Sette ore di guai

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Sette ore di guai
Sette ore di guai.jpg
Eduardo Passarelli, Totò e Isa Barzizza in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1951
Durata 81 minuti
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere comico, commedia
Regia Vittorio Metz, Marcello Marchesi
Soggetto tratto dalla farsa "'Na creatura sperduta" di Eduardo Scarpetta
Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age & Scarpelli, Eduardo Passarelli
Produttore Golden Film, Humanitas Film, (Roma)
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Rodolfo Lombardi
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Pippo Barzizza
Scenografia Alberto Tovazzi, Alberto Boccianti
Trucco Giuliano Laurenti
Interpreti e personaggi

Sette ore di guai è un film di genere commedia del 1951 diretto da Vittorio Metz e Marcello Marchesi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Totò De Pasquale (Totò) è titolare di una modesta sartoria. Il giorno del battesimo del figlio, riceve la visita dell'Avvocato Espinaci (Eduardo Passarelli), incaricato d'intimare il pignoramento dei suoi beni a causa di un debito ormai scaduto e insoluto. Quando l'avvocato scopre che la moglie di De Pasquale (Clelia Matania) è una sua vecchia amica, decide di soprassedere. Totò, per ingraziarselo ulteriormente, decide di fargli fare da padrino al battesimo, dimenticandosi di aver già affidato quel compito al cognato Matteo(Nino Milano), inguaribile attaccabrighe. Pochi minuti dopo Totò, l'avvocato e Matteo scoprono che la balia (Bice Valori) ha perduto il neonato dopo una lite in piazza con il marito. Senza dire nulla alla moglie, Totò va a cercare il bimbo e, per non far sospettare nulla alla puerpera, le fa portare la bimba dei Romolini, una famiglia di distratti studiosi che abita vicino ai De Pasquale. Ignari del fatto che il bimbo viene riportato a casa De Paquale da un amico della balia, Totò, l'avvocato e Matteo finiscono a casa di una signora (Isa Barzizza) che sta ricevendo l'amante (Galeazzo Benti) di nascosto dal marito geloso (Guido Celano). Successivamente, sono portati a credere che il bimbo sia stato portato erroneamente nella tenuta di campagna dei Romolini. Giunti nel paesino della tenuta, i tre si dividono e Totò strappa quello che crede essere suo figlio (ma in realtà è la bimba dei Romolini) a nonno Arturo (Arturo Bragaglia), che chiama subito aiuto denunciando il rapimento della piccola. Pochi minuti dopo, l'intero paesino dà la caccia al povero sarto, scambiato per un rapitore di bambini. Totò rischia prima il linciaggio e poi di precipitare dal tetto di un palazzo. Alla fine di varie peripezie, Totò si ricongiunge all'avvocato e al cognato con la bimba ma, arrivati alla chiesa dove doveva tenersi il battesimo, scopre che in realtà suo figlio è stato già battezzato. Il pover'uomo deve quindi subire gli insulti dell'avvocato (che minaccia di sequestrargli la sartoria per conto del suo cliente) e della suocera (che gli nega aiuto economico), nonché dei Romolini. Alla fine del film, Totò si siede sui gradini della chiesa, mentre tutti corrono dietro ad un carro attrezzi sul quale accidentalmente è stata posto suo figlio e la piccola Romolini.

Commento[modifica | modifica sorgente]

È la prima delle quattro farse di Eduardo Scarpetta (che si chiamava «'Na criatura sperduta», scritta nel 1899) di cui Totò ne trarrà un film, i tre successivi, girati in Ferraniacolor, saranno: Un turco napoletano (1953), Miseria e nobiltà (1954) e Il medico dei pazzi (1954) tutti diretti da Mario Mattoli. Il film è stato girato tra Roma e il comune di Marino. Iscritto al Pubblico Registro Cinematografico della S.I.A.E. con il n. 996, ottenne il visto di censura n. 10687 del 9 ottobre 1951 per una lunghezza accertata della pellicola di 2.300 metri[1]. Ebbe la prima proiezione pubblica il 1º novembre 1951 e incassò 280.500.000 di lire. Per molto tempo creduto perso, venne inaspettatamente pubblicato nel 1997 in videocassetta e più avanti trasmesso svariate volte in televisione. È stato inoltre pubblicato su DVD dalla Ripley's Home Video.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Arturo Lanocita su Il Nuovo Corriere della Sera del 4 novembre 1951, "Dare all'irrequieta comicità di Totò la disciplina di un film, costruito, è come incastrare un torrente nell'alveo in muratura; schiumeggia meno, fa minor fracasso, perde un po' del suo pittoresco, ma non ristagna poi negli acquitrini e arriva alla foce. Come in Napoli milionaria, anche in Sette ore di guai, diretto da Metz e Marchesi e derivato da una vecchia farsa di Scarpetta, (Na criaura sperduta) Totò ha modo di dare al suo personaggio la razionalità accettabile di un tipo, dopo essersi in troppi film meccanizzato nella rigidità legnosa della marionetta.."

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Come si evince dal documento originale del visto di censura tratto dal sito Italia Taglia.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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