Fininvest

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Fininvest
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Stato Italia Italia
Tipo società per azioni
Fondazione 1978 a Roma
Sede principale Italia Milano
Filiali
Persone chiave
Settore
Fatturato 9 miliardi di (2012)
Dipendenti 22.000 (2012)
Sito web www.fininvest.it

Fininvest S.p.A. (Finanziaria Investimenti) è la holding che detiene tutte le proprietà di Silvio Berlusconi, fondatore e suo azionista di maggioranza. È una delle più importanti holding finanziarie al mondo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La nascita[modifica | modifica sorgente]

La «Fininvest» fu fondata da Silvio Berlusconi. A quell'epoca l'imprenditore milanese possedeva già altre società:

  • nel settore edilizio: la sua attività imprenditoriale era iniziata nel 1961 (le sue aziende avevano edificato i quartieri Milano Due, Milano 3 e Brugherio);
  • nella stampa: nel 1977 era entrato con una quota nella Società Europea di Edizioni (editrice del quotidiano milanese Il Giornale, diventando nel giro di due anni l'azionista di maggioranza);
  • nella televisione: nel 1978 aveva acquisito il canale televisivo Telemilano.

Trasformazione in holding[modifica | modifica sorgente]

La Fininvest è nata fondamentalmente in due tappe:

  1. il 21 marzo 1975 viene fondata a Roma la Fininvest Srl; l'11 novembre si trasforma da srl in società per azioni e trasferisce la propria sede a Milano, assumendo il controllo di altre società milanesi di Berlusconi: Milano Due, Italcantieri ed Edilnord;
  2. l'8 giugno 1978, ancora a Roma, nasce la Fininvest Roma Srl; tra i soci c’è la Banca Nazionale del Lavoro; amministratore unico è Umberto Previti.

Il 26 gennaio 1979 la «Fininvest Roma srl» incorpora per fusione la «Fininvest spa» di Milano; ne assume la denominazione e trasferisce la sede a Milano. Il capitale sociale ammonta a 52 miliardi di lire. In luglio Berlusconi assume la presidenza della holding. Amministratori delegati sono il fratello Paolo e il cugino Giancarlo Foscale.
Nello stesso anno Berlusconi fonda Reteitalia e la concessionaria di pubblicità Publitalia '80 per sostenere il mercato televisivo della sempre crescente Telemilano 58.

Nel 1984 il gruppo conta 5.000 dipendenti.

L'ascesa economica della Fininvest è anche testimoniata dai ricavi:

  • 1985: 1.600 miliardi di lire,
  • 1987: 2.600 miliardi,
  • 1988: 6.000 miliardi,
  • 1990: 7.500 miliardi,
  • 1991: 10.000 miliardi[1].

Nel 1988 la Fininvest è ormai il terzo gruppo italiano, dopo la Fiat e la Ferruzzi-Montedison[2]. In luglio il gruppo acquista (per quasi 1.000 miliardi) il 70% della Standa da Iniziativa Meta del gruppo Ferruzzi-Montedison.
In Unione Sovietica Silvio Berlusconi stipula un accordo per alcune trasmissioni per la potente tv di stato.
Nel 1992 il gruppo Fininvest controlla 168 società (di cui 44 all'estero). L'utile netto è di circa 21 miliardi; l'indebitamento creditizio supera i 3.400 miliardi; i debiti totali ammontano ad oltre 6.000 miliardi. Il patrimonio netto è di 1.200 miliardi[1].

Nel 1993 la Fininvest risulta essere la seconda impresa italiana per indebitamento: in base ai bilanci 1992, Mediobanca calcola che Fininvest ha debiti per 3,4 volte il capitale[3]. Per salvare la società Berlusconi rivoluziona il gruppo chiamando nell'ottobre 1993 Franco Tatò a fare da amministratore delegato[4][5] e si dà il via a una ristrutturazione che porterà anche alla quotazione in borsa[6], cosa che in effetti darà dei buoni frutti già nel primo anno[7], anche se l'indebitamento aumenta soprattutto per colpa del settore televisivo[8]. Quest'ultimo verrà perciò riorganizzato come Mediaset Spa e aperto a soci esterni (Al Waleed, Leo Kirch, Johann Rupert) nel 1995, e quindi collocato in borsa nel 1996.

Le televisioni e Mediaset[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mediaset.

