I tre ladri

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I tre ladri
I tre ladri titolo.jpg
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1954
Durata 100 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere comico
Regia Lionello De Felice
Soggetto Umberto Notari
Sceneggiatura Lionello De Felice, Filippo Sanjust, Fèlicien Marceau
Produttore Rizzoli Film
Distribuzione (Italia) Dear Film
Fotografia Romolo Garroni, Giovan Battista Poletto
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Roman Vlad
Scenografia Virgilio Marchi
Costumi Georges Annenkov Madeleine Rabusson
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

I tre ladri è un film del 1954 diretto da Lionello De Felice. Il film fu censurato.

Trama[modifica | modifica sorgente]

1911. Tapioca è un povero ladro di galline che ha scarso successo e si fa prendere spesso. Per scappare da un negoziante dopo il furto di un salame precipita tramite un lucernaio in una casa signorile deserta. Dopo essersi saziato con le vivande rinvenute in cucina incontra il suo vecchio "apprendista" Gastone Cascarilla (diventato nel frattempo ladro "di classe") che, impeccabile in frac, cilindro e redingote, vuole estorcere dei soldi alla moglie del ricco imprenditore Ornano (Gino Bramieri), proprietario della casa.
Gastone, in possesso delle lettere che la moglie ha inviato a uno dei suoi numerosi amanti, si fa dare la combinazione della cassaforte da questa. Riesce così a rubare 10 milioni e a scappare indisturbato. Tapioca invece rimane ancora nella casa e viene scoperto mentre scappa.
Identificato da Ornano in quanto pregiudicato viene arrestato in quanto creduto lo svaligiatore della cassaforte. Ornano vuole a tutti i costi riottenere il denaro rubato in quanto senza di esso finirebbe in bancarotta. Quei soldi infatti gli permettevano di reggere l'intero impero finanziario di cui era proprietario fungendo via via da "anticipo" per tutta una serie di operazioni al limite della legalità. Per convincere Tapioca a rivelare dove ha messo i soldi Ornano decide di colmarlo di regali e comfort. La vita in carcere di Tapioca si rivela molto lussuosa, la cella è arredata e dotata di ogni comodità, con i secondini che si trasformano in servitori e camerieri. Non mancano poi le elargizioni che lui stesso fa agli altri detenuti ("Ha ucciso la suocera? Bene, bravo, eroe nazionale!").
In poco tempo Tapioca diviene una persona molto popolare persino all'estero, stampa e fans se lo contendono e a lui vengono intitolati cocktail e balli. Al processo nessuno ha quindi il coraggio di testimoniare contro di lui. L'imputato quindi si dichiara colpevole del reato che non ha commesso. Ma proprio in quel momento interviene in aula Gastone che rivela di essere lui l'autore del furto distribuendo i soldi a tutti i presenti e causando un tumulto durante il quale ha poca difficoltà a sfuggire alle guardie del tribunale. Persino Tapioca, quasi disgustato dalla violenza della folla scatenatasi a raccogliere le banconote, riesce a "sfilarsi" dall'aula di tribunale, rifiutando persino la mazzetta di biglietti da mille offertagli dallo stralunato inventore che lui aveva beneficiato.
Nella scena successiva (e finale) vediamo Ornano, Tapioca e Gastone che (presumibilmente a Parigi) discutono di come utilizzare un fascio di lettere compromettenti sottratte al capo dei locali servizi segreti.
I tre imbroglioni hanno unito le forze, apparentemente evitando la punizione per le loro malefatte.

Il finale è molto audace e atipico per la cinematografia italiana dell'epoca (la rigida censura diretta dalla Democrazia Cristiana avrebbe chiesto ovviamente un finale "edificante"), ma bisogna ricordare che l'opera è una coproduzione italo-francese.

La critica[modifica | modifica sorgente]

  • Gian Luigi Rondi nel Il Tempo di Roma del 6 ottobre 1954 « Una satira o meglio farsa, senza molte pretese e senza troppo sale. La ravvivano qua e là alcune battute saporite e qualche situazione un poco peregrina. E la ravvia naturalmente l'interpretazione di Totò tutta lazzi, smorfie, sberleffi, nelle vesti del ladro millantatore. La regia tenta le cadenze di balletto, sovente con piacevole brio »

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Coprodotto dalla Rizzoli Film con la Francine, con l'organizzazione di Luigi Freddi, le riprese iniziano nel Gennaio 1954, la pellicola esce nelle sale nel settembre dello stesso anno.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945/1955
  • Orio Caldiron, Totò Gremese editore Roma 1980

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Incasso accertato sino a tutto il 31 marzo 1959 £ 275.878.351

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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