Un turco napoletano

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Un turco napoletano
Un turco napoletano.png
L'onorevole Cocchetelli e Felice Sciosciammocca (Mario Castellani e Totò)
Titolo originale Nu turco napulitano
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1953
Durata 86 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, comico
Regia Mario Mattoli
Soggetto dalla farsa 'Nu turco napulitano (1888) di Eduardo Scarpetta
Sceneggiatura Sandro Continenza, Italo Di Tuddo, Ruggero Maccari, Mario Monicelli
Produttore Alfredo De Laurentiis
Fotografia Karl Strauss, Riccardo Pallottini
Montaggio Roberto Cinquini
Musiche Pippo Barzizza
Costumi Dario Cecchi, Gaia Romanini
Interpreti e personaggi

Un turco napoletano è un film del 1953 diretto da Mario Mattoli.

Adattamento al grande schermo della farsa Nu turco napulitano (1888) di Eduardo Scarpetta, è interpretato da Totò, primo film del trittico scarpettiano, completato da Miseria e nobiltà e Il medico dei pazzi, entrambi del 1954, sempre con Mario Mattoli dietro la cinepresa e con Totò nei panni di Felice Sciosciammocca.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film si apre dando l'idea allo spettatore che la storia venga recitata in un teatro di Napoli, con tanto di pubblico che discute sui contenuti della commedia, sul prezzo dei biglietti e si accomoda in sala.

Felice Sciosciammocca (Totò) viene condotto in carcere per essersi accollato la colpa di un delitto, in realtà commesso da un povero diavolo vessato dalla vittima, uno strozzino. In galera, Felice familiarizza con un lestofante che si fa chiamare Faina (Aldo Giuffrè). Sciosciammocca mostra subito una forza straordinaria, arrivando a spezzare senza sforzi i piedi di una sedia claudicante. Quando capisce di essere stato condannato a morte, Felice accetta la proposta di evasione avanzata da Faina, piegando senza problemi le sbarre della cella. Appena usciti di prigione, i due incontrano un forestiero turco (Vinicio Sofia) che chiede indicazioni per la stazione, poiché deve recarsi a Sorrento per motivi di lavoro. Compreso che nessuno conosce l'aspetto dell'uomo, Faina e Felice lo stordiscono e lo derubano. Il primo convince il secondo ad andare a Sorrento con i documenti del forestiero per assumerne posto di lavoro ed identità.

Felice scopre che il turco avrebbe dovuto prestare servizio presso la bottega di don Pasquale Catone (Carlo Campanini), uomo ricco ma gelosissimo della moglie Giulietta (Isa Barzizza) e della figlia Lisetta (Primarosa Battistella). Don Pasquale in effetti attendeva il lavoratore forestiero che gli era stato promesso dall'importante Onorevole Cocchetelli (Mario Castellani), il quale vuole ingraziarselo in vista delle prossime elezioni, tanto da promettergli anche il titolo di Cavaliere.

L'Onorevole invia una lettera a Pasquale che, casualmente, giunge poco dopo l'arrivo di Felice e in cui comunica all'uomo che il turco è un eunuco. Pasquale, per delicatezza, non chiede conferma all'ignaro Felice e anzi, su suggerimento dell'amico e confidente don Ignazio (Amedeo Girard), lo mette a guardia di moglie e figlia, garantendogli anche un cospicuo stipendio. L'uomo non comprende il motivo per cui Pasquale è tanto generoso ma ovviamente accetta l'offerta e si fa ben volere da Giulietta, Lisetta, dalla moglie di Ignazio, Angelica (Franca Faldini) e dalla cameriera Concetta (Anna Campori). Durante il suo lavoro a casa Catone, riceve la visita di Faina, al quale non dice nulla del lauto stipendio percepito lavorando per Pasquale, e scopre l'amore tra Lisetta ed un giovane poeta, tenuto nascosto poiché Pasquale era stato costretto a prometterla a don Carluccio detto l'Uomo di Ferro (Enzo Turco), prepotente e rozzo nipote di don Ignazio. Durante la cerimonia di fidanzamento tra Lisetta e Carluccio, Felice seduce sia Giulietta che Angelica, mentre tutti sono in fermento per l'arrivo dell'On. Cocchetelli e della moglie (che in realtà è l'amante, una ballerina francese che Felice aveva già visto a teatro).

Mentre Lisetta rompe il fidanzamento, mandando su tutte le furie Carluccio, Cocchetelli trova Felice in atteggiamento intimo con l'amante, scoprendo che l'uomo non è il turco che aveva promesso a don Pasquale. Il politico però non può rivelare nulla a Catone perché la cosa lo metterebbe in cattiva luce con il ricco ed influente padrone di casa. La verità viene ugualmente svelata a Pasquale da Faina che, scoperto il ricco compenso percepito da Felice, decide di vendicarsi e farlo cacciare. Pasquale va su tutte le furie sia con Felice che con l'Onorevole, ma in quel momento arriva anche Carluccio, che grida vendetta per l'affronto subìto da parte di Lisetta. Il prepotente nipote di Ignazio viene messo in fuga dalla forza sovrumana del falso turco. La storia si conclude con Don Pasquale che ringrazia Felice per l'aiuto offertogli e concede a Lisetta di fidanzarsi col suo innamorato, mentre Cocchetelli riceverà l'aiuto di don Pasquale e degli altri elettori per vincere le elezioni politiche.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Durante la scene del ricevimento in occasione del fidanzamento tra Carluccio e Lisetta, Nicola Maldacea junior interpreta una delle più celebri canzoni di Totò, Carmè... Carmè.

La paventata condanna a morte di Felice in realtà non sarebbe potuta avvenire, visto che dal 1 gennaio 1890 andò in vigore il Codice Zanardelli che abolì la pena capitale nel Regno d'Italia.

Il film ambientato a Sorrento è, in realtà, girato a San Felice Circeo.

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