Il 22 febbraio 1980 Telemilano si trasforma in Canale 5[9]. A fine 1981 il gruppo ha ormai una decina di emittenti ed altrettante affiliate.
Nel 1982 la Fininvest controlla almeno una trentina di emittenti su tutto il territorio nazionale.
Nel settembre 1982 Edilio Rusconi cede alla Fininvest la proprietà di Italia 1.
Il 27 agosto 1984 la Fininvest acquista il 50% degli impianti di Rete 4 (all'epoca valutati 30 miliardi di lire) ed il magazzino programmi (per 105 miliardi di lire in quattro anni senza interessi)[10]. La Fininvest raggiunge una posizione di assoluta preminenza nel settore dell'emittenza privata. Non solo ha i tre maggiori network, ma controlla - per interposte persone - anche TV Koper-Capodistria, Odeon TV e Italia 7, per un totale dell'80% dell'ascolto televisivo nel settore[1].
Con le sue tre reti nazionali, la Fininvest inizia a lottare alla pari con la Rai nel mercato pubblicitario. Nell'anno 1983 le entrate pubblicitarie del gruppo (1.500 miliardi) superano quelle della Rai (1.365).
Nello stesso anno avviene l'acquisto del settimanale TV Sorrisi e Canzoni, uno dei maggiori periodici italiani di spettacolo e televisione. La tiratura, spinta dalla tv, passa da 640.000 a 2.200.000 copie[1].

Nel 1985 la Fininvest ottiene dal governo socialista francese l'autorizzazione a trasmettere via etere. Nasce la società «France Cinq» (40% Berlusconi, 60% a una cordata di media francesi). L'anno dopo comincia a trasmettere La Cinq, prima emittente televisiva privata non a pagamento in Francia. Ma il nuovo governo formato dal partito neo-gollista (liberale, ma ostile a Silvio Berlusconi) limita gli spazi di libertà nella programmazione del palinsesto, mettendo subito in difficoltà la rete. La Fininvest scende al 25% della società. La Cinq cessa di esistere nel 1992 in modo controverso. Nel 1988 nasce Tele 5 in Germania (anche questa cesserà di esistere nel '92) e nel 1990 Telecinco in Spagna (ancora attiva e tuttora tra le maggiori reti televisive iberiche).

In Italia, nel 1987, anno in cui cominciano le rilevazioni dell'Auditel, Publitalia '80 controlla il 62% della pubblicità televisiva nazionale.
Nel 1988 la Fininvest acquisisce TV Koper-Capodistria, per poter trasmettere eventi sportivi in diretta sul territorio nazionale.
Nel 1990 la «legge Mammì sulla regolamentazione del settore televisivo sancisce la spartizione dell'etere tra Rai e Fininvest.
La società «Telepiù», di cui la Fininvest è azionista, ottiene tre concessioni televisive per una piattaforma televisiva a pagamento in progetto, TELE+. Poco dopo deve cedere la partecipazione. La nuova legge, infatti, consente allo stesso soggetto di possedere fino a un massimo del 25% delle emittenti sul mercato. La Fininvest, che ha già tre reti su 12, cede la sua quota in Telepiù. Nel 1991 la holding finirà sotto inchiesta per accertare che abbia lasciato definitivamente ogni partecipazione in Telepiù.

Nel 1995 Fininvest scorpora le attività televisive dal resto e fonda Mediaset, in cui fa confluire i 3 canali televisivi terrestri italiani. Sei anni dopo anche Telecinco diventa parte integrante del gruppo.
Nel 2005 diversifica il proprio business tornando (dopo l'esperienza del satellite) nel mercato della "pay TV" con Mediaset Premium attraverso il digitale terrestre.

Mediolanum[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo Mediolanum nasce nel 1982 quando Ennio Doris e Fininvest fondano Programma Italia, una rete di agenti assicurativi. Nel 1984 sono acquisite le compagnie assicurative Mediolanum Vita e Mediolanum Assicurazione. L'anno successivo viene creata Gestione Fondi Fininvest, la quale amministra fondi comuni d'investimento. Nel dicembre 1995, tutte queste società vengono incorporate alla neonata Mediolanum. Nel novembre del 1997, il gruppo entra nel settore bancario trasformando Programma Italia in Banca Mediolanum, puntando sulla gestione telematica dei conti correnti.

