La banda degli onesti
| La banda degli onesti | |
|---|---|
| Titolo originale | La banda degli onesti |
| Paese | Italia |
| Anno | 1956 |
| Durata | 101 min |
| Colore | B/N |
| Audio | sonoro |
| Genere | commedia |
| Regia | Camillo Mastrocinque |
| Soggetto | Age & Scarpelli |
| Sceneggiatura | Age & Scarpelli |
| Produttore | Isidoro Broggi per DDL Roma |
| Fotografia | Mario Fioretti |
| Montaggio | Gisa Radicchi Levi |
| Musiche | Alessandro Cicognini |
| Scenografia | Alberto Boccianti |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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La banda degli onesti è un film commedia del 1956 diretto da Camillo Mastrocinque, con protagonisti Totò e Peppino De Filippo.
[modifica] Trama
Antonio Buonocore, portiere di uno stabile di Roma con una moglie tedesca, si trova per caso ad assistere il signor Andrea, un anziano inquilino che, prima di morire, gli rivela di essere in possesso di una valigia con all'interno alcuni cliché originali della Banca d'Italia, di cui egli era stato a lungo dipendente, nonché della carta filigranata per stampare le banconote da 10.000 lire. Il signor Andrea aveva rubato questo materiale con l'intenzione di "vendicarsi" del suo licenziamento e fabbricare soldi falsi ma non aveva mai avuto il coraggio di riuscire nel suo intento, pertanto chiede a Buonocore di buttare nel fiume la valigia distruggendone così il contenuto. Buonocore però sta attraversando un brutto periodo: persona fondamentalmente onesta, si è rifiutato di diventare complice del ragioniere Casoria, il nuovo amministratore del condominio, che gli aveva proposto di effettuare una serie di operazioni truffaldine ai danni del condominio medesimo, e per tale ragione è sotto minaccia di licenziamento. Egli così decide di non distruggere la valigia, ma ignorando le tecniche di stampa delle banconote, per produrre i pezzi da 10.000 si vede costretto a chiedere la collaborazione del tipografo Giuseppe Lo Turco e, successivamente, del pittore Cardone, tutti e due variamente indebitati come lui.
Facendo leva sui bisogni economici dei suoi compari, organizza delle furtive ed esilaranti riunioni notturne per dar vita a una banda di falsari. I tre riescono a stampare le banconote ed a "spacciarne" una in un bar notturno, ma le cose si complicano quando Buonocore scopre che suo figlio maggiore Michele, brillante finanziere in carriera da poco trasferito a Roma, sta seguendo una delicata indagine relativa proprio alla realizzazione di una partita di banconote false.
Doop aver sentito alcuni particolari raccontati di Michele, nonché discorsi vagamente allusori da parte del Maresciallo della Finanza, capo di suo figlio, venuto a trovarlo a casa, vedendo la polizia andare a perquisire la tipografia di Lo Turco (trovata chiusa), e notando strani cambiamenti nel modo di vestire dei suoi "soci" (Lo Turco con scarpe nuove e costose, Cardone con un nuovo paltò), Antonio si impressiona molto e teme di essere scoperto, con l'aggravante che tutto ciò, essendo egli padre di un finanziere, possa costare il posto al figlio. Pertanto prega i suoi compari di non spendere più un soldo, e di disfarsi subito dell'attrezzatura, sotterrandola fuori città.
Il figlio, di passaggio, vedendo casualmente questa strana sepoltura, chiede al padre cosa stia facendo, ma a Cardone, presente anch'esso, non viene in mente di meglio che dire che stanno sotterrando Mustafà, il barboncino di Buonocore, rimasto sotto una macchina. Antonio è pertanto costretto a sbarazzarsi del cane, e non avendo il coraggio di ucciderlo, lo abbandona sulla strada, legato ad una pietra miliare (una "pietra emiliana", come pronunicato da Totò nelle sue frequenti deformazioni linguistiche). Mustafà però si libera presto e ritorna a casa da sé, proprio durante una visita del Maresciallo, che nota nel portiere uno strano imbarazzo.
Antonio, sentendosi ormai braccato, matura l'idea, che espone a Lo Turco, di farsi arrestare proprio da Michele: un figlio che arresta il padre -egli spiega- non solo non lo cacciano, ma lo promuovono, e diventa un esempio per tutti i suoi colleghi. Decide perciò di mettere in pratica il suo progetto recandosi di persona in caserma per farsi arrestare dal figlio, il quale crede che voglia scherzare. Ma dopo aver sentito dal Maresciallo che l'indagine seguita da Michele si è chiusa con l'arresto di una banda di falsari professionisti ("Lo Turco?" "No, lo Svizzero!") e che il biglietto da lui spacciato era stato sì identificato, ma non era uno di quelli prodotti dai tre, bensì il campione usato, falso anch'esso e cedutogli da un usuraio, certo Pizziconi, sta quasi per svenire. Scopre poi che nessuno dei suoi soci aveva avuto il coraggio di spendere una sola delle banconote fabbricate (Lo Turco si era fatto prestare i soldi da un compare, Cardone aveva usato i soldi che la sua "mammina" teneva sotto il materasso).
I tre, ritrovata la tranquillità, decidono di distruggere tutte le banconote false e la valigia con i cliché, allestendo un falò; come gag finale, Buonocore si accorge (troppo tardi) di aver buttato tra le fiamme, nella foga, anche la busta contenente il suo stipendio.
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[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su La banda degli onesti dell'Internet Movie Database
- La banda degli onesti Scheda, foto, videoclip, locandine
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