registi volevano mirare a rappresentare un argomento diffuso: quale il problema dell'alloggio, intendevano dare "il ritratto di un'epoca e di una società in ebollizione."[10]

Totò cerca casa venne girato con un aspect ratio di 1,37:1 in formato 35 millimetri, con il processo cinematografico Spherical.[11]

Censura[modifica | modifica sorgente]

Il film ebbe dei piccoli problemi con la censura cinematografica, in particolare per il linguaggio. All'epoca la commissione non era ancora ben organizzata. I produttori però, a insaputa dei registi, avevano cominciato a far leggere i copioni all'addetto alla censura: Scicluna-Sorge (con il quale Steno e Monicelli ebbero un bello scontro per Guardie e ladri), che dava consigli ai produttori sulle scene da girare e da non girare.[12]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Girato nell'estate del '49,[4] alla sua uscita fu un gran successo di pubblico. Venne poi esportato in Portogallo e presentato al pubblico il 24 novembre del 1950, con il titolo Totó Procura Casa.[13]

Incassi[modifica | modifica sorgente]

La pellicola incassò all'epoca 515.000.000,[14][15] posizionandosi al secondo posto nella classifica stagionale alle spalle del film Catene di Raffaello Matarazzo. Gli spettatori nel periodo di proiezione del film furono 5.364.584.[14][15]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film spaccò a metà la critica: alcuni come Morando Morandini parlarono di "irresistibile parodia del neorealismo" e di un Totò "formidabile", mentre altri invece lo descrissero come un lavoro insufficiente, addirittura scabroso e pornografico.

« Il lavoro comprende numerosi motivi comici, che Totò sfrutta con abilità; ma si tratta, in complesso, d'un lavoro scadente. La comicità del film cade spesso nel volgare e nel pornografico; il lavoro contiene episodi molto salaci e battute scabrose, che ne fanno uno spettacolo moralmente censurabile. La visione è esclusa per tutti. »
(Anonimo, Segnalazioni cinematografiche in "Rivista del cinematografo", gennaio 1950[16])
« Che Totò sia il miglior comico italiano ed uno dei maggiori oggi esistenti in Europa, non c'è, credo, chi voglia mettere in dubbio. La sua vena è irresistibile e nessuno gli resiste, disarmato da un gioco mimico che non è parodia e nemmeno buffoneria, ma che dell'una e dell'altra ha il mordente ora burlesco, ora caustico, ora salace. Accende l'ilarità con lepidi lazzi,la eccita con sortite clownesche, la scatena con improvvise girandole mimiche che scompongono il suo corpo nelle grottesche figurazioni di un'assurda pantomima arieggiando perfino le deformazioni di certa arte contemporanea. Ne risulta una comicità elementare e viscerale: si ride senza riflettere, trascinati da convulsi irresistibili e questo oblio totale della coscienza è forse il dono migliore che sa dare al suo pubblico. Il carattere irrazionale del suo estro è un ostacolo pressoché insormontabile all'adattamento cinematografico; e per quanto abbia tentato il cinema non aveva saputo, fino ad oggi, utilizzare convenientemente la buffoneria metafisica e surrealistica di questo popolare "farceur"che è tanto ecceilente come mimo, quanto modesto come attore. Totò cerca cosa è il più riuscito esperimento del genere: per la prima volta Totò dà allo schermo ciò che può e ciò che sa. Steno e Monicelli si sono opportunamente rifatti ai modelli classici di Mack Sennett, di Cretinetti e di Ridolini consegnando le più spassose e inverosimili avventure farsesche intorno all'affannosa ricerca di un appartamento nel quale lo sfollato Totò possa riparare con i suoi... Non tutto è di buona lega nel film. Una minore facilità di invenzione, una più avvertita scelta di ingredienti, un gusto maggiore del particolare, avrebbero giovato all'insieme; ma l'incalzare degli sviluppi che si accavallano senza dare respiro trascina infantilmente alla risata traverso effetti di schietta natura cinematografica. »
(Ermanno Contini, Il Messaggero, Roma, 15 dicembre 1949[7][8])
« Probabilmente Totò non legge quello che si stampa sul suo conto, lo ha dimostrato restando insensibile ai cambiamenti, restando fedele al suo istinto comico, anzi alle sue vecchie battute, che ogni tanto ancora oggi ripete, come se il tempo non fosse nemmeno trascorso da quando caracollava sulle tavole del teatro Principe. ln un mondo teatrale così sconnesso, Totò rimane un punto fermo. È certo un attore inimitabile, che non è mai volgare, perché i suoi gesti più volgari diventano arabeschi da contorsionista e le sue battute hanno la forza delle domande stupide. Oggi Totò è talmente definito che si è messo a fare un film dietro l'altro, non avendo nemmeno bisogno di una trama, ma di una situazione. I titoli dei suoi film recenti (Fifa e arena, Totò le Mokò, Totò cerca casa) fanno pensare che il suo pubblico non sia di eccessive pretese, per quanto riguarda le storie, ci vada al cinema per veder muovere, scattare, ridere Totò, come gli ha visto fare in teatro; libero dall'osservanza di un testo, padrone di fare e di dire ciò che vuole. Perlomeno, sullo schermo Totò dà questa piacevole sensazione, di inventarsi la parte man mano che il film procede. Come per la serie infantile di Pinocchietto, arriveremo a un Totò al Polo Nord, a un Totò garibaldino, a un Totò nel serraglio. I suoi incontri sono ormai fissati dalla pratica, e anche i personaggi di contorno: una bella ragazza, un rivale, un amico (o "spalla") che gli prepara le battute e sopporta ogni guaio. Totò si veste da donna, da bandito, da artista, da torero. Non ci sono limiti ai suoi travestimenti, e nemmeno ai suoi film, che ripropongono la vecchia "comica finale". Se il progresso cinematografico supererà alcune difficoltà pratiche, Totò potrà darci un film nuovo ogni sera. »
(Ennio Flaiano, Il Mondo, Roma, 31 dicembre 1949[7][8])

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Totò cerca casa, La Stampa, 06.12.1949 - Archivio Storico dal 1867.
  2. ^ Maltin, 2007, op. cit., p. 2051.
  3. ^ Totò cerca casa, MYmovies.
  4. ^ a b c Monicelli - La sera cantavamo con Totò, La Stampa, 15.07.1992 - Archivio Storico dal 1867.
  5. ^ a b Anile, 1998, op. cit., p. 77.
  6. ^ Caldiron, 2001, op. cit., p. 122.
  7. ^ a b c Caldiron, 2001, op. cit., pp. 90-92.
  8. ^ a b c Totò cerca casa (1949). I film di Totò al cinema, antoniodecurtis.com.
  9. ^ Lorenzo Mirizzi, Mario Monicelli L'artigiano del cinematografo, antoniodecurtis.org.
  10. ^ Monicelli, 1986, op. cit., p. 28.
  11. ^ Specifiche tecniche per Totò cerca casa (1949), IMDb.
  12. ^ Monicelli, 1986, op. cit., p. 31.
  13. ^ Date di uscita per Totò cerca casa (1949), IMDb.
  14. ^ a b Incassi e spettatori dei film di Totò, totowebsite.altervista.org.
  15. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, op. cit., pp. 134-139.
  16. ^ Pellegrini, 2007, op. cit., p. 52.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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