La Mondadori[modifica | modifica sorgente]

1989-91: «Guerra di Segrate». Gli eredi Formenton cedono a Fininvest il 25,7% della finanziaria Amef, co-controllante della Mondadori. Silvio Berlusconi diviene presidente della casa editrice. L'altra co-controllante, la Cir di Carlo De Benedetti, ha però rastrellato il 79% delle azioni privilegiate Mondadori e detiene la maggioranza nell'assemblea straordinaria. La casa editrice è paralizzata da una doppia maggioranza. Scatta una battaglia legale.
Il 14 gennaio 1991 la Corte d'appello di Roma, giudice relatore Vittorio Metta, dà ragione alla Fininvest. Tale sentenza, come verrà definitivamente stabilito dalla Magistratura [11], è però frutto della corruzione da parte di Cesare Previti, allora avvocato della Fininvest, nei confronti dello stesso Metta. De Benedetti deve venire a patti con Berlusconi. Dopo un negoziato tra le parti, la Fininvest mantiene la Mondadori, dal canto suo De Benedetti conserva la proprietà dei suoi giornali (La Repubblica e L'Espresso in primis).
Il giudizio definitivo che accerta la corruzione del giudice Metta e lo condanna insieme a Previti e ad altri consente a De Benedetti di intentare causa per danni alla Fininvest. Il Tribunale Civile di Milano gli dà ragione e, con la sentenza 3 ottobre 2009, stabilisce che la Fininvest deve corrispondere alla CIR la somma complessiva di poco meno di 750 milioni di euro per il risarcimento del danno conseguente alla "perdita di opportunità" connesso al giudizio imparziale legato al cosiddetto «Lodo Mondadori».

La Corte d'Appello di Milano conferma in secondo grado (8 luglio 2011) la precedente sentenza e impone alla Fininvest di risarcire la CIR di 560 milioni di euro. Marina Berlusconi dichiara di voler ricorrere in Cassazione. Alla fine dell'anno finanziario 2010, la Fininvest non ha previsto accantonamenti, ma ha anche negato la distribuzione di dividendi ai soci (nel 2009 per un valore di 200 milioni di euro) in vista di questa sentenza. Quindi, anche appoggiandosi alle entrate della quotazione in Borsa di Mediaset, la liquidità garantisce la possibilità finanziaria del pagamento della maxi multa (ad oggi garantito a CIR con una fidejussione di 806 milioni di euro).[12]

Altre attività[modifica | modifica sorgente]

Nel 1986 Silvio Berlusconi acquisisce il Milan.

Logo Standa con lo slogan "La casa degli italiani", dal 1988 al 1991

Nel 1988 Fininvest acquisisce da Montedison uno dei più grandi GDO italiani, la Standa, ribattezzandola la casa degli italiani (poi ceduta nel 1998).
Nei primi anni novanta entra nel settore dei parchi di divertimento partecipando alla costruzione di Mirabilandia che aprirà nel 1992, l'impresa tuttavia non riesce e a causa dell'insuccesso il parco viene ceduto nel 1997 ad un imprenditore tedesco (già proprietario di «Phantasialand») e all'imprenditore italiano Casoli.
Nel 1995 entra nel settore della produzione e distribuzione cinematografica con Medusa Film (poi confluita in Mediaset nel 2007).
Nel 1997 entra anche nel settore delle directory distribuendo la prima edizione di Pagine Utili (poi ceduta nel 2008).
Nel 2007 Fininvest rileva una quota del 1% di Mediobanca, per poi passare al 2% nel 2008.

Fininvest oggi[modifica | modifica sorgente]

Dal 2005, con la morte di Aldo Bonomo, Fininvest S.p.A. è presieduta dalla primogenita di Silvio Berlusconi, Marina. Pasquale Cannatelli ne è invece amministratore delegato.

Proprietà[modifica | modifica sorgente]

Detiene partecipazioni nei settori televisivo (Mediaset), editoriale (Arnoldo Mondadori Editore), assicurativo/bancario (Gruppo Mediolanum), sportivo (Milan) e teatrale (Teatro Manzoni). Fino al 1995 era presente anche nei settori immobiliare e della grande distribuzione, poi abbandonati. Mediaset, Arnoldo Mondadori Editore e Mediolanum sono quotate a Piazza Affari. Il gruppo è inoltre proprietario della società di trasporto aereo privato Alba Servizi Aerotrasporti, basata nell'aeroporto milanese di Linate.

Struttura e società[modifica | modifica sorgente]

Società controllate e principali partecipazioni
Azionisti

Ex società Fininvest[modifica | modifica sorgente]

  • TELE+ (ceduta nel 1992 in ottemperanza alla «legge Mammì»)
  • Il Giornale (ceduto a Paolo Berlusconi nel 1992 in ottemperanza alla «legge Mammì»)
  • Edilnord (ceduta a Paolo Berlusconi nel 1992 in ottemperanza alla «legge Mammì»)
  • Reteitalia (scorporata e ceduta)
  • Standa (scorporata e ceduta nel 1998)
  • Programma Italia (fusa in Mediolanum)
  • Silvio Berlusconi Editore (fusa in Mondadori)
  • Medusa Film (confluita in Mediaset)
  • Jumpy (confluita in Mediaset)
  • Pagine Utili (ceduta)

