Il Tempo

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Il Tempo
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese
Fondatore Renato Angiolillo
Fondazione 6 maggio 1944
Sede Piazza Colonna, 366 - Roma
Editore Domenico Bonifaci
Tiratura 52.793 (dicembre 2013)
Diffusione cartacea 36.911 (dicembre 2013)
Diffusione digitale 249 (dicembre 2013)
Direttore Gian Marco Chiocci
Condirettore Sarina Biraghi
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
Edizione digitale singola copia/
abbonamento
Sito web iltempo.it
 

Il Tempo è un quotidiano italiano, fondato a Roma da Renato Angiolillo nel maggio 1944[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'epoca Angiolillo[modifica | modifica sorgente]

Il quotidiano venne fondato a Roma il 6 maggio 1944, prima ancora che le truppe anglo-americane entrassero in città. Il primo numero uscì il 5 giugno, all'indomani della liberazione della capitale[2]. Stampato in una vecchia tipografia in via Mario de' Fiori, nel centro di Roma[3], il primo numero recava la testata «Il Tempo» seguito da «l'Italia»[4]. Nella sottotestata apparve l'indicazione «Quotidiano socialdemocratico». Il giornale era composto da un unico foglio, come gli altri quotidiani, ed era venduto al prezzo di 50 centesimi di lira. La redazione si trovava in piazza di Pietra.

Dopo due soli numeri Il Tempo venne sospeso dal Psychological Warfare Branch alleato per violazione degli accordi sulla stampa intercorsi tra il CLN ed il comando alleato[5]. Angiolillo e il condirettore Leonida Rèpaci si diedero da fare perché venisse revocato il provvedimento e, dopo soli due giorni di sospensione, il 9 giugno Il Tempo ritornò in edicola, con la nuova sottotestata «Quotidiano indipendente». Nei primi mesi il giornale fu compilato da Angiolillo, Rèpaci (condirettore) e da quattro colleghi: Gugliemo Serafini[6], Carlo Scaparro, Gaspare Gresti e Marcello Zeri[7]. In una Roma in cui tutti i principali quotidiani, tra cui anche Il Messaggero, erano stati sospesi per collusione con il passato regime, per Il Tempo fu facile farsi conoscere dal pubblico dei lettori. Molti giornalisti erano senza lavoro ed accettarono di buon grado di collaborare al nuovo quotidiano. Tra essi anche i corrispondenti romani dei quotidiani del Nord, ancora sotto il regime della Repubblica Sociale. Tra il 1944 e il 1945 Il Tempo si avvalse della collaborazione di grandi firme: Corrado Alvaro, Massimo Bontempelli, Vitaliano Brancati, Emilio Cecchi, Virgilio Lilli e Vittorio Giovanni Rossi. E ancora: Vincenzo Cardarelli, Antonio Baldini, Mario Praz, Alberto Savinio, Alberto Moravia e Guido Piovene.

Nello stesso anno, il 1944, il quotidiano lanciò la pubblicazione in esclusiva dei «Diari» di Galeazzo Ciano, gerarca del fascismo, raggiungendo in poco tempo il primato di vendite tra i quotidiani della capitale. Angiolillo capì che i lettori del quotidiano appartenevano alla borghesia, alla classe media. Impresse quindi una virata alla linea politica del quotidiano, che passò da socialdemocratico a conservatore[8]. La rottura con Rèpaci fu inevitabile. Alla fine dell'anno il sodalizio si sciolse[9].

Nel 1945, quando i grandi quotidiani (Messaggero, Giornale d'Italia) poterono finalmente tornare nelle edicole, Il Tempo si era già formato un pubblico di lettori consolidato: era il quotidiano più letto nella capitale. Renato Angiolillo continuò nelle vesti di editore unico e direttore allo stesso tempo[10]. Il direttore-editore allargò la propria diffusione a tutto il Mezzogiorno d'Italia. La tiratura raggiunse la vetta di 300.000 copie[11]. La sede venne trasferita nello storico Palazzo Wedekind, in piazza Colonna, dove il giornale risiede tuttora. Successivamente venne aperta una sede anche a Milano dove nacque l'edizione dedicata al Nord, guidata da Giovanni Mosca: Il Tempo di Milano[12].

Nei primi anni del dopoguerra, in un'Italia spaccata in due tra fascisti ed antifascisti, Il Tempo ospitò nelle pagine della cultura le opinioni degli intellettuali dell'una e dell'altra parte. Il dialogo, che continuò anche durante i processi di epurazione, favorì la creazione di un clima di conciliazione nazionale. Lavoravano nel quotidiano romano all'inizio degli anni cinquanta: Vittorio Zincone, editorialista (che, dopo una parentesi di due anni al Resto del Carlino, tornò nel 1955 come vicedirettore), poi Guido Guidi, cronista giudiziario; Alberto Giubilo, allo sport, Igor Man agli esteri[13]. Titolare della nota politica (detta in gergo "pastone") era Salvatore Aponte[14].

Altre firme de Il Tempo erano Alberto Giovannini e Alberto Consiglio, titolari di popolari rubriche: "Lettera della domenica" il primo; "Formicaio" e "Disco Rosso" il secondo. Anche Nantas Salvalaggio, all'epoca cronista, teneva una sua rubrica: "Un giorno in pretura". Redattore capo era il giovane Egidio Sterpa. Un altro giornalista arrivato dal Corriere era Italo Zingarelli, presto soprannominato il "figlio del vocabolario". Il primo degli inviati del quotidiano era Virgilio Lilli. Ma va ricordato anche Gianni Granzotto[15], corrispondente da Parigi. Altra firma nota è stato Attilio Foti, in forza al giornale dal 1955, per anni responsabile degli Interni oltre che inviato.

La parte culturale del giornale era diretta dal critico letterario Enrico Falqui. Tra i collaboratori vi erano nomi come Giotto Dainelli, Augusto Del Noce, Giorgio Del Vecchio, Curzio Malaparte, Alberto Moravia, Mario Praz, Giuseppe Prezzolini, Niccolò Rodolico, Enrico Sacchetti, Alberto Savinio, Emilio Servadio e Gioacchino Volpe. Il critico teatrale era Silvio D'Amico, il critico musicale era Guido Pannain mentre le recensioni cinematografiche erano affidate a Gian Luigi Rondi.

Anche negli anni sessanta Il Tempo fu il quotidiano più venduto della capitale[16].

Dal 1973 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Il 16 agosto 1973 morì Renato Angiolillo. Come suo successore fu designato il direttore amministrativo del giornale Gianni Letta, in servizio al Tempo fin dal 1958. Letta guidò il quotidiano per 15 anni, fino a tutto il 1987[17]. Durante la sua direzione il giornale si mantenne sopra le 140.000 copie vendute. Nel 1993 il Tempo era in buona salute: 120 giornalisti confezionavano un quotidiano che vendeva intorno alle 115 000 copie al giorno. Ma i rapporti con la proprietà erano pessimi.

All'inizio di marzo si diffuse la voce che la proprietà aveva raccolto un dossier con il profilo professionale e privato su ciascun giornalista. Il 10 marzo i giornalisti entrarono in sciopero protestando contro la violazione dello Statuto dei lavoratori. L'agitazione si trascinò per ben 39 giorni, fino all'intervento risolutore della presidenza del Consiglio ad aprile inoltrato.

Il quotidiano faticò non poco a riprendersi dall'esperienza logorante e subì un calo di copie. Nel 199596 Il Tempo ebbe una ripresa, con Gianni Mottola direttore, Bruno Costi vicedirettore e Carlo Palumbo capocronista: toccò il picco massimo di tiratura con oltre centomila copie e con vendite giornaliere di 78.000 copie. Fino al 2007 il quotidiano usciva in formato lenzuolo (broadsheet) con doppio dorso: nel dorso interno era presente il fascicolo dedicato all'edizione locale.

Il 4 ottobre 2007, la proprietà ha deciso l'acquisto di una nuova rotativa, che ha permesso di stampare in un nuovo formato cartaceo, passando dal broadsheet al formato berlinese monodorso. È stata rinnovata la grafica del giornale ed è stata introdotta la stampa a colori su tutte le pagine. Nello stesso anno è stato potenziato il sito web.

Variazioni dell'assetto proprietario[modifica | modifica sorgente]

Sin dalla fondazione, Il Tempo è stato di proprietà di Renato Angiolillo, che fu anche unico proprietario dell'editrice del quotidiano, la Società Editrice Romana (SER). Successivamente intercorsero le seguenti variazioni:

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Scelti dal gruppo Monti
Scelti dal gruppo Caltagirone
Scelti dall'attuale proprietà

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

L'edizione nazionale del Tempo che viene distribuita sul territorio italiano contiene la cronaca di Roma. Nelle zone dove viene prodotta un'edizione locale, il quotidiano contiene, all'interno della foliazione, le pagine relative al territorio di riferimento. Le edizioni del Tempo sono:

  • Nazionale + cronaca di Roma
  • Nazionale + cronaca Abruzzo & Molise

Redazioni[modifica | modifica sorgente]

Abbinamenti[modifica | modifica sorgente]

  • A Taranto e provincia: Il Tempo + Corriere del giorno
  • Nel Lazio: Il Tempo + Il corriere di Viterbo, Il Tempo + Il corriere di Rieti, Il Tempo + Latina Oggi, Il Tempo + Ciociaria Oggi

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Totale diffusione
(cartacea + digitale)
Diffusione cartacea Tiratura
2013 37.160 36.911 52.793
Anno Media mobile
2012 38.406
2011 39.606
2010 43.860
2009 44.041
2008 47.444
2007 45.635
2006 50.765
2005 48.140
2004 46.792
2003 51.878
2002 49.808
2001 49.970
2000 54.194
1999 62.605
1998 66.306
1997 71.721
1996 78.047

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La testata fu registrata al tribunale di Roma il 18 novembre 1948
  2. ^ Il titolo di apertura del primo numero fu: «Le truppe anglo-americane sono entrate ieri a Roma».
  3. ^ Lo stesso stabilimento in cui veniva stampato l'Avanti!.
  4. ^ Renato Angiolillo era proprietario di entrambe le testate. l'Italia, da non confondere con il quotidiano della Diocesi di Milano L'Italia, era una storica testata fondata da Camillo Cavour nel 1859. Nel 1943 fu ceduta dall'editore Leproti. Il quotidiano di Angiolillo ereditò il numero delle annate, LXXXVI. Il Tempo fu un quotidiano fondato a Roma nel 1917 e chiuso pochi anni dopo. Nel maggio 1944, poco prima della Liberazione, gli Alleati consentirono la pubblicazione delle sole testate antecedenti l'ottobre 1922, mese nel quale il fascismo si era insediato al governo con la "marcia su Roma". «Il Tempo» faceva quindi il caso di Angiolillo.
  5. ^ Gli accordi prevedevano che in ogni città potesse uscire soltanto un quotidiano per ciascuno dei partiti del CLN (sei), più un quotidiano creato dal PWB.
  6. ^ Divenne uno dei più apprezzati cronisti parlamentari, soprannominato "il Principe".
  7. ^ Assunse la carica di capo redattore centrale, che mantenne ininterrottamente fino al 1984.
  8. ^ Eugenio Marcucci, Giornalisti grandi firme. L'età del mito, Rubbettino, 2005. Pag. 35.
  9. ^ Il co-fondatore venne liquidato con una buonuscita di 750.000 lire. Cfr. Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, pag. 111.
  10. ^ Tenne unite le cariche per quasi trent'anni, salvo un breve periodo nel quale fu presente come consocio l'armatore genovese Ernesto Fassio.
  11. ^ Giusy Arena, Filippo Barone, Gianni Letta. Biografia non autorizzata, pag. 20.
  12. ^ Fondato il 16 maggio 1946, a dicembre dello stesso anno fu ceduto a un gruppo di industriali milanesi, che lo continuarono fino al 1954, quando furono sospese le pubblicazioni.
  13. ^ Secondo la testimonianza di Marcello Zeri, fu Man a scoprire i "Diari di Ciano". Vedi Il Tempo, 7 giugno 2009.
  14. ^ Aponte era stato il primo giornalista italiano che nel 1924, da inviato del Corriere della Sera, aveva comunicato la notizia che Stalin sarebbe stato il successore di Lenin.
  15. ^ Granzotto fece una brillante carriera alla Rai: prima inviato a New York e poi amministratore delegato dell'azienda.
  16. ^ Corriere della Sera, 10 marzo 1993.
  17. ^ Letta lasciò per assumere incarichi manageriali alla Fininvest di Milano.
  18. ^ «Passa ai Caltagirone Il Tempo di Roma», la Repubblica, 16 febbraio 1995
  19. ^ «Il Tempo cambia padrone: da Caltagirone a Bonifaci», Corriere della Sera, 21 luglio 1996.
  20. ^ Vicedirettore con funzioni di direttore responsabile.