Giornale di Brescia

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Giornale di Brescia
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa locale
Formato berliner
Fondazione 1945
Sede Via Solferino, 22 - 25121 Brescia
Editore Editoriale Bresciana
Diffusione cartacea 36.703 (ADS 2013)
Direttore Giacomo Scanzi
ISSN 1590-346X
Sito web http://www.giornaledibrescia.it/
 

Il Giornale di Brescia è il principale quotidiano di Brescia e provincia nonché l'unico del territorio bresciano certificato ADS.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il primo numero del Giornale di Brescia appare nelle edicole il pomeriggio di venerdì 27 aprile 1945 come organo del Comitato di liberazione nazionale. Conta due sole pagine, costa due lire e viene distribuito a guerra ancora in corso. Scritto e stampato al Broletto, nella redazione e nella tipografia ch'era stata de "Il Popolo di Brescia" prima e di "Brescia Repubblicana" poi. Leonzio Foresti, dopo una breve reggenza di Gaetano Coeli, il 22 maggio assume la direzione. Resterà direttore de "Il Giornale di Brescia" (la testata perderà l'articolo nel 1949) fino al 17 aprile del 1949, sostituito da Mino Pezzi.

Proprietaria del Giornale di Brescia è l'Editoriale Bresciana S.p.A., costituitasi il 15 gennaio 1947 dopo due anni di gestione commissariale. La quota di controllo del capitale sociale appartiene alla Fondazione Tovini e alla Fondazione Folonari; altre quote sono distribuite fra famiglie imprenditoriali e case editrici bresciane.

I primi consiglieri, in un momento di grandi incertezze politiche, sottoscrissero un patto nel quale si impegnavano a difendere i valori di libertà e democrazia, a favorire il progresso civile, culturale ed economico, ispirandosi ai valori cristiani della comunità bresciana. I consiglieri, a garanzia del loro impegno, firmarono anche delle lettere di dimissioni in bianco, consegnate nelle mani dell'allora vescovo di Brescia, Giacinto Tredici e bruciate alla sua morte.

Il Giornale di Brescia si è affermato negli anni, raggiungendo una media di 343.000 lettori[2] e 36.703 copie diffuse ogni giorno.[3] Dal 20 aprile 2000 il giornale, con il nuovo formato, viene stampato dal Centro Stampa Quotidiani di Erbusco, progettato dall'ingegnere Lamberto Cremonesi.[4] Il Centro Stampa è nato dalla collaborazione tra il Giornale di Brescia e L'Eco di Bergamo ed è una delle più moderne e avanzate realtà per la stampa, il confezionamento e la spedizione di quotidiani e periodici, presenti sul territorio nazionale.

Il Gruppo Editoriale Bresciana[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 gennaio 1947, con il lodo siglato fra Vittorio Valletta, amministratore delegato della Fiat, l'on. Lodovico Montini per Brescia e il presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, fu decisa la privatizzazione dell'azienda, con l'acquisto delle azioni da parte della Banca S. Paolo di Brescia, del Credito Agrario Bresciano e di alcuni privati. Primo presidente dell'Editoriale fu il prof. Rizzardo Secchi, medico, padre di Tita, partigiano fiamma verde fucilato dai nazifascisti. Il 28 maggio 1948 gli succedette Antonio Folonari.

Accanto alla tradizionale attività su carta stampata il Gruppo Editoriale Bresciana ha sviluppato una serie di iniziative - in ambito radiofonico, televisivo, pubblicitario e del web - tese a fornire risposte adeguate ai sempre più rapidi cambiamenti del mondo dell’informazione. Risale agli anni settanta, con la nascita di Radio Classica Bresciana, il primo impegno radiofonico. Seguiranno, negli anni novanta, Radio Bresciasette, Teletutto e Brescia Telenord, Numerica, concessionaria di pubblicità di tutti i mezzi del gruppo, e BresciaOnLine, portale web di riferimento per l’utenza internet bresciana.

L’avvento del digitale nel mondo televisivo ha determinato un nuovo assetto del network: Teletutto, TT2 e TT24. Grazie a queste iniziative il Gruppo Editoriale Bresciana è il leader in Brescia e provincia ponendosi come una fra le maggiori realtà nazionali nel settore dell'informazione locale. L'Editoriale Bresciana è interamente controllata dalla Fondazione Tovini di Brescia, presieduta dall'avv. Michele Bonetti, tramite la Gold Line S.p.A. di Roma.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco delle testate dei quotidiani sul sito ADS. URL consultato il 14 novembre 2012.
  2. ^ Audipress 2013/I
  3. ^ ADS 2013
  4. ^ CSQ, il centro stampa del nostro giornale. Giornale di Brescia, 30 novembre 2006, pag. 36.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito ufficiale

Storia del Giornale di Brescia dal 1945 al 1996 di Maurilio Lovatti

Giovanni Bazoli e la proprietà del Giornale di Brescia dal 1945 al 1996 di Maurilio Lovatti

La carta stampata e l'influenza persa della diocesi di Aldo Sorlini

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