Signori si nasce

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« Lo sa cos'è questo circolo, lo vuol sapere cos'è?! Ebbene glielo dico: è un letamaio, sì un letamaio! Insisto! E non gliel'ho detto prima lo sa perché? Perché sono un signore e signori si nasce; e io lo nacqui, modestamente! »
(Totò)
Signori si nasce
Signori si nasce.jpg
Il Barone Zazà e Patrizia(Delia Scala) brindano alla riuscita della loro truffa ai danni di Pio
Titolo originale Signori si nasce
Paese di produzione Italia
Anno 1960
Durata 92 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere comico
Regia Mario Mattoli
Soggetto Dino Falconi e Luigi Motta
Sceneggiatura Castellano e Pipolo, Edoardo Anton
Produttore Isidoro Broggi, Renato Libassi
Casa di produzione Manenti Film
Distribuzione (Italia) Manenti Film
Fotografia Alvaro Mancori
Montaggio Gisa Radicchi Levi
Musiche Gianni Ferrio
Scenografia Alberto Boccianti
Costumi Giuliano Papi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Signori si nasce è un film del 1960 diretto da Mario Mattoli.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il barone Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazà (Totò), nonostante la sua nobile ascendenza, è sempre al verde, a causa di una vita dissoluta passata dietro le quinte dei teatri a corteggiare le soubrette. Nonostante l'indigenza economica, l'uomo continua a intrattenere una vita da nobile, vivendo in un albergo e servito dal fedele (e mai pagato) Battista (Carlo Croccolo). Incalzato da un creditore insoluto, tale Bernasconi (Luigi Pavese), viene denunciato perché ha falsificato la garanzia su una cambiale in scadenza e ovviamente scoperta. Messo alle strette, Zazà decide con riluttanza di accettare il consiglio di Battista, ossia chiedere un prestito al fratello Pio degli Ulivi (Peppino De Filippo), titolare di una sartoria frequentata principalmente da prelati e suore. Tra i due fratelli non corre buon sangue a causa dello stile di vita di Zazà, ritenuto immorale da Pio, uomo timorato di Dio, dedito al lavoro ed alla carità. Presentatosi a casa del fratello, Zazà viene scacciato e, per dispetto, fa credere al fratello di volersi suicidare. Rientrato in casa, riceve l'inaspettata visita della bella e spregiudicata soubrette Patrizia (Delia Scala), che finge di sedurlo allo scopo di dimostrargli il suo talento recitativo e quindi chiederli di farle ottenere la parte in una Rivista. Zazà spiega alla ragazza che lo spettacolo era stato abbandonato dal produttore ma, nel mezzo della discussione, arriva Pio, spaventato dalle minacce suicide del fratello. Per spillare quattrini a Pio per la cambiale e per rilevare la Rivista, Zazà decide di far credere al fratello che Patrizia è sua figlia. Valutata la situazione, Pio decide di invitare fratello, presunta nipote e presunto fidanzato di Patrizia (ossia Battista) a casa sua. Durante la permanenza a casa del fratello, Zazà si traveste da sacerdote per ingannare Bernasconi facendogli credere di essere fratello gemello del vero debitore per ottenere un rinvio del pagamento. Successivamente nascono una serie di equivoci, durante i quali Pio si convince a torto di essere padre di Patrizia ed arriva a travestirsi da sacerdote, venendo smascherato e abbandonato dai suoi clienti. Alla fine, Zazà riuscirà a sanare la cambiale e costringerà il fratello a finanziare lo spettacolo teatrale, con Patrizia finalmente primadonna.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Il film è stato girato in Campania e precisamente presso il centro di Grottaminarda in provincia di Avellino dove nel centro sorge la Piazza Intitolata al principe della risata e dove è possibile ammirare il bassorilievo dello stesso scolpito sulle pareti della scalinata della piazza stessa. [senza fonte] Gli interni negli stabilimenti IN.CI.R. De Paolis di via Tiburtina a Roma .[1]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il film è citato da Al Pacino in "Carlito's way" quando in una mossa di biliardo, rievoca la comica scena del film in cui Totò centra con il pallino la fronte di un giocatore[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ AA.VV. La città del cinema Napoleone editore Roma 1979
  2. ^ http://www.youtube.com/watch?v=MJ6iWr9TYjs

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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