Simbolo[modifica | modifica sorgente]

Il biscione, simbolo del gruppo ripreso dall'araldica, nello specifico dallo stemma dei Visconti di Milano della cui origine non vi sono ancora dati certi, viene spesso accostato alla figura mitologica del basilisco.[13]

Il biscione visconteo è ritratto nell'atto di mangiare un moro mentre quello del gruppo Fininvest, allo stato attuale molto stilizzato, in cui si riconosce appena la testa, ha invece un fiore in bocca. Anche nei vecchi loghi di Telemilano 58 e Canale 5, canali televisivi allora di proprietà di Silvio Berlusconi, era presente una forma più riconoscibile del biscione.

Il carattere usato della scritta "Fininvest" (così come in altre aziende controllate come Mediaset) è il Gill Sans Italic.

Vertenze giudiziarie[modifica | modifica sorgente]

A questa società sono collegati molti dei procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi in ragione del suo ruolo di ex presidente della società e attuale maggiore azionista; tra queste alcune accuse di falso in bilancio (da cui l'imputato è stato assolto nel 2008 per la recente depenalizzazione del reato) e corruzione in atti giudiziari nella vicenda SME.
Il 13 luglio 2007 la II Sezione penale della Corte di cassazione ha stabilito in via definitiva che la sentenza della Corte d'Appello che chiuse la vicenda Mondadori (vedi sopra) fu frutto della corruzione.
La sentenza ha stabilito che l'acquisizione della Mondadori da parte della Fininvest avvenne grazie alla corruzione del giudice Vittorio Metta della Corte d'Appello di Roma da parte dell'allora avvocato della Fininvest Cesare Previti, condannato per questo in via definitiva a un anno e sei mesi di reclusione. I reati a carico degli alti dirigenti Fininvest, fra cui Berlusconi, sono invece caduti in prescrizione, a causa dell'eccessivo prolungamento dell'iter giudiziario.

Altre controversie esistono sull'origine dei capitali che permisero alla Fininvest di nascere alla fine degli anni '70. Il capitale della società è custodito da 38 "Holding Italiane", in cui vennero depositati fino al 1983 centinaia di miliardi di lire dell'epoca, una grossa parte dei quali stranamente in contanti. Le operazioni finanziarie di queste aziende sono state investigate dalla guardia di finanza e dalla DIA di Palermo nell'ambito delle inchieste antimafia collegate alle stragi del 1992-1993. Nel novembre 2009 Marina Berlusconi ha affermato che la proprietà della Fininvest è sempre stata in mano a Silvio Berlusconi e alla sua famiglia[14].

Esiste poi il cosiddetto Lodo Rete 4. Nel 1999 Rete4 perse la gara d'appalto per le frequenze nazionali a trasmettere, vinte da Europa 7. Mediaset ha ignorato da allora sia l'esito della gara d'appalto sia le numerose sentenze, italiane ed europee, che le imponevano di trasferire Rete4 sul satellite e permettere ad Europa7 di trasmettere. Il II governo Berlusconi emanò il Decreto cosiddetto Salva-Rete4 che bloccò l'esecutività delle sentenze sfavorevoli a Mediaset e diede il via allo switch-over digitale, grazie al quale Rete4 potrà continuare a trasmettere via digitale terrestre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Pierre Di Toro, Fininvest-Mediaset.
  2. ^ Giampaolo Pansa, Carta straccia, p. 349, Rizzoli, 2011.
  3. ^ Industria, la mina dei debiti. A rischio IRI e FININVEST
  4. ^ Anche Fininvest in cura Tatò
  5. ^ Dove colpirà il ciclone Tatò. E Berlusconi: quando mi guarda, mi sento anch'io un costo da tagliare
  6. ^ Mondadori, passa la linea Tatò
  7. ^ Il solito Franz
  8. ^ Grandi gruppi, l'anno del riscatto
  9. ^ Il marchio invece era stato registrato il 12 novembre 1979.
  10. ^ Glauco Benigni, L'INDICE D'ASCOLTO ADESSO È ALLA PARI 11 MILIONI A TESTA, La Repubblica, 29 agosto 1984. URL consultato l'8 marzo 2009.
  11. ^ Lodo-Mondadori, confermate le condanne - Corriere della Sera
  12. ^ Dalla Fininvest 750 milioni di euro di risarcimento, 3 ottobre 2010.
  13. ^ L'araldica della Regione Lombardia, aprile 2007.
  14. ^ Marina Berlusconi annuncia querele "Fininvest, nessuna zona d'ombra" in La Repubblica, 28 novembre 2009. URL consultato l'8 dicembre